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| foto tratta dal "Daily Telegraph" |
Le piazze iraniane ribollono di una rabbia che non vuole più essere contenuta. Tra barricate improvvisate e cori che invocano la fine del potere assoluto della Guida Suprema, il popolo sfida un sistema che da decenni soffoca ogni libertà. Le proteste, ormai estese e determinate, non sono più semplici manifestazioni: rappresentano un atto d’accusa frontale contro un regime che ha trasformato la religione in strumento di dominio e paura.
La risposta delle autorità conferma la natura del sistema: minacce di impiccagione, definizioni dei manifestanti come “nemici di Dio”, pasdaran mobilitati come in tempo di guerra. È il volto autentico della Repubblica islamica, un apparato che usa la fede come scudo per giustificare repressione, censura e violenza. Il blackout di internet, gli ospedali al collasso, i morti e gli arresti di massa mostrano un potere che teme il proprio popolo più di qualsiasi nemico esterno.
Nonostante ciò, la mobilitazione cresce. Le voci che filtrano da Teheran, Shiraz e Tabriz raccontano di una società stanca di essere governata da un’élite religiosa che pretende obbedienza assoluta e punisce il dissenso come sacrilegio.
Le accuse del regime — secondo cui le proteste sarebbero “manovrate dall’estero” (il che, peraltro, potrebbe anche essere possibile) — rivelano la fragilità di un sistema incapace di riconoscere la legittimità della sofferenza e delle richieste dei suoi cittadini.
Le tensioni internazionali aumentano, ma al centro resta un fatto: milioni di iraniani chiedono la fine di un modello politico che ha trasformato la spiritualità in repressione e la legge in strumento di intimidazione. Gli appelli allo sciopero generale e alla disobbedienza civile mostrano un popolo che non vuole più vivere sotto un’autorità che si proclama divina per sottrarsi al giudizio umano.
I prossimi giorni saranno decisivi. Se il regime sceglierà la strada del sangue, confermerà ancora una volta la natura autoritaria e teocratica che i manifestanti denunciano. Ma se la protesta continuerà a crescere, potrebbe aprirsi una crepa irreversibile in un sistema che da troppo tempo governa attraverso paura, dogma e violenza.
