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giovedì 28 maggio 2026

Congresso EAS, le nuove evidenze cliniche sull’acido bempedoico

Foto di Polina Tankilevitch per Pexels
Il 94° Congresso della European Atherosclerosis Society porta in primo piano una serie di dati che rafforzano il ruolo dell’acido bempedoico (farmaco utilizzato per ridurre i livelli di colesterolo LDL nel sangue) nella gestione delle dislipidemie e nella riduzione del rischio cardiovascolare.
Le 15 presentazioni dedicate a questo trattamento mostrano un quadro sempre più solido, che integra risultati di studi clinici e analisi di real‑world provenienti da diversi Paesi europei.
Tra i contributi più rilevanti spiccano le nuove analisi dello studio CLEAR Outcomes, che confermano l’impatto dell’acido bempedoico non solo sui livelli di LDL‑C, ma anche sulla riduzione di eventi cardiovascolari maggiori, inclusi ictus e tromboembolismo venoso. Un dato particolarmente significativo, perché ottenuto in popolazioni spesso difficili da trattare o non adeguatamente controllate con le terapie standard.
Accanto agli studi clinici, il registro MILOS offre una fotografia della pratica quotidiana: i dati raccolti in molteplici coorti europee mostrano un’efficacia costante e un profilo di sicurezza coerente, indipendentemente dalla terapia di base. Le sotto‑analisi indicano che l’acido bempedoico mantiene la sua capacità di ridurre il colesterolo LDL anche in associazione a regimi terapeutici eterogenei, un aspetto cruciale per i pazienti che non raggiungono i target raccomandati.
Nuovi elementi arrivano anche dall’analisi su pazienti pediatrici con ipercolesterolemia familiare, un gruppo tradizionalmente poco rappresentato negli studi. I dati suggeriscono un potenziale beneficio anche in questa popolazione, ampliando il campo di applicazione clinica e aprendo prospettive per una gestione più inclusiva delle dislipidemie.
«Troppi pazienti europei restano lontani dai propri obiettivi di LDL‑C», osserva il professor Maurizio Averna, sottolineando come le evidenze presentate possano aiutare a colmare questo gap terapeutico. L’insieme dei dati mostrati a EAS 2026 conferma dunque l’importanza di strumenti terapeutici accessibili e flessibili, capaci di adattarsi ai diversi profili clinici e di contribuire a una riduzione concreta del rischio cardiovascolare.

mercoledì 27 maggio 2026

Sigarette elettroniche e ictus: un rischio ancora sottovalutato

Foto di Matheus Bertelli (da Pexels)
Le sigarette elettroniche vengono spesso considerate un’alternativa più “leggera” al fumo tradizionale, ma le nuove evidenze scientifiche indicano che il vaping potrebbe rappresentare un rischio emergente per il sistema vascolare e, in particolare, per l’ictus. A lanciare l’allarme è A.L.I.Ce. Italia OdV, che invita istituzioni e cittadini a non sottovalutare un fenomeno in rapida crescita, soprattutto tra i giovani.
Negli ultimi anni l’uso delle e‑cig è aumentato in modo significativo, spinto dall’idea che siano meno dannose. Ma gli aerosol rilasciati da questi dispositivi contengono nicotina, sostanze irritanti, composti organici volatili, metalli pesanti e particelle ultrafini: elementi che possono danneggiare l’endotelio, il rivestimento interno dei vasi sanguigni, e favorire processi alla base dell’ictus.
La letteratura scientifica più recente mostra che il vaping può aumentare stress ossidativo, infiammazione, pressione arteriosa e vasocostrizione, oltre a contribuire alla formazione di placche aterosclerotiche. Alcuni studi epidemiologici indicano inoltre un rischio più elevato di eventi cerebro‑cardiovascolari nei consumatori abituali, soprattutto nei dual users, cioè chi usa sia sigarette tradizionali sia elettroniche.
«Le sigarette elettroniche non possono essere considerate innocue», avverte il neurologo Massimo Del Sette, sottolineando la necessità di informare correttamente la popolazione. Preoccupa in particolare la diffusione tra adolescenti e giovani adulti: l’esposizione precoce alla nicotina può anticipare i processi di danno vascolare e aumentare la dipendenza.
Per questo A.L.I.Ce. Italia OdV chiede che le e‑cig vengano incluse tra i fattori di rischio modificabili per l’ictus, accanto a ipertensione, diabete, sedentarietà e fumo tradizionale. «È necessario informare, sensibilizzare e promuovere scelte consapevoli», afferma il presidente Andrea Vianello, ricordando che la prevenzione resta l’arma più efficace per ridurre l’impatto dell’ictus sulla società.
In un contesto in cui il vaping continua a crescere, la sfida è culturale oltre che sanitaria: conoscere i rischi significa proteggere la salute di domani.