sabato 10 gennaio 2026

Milano: Arena Santa Giulia, cronaca di un disastro annunciato

L'Arena Santa Giulia nel giorno di Caldaro-Varese
Manca ormai meno di un mese alle Olimpiadi invernali che si svolgeranno a Milano e a Cortina. In particolare, i fari del mondo saranno puntati sul torneo di hockey ghiaccio maschile, che sarà disputato, presenti i più forti discatori della terra, nell'Arena Santa Giulia.
I Giochi sono stati assegnati all'Italia nell'ormai lontano 2019. Bene, il palazzetto del ghiaccio che, peraltro, a fine Olimpiadi non sarà più nemmeno tale, ma un semplice impianto per 'qualcosa-bene-non-si-sa-cosa', è ben al di là dall'essere terminato.
Una vera e propria cattedrale nel deserto, si presenta all'incauto ospite come una struttura anche bella ma ancora incompleta, in mezzo a gru, macchinari vari, terra, zone ancora incompiute e altre palesemente da terminare.
Spalti deserti malgrado i prezzi stracciati, freddo spietato all'interno della struttura, auspicando che, nel giro di pochi giorni, il problema venga aggirato (sempre che ce lo ci sia posto), un cantiere venduto per pallazzetto fiammante, truffa ideologica. 
A rendere il tutto più tragicomico, durante il 'test event' dell'hockey, andato in scena in queste ore, l'interruzione di qualche minuto durante la disputa della partita Caldaro-Varese (valida per la Coppa Italia) a causa di un buco nel ghiaccio. I giocatori, al termine della partita, hanno spiegato ai cronisti che una situazione del genere sarebbe "normale" sulle piste che hanno un ghiaccio "nuovo" e che il buco era "piuttosto piccolo".
Vogliamo crederci. Restano i dubbi sollevati dall'NHL, che invierà i suoi giocatori migliori durante lo svolgersi dell'evento, e l'imbarazzo di una struttura la cui costruzione sarebbe dovuta essere già pronta molto più di un anno fa. Oggi qualcuno gonfia il petto e si dice pronto all'ennesimo "miracolo", ma sarebbe più opportuno parlare di 'vergogna'.

Altre immagini esterne e interne all'Arena Santa Giulia raccolte in occasione del prepartita di Caldaro-Varese:

    

    

Ed ecco un video postato su Youtube dal popolare giornalista americano Brodie Matthew Brazil, vincitore di 13 Regional Emmy Awards, che evidenzia le lacune gravissime dell'Arena italiana. 

giovedì 8 gennaio 2026

Ungheria, il manifesto che spiazza l'opposizione filoeuropeista

Immagine da Facebook
Il nuovo manifesto elettorale di Fidesz, diffuso in vista delle elezioni ungheresi di aprile, ha suscitato forte attenzione per la sua iconografia provocatoria. L’immagine raffigura Ursula von der Leyen, il leader dell’opposizione interna filo‑UE, Péter Magyar, e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky mentre gettano mazzette di banconote in un gabinetto d’oro. La didascalia recita: “Loro aumentano le tasse e spendono i tuoi soldi per i gabinetti d’oro ucraini”.
Il messaggio si inserisce nella linea comunicativa che Fidesz utilizza da anni, basata su contrapposizioni nette e sull’idea di una minaccia esterna ai danni dell’Ungheria. Viktor Orbán ha definito Magyar “una marionetta dell'UE e dell’Ucraina”, accusandolo di voler trascinare il Paese nel conflitto e di sostenere ulteriori finanziamenti a Kiev.
Per comprendere il contesto di questo manifesto, è utile ripercorrere l’evoluzione politica dell’Ungheria. Dopo la fine del regime comunista nel 1989, il Paese ha attraversato una fase di intensa competizione multipartitica. Fidesz nasce nel 1988 come movimento giovanile liberale, ma nel corso degli anni ’90 si sposta progressivamente verso posizioni conservatrici. La svolta arriva nel 1998, quando Orbán diventa per la prima volta Primo Ministro. Dopo la sconfitta del 2002, il partito riorganizza la propria strategia, puntando su un messaggio identitario e su una forte critica alle istituzioni europee.
Il ritorno al potere nel 2010 segna un momento decisivo: Fidesz ottiene una maggioranza parlamentare qualificata che gli permette di riformare la Costituzione e ridefinire il sistema politico. Da allora, il partito ha vinto consecutivamente le elezioni del 2014, 2018 e 2022, consolidando una delle leadership più longeve dell’Europa contemporanea. Le campagne elettorali di questi anni hanno spesso fatto ricorso a manifesti e slogan fortemente polarizzanti, incentrati su temi come l’immigrazione, la sovranità nazionale e il rapporto con Bruxelles.
Il manifesto attuale si colloca dunque in una tradizione comunicativa ormai consolidata, che mira a mobilitare l’elettorato attraverso immagini forti e narrative di contrapposizione. In un clima politico segnato dall’emergere di nuove figure contrastate come Magyar e da un contesto internazionale instabile, Fidesz punta ancora una volta a presentarsi come garante della sicurezza e della continuità, mentre dipinge gli avversari come portatori di rischi per il futuro del Paese.

lunedì 5 gennaio 2026

Caracciolo a Sky TG24: "Venezuela, un Paese diviso etnicamente"

Lucio Caracciolo
, direttore della rivista di politica internazionale "Limes", ha parlato del blitz americano in Venezuela, in una intervista telefonica rilasciata a "SkyTG24": "Gli occhi oggi vanno puntati su chi sarà il successore di Maduro. Oggi c'è la signora Rodriguez chiamata alla presidenza provvisoria, ma è in corso da tempo una trattativa fra il segretario di Stato americano, Rubio, ed elementi del governo. Gli americani vogliono mettere le mani sulle risorse minerarie del Venezuela anche per non farle andare alla Cina".
Sull'attuale reggenza del governo di Caracas: "La signora Delcy ha peso posizioni non chiarissime, in parte proclamando che il presidente del Venezuela è ancora Maduro, ma dall'altra cercando un qualche grado di compromesso con gli americani, che però hanno appreso la lezione dell'Irak, ovvero devono trovare dei collaboratori locali, che sono quelli che hanno il potere non solo politico ma anche militare, cioè la giunta prima chavista e ora madurista".
Sulle possibili giustificazioni del blitz: "Se la mettiamo sul piano del diritto internazionale, di cui ognuno fa l'uso che vuole, non ne usciamo più, in cui si autolegittima l'America ad andare in un altro Paese e prenderne il capo accusandolo di essere un narcotrafficante e un dittatore. Il punto è che in questo momento il potere è in mano a chi controlla le forze armate e di sicurezza, che è ancora quello madurista, chavista e antiamericano, che si richiama a Bolivar e ha forti legami con Cuba, la Cina e la Russia. Il segnale che Trump ha voluto lanciare è che non si tollera la presenza di potenze straniere nell'emisfero cosiddetto occidentale, dalla Groenlandia fino alla Terra del Fuoco".
Infine una nota sullo stato in cui versa il Paese sudamericano: "Il Venezuela di oggi non è quello di 50 anni fa, quando era chiamato Venezuela Saudita, oggi ha una produzione di barili minima, un milione al giorno, oggi è un Paese diviso anche etnicamente. Possiamo dire che la quasi totalità della popolazione latina, ispanica e italiana, è all'opposizione, mentre gli indigeni sono con il governo o comunque collegati a esso".

I nomi degli italiani: Sofia e Leonardo guidano secondo la Treccani

Secondo gli ultimi dati Istat del 2025, analizzati dal linguista Enzo Caffarelli per il portale Treccani, la scelta dei nomi in Italia racconta molto più di una semplice preferenza: riflette mode culturali, richiami letterari, suggestioni mitologiche e persino cicli storici.
Fra le bambine, Sofia domina incontrastata. Il nome, dal greco “sapienza”, è ormai un fenomeno globale: nelle sue varianti Sophia e Sophie è il più diffuso in Europa e negli Stati Uniti. Subito dopo si colloca Aurora, trainata dalla forza simbolica dell’alba, dalla tradizione mitologica latina e da un immaginario fiabesco che va da Perrault a Disney. Completa il podio Ginevra, figura centrale nelle leggende arturiane.
A perdere terreno è invece Giulia, regina fino al 2012, ora superata anche da Vittoria. Seguono nomi dal forte peso letterario o storico come Beatrice, Ludovica, Matilde, Alice ed Emma. Chiudono la 'top 15' Camilla, Anna, Bianca, Greta e Azzurra, mentre sorprende l’uscita di Maria dai primi cinquanta dopo due secoli e mezzo di primato.
Caffarelli sottolinea come molti nomi seguano cicli ricorrenti: diventano popolari, poi si eclissano quando troppo legati a una generazione, per riemergere decenni dopo. È il caso di Rosa, Ortensia e Gardenia, oggi quasi testimonianze del Novecento.
Sul fronte maschile, Leonardo resta il preferito, seguito da Edoardo e Tommaso. L’ascesa di nomi epici come Enea, Ascanio, Ettore e Achille segnala un ritorno all’immaginario classico, mentre cresce anche la diffusione dei nomi di origine ebraica, da Elia a Gabriele, Samuele e Daniele. In forte aumento Noah, spinto dalla variante anglofona che lo distingue dal tradizionale Noè.
Resistono infine i grandi classici del Novecento – Andrea, Giuseppe, Antonio, Pietro, Giovanni, Marco – soprattutto nel Meridione e nei piccoli centri. Una prova che, accanto alle mode globali, l’identità culturale italiana continua a lasciare il segno anche nella scelta del nome.

Dal blitz in Venezuela al rimbecillimento globale: anatomia di una manipolazione

foto di David Matos per Unsplash
Ogni giorno, purtroppo, abbiamo la conferma di come il QI dell'uomo moderno stia subendo un crollo verticale. Si chiama 'effetto Flynn inverso', un tracollo mostrato da studi che ormai si susseguono dagli anni '70. Le cause sono molteplici, ma è chiaro che alla base ci sia l'eccessivo uso della tecnologia digitale, la mancanza della lettura, l'impoverimento del linguaggio, ma anche una peggiore alimentazione e uno scarso esercizio fisico.
Un rimbecillimento (questa è la parola... francese) evidentemente voluto e studiato a tavolino da parte di chi vede nella massificazione dei cervelli lo strumento migliore per detenere e, soprattutto, mantenere il potere. Le vicende legate al Covid e alla guerra russo-ucraina solo lì a mostrarcelo.
Le reazioni al blitz americano in Venezuela ce lo conferma per l'ennesima volta. Ce lo esemplifica il web, dove gli 'utenti' possono scaricare a piacere i propri 'due minuti d'odio' di Orwelliana memoria per garantirsi un presunto posto nell'immaginario collettivo dell'idiozia.
Chi, come Elena Basile, cerca di ricondurre alla ragione attraverso la logica e l'intelligenza del pensiero, viene perfino sbeffeggiato, ridicolizzato, isolato.
Circola nel web una strana equazione, che pare esaltare gli 'haters' di Vladimir Putin: ovvero che lo stesso leader cui per diversi lustri l'Europa intera si è scappellata senza ritegno, e che sta conducendo in porto una guerra vittoriosa contro l'Ucraina (e il mondo occidentale al completo) stia rosicando e schiumando rabbia osservando il blitz americano a Caracas. Esaltando, senza rendersene conto, quello stesso Donald Trump che aveva fatto trangugiare bile a costoro, dopo avere letteralmente preso a schiaffi il loro idolo, l'eroico camerata Volodymyr Zelensky. Ma tant'è, per chi è abituato a scriversi la storia da solo, o a impararla a memoria sotto dettatura, vale tutto.
Non conta che l'Ucraina sia sostenuta militarmente senza ritegno da un Occidente prono ai voleri degli estremisti americani; così come non conta che, mentre la Russia si è posta come obiettivo quella di conquistare/liberare un vasto lembo di terra fortificato e armato a tutto punto, gli Stati Uniti abbiano compiuto un blitz notturno per rapire una coppia di anziani giunti al limite della pensione, compiendo peraltro una strage (via via che passa il tempo, l'operazione diventa alquanto meno chirurgica). Al riguardo, il gruppo di 'peones' militari venezuelani apparso in televisionepareva più un'armata Brancaleone assimilabile all'esercito di Paperopoli. Vorremmo vedere la Delta Force districarsi con la stessa facilità nella foresta venezuelana, patria dei veri 'narcos'. Si può immaginare che le cose non sarebbero andate nello stesso modo.
Senza contare che l'obiettivo degli Stati Uniti non sono certamente i 'narcos'. Senza aggiungere le innumerevoli violazioni del diritto internazionale compiute dal '7° Cavalleggeri' d'oggidì, regole scritte sulla sabbia, certo, ma il ricordarle dovrebbe risvegliare un minimo di dignità nell'ascoltatore più attento. L''effetto Flynn inverso' ha però ormai aperto solchi insanabili nei cervelli ridotti a poltiglia del giorno d'oggi. Fermarsi a pensare è troppo difficile. Meglio prendere un telefonino e farsi un 'selfie'...