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sabato 18 luglio 2026

Mario Roggero, nascono ovunque le petizioni per concedergli la grazia

Mario Roggero nella foto tratta da "La Verità"
Sono oltre 200mila le firme raccolte su Change per chiedere la 'grazia' per Mario Roggero, l'uomo condannato a 14 anni e nove mesi di carcere per avere ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo. Una condanna di una durezza assurda, insensata, specie per una persona che ha 72 anni e che pertanto suona come un ergastolo sotto falso nome.
La solidarietà della stragrande maggioranza degli italiani è scattata immediata, a parte i soliti 'troll' che affollano i 'social', sguinzagliati dai movimenti della 'finta Sinistra' che si finge moralmente indignata, mentre ovviamente continua i propri sonni profondi sui continui omicidi, stupri e violenze commessi da maghrebini, africani e immigrati d'ogni razza e specie.
Una raccolta di firme è stata raccolta dal quotidiano "Il Giornale", ma almeno sei sono state lanciate sul sito "Change.org", la più numerosa delle quali sta toccando quota 200mila sottoscrizioni.
La prima parte della petizione più seguita spiega tutto l'accaduto: "Un giorno come tanti altri, la vita di Mario Roggero è stata sconvolta per sempre. Mario, un uomo di oltre 70 anni, si è trovato faccia a faccia con l'incubo che tutti temiamo: una rapina violenta nel suo negozio. Tre uomini, a volto coperto con calze, irrompono all'improvviso. Durante quei momenti terribili, sua figlia è stata legata con delle fascette e minacciata con una pistola. Sua moglie, in condizioni altrettanto drammatiche, ha subito la minaccia di un coltello alla gola. Un sentimento primordiale di terrore e rabbia si impossessa di Mario, e quando i banditi fuggono dal negozio, decide di agire. Impugnando un'arma, Mario insegue i rapinatori. È un uomo mosso non dalla violenza, ma dalla disperazione e dalla paura per la propria famiglia e per quanto accaduto nella SUA proprietà. Tuttavia, la corte d'appello lo ha condannato a 14 anni di reclusione per eccesso di legittima difesa. Una pena severa per qualcuno che ha agito in un momento di infinita pressione e pericolo. Chiediamo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di concedere la grazia a Mario Roggero. La grazia non giustifica la violenza, ma riconosce la situazione estrema e il contesto in cui le azioni sono state prese".
Il presidente di 'tutti gli italiani', che però, evidentemente, preferisce Nicole Minetti o uno scafista qualsiasi a un padre di famiglia, fa spallucce e stoppa la richiesta di grazia sollevata dal Governo.
I media sono quasi all'unanimità schierati, come nel caso del Covid e come in quello della guerra russo-ucraina, da una sola parte, pretendendo di comminare agli italiani storielle di una supposta attinenza a forme giuridiche. La realtà la condanna di Roggero è l'ennesima dimostrazione di una cultura della giustizia drogata e resa arrogante dall'incredibile referendum che, invece di colpire la magistratura, le ha dato ancora più potere.
E, a pagare, alla fine, siamo ancora e sempre noi, i Mario Roggero che ogni giorno devono subire i soprusi di un 'mondo al contrario' destinato inevitabilmente allo sfacelo.

domenica 12 luglio 2026

WhatsApp Business Summit: a Milano l’IA al centro della nuova relazione tra aziende e clienti

Foto di Andrea Piacquadio per Pexels
Il ruolo dell’intelligenza artificiale nella trasformazione del rapporto tra aziende e clienti è stato al centro del WhatsApp Business Summit di Milano, primo evento italiano dedicato alle evoluzioni di WhatsApp Business e alle opportunità del business messaging.
L’incontro, organizzato da Meta con la partecipazione di partner tecnologici, esperti e imprese, ha offerto una panoramica sulle nuove modalità con cui le aziende possono costruire interazioni più immediate, personalizzate e scalabili.
Luca Colombo, Country Director di Meta per l’Italia, ha sottolineato come la messaggistica stia vivendo una fase di profonda ridefinizione: "L'intelligenza artificiale sta ridefinendo il modo in cui le aziende costruiscono la relazione con i propri clienti, e la messaggistica è l'ambito in cui questo cambiamento si manifesta con maggiore evidenza: si sta trasformando da semplice canale di comunicazione a strumento per instaurare relazioni significative con i clienti su larga scala." Colombo ha ricordato che "ogni giorno, gli utenti intrattengono oltre un miliardo di conversazioni attive con le aziende sulle nostre piattaforme di messaggistica. Con il business messaging basato sull'intelligenza artificiale su WhatsApp, imprese di ogni dimensione possono offrire un servizio sempre attivo e personalizzato, gestendo volumi di interazione che fino a poco tempo fa richiedevano strutture e risorse proprie delle grandi organizzazioni."
Al Summit è stato approfondito il recente lancio di Meta Business Agent, l’agente IA progettato per supportare le imprese in ogni fase dell’interazione con i clienti, garantendo risposte rapide, pertinenti e coerenti con il tono del brand. Oltre un milione di aziende utilizza già questo strumento su WhatsApp e Messenger, confermandone il ruolo crescente nella gestione delle conversazioni e nella qualificazione dei contatti.
Meta Business Agent permette alle imprese di essere operative 24 ore su 24, offrendo assistenza nella gestione delle richieste, nella raccomandazione di prodotti, nella prenotazione di appuntamenti e nella creazione di esperienze personalizzate. Configurabile in pochi minuti, contribuisce a liberare tempo e risorse interne, rendendo la messaggistica un canale sempre più strategico. L’accesso iniziale è gratuito, mentre nei prossimi mesi saranno disponibili abbonamenti dedicati alle diverse tipologie di aziende.
Meta ha inoltre annunciato nuove funzionalità per facilitare la scoperta delle aziende direttamente su WhatsApp: gli utenti potranno trovarle digitando il nome nella barra di ricerca o condividendone il contatto nelle conversazioni. Un passo che punta a rendere la piattaforma un ambiente ancora più integrato tra persone e brand.
Per le organizzazioni più strutturate, Meta ha presentato la Meta Business Agent Platform, infrastruttura pensata per creare e implementare agenti IA su larga scala, collegandoli ai sistemi aziendali esistenti e garantendo controlli avanzati, misurazioni e personalizzazioni. La piattaforma è integrata con WhatsApp, Messenger e Instagram, offrendo alle aziende un ecosistema completo per gestire interazioni ad alto volume.
Il Summit ha confermato come l’intelligenza artificiale e la messaggistica stiano diventando elementi centrali nella strategia delle imprese: strumenti capaci di rendere la relazione con i clienti più fluida, immediata e rilevante, aprendo la strada a un nuovo paradigma di comunicazione digitale.

venerdì 3 luglio 2026

Colombia calda più dell'Italia, superati i 44 gradi

Foto di Jeferson Gomes per Unsplash
Non solo l’Italia, e l’Europa, sono preda della morsa del caldo. Anche la Colombia sta vivendo settimane di temperature eccezionali, tali da riscrivere i record storici registrati dall’Ideam, l’istituto meteorologico nazionale. Il Paese, tradizionalmente caratterizzato da climi diversificati e da una relativa stabilità termica, si ritrova ora a fronteggiare picchi che sorprendono gli stessi esperti, segno evidente di un cambiamento climatico sempre più aggressivo e imprevedibile.
Secondo i dati ufficiali, tre municipi hanno superato livelli mai registrati prima. Il caso più emblematico è quello di Tamalameque, nel dipartimento di Cesar, dove la colonnina di mercurio ha raggiunto 44,2 gradi, un valore che non solo infrange il record locale, ma si avvicina ai limiti fisiologici di sopportazione umana. A seguire La Paz, sempre nel Cesar, con 42,6 gradi, e Barrancabermeja, città già nota per il suo clima torrido, che ha toccato 41,8 gradi, superando le medie storiche e confermando una tendenza preoccupante.
L’Ideam spiega che questi picchi non sono episodi isolati, ma parte di un quadro più ampio: l’intensificazione del fenomeno di El Niño, la riduzione delle precipitazioni, l’aumento della radiazione solare e la crescente vulnerabilità dei territori più esposti. A farne le spese sono soprattutto le comunità rurali, dove l’accesso all’acqua è già limitato e dove il caldo estremo mette a rischio coltivazioni, allevamenti e salute pubblica.
Il governo colombiano ha invitato la popolazione a seguire misure di autoprotezione, mentre gli esperti sottolineano la necessità di politiche strutturali: gestione delle risorse idriche, monitoraggio costante, piani di adattamento climatico e interventi urgenti nelle aree più colpite. Perché questi record, avverte l’Ideam, potrebbero non essere gli ultimi.
La Colombia scopre così, in modo drammatico, che il caldo estremo non è più un fenomeno lontano o sporadico. È una realtà che avanza, che modifica territori e abitudini, e che richiede risposte immediate. Una realtà che, come in Europa, sta ridisegnando il rapporto tra clima e vita quotidiana.

sabato 13 giugno 2026

Sicurezza e sapori della montagna, a Cortina le idee che guardano al futuro

foto ufficio stampa
A Cortina d'Ampezzo si è svolta la settima edizione dei Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards, dedicata ai progetti più innovativi, sostenibili e inclusivi legati alla montagna. Anche quest’anno il premio ha raccolto candidature da parte di aziende, start-up, associazioni e realtà impegnate a sviluppare nuovi modelli per vivere e lavorare nelle terre alte, confermando il ruolo dell’esposizione come osservatorio sulle trasformazioni della montagna.
Nella categoria attrezzature e abbigliamento da montagna ha vinto Manifattura Diffusa di Elbec, progetto che unisce filiera corta, artigianalità e inclusione sociale. La giuria ha premiato la capacità di creare opportunità economiche e contrastare lo spopolamento, valorizzando competenze locali attraverso un modello produttivo sostenibile. Due menzioni speciali hanno riguardato la sicurezza: lo zaino Ortovox Avabag Litric Tour 30, dotato di airbag elettronico ricaricabile, e Ice-Key Tag, dispositivo che permette ai soccorritori di accedere rapidamente ai dati sanitari dell’utente.
Per la categoria progetti e servizi per la montagna il premio è andato a Foremyc – Radicati nel Futuro, start-up che ha sviluppato un sistema di monitoraggio forestale basato su un gemello digitale degli ecosistemi. Le menzioni speciali hanno riconosciuto il valore culturale di Arte Dolomiti, iniziativa del Cyprianerhof Dolomit Resort, e l’impatto sociale di Aut-Lab Scarpinocc Inclusivi e Solidali, laboratorio che offre opportunità lavorative a giovani con disabilità.
Nella categoria produzioni enogastronomiche e agricole ha vinto la Cooperativa Alpi dell’Adamello, che produce vini da vitigni PIWI, resistenti alle malattie fungine e adatti a un’agricoltura sostenibile. Le menzioni sono state assegnate al progetto di Federico Graziani sull’Etna e alla rete Delizie del Dahu, che riunisce tredici piccoli produttori delle Valli Chisone e Germanasca.
L’edizione 2026 ha introdotto anche il Premio Lagazuoi per il Giornalismo e la nuova sezione WIMA Angels, dedicata agli studenti universitari impegnati nello sviluppo di idee innovative per la montagna, valorizzando il contributo delle nuove generazioni ai temi della ricerca e della sostenibilità.

martedì 9 giugno 2026

Miguel Bosé si inginocchia per Henry Nowak: il gesto che riaccende le coscienze

Due estratti dal breve video di Miguel Bosé
Miguel Bosé
, uno dei più grandi cantanti di sempre in lingua spagnola, è in questi giorni al centro dell’attenzione non per questioni musicali, ma per la sua forte presa di posizione dopo l'uccisione del giovane Henry Nowak da parte della polizia inglese. Il ragazzo, 18 anni, era stato accoltellato da un sikh (un indiano britannico), il 23enne Vickrum Singh Digwa.
Malgrado la ferita, il ragazzo era stato stato incredibilmente ammanettato dalla polizia perché accusato dal sikh di averlo apostrofato con un termine razzista. Secondo le ricostruzioni, Nowak avrebbe pronunciato la frase “I can’t breathe” mentre era a terra a causa della pressione esercitata su di lui dal poliziotto, perdendo conoscenza e morendo poco dopo. Si tratta delle stesse parole che un criminale di colore (George Floyd nel 2020) aveva pronunciato (anche lui poi morì a causa della stessa mancanza di respiro provocata dalla pressione del poliziotto di turno) e che scosse gran parte del mondo occidentale, favorita dal fatto che la pelle del delinquente americano era nera, scatenando il pandemonio e le violenze del movimento Black Lives Matter.
Nella stessa Gran Bretagna, prima di tutte le partite della Premier League di calcio, i giocatori furono obbligati (molti lo fecero di propria volontà) a inginocchiarsi in segno di rispetto per la morte. Chi non si allineò a quella presa di posizione venne esposto al pubblico ludibrio, spesso licenziato, additato come fascista e razzista. Il paradosso della vicenda inglese (avvenuta a Southamtpon) è che il ragazzo, bianco, non era affatto un criminale, ma una persona comune.
E se in Gran Bretagna, dopo il 'Movimento delle Bandiere' la gente, in particolare i bianchi, sta finalmente cominciando a rialzare la testa e a protestare contro un'irrefrenabile invasione islamica che sta dilaniando il Paese, Bosé ha deciso di rendere omaggio, a modo suo, al giovane Henry: con un video che ha rapidamente fatto il giro dei social, l’artista si inginocchia, una mano sul petto, mentre sullo schermo compare la frase “I can’t breathe. De rodillas por Henry Nowak”. Un gesto simbolico, forte, che richiama alla protesta contro ogni tipo di abuso, ma che fa anche riflettere su un'invasione che ha reso gli europei (in gran parte bianchi) 'stranieri a casa loro', sovrastati dalla sempre maggiore protervia degli stranieri, soprattutto quelli che vino con il passaporto d'origine in una mano e il Corano nell'altra.

Leggi anche:
"White Lives Matter" sopra lo stadio di Manchester, e scoppia l'accusa di razzismo

lunedì 1 giugno 2026

Trieste inaugura il monumento per non dimenticare le foibe

La foto di "Monumentum" da ilReggino.it
A Largo Panfili, nel cuore di Trieste, è stato inaugurato il nuovo monumento dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano‑dalmata, un’opera che non vuole essere solo commemorazione, ma un invito esplicito a guardare in faccia la storia.
La struttura, intitolata "Monumentum", è un cilindro trasparente in plexiglass alto sei metri, ospita figure bianche sospese nell’atto della caduta: un’immagine potente e drammatica, pensata per rendere visibile ciò che per decenni è stato rimosso, ovvero le stragi compiute dai partigiani comunisti slavi, in combutta con i comunisti italiani.
«Quest’opera parla della storia e delle tragedie che hanno attraversato le nostre terre» ha dichiarato Francesco Di Paola Panteca, presidente del Consiglio comunale, sottolineando il valore civile dell’iniziativa.
Il progetto, realizzato dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, è stato selezionato tramite un concorso nazionale promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Jasmine Iannì, una delle giovani autrici, ha spiegato che l’idea nasce «dalla volontà di rendere visibile la tragedia che si è consumata nel periodo giuliano‑dalmata durante la guerra».
Il cilindro, che richiama simbolicamente la foiba, ribalta il concetto di occultamento: invece di nascondere, espone.
Alla cerimonia erano presenti autorità civili, militari e accademiche, oltre ai rappresentanti delle associazioni degli esuli. Il prefetto Giuseppe Petronzi e il vicepresidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli, Fabio Tognoni, hanno ricordato l’importanza di mantenere viva la memoria in un momento storico in cui il rischio dell’oblio è sempre più concreto. Un monito ribadito anche dall’assessore regionale Fabio Scoccimarro: «Per i giovani è importante conoscere i drammi del Novecento. Quello delle foibe e dell’esodo è un capitolo fondamentale per il nostro territorio e per l’Italia».
La cerimonia si è conclusa con il taglio del nastro, l’illuminazione dell’opera e l’Inno di Mameli. Trieste consegna così alla città un luogo che non è solo memoria, ma responsabilità collettiva.

domenica 31 maggio 2026

Parigi, dietro alle violenze nordafricane il fallimento della società multiculturale

Immagine tratta da un video su X
La vittoria del Paris Saint Germain in Champions League ha scatenato scene di inaudita violenza a Parigi. La capitale francese si è risvegliata questa domenica, infatti, tra i fumi degli incendi e le sirene della polizia dopo quella che avrebbe dovuto essere una notte di pura celebrazione. Il successo del PSG, club da anni detenuto nelle mani dei potenti arabi del Qatar, aveva attirato in strada oltre 200mila persone, concentrate soprattutto tra gli Champs-Élysées, la Bastiglia e l’area del Parco dei Principi, la gran parte delle quali di origine nordafricana, come del resto di tale origine è il profilo degli ultras cosiddetti 'parigini'.
Le prime tensioni sono esplose a Porte de Saint-Cloud, dove migliaia di tifosi stavano seguendo la partita davanti al maxi‑schermo. Petardi, fuochi d’artificio e oggetti lanciati contro gli agenti hanno costretto le forze dell’ordine a rispondere con gas lacrimogeni. Da lì, la situazione è degenerata: auto, scooter e biciclette dati alle fiamme, vetrine infrante, saccheggi improvvisati. Una violenza definita “assolutamente inaccettabile” dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez, che ha confermato un bilancio pesante: 416 persone fermate e sette agenti feriti.
Nonostante l’imponente dispiegamento di 22mila agenti in tutta la Francia, di cui 8mila solo a Parigi, la notte è sfuggita di mano. Le immagini diffuse sui social mostrano gruppi organizzati colpire la polizia con batterie di fuochi d’artificio, proprio come succede anche in Italia con i 'maranza', solo all'ennesima potenza, dimostrazione pratica di do0ve l'accoglienza indiscriminata stia portando una decadente società europea.
Scene di guerriglia urbana hanno coinvolto anche altre città francesi come Bordeaux, Montpellier e Grenoble, segno di un malessere che va oltre la semplice “festa degenerata” e che ha visto i francesi di origine nordafricana trovare la scusa per colpire un mondo, quello occidentale che li sfama, che odiano e che chiedono a gran voce di poter distruggere nella più totale impunità.
Le scene viste ieri sera a Parigi e nel resto della Francia dimostrano, semmai ce ne fosse ancora bisogno, il totale fallimento del multiculturalismo.

giovedì 28 maggio 2026

Il terrorismo islamico insanguina la Svizzera, tre accoltellati a Wintherthur

L'apertura 'online' del Corriere del Ticino
L'ennesimo attentato terroristico di matrice islamica insanguina l'Europa. Nulla di nuovo sotto al sole, notizie che ormai passano il silenzio connivente della stampa 'mainstream', secondo cui chi arriva dal Nord Africa deve essere sempre e comunque protetto e 'vittima'.
Il fattaccio stavolta è avvenuto alla stazione di Wintherthur, in Svizzera, pochi giorni dopo un attentato simile a Dietikon.
Un uomo, un cosiddetto 'cittadino svizzero' 31 anni, ha accoltellato tre uomini di 28, 43 e 52 anni, tutti trasportati in ospedale: uno in condizioni gravi, gli altri due con ferite di media entità. L'attentatore è poi stato arrestato dalla polizia cantonale di Zurigo.
Secondo le ricostruzioni diversi testimoni hanno riferito ai media di aver sentito l’aggressore gridare “Allahu Akbar” durante l’attacco, ma la polizia non ha confermato ufficialmente questo dettaglio.
L’operazione di sicurezza è stata immediata: tra le dieci e le quindici pattuglie sono arrivate sul posto in pochi minuti, transennando un’area di circa 100 metri attorno al luogo dell’aggressione. Sul posto sono intervenuti anche la polizia dei trasporti, i servizi di soccorso dell’ospedale cantonale e le unità di protezione e salvataggio di Zurigo. L’ascensore del sottopassaggio è stato chiuso e parte della stazione è rimasta bloccata fino a mezzogiorno per consentire i rilievi tecnici.
Un testimone ha raccontato di aver visto l’uomo “uscire furioso dalla rampa” e tentare di colpire un passante, mentre altri presenti sono fuggiti per mettersi in salvo. “Ho sentito gridare cinque o sei volte, poi silenzio”, ha riferito un altro testimone ai media svizzeri .
Il 31enne è ora in custodia: saranno effettuati accertamenti tecnici prima dell’interrogatorio. Le autorità invitano alla prudenza, sottolineando che al momento non ci sono elementi per collegare l’episodio ad altri attacchi recenti nella regione. L’indagine prosegue in tutte le direzioni.

Spiagge della Salute 2026: prevenzione e benessere tornano in Italia

Foto Ufficio Stampa
La seconda edizione di “Spiagge della Salute” è pronta a partire: dal 7 giugno al 30 agosto dieci località balneari italiane ospiteranno un grande percorso itinerante dedicato alla prevenzione, allo sport e al benessere. L’iniziativa, promossa da A.S.C. Attività Sportive Confederate con la collaborazione del Sindacato Italiano Balneari e il patrocinio del Ministero del Lavoro, porta direttamente sulle spiagge consulti medici gratuiti e attività sportive aperte a tutte le età.
Presentato a Roma nella sede di Confcommercio, il progetto coinvolge professionisti della dermatologia e della nutrizione, grazie alla partecipazione di ADOI e ADI.
Nei due sportelli del “truck della salute” sarà possibile effettuare controlli sulla pelle, ricevere indicazioni sull’esposizione solare e ottenere consigli nutrizionali per affrontare al meglio la stagione estiva. «Trasformare le spiagge in presidi di prevenzione significa rendere la sanità di prossimità una realtà concreta», ha spiegato la presidente di A.S.C., Maria Cecilia Morandini.
Il tour toccherà dieci regioni, da Pescara a Termoli, passando per Toscana, Marche, Basilicata e Puglia. Ogni tappa offrirà anche un ricco programma di attività motorie: beach volley, fitness, yoga, SUP, ballo e dimostrazioni con i cani da salvataggio. Un modo coinvolgente per sensibilizzare cittadini e turisti sull’importanza dell’attività fisica come strumento di prevenzione.
Per i promotori, l’obiettivo è portare la cultura della salute nei luoghi di maggiore affluenza estiva. «Il melanoma e i tumori cutanei sono una priorità crescente: iniziative come questa rafforzano il messaggio della diagnosi precoce», ha ricordato il dermatologo Luca Fania. Sul fronte nutrizionale, Maria Grazia Carbonelli ha sottolineato l’importanza di idratazione e alimentazione equilibrata durante i mesi più caldi.
Accanto agli aspetti clinici, “Spiagge della Salute” punta anche a valorizzare il ruolo sociale degli stabilimenti balneari, diventati veri luoghi di aggregazione. Un progetto che unisce prevenzione, sport e comunità, portando la salute direttamente sotto l’ombrellone.

venerdì 1 maggio 2026

Martiri di Gorla: istituito il Giorno del Ricordo, sarà il 20 ottobre

Il monumento per i Martiri di Gorla (foto Bramfab - Wikipedia)
L’istituzione del Giorno del Ricordo dei Piccoli Martiri di Gorla segna un passaggio significativo nella costruzione della memoria civile italiana. Con l’approvazione del disegno di legge che fissa al 20 ottobre la giornata dedicata ai 184 bambini uccisi nel bombardamento anglo‑americano del 1944, Milano vede finalmente riconosciuta a livello nazionale una delle sue ferite più profonde.
Simone Orlandi, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, ha definito il provvedimento «un grande risultato per Milano e per l’Italia», sottolineando come la memoria di quei bambini debba diventare un monito contro ogni guerra e contro la violenza che ancora oggi colpisce scuole e civili in molte parti del mondo. Orlandi ha ricordato che anche Milano fu bombardata e che la consapevolezza storica è essenziale per costruire una memoria condivisa, ringraziando il sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti per l’impegno sul tema.
Sulla stessa linea si è espresso Samuele Piscina, consigliere comunale e segretario provinciale della Lega, che ha definito la nuova giornata «una scelta giusta e doverosa». Piscina ha però invitato il Comune di Milano a completare il percorso, ricordando l’ordine del giorno approvato lo scorso dicembre che chiede di dedicare la fermata della metropolitana di Gorla ai Piccoli Martiri, includendo nel ricordo anche il corpo docente e il personale scolastico che perse la vita nel bombardamento. «Non ci sono più alibi», ha dichiarato, sollecitando Palazzo Marino a dare seguito a quanto votato dal Consiglio comunale.
La legge, composta da un articolo e cinque commi, è stata presentata da Augusta Montaruli (Fratelli d’Italia) e punta a «conservare, rinnovare e diffondere» la memoria delle bambine e dei bambini martiri delle guerre. Il testo prevede che le scuole possano organizzare cerimonie, incontri e attività dedicate alla strage di Gorla e, più in generale, alle vittime scolastiche dei conflitti, con particolare attenzione alla promozione di una cultura della pace.
Il 20 ottobre diventerà così un appuntamento annuale per ricordare una tragedia che appartiene alla storia di Milano e dell’Italia, ma anche un’occasione per educare le nuove generazioni alla responsabilità, alla consapevolezza e al rifiuto della violenza.

giovedì 30 aprile 2026

Il ricordo per Sergio Ramelli e le surreali battute del sindaco Sala

Il corteo per Sergio Ramelli (foto Mia News)
Anche questo 29 aprile Milano ha dovuto confrontarsi con una delle ferite più profonde degli anni di piombo: l’omicidio di Sergio Ramelli, studente diciottenne del Fronte della Gioventù aggredito nel 1975 da militanti della Sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia.
Centinaia di militanti dell’area della Destra radicale si sono radunati in piazza Gorini, dando vita al corteo che, ogni anno, raggiunge il murale di via Paladini dedicato a Ramelli. Gli organizzatori hanno invitato i partecipanti a mantenere ordine e compostezza, ricordando non solo Ramelli, ma anche Enrico Pedenovi, consigliere provinciale dell'MSI assassinato nel 1976, e Carlo Borsani, figura della RSI, ucciso nel 1945. In apertura, bandiere tricolori e uno striscione con la scritta “Onore ai camerati caduti”, insieme alla corona destinata al murale.
Come accade da anni, davanti al ritratto di Ramelli si è ripetuta la scena del saluto romano e del grido “Presente”, un gesto che, come era facile prevedere, ha scatenato le polemiche della Sinistra che nulla perdona a chi non la pensi come lei, mentre ai cortei con 'falce e martello' plaude sempre e comunque, malgrado i vandalismi e le violenze che, quasi sempre, li contraddistinguono.
Non poteva mancare l'intervento del sindaco Giuseppe Sala, che per molti è ormai il Primo Cittadino del disordine e colui che ha reso la città mai così insicura come negli ultimi anni. Sul significato di questa ricorrenza Sala ha ribadito come «la società italiana sia pacificata», pur riconoscendo che «esistono comportamenti non in linea con il nostro modo di vivere». Per Sala, il tema oggi non è più la pacificazione — «sono passati così tanti anni che ciò che doveva essere fatto è stato fatto» — ma la necessità di «punire chi tiene atteggiamenti inaccettabili» e, allo stesso tempo, di «abbassare i toni» nella dialettica politica. Una responsabilità che, ha ammesso, riguarda anche la classe dirigente: «Una parte della colpa è di noi politici, che non riusciamo a trasmettere quella tranquillità di cui ci sarebbe bisogno».
Un commento che andrebbe a pennello per le violenze compiute dai manifestanti di Sinistra durante i cortei del 25 aprile e che invece, curiosamente, viene appiccicata a un gruppo sparuto di ragazzi che, ordinatamente, hanno reso omaggio a un camerata assassinato dai cosiddetti 'compagni'.

sabato 25 aprile 2026

San Marco, la festa del patrono di Venezia è il 25 aprile che piace al Nordest

La bandiera di San Marco
C'è un 25 aprile in Italia ormai fasullo e prefabbricato, in cui i cosiddetti 'fascisti rossi' se la suonano e se la cantano, autoconvincendosi di avere 'liberato' l'Italia per consegnarla alle presunte 'democrazie' occidentali (quelle che, per la cronaca, hanno preorganizzato le invasioni di disperati che, dal Terzo Mondo stanno venendo a colonizzare e meticciare le nostre terre) e ce n'è un altro, ben più storico e, in questo caso, veramente sentito, strettamente legato a una delle più antiche repubbliche italiche, quella di San Marco, la Repubblica di Venezia, di fronte alla quale la repubblichetta italiana fa ben misera figura, fra mandolini e veri propri esempi di voltagabbana.
Il 25 aprile ricorre infatti l'anniversario della morte di San Marco (68 d.C.) e, in occasione di questa ricorrenza, il Doge di Venezia, insieme alle maggiori autorità dello stato sfilava in processione per le Calli della città.
San Marco evangelista è il patrono di Venezia. Il leone sarebbe il suo simbolo in quanto il suo Vangelo inizia con la voce di san Giovanni Battista che, nel deserto, si eleva simile a un ruggito, preannunciando agli uomini la venuta del Cristo. La Repubblica di Venezia assunse il leone alato, detto leone di san Marco come proprio simbolo.
Non è storicamente provata la tradizione che indica il libro simbolo di pace quando aperto con su scritta la frase «PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS», o di guerra, quando era rappresentato chiuso.
Il leone poteva essere rappresentato con il libro chiuso con la zampa sinistra e con una spada nella destra. Il leone di san Marco viene rappresentato infine con due posture: andante, cioè in piedi sulle quattro zampe, oppure in moleca, cioè seduto. Tuttora è il simbolo dei veneti, che hanno come bandiera il leone alato, ripreso dalla tradizione della Serenissima.
Detto questo, appare proprio come il 25 aprile veneto possa essere considerato, questo sì, un momento di unione reale per tutte le genti del Nordest, anche per quelle che contro Venezia lottarono (Padova su tutte), ma che in Venezia riconoscono una città e un simbolo guida per tutte le realtà che non gradiscano un dominio di Roma dato troppe volte per scontato.

25 aprile: ANPI, una cascata di soldi ai professionisti (morti) dell'antifascismo

L'home page dell'ANPI
Arriva il 25 aprile, e da più parti si ascoltano i soliti consunti peana legati a un antifascismo ormai privo di senso ma, soprattutto, alla presenza di associazioni che ormai, da anni, non hanno più senso di esistere. Prima fra tutte l'ANPI, la cui presenza è non solo inutile, visto come sia assai improbabile che siano ancora in vita partigiani di una guerra terminata 81 anni fa, ma il cui lascito ideologico stenta ad avere una sua logica di esistenza, al di là della solita consunta demagogia dell'antifascismo da salotto di certa Sinistra.
La cosa più grave è che, oltre alla propria mancanza di attualità, l'ANPI e tutto il ciarpame dell'antifascismo italiota pesano in maniera notevole sulle casse dello Stato italiano. Lo si può rilevare da un articolo de Il Giornale del 2023, da cui emerge che, secondo i dati relativi all’esercizio finanziario 2022 del Ministero della Difesa, le risorse destinate a enti, istituti e associazioni impegnati nella conservazione della memoria storica ammontano a circa 1,7 milioni di euro. E che una quota significativa di questi fondi riguarda proprio l’ANPI, che nello stesso anno ha ricevuto 94mila euro per attività che spaziano dalle celebrazioni della Festa della Liberazione a molti altri progetti.
Ma se l'esistenza dell'ANPI può apparrire assurda pochi potrebbero credere realmente dell'esistenza dell’Associazione dei combattenti volontari antifascisti in Spagna, che nello stesso anno ottenne 32mila euro, mentre la Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane ne ha ricevuti 60mila. Più contenuto il sostegno all’Associazione nazionale partigiani cristiani che, nel 2022, si è fermata a 42mila euro.
Il quadro economico non si limita però ai finanziamenti statali. Regioni e Comuni svolgono un ruolo rilevante nel sostenere progetti e iniziative locali. L’Emilia-Romagna rappresenta uno dei casi più significativi: nel 2022 ha stanziato circa 600mila euro per attività dedicate alla memoria del Novecento. Tra i progetti finanziati figurano video educativi sullo squadrismo, iniziative di ricostruzione storica (dubbia) e attività promosse dalle sezioni territoriali dell’ANPI, con contributi che vanno dagli oltre 34mila euro per Bologna ai 22mila per Ravenna.
Anche gli enti locali intervengono con risorse proprie: Parma ha destinato 70mila euro alle celebrazioni del Centenario delle Barricate del 1922, mentre Milano e Torino hanno sostenuto negli anni scorsi le attività dell’ANPI con contributi più contenuti.
Insomma, oltre all'inattualità di un'associazione sempre più priva di senso, la cui stessa nenia storica ("Bella ciao") è a sua volta un falso storico (venne cantata per la prima volta dopo la guerra e quindi non c'entra nulla con i partigiani), emerge l'assurdità di un vero e proprio sistema che da troppo tempo ottenebra le menti degli italiani con la complicità di un'informazione malata e gestita da chi il partigiano continua a farlo, vittima l'intelligenza e la libertà della gente comune.

venerdì 17 aprile 2026

L'eutanasia incerta del Canada: chi controlla chi deve morire?

Foto di Hiroshi Tsubono per Unssplash
Il dramma dell'eutanasia sta lacerando il Canada, e il dibattito su quello che viene definito 'programma canadese di assistenza medica alla morte' (MAID) continua a intensificarsi, mentre emergono nuove criticità sul fronte della trasparenza, dei controlli e delle garanzie per i pazienti più vulnerabili.
Ne parla Tamata Ugolini in un articolo pubblicato da "Rebel News", uno dei pochi organi di informazione che, nel Paese a Nord del Confine, si distacchi dal 'mainstream' generale dei media.
Dall'articolo emerge, per esempio, che nella Provincia dell'Ontario i certificati di morte sono regolati da una normativa che, per ragioni di privacy, non consente di indicare esplicitamente MAID come causa del decesso: viene invece riportata la malattia o la condizione che ha portato alla richiesta di assistenza. Una scelta che, secondo alcuni osservatori, limita la possibilità di monitorare con precisione l’impatto del programma.
Il Chief Coroner della Provincia, Dirk Huyer, ha chiarito che il suo ufficio non emette i certificati e interviene solo dopo il decesso. La revisione dei casi MAID è affidata a un team di appena nove infermiere incaricate di esaminare migliaia di procedure ogni anno. Huyer sostiene che molte irregolarità riscontrate siano errori amministrativi risolti con richiami o attività formative, e respinge l’idea di un modello segnato da violazioni sistemiche. Tuttavia, diversi rapporti interni del suo stesso ufficio raccontano una realtà più complessa.
Un documento del 2025 ha evidenziato le difficoltà nel verificare la piena volontarietà delle richieste, raccomandando valutazioni separate e maggiori tutele. Un’altra analisi sui casi “Track 2”, quelli in cui la morte non è ragionevolmente prevedibile, ha segnalato interpretazioni errate delle regole e approvazioni premature.
Questi elementi alimentano interrogativi sulla capacità del sistema di prevenire abusi e proteggere i pazienti prima che la procedura venga eseguita. Preoccupazioni che diventano ancora più rilevanti in vista dell’ampliamento previsto per marzo 2027, quando l’accesso a MAID sarà esteso anche a persone con disturbi mentali, nonostante il dibattito aperto nella comunità psichiatrica sulla possibilità di stabilire con certezza l’irreversibilità della sofferenza.
In un contesto in cui le revisioni post‑mortem e le raccomandazioni interne sembrano non bastare, cresce la domanda su quali strumenti siano necessari per garantire sicurezza, trasparenza e tutela dei cittadini di fronte a quello che, in molti casi, da presunto gesto di 'dolce morte' si trasforma inesorabilmente in crudele omicidio.

lunedì 19 gennaio 2026

Dramma in Spagna, scontro fra due treni provoca almeno 24 morti

L'apertura di "El Pais" sulla vicenda
Una “notte di profondo dolore per la Spagna”. Così il premier Pedro Sánchez ha definito le ore successive al gravissimo incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Adamuz, in Andalusia, dove la collisione tra due treni ad alta velocità ha provocato almeno 24 morti e 73 feriti, quindici dei quali in condizioni critiche. È il più grave incidente da quando, nel 2020, il sistema ferroviario spagnolo è stato liberalizzato.
L’impatto è avvenuto intorno alle 19.40. Un convoglio Iryo, partito da Malaga con 317 passeggeri e diretto a Madrid, ha deragliato con gli ultimi tre vagoni, finendo sulla linea adiacente proprio mentre sopraggiungeva un treno Renfe diretto a Huelva. Lo scontro è stato devastante: i primi due vagoni dell’Alvia di Renfe, con 53 persone a bordo, sono stati completamente distrutti e sono precipitati lungo un terrapieno di quattro metri. Tra le vittime figura anche il macchinista del convoglio pubblico.
Le immagini diffuse dai passeggeri hanno mostrato subito la gravità della situazione. I soccorsi sono intervenuti in una zona scoscesa e difficile da raggiungere, con le vie d’accesso chiuse per permettere l’arrivo dei mezzi di emergenza. Decine di residenti dei comuni vicini hanno portato coperte e acqua ai soccorritori, mentre il palazzetto dello sport di Adamuz è stato trasformato in un ospedale da campo. I feriti più gravi sono stati trasferiti negli ospedali della provincia, in particolare al Reina Sofía di Córdoba.
Molti sopravvissuti hanno raccontato di “due fortissime frenate” prima del caos: persone sbalzate a terra, vetri infranti, urla. “Sembrava un film dell’orrore”, ha detto un passeggero. I vigili del fuoco hanno descritto vagoni “completamente deformati”, con persone intrappolate all’interno.
Sul posto è arrivato anche il governatore Juanma Moreno, che ha parlato di “ore molto complicate” e del rischio di un bilancio ancora più pesante. L’indagine è stata affidata a un tribunale di Montoro, mentre unità militari specializzate continuano a operare tra le lamiere. Il ministro dei Trasporti Óscar Puente ha definito l’incidente “raro e difficile da spiegare”, ricordando che il treno Iryo aveva solo quattro anni di servizio e che il tratto interessato è rettilineo.
La Casa Reale ha espresso “grande preoccupazione”, mentre messaggi di solidarietà sono arrivati da tutta Europa. Le linee ad alta velocità tra Madrid e il sud del Paese resteranno sospese per l’intera giornata di lunedì, mentre la Spagna si confronta con una tragedia che ha scosso l’intero Paese.

sabato 17 gennaio 2026

A La Spezia l'ennesimo omicidio targato 'maranza'

La del Corriere, nessun riferimento all'origine della vittima
L’omicidio avvenuto all'istituto Einaudi‑Chiodo di La Spezia ha tre matrici fondamentali: la componente etnica, in cui, per l'ennesima volta, nordafricani o figli di tali scatenano la propria violenza verso la società che li ospita; il lassismo delle istituzioni, in cui magistrati operano secondo orientamenti politici di Sinistra nella totale impunità (e speriamo che, presto, una separazione delle carriere li condanne a diventare vittime del loro stesso sistema) e la mancanza di una polizia che colpisca duramente i criminali, che vivono nella più totale tranquillità, diventando vittime a loro volta se giustamente colpiti dalla reazione dell'aggredito o del poliziotto di turno.
E' il classico esempio di "Mondo al contrario", come spiegato mirabilmente dal generale Roberto Vannacci nel suo libro, divenuto ormai un classico.
Italia e italiani vittime dei soprusi degli immigrati, con la compiacenza di magistrati collusi, partiti di Sinistra e stampa buonista.
D'alra parte basta leggere i nomi delle persone coinvolte a La Spezia: Abanoub Youssef è il morto, colpito da Atif Zouhair, marocchino, dopo una lite nata per una foto con la ex postata sui social. Basta poco per scatenare la furia bestiale e ancestrale insita in queste popolazioni.
I giornali di Sinistra si sperticano in riflessioni 'psichiatriche' su quelli che vengono definiti 'i nostri figli'. Una toppa che allarga ancora di più la ferita, perché non spiega assolutamente il problema.
Questi NON sono i nostri figli, ma sono i figli degli immigrati nordafricani. Sono i cosiddetti 'maranza', un misto di sottocultura importata e che non ha nulla a che fare con le altre etnie che perfettamente si sono integrate nel nostro Paese, dai filippini ai peruviani, dai senegalesi ai cinesi.
Ma tant'è, l'importazione quanto più è stracciona e criminale, tanto più piace alla Sinistra in cerca affannosa di voti e finti ideali da condividere.
Questo mentre l'Italia cade a pezzi e l'invasione dal Nord Africa prosegue nel silenzio genuflesso delle istituzioni.

lunedì 5 gennaio 2026

Dal blitz in Venezuela al rimbecillimento globale: anatomia di una manipolazione

foto di David Matos per Unsplash
Ogni giorno, purtroppo, abbiamo la conferma di come il QI dell'uomo moderno stia subendo un crollo verticale. Si chiama 'effetto Flynn inverso', un tracollo mostrato da studi che ormai si susseguono dagli anni '70. Le cause sono molteplici, ma è chiaro che alla base ci sia l'eccessivo uso della tecnologia digitale, la mancanza della lettura, l'impoverimento del linguaggio, ma anche una peggiore alimentazione e uno scarso esercizio fisico.
Un rimbecillimento (questa è la parola... francese) evidentemente voluto e studiato a tavolino da parte di chi vede nella massificazione dei cervelli lo strumento migliore per detenere e, soprattutto, mantenere il potere. Le vicende legate al Covid e alla guerra russo-ucraina solo lì a mostrarcelo.
Le reazioni al blitz americano in Venezuela ce lo conferma per l'ennesima volta. Ce lo esemplifica il web, dove gli 'utenti' possono scaricare a piacere i propri 'due minuti d'odio' di Orwelliana memoria per garantirsi un presunto posto nell'immaginario collettivo dell'idiozia.
Chi, come Elena Basile, cerca di ricondurre alla ragione attraverso la logica e l'intelligenza del pensiero, viene perfino sbeffeggiato, ridicolizzato, isolato.
Circola nel web una strana equazione, che pare esaltare gli 'haters' di Vladimir Putin: ovvero che lo stesso leader cui per diversi lustri l'Europa intera si è scappellata senza ritegno, e che sta conducendo in porto una guerra vittoriosa contro l'Ucraina (e il mondo occidentale al completo) stia rosicando e schiumando rabbia osservando il blitz americano a Caracas. Esaltando, senza rendersene conto, quello stesso Donald Trump che aveva fatto trangugiare bile a costoro, dopo avere letteralmente preso a schiaffi il loro idolo, l'eroico camerata Volodymyr Zelensky. Ma tant'è, per chi è abituato a scriversi la storia da solo, o a impararla a memoria sotto dettatura, vale tutto.
Non conta che l'Ucraina sia sostenuta militarmente senza ritegno da un Occidente prono ai voleri degli estremisti americani; così come non conta che, mentre la Russia si è posta come obiettivo quella di conquistare/liberare un vasto lembo di terra fortificato e armato a tutto punto, gli Stati Uniti abbiano compiuto un blitz notturno per rapire una coppia di anziani giunti al limite della pensione, compiendo peraltro una strage (via via che passa il tempo, l'operazione diventa alquanto meno chirurgica). Al riguardo, il gruppo di 'peones' militari venezuelani apparso in televisionepareva più un'armata Brancaleone assimilabile all'esercito di Paperopoli. Vorremmo vedere la Delta Force districarsi con la stessa facilità nella foresta venezuelana, patria dei veri 'narcos'. Si può immaginare che le cose non sarebbero andate nello stesso modo.
Senza contare che l'obiettivo degli Stati Uniti non sono certamente i 'narcos'. Senza aggiungere le innumerevoli violazioni del diritto internazionale compiute dal '7° Cavalleggeri' d'oggidì, regole scritte sulla sabbia, certo, ma il ricordarle dovrebbe risvegliare un minimo di dignità nell'ascoltatore più attento. L''effetto Flynn inverso' ha però ormai aperto solchi insanabili nei cervelli ridotti a poltiglia del giorno d'oggi. Fermarsi a pensare è troppo difficile. Meglio prendere un telefonino e farsi un 'selfie'...

Un giorno di notizie: Maduro in carcere a Brooklyn, rientrano le salme delle vittime di Crans Montana

La prima pagina del "Corriere" con la notizia su Maduro 
La scena internazionale è scossa dal clamoroso blitz degli Stati Uniti che ha portato all’arresto di Nicolás Maduro e della moglie, trasferiti in un carcere federale a Brooklyn. Washington ha riconosciuto Delcy Rodríguez come guida ad interim del Venezuela, mentre l’esercito del Paese sembra allinearsi alla nuova leadership. Il presidente Trump, però, avverte che “rischierà se non farà la cosa giusta”, lasciando presagire una fase ancora instabile. Intanto l’ombra americana si allunga anche sull’Artico: la Groenlandia, territorio danese, torna al centro delle mire strategiche di Washington.
Sul fronte orientale, l’Ucraina lancia trenta droni su Mosca, tutti abbattuti, mentre l’ex presidente russo Medvedev avverte Zelensky evocando il destino di Maduro.
Dall’estero all’Italia, dove resta forte l’eco della tragedia di Crans-Montana: identificate le sei giovani vittime italiane del rogo di Capodanno, con il rientro di cinque salme previsto per oggi. A Milano sono ancora ricoverati undici pazienti, sette in condizioni serie.
La cronaca interna racconta altre ferite. A Bari due ragazzi di 17 e 18 anni hanno perso la vita provando una moto su una strada chiusa al traffico; un terzo giovane è rimasto ferito. Sempre nel capoluogo pugliese si registra una nuova rissa tra giovanissimi in piazza Risorgimento, mentre i pronto soccorso sono messi a dura prova dall’ondata influenzale: il direttore sanitario del Policlinico invita i medici di base a un maggiore supporto.
A Catania un uomo di 59 anni è indagato dopo un video che lo ritrae mentre picchia il figlio di dieci anni, con accuse estese anche alle tre figlie.
In mezzo a tante tensioni, Turi piange il cane Bobo, randagio amato da tutti e investito da un’auto. E mentre l’Epifania porta in viaggio oltre cinque milioni di italiani, lo sport regala un sorriso ai tifosi nerazzurri: l’Inter supera 3-1 il Bologna e torna in vetta alla classifica.

domenica 4 gennaio 2026

L'islamocomunismo, simbolo della decadenza occidentale

Immagine tratta da "Il Primato Nazionale"
Per anni il comunismo europeo ha vissuto di rendita, convinto che bastasse evocare la “lotta di classe” per mantenere un’identità. Oggi quella retorica appare come un guscio vuoto: l’ideologia che pretendeva di guidare il popolo ha perso il popolo, e con esso la capacità di proporre un progetto coerente. Il suo elettorato storico si è dissolto, la classe operaia ha cambiato bandiera e la Sinistra radicale si ritrova senza radici e senza bussola.
Non è un caso che, quando ancora esisteva un terreno comune con il cattolicesimo sociale – giustizia, equità, tutela dei più fragili – il comunismo riuscisse a sopravvivere. Quell’alleanza, il vecchio 'cattocomunismo', era un compromesso ideologico che funzionava perché poggiava su temi condivisi. Una volta esauriti quei contenuti, la Sinistra post‑comunista ha iniziato a vagare alla ricerca di nuove cause da brandire.
È così che, smarrita la dimensione sociale, si è rifugiata nelle battaglie identitarie: diritti civili, rivendicazioni culturali, bandiere arcobaleno trasformate in sostituti della politica. Non per convinzione profonda, ma per necessità aritmetica: servivano nuovi segmenti elettorali da mobilitare. E quando anche questo non è bastato, si è aperto un nuovo fronte, quello dell’allargamento verso mondi culturalmente lontani, nella speranza di costruire un nuovo blocco sociale capace di riportare la Sinistra al potere.
Il risultato è una miscela ideologica fragile, un tentativo di sostituire il vecchio cattocomunismo con un nuovo asse costruito più sulla convenienza che sulla coerenza. Una strategia rischiosa: non solo perché rinuncia definitivamente alle sue radici popolari, ma perché delega la propria identità a gruppi e istanze che non condividono necessariamente i valori democratici che la Sinistra dice di voler difendere.
In questo quadro, l'Islam diventa la nuova frontiera del comunismo: allearsi con chiunque, basti per sopravvivere, senza rendersi conto di stare per consegnarsi al nemico storico dell'Occidente, quella religione di Allah il cui obiettivo numero uno è la conquista, delle menti e dei corpi degli infedeli, cattolici o comunisti non importa. Ma per chi il potere vale solo 'hic et nunc' questo non conta, il futuro è 'un buco nero in fondo al tram', per citare Enzo Jannacci, conta solo ammantare di falsi buoni propositi idee pseudo egualitarie di accoglienza, cariche di nuovi voti, ma anche di inconsapevole invasione e stravolgimento della vecchia Europa, una carica distruttiva già ampiamente sotto gli occhi di tutti.

mercoledì 31 dicembre 2025

Le notizie del 31 dicembre: gli auguri di Putin, il dossier Ilva e le spese per il cenone

foto di Hümâ H. Yardım per Unsplash
Il 2025 si chiude con una serie di eventi che raccontano un mondo in fermento: dalle celebrazioni del Capodanno alle tensioni internazionali, sino ai fatti di cronaca e allo sport.
Il 2026 è stato accolto per primo nella piccola isola del Pacifico di Kiribati, per poi avanzare lungo i fusi orari fino all’Europa e alle Americhe. In Italia, le spese per i festeggiamenti raggiungeranno i due miliardi e mezzo di euro, con un incremento di 200 milioni rispetto al 2025. Quattro italiani su dieci sceglieranno di celebrare in casa, confermando una tendenza ormai consolidata nelle abitudini delle famiglie.
Sul fronte internazionale, Vladimir Putin ha diffuso un messaggio di auguri ai cittadini russi ribadendo che “la Russia crede nella vittoria”, mentre un nuovo attacco su Odessa ha provocato almeno sei feriti. La rappresentante europea Kaja Kallas respinge con decisione l’accusa secondo cui un drone europeo avrebbe colpito una residenza del presidente russo, definendo la ricostruzione priva di fondamento. La tensione resta alta.
In politica interna, il dossier sull’ex Ilva tornerà sul tavolo dopo le festività: prima sarà esaminata l’offerta di Flacks, poi, una volta delineato il nuovo piano industriale, si aprirà il confronto con i sindacati. Un passaggio decisivo per il futuro dell’acciaieria e per l’intero settore siderurgico italiano.
Importante il bilancio sulla sicurezza: il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, comunica un calo dei reati del 3,5% nei primi dieci mesi dell’anno e 7.000 rimpatri effettuati nel 2025. Un dato che il Viminale considera significativo per valutare l’efficacia delle politiche adottate.
Sul territorio, a Palo del Colle resteranno chiuse fino al 7 gennaio le vie attorno all’azienda GM, gravemente danneggiata dall’incendio del 30 dicembre. Le operazioni di messa in sicurezza e bonifica sono ancora in corso, mentre i residenti attendono il ripristino della normalità.
Tra le curiosità della giornata, la 24esima tappa del viaggio della Fiamma olimpica di Milano Cortina si è conclusa a Bari con l’accensione del braciere sul lungomare. L’ultimo tedoforo è stato Domenico Caporusso, già presidente dell’associazione Parkinson Puglia Odv, simbolo dell’impegno sociale che accompagna il percorso verso i Giochi del 2026.
Lo sport saluta infine il 2025 con la tradizionale Coppa Spengler di hockey su ghiaccio: il Davos trionfa in finale 6-3 contro la selezione dei college americani, confermando la forza della squadra di casa in uno degli appuntamenti più attesi dell’inverno.