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lunedì 13 luglio 2026

Ritrovo Devils, Scudier: "Ci vorranno anni per tornare a vedere l'hockey dei miei tempi"

Maurizio 'Niki' Scudier
Fra i grandi protagonisti del Ritrovo Devils 2026 al Celtic Soul di Rozzano, la grande festa dei Devils Milano, la squadra che, nei primi degli anni '90 del secolo scorso, dominò il mondo dell'hockey ghiaccio italiano, anche Maurizio 'Niki' Scudier, bolzanino doc ma milanese e lombardo trapiantato. Proprio vestendo le maglie dei Devils, ma anche del Varese e dei Milano Vipers, Scudier è diventato milanese d'adozione, ricevendo anch'egli una targa ricordo dai tifosi rossoneri dei Diavoli.
Un evento che forse non ti aspettavi...
"Assolutamente no, è stata una cosa inaspettata, superbellissima, complimenti ai ragazzi che hanno organizzato tutto, verranno fuori ricordi incredibili".
Com'è stata quest'esperienza in rossonero?
"Indimenticabile. Poi, oltre alla bravura dei ragazzi, c'era dietro, lo sanno tutti, la Mediolanum Sport, quindi super super professionali. Probabilmente penso che sarà difficile o ci vorranno anni per vedere i livelli di quei tempi, e quindi sono emozionato, è stato un onore e un piacere lasciare qualche ricordino diciamo indelebile in questa storia.
La domanda classica che si fa in questi casi è quale sia il giocatore con cui ti sia trovato meglio in linea e quello dal quale hai 'rubato' qualcosa...
"L'elenco è lungo. Logicamente sono passato da Jari Kurri, Mark Napier, Morrison, Craig Leavie, Murray Eaves, ma anche a Bolzano ho giocato con Pavelich, Nilsson. Ho avuto la fortuna di nascere in un periodo dove l'hockey era veramente come il calcio in queste zone. Sicuramente mi dimentico altri trenta, quaranta ragazzi, però... e da tutti cerchi di prendere qualcosina per migliorarti ogni anno, ogni mese. Logicamente poi l'altezza è quella e quindi si fa quello che si può...".
Ci 'ascoltano' anche da Bolzano, che è la tua città natale. Cosa vuoi dire agli amici di Bolzano?
"Io sono nato e cresciuto lì. Ho tantissimi amici, una squadra per dieci anni incredibile. Anche a Bolzano ragazzi storici. Non cambierei nulla di tutto quello che ho fatto da quando ero bambino ad adesso. Pensavo di vedere qualcuno anche di loro, ci saranno altre occasioni. Sono stati degli anni e un passaggio fondamentale per arrivare ad oggi".
Nasce un nuovo Milano dell'hockey adesso che parteciperà all'Ice Hockey League. Pensi che siano maturi i tempi per un ritorno dell'hockey ad alti livelli a Milano?
"Io mi auguro di sì con tutto il cuore. Il problema è sempre il settore giovanile che, purtroppo, mancando quello, manca il futuro delle società. Speriamo che con un progetto a lungo lungo termine, che nel giro di 10, 15 anni si riescano a vedere i livelli di una volta".

mercoledì 8 luglio 2026

Tennis: dal 20 luglio al via un torneo ITF alle porte di Milano

Un momento della conferenza (foto Bordignon)
Se è vero che è il tennis lo sport principe di questi anni di povertà calcistica italiana, ecco che, dal 20 al 26 luglio, un grande menù della racchetta si prepara allo Sporting Club Milano2 di Segrate, che riporterà in città il grande tennis internazionale con la seconda edizione della TempoCasa Sporting Club Milano2 Cup.
Si tratta di una tappa del circuito ITF Men's World Tennis Tour M15, un evento a ingresso gratuito che impegna gli organizzatori per la cifra di 100mila euro, completamente coperta dagli sponsor, in particolare Tempocasa e Audi.
Presentato dal giornalista Filippo Grassia, che ha sottolineato l'importanza del tennis nel panorama sportivo italiano, il torneo verrà disputato sui campi in terra rossa del Club, e vedrà al via molti giovani talenti (alcuni attualmente in campo a Wimbledon nel torneo giovanile) si contenderanno un montepremi di 15mila dollari e punti preziosi: 15 al vincitore, 8 al finalista, con assegnazione analoga nel doppio.
Nella Gallery of Glory del club campeggia la foto del campione uscente Alexander Weis, primo nome di una tradizione che il Club vuole consolidare anno dopo anno e altoatesino come Jannik Sinner.
«Organizzare un torneo ITF significa offrire al pubblico la possibilità di vedere oggi i campioni di domani», ha sottolineato Paolo Formaglio, presidente dello Sporting Club Milano2. «Per noi è motivo di orgoglio riportare a Segrate un appuntamento internazionale che valorizza i giovani talenti».
Presente anche l'ex tennista Stefano Pescosolido, attuale responsabile del settore agonistico del club milanese, che ha ribadito l'importanza di un torneo in grado di offrire numerose e apprezzate 'facilities' ai suoi partecipanti, migliorate se possibile dopo l'esperienza del primo anno. 
La settimana di gara avrà anche una forte dimensione tecnica e sociale. La nazionale italiana maschile Under 18 sarà in ritiro al Club per preparare la Summer Cup 2026, potendo accedere al tabellone principale e agli spazi di allenamento. L’organizzazione garantirà palestra, aree dedicate alla preparazione atletica e tecnologie di screening non invasivo.
Prima della finale del 26 luglio, spazio alla solidarietà con un’esibizione di 'blind tennis' che anticipa il corso annuale dedicato a bambini non vedenti e ipovedenti, realizzato insieme all’Unione Nazionale Veterani dello Sport. Mercoledì 22 luglio debutterà inoltre la One Point Cup, torneo-esibizione da un solo punto che mette in palio 5mila euro.

Altre foto della conferenza stampa (foto Bordignon):

lunedì 6 luglio 2026

Mondiali: Norvegia ai quarti, fiumi di gente per le strade di notte

I tifosi norvegesi riempiono Oslo (dalla tv CNBC)
La Norvegia supera 2-1 il Brasile negli ottavi di finale della Coppa del Mondo di calcio in corso di svolgimento in Centro e Nord America. Guardando la storia si tratta di una autentica impresa, sebbene le squadre in campo e i giocatori abbiano raccontato un'altra storia. Perché ciò che un tempo sarebbe sembrato fantascienza – la Norvegia che elimina il Brasile – oggi appare come la naturale conseguenza di un Mondiale capovolto, dove le gerarchie non sono più quelle di una volta e dove neppure Carlo Ancelotti, il tecnico più vincente della storia, è riuscito a invertire il destino della Seleção.
Il Brasile non vince la Coppa dal 2002 e, con questa eliminazione, vede allontanarsi a ventotto anni il ricordo dell’epoca di Ronaldo e Ronaldinho. Oggi resta solo Vinicius, simbolo di un Brasile minore, più operaio che spettacolare, capace di accendersi a tratti ma non di dominare.
La Norvegia, invece, stupisce solo chi non aveva osservato con attenzione la crescita di Haaland e compagni: una squadra solida, potente, capace finalmente di gestire i momenti decisivi. Controllano, rallentano, colpiscono. E quando arriva il finale, lo fanno con una lucidità che ricorda le grandi.
Haaland è il manifesto di questa trasformazione. Con un colpo di testa e un tiro da fuori, distrugge la Seleção e raggiunge quota sette gol, affiancando Messi e Mbappé nella corsa alla finale. Un segnale che tutto può succedere, che il Mondiale non ha più padroni. Ma la Norvegia non è solo il suo centravanti: il portiere Nyland è decisivo quanto lui, e Solbakken legge la partita con una precisione che punisce ogni errore brasiliano, compreso il rigore sbagliato e le due occasioni clamorose sprecate.
Il 2-1 finale, con il rigore di Neymar al 55’, certifica una realtà che forse riguarda anche l’Italia. Con tutte le nostre debolezze, ora è chiaro che la Norvegia era la peggior avversaria possibile. Una squadra che non perdona, che non si intimidisce, che non guarda la storia ma solo il campo. E che, paradossalmente, avremmo preferito evitare già nelle qualificazioni, magari incrociando una Germania più prevedibile.
La grande sorpresa arriva dalla Norvegia stessa dove, come da foto, a notte fonda, la gente si è riversata nelle strade, complice la chiara notte estiva scandinava, per festeggiare il trionfo sui sudamericani. 

domenica 5 luglio 2026

Ritrovo Devils, le parole di Romano: "Tornassi indietro, sceglierei sempre l'Italia"

Roberto Romano in mezzo ai suoi compagni al Celtic Soul
Fra i giocatori premiati al Ritrovo Devils 2026, l'evento che celebrato la squadra tricampione d'Italia di hockey ghiaccio dei Devils Milano, fra i premiati 'alla carriera' c'è stato anche Roberto Romano, storico portiere italo-canadese che ha vestito anche la maglia della Nazionale. "Ovviamente le cose che ricordo di più sono le amicizie che ho stretto e il successo che abbiamo ottenuto come squadra", le sue parole in un'intervista. "Nei tre anni in cui sono stato qui a Milano abbiamo vinto due scudetti, ma ancora più importante è stato il fatto di avere conosciuto degli amici incredibili, che vengo a visitare quasi ogni anno, ogni volta che torno qui, oltre alla maniera in cui Berlusconi e la Mediolanum ci hanno sempre trattato, con classe e rispetto".
Romano ha giocato e vinto anche con la maglia biancorossa del Bolzano: "Anche a Bolzano ho vissuto una grande stagione - aggiunge -, terminammo vincendo il campionato quell'anno. In particolare voglio ringraziare una persona speciale, un grande giocatore, Gino Pasqualotto, un personaggio che sarà per sempre ricordato nel mondo dell'hockey".
Romano ha giocato anche fra i 'pro' dell'NHL, vestendo la maglia dei Pittsburgh Penguins: "Nella mia vita ho giocato contro tutti i più grandi, anche contro Wayne Gretzky. Ho giocato a fianco di Mario Lomieux, ma è difficile da descrivere, come 'goalie' ci devi giocare contro per capire la sua magia. E' tutto quello che posso dire".
Emozionatissimo, Romano, ha ritirato anche una targa speciale conferitagli dai tifosi. Davanti al pubblico dei tifosi una dichiarazione toccante: “Se un giorno mi troverò di fronte a Dio e mi chiederà se, tornando indietro, dovessi preferire giocare nella lega NHL o nel campionato italiano, non avrei alcun dubbio. Sceglierei gli anni giocati in Italia”.

sabato 4 luglio 2026

Devils Milano, una giornata per ricordare il passato nel segno del futuro

Foto di gruppo... con trofeo (foto Bordignon)
Un centinaio di persone, un ristorante con tre sale riempito ai limiti, come si dice, della capienza, nove giocatori (ex) e uno storico fisioterapista, premi, proiezioni di video e l'annuncio di un progetto: si può veramente definire un successo la Reunion Devils 2026, andata in scena al Celtic Soul di Rozzano, locale di Massimiliano Durante, ex giocatore degli stessi Devils Milano, presente alla giornata assieme a un folto numero di compagni, alcuni dal nome di livello assoluto. C'era il 'goalie' italo-canadese Roberto Romano, oltre 100 partite in NHL nei Pittsburgh Penguins a fianco di Mario Lemieux, c'era Mario Brian Chitarroni, prolifico attaccante che in maglia rossonera ha giocato una sola stagione realizzando però 98 punti in 53 partite vincendo uno scudetto, e trionfando con Varese nella Federation Cup nella stagione 1995-96. Alla giornata hanno preso parte anche ex giocatori italiani di grandissima esperienza, come la storica coppia bolzanina composta dal difensore Paolo Casciaro e dall'attaccante Maurizio 'Niki' Scudier, entrambi vincitori di due scudetti e un'Alpenliga con la maglia dei Devils.
Sul palco, allestito e circondato dagli storici stendardi del tifo rossonero (ma anche da quelli biancorossi degli antesignani Diavoli Milano) a ritirare premi alla carriera sono saliti anche Ricky Tessari, Alex Cintori, Gianni Spoletti, Gianluca Ghedini e il 'padrone di casa' Massimiliano Durante. Premiato anche un emozionatissimo Roberto Morosi, punta di diamante della fisioterapia sportiva italiana, che proprio nei Devils ha cominciato la propria attività, per poi trasferire le proprie competenze fino alla nazionale di sci di fondo femminile e al Milan calcio.
Ospiti a sorpresa, anche se solo al telefono, lo storico capitano Gaetano 'Gaetes' Orlando e l'altrettanto mitico 'rivale' Tony Fiore, attaccante del Milano che tanti dispiaceri nei derby ha riservato alla tifoseria rossonera, cui è stato riservato un lungo applauso e un coro d'ovazione.
E' stata anche annunciata la fondazione dell'Associazione Rossonera Hockey Ghiaccio, una realtà che si propone di custodire la storia dell'hockey milanese nella sua evoluzione dai tempi in cui erano i Diavoli Rossoneri a incarnare questo prezioso binomio cromatico, per passare ai Devils berlusconiani e arrivare infine ai giorni nostri. unendo la comunità dei tifosi con un occhio rivolto al futuro, senza la pretesa, quasi surreale, di pretendere una squadra sul ghiaccio, ma ribadendo la dignità di un movimento che da sempre ha rappresentato una fetta importante della Milano sportiva.

giovedì 2 luglio 2026

La Milano rossonera dell'hockey è pronta al grande ritrovo di sabato 4 luglio

La locandina dell'evento e, a fianco, una foto della curva rossonera
Ormai è tutto pronto. Al Ritrovo Devils 2026 mancano poche ore. Sono anni che l'anima rossonera di Milano non riscopriva le proprie antiche passioni hockeistiche. E, paradossalmente, lo stimolo è arrivato da quello spirito olimpico che ha risvegliato la passione per il disco su ghiaccio all'ombra della Madonnina, portando alla creazione del Milano HC, che parteciperà alla prossima Ice Hockey League, pur con colori diversi da quelli tanto amati dai tifosi dei 'Diavoli', che dominarono il movimento italiano all'inizio degli anni '90: tre scudetti, un'Alpenliga, il Torneo Crotti-Federici, il Trofeo Città di Milano, la Coppa Bossi per il 50° dell'Ambrì Piotta, due quarti posti in Coppa dei Campioni. Il palmarès dei Devils rossoneri è lunghissimo seppur maturato in pochi anni di vita, tra la fine degli anni '80 e la metà dei '90.
Fissato per le ore 12 di sabato 4 luglio presso il locale Celtic Soul (di Massimiliano Durante, ex giocatore degli stessi Devils, in via Isonso 16, Quinto de Stampi, Rozzano), l'evento sarà una totale esperienza immersiva nel mondo dell'hockey ghiaccio, cui prenderanno parte alcuni illustri nomi del mondo del 'puck' rossonero e nazionale: gli italo-canadesi Roberto Romano (storico 'goalie') e Mario Brian Chitarroni (attaccante con centinaia di punti, e minuti di penalità, sulle spalle), con trascorsi importanti in maglia azzurra, gli italiani Paolo Casciaro e Maurizio 'Niki' Scudier, per anni grandi protagonisti sul ghiaccio del PalaCandy (che poi diventò Agorà e ora in totale e colpevole stato di abbandono), altri protagonisti del disco su ghiaccio milanese come Riki Tessari, Gianni Spoletti e Gianluca Ghedini, oltre allo storico fisioterapista Roberto Morosi, diventato poi punta di diamante del reparto medico della sezione calcistica del Milan. Durante l'evento saranno consegnate targhe e premi per i giocatori, con possibilità di autografi e foto per tutti i presenti.
In sala un grande telone vedrà proiettate le immagini degli storici trionfi dei Devils, tra cui l'indimenticabile vittoria nella finale del derby-scudetto contro la Saima, mentre verrà allestito un 'mercatino' dell'hockey con libri, sciarpe, maglie, cards e altri gadget, non solamente legati al mondo Devils, ma a tutto il movimento italiano, europeo ed NHL.
Notizia nella notizia, verrà ufficialmente annunciata la creazione dell'Associazione Rossonera Hockey Ghiaccio, creata per mantenere vivi colori, storie e passioni che, prima ancora dei Devils, si espressero fra gli anni '30 e '50 nei leggendari Diavoli Rossoneri, anch'essi diretta emanazione e costola, come furono poi i 'berlusconiani' Devils, della società calcistica Milan. Una lunga fila di trionfi in Italia e all'estero, su cui si inserì poi in perfetta sintonia il mito dei nuovi 'diavoli' del PalaCandy.

lunedì 15 giugno 2026

Stanley Cup: shutout e vittoria, il trionfo dei Carolina Hurricanes

La Stanley Cup a Carolina (foto sito NHL)
I Carolina Hurricanes hanno vinto la loro seconda Stanley Cup imponendosi per 3-0 in una gara-6 senza storia contro i Vegas Golden Knights. Così, la serie che non doveva finire mai è terminata. E anche abbastanza in fretta. Dopo tre partite che hanno fatto la storia di questo sport, hanno fatto seguito altre tre, tutte con una inerzia chiaramente inclinata verso la squadra di coach Rod Brind'Amour, che con i Canes questa coppa l'aveva alzata da giocatore, nel 2006.
A Las Vegas non c’è stata partita, è mancato quel pizzico di follia che aveva reso indimenticabile l’inizio della serie. C’è stata solo una squadra che sapeva esattamente cosa fare, come farlo e quando chiudere la porta in faccia all’avversario. Carolina ha dominato ogni centimetro del ghiaccio, soffocando ogni tentativo di reazione dei Golden Knights e trasformando la sesta partita in una lunga, inevitabile marcia verso la coppa.
Il gol di Taylor Hall, dopo appena 3'47", ha dato subito il tono della serata: un taglio alle spalle della difesa, un passaggio millimetrico di Jaccob Slavin, un polsino secco che passa sotto il braccio di Carter Hart. Un lampo, e già si è capito che Vegas non avrebbe avuto la forza di ribaltare l’inerzia della gara. La squadra di John Tortorella ha trovato solo un muro, con un nome preciso, il 'goalie undrafted', Brandon Bussi: 22 parate, alcune semplici, altre decisive, tutte con la stessa freddezza di chi non sente il peso del momento. E' lui il simbolo della svolta della serie: entrato quasi per disperazione in gara-3, ha cambiato il modo in cui Carolina difendeva, ha dato sicurezza, ritmo e convinzione. E in gara-6 ha messo il sigillo con uno 'shutout', il primo in questa finale, che non lascia spazio a discussioni.
Il raddoppio, firmato Jackson Blake a metà del secondo periodo, è stato il manifesto della nuova Carolina: pressione alta, recupero del disco, passaggio immediato, conclusione pulita. Blake, che in questa post-season è cresciuto come pochi, ha chiuso la serie con una maturità che non appartiene ai suoi anni. E' stato lui, più di chiunque altro, a incarnare la profondità degli Hurricanes: non solo stelle, ma una struttura che funziona e non lascia buchi.
Vegas, invece, si è persa. Ha tirato poco, ha tirato male, ha tirato tardi. Ha avuto un’unica vera occasione con Brett Howden nel primo periodo, neutralizzata da Bussi con un intervento che ha spento l’arena. Poi il nulla. Diciotto minuti senza un tiro tra secondo e terzo periodo. Tortorella ha provato a cambiare qualcosa inserendo Reilly Smith, al rientro dopo più di un mese, ma non è bastato. Senza William Karlsson e, soprattutto, senza idee, Vegas è sembrata una squadra arrivata al capolinea.
Il 3-0 finale, firmato da Nikolaj Ehlers a porta vuota, è stato solo la conferma di una serata già scritta. Ma il vero sigillo è arrivato poco dopo, quando Jordan Staal ha sollevato il Conn Smythe Trophy. Sei gol in questa serie, uno in ognuna delle prime cinque partite, record e storia scritta a 37 anni. Il leader silenzioso, l’uomo che ha tenuto insieme la squadra nei momenti più difficili.
E allora sì, la serie che sembrava infinita è finita. E' finita perché Carolina ha trovato la sua identità nel momento più complicato. E' finita perché Vegas, dopo aver sfidato la logica per settimane, non aveva più benzina. E' finita perché i Canes hanno imposto un ritmo che nessuno poteva reggere. Vent’anni dopo, la Stanley Cup torna a Raleigh.

Leggi anche:

Gara-1: Carolina - Vegas 4-5  
Gara-2: Carolina - Vegas 4-3 OT
Gara-3: Vegas - Carolina 5-4 OT
Gara-4: Vegas - Carolina 3-5
Gara-5: Carolina - Vegas 4-2

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sabato 13 giugno 2026

Milan senza vergogna: dimenticato l'anniversario della morte di Berlusconi

La 'home page' del sito rossonero
Il Milan prosegue nella sua caduta verso il basso e, potendo, riesce ancora di più a scavare nel peggio. Tre anni fa se ne andava Silvio Berlusconi che, in ambito calcistico (ma anche sportivo più in generale), ha segnato la storia della società rossonera e del calcio.
Purtroppo l'attuale società milanista (di cui, francamente, si ignora la reale composizione, sia dei vertici che, a scendere, del resto della nomenclatura, non ha ritenuto necessario doverne ricordare l'anniversario. Una testimonianza in più, se fosse necessario, di quanto sia urgente cacciare i 'mercanti dal tempio rossonero' al più presto, di quanto sia importante la protesta dei tifosi, ma soprattutto una diserzione completa dallo stadio, il rifiuto di abbonarsi, esattamente come hanno fatto i tifosi della Lazio a Roma.

venerdì 12 giugno 2026

Stanley Cup, gara-5: Staal mette ancora la firma, Carolina si prende due match-point

L'apertura del sito NHL dopo gara-6
I Carolina Hurricanes vincono gara-5 della finale di Stanley Cup per 4-2 sui Vegas Golden Knights, un risultato che li porta avanti nella serie per 3-2, regalando loro così ben due match-point, il primo dei quali, in trasferta, andrà in scena per gara-6 a Las Vegas, fissata per domenica notte. Si comincia dopo l'esecuzione di un famoso pezzo degli Scorpions, "Rock You Like A Hurricane" e, ovviamente, l'inno nazionale, alla presenza del bomber calcistico norvegese Erling Haaland (con maglietta d'ordinanza di Carolina). La partita si accende presto, perché sono gli ospiti a colpire per primi: Pavel Dorofeyev sfrutta il power-play dopo l’ingenuità di Nik Ehlers, che spedisce il puck oltre la balaustra. Dall'inizio della superiorità sono passati appena 30 secondi, sul giro‑disco Jack Eichel trova un corridoio perfetto dal lato destro, Dorofeyev si apre sul cerchio d'ingaggio e infila Brandon Bussi con una conclusione secca. La replica di Carolina non si fa attendere, la squadra di Rod Brind'Amour genera diverse buone occasioni ma fatica nelle conclusioni, tanto che il pubblico implora dalle tribune "shoot!", ovvero tira. La risposta dei Canes arriva dopo nemmeno cinque minuti, con Jordan Staal che continua la sua serie irreale. Carolina lavora bene il disco in zona offensiva, Ehlers si riscatta con un tiro teso dalla blu e lo stagionato capitano, piazzato davanti allo slot, devia con un tocco chirurgico che spiazza Carter Hart. E' il pareggio che fa esplodere il Lenovo Center e che permette a Staal di eguagliare il record di 5 gare consecutive a segno in una finale (con 6 gol realizzati finora).
Il sorpasso arriva nel secondo periodo, quando la pressione di Carolina diventa asfissiante. In superiorità numerica Andrei Svechnikov riceve sul lato sinistro, finta il passaggio centrale e sorprende Hart con un tiro rasoghiaccio che passa tra i gambali del portiere (31'58"). Un'esecuzione rapida, pulita, che premia un power-play finalmente incisivo e che porta i Canes avanti. Il colpo che indirizza la serata arriva però a due minuti dalla seconda sirena. Jordan Martinook ruba un disco sanguinoso a Shea Theodore dietro la porta, serve Sebastian Aho defilato sulla destra e il finlandese, quasi senza angolo, trova un varco impossibile sopra la spalla di Hart. Un gesto tecnico di pura classe che vale il 3‑1 e che chiude un periodo dominato in ogni zona del ghiaccio.
Il terzo periodo comincia nel segno della speranza per Vegas che, in questi playoff, è riuscita in ben 9 rimonte, di cui ben 4 nel terzo periodo. E dopo meno di due minuti Brett Howden ha il disco buono, su un rimbalzo sporco di Bussi, ma fallisce la conclusione. Ribaltamento di fronte ed è Hart a dover uscire alla disperata per sventare un attacco di Carolina. Jack Eichel prende una ingenua penalità per sgambetto: Hart è sotto pressione, ma riesce a frenare le due conclusioni dei padroni di casa. Sono però ancora gli Hurricanes a rendersi pericolosissimi con William Carrier, che coglie la traversa alle spalle di Hart. Il dominio dei padroni di casa è evidente, e si concretizza nella quarta rete, che cade ancora in power-play (Mark Stone in 'double minor' per bastone alto su Jalen Chatfield), con Andrei Svechnikov che firma la sua 6.a marcatura dei playoff, in questo caso 'servito' da Nikolaj Ehlers (10° assist in post-season) e Shayne Gostisbehere (9°). La partita sembra prendere una strada ben precisa e arriva così inatteso il secondo gol di Dorofeyev della serata (12 per lui nei playoff), una respinta corta di Bussi su una conclusione di Theodore. Gli ospiti prendono coraggio, una conclusione di Rasmus Andersson viene bloccata da Bussi. L'extra-attacker di Vegas entra con quasi tre minuti ancora da giocare e, 133 secondi dalla fine, Ehlers si prende una penalità per ritardo del gioco (disco lanciato fuori dalla balaustra): in 6-contro-4 i Golden Knights colgono un palo, rischiano di subire in contropiede il quinto gol, ma il risultato non cambia più.
Hart esce ancora con almeno 4 reti sul groppone subite in ognuna delle gare di finale di finale disputate, un record assoluto certo non invidiabile per una finale di Stanley Cup, ma soprattutto Vegas perde anche William Karlsson per infortunio. Per la prima volta gli Hurricanes si portano in vantaggio nella serie, mentre Vegas, due volte avanti nella sfida di finale, sarà ora obbligata a vincere le due partite rimanenti, infliggendo agli Hurricanes una doppia sconfitta che manca loro da metà gennaio in regular-season. Chi, dal 2000, ha vinto gara-5, si è imposto nel 75% dei casi, ovvero un 20 contro 7 che elegge Carolina come favorita per la vittoria finale.

Leggi anche:
Gara-1: Carolina - Vegas 4-5  
Gara-2: Carolina - Vegas 4-3 OT
Gara-3: Vegas - Carolina 5-4 OT
Gara-4: Vegas - Carolina 3-5

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mercoledì 10 giugno 2026

Stanley Cup, gara-4: Carolina si riprende la parità, Il vecchio Staal protagonista

Il sito NHL inneggia a Jordan Staal
Vegas Golden Knights
e Carolina Hurricanes continuano a costruire una finale di Stanley Cup leggendaria. Gara‑4, alla T‑Mobile Arena, è stata l’ennesima dimostrazione di una serie che non concede tregua: Carolina vince 5‑3, impatta la serie 2-2 e rimanda ogni certezza a Raleigh. Una partita che ha confermato la natura selvaggia di questa sfida, con momenti di dominio alternati e un ritmo che non permette di respirare.
L’avvio è stato un lampo: Logan Stankoven ha sbloccato dopo poco più di un minuto, raccogliendo un passaggio filtrante di Jalen Chatfield e superando Carter Hart con un tocco ravvicinato dopo essersi infilato tra due difensori. Poco dopo è arrivato il raddoppio di Jackson Blake, bravo a farsi trovare libero sul lato sinistro e a concludere di prima intenzione su un disco servito da Taylor Hall. Due affondi secchi, costruiti con velocità e precisione, che hanno gelato il pubblico di Las Vegas.
La reazione dei padroni di casa è arrivata con Mark Stone, che ha accorciato sfruttando un’azione insistita: Shea Theodore ha tenuto vivo il disco sulla linea blu, Brayden McNabb lo ha rimesso verso il centro e Stone, appostato davanti alla porta, ha deviato di prima intenzione. Carolina ha però ristabilito il doppio vantaggio con Jordan Staal che, in superiorità numerica, ha raccolto un passaggio di Shayne Gostisbehere e ha insaccato con un tocco rapido da distanza ravvicinata.
Il secondo periodo ha ribaltato l’inerzia: Vegas ha alzato il ritmo, costringendo Carolina a difendersi più bassa. William Karlsson ha riportato i suoi a contatto con un’azione costruita in velocità: Rasmus Andersson ha aperto il gioco sulla destra, Mitch Marner ha servito Karlsson nello spazio e il centro svedese ha infilato Brandon Bussi con un tiro preciso sul palo lontano. Il pareggio è arrivato con Brett Howden (14 gol per lui nei playoff), che ha approfittato di un disco recuperato da Colton Sissons per avanzare sul lato sinistro e sorprendere Bussi con una conclusione potente sotto la traversa.
Nel frattempo, Carolina ha rischiato grosso su un paio di ripartenze: Jack Eichel ha colpito la traversa dopo un’azione personale, mentre Stone ha sfiorato il vantaggio con un tocco ravvicinato respinto da Bussi con un intervento d’istinto. Da segnalare anche un duro contatto su Blake, finito contro le balaustre dopo una carica di McNabb: il giovane attaccante si è rialzato con fatica, ma ha continuato la partita.
Il terzo periodo ha riportato la partita sul binario degli Hurricanes. L’episodio decisivo è nato da un errore in uscita di Vegas: Theodore ha perso il disco sotto pressione, Seth Jarvis ha provato la conclusione, Hart ha respinto ma il rimbalzo è finito verso Jordan Staal. Il capitano, sbilanciato e in caduta, è riuscito comunque a deviare il disco sollevandolo quel tanto che bastava per superare il 'goalie' di casa. Un gesto istintivo, sporco, ma perfetto nella sua efficacia.
Vegas ha tentato l’assalto finale, togliendo Hart per l’uomo in più, ma Carolina ha chiuso i conti con Nikolaj Ehlers, che ha recuperato un disco vagante a centro pista e ha depositato nella porta sguarnita dopo aver resistito al tentativo di recupero di due difensori. La sirena ha sancito un 5‑3 che rimette tutto in equilibrio. Carolina ha mostrato carattere, sfruttando la serata di grazia di Staal e la solidità di Bussi nei momenti più delicati. Vegas ha pagato qualche leggerezza di troppo, soprattutto nelle transizioni difensive, pur confermando la capacità di rientrare in partita anche quando sembra alle corde. La serie ora torna a Raleigh, con la sensazione che ogni dettaglio possa spostare l’inerzia della coppa.

domenica 7 giugno 2026

Stanley Cup 2026, Gara‑3: Vegas domina, crolla e risorge, vittoria all'overtime su Carolina

La foto del dopo gara inserita sul sito NHL
I Vegas Golden Knights si portano sul 2-1 nella serie di finale di Stanley Cup contro i Carolina Hurricanes al termine di una partita folle e infinita, l'ennesima di una sfida che, si spera, possa arrivare alla settima partita. Finisce 5-4 all'overtime ed è stata la gara dei record, che verranno posti alla fine di questo articolo, "first time for everything", com'è il titolo del sito NHL. Carolina riesce in una rimonta d'altri tempi, che però si blocca nel secondo overtime, chiudendo allo stesso tempo il suo record di 6-0 in trasferta nella 'post-season' e la sua serie di vittorie in fila nelle gare-3 di questa stagione.
I padroni di casa ritrovano in difesa Brayden McNabb, uscito per una violenta discata al volto in gara-2 e protetto da una visiera in ferro. Dopo un primo periodo molto equilibrato e intenso, con squadre molto attente e poche occasioni da rete, i botti arrivano nel secondo, grazie anche alle numerose pecche difensive degli Hurricanes, in particolare da parte di K'Andre Miller e Sean Walker, tardivi nel liberare il proprio terzo, e Alexander Nikishin, che svirgola clamorosamente il puck, lasciando ghiaccio libero per l'ultimo dei gol realizzati da Mitch Marner. Il parziale del 'drittel' direbbe 4-0, in realtà però le reti realizzate dai Golden Knights sono state ben sei, visto che nei primi cinque minuti Vegas ha realizzato due gol, entrambi annullati dal 'coach's challenge' operato da Rod Brind'Amour. Ma dove la panca riesce la panca fallisce, con una penalità per troppi uomini sul ghiaccio che spiana la via per il vantaggio di Vegas, che arriva dopo appena 10 secondi di superiorità grazie a Tomáš Hertl al 30'26", quinto per lui nei playoff. Il secondo periodo è un assalto continuo, un’onda che travolge Carolina e la lascia senza respiro. A grande protagonista, manco a dirlo, si erge il 'dinamico' Marner. L'ex torontino si prende la scena con una prestazione che entra direttamente nella storia: quattro punti in 20 minuti, una 'hat-trick' costruita in sei minuti e 10 secondi e diventata la più veloce mai registrata in una finale. Il primo gol nasce da un tocco fortunoso, deviato da un difensore avversario, ma gli altri due sono pura esecuzione: breakaway, freddezza, precisione. Vegas vola sul quadruplo vantaggio.
Partita chiusa? Una serie da delirio come questa dice di no e il terzo periodo lo conferma. Carolina toglie il 'goalie' Frederik Andersen (tornato 'in versione' Toronto) e inserisce Brandon Bussi. Il 'drittel' però si apre ancora nel segno dei padroni di casa che, con quattro reti di vantaggio, giocano in scioltezza e sembrano addirittura in superiorità. La vera superiorità la trova invece Carolina, che però, in fase di vantaggio, regala disco all'implacabile Mitch che, lanciato da solo a rete, subisce il fallo che regala ai Golden Knights il rigore che potrebbe valere il quinto gol. Sul disco va lo stesso Marner che, stavolta, si dimostra meno implacabile del solito, vedendosi il tiro in 'backhand' parato da Bussi. Gli Hurricanes ritrovano ritrovano ossigeno e, all'improvviso, fanno saltare per aria la gara, riscrivendo la storia in 39 secondi: Jordan Martinook, Taylor Hall e Jordan Staal firmano la tripletta più rapida mai vista in una finale di Stanley Cup, fra il 7'03" e il 7'42" del periodo, roba da stropicciarsi gli occhi, sebbene con la collaborazione di una difesa di casa un po' troppo addormentata. Il gelo cala su Vegas, il pubblico non capisce cosa stia succedendo, la panchina dei Golden Knights si contrae, John Tortorella si guarda attorno incredulo. E quando mancano meno di due minuti, con il portiere fuori e un power-play disperato per il più classico 'delay of game', arriva il pareggio: Andrei Svechnikov si avventa su un rimbalzo e lo spinge dentro in un mischione senza domani. Tortorella dalla panca cerca la scusa per una 'challenge' ma è il giocatore di Vegas a spingere quello di Carolina dentro la gabbia, e non viceversa. Si passa così al supplementare.
Il primo overtime è una lunga apnea. Occasioni sporche, gambe pesanti, portieri che tengono in piedi tutto. Marner sfiora il poker, Bussi gli chiude la porta. Dall'altra parte, un 'backhand' di Dylan Coghlan rischia di chiudere la serata, ma il puck resta lì, incastrato tra panico e miracolo. Si va al secondo supplementare, con l’arena che alterna silenzi e boati, e i giocatori che sembrano andare ognuno oltre il proprio limite. La fine arriva su un episodio che sintetizza perfettamente la follia di gara‑3: Shea Theodore tira basso dalla distanza, il disco sbatte violentemente sulle balaustre dietro la porta, rimbalza verso il traffico e colpisce il pattino di Bussi, che sta leggendo la traiettoria in modo troppo aggressivo. La deviazione è fatale, il puck entra alle spalle del 'goalie', fine. Un gol che non è un gol, un autogol che non esiste nelle statistiche, un rimbalzo che decide una partita che nessuno meritava davvero di perdere.
Vegas scampa a un crollo epocale, Carolina sfiora un’impresa mai riuscita a nessuno: rimontare quattro gol nel terzo periodo di una finale. La serie ora dice 2‑1 per i Golden Knights, e la storia ricorda che chi passa avanti dopo gara‑3, una gara cosiddetta 'pivotal', vince la Stanley Cup nell'80% dei casi. Ma dopo tre partite così, le percentuali sembrano solo numeri vuoti.

A proposito di numeri, eccone alcuni di questa gara indimenticabile:
1. Mitch Marner ha tirato il 14º rigore nella storia delle finali di Stanley Cup. Solo un giocatore è riuscito a segnare: Chris Pronger contro Cam Ward dei Carolina Hurricanes nella finale del 2006.
2. Mitch Marner ha realizzato l’'hat-trick' più veloce nella storia delle finali di Stanley Cup (6'10"), portando Vegas sul 4‑0 dopo due periodi. Ha così superato il record di 'un certo' Maurice Richard: 6'21" nel 1957.
3. I 4 punti realizzati da Mitch Marner in un periodo eguagliano il poker di Frank Foyston nel 1919.
4. Gli Hurricanes hanno segnato tre gol in 39 secondi, la tripletta più rapida nella storia delle finali di Stanley Cup e solo la 5.a volta in assoluto che una squadra segna 3 reti così velocemente in una partita di playoff. Il precedente record per i 3 gol più rapidi in finale apparteneva ai Montreal Canadiens del 1954, che li avevano realizzati in 56 secondi più di 72 anni fa.
5. Jordan Staal raggiunge Brad Marchand (3 partite in fila nel 2025) come secondo giocatore di 37 anni o più a segnare nelle prime 3 gare di una finale di Stanley Cup.
6. Non c’è mai stata una rimonta vincente con 4 gol di svantaggio in una finale di Stanley Cup (e solo 4 volte in qualsiasi partita di playoff). Il margine più ampio mai recuperato per vincere una gara di finale è stato di tre gol: l’ultimo caso quello degli Edmonton Oilers in gara‑4 dello scorso anno; prima ancora, l’episodio precedente risaliva ai Carolina Hurricanes in gara‑1 della finale 2006.
7. Solo una volta una squadra era riuscita a recuperare uno svantaggio di 4 o più gol in una finale di Stanley Cup, indipendentemente dal risultato finale. Accadde più di 50 anni fa, in gara‑1 della finale 1972: i New York Rangers erano sotto 5‑1, riuscirono a pareggiare 5‑5, ma persero poi 6‑5 nei tempi regolamentari contro i Boston Bruins.


Altre foto tratte dal sito NHL:

Mirra Andreeva regina di Parigi: a 19 anni conquista il Roland Garros

Mirra Andreeva (foto Eurosport)
La tennista russa Mirra Andreeva completa la sua ascesa più luminosa nel giorno più atteso: la finale del Roland Garros. Sul Philippe Chatrier domina Maja Chwalinska con un netto 6-3, 6-2, chiudendo un torneo che l’ha vista crescere partita dopo partita, fino a diventare la più giovane campionessa a Parigi dai tempi di Monica Seles.
La polacca, arrivata dalle qualificazioni e protagonista di un percorso sorprendente, ha provato a restare in scia nei primi game, ma la differenza di potenza, ritmo e lucidità è emersa presto.
Il match si è deciso soprattutto nella gestione dei momenti chiave: quattro break nei primi quattro giochi hanno mostrato la tensione di entrambe, ma una volta 'sciolto il braccio' Andreeva ha preso il controllo, infilando nove game consecutivi tra primo e secondo set.
La Chwalinska ha ammesso con sincerità: «Ci sono stati dei momenti in cui mi sono dovuta dare dei pizzichi per capire che tutto questo è reale… ma è stata colpa di Mirra, è stata troppo forte».
Per la Andreeva, invece, il trionfo è la realizzazione di un percorso immaginato a lungo: «Osservavo il Roland Garros sin da bambina: non riesco a credere di avere la coppa in mano». In conferenza stampa ha raccontato quanto la preparazione mentale sia stata decisiva: «Ho parlato con la mia psicologa prima della semifinale e della finale. Mi ha aiutata a vivere questi momenti nel modo giusto». E ha aggiunto una frase che sintetizza la sua fame agonistica: «È una sensazione un po’… 'addictive'. Voglio provare tutto questo una seconda volta».
Accanto a lei, come sempre, Conchita Martínez, sua allenatrice: «Grazie per avermi spinto al limite e per farmi lavorare anche quando non ne ho voglia», ha detto la russa, che considera la coach quasi una figura di famiglia. Nel racconto della sua crescita non mancano le ispirazioni: Federer, Sharapova, Kuznetsova. «Ho sognato questo momento, ho pensato a come sarebbe successo… ma la sensazione nella vita reale è molto più bella di qualsiasi sogno».

venerdì 5 giugno 2026

Milano Hockey Club, adesso è realtà: la partenza è con il piede giusto

McSorley, Margiotta e Leitner (foto Bordignon)
Milano torna sul ghiaccio. E' stavolta lo fa per davvero. Lo slogan utilizzato per aprire la conferenza stampa di presentazione del Milano Hockey Club ha dapprima destato curiosità, quindi fornito certezze. Il progetto per lanciare la nuova squadra 'Della Madonnina' in ICE Hockey League, non solo esiste, ma pare proprio essere serio.
Merito dei presenti all'evento, a cominciare da Chris McSorley, allenatore di lungo corso alla transenna del Ginevra Servette in National League, condottiero nell'ultima stagione del Sierre in Swiss League, ora 'prestato' ad interim a Milano per aiutare in questa delicata fase di costruzione della squadra, in attesa di un general manager ufficiale. Un volto importante, una garanzia che può avere pesato non poco nella decisione dell'ICE Hockey Milano di accettare il nuovo club che, è stato detto, malgrado il cobra (o presunto tale) sulla schiena delle felpe presentate dai relatori, non avrà alcun 'nick' e si presenterà semplicemente come Milano Hockey Club.
Lo stesso McSorley ha annunciato anche il primo acquisto ufficiale della nuova Milano: si tratta di Nick Saracino, giocatore statunitense nato a St. Louis ma naturalizzato italiano, che in Italia ha militato con Asiago, Bolzano e Val Pusteria. La squadra, comunque, ha proseguito McSorley, è già fatta al completo e, garantisce, ci saranno numerosi giocatori con passaporto italiano (se poi questi siano nati all'estero o nel Belpaese non è stato specificato). "Presto seguiranno altri annunci - ha detto McSorley -, abbiamo lavorato nell’ombra, ma la squadra è praticamente fatta. Il nuovo allenatore? E' già 'on board'”.
A prendere la parola per primo è però stato il presidente della società, Christoph Leitner, principale protagonista del progetto della nuova arena, capienza prevista 3990 posti, a ridosso della Fiera di Rho. "I protagonisti non siamo noi, ma sono gli atleti - ha detto aprendo la conferenza -, i giovani per i quali questa operazione nasce e deve essere sostenibile. Ed è il motivo per cui ci siamo messi insieme ai Milano Devils, che fanno un grande lavoro di 'development'. Importante la cosiddetta 'legacy' delle Olimpiadi: vogliamo provare che questa esiste e che si può costruire veramente qualcosa di positivo. Milano ha una storia enorme, una cultura sportiva". Importante il capitolo palazzetto: "Il nostro è un progetto serio, avremo un impianto provvisorio che, comunque, sarà serio, simile a quello utilizzato per le Olimpiadi. Milano è stata anche accettata per ospitare i Mondiali femminili 2027 e queste sono le cose belle da trasmettere oggi". Lo stesso Leitner, cosa molto importante, ha fatto notare che Milano non usufruirà di deroghe e che potrà (oltre che dovrà) essere pronta per giocare in casa già ai primi di ottobre, con le trasferte ridotte alla sola fine del mese di settembre (l'ICE comincia il 18). La preparazione si svolgerà tra Madesimo e, 'worst case', Vipiteno, mentre si stanno studiando già alcune amichevoli (probabile almeno una con il Sierre).
Importante anche le tempistiche annunciate a margine della conferenza: l'impegno del gruppo a capo della società è di cinque anni per un investimento spalmato di 30 milioni di euro. Ovviamente l'apertura a nuovi sponsor è totale, e in tal senso già diversi incontri sarebbero avvenuti con importanti realtà con sede in Lombardia ma con caratura nazionale.
Marco Margiotta, CEO di House of Doge e principale finanziatore del progetto, ha spiegato le ragioni dell’investimento e gli obiettivi di lungo periodo del Milano Hockey Club, sottolineando il potenziale della città di Milano come piattaforma sportiva, economica e internazionale: “Milano è una delle città più importanti del mondo, non potevo credere che non ci fosse una squadra di hockey professionistica. Voglio rigraziare tutti, in America l'hockey è uno sport molto seguito, io sono cresciuto in una casa italiana, ho unito le due cose e creare una cosa del genere era oltre le mie aspettative, per me è importante creare un club di hockey in una città come Milano, creare un progetto sostenibile. Milano vuole partire per restare. C'è una grande spinta, ma c'è anche un lavoro da fare tutti i giorni".
Ampio spazio è stato dedicato anche allo sviluppo del vivaio. Paolo Florean, vicepresidente della squadra che, fino a pochi giorni fa si chiamava Milano Devils, ha illustrato il percorso che porterà alla creazione di una filiera completa di tutte le categorie con il nuovo nome di Milano HC Prospects: “Giocheremo con gli stessi colori della prima squadra, per creare un’identità di club fin dai più piccoli. Siamo grati a chi oggi sta dando un’opportunità concreta di crescita al movimento hockeistico milanese”. Il presidente del club (ex) rossonero, Udo Portele, ha chiosato: "Ora diamoci dentro".

Stanley Cup 2026, gara-2: Vegas prima il sogno e poi l'incubo, Carolina vince in overtime

"Sudden Seth Overtime": il titolo del sito NHL dice tutto
Sì, è ufficiale. Quella fra Carolina Hurricanes e Vegas Golden Knights promette di essere una delle serie di finale di Stanley Cup più belle viste negli ultimi anni. Anche gara-2, come la prima sfida, si risolve sul filo del rasoio, anzi oltre. Gli Hurricanes si impongono per 4-3 all'overtime, recuperando due reti di svantaggio iniziali, dissipando la vittoria nel finale ma ritornando in sella in un supplementare durato forse troppo poco.
Vegas aveva iniziato come in gara‑1: ordinata, spietata, capace di colpire al momento giusto. Brett Howden ha firmato entrambe le reti del vantaggio, confermando una 'post-season' da record con 13 reti nel carniere: la prima al 13'33", sfruttando un lungo aereo 'aereo' del solito Mitch Marner (16° assist dei playoff per lui)) e, liberatosi di Sean Walker, bravo a freddare Frederik Andersen. La seconda al 27'23", già nel periodo centrale, portandosi a spasso un marcatore feroce come Jaccob Slavin e poi infilando la rete dalla breve distanza. Nel mezzo due belle occasioni per i padroni di casa con Andrei Svechnikov e Sebastian Aho, forse troppo poco per una squadra che aveva bisogno della vittoria come l'acqua nel desert, ma che comunque ha provato e riprovato a scoccare tiri verso la gabbia avversaria (alla fine saranno 26 a testa). La squadra di Rod Brind'Amour è parsa arrancare: linee mescolate, ritmo intermittente, zero profondità offensiva, subito una grande occasione non sfruttata da Taylor Hall. Nel frattempo, da segnalare il ko di Brayden McNabb: il difensore di Vegas, colpito al volto da un disco, è uscito coprendosi con le mani naso e bocca e subito è stato ricoverato in ospedale: un episodio che ha scosso la panchina ma che ha, soprattutto, costretto coach Joe Tortorella a ruotare in difesa cinque giocatori.
Nel terzo periodo, dopo sette minuti, arriva l'occasione che potrebbe chiudere la partita: Marner friceve disco da posizione centrale e lascia partire una saetta che si schianta sulla traversa dopo essere stata deviata provvidenzialmente da Jalen Chatfield. Si entra così negli ultimi dieci minuti, con Vegas che sembra ancora poter gestire la partita ma all’improvviso, il terzo periodo prende fuoco: Logan Stankoven accende la miccia con un’azione personale da predestinato. Ingaggio nella zona difensiva di Vegas vinto da William Karlsson, ma Stankoven si fa sotto, ddietro alla gabbia recupera, accelera, strappa il disco, gira attorno alla porta difesa da Carter Hart e lo infila in 'backhand', sfruttando il tocco di pattino di Jeremy Lauzon. Il Lenovo Center è una bolgia e passano poco più di due minuti che Carolina pareggia: William Carrier trova un grande assist cadendo per Mark Jankowski, la cui staffilata nell'angolino vale il pareggio e la sua prima rete della 'post-season'. A cinque minuti dalla fine esatti arriva la grande occasione per i Golden Knights, con Ivan Barbashev che si crea una doppia chance clamorosa, ma in entrambi i casi, non si sa come, Andersen riesce a metterci una pezza, complice il classico 'mischione' davanti (e dentro) la gabbia. Vegas chiede addirittura il gol, e Tortorella lancia la 'challenge' che, svanita, regala due minuti di power-play ai padroni di casa. Una superiorità che gli Hurricanes sfruttano dopo appena 25 secondi con il 'sempreverde' Jordan Staal, 37 anni e non sentirli. bravo a deviare un disco che sembrava disegnato apposta per lui dopo un tiro secco di Shayne Gostisbehere. Tre gol in poco più di cinque minuti: un ribaltone che ha ricordato a tutti quanto Carolina sappia trasformarsi quando sente l’odore del sangue. Ma Vegas non muore mai. A tre minuti e mezzo dalla sirena Jackson Blake prende due minuti per 'interference' su Barbashev, il 'goalie' ospite va in panca per l'uomo di movimento in più sul ghiaccio ma, pochi secondi dopo la fine senza esito della penalità dei padroni di casa, Mark Stone gela l’arena con la rete del pareggio, sfruttando l’ennesima invenzione di Marner, riprendendo da sotto il puck liberato malamente dalla difesa di casa con la complicità di Andersen. Un colpo al cuore per i 'Canes', che però non hanno perso lucidità.
L’overtime è stato un monologo: pressione, ritmo, occasioni. E quando Tomáš Hertl, l'eroe di gara-1, commette un fallo ingenuo su Staal, il destino bussa alla porta. Seth Jarvis, fin lì quasi invisibile, trova il colpo della rinascita: 'one‑timer' secco dalla sinistra, preciso, imparabile. Il Lenovo Center esplode per la rete che regala la vittoria a Carolina e riporta in parità la serie sull'1-1.
La sfida ora si trasferisce a Las Vegas, con gara-3 che andrà in scena domenica, per una gara che avrà le caratteristiche 'pivotal'. Chi vince potrebbe portare l'inerzia della coppa dalla sua.

Leggi anche:
Gara-1: Carolina - Vegas 4-5
 

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mercoledì 3 giugno 2026

Stanley Cup 2026, gara-1: Vegas 'corsara', supera Carolina in una partita epica

Il sito NHL esalta la vittoria di Vegas
La finale di Stanley Cup 2026 si apre come meglio non si potrebbe con un scintillante 5-4 ottenuto dai Vegas Golden Knights in casa dei Carolina Hurricanes. Due squadre che, nel corso della partita, si sono rincorse e superate fin quasi alla sirena finale ma con gli ospiti che, alla fine, non hanno rubato nulla in attesa della seconda sfida, che si disputerà ancora a Raleigh la sera di giovedì 4 giugno.
Pronti, via, fra gli arbitri 'un certo' Wes McCauley, passano 25 secondi e tanto basta ai Carolina Hurricanes per incendiare gara-1 della finale: Nikolaj Ehlers scappa in 2 contro 1 e infila Carter Hart sotto il guanto, facendo esplodere il Lenovo Center. È l’avvio che ogni squadra sogna, un pugno sul tavolo che conferma l’identità dei 'Canes': pressione, velocità, zero esitazioni. Un minuto dopo potrebbe arrivare già il bis, ma Jaccob Slavin centra la traversa in piena corsa. Carolina vola, il pubblico è una bolgia. Vegas fatica a uscire dalla propria zona, soffocata dalla pressione avversaria. Gli Hurricanes trasformano ogni errore in un’occasione, e al 12'08" arriva il raddoppio: ancora Ehlers, ancora in fuga solitaria, questa volta con un movimento secco tra i gambali: sesto gol per lui nei playoff. La difesa dei Golden Knights è sorpresa durante un cambio, Jack Eichel non riesce a liberare il disco e Jalen Chatfield serve il danese con un passaggio perfetto. E' il 2-0 e sembra l’inizio di una serata lunga per gli ospiti. Ma Vegas non crolla. Al 13'28" Shea Theodore accorcia con un tiro dalla distanza che passa attraverso il traffico. Carolina valuta la possibilità di un 'challenge' per interferenza, poi rinuncia. Il gol ridà fiato ai Golden Knights, che chiudono il periodo in crescita e resistono a un power-play complicato, sfiorando persino il pari con Howden appena uscito dal 'penalty box'. Il primo intervallo arriva sul 2-1, con Carolina avanti nel punteggio e nei tiri (10-3), ma con Vegas di nuovo in partita.
L’inizio del secondo periodo ribalta l’inerzia: dopo appena 30 secondi di gioco Ivan Barbashev trova il 2-2 su assist di Eichel, replicando la rapidità del gol lampo di Ehlers nel primo periodo. I Golden Knights ora pattinano, pressano, credono nella rimonta. E infatti al 24'35" William Karlsson completa il sorpasso: 3-2 per Vegas, silenzio improvviso sugli spalti. Frederik Andersen, fin lì quasi perfetto in tutta la postseason, appare meno sicuro mentre i Knights aumentano ritmo e fisicità. La partita diventa una battaglia di nervi e dettagli, con Carolina che prova a ritrovare ordine e Vegas che gioca con la sicurezza di chi ha già ribaltato serate complicate. Ma gli Hurricanes non mollano. A metà periodo, quando l’inerzia sembra ormai tutta dorata, è il capitano Jordan Staal a rimettere insieme i pezzi: intercetta un disco sanguinoso perso da Hanifin, riceve da Miller e fulmina Hart con un polsino secco sotto la traversa. Il 3-3 riaccende il pubblico e restituisce alla partita il suo equilibrio (16-15 i tiri al 40' per Carolina), quello atteso in una finale tra due squadre capaci di dominare le rispettive conference. Il secondo periodo si chiude con una penalità per Chatfield che rende ancora pericolosa Vegas, ma Andersen stavolta fa buona guardia, aiutato anche dal palo destro, colpito per l'occasione da Tomas Hertl.
Il terzo periodo chiude la panelità di Chatfield, ma dopo un minuto e venti secondi Vegas passa di nuovo: Carolina fatica a liberare il proprio terzo, Theodore prende il disco dalla blù e lo scarica verso la gabbia di Andersen, là dove era pronto alla deviazione Brett Howden, autore così della sua 11.a rete dei playoff. Gli Hurricanes sentono il colpo, Vegas va ancora vicina al gol, usufruisce di una superiorità che potrebbe essere letale, ma gli Hurricanes si difendono con ordine e, ancora una volta, trovano il varco giusto per pareggiare la partita, stavolta con una saetta in diagonale di Shayne Gostisbehere che, dalla sinistra e in azione personale al 51'19", trova il gol del 4-4 sfruttando un passaggio davanti alla gabbia di Stankoven. Entusiasmo sulle tribune, Carolina ritrova spirito e iniziativa. Vegas ci prova, Dorofeyev strappa un disco prezioso in attacco e prova un tiro, fermato da Andersen, mentre dall'altra parte arriva un vero e proprio miracolo di Hart a fermare uno 'shot' a botta sicura di Jarvis. Sul ribaltamento di fronte, a 3'24" dalla fine, arriva la rete che, finalmente, decide la partita: Colton Sissons è bravissimo a pescare Tomáš Hertl con un passaggio 'no look' al centro del terzo offensivo dei padroni di casa, conclusione secca e Andersen che può solo osservare il puck scivolare in rete. Gli ultimi minuti sono convulsi, ma poco costruttivi per Carolina: con 1'47" da giocare si gioca a porta vuota ma i 'Canes', forse più abituati a comandare che a inseguire, si lasciano prendere dall'ansia e giocano male troppi dischi nei momenti decisivi. I Golden Knights strappano così la vittoria e si presenteranno a gara-2 con un vantaggio, oltre che di risultato nella serie, psicologico ottenuto a una condotta di gara spregiudicata: non si recuperano facilmente due reti di svantaggio a una squadra come Carolina. E per giunta in trasferta.

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martedì 2 giugno 2026

Stanley Cup 2026, tutto pronto per il primo ingaggio

L'apertura del sito NHL dedicata alla finale
Carolina Hurricanes–Vegas Golden Knights
: una finale che promette intensità e storia La finale di Stanley Cup 2026 mette di fronte due squadre arrivate all’ultimo atto con percorsi diversi ma con una certezza comune: entrambe hanno dominato i rispettivi tabelloni, a est e ovest. Carolina ha travolto Senators, Flyers e Canadiens con un impressionante 12-1 complessivo, diventando la prima squadra da quasi 40 anni a raggiungere la finale con una sola sconfitta. Vegas, invece, ha cambiato pelle in corsa, trovando nuova identità sotto la guida di John Tortorella e chiudendo i playoff con un 12-4 che include lo 'sweep' ai danni dei favoriti Colorado Avalanche.
La serie si aprirà stanotte a Raleigh, dove i padroni di casa arrivano con un sistema rodato e una profondità offensiva che ha fatto la differenza per tutta la 'post-season'. La linea Blake–Hall–Stankoven ha prodotto 42 punti, mentre Taylor Hall è diventato il sesto giocatore nella storia della franchigia a chiudere una postseason con almeno 5 gol e 10 assist. Frederik Andersen, con un 1.44 di media gol subiti e il 92.8% di parate, è stato semplicemente dominante.
Dall’altra parte, Vegas porta un mix di esperienza, fisicità e talento individuale. Mitch Marner è il volto della loro corsa: 21 punti in 16 partite e una crescita costante che lo ha messo al centro dell’attenzione. La sua capacità di incidere in entrambe le zone del ghiaccio è diventata un fattore chiave. Non a caso, all’interno dello spogliatoio si riconosce che Carolina rappresenta un ostacolo enorme: «Great team, they've lost one game in playoffs», ha dichiarato il difensore Brayden McNabb, sottolineando come la pressione costante degli Hurricanes richieda “decision-making” impeccabile.
La sfida è anche un confronto tra stili diversi di gioco: Carolina punta su ritmo, forecheck aggressivo e linee capaci di generare pericolo in sequenza; Vegas risponde con struttura difensiva, transizioni rapide e un trio di stelle — Jack Eichel, Marner e Mark Stone — considerato tra i più incisivi della lega. La serie stagionale dice 2-0 per Vegas, ma i playoff raccontano sempre un’altra storia.
Entrambe le squadre arrivano “on a heater”, come si dice oltreoceano (in serie positiva). Carolina ha atteso vent’anni per tornare a questo punto, dopo la vittoria del 2006 con Rod Brind’Amour capitano e oggi allenatore. Vegas, invece, disputa la sua terza finale in nove anni di esistenza, un risultato straordinario per una franchigia così giovane.
La chiave potrebbe essere la capacità di creare spazio in una serie che si annuncia strettissima. Come sottolineato da più analisi tecniche, il rischio è che “il ghiaccio sembri un campo da basket”, tanta sarà la pressione su ogni possesso. Vegas sembra avere un vantaggio in termini di 'stelle' in campo, mentre Carolina può contare su un sistema più profondo e su un portiere in stato di grazia.
La finale di Stanley Cup sarà decisa dai dettagli e dai singoli eventi: un rimbalzo, un power-play, un'azione o una parata impossibile, tutto ciò che è nelle corde di due grandi squadre.


Alcune immagini tratte sempre dal sito NHL dedicate alla finale:

lunedì 1 giugno 2026

Milano in Ice Hockey League, ritorna in città l'hockey di livello

Il nuovo logo della società milanese
Milano ce l'ha fatta. Alla fine, nell'ICE Hockey League che andrà a cominciare nel prossimo mese di settembre, ai nastri di partenza ci sarà anche il Milano Hockey Club, questa la dizione esatta, con colori sociali blù (scurissimo), rosso, bianco e oro.
Il pubblico milanese, già coinvolto nel febbraio di quest'anno dalle grandi sfide olimpiche, potrà così continuare ad assaporare il piacere delle partite a stecche incrociate per un torneo comunque di buon livello e che rappresenta un'estensione dell'ex campionato austriaco, allargatosi a formazioni di leghe provenienti dalle nazioni vicine nei primi anni di questo secolo.
Rappresentata finora dal Bolzano e, più recentemente, dal Val Pusteria (e per breve tempo anche dall'Asiago), l'Italia trova così una sua terza importante rappresentante.
Se il Milano HC rappresenta una formazione appena nata, la storia del rapporto fra la città milanese e il mondo del puck è antichissima ed è fatta di trionfi nazionali e internazionali. Furono proprio i Devils Milano a imporsi nella prima edizione dell'allora Alpenliga, nel 1991, in quella che si può ritenere la 'nonna' dell'attuale ICE Hockey League.
I colori sociali della neonata società sono invece un omaggio a un'altra parte della storia hockeistica cittadina, quella che vide, ancora nel 1991, l'Hockey Club Milano vincere il suo primo e unico scudetto mentre, fra il 2002 e il 2006, furono i Milano Vipers a infilare una splendida cinquina tricolore.
Con l'Agorà di via Ciclamini lasciato colpevolmente in rovina e le strutture olimpiche frettolosamente smontate (almeno per quanto riguarda l'hockey), la nuova casa del club sarà il futuro impianto di Rho Fiera, attualmente in costruzione, ma che dovrà essere obbligatoriamente funzionante per il mese di ottobre, a torneo comunque già in corso.
"Siamo orgogliosi di contribuire alla nascita di un progetto dal respiro internazionale, ma profondamente legato alla storia sportiva di Milano", ha dichiarato Marco Margiotta, CEO di House of Doge, principale investitore del club, "vogliamo costruire qualcosa di duraturo per i tifosi, i partner e l’hockey in Italia".
Christof Leitner, presidente della società, ha aggiunto: "L’ammissione alla ICE Hockey League rappresenta un passaggio fondamentale per il nostro progetto e per il ritorno dell’hockey di alto livello a Milano. Stiamo lavorando con grande impegno allo sviluppo della nuova arena e alla costruzione di una società solida e ambiziosa". E ancora: "Questo è solo il primo passo: abbiamo messo radici per crescere insieme e ci tengo a ringraziare chi ci ha appoggiato dal primo momento: il presidente della Regione Attilio Fontana, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il presidente della FISG Andrea Gios, il presidente di Fondazione Fiera Giovanni Bozzetti e la società HC Milano Devils che curerà il settore giovanile".

domenica 31 maggio 2026

Milano e l'hockey in dirittura d'arrivo, più sì che no e uno spiffero: il logo biancorossoblù

Un derby Devils-Saima nei primi anni '90
L'hockey e Milano, ormai alla decisione definitiva della lega Ice Hockey League mancano pochissime ore. Il senso di questo nuovo post, in realtà, è solo in un piccolo aggiornamento che arriva da 'fonti dirette', senza andare a scomodare lo splendido articolo di Bernd Freimüller, 'insider' del sito Laola1 ma, soprattutto, in passato scout dei Vienna Capitals e, nella prima decade di questo millennio, all'interno dell'organizzazione degli Atlanta Thrashers in NHL.
Nel pezzo si analizzano nel dettaglio i 'pro' e i 'contro' la vicenda Milano, basta utilizzare un traduttore per avere una visione completa e più chiara di cose in parte già note, ma tutte messe sapientemente in fila.
Riassumendo, come già si sapeva, la situazione è in bilico, ma è anche altalenante: l'idea è che, se Milano metterà i soldi sul tavolo, soldi veri e non presunti, le porte di una lega 'affamata' si apriranno al progetto mentre, se gli argomenti saranno quelli di un 'vedremo, faremo, garantiremo' saranno sopratutto la stragrande maggioranza dei club austriaci a stoppare il tutto.
La presenza del torontino Marco Margiotta non viene vista come un 'plus'.
Milano, intesa come club, vuole dettare le condizioni: o ci prendete adesso oppure mai più e, per una lega ansiosa di migliorare ed estendere la propria immagine come l'attuale Ice Hockey League, questa potrebbe essere una tentazione difficile cui poter resistere.
La replica del 'board' parrebbe essere quella di una controproposta: disputare una stagione in Alps Hockey League, che accoglierebbe il neo-club a braccia aperte. Una condizione che, proprio per mantenere il proprio progetto 'duro e puro', la nuova società meneghina non si sente di poter accettare.
Infine, nodo tifosi, da molti ritenuto fondamentale.
Per chi ritenga infine come discorso primario quello dei colori una notizia importante: il logo presentato sarebbe biancorossoblù. Per la lega però, e per le squadre, l'aspetto cromatico, ai fini della decisione finale, rimane l'ultimo dei problemi.

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