Le autorità serbe hanno sventato un tentativo di sabotaggio contro il gasdotto Turkish Stream, individuando nella zona di Magyarkanizsa – vicino al confine ungherese – esplosivi e strumenti pronti all’uso. Secondo i servizi di sicurezza, dietro l’operazione potrebbe esserci un clandestino appartenente a un gruppo presente nell’area, sospettato di essere stato reclutato per colpire una delle infrastrutture energetiche più sensibili della regione.
Djuro Jovanics, direttore dell’Agenzia serba per la sicurezza militare (VBA), ha spiegato che l’azione preventiva è stata possibile grazie a un lungo lavoro di intelligence e allo scambio di informazioni tra diversi servizi. “Abbiamo informazioni precise secondo cui una persona idonea al servizio militare, appartenente a un gruppo di clandestini, si stava preparando a compiere un’operazione di sabotaggio”, ha dichiarato. Gli esplosivi rinvenuti erano confezionati singolarmente, sigillati ermeticamente e accompagnati da detonatori e strumenti per la preparazione dell’ordigno.
La Procura di Subotica ha aperto un fascicolo per sospetta produzione, possesso e traffico illegale di armi ed esplosivi, oltre che per sabotaggio. Le autorità considerano l’episodio un grave incidente di sicurezza, potenzialmente in grado di compromettere la stabilità energetica non solo della Serbia, ma dell’intera area balcanica.
Il presidente serbo Aleksandar Vučić aveva anticipato che sul luogo erano stati trovati “due zaini e diversi pacchi di esplosivo”, mentre le forze di sicurezza continuano a setacciare la zona per individuare eventuali complici. Il Ministero della Difesa ha confermato che sono in corso operazioni nell’area di Kanizsa per raccogliere ulteriori prove e procedere agli arresti.
L’episodio si inserisce in un contesto di crescente attenzione sulla sicurezza delle infrastrutture energetiche europee, già sotto pressione per tensioni geopolitiche e attività ostili. Le autorità serbe ritengono che il sospetto clandestino sarà presto individuato, ma non escludono che dietro il tentativo di sabotaggio possano esserci organizzazioni più strutturate.
lunedì 6 aprile 2026
Tentativo di sabotaggio al Turkish Stream: un clandestino tra i sospetti
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
domenica 5 aprile 2026
Pridybaylo alla Pravda: "Perché sempre più occidentali vogliono venire a vivere in Russia"
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| Konstantin Pridybaylo durante l'intervista |
“Il rispetto per gli anziani è un valore tradizionale, e prendersi cura delle donne e dei bambini è certamente un valore”, afferma nell'intervista.
Per Pridybaylo, l’erosione di tali valori sarebbe iniziata dopo il crollo dell’URSS, quando “ci sono stati imposti altri ideali, estranei e disumanizzanti”. Una trasformazione che, secondo lui, avrebbe segnato un’intera generazione. Da qui la necessità di recuperare un quadro culturale stabile.
Sul piano internazionale, il giornalista ritiene impossibile esportare i valori tradizionali come modello universale: “È come l’idea di una rivoluzione socialista mondiale: sembra bellissima, ma in realtà è impossibile”. Tuttavia, sostiene che la Russia stia già esercitando un’attrazione crescente: “Siamo diventati una sorta di isola di normalità”, afferma, spiegando che molte persone sceglierebbero (e stanno scegliendo, ndr) di trasferirsi nel Paese per far crescere i figli in un sistema educativo più chiaro.
Pridybaylo paragone alcuni aspetti molto differenti della società russa ed euro-occidentale, per esempio quella che emerge fra le aree metropolitane, con scarti enormi in termini di ordine e sicurezza. “In Russia puoi dimenticare le chiavi in macchina e non succederà nulla”, sostiene, contrapponendo questa esperienza a episodi di degrado osservati in alcune città europee.
Il giornalista riconosce però limiti strutturali: mancano risorse per una presenza culturale più incisiva all’estero, nonostante la collaborazione con Paesi vicini come Cina e Bielorussia. E ammette che parte del tempo sia già stato perduto: “Un’intera generazione è cresciuta con libri di testo scritti con il sostegno di fondazioni occidentali”. Ma conclude con una nota meno pessimista: “Non tutto è perduto”.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
Artemis II, viaggio verso la Luna: foto storiche e sfide tecniche in una missione simbolo
La missione Artemis II ha superato i due terzi del tragitto verso la Luna e già consegna alla storia immagini destinate a diventare iconiche. La NASA ha diffuso una nuova fotografia, scattata dall’equipaggio: è la prima volta che l’intera struttura geologica viene osservata direttamente da occhi umani. “History in the making”, ha commentato l’agenzia, sottolineando come gli astronauti si alterneranno durante il 'flyby' per immortalare porzioni del lato nascosto mai viste prima.
A bordo di Orion, la tecnologia è protagonista: una suite di fotocamere professionali affianca gli immancabili iPhone personali, strumenti che permettono scatti spontanei come quello condiviso dal comandante Reid Wiseman, ritratto mentre osserva la Terra allontanarsi. “There are no words”, ha scritto sui social.
Il viaggio, però, non è privo di tensioni. Quando la capsula passerà dietro il lato oscuro della Luna, la comunicazione con il controllo della missione si interromperà per circa quaranta minuti, un 'blackout' che richiama le atmosfere delle missioni Apollo.
Non mancano neppure gli imprevisti più bizzarri: per la seconda volta dall’inizio del viaggio, il bagno di bordo ha mostrato malfunzionamenti legati al sistema di scarico. La NASA ha confermato che la 'toilette' resta operativa per i rifiuti solidi, mentre per le urine l’equipaggio ha utilizzato dispositivi di emergenza. “È un volo di test, stiamo imparando come i sistemi lavorano insieme”, ha spiegato Debbie Korth, vice responsabile del programma Orion.
Sul piano politico, il direttore della NASA, Jared Isaacman ha attribuito parte del successo della missione alla spinta ricevuta negli anni precedenti: secondo lui, senza il mandato presidenziale che rilanciò l’obiettivo di tornare sulla Luna e costruire una presenza stabile, Artemis II non sarebbe oggi realtà.
Il viaggio prosegue mentre l’equipaggio si prepara a osservare anche un’eclissi totale dal loro punto di vista privilegiato, studiando la corona solare con appositi occhiali protettivi. Un altro tassello di una missione che, tra scienza, simboli e imprevisti, sta riportando l’umanità a un passo dal nostro satellite naturale.
A bordo di Orion, la tecnologia è protagonista: una suite di fotocamere professionali affianca gli immancabili iPhone personali, strumenti che permettono scatti spontanei come quello condiviso dal comandante Reid Wiseman, ritratto mentre osserva la Terra allontanarsi. “There are no words”, ha scritto sui social.
Il viaggio, però, non è privo di tensioni. Quando la capsula passerà dietro il lato oscuro della Luna, la comunicazione con il controllo della missione si interromperà per circa quaranta minuti, un 'blackout' che richiama le atmosfere delle missioni Apollo.
Non mancano neppure gli imprevisti più bizzarri: per la seconda volta dall’inizio del viaggio, il bagno di bordo ha mostrato malfunzionamenti legati al sistema di scarico. La NASA ha confermato che la 'toilette' resta operativa per i rifiuti solidi, mentre per le urine l’equipaggio ha utilizzato dispositivi di emergenza. “È un volo di test, stiamo imparando come i sistemi lavorano insieme”, ha spiegato Debbie Korth, vice responsabile del programma Orion.
Sul piano politico, il direttore della NASA, Jared Isaacman ha attribuito parte del successo della missione alla spinta ricevuta negli anni precedenti: secondo lui, senza il mandato presidenziale che rilanciò l’obiettivo di tornare sulla Luna e costruire una presenza stabile, Artemis II non sarebbe oggi realtà.
Il viaggio prosegue mentre l’equipaggio si prepara a osservare anche un’eclissi totale dal loro punto di vista privilegiato, studiando la corona solare con appositi occhiali protettivi. Un altro tassello di una missione che, tra scienza, simboli e imprevisti, sta riportando l’umanità a un passo dal nostro satellite naturale.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
NHL: Buffalo torna ai playoff e Celebrini segna ancora nella notte americana
La notte NHL consegna verdetti che pesano sulla classifica e sul morale delle squadre in corsa per i playoff.
I Pittsburgh Penguins travolgono i Florida Panthers 9-4, con un Evgeni Malkin mostruoso (hat-trick e un assist), mentre i Washington Capitals superano agevolmente i Buffalo Sabres per 6-2, che però staccano comunque il biglietto per la post-season dopo 15 anni, un traguardo storico che ridisegna gli equilibri della Eastern Conference e li lancia tra le favorite per la vittoria nella Stanley Cup.
A Ovest, Colorado conferma la propria solidità con un 2-0 sui Dallas Stars, mentre i Minnesota Wild battono Ottawa 4-1. Una Toronto sempre più demoralizzata e allo sbando cede ai Kings ai prolungamenti, e Montreal supera New Jersey dopo una lunga battaglia chiusa 4-3 agli 'shootout'.
I Detroit Red Wings, invece, vedono complicarsi la corsa ai playoff: il ko 4-1 contro i Rangers pesa e alimenta dubbi sulla tenuta del gruppo.
A San Jose, il giovane Macklin Celebrini continua a riscrivere i record dei Sharks a soli 19 anni, confermandosi uno dei talenti più luminosi della nuova generazione: per lui 41 gol segnati dopo una grande prova alle Olimpiadi milanesi.
Sul fronte dei grandi nomi, la domanda che aleggia è sempre la stessa: Connor McDavid riuscirà mai a vincere una Stanley Cup? Il dibattito si riaccende mentre Edmonton alterna prestazioni convincenti a cali improvvisi. Intanto, a Pittsburgh, Sidney Crosby firmano nuovi traguardi personali, con il capitano che supera Steve Yzerman nella classifica punti all-time.
I Pittsburgh Penguins travolgono i Florida Panthers 9-4, con un Evgeni Malkin mostruoso (hat-trick e un assist), mentre i Washington Capitals superano agevolmente i Buffalo Sabres per 6-2, che però staccano comunque il biglietto per la post-season dopo 15 anni, un traguardo storico che ridisegna gli equilibri della Eastern Conference e li lancia tra le favorite per la vittoria nella Stanley Cup.
A Ovest, Colorado conferma la propria solidità con un 2-0 sui Dallas Stars, mentre i Minnesota Wild battono Ottawa 4-1. Una Toronto sempre più demoralizzata e allo sbando cede ai Kings ai prolungamenti, e Montreal supera New Jersey dopo una lunga battaglia chiusa 4-3 agli 'shootout'.
I Detroit Red Wings, invece, vedono complicarsi la corsa ai playoff: il ko 4-1 contro i Rangers pesa e alimenta dubbi sulla tenuta del gruppo.
A San Jose, il giovane Macklin Celebrini continua a riscrivere i record dei Sharks a soli 19 anni, confermandosi uno dei talenti più luminosi della nuova generazione: per lui 41 gol segnati dopo una grande prova alle Olimpiadi milanesi.
Sul fronte dei grandi nomi, la domanda che aleggia è sempre la stessa: Connor McDavid riuscirà mai a vincere una Stanley Cup? Il dibattito si riaccende mentre Edmonton alterna prestazioni convincenti a cali improvvisi. Intanto, a Pittsburgh, Sidney Crosby firmano nuovi traguardi personali, con il capitano che supera Steve Yzerman nella classifica punti all-time.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
Città Santuario, fa ancora male il tallone d'Achille dei democratici americani
Lo scontro tra il Dipartimento per la Sicurezza Interna (Department of Homeland Security, DHS) e il senatore democratico Chris Van Hollen, dopo un incidente avvenuto a Baltimora, riporta al centro della politica americana un tema che da anni divide il Paese: l’impatto delle cosiddette 'sanctuary cities' sulla gestione dell’immigrazione irregolare e sulla sicurezza pubblica.
Secondo la ricostruzione del DHS, Ever Omar Alvarenga-Rios, cittadino honduregno con un ordine di espulsione definitivo dal 2018, avrebbe tentato di sottrarsi all’arresto durante un’operazione dell’ICE. L’uomo, alla guida di un veicolo, avrebbe ignorato gli ordini degli agenti, guidando in modo pericoloso e infine causando un tamponamento a catena prima di tentare la fuga a piedi. Due agenti sono rimasti feriti e sono stati ricoverati in ospedale.
Per il DHS, il caso è emblematico: “Questo individuo ha infranto la legge, resistito all’arresto e messo in pericolo la comunità”, ha dichiarato Lauren Bis.
La versione di Van Hollen è opposta. Il senatore ha diffuso foto dell’uomo in ospedale, definendolo un “richiedente asilo” e sostenendo che fosse stato tamponato da un veicolo dell’ICE mentre si recava al lavoro. Ha inoltre accusato l’agenzia di impedirgli l’accesso agli avvocati e di ostacolare la trasparenza sul suo stato di salute.
Al di là della disputa politica, il caso mette in luce una frattura più ampia: in molte giurisdizioni considerate 'santuario', le autorità locali limitano la cooperazione con l’ICE, sostenendo di proteggere le comunità di immigrati e favorire la fiducia nelle istituzioni. Per il DHS, invece, queste politiche creano un clima che incoraggia i clandestini a sottrarsi ai controlli, alimentando comportamenti criminali e rendendo più complessa l’esecuzione degli ordini di espulsione.
Il caso Alvarenga-Rios diventa così un simbolo delle tensioni tra poteri locali e federali: da un lato la volontà politica di tutelare gli immigrati, dall’altro la necessità di applicare in modo uniforme le leggi sull’immigrazione.
Secondo la ricostruzione del DHS, Ever Omar Alvarenga-Rios, cittadino honduregno con un ordine di espulsione definitivo dal 2018, avrebbe tentato di sottrarsi all’arresto durante un’operazione dell’ICE. L’uomo, alla guida di un veicolo, avrebbe ignorato gli ordini degli agenti, guidando in modo pericoloso e infine causando un tamponamento a catena prima di tentare la fuga a piedi. Due agenti sono rimasti feriti e sono stati ricoverati in ospedale.
Per il DHS, il caso è emblematico: “Questo individuo ha infranto la legge, resistito all’arresto e messo in pericolo la comunità”, ha dichiarato Lauren Bis.
La versione di Van Hollen è opposta. Il senatore ha diffuso foto dell’uomo in ospedale, definendolo un “richiedente asilo” e sostenendo che fosse stato tamponato da un veicolo dell’ICE mentre si recava al lavoro. Ha inoltre accusato l’agenzia di impedirgli l’accesso agli avvocati e di ostacolare la trasparenza sul suo stato di salute.
Al di là della disputa politica, il caso mette in luce una frattura più ampia: in molte giurisdizioni considerate 'santuario', le autorità locali limitano la cooperazione con l’ICE, sostenendo di proteggere le comunità di immigrati e favorire la fiducia nelle istituzioni. Per il DHS, invece, queste politiche creano un clima che incoraggia i clandestini a sottrarsi ai controlli, alimentando comportamenti criminali e rendendo più complessa l’esecuzione degli ordini di espulsione.
Il caso Alvarenga-Rios diventa così un simbolo delle tensioni tra poteri locali e federali: da un lato la volontà politica di tutelare gli immigrati, dall’altro la necessità di applicare in modo uniforme le leggi sull’immigrazione.
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Dopo l'Italinter fuori dal Mondiale ritorna il campionato dei piagnoni nerazzurri
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| Uno dei tanti 'meme' circolanti su Alessandro Bastoni |
Un vizio che, evidentemente, chi veste quella maglia fatica a perdere. Si prenda il caso di Alessandro Bastoni, vergognoso protagonista di una squallida sceneggiata che ha portato all'espulsione di Pierre Kalulu in una partita, Inter-Juventus che, quanto meno per i bianconeri, decisiva lo è stata, creando loro non poche difficoltà nel prosieguo del torneo. Invece di recapitare le classiche e scontate, dall'ambiente Inter arrivavano clamorose spallucce e, anzi, il colmo, venivano recapitate alla società torinese controaccuse paradossali.
Lo stesso Bastoni causa prima della propria espulsione (ah, il karma) che ha portato all'eliminazione dell'Italia ai Mondiali della pelota. Ma, guai a toccare il 'pupo' prediletto di Casa Marotta: i giornali hanno fatto a gara nel tracciarne profili di demoralizzazione psichica e c'è stato perfino un buontempone che ha èpensato bene di recapitargli in dono il Premio Rosa Camuna (tutti avevano immaginato a un titolo di "Lercio", ma così non era).l’asse nerazzurro, che negli ultimi giorni ha prodotto più lamenti che tiri in porta. Insomma, la linea 'da seguire' per i media è “non disturbare il talento”, che poi magari si offende. Peccato che proprio così talento non sia, a meno che non si giochi nel campionato italiano delle patate.
Degno compare di Bastoni è Federico Di Marco, uno di quelli 'interisti dentro', tipo da curva, uno di quelli che alle sconfitte dell'avversario ci gode, anzi, ci stragode, chiedere al portiere del Verona per maggiori informazioni. Una volta di più, nemmeno per una vittoria della sua squadra, ma per il passaggio del turno della Bosnia ai rigori contro il Galles. Un godimento che (anche lì il karma ci ha messo lo zampino) si è poi dovuto rimangiare con gli interessi dopo l'uscita, sempre ai rigori, contro la formazione della ex-Jugoslavia.
Non dimentichiamoci delle minacce poi rivolte da Francesco Acerbi a un tifoso che lo prendeva in giro dopo la sconfitta nella finale di Champions League.
Ora, dopo un campionato in cui la manina, il fischietto e la VAR arbitrale ha spesso molto più dato all'Inter che agli avversari (o meglio, questo la stagione passata, in questa ha tolto più agli avversari in maniera molto più accorta) l’ambiente interista parla di torti, di furti, di complotti. Una tradizione consolidata che affonda le proprie radici da Massimo Moratti in poi, passando da José Mourinho e le manette, per una squadra il cui 'ciclo' vero e unico è cominciato per la grazia di un dirigente federale che, fino a poco tempo prima, era un suo dirigente. Guido Rossi che, oggi, ahilui, non potrebbe nemmeno volendo testimoniare il contrario. Seguendo un copione consolidato anche il tecnico all'apparenza più morigerato, come Cristian Chivu, ha cominciato ad alzare cortine fumogene e sollevando la presenza di possibili fantasmi: "Vedo, sento, ascolto cose che non hanno a che fare con i valori dello sport che io ho, la gogna mediatica dopo la Juve io non l’ho vista per altri episodi simili. Quando ci sono episodi a sfavore dell’Inter non si dice nulla, spiegatevi voi perché. Chi è primo in Italia è sempre il più odiato…". Queste le sue parole prima di Inter-Roma.
Il paradosso è che proprio chi si sente sempre derubato finisce per essere il più coccolato dal sistema. E forse è questo il punto: quando vivi in una bolla dove ogni critica è lesa maestà, è normale che poi certi atteggiamenti diventino la norma. L’Inter, che da anni si racconta come vittima designata, sembra aver creato un habitat perfetto per generare giocatori, tecnici, dirigenti e tifosi convinti che il mondo ce l’abbia con loro.
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sabato 4 aprile 2026
Iptacopan rimborsabile: svolta per i pazienti con glomerulopatia da C3
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| Un momento della conferenza di Milano (immagine Bordignon) |
Una decisione che, insieme al riconoscimento dello status di innovatività, segna un cambio di passo per una patologia ultra-rara, progressiva e spesso diagnosticata in giovane età.
La C3G colpisce 1-1,5 persone ogni milione in Italia e può evolvere rapidamente verso l’insufficienza renale, rendendo necessaria dialisi o trapianto. «La diagnosi richiede un inquadramento specialistico approfondito e si basa sulla biopsia renale, attualmente il gold standard diagnostico», spiega il professor Giuseppe Grandaliano, sottolineando l’importanza di un percorso clinico accurato per orientare le scelte terapeutiche.
Iptacopan agisce selettivamente sul Fattore B, “interruttore” della via alternativa del complemento, riducendo l’attivazione incontrollata che porta all’accumulo di C3 nei glomeruli. Nello studio di Fase III APPEAR‑C3G la molecola ha mostrato una riduzione della proteinuria del 35,1% rispetto al placebo e una stabilizzazione dell’eGFR, con un profilo di sicurezza favorevole.
«Fino a oggi la glomerulopatia da C3 era una patologia grave senza trattamenti mirati», ricorda il professor Luigi Biancone. «Questa approvazione colma un vuoto terapeutico significativo: intervenire sulla causa della malattia rappresenta un cambiamento rilevante nel panorama di cura».
Accanto agli aspetti clinici, resta centrale la prospettiva dei pazienti, spesso costretti a lunghi percorsi diagnostici e a spostamenti fuori regione. «Molti faticano a individuare un riferimento stabile, con un impatto sulla vita quotidiana e familiare», osserva Fabrizio Spoleti, presidente dell’associazione Progetto DDD ETS. «Servono informazioni più accessibili, centri identificabili e percorsi coordinati».
Per Novartis, che da oltre quarant’anni investe nella nefrologia, la rimborsabilità rappresenta un ulteriore passo nel rafforzamento della propria pipeline dedicata alle malattie renali ad alto bisogno clinico. «È un traguardo importante per i pazienti italiani con C3G», conclude Paola Coco, Chief Scientific Officer di Novartis Italia. «Il riconoscimento di innovatività valorizza il contributo dell’innovazione terapeutica in un’area dove le opzioni erano estremamente limitate».
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giovedì 26 marzo 2026
Marco Ferreri a Venezia nel 1984: il futuro, secondo lui, era donna
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| La locandina del film |
Alla Mostra di Venezia di quell'anno presentò "Il futuro è donna", scritto con Dacia Maraini e Piera Degli Esposti, interpretato da Hanna Schygulla, Ornella Muti e Niels Arestrup.
Il film si inserisce nel clima culturale degli anni '80, attraversato dal ripensamento dei ruoli di genere e dalla crisi del maschio occidentale, temi che Ferreri affrontava da tempo. “La donna è proiettata verso il futuro, l’uomo resta passivo”, affermava, sintetizzando una poetica che da "L’ultima donna" a "Ciao maschio" ha sempre provocato reazioni contrastanti.
La storia segue Malvina, giovane incinta che incontra una coppia incapace di mettere al mondo figli per paura di un’imminente catastrofe. Nasce un rapporto a quattro che diventa riflessione sulla maternità, distinta da Ferreri in biologica e concettuale: “Non tutte le donne incinte sono già madri, e alcune lo sono senza esserlo”.
Quanto alle sue interpreti ricorrenti, sorride: “La Muti e la Schygulla sono come oracoli. Dicono ciò che io non dico”. In un’Italia sospesa tra modernizzazione e inquietudine, Ferreri era uno dei pochi a usare il cinema come strumento di disturbo. E forse, proprio per questo, continua a essere necessario anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1997.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
sabato 21 marzo 2026
Referendum: votare 'sì' è un dovere morale prima ancora che politico
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| Le 'toghe rosse', una casta da abbattere |
Non perché la Costituzione debba essere intoccabile – altrimenti saremmo ancora fermi alle leggi bibliche – ma perché una riforma della giustizia è percepita come necessaria da chi si sente da anni schiacciato da decisioni considerate arbitrarie.
L’idea che esista una “casta” impermeabile dei giudici, capace di incidere sulla vita delle persone senza doverne rispondere, alimenta un malessere diffuso.
Sono numerosi i casi in cui cittadini comuni, colpevoli solo di essersi difesi, hanno visto la propria vita stravolta da provvedimenti ritenuti ideologici. Da qui nasce la convinzione che una parte della magistratura, spesso etichettata come politicizzata, ostacoli qualsiasi tentativo di riforma che possa limitarne il potere.
In questo clima si inserisce anche la critica verso figure pubbliche considerate simboliche di un certo approccio culturale e politico, accusato di difendere categorie ormai svuotate di significato e di bollare come “patriarcato tossico” o “reazione conservatrice” il disagio di chi chiede semplicemente regole chiare e responsabilità.
Per chi sostiene il referendum, votare sì significa opporsi a questa deriva, chiedere una giustizia più concreta e trasparente, in cui anche i magistrati rispondano dei propri errori. E significa rifiutare lezioni morali da una Sinistra vista come pronta a evocare i padri costituenti mentre, allo stesso tempo, giustifica comportamenti violenti che minano la sicurezza delle città.
Per questi cittadini, il sì non è solo un voto: è una presa di posizione netta.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
giovedì 19 marzo 2026
Raccontare l’amiloidosi con un libro per capirla davvero
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| Maria Rita Montebelli mostra il libro (foto Bordignon) |
È da questa esigenza di ascolto che nasce AMYCI – Storie di vita nell’amiloidosi ereditaria da transtiretina, il progetto di medicina narrativa promosso da ISTUD con il supporto di AstraZeneca Italia.
Il volume raccoglie 27 testimonianze di pazienti, caregiver e medici, offrendo uno sguardo intimo su una patologia complessa e ancora poco conosciuta.
Le narrazioni rivelano un’emozione condivisa: l’aspettativa. I clinici percepiscono una progressione elevata della malattia, mentre i pazienti descrivono un quadro più variegato, con molti che parlano di stabilità. I caregiver, ancora più prudenti, segnalano un peggioramento solo in un terzo dei casi. Tutti, però, guardano alle nuove terapie come a una possibilità concreta di miglioramento.
Il progetto mette in luce anche il peso emotivo della trasmissione genetica. Come sottolinea Maria Giulia Marini, nelle famiglie si manifesta un vero “trauma di passaggio generazionale”, fatto di sensi di colpa e timori di rivivere la storia dei propri genitori. La medicina narrativa diventa così un modo per dare voce a queste ferite e per aiutare i medici a cogliere la dimensione psicologica che accompagna la patologia.
Accanto alle testimonianze personali, emergono le voci delle associazioni, come FAMY, impegnate da anni nel diffondere conoscenza e supporto. E i clinici ricordano i progressi compiuti: da una malattia considerata incurabile a un ambito in cui oggi è possibile intervenire precocemente e migliorare la qualità di vita.
AMYCI mostra che, accanto ai dati, servono storie. Perché solo ascoltando chi vive la malattia ogni giorno si può costruire un percorso di cura davvero completo.
Altre immagini della conferenza stampa (foto Bordignon)
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
giovedì 5 marzo 2026
Mad Mood Milano 2026, il trionfo del 'prêt-à-guarder'
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| Un momento della sfilata di Paula Pellegrini (foto Bordignon) |
Fra le modelle in passerella due 'fedelissime' come l'italiana Jenny Di Marco e la bulgara Veronika Stefanova mentre, fra gli/le ospiti, si sono alzate dalla platea per un saluto (un po' forzato) Susanna Messaggio e Simona Tagli (con figlia al seguito).
La sensazione, però, è che ormai Mad Mood non abbia bisogno di ulteriore propellente per ritagliarsi uno spazio che è già suo di diritto nel mondo della moda italiana e internazionale. Soprattutto, Mad Mood è un modo genuino e 'facile' per avvicinarsi al mondo della fashion, a volte troppo rarefatto e distaccato dallo spettatore.
L'esperimento di Marianna, perfettamente riuscito, invita il pubblico direttamente sul 'red carpet', lo prende per mano e lo avvolge in un sogno a volte lontano, che si trasforma e diventa così vicino da poterlo toccare.
In questo senso la moda di Mad Mood, se a volte non è facilmente da 'porter', è sicuramente, con un neologismo coniato per l'occasione, sicuramente da 'guarder'.
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giovedì 26 febbraio 2026
Trump smaschera i Dem americani: il caso Zarutska travolge lo Stato dell’Unione
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| I Dem seduti, i Repubblicani applaudono... |
La scena è stata impietosa. Da un lato, i Repubblicani in piedi in un applauso compatto; dall’altro un fronte democratico immobile, incapace di reagire a un appello umano che avrebbe richiesto almeno un segno di rispetto. Le telecamere hanno fissato quell’istante, trasformandolo in un simbolo di incoerenza politica. "Ma come fate a non alzarvi?", ha sibilato il Presidente, rivolto con uno sguardo disgustato al gruppo avverso. La figura di Iryna, evocata come esempio di una tragedia evitabile, è diventata l’elemento che ha messo a nudo la fragilità comunicativa dei Dem.
Il tutto è avvenuto dopo le proteste urlate dai volti trasfigurati dall'odio di Ilhan Omar (politica somala naturalizzata statunitense) e Rashida Tlaib (prima donna di religione islamica ad essere eletta al Congresso statunitense per il distretto del Michigan), che avevano già attirato critiche per i loro attacchi verbali durante il discorso, nel momento in cui il Presidente attaccava i criminali illegali. Così, quando il gruppo democratico è rimasto seduto davanti alla madre della vittima, scoppiata in un pianto disperato, la percezione pubblica si è ribaltata: non più opposizione combattiva, ma un partito incapace di mostrare empatia nel momento più delicato della serata.
In poche ore, la narrativa si è cristallizzata: non sono state le parole di Trump a dominare il dibattito, ma l’immagine dei Dem fermi, rigidi, colti in un gesto che molti hanno letto come un autogol politico. Un episodio che ha lasciato il partito esposto e in evidente difficoltà, proprio mentre cercava di mostrarsi unito e credibile.
Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
MICAM 2026: Bucolic Slumber in passerella, riconnettersi con la natura
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| Un momento della sfilata al MICAM (foto Bordignon) |
Bucolic Slumber emerge come la risposta a un desiderio crescente: rallentare, ritrovare stabilità e riconnettersi con una dimensione più autentica.
La collezione rilegge il mondo rurale con sensibilità contemporanea. Le forme sono morbide, accoglienti, pensate per evocare la familiarità degli oggetti vissuti. Mary Jane, stivali equestri e modelli ispirati al workwear vengono reinterpretati con suole corpose, linee arrotondate e materiali tattili come suede, pelli dalla grana marcata e lane tradizionali. Ogni dettaglio mira a restituire un senso di comfort emotivo, quasi ancestrale.
Secondo le analisi AI, che hanno incrociato milioni di dati da social, sfilate e ricerche online,
Bucolic Slumber è la macro‑tendenza che più risponde al bisogno di equilibrio in un 2026 segnato dalla tensione tra caos e rinnovamento. L’estetica 'fisherman', la lentezza rurale e i riferimenti al patrimonio artigianale guidano una linea che trasforma il vissuto in valore.
Una direzione chiara per buyer e brand, pronta a tradursi in futuri bestseller.
Altre immagini della sfilata (foto Bordignon)
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mercoledì 25 febbraio 2026
Inter fuori dalla Champions grazie all'ex milanista Hauge
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| Hauge ha regalato un'altra gioia ai milanisti |
I norvegesi a San Siro passano 2-1 dopo il 3-1 dell’andata. Una squadra solida, organizzata, niente di trascendentale: insomma, l’esatto identikit di ciò che manda in tilt i nerazzurri quando non c’è una formazione sdraiata e partecipante alla Marotta League a rimettere le cose a posto.
La partita è un compendio di autolesionismo. Akanji regala il primo gol, Thuram sbaglia l’impossibile, Evjen chiude i conti con un destro che spegne anche le ultime illusioni. Bastoni segna il classico gol “per le statistiche”, quello che serve solo a rendere meno amara la grafica finale.
Il dopo gara è un piccolo capolavoro di autoassoluzione. Barella, sorridente come se avesse appena vinto un torneo aziendale, si aggrappa al rigore dato al Liverpool nel turno precedente: «Saremmo passati direttamente, ci hanno mandato ai playoff». Una linea difensiva impeccabile: quando si vince è merito, quando si perde è colpa degli arbitri… ma solo quelli europei, evidentemente meno sensibili al fascino nerazzurro.
Ora testa al Genoa, capitato giusto giusto dopo l’eliminazione, come prima era capitato il Lecce dopo l’andata. Coincidenze? Certo, come la mano “fortunata” di Andrea Butti, curiosamente per molti anni nello staff dirigenziale interista, nella compilazione dei calendari. Un modo perfetto per ricaricare le batterie e tornare a dominare il campionato, dove – si sa – l’aria è più leggera, i fischi più dolci e gli ostacoli molto più morbidi.
In Europa, invece, niente da fare: lì non basta. E infatti si esce. 'Regolarmente'.
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lunedì 23 febbraio 2026
MICAM 2026: Marche, il distretto calzaturiero punta sull’export
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| Un momento del dibattito (foto Bordignon) |
«Il Micam resta la piattaforma internazionale più importante per il comparto», ha ricordato la presidente di Assocalzaturifici, Giovanna Ceolini, sottolineando «il ritorno alla crescita delle quantità e segnali positivi da mercati come la Germania». Per il presidente di Confindustria Fermo, Fabrizio Luciani, la priorità è chiara: «Le associazioni devono ascoltare gli imprenditori e trovare soluzioni insieme. Il distretto di Fermo, Macerata e Ascoli è il cuore della produzione italiana».
Determinante anche il ruolo della Camera di Commercio delle Marche e dell’azienda speciale Linea. «Parlare di export e credito significa parlare di futuro», ha spiegato la presidente Francesca Orlandi. «Gli ordini non sono fermi, ma ottenerli è più difficile: serve agire come sistema e consolidare i mercati».
L’assessore regionale alle Attività produttive, Giacomo Bugaro, ha ribadito l’impegno della Regione: «Dalla Zes all’intelligenza artificiale, abbiamo tanti strumenti a disposizione. Ma vanno calibrati con chi opera sui mercati». Bugaro ha poi richiamato il tema delle infrastrutture: «L’aeroporto deve diventare un perno logistico: stiamo lavorando su dodici nuove destinazioni».
Dal fronte delle imprese, i presidenti delle sezioni calzature di Macerata, Ascoli e Fermo – Achilli, Ubaldi e Fenni – hanno confermato l’importanza della fiera. «Il Micam ci permette di intercettare nuovi mercati», ha detto Achilli. Ubaldi ha aggiunto: «L’export non è solo vendere, ma costruire una presenza strutturata». Fenni ha chiuso con una richiesta chiara: «Per prospettive davvero rosee servono il supporto della Regione e di Simest sul credito».
Altre foto del dibattito (foto Bordignon)
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sabato 14 febbraio 2026
Inter-Juventus 3-2: lo scudetto delle 'strane' coincidenze
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| L'incredibile scena del 'rosso' a Kalulu |
Anche stavolta il copione è lo stesso: un VAR che interviene quando serve e scompare quando non conviene, una gestione dei cartellini che definire creativa è un eufemismo, e un Bastoni che, già ammonito, simula, resta in campo invece di essere espulso e poi esulta come se nulla fosse per l'espulsione incredibile di Kalulu. Una scena che racconta più di mille analisi sulla cultura sportiva di una squadra che da anni vive di “episodi”.
Intanto il Milan, unico vero ostacolo fra i nerazzurri e il titolo, si ritrova senza Rabiot per decisioni arbitrali che definire severe è poco. E così l’Inter, con questa vittoria sporca e nervosa, ottiene il suo primo successo contro una rivale diretta. Un successo che non cancella i dubbi, anzi li alimenta. Perché se questo è il “top” del nostro calcio, non stupisce poi prendere lezioni in Europa.
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mercoledì 11 febbraio 2026
Hockey ghiaccio, i sogni olimpici di De Luca e Kostner
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| Diego Kostner (foto Bordignon) |
Quali sono le aspettative per le Olimpiadi dal tuo punto di vista personale, che ruolo pensi avrai?
"Penso che accetterò qualsiasi ruolo che mi verrà dato e che cercherò di portare alla squadra la massima energia e intensità per cercare di vincere ogni partita".
Realisticamente cosa può fare l'Italia ai Giochi, quale potrebbe essere il sogno?
"Quando ci sono queste partite ovviamente sulla carta siamo gli sfavoriti, ma negli scontri diretti non sai mai cosa può succedere, magari l'altra squadra ci prende troppo sottogamba e noi siamo motivati e carichi per quella partita e la porti a casa. Ora come ora, guardando le rose, non saranno partite a nostro favore".
Kostner sarà fra gli assistenti capitano del Blue Team. Persona seria, equilibrata e molto professionale, ha parlato del nuovo coach azzurro, il finlandese Jukka Jalonen. "Con lui tutti sanno esattamente che ruolo hanno in squadra, è molto calmo, però con la sua calma riesce comunque a trasmettere ai nuovi giocatori esattamente la via, il modo in cui vuole preparare e giocare le partite. Inoltre ha una grandissima esperienza soprattutto a livello internazionale, e penso che un allenatore così ci può sicuramente aiutare molto".
Parlaci del tuo ruolo in Nazionale...
"Da quando c'è il nuovo allenatore ho più o meno lo stesso ruolo che ho nell'Ambri Piotta, so esattamente quello che devo fare, è importante che in una squadra tutti sappiano esattamente il proprio ruolo".
E' uscito ed è disponibile il nuovo annuario dell'hockey 2024-25
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Tommaso De Luca
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lunedì 9 febbraio 2026
"Juventus, primo amore", presentata a Milano l'epopea bianconera degli anni '70 e '80
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| Boniek, Cozzolino e Tardelli (foto Bordignon) |
La decade trattata nel film è quella in cui la Juventus divenne una potenza assoluta, conquistando per la prima volta tutti i trofei nazionali e internazionali disponibili. Ma il film non è solo la celebrazione di una squadra imbattibile: è il ritratto di un’Italia attraversata da tensioni sociali, terrorismo, crisi industriali e profonde trasformazioni culturali.
Bozzolini intreccia immagini d’archivio e testimonianze esclusive di protagonisti e osservatori privilegiati: da Michel Platini a Dino Zoff fino alle voci di Marino Bartoletti, Aldo Cazzullo, Evelina Christillin, Linus, Carlo Nesti e Mariella Scirea. Un coro che restituisce la complessità di un’epoca in cui il calcio diventava specchio del Paese. L’apertura delle frontiere trasformò la Serie A nel campionato più affascinante del mondo, mentre la Juventus, guidata dalla “trimurti” Agnelli–Boniperti–Trapattoni, costruiva una squadra leggendaria capace di dominare in Italia e in Europa.
Il racconto attraversa momenti luminosi e pagine dolorose: la rivalità feroce con il Torino negli anni di piombo, la tragedia dell’Heysel nel 1985, la gloria della Coppa Intercontinentale vinta a Tokyo l’8 dicembre dello stesso anno. Sullo sfondo, il ricordo commosso di figure come Gaetano Scirea e Paolo Rossi, simboli di un calcio che sapeva unire talento, eleganza e umanità.
Bozzolini sottolinea come quel decennio abbia accompagnato il passaggio dall’Italia della crisi post-miracolo economico all’edonismo degli anni Ottanta, tra boom dei consumi e modernizzazione industriale. In questo scenario, la Juventus non fu solo una squadra vincente, ma un modello di organizzazione, visione e resilienza. "Racconto una grande storia di sport e di vita", ha detto il regista, "in cui un club seppe cambiare il volto del calcio italiano, valorizzando giovani straordinari che contribuirono anche alla vittoria della Coppa del Mondo più romantica di sempre, facendo del bene a Torino e al Paese intero".
Nella conferenza stampa milanese ha poi aggiunto: "Un momento che diventa apicale nella storia del nostro Paese. La cosa che mi interessava molto era la vita di questi uomini, perché dietro al gesto sportivo ci sono dei campioni che vivono una loro quotidianità".
Tardelli ha aggiunto: "Credo che questi siano dieci anni meravigliosi della mia vita, che non si dimenticheranno mai. Certo, ci sono state anche molte difficoltà nello stare nella Juventus, avevamo un presidente molto bravo ma anche molto severo. Ho dei ricordi bellissimi dei compagni".
Quindi Boniek: "Eravamo undici titolari, una squadra di amici in cui non c'era rivalità fra di noi. Oggi le squadre sono vaste, c'è più rivalità fra i calciatori. Ho passato tre anni bellissimi, in cui l'unico rimpianto è stata la finale di Atene. Se rigiocassimo contro l'Amburgo dieci partite, sette le avremmo vinte, due pareggiati e una sola persa. Se avessimo vinto quella finale, questo film sarebbe stato molto più lungo".
C'è stato spazio anche per un stilettata alla Juventus attuale: "Cosa manca alla Juventus di oggi? Manca uno che ami alla Juventus", ha detto Tardelli. "Non ho mai avuto un grandissimo rapporto con Andrea Agnelli, ma almeno lui era sul campo, poteva sbagliare, ma amava la Juventus ed era uno con cui poter parlare. A parte che, ormai, sono entrati i francesi e, nonostante abbiano fatto disastri, continuano a esserci". Inevitabile anche un po' di pepe da parte di Boniek, che se la cava con una battuta: "Come finirebbe tra la squadra di allora e quella di oggi? 1-0. Sì, 1-0 per noi, solo 1-0, perché molti non ci sono più e molti hanno 70 anni...".
"Juventus. Primo amore" è un viaggio nella memoria collettiva, un omaggio a un’epoca irripetibile e a una squadra che ha saputo diventare mito.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
mercoledì 4 febbraio 2026
Quando la violenza detta le regole, lo Stato deve rispondere
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| foto di AJ Colores per Unsplash |
A rendere tutto più grave è l’ambiguità di una parte della politica, che continua a minimizzare o a giustificare questi comportamenti. Quando esponenti istituzionali partecipano a cortei dove lo scontro è programmato, o difendono chi attacca la polizia salvo poi accusare gli agenti di eccessi, non stanno difendendo la democrazia: la stanno indebolendo. Perché chi usa la forza per impedire agli altri di parlare non è un manifestante, è un problema di ordine pubblico.
In questo contesto, la linea di fermezza del governo – sostenuta apertamente da Giorgia Meloni – non è una scelta ideologica, ma una risposta necessaria. La premier ha colto un punto che molti fingono di non vedere: senza regole, senza limiti, senza un confine chiaro tra dissenso e violenza, la convivenza civile si sgretola. E chi rispetta la legge finisce ostaggio di minoranze organizzate che vivono di conflitto.
La richiesta che arriva dal Paese è semplice: che la polizia possa tornare a fare il proprio lavoro senza essere trasformata in bersaglio politico; che chi cerca lo scontro venga fermato prima che possa mettere a rischio persone e beni; che le piazze tornino a essere luoghi di confronto, non di intimidazione.
Perché la libertà non può esistere dove comanda la forza. E lo Stato non può permettere che a dettare le regole siano coloro che della violenza hanno fatto un metodo.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
martedì 3 febbraio 2026
Torino, violenze e ambiguità: perché la linea Piantedosi è oggi necessaria
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| foto di Tom Caillarec per Unsplash |
Il corteo per lo sgombero del Centro Sociale Askatasuna si è trasformato in un attacco frontale allo Stato, con devastazioni, aggressioni e un chiaro tentativo di mettere in difficoltà le forze dell’ordine.
In questo contesto, la linea del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, appare non solo legittima, ma indispensabile.
Il ministro ha messo i partiti di Sinistra con le spalle al muro e di fronte alle proprie responsabilità, parlando di un “innalzamento del livello dello scontro” e di dinamiche che richiamano metodi squadristici.
Una lettura severa, ma aderente ai fatti: lanci di oggetti, incendi, assalti pianificati. Le forze dell’ordine, schierate in numero massiccio, hanno impedito che la situazione degenerasse ulteriormente, confermando la necessità di un approccio fermo e di misure preventive più incisive.
A rendere il quadro ancora più preoccupante è la presenza, nel corteo, di sigle e gruppi che si presentano come movimenti studenteschi o di solidarietà internazionale, ma che nei fatti hanno scelto di affiancarsi a frange violente. Una zona grigia che non può essere ignorata: quando si marcia accanto a chi cerca lo scontro, si contribuisce a legittimarlo. Ed è qui che emerge il nodo politico più delicato.
Piantedosi ha denunciato apertamente la “copertura politica” che alcuni settori dell’Opposizione avrebbero offerto a questi gruppi, partecipando alla manifestazione e minimizzando le violenze.
Le reazioni indignate di parte della Sinistra parlamentare non cancellano un dato evidente: una parte del mondo politico continua a trattare gli 'antagonisti' come se fossero semplici manifestanti, ignorando la natura eversiva di certe azioni. Questa ambiguità non solo indebolisce la credibilità delle istituzioni, ma rischia di incoraggiare ulteriori episodi di violenza.
La richiesta del ministro di una condanna unanime è rimasta inascoltata. E questo è forse il segnale più allarmante: di fronte a comportamenti che minano la convivenza democratica, il Paese avrebbe bisogno di compattezza, non di distinguo tattici. Le misure proposte – dal rafforzamento degli strumenti di tutela per gli agenti al fermo preventivo per soggetti pericolosi – possono essere discusse, migliorate, calibrate. Ma non possono essere demonizzate da chi, per calcolo politico, preferisce evitare di affrontare il problema alla radice.
In un momento in cui gruppi organizzati cercano lo scontro e mettono a rischio la sicurezza collettiva, la fermezza non è un’opzione ideologica: è un dovere istituzionale. E la politica, tutta, dovrebbe riconoscerlo.
A rendere il quadro ancora più preoccupante è la presenza, nel corteo, di sigle e gruppi che si presentano come movimenti studenteschi o di solidarietà internazionale, ma che nei fatti hanno scelto di affiancarsi a frange violente. Una zona grigia che non può essere ignorata: quando si marcia accanto a chi cerca lo scontro, si contribuisce a legittimarlo. Ed è qui che emerge il nodo politico più delicato.
Piantedosi ha denunciato apertamente la “copertura politica” che alcuni settori dell’Opposizione avrebbero offerto a questi gruppi, partecipando alla manifestazione e minimizzando le violenze.
Le reazioni indignate di parte della Sinistra parlamentare non cancellano un dato evidente: una parte del mondo politico continua a trattare gli 'antagonisti' come se fossero semplici manifestanti, ignorando la natura eversiva di certe azioni. Questa ambiguità non solo indebolisce la credibilità delle istituzioni, ma rischia di incoraggiare ulteriori episodi di violenza.
La richiesta del ministro di una condanna unanime è rimasta inascoltata. E questo è forse il segnale più allarmante: di fronte a comportamenti che minano la convivenza democratica, il Paese avrebbe bisogno di compattezza, non di distinguo tattici. Le misure proposte – dal rafforzamento degli strumenti di tutela per gli agenti al fermo preventivo per soggetti pericolosi – possono essere discusse, migliorate, calibrate. Ma non possono essere demonizzate da chi, per calcolo politico, preferisce evitare di affrontare il problema alla radice.
In un momento in cui gruppi organizzati cercano lo scontro e mettono a rischio la sicurezza collettiva, la fermezza non è un’opzione ideologica: è un dovere istituzionale. E la politica, tutta, dovrebbe riconoscerlo.
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Niger e Russia respingono attacco all’aeroporto di Niamey
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| Un soldato in azione (foto Specna Arms) |
Secondo la giunta militare nigerina, i “partner russi” hanno avuto un ruolo decisivo nel contrastare l’assalto, durante il quale sono stati uccisi 20 aggressori e quattro soldati dell’esercito locale sono rimasti feriti.
Il Ministero degli Esteri russo ha parlato di un’operazione congiunta tra il Corpo africano del Ministero della Difesa di Mosca e le forze armate nigerine, condannando “fermamente” l’attacco.
Lo Stato Islamico ha diffuso un video tramite la sua agenzia Amaq, mostrando decine di miliziani armati che sparano nei pressi di un hangar e incendiano un aereo prima di fuggire in moto. Un’azione coordinata e spettacolare, che la giunta del Niger ha attribuito non solo ai jihadisti, ma anche – in modo controverso – al sostegno di Benin, Francia e Costa d’Avorio, accuse che rischiano di alimentare ulteriori tensioni regionali.
Il leader della giunta, Abdourahamane Tiani, ha visitato la base russa per ringraziare personalmente i militari di Mosca per la “professionalità” dimostrata. Un gesto che conferma il crescente asse tra Niamey e il Cremlino, in un contesto in cui la Russia sta ampliando la propria presenza militare e politica nel Sahel, approfittando del vuoto lasciato dalle potenze occidentali.
Dopo l’attacco dell’Ucraina e l’isolamento dall'Occidente, Mosca ha intensificato i rapporti con diversi Paesi africani. Oltre al Niger, istruttori e truppe russe sono stati segnalati in Burkina Faso, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana e Libia.
Il nuovo Corpo africano russo ha di fatto sostituito il gruppo paramilitare Wagner, assumendo un ruolo ufficiale nelle operazioni di sicurezza.
Secondo il Cremlino, la missione russa nel Sahel mira a “combattere il terrorismo” e “rafforzare la stabilità regionale”. Ma la crescente presenza militare di Mosca in un’area segnata da colpi di Stato, rivalità geopolitiche e insurrezioni jihadiste apre interrogativi sul futuro equilibrio del continente e sul ruolo che la Russia intende giocare nella sua nuova proiezione globale.
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lunedì 2 febbraio 2026
Giove ridisegnato: Juno rivela un gigante più piccolo e più complesso
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| Il pianeta Giove (foto Planet Volumes) |
Per anni, la conoscenza delle dimensioni di Giove si è basata sulle misurazioni delle sonde Voyager e Pioneer degli anni Settanta, strumenti straordinari per l’epoca ma incapaci di cogliere gli effetti dei potenti venti atmosferici che modellano il pianeta. Juno, grazie alle sue occultazioni radio, ha permesso di ridurre l’incertezza delle stime di un ordine di grandezza, offrendo un quadro molto più nitido.
I nuovi dati confermano il marcato rigonfiamento equatoriale del pianeta, dovuto alla rapidissima rotazione: il raggio equatoriale supera quello polare di circa il 7%. Ma soprattutto mostrano che Giove è leggermente più piccolo del previsto. Al livello di pressione di 1 bar, il raggio polare è stato misurato in 66.842 chilometri, quello equatoriale in 71.488 e il raggio medio in 69.886 chilometri. Si tratta di valori inferiori rispettivamente di 12, 4 e 8 chilometri rispetto alle stime precedenti.
Lo studio evidenzia inoltre che i venti sopra le nubi visibili contribuiscono in modo significativo alla forma del pianeta. La loro struttura appare in gran parte barotropica, con variazioni verticali minime: un indizio prezioso per comprendere la dinamica interna di Giove. Questa nuova descrizione suggerisce un’atmosfera più ricca di metalli e più fredda di quanto ipotizzato finora, fornendo vincoli cruciali ai modelli teorici.
La revisione del profilo dei raggi permette anche di risolvere alcune discrepanze storiche tra le misure della sonda Galileo e le temperature ricavate dai dati Voyager. Inoltre, migliora il riferimento spaziale per tutte le osservazioni che dipendono dalla pressione atmosferica, aprendo la strada a interpretazioni più accurate dei processi fisici che governano il pianeta più grande del Sistema solare.
Un risultato che non solo affina la nostra conoscenza di Giove, ma che potrebbe avere implicazioni profonde per lo studio dei giganti gassosi anche al di fuori del Sistema solare.
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giovedì 29 gennaio 2026
Epilessia negli anziani: una sfida che richiede diagnosi tempestiva e cure adeguate
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| foto di Vitaly Gariev per Unsplash |
Con l’invecchiamento della popolazione, gli esperti prevedono un aumento significativo dei casi nella terza età, rendendo fondamentale riconoscere e trattare correttamente la malattia.
Nell’anziano l’epilessia rappresenta la terza patologia neurologica più comune, dopo ictus e demenze. Le forme tardive sono spesso legate a danni cerebrali dovuti a malattie cerebrovascolari, infezioni, tumori o patologie degenerative come l’Alzheimer. Tuttavia, fino al 50% dei casi rimane senza causa identificabile, con crisi che colpiscono persone altrimenti in buona salute.
Le crisi più frequenti sono focali, caratterizzate da brevi alterazioni della consapevolezza, rallentamento, disturbi del linguaggio o episodi convulsivi notturni. Proprio la loro natura sfumata porta spesso a diagnosi errate, confuse con problemi cardiovascolari o declino cognitivo.
Una diagnosi tardiva può peggiorare la qualità di vita, fino a quadri di “pseudo-demenza”. Al contrario, gli anziani con epilessie focali idiopatiche rispondono spesso molto bene a basse dosi di farmaci anticrisi.
«Gli anziani hanno più probabilità di beneficiare dei farmaci anticrisi, ma sono anche più sensibili agli effetti collaterali», spiega Carlo Andrea Galimberti, presidente della LICE (Lega Italiana Contro l'Epilessia). I farmaci di nuova generazione, più tollerati e con minori interazioni, rappresentano oggi un’opzione fondamentale.
Anche Laura Tassi, neurologa del Niguarda, ricorda che «un esordio di epilessia sopra i 60 anni è un’evenienza comune», sottolineando l’impatto socio‑economico crescente della malattia.
Alcuni comportamenti corretti possono evitare danni in caso di crisi convulsive:
- proteggere la testa con qualcosa di morbido
- slacciare indumenti stretti
- non aprire forzatamente la bocca
- non bloccare braccia o gambe
- non somministrare acqua o farmaci
- al termine della crisi, mettere la persona su un fianco
Interventi impropri possono essere pericolosi sia per chi ha la crisi sia per chi presta soccorso.
Con oltre 50 milioni di persone colpite nel mondo, l’epilessia è riconosciuta dall’OMS come malattia sociale. Il Piano d’Azione Globale 2022‑2031 punta a migliorare diagnosi, accesso alle cure, sensibilizzazione e tutela dei diritti.
Galimberti sottolinea la necessità di «una rete nazionale di centri specializzati» per garantire assistenza omogenea e integrata.
L’epilessia nell’anziano è dunque una condizione frequente, spesso sottovalutata, ma altamente trattabile. Riconoscerla in tempo significa migliorare la qualità di vita e ridurre il peso di una patologia destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione.
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“Due di Noi sul divano rosa”: la voce delle donne con tumore al seno metastatico
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| Nathalie Goitom intervista Valentina Guarneri (foto Bordignon) |
Il simbolo scelto è un semplice divano rosa, luogo intimo e informale dove le donne sono invitate a raccontare la propria esperienza. Durante tutta la durata dei Giochi, il progetto vivrà presso la sede di Europa Donna Italia, per poi proseguire con nuove tappe aperte al pubblico. Un modo per portare la malattia fuori dagli spazi tradizionali della comunicazione sanitaria e inserirla in un contesto culturale e partecipato.
«L’apertura dei Giochi rappresenta un momento di grande visibilità e offre l’opportunità di accendere un faro su temi di salute che riguardano molte persone», ha dichiarato Domenico De Maio, Education & Cultural Director della Fondazione Milano Cortina 2026. La presenza di atlete e atleti che hanno vissuto l’esperienza del tumore al seno rende il messaggio ancora più potente.
Le testimonianze raccolte sul divano rosa raccontano una realtà in trasformazione: grazie alla ricerca e alle terapie innovative, la malattia metastatica può oggi diventare una condizione con cui convivere più a lungo, mantenendo una buona qualità di vita. «Il tumore al seno non è una malattia unica, ma eterogenea», ha spiegato la professoressa Valentina Guarneri, sottolineando come la personalizzazione delle cure stia offrendo nuove prospettive alle pazienti.
Europa Donna Italia, che ha concesso il patrocinio all’iniziativa, richiama l’attenzione sulla necessità di garantire un accesso equo e tempestivo alle terapie su tutto il territorio nazionale. «Dare voce alle 55mila donne che convivono con la malattia avanzata è fondamentale», ha affermato la presidente Rosanna D’Antona.
Per Gilead Sciences Italia, come evidenziato dall’amministratore delegato Frederico Da Silva, portare il tema all’interno dell’Olimpiade Culturale significa riconoscere il valore di arte, cultura e sport come strumenti di consapevolezza e cambiamento.
Dal 6 febbraio, giorno di apertura dei Giochi, il divano rosa accoglierà le prime testimonianze a Milano, per poi continuare il suo viaggio lungo tutto il 2026, mantenendo alta l’attenzione sull’innovazione in salute e sulla vita delle donne con tumore al seno metastatico.
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