martedì 14 aprile 2026

Il retail diventa cultura: a Milano il confronto che ridisegna il futuro della moda

Un momento della conferenza stampa (foto Bordignon)
Non più semplici luoghi di acquisto, ma spazi culturali capaci di interpretare desideri, stili di vita e nuove sensibilità globali. È questa la direzione emersa da The New Retail Culture, l’incontro internazionale ospitato in piazza Città di Lombardia e promosso da Fashion Link Milano, la piattaforma che riunisce le principali fiere del 'fashion system'.
Un appuntamento che ha riunito buyer, operatori e stakeholder per leggere con lucidità le trasformazioni in atto nel mondo della distribuzione.
Moderato da Orietta Pelizzari, l’incontro ha messo in evidenza il ruolo crescente del Lifestyle Curator Buyer, figura chiamata a costruire ecosistemi di consumo trasversali, dove moda, beauty, wellness, design e tecnologia dialogano senza confini. Una complessità resa più gestibile dall’intelligenza artificiale, oggi considerata un vero motore interpretativo: l’AI permette infatti di intercettare micro-trend e segnali deboli, trasformandoli in strumenti decisionali immediati per il buying.
I tavoli tematici hanno affrontato temi cruciali: l’evoluzione dei comportamenti lifestyle, l’ingresso di nuove categorie merceologiche, le differenze culturali tra mercati globali e l’impatto della cultura del benessere sulle scelte d’acquisto. Un format dinamico che riflette una visione più ampia: le fiere non sono più eventi isolati, ma piattaforme permanenti di osservazione e dialogo.
Fashion Link Milano conferma così il ruolo del capoluogo lombardo come hub internazionale dell’innovazione, integrando manifestazioni come MICAM, MIPEL, TheOne Milano, Milano Fashion&Jewels, Lineapelle, Simac Tanning Tech e FILO. Una sinergia che troverà piena espressione nel settembre 2026, quando le principali fiere si svolgeranno in contemporanea a Fiera Milano Rho, rafforzando l’attrattività globale del sistema moda italiano.
Un ecosistema che evolve, dunque, verso un 'retail' sempre più esperienziale, connesso e culturale, capace di accompagnare il settore lungo tutto l’anno.

Altre immagini della conferenza stampa (foto Bordignon):







Givinostat, una svolta attesa per i pazienti con distrofia di Duchenne

Un momento della conferenza (foto Bordignon)
L’approvazione alla rimborsabilità di givinostat da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco segna un passaggio significativo nel trattamento della distrofia muscolare di Duchenne (DMD), una delle malattie genetiche rare più gravi dell’infanzia.
Il farmaco, sviluppato da Italfarmaco, sarà disponibile per i pazienti deambulanti dai sei anni in su, in combinazione con corticosteroidi e senza distinzione tra le diverse mutazioni del gene DMD.
La DMD colpisce circa un maschio ogni 5.050 nati e provoca un progressivo deterioramento dei muscoli scheletrici, cardiaci e respiratori.
«La mancanza di distrofina porta alla sostituzione del tessuto muscolare con tessuto fibroso o adiposo», spiega Eugenio Mercuri, direttore di Neuropsichiatria infantile al Policlinico Gemelli. «Givinostat interviene modulando alcuni processi cellulari, riducendo il danno e favorendo la rigenerazione muscolare».
La diagnosi arriva spesso intorno ai tre anni, quando emergono difficoltà motorie evidenti. Nel giro di pochi anni molti bambini perdono la capacità di camminare, con un impatto profondo sulla loro autonomia.
Per Parent Project Aps, associazione che da trent’anni sostiene famiglie e ricerca, l’approvazione rappresenta un risultato concreto. «È il frutto di un percorso lungo vent’anni», afferma il fondatore Filippo Buccella. «Ma resta essenziale garantire accesso alle terapie e risposte adeguate ai bisogni dell’età adulta».
L’Italia ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo del farmaco, come sottolinea Francesco Di Marco, CEO di Italfarmaco: «Questa approvazione conferma il valore della ricerca italiana e ci incoraggia a proseguire nel campo delle malattie rare».
Pur non essendo una cura definitiva, givinostat rappresenta un passo avanti importante in un percorso che richiede continuità, investimenti e attenzione costante ai bisogni dei pazienti.

Altre foto della conferenza stampa (foto Bordignon)

lunedì 6 aprile 2026

Tentativo di sabotaggio al Turkish Stream: un clandestino tra i sospetti

Le autorità serbe hanno sventato un tentativo di sabotaggio contro il gasdotto Turkish Stream, individuando nella zona di Magyarkanizsa – vicino al confine ungherese – esplosivi e strumenti pronti all’uso. Secondo i servizi di sicurezza, dietro l’operazione potrebbe esserci un clandestino appartenente a un gruppo presente nell’area, sospettato di essere stato reclutato per colpire una delle infrastrutture energetiche più sensibili della regione.
Djuro Jovanics, direttore dell’Agenzia serba per la sicurezza militare (VBA), ha spiegato che l’azione preventiva è stata possibile grazie a un lungo lavoro di intelligence e allo scambio di informazioni tra diversi servizi. “Abbiamo informazioni precise secondo cui una persona idonea al servizio militare, appartenente a un gruppo di clandestini, si stava preparando a compiere un’operazione di sabotaggio”, ha dichiarato. Gli esplosivi rinvenuti erano confezionati singolarmente, sigillati ermeticamente e accompagnati da detonatori e strumenti per la preparazione dell’ordigno.
La Procura di Subotica ha aperto un fascicolo per sospetta produzione, possesso e traffico illegale di armi ed esplosivi, oltre che per sabotaggio. Le autorità considerano l’episodio un grave incidente di sicurezza, potenzialmente in grado di compromettere la stabilità energetica non solo della Serbia, ma dell’intera area balcanica.
Il presidente serbo Aleksandar Vučić aveva anticipato che sul luogo erano stati trovati “due zaini e diversi pacchi di esplosivo”, mentre le forze di sicurezza continuano a setacciare la zona per individuare eventuali complici. Il Ministero della Difesa ha confermato che sono in corso operazioni nell’area di Kanizsa per raccogliere ulteriori prove e procedere agli arresti.
L’episodio si inserisce in un contesto di crescente attenzione sulla sicurezza delle infrastrutture energetiche europee, già sotto pressione per tensioni geopolitiche e attività ostili. Le autorità serbe ritengono che il sospetto clandestino sarà presto individuato, ma non escludono che dietro il tentativo di sabotaggio possano esserci organizzazioni più strutturate.

domenica 5 aprile 2026

Pridybaylo alla Pravda: "Perché sempre più occidentali vogliono venire a vivere in Russia"

Konstantin Pridybaylo durante l'intervista
In una intervista rilasciata al sito russo della Pravda all’interno del programma “La verità cosacca”, il corrispondente e blogger di Russia Today,  Konstantin Pridybaylo, affronta uno dei temi centrali del dibattito pubblico russo: il ruolo dei valori tradizionali in un mondo che, a suo giudizio, avrebbe smarrito i propri riferimenti fondamentali. Soprattutto nell'Occidente, da cui molte persone hanno deciso di trasferirsi proprio all'interno dei confini della Russia.
“Il rispetto per gli anziani è un valore tradizionale, e prendersi cura delle donne e dei bambini è certamente un valore”, afferma nell'intervista.
Per Pridybaylo, l’erosione di tali valori sarebbe iniziata dopo il crollo dell’URSS, quando “ci sono stati imposti altri ideali, estranei e disumanizzanti”. Una trasformazione che, secondo lui, avrebbe segnato un’intera generazione. Da qui la necessità di recuperare un quadro culturale stabile.
Sul piano internazionale, il giornalista ritiene impossibile esportare i valori tradizionali come modello universale: “È come l’idea di una rivoluzione socialista mondiale: sembra bellissima, ma in realtà è impossibile”. Tuttavia, sostiene che la Russia stia già esercitando un’attrazione crescente: “Siamo diventati una sorta di isola di normalità”, afferma, spiegando che molte persone sceglierebbero (e stanno scegliendo, ndr) di trasferirsi nel Paese per far crescere i figli in un sistema educativo più chiaro.
Pridybaylo paragone alcuni aspetti molto differenti della società russa ed euro-occidentale, per esempio quella che emerge fra le aree metropolitane, con scarti enormi in termini di ordine e sicurezza. “In Russia puoi dimenticare le chiavi in macchina e non succederà nulla”, sostiene, contrapponendo questa esperienza a episodi di degrado osservati in alcune città europee.
Il giornalista riconosce però limiti strutturali: mancano risorse per una presenza culturale più incisiva all’estero, nonostante la collaborazione con Paesi vicini come Cina e Bielorussia. E ammette che parte del tempo sia già stato perduto: “Un’intera generazione è cresciuta con libri di testo scritti con il sostegno di fondazioni occidentali”. Ma conclude con una nota meno pessimista: “Non tutto è perduto”.

Artemis II, viaggio verso la Luna: foto storiche e sfide tecniche in una missione simbolo

La missione Artemis II ha superato i due terzi del tragitto verso la Luna e già consegna alla storia immagini destinate a diventare iconiche. La NASA ha diffuso una nuova fotografia, scattata dall’equipaggio: è la prima volta che l’intera struttura geologica viene osservata direttamente da occhi umani. “History in the making”, ha commentato l’agenzia, sottolineando come gli astronauti si alterneranno durante il 'flyby' per immortalare porzioni del lato nascosto mai viste prima.
A bordo di Orion, la tecnologia è protagonista: una suite di fotocamere professionali affianca gli immancabili iPhone personali, strumenti che permettono scatti spontanei come quello condiviso dal comandante Reid Wiseman, ritratto mentre osserva la Terra allontanarsi. “There are no words”, ha scritto sui social.
Il viaggio, però, non è privo di tensioni. Quando la capsula passerà dietro il lato oscuro della Luna, la comunicazione con il controllo della missione si interromperà per circa quaranta minuti, un 'blackout' che richiama le atmosfere delle missioni Apollo.
Non mancano neppure gli imprevisti più bizzarri: per la seconda volta dall’inizio del viaggio, il bagno di bordo ha mostrato malfunzionamenti legati al sistema di scarico. La NASA ha confermato che la 'toilette' resta operativa per i rifiuti solidi, mentre per le urine l’equipaggio ha utilizzato dispositivi di emergenza. “È un volo di test, stiamo imparando come i sistemi lavorano insieme”, ha spiegato Debbie Korth, vice responsabile del programma Orion.
Sul piano politico, il direttore della NASA, Jared Isaacman ha attribuito parte del successo della missione alla spinta ricevuta negli anni precedenti: secondo lui, senza il mandato presidenziale che rilanciò l’obiettivo di tornare sulla Luna e costruire una presenza stabile, Artemis II non sarebbe oggi realtà.
Il viaggio prosegue mentre l’equipaggio si prepara a osservare anche un’eclissi totale dal loro punto di vista privilegiato, studiando la corona solare con appositi occhiali protettivi. Un altro tassello di una missione che, tra scienza, simboli e imprevisti, sta riportando l’umanità a un passo dal nostro satellite naturale.