venerdì 12 giugno 2026

Stanley Cup, gara-5: Staal mette ancora la firma, Carolina si prende due match-point

L'apertura del sito NHL dopo gara-6
I Carolina Hurricanes vincono gara-5 della finale di Stanley Cup per 4-2 sui Vegas Golden Knights, un risultato che li porta avanti nella serie per 3-2, regalando loro così ben due match-point, il primo dei quali, in trasferta, andrà in scena per gara-6 a Las Vegas, fissata per domenica notte. Si comincia dopo l'esecuzione di un famoso pezzo degli Scorpions, "Rock You Like A Hurricane" e, ovviamente, l'inno nazionale, alla presenza del bomber calcistico norvegese Erling Haaland (con maglietta d'ordinanza di Carolina). La partita si accende presto, perché sono gli ospiti a colpire per primi: Pavel Dorofeyev sfrutta il power-play dopo l’ingenuità di Nik Ehlers, che spedisce il puck oltre la balaustra. Dall'inizio della superiorità sono passati appena 30 secondi, sul giro‑disco Jack Eichel trova un corridoio perfetto dal lato destro, Dorofeyev si apre sul cerchio d'ingaggio e infila Brandon Bussi con una conclusione secca. La replica di Carolina non si fa attendere, la squadra di Rod Brind'Amour genera diverse buone occasioni ma fatica nelle conclusioni, tanto che il pubblico implora dalle tribune "shoot!", ovvero tira. La risposta dei Canes arriva dopo nemmeno cinque minuti, con Jordan Staal che continua la sua serie irreale. Carolina lavora bene il disco in zona offensiva, Ehlers si riscatta con un tiro teso dalla blu e lo stagionato capitano, piazzato davanti allo slot, devia con un tocco chirurgico che spiazza Carter Hart. E' il pareggio che fa esplodere il Lenovo Center e che permette a Staal di eguagliare il record di 5 gare consecutive a segno in una finale (con 6 gol realizzati finora).
Il sorpasso arriva nel secondo periodo, quando la pressione di Carolina diventa asfissiante. In superiorità numerica Andrei Svechnikov riceve sul lato sinistro, finta il passaggio centrale e sorprende Hart con un tiro rasoghiaccio che passa tra i gambali del portiere (31'58"). Un'esecuzione rapida, pulita, che premia un power-play finalmente incisivo e che porta i Canes avanti. Il colpo che indirizza la serata arriva però a due minuti dalla seconda sirena. Jordan Martinook ruba un disco sanguinoso a Shea Theodore dietro la porta, serve Sebastian Aho defilato sulla destra e il finlandese, quasi senza angolo, trova un varco impossibile sopra la spalla di Hart. Un gesto tecnico di pura classe che vale il 3‑1 e che chiude un periodo dominato in ogni zona del ghiaccio.
Il terzo periodo comincia nel segno della speranza per Vegas che, in questi playoff, è riuscita in ben 9 rimonte, di cui ben 4 nel terzo periodo. E dopo meno di due minuti Brett Howden ha il disco buono, su un rimbalzo sporco di Bussi, ma fallisce la conclusione. Ribaltamento di fronte ed è Hart a dover uscire alla disperata per sventare un attacco di Carolina. Jack Eichel prende una ingenua penalità per sgambetto: Hart è sotto pressione, ma riesce a frenare le due conclusioni dei padroni di casa. Sono però ancora gli Hurricanes a rendersi pericolosissimi con William Carrier, che coglie la traversa alle spalle di Hart. Il dominio dei padroni di casa è evidente, e si concretizza nella quarta rete, che cade ancora in power-play (Mark Stone in 'double minor' per bastone alto su Jalen Chatfield), con Andrei Svechnikov che firma la sua 6.a marcatura dei playoff, in questo caso 'servito' da Nikolaj Ehlers (10° assist in post-season) e Shayne Gostisbehere (9°). La partita sembra prendere una strada ben precisa e arriva così inatteso il secondo gol di Dorofeyev della serata (12 per lui nei playoff), una respinta corta di Bussi su una conclusione di Theodore. Gli ospiti prendono coraggio, una conclusione di Rasmus Andersson viene bloccata da Bussi. L'extra-attacker di Vegas entra con quasi tre minuti ancora da giocare e, 133 secondi dalla fine, Ehlers si prende una penalità per ritardo del gioco (disco lanciato fuori dalla balaustra): in 6-contro-4 i Golden Knights colgono un palo, rischiano di subire in contropiede il quinto gol, ma il risultato non cambia più.
Hart esce ancora con almeno 4 reti sul groppone subite in ognuna delle gare di finale di finale disputate, un record assoluto certo non invidiabile per una finale di Stanley Cup, ma soprattutto Vegas perde anche William Karlsson per infortunio. Per la prima volta gli Hurricanes si portano in vantaggio nella serie, mentre Vegas, due volte avanti nella sfida di finale, sarà ora obbligata a vincere le due partite rimanenti, infliggendo agli Hurricanes una doppia sconfitta che manca loro da metà gennaio in regular-season. Chi, dal 2000, ha vinto gara-5, si è imposto nel 75% dei casi, ovvero un 20 contro 7 che elegge Carolina come favorita per la vittoria finale.

Leggi anche:
Gara-1: Carolina - Vegas 4-5  
Gara-2: Carolina - Vegas 4-3 OT
Gara-3: Vegas - Carolina 5-4 OT
Gara-4: Vegas - Carolina 3-5

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mercoledì 10 giugno 2026

Stanley Cup, gara-4: Carolina si riprende la parità, Il vecchio Staal protagonista

Il sito NHL inneggia a Jordan Staal
Vegas Golden Knights
e Carolina Hurricanes continuano a costruire una finale di Stanley Cup leggendaria. Gara‑4, alla T‑Mobile Arena, è stata l’ennesima dimostrazione di una serie che non concede tregua: Carolina vince 5‑3, impatta la serie 2-2 e rimanda ogni certezza a Raleigh. Una partita che ha confermato la natura selvaggia di questa sfida, con momenti di dominio alternati e un ritmo che non permette di respirare.
L’avvio è stato un lampo: Logan Stankoven ha sbloccato dopo poco più di un minuto, raccogliendo un passaggio filtrante di Jalen Chatfield e superando Carter Hart con un tocco ravvicinato dopo essersi infilato tra due difensori. Poco dopo è arrivato il raddoppio di Jackson Blake, bravo a farsi trovare libero sul lato sinistro e a concludere di prima intenzione su un disco servito da Taylor Hall. Due affondi secchi, costruiti con velocità e precisione, che hanno gelato il pubblico di Las Vegas.
La reazione dei padroni di casa è arrivata con Mark Stone, che ha accorciato sfruttando un’azione insistita: Shea Theodore ha tenuto vivo il disco sulla linea blu, Brayden McNabb lo ha rimesso verso il centro e Stone, appostato davanti alla porta, ha deviato di prima intenzione. Carolina ha però ristabilito il doppio vantaggio con Jordan Staal che, in superiorità numerica, ha raccolto un passaggio di Shayne Gostisbehere e ha insaccato con un tocco rapido da distanza ravvicinata.
Il secondo periodo ha ribaltato l’inerzia: Vegas ha alzato il ritmo, costringendo Carolina a difendersi più bassa. William Karlsson ha riportato i suoi a contatto con un’azione costruita in velocità: Rasmus Andersson ha aperto il gioco sulla destra, Mitch Marner ha servito Karlsson nello spazio e il centro svedese ha infilato Brandon Bussi con un tiro preciso sul palo lontano. Il pareggio è arrivato con Brett Howden (14 gol per lui nei playoff), che ha approfittato di un disco recuperato da Colton Sissons per avanzare sul lato sinistro e sorprendere Bussi con una conclusione potente sotto la traversa.
Nel frattempo, Carolina ha rischiato grosso su un paio di ripartenze: Jack Eichel ha colpito la traversa dopo un’azione personale, mentre Stone ha sfiorato il vantaggio con un tocco ravvicinato respinto da Bussi con un intervento d’istinto. Da segnalare anche un duro contatto su Blake, finito contro le balaustre dopo una carica di McNabb: il giovane attaccante si è rialzato con fatica, ma ha continuato la partita.
Il terzo periodo ha riportato la partita sul binario degli Hurricanes. L’episodio decisivo è nato da un errore in uscita di Vegas: Theodore ha perso il disco sotto pressione, Seth Jarvis ha provato la conclusione, Hart ha respinto ma il rimbalzo è finito verso Jordan Staal. Il capitano, sbilanciato e in caduta, è riuscito comunque a deviare il disco sollevandolo quel tanto che bastava per superare il 'goalie' di casa. Un gesto istintivo, sporco, ma perfetto nella sua efficacia.
Vegas ha tentato l’assalto finale, togliendo Hart per l’uomo in più, ma Carolina ha chiuso i conti con Nikolaj Ehlers, che ha recuperato un disco vagante a centro pista e ha depositato nella porta sguarnita dopo aver resistito al tentativo di recupero di due difensori. La sirena ha sancito un 5‑3 che rimette tutto in equilibrio. Carolina ha mostrato carattere, sfruttando la serata di grazia di Staal e la solidità di Bussi nei momenti più delicati. Vegas ha pagato qualche leggerezza di troppo, soprattutto nelle transizioni difensive, pur confermando la capacità di rientrare in partita anche quando sembra alle corde. La serie ora torna a Raleigh, con la sensazione che ogni dettaglio possa spostare l’inerzia della coppa.

martedì 9 giugno 2026

Miguel Bosé si inginocchia per Henry Nowak: il gesto che riaccende le coscienze

Due estratti dal breve video di Miguel Bosé
Miguel Bosé
, uno dei più grandi cantanti di sempre in lingua spagnola, è in questi giorni al centro dell’attenzione non per questioni musicali, ma per la sua forte presa di posizione dopo l'uccisione del giovane Henry Nowak da parte della polizia inglese. Il ragazzo, 18 anni, era stato accoltellato da un sikh (un indiano britannico), il 23enne Vickrum Singh Digwa.
Malgrado la ferita, il ragazzo era stato stato incredibilmente ammanettato dalla polizia perché accusato dal sikh di averlo apostrofato con un termine razzista. Secondo le ricostruzioni, Nowak avrebbe pronunciato la frase “I can’t breathe” mentre era a terra a causa della pressione esercitata su di lui dal poliziotto, perdendo conoscenza e morendo poco dopo. Si tratta delle stesse parole che un criminale di colore (George Floyd nel 2020) aveva pronunciato (anche lui poi morì a causa della stessa mancanza di respiro provocata dalla pressione del poliziotto di turno) e che scosse gran parte del mondo occidentale, favorita dal fatto che la pelle del delinquente americano era nera, scatenando il pandemonio e le violenze del movimento Black Lives Matter.
Nella stessa Gran Bretagna, prima di tutte le partite della Premier League di calcio, i giocatori furono obbligati (molti lo fecero di propria volontà) a inginocchiarsi in segno di rispetto per la morte. Chi non si allineò a quella presa di posizione venne esposto al pubblico ludibrio, spesso licenziato, additato come fascista e razzista. Il paradosso della vicenda inglese (avvenuta a Southamtpon) è che il ragazzo, bianco, non era affatto un criminale, ma una persona comune.
E se in Gran Bretagna, dopo il 'Movimento delle Bandiere' la gente, in particolare i bianchi, sta finalmente cominciando a rialzare la testa e a protestare contro un'irrefrenabile invasione islamica che sta dilaniando il Paese, Bosé ha deciso di rendere omaggio, a modo suo, al giovane Henry: con un video che ha rapidamente fatto il giro dei social, l’artista si inginocchia, una mano sul petto, mentre sullo schermo compare la frase “I can’t breathe. De rodillas por Henry Nowak”. Un gesto simbolico, forte, che richiama alla protesta contro ogni tipo di abuso, ma che fa anche riflettere su un'invasione che ha reso gli europei (in gran parte bianchi) 'stranieri a casa loro', sovrastati dalla sempre maggiore protervia degli stranieri, soprattutto quelli che vino con il passaporto d'origine in una mano e il Corano nell'altra.

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"White Lives Matter" sopra lo stadio di Manchester, e scoppia l'accusa di razzismo

Sognando Itaca, la vela che cura: da Venezia riparte il viaggio terapeutico per i pazienti leucemici

Il varo della barca a Venezia (foto Bordignon)
È salpata da Venezia la nuova edizione di Sognando Itaca, il progetto di vela terapia promosso da AIL (Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma) in occasione della Giornata Nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma.
Una barca che diventa spazio di cura, relazione e rinascita per i pazienti ematologici, accompagnati da medici, infermieri, psicologi e skipper professionisti. La presentazione si è svolta l’8 giugno alla Compagnia della Vela, sull’isola di San Giorgio Maggiore.
Nato nel 2006 sul Lago di Garda, il progetto si ispira al viaggio di Ulisse: come l’eroe omerico, anche i pazienti affrontano un mare incerto, ma possono scoprire nuove risorse interiori grazie alla forza del gruppo e alla condivisione.
Dal 2009 l’iniziativa naviga lungo le coste italiane, alternando Adriatico e Tirreno, con tappe nelle città sede di divisioni di Ematologia. In ogni porto prende vita l’Itaca Day, una giornata in cui adulti e bambini possono imbarcarsi e vivere l’esperienza unica della vela come strumento di riabilitazione psicologica.
Quest’anno la barca nazionale toccherà Venezia, Rimini, Pesaro, Ancona, Giulianova, Bari e Brindisi. A Venezia i pazienti hanno navigato sulla King Arawak, attraversando la Certosa, l’Arsenale e il bacino di San Marco, accompagnati da un team multidisciplinare. La vela, con il suo ritmo lento e la necessità di cooperazione, rafforza il legame tra pazienti e operatori sanitari, creando un clima di fiducia che prosegue anche a terra.
Durante l’incontro è stato ricordato il centenario della nascita del principe Fabrizio Alliata di Montereale, tra i fondatori di AIL nel 1969, figura centrale nella storia dell’associazione. Oggi AIL continua a promuovere un approccio che integra aspetti psicologici, sociali e ambientali, riconoscendo il ruolo decisivo degli stili di vita e del benessere globale nel percorso di cura.
Nel corso dell’estate oltre venti sezioni provinciali organizzeranno un proprio Itaca Day, confermando la vela terapia come uno dei progetti più simbolici dell’impegno di AIL accanto ai pazienti ematologici.

domenica 7 giugno 2026

Miriam Galanti, se la risata si trasforma in una lacrima d'ironia

Miriam Galanti (foto Bordignon)
"Vita da bionda"
di Miriam Galanti è bello. Miriam Galanti è bella. Non andrò oltre a questi concetti semplici per descrivere lo spettacolo andato in scena a Milano presso l'Accademia del comico nell'ambito del festival "Fringe". Non prenderò a prestito scritti precotti altrui trasformati con l'intelligenza artificiale di turno per tutelare la semplicità espressa da un flusso di parole e gesti coinvolgenti ed empatici, che da Miriam scivolano abbracciando il pubblico, tastandone il polso, estraendone qualche spunto, stendendo la propria vita su uno specchio riflettente l'ironia che ogni gesto quotidiano porta con sé, perché anche le tragedie possono essere vissute con il sorriso.
Miriam Galanti comincia come solo una bionda potrebbe fare, cinguettando e 'scemeggiando' giuliva su di un palcoscenico 'casalingo' davanti a pochi intimi (così vuole la gestione di questo genere di serate), che potrebbe calcare da 'influencer' e che invece preferisce influenzare con le proprie debolezze, ognuna riplasmata come pietra angolare della propria esibizione. Inutile fare 'spoiler' che toglierebbero il piacere della sorpresa a chi vi si accosti per la prima volta.
Lo spettacolo si chiude con una lacrima, anzi due: una di Miriam, l'altra dello spettatore che l'osserva, consapevole che il rigurgito di cinquanta minuti di frivolezze possono spgnersi in una pozzanghera di pensieri dedicati alla nostra vita raccontata da un palco.