lunedì 1 giugno 2026

Trieste inaugura il monumento per non dimenticare le foibe

La foto di "Monumentum" da ilReggino.it
A Largo Panfili, nel cuore di Trieste, è stato inaugurato il nuovo monumento dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano‑dalmata, un’opera che non vuole essere solo commemorazione, ma un invito esplicito a guardare in faccia la storia.
La struttura, intitolata "Monumentum", è un cilindro trasparente in plexiglass alto sei metri, ospita figure bianche sospese nell’atto della caduta: un’immagine potente e drammatica, pensata per rendere visibile ciò che per decenni è stato rimosso, ovvero le stragi compiute dai partigiani comunisti slavi, in combutta con i comunisti italiani.
«Quest’opera parla della storia e delle tragedie che hanno attraversato le nostre terre» ha dichiarato Francesco Di Paola Panteca, presidente del Consiglio comunale, sottolineando il valore civile dell’iniziativa.
Il progetto, realizzato dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, è stato selezionato tramite un concorso nazionale promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Jasmine Iannì, una delle giovani autrici, ha spiegato che l’idea nasce «dalla volontà di rendere visibile la tragedia che si è consumata nel periodo giuliano‑dalmata durante la guerra».
Il cilindro, che richiama simbolicamente la foiba, ribalta il concetto di occultamento: invece di nascondere, espone.
Alla cerimonia erano presenti autorità civili, militari e accademiche, oltre ai rappresentanti delle associazioni degli esuli. Il prefetto Giuseppe Petronzi e il vicepresidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli, Fabio Tognoni, hanno ricordato l’importanza di mantenere viva la memoria in un momento storico in cui il rischio dell’oblio è sempre più concreto. Un monito ribadito anche dall’assessore regionale Fabio Scoccimarro: «Per i giovani è importante conoscere i drammi del Novecento. Quello delle foibe e dell’esodo è un capitolo fondamentale per il nostro territorio e per l’Italia».
La cerimonia si è conclusa con il taglio del nastro, l’illuminazione dell’opera e l’Inno di Mameli. Trieste consegna così alla città un luogo che non è solo memoria, ma responsabilità collettiva.

Ella Bright, la giovane star risponde alle critiche: “Non mi hanno sfruttata”

Ella Bright (foto dal suo profilo Facebook)
La serie televisiva "Off Campus" ha acceso un dibattito che va ben oltre la trama. Al centro Ella Bright, 17 anni, protagonista di alcune scene considerate troppo intime per la sua età. Le polemiche sono esplose sui social, dove in molti hanno accusato la produzione di averla esposta a contenuti “inadatti” e “sessualizzati”. L’attrice, però, ha scelto di intervenire direttamente per chiarire la sua posizione.
La Bright ha spiegato di aver lavorato in un ambiente protetto e professionale, sottolineando come ogni scena sia stata girata con coordinatori dell’intimità e con il pieno coinvolgimento dei suoi genitori. “Mi sono sempre sentita al sicuro”, ha dichiarato, aggiungendo che la produzione ha rispettato limiti e sensibilità. Le sequenze più delicate, ha precisato, sono state costruite “in modo da non oltrepassare nulla di ciò che non era appropriato per me”.
L’attrice ha anche risposto a chi sostiene che una minorenne non dovrebbe interpretare ruoli così complessi: “Capisco le preoccupazioni, ma conosco i miei confini e so cosa posso fare”. Per lei, la serie racconta temi reali che riguardano molti adolescenti, e affrontarli con autenticità non significa necessariamente mostrarli in modo esplicito.
La Bright ha infine invitato il pubblico a non confondere la finzione con la realtà: “Non sono una vittima e non mi sono mai sentita sfruttata”. Una presa di posizione netta, che sposta l’attenzione dal clamore mediatico alla responsabilità con cui il set ha gestito il suo ruolo.

domenica 31 maggio 2026

Milano e l'hockey in dirittura d'arrivo, più sì che no e uno spiffero: il logo biancorossoblù

Un derby Devils-Saima nei primi anni '90
L'hockey e Milano, ormai alla decisione definitiva della lega Ice Hockey League mancano pochissime ore. Il senso di questo nuovo post, in realtà, è solo in un piccolo aggiornamento che arriva da 'fonti dirette', senza andare a scomodare lo splendido articolo di Bernd Freimüller, 'insider' del sito Laola1 ma, soprattutto, in passato scout dei Vienna Capitals e, nella prima decade di questo millennio, all'interno dell'organizzazione degli Atlanta Thrashers in NHL.
Nel pezzo si analizzano nel dettaglio i 'pro' e i 'contro' la vicenda Milano, basta utilizzare un traduttore per avere una visione completa e più chiara di cose in parte già note, ma tutte messe sapientemente in fila.
Riassumendo, come già si sapeva, la situazione è in bilico, ma è anche altalenante: l'idea è che, se Milano metterà i soldi sul tavolo, soldi veri e non presunti, le porte di una lega 'affamata' si apriranno al progetto mentre, se gli argomenti saranno quelli di un 'vedremo, faremo, garantiremo' saranno sopratutto la stragrande maggioranza dei club austriaci a stoppare il tutto.
La presenza del torontino Marco Margiotta non viene vista come un 'plus'.
Milano, intesa come club, vuole dettare le condizioni: o ci prendete adesso oppure mai più e, per una lega ansiosa di migliorare ed estendere la propria immagine come l'attuale Ice Hockey League, questa potrebbe essere una tentazione difficile cui poter resistere.
La replica del 'board' parrebbe essere quella di una controproposta: disputare una stagione in Alps Hockey League, che accoglierebbe il neo-club a braccia aperte. Una condizione che, proprio per mantenere il proprio progetto 'duro e puro', la nuova società meneghina non si sente di poter accettare.
Infine, nodo tifosi, da molti ritenuto fondamentale.
Per chi ritenga infine come discorso primario quello dei colori una notizia importante: il logo presentato sarebbe biancorossoblù. Per la lega però, e per le squadre, l'aspetto cromatico, ai fini della decisione finale, rimane l'ultimo dei problemi.

A QUESTO LINK TROVI L'ANNUARIO DELL'HOCKEY GHIACCIO IN ITALIANO

Parigi, dietro alle violenze nordafricane il fallimento della società multiculturale

Immagine tratta da un video su X
La vittoria del Paris Saint Germain in Champions League ha scatenato scene di inaudita violenza a Parigi. La capitale francese si è risvegliata questa domenica, infatti, tra i fumi degli incendi e le sirene della polizia dopo quella che avrebbe dovuto essere una notte di pura celebrazione. Il successo del PSG, club da anni detenuto nelle mani dei potenti arabi del Qatar, aveva attirato in strada oltre 200mila persone, concentrate soprattutto tra gli Champs-Élysées, la Bastiglia e l’area del Parco dei Principi, la gran parte delle quali di origine nordafricana, come del resto di tale origine è il profilo degli ultras cosiddetti 'parigini'.
Le prime tensioni sono esplose a Porte de Saint-Cloud, dove migliaia di tifosi stavano seguendo la partita davanti al maxi‑schermo. Petardi, fuochi d’artificio e oggetti lanciati contro gli agenti hanno costretto le forze dell’ordine a rispondere con gas lacrimogeni. Da lì, la situazione è degenerata: auto, scooter e biciclette dati alle fiamme, vetrine infrante, saccheggi improvvisati. Una violenza definita “assolutamente inaccettabile” dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez, che ha confermato un bilancio pesante: 416 persone fermate e sette agenti feriti.
Nonostante l’imponente dispiegamento di 22mila agenti in tutta la Francia, di cui 8mila solo a Parigi, la notte è sfuggita di mano. Le immagini diffuse sui social mostrano gruppi organizzati colpire la polizia con batterie di fuochi d’artificio, proprio come succede anche in Italia con i 'maranza', solo all'ennesima potenza, dimostrazione pratica di do0ve l'accoglienza indiscriminata stia portando una decadente società europea.
Scene di guerriglia urbana hanno coinvolto anche altre città francesi come Bordeaux, Montpellier e Grenoble, segno di un malessere che va oltre la semplice “festa degenerata” e che ha visto i francesi di origine nordafricana trovare la scusa per colpire un mondo, quello occidentale che li sfama, che odiano e che chiedono a gran voce di poter distruggere nella più totale impunità.
Le scene viste ieri sera a Parigi e nel resto della Francia dimostrano, semmai ce ne fosse ancora bisogno, il totale fallimento del multiculturalismo.

sabato 30 maggio 2026

NHL playoff: Carolina è un rullo compressore, 6-1 ai Canadiens e finale di Stanley Cup

Il sito degli Hurricanes con il finale
I Carolina Hurricanes volano in finale di Stanley Cup dopo avere travolto in gara-5 i Montreal Canadiens con il punteggio di 6-1, al termine di una gara senza storia fin dall'inizio, che ha confermato la differenza sempre vista sul ghiaccio tra le due squadre n questa serie, a parte la sorprendente gara-1. Anche perdendo due partite all'overtime, i canadesi sono sempre stati sovrastati dagli avversari, sia nella fisicità che nelle conclusioni a rete.
Con questo successo la squadra allenata da Rod Brind'Amour vince il Prince of Wales Trophy, solitamente assegnato alla squadra vincente della Eastern Conference, e in una finale che fin d'ora si preannuncia spettacolare, affronterà i Vegas Golden Knights, alla ricerca di quel trofeo che manca dalla stagione 2005-06. Per la formazione canadese e per il Canada l'ennesima stagione senza l'agognata vittoria di un trofeo che ormai manca dal lontano 1992-93, quando furono proprio i Canadiens a vincerlo nella finalissima contro i Los Angeles Kings (4-1 nella serie).
Ingaggio, pronti, via e dopo sei secondi Jackson Blake scappa e saetta un tiro che sorvola di poco la traversa, e ancora, nel primo minuto, è il goalie ospite, Jakub Dobeš, a salvare due volte su Sebastian Aho e una su Nikolaj Ehlers. Montreal è avvisata. Dopo due minuti arriva però la prima penalità, la subisce Andrei Svechnikov, per un 'tripping' su Lane Hutson. Carolina fino a quel momento ha una percentuale nel penalty-killing del 93,8% nei playoff, e subisce un solo tiro da parte dei Canadiens, che vedono salire il proprio power-play a 1/9 nella serie. Dopo sei minuti e mezzo Jordan Martinook ha l'occasione d'oro: tiro centralissimo ma grande risposta da parte di Dobeš. Regna la confusione ma, dopo dieci minuti, arriva meritato il vantaggio degli Hurricanes: Logan Stankoven viaggia indisturbato verso la gabbia di Dobeš, serve Taylor Hall al centro che appoggia in rete. Il gol viene contestato da Martin St. Louis alla ricerca disperata di una 'interference' sul portiere, ma la 'coach's' challenge' viene respinta e Montreal si becca pure due minuti di penalità. I Canadiens passano indenni la penalità, ma continuano a subire la pressione dei padroni di casa, come finora sempre è capitato nella serie. Carolina colleziona però una seconda penalità, ancora con Svechnikov, ma anche stavolta la superiorità porta a un nulla di fatto, con zero tiri verso la porta avversaria. Arriva invece, letale, la seconda rete dei padroni di casa, su cui stavolta Dobeš ha qualche volta, non intercettando la conclusione di Logan Stankoven, nono gol dei playoff per lui, infilando il decimo assist della post-season di Hall. Passa un minuto e mezzo e Carolina cala il tris, con il disco che rotola nel terzo della difesa canadese, Eric Robinson, scattato in contropiede, lo raccoglie e fulmina ancora una volta l'estremo ceco di Montreal, la dimostrazione di una quarta linea (Carrier-Jankowski-Robinson) molto produttiva. Il primo periodo si chiude con numeri impietosi, tutti a favore degli Hurricanes: 3-0 il risultato, 15-4 nei tiri, 10-5 nelle 'hit'. Carolina finora ha giocato come il gatto con il topo.
Il secondo periodo comincia con una clamorosa occasione per i 'Canes, ma Seth Jarvis, a porta spalancata, manca il poker. Arrivano poi due minuti di penalità per Nick Suzuki ma, almeno in questo caso, i Canadiens riescono a scamparla. I due minuti li prende poi Carolina (Alexander Nikishin per bastone alto), ma ancora una volta la gestione della superiorità da parte di Montreal è desolante. Montreal fatica addirittura a uscire dal terzo e, quando ci riesce, viene punita duramente: arriva così il quarto gol di Carolina, un'esecuzione perfetta con Hall che recupera disco e s'invola a spallate verso Dobeš, che respinge prima del rimbalzo vincente di Jackson Blake. Un minuto dopo arriva la prima occasione della serata per i Canadiens, con un palo, peraltro esterno, colpito da Ivan Demidov. ma ormai è troppo tardi. La partita diventa un monologo, con il pubblico di casa che 'copia' il coro classico di vittoria dei tifosi dei Canadiens. Si prosegue con i Canadiens che subiscono due penalità, la prima contro Lane Hutson (bastone alto), la seconda per troppi uomini sul ghiaccio. Ed è in quest'ultimo caso che arriva la cinquina: tiro dalla distanza di Ehlers, tocco al centro di Jarvis e stoccata vincente di Shayne Gostisbehere. E' il 38'02", e ormai per Montreal la partita di raleigh è come la tortura della goccia sebbene, proprio allo scadere del periodo, Alexandre Carrier scocchi per Montreal uno dei pochissimi tiri pericolosi, deviato però da Frederik Andersen.
Il terzo periodo comincia con un bel tiro di Demidov fuori di poco, segno che Montreal, perlomeno, ci voglia provare. Le squadre sembrano poter giocare in surplace, ma Jordan Martinook trova comunque un buono spunto, su cui Dobeš si impegna con bravura. Nuova penalità pro Canadiens: due minuti a Ehlers per un fallo su Jayden Struble, e un power-play che produce un paio di tiri pericolosi e una mini rissa davanti ad Andersen. Passano pochi secondi e a sedersi sulla panca puniti è Gostisbehere, ancora per gli Hurricanes. E, finalmente, dopo quasi due partite intere, arriva la prima rete dei Canadiens, realizzata da Cole Caufield, sesto gol per lui nei playoff (13 punti in totale, di cui 10 in power-play), lasciato colpevolmente solo davanti ad Andersen. Carolina replica con un bel tiro di Ehlers ben bloccato da Dobeš. A sua volta Andersen para bene lo 'snap-shot' di Newhook. A circa quattro minuti dalla fine St. Louis tenta l'impossibile e toglie il portiere, ma Carolina ne approfitta quasi subito e, a porta vuota, infila la sesta rete con Seth Jarvis e, per completare l'opera, i Canadiens si beccano un'ulteriore penalità per 'too many men on the ice'. Ormai è accademia sul ghiaccio, mentre il pubblico grida "We want the cup!", i fazzoletti bianchi sventolano al Lenovo Center e non si gioca più, tutti si abbracciano e anche per Montreal finisce la tortura, per una serie che ha visto gli Hurricanes dominare il computo dei tiri 166-89.
Il Prince of Wales Trophy viene presentato sul ghiaccio dal commissioner Bill Daly ma, come nel caso dei Vegas Golden Knights e del Clarence Campbell Bowl, anche stavolta tutti si guardano bene dal toccare la coppa, seguendo la tradizione beneaugurante anche se, in questo caso, a una delle due contendenti andrà inevitabilmente male.