venerdì 17 aprile 2026

Germania, AfD in testa nei sondaggi: pronto uno storico sorpasso

Il leader di AfD, Alice Weidel (foto da Facebook)
Destra e partiti 'sovranisti' in crisi? In Germania non sembra proprio. Per la prima volta dalla sua introduzione, il Politbarometer del canale pubblico tedesco ZDF registra l’AfD come primo partito nazionale. Lo riporta "Der Spiegel", citando i nuovi dati diffusi dalla Forschungsgruppe Wahlen. Secondo l’indagine, se si votasse domenica la CDU/CSU scenderebbe al 25% (–1 punto), mentre l’AfD resterebbe stabile al 26%, conquistando così la leadership nelle intenzioni di voto. La SPD toccherebbe il suo minimo storico al 12% (–1), mentre i Verdi scenderebbero al 14% (–1). La Linke salirebbe all’11% (+1) e la FDP si fermerebbe al 3%. Il sondaggio è stato condotto fra il 14 e il 16 aprile su un campione di 1.355 elettori.
Secondo "Der Spiegel", non si tratta di un caso isolato: anche YouGov, Insa e Forsa registrano l’AfD come prima forza politica, con un vantaggio particolarmente marcato nel sondaggio YouGov, che assegna al partito il 27% (+1) contro il 23% della CDU/CSU (–3).
Gli istituti demoscopici ricordano che i sondaggi fotografano un momento e non rappresentano previsioni elettorali, soprattutto in un contesto di crescente volatilità dell’elettorato e decisioni di voto sempre più tardive.
Parallelamente, la soddisfazione per il governo federale guidato da Friedrich Merz tocca un nuovo minimo. Nel Politbarometer solo il 27% degli intervistati si dice soddisfatto dell’esecutivo, mentre il 63% esprime un giudizio negativo. Anche la percezione della cooperazione interna alla coalizione è ai minimi: appena il 18% la considera buona, contro il 73% che la giudica negativa.
Il quadro che emerge, osserva "Der Spiegel", è quello di un governo in difficoltà e di un’opposizione radicale che continua a crescere nei consensi, alimentando un dibattito politico sempre più teso.

Il Festival di Mosca alza il sipario: talenti mondiali e italiani alla 48ª edizione

Foto Ria Novosti
Il Teatro Rossiya ha ospitato l’apertura del 48° Festival Internazionale del Cinema di Mosca, una delle rassegne più longeve al mondo, inaugurata questo 16 aprile e in programma fino al 26 aprile.
La cerimonia ha dato ufficialmente il via a dieci giorni di proiezioni, incontri e anteprime, confermando il ruolo centrale del MIFF nel panorama cinematografico internazionale.
Ad aprire il festival è stato il film "Gli angeli di Ladoga" del regista russo Alexander Kott, scelto come titolo inaugurale di un’edizione che punta a valorizzare produzioni provenienti da diversi continenti.
La giuria internazionale, guidata dal regista cingalese Prasanna Vithanage – considerato tra i cineasti più influenti dell’Asia meridionale – riunisce figure di primo piano del cinema mondiale: l’attrice russa Darya Ekamasova, lo spagnolo Javier Rebollo, autore di opere premiate come La donna senza pianoforte, il regista russo Ivan I. Tverdovsky, più volte presente nei principali festival europei, la star cinese Jin Sha e il cineasta turco Mahmut Fazıl Joshkun.
Come da tradizione, la serata inaugurale ha visto sfilare sul 'red carpet' numerose attrici e personalità del cinema russo, elemento distintivo dell’immaginario 'glamour' del festival.
Fondato nel 1935, il MIFF è diventato annuale dal 1999 e assegna premi storici come il San Giorgio d’Argento al miglior regista e il Premio Stanislavskij alla carriera.
Quest’anno l’Italia è presente con tre titoli: "Anna" di Monica Guerritore e "RIP" di Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis, entrambi nel concorso principale, e "Per un po’" di Simone Valentini nella sezione Little People, Big History. Una partecipazione significativa, dopo i quattro film italiani selezionati nel 2025, che conferma l’interesse della rassegna per il nostro cinema.
Con una programmazione che unisce grandi autori, nuove voci e produzioni internazionali, il Festival di Mosca si prepara a dieci giorni di confronto culturale e visioni dal mondo, in attesa dei verdetti finali del 26 aprile.

Qui sotto, altre foto di Ria Novosti legati alla giornata inaugurale:



La Milano che crede nella giustizia si raduna: parola d'ordine "remigrazione"

L'articolo de "La Verità" tratto da Facebook
Milano si prepara a un sabato ad alta tensione politica. Il 18 aprile, a partire dalle ore 15, Piazza Duomo ospiterà l’evento “Senza paura: in Europa padroni a casa nostra”, organizzato dai cosiddetti 'Patrioti' e annunciato come una grande manifestazione pubblica alla presenza del vicepremier Matteo Salvini e di vari leader conservatori europei alleati della Lega, tra cui Jordan Bardella e Viktor Orbán. L’iniziativa, presentata come pacifica dagli organizzatori, punta a riportare al centro del confronto temi come sicurezza, immigrazione e identità.
Salvini ha spiegato che dal palco si parlerà di “sicurezza, pace e contrasto al fanatismo islamico” e di una linea più severa contro l’immigrazione irregolare, con la richiesta di rivedere criteri per cittadinanza e permessi di soggiorno. Il vicepremier ha inoltre respinto le critiche arrivate da alcune forze politiche, in particolare dal Partito Democratico, che aveva chiesto di vietare la manifestazione. Secondo Salvini, tali richieste sarebbero incompatibili con una democrazia e ha invitato anche il sindaco Sala a presenziare.
Parallelamente, gruppi antagonisti e della Sinistra varia (e avariata) hanno annunciato iniziative di protesta e “accerchiamenti”, mentre il dibattito pubblico si è acceso attorno al termine “remigrazione”, citato da alcuni promotori dell’evento e contestato da opposizioni e associazioni. Salvini ha precisato che la parola non compare nei materiali ufficiali, pur dichiarando di non considerarla un tabù nel confronto politico.
Il raduno arriva in un momento di forte polarizzazione sul tema migratorio e a pochi giorni dalle celebrazioni del 25 aprile, contribuendo a rendere il clima cittadino particolarmente sensibile. Gli organizzatori si aspettano una partecipazione ampia, mentre le autorità stanno predisponendo un imponente dispositivo di sicurezza per garantire lo svolgimento regolare delle diverse iniziative previste in centro città.

L'eutanasia incerta del Canada: chi controlla chi deve morire?

Foto di Hiroshi Tsubono per Unssplash
Il dramma dell'eutanasia sta lacerando il Canada, e il dibattito su quello che viene definito 'programma canadese di assistenza medica alla morte' (MAID) continua a intensificarsi, mentre emergono nuove criticità sul fronte della trasparenza, dei controlli e delle garanzie per i pazienti più vulnerabili.
Ne parla Tamata Ugolini in un articolo pubblicato da "Rebel News", uno dei pochi organi di informazione che, nel Paese a Nord del Confine, si distacchi dal 'mainstream' generale dei media.
Dall'articolo emerge, per esempio, che nella Provincia dell'Ontario i certificati di morte sono regolati da una normativa che, per ragioni di privacy, non consente di indicare esplicitamente MAID come causa del decesso: viene invece riportata la malattia o la condizione che ha portato alla richiesta di assistenza. Una scelta che, secondo alcuni osservatori, limita la possibilità di monitorare con precisione l’impatto del programma.
Il Chief Coroner della Provincia, Dirk Huyer, ha chiarito che il suo ufficio non emette i certificati e interviene solo dopo il decesso. La revisione dei casi MAID è affidata a un team di appena nove infermiere incaricate di esaminare migliaia di procedure ogni anno. Huyer sostiene che molte irregolarità riscontrate siano errori amministrativi risolti con richiami o attività formative, e respinge l’idea di un modello segnato da violazioni sistemiche. Tuttavia, diversi rapporti interni del suo stesso ufficio raccontano una realtà più complessa.
Un documento del 2025 ha evidenziato le difficoltà nel verificare la piena volontarietà delle richieste, raccomandando valutazioni separate e maggiori tutele. Un’altra analisi sui casi “Track 2”, quelli in cui la morte non è ragionevolmente prevedibile, ha segnalato interpretazioni errate delle regole e approvazioni premature.
Questi elementi alimentano interrogativi sulla capacità del sistema di prevenire abusi e proteggere i pazienti prima che la procedura venga eseguita. Preoccupazioni che diventano ancora più rilevanti in vista dell’ampliamento previsto per marzo 2027, quando l’accesso a MAID sarà esteso anche a persone con disturbi mentali, nonostante il dibattito aperto nella comunità psichiatrica sulla possibilità di stabilire con certezza l’irreversibilità della sofferenza.
In un contesto in cui le revisioni post‑mortem e le raccomandazioni interne sembrano non bastare, cresce la domanda su quali strumenti siano necessari per garantire sicurezza, trasparenza e tutela dei cittadini di fronte a quello che, in molti casi, da presunto gesto di 'dolce morte' si trasforma inesorabilmente in crudele omicidio.

La Russia accelera sul nucleare lunare: verso una stazione di rifornimento al Polo Sud

Foto tratta dall'articolo della Pravda
La Russia punta a trasformare il polo sud della Luna in un avamposto energetico e scientifico permanente. Secondo quanto riportato da diverse testate russe, entro il 2036 dovrebbe entrare in funzione la prima centrale nucleare mai installata su un altro corpo celeste, un’infrastruttura pensata per garantire energia stabile alle future basi lunari. L’obiettivo dichiarato è superare i limiti delle fonti rinnovabili nello spazio: due settimane di notte lunare e temperature estreme rendono infatti poco praticabile l’uso esclusivo di pannelli solari.
Alexander Blagov, vicepresidente dell’Istituto Kurchatov, ha indicato il 2036 come data chiave per l’avvio operativo del reattore. La tecnologia, spiegano gli esperti citati dai media russi, richiede soluzioni ingegneristiche avanzate, soprattutto per la dissipazione del calore nel vuoto. Tra i riferimenti ricorrenti compaiono i programmi sovietici Buk e Topaz, che negli anni passati sperimentarono reattori compatti per applicazioni spaziali.
Roscosmos presenta il progetto come un passaggio dalla presenza episodica alla permanenza sulla superficie lunare. Le dichiarazioni ufficiali parlano di una futura Stazione Lunare Scientifica Internazionale, aperta alla collaborazione con partner stranieri interessati a un approvvigionamento energetico stabile. Secondo le fonti russe, la cooperazione con istituti cinesi sarebbe già in corso nell’ambito di programmi congiunti sulla sicurezza nucleare.
La costruzione di un impianto di questo tipo comporta sfide significative: dalla gestione della polvere lunare alle radiazioni, fino alla necessità di materiali e sistemi in grado di funzionare per decenni senza manutenzione diretta. Gli ingegneri coinvolti sottolineano che la disponibilità di energia nucleare potrebbe consentire non solo il mantenimento delle basi, ma anche l’estrazione di risorse come acqua e ossigeno dai depositi di ghiaccio presenti nei crateri.
Il progetto si inserisce in un contesto di crescente competizione internazionale per la presenza sulla Luna. Mentre le missioni Artemis della NASA puntano a riportare equipaggi umani in orbita lunare e successivamente sulla superficie, Mosca rivendica un approccio orientato alla costruzione di infrastrutture permanenti. La prospettiva di una centrale nucleare lunare apre scenari tecnologici e geopolitici che, nei prossimi anni, potrebbero ridefinire gli equilibri dell’esplorazione spaziale.