lunedì 4 maggio 2026

NHL playoff: Colorado spreca tre gol di vantaggio ma domina lo stesso, Minnesota ko 9-6

Il sito dei Colorado Avalanche festeggia la vittoria
Colorado Avalanche
e Minnesota Wild hanno aperto la propria serie di playoff NHL con una partita fuori da ogni logica: 15 gol complessivi, continui ribaltamenti e un ritmo oltre la media, già alta.
Gara‑1 della semifinale di Conference tra Avalanche e Wild si è così trasformata in uno dei match più prolifici della storia recente della NHL: i padroni di casa hanno vinto 9‑6, firmando il proprio record di gol in una partita di 'post-season' e inaugurando la semifinale di Conference con un’esibizione travolgente. 15 reti in un match di playoff è un numero che cade per la 10.a volta in NHL, e per la seconda volta dal lontano 1994. 14 giocatori hanno segnato almeno un gol in questa partita, in cui ciascun periodo ha regalato cinque reti.
Gli Avalanche sono partiti a razzo: Malinski, Drury e Lehkonen hanno costruito il 3‑0 fra l'11' e il 13'. Minnesota, però, non è crollata: Johansson e Hartman hanno riaperto il match immediatamente.
Nel secondo periodo Colorado ha allungato con Blankenburg, ma i Wild hanno risposto con tre reti consecutive, culminate nel clamoroso 'short‑handed' goal di Foligno per il 5‑4. È stato il momento di massima inerzia per Minnesota, subito spento dal 5‑5 firmato Devon Toews, protagonista di una serata da quattro punti.
Il terzo periodo è stato il regno di Cale Makar, rientrato dopo un colpo subito nel primo tempo: due gol, compreso quello dell’8‑6 che ha indirizzato definitivamente la gara, e un assist per una prestazione da trascinatore. MacKinnon ha chiuso poi i conti con l’'empty‑net' del 9‑6.
Colorado, ora avanti 1‑0 nella serie, ha mostrato perché è la miglior squadra della stagione: tanta qualità e la capacità di colpire in ogni momento, anche dopo aver dilapidato un vantaggio di tre gol. Se questo è solo l’inizio, la serie promette scintille.

NHL playoff: Montreal vince gara-7 a Tampa Bay, per i Canadiens due gol su nove tiri

La gioia del 2-1 immortalata dal sito NHL
I Montreal Canadiens vincono gara-7 della sfida del primo turno dei playoff NHL, superando i Tampa Bay Lightning per 2-1 in trasferta e imponendosi così 4-3 nella serie.
E' stata una gara folle, anche questa finita con un solo gol di scarto come tutte le altre della serie, al termine della quale i Canadiens, ultima squadra canadese rimasta nella post-season, hanno staccato il biglietto per il secondo turno, che li vedrà opposti ai Buffalo Sabres.
Non ci sarà così una squadra della Florida nella finale della Stanley Cup, come invece era successo negli ultimi sei anni di fila (con quattro vittorie), con tre presenze consecutive prima per Tampa Bay e poi per Florida.
E' stata una partita paradossale, dominata in gran parte dai Lightning che, nel secondo periodo, hanno completamente azzerato gli avversari, non consentendo loro di realizzare alcun tiro verso la porta.
Montreal passava al 18'39" in maniera abbastanza fortunosa: una conclusione dalla distanza veniva prima deviata sotto porta da Nick Suzuki, ma decisivo nel rimettere in rete un disco destinato a uscire era il tocco involontario della gamba di J. J. Moser, in pratica un'autorete. I Canadiens si spegnevano lì. Da quel momento in cattedra salivano i Lightning. Per oltre 25 minuti i canadesi restavano senza tiri, in pratica dal gol a un innocuo disco scagliato nel terzo periodo, lasciando a zero il terzo centrale (alla fine gli 'shots' saranno 29-9 per Tampa).
La pressione dei padroni di casa nel secondo periodo era terrificanete, e così, grazie a un power-play, era Dominic James a bucare con uno slap-shot di inaudita potenza un Jakub Dobeš fin lì baluardo insormontabile.
Il terzo periodo si apriva sempre nel segno di Tampa, che continuava a dominare per i primi cinque minuti. Un'azione reiterata dei Canadiens cambiava però l'inerzia della partita. Montreal capiva che poteva offendere, ma aveva ancora bisogno della fortuna per segnare: era Alex Newhook a far filtrare il puck da un lato maligno della gabbia fra i gambali di Andrei Vasilevskiy, il 'goalie' eroe di gara-6 che, inerte, poteva solo raccogliere il disco da lui stesso infilato nella propria rete. Secondo autogol.
Tampa, a questo punto, sentiva salire la paura, il massimo sforzo era già stato profuso. Montreal controllava bene il ritorno dei padroni di casa, che a 2'10" dalla fine toglievano il portiere per un uomo di movimento in più, senza però sortire effetto. Erano anzi i canadesi a sprecare due clamorose occasioni a porta vuota, un cattivo presagio che pareva tramutarsi in realtà quando, a sei secondi dalla fine, Mike Matheson scagliava il disco oltre il plexiglass, procurandosi così due minuti di penalità per ritardo del gioco. Una inferiorità che però, pure nel 6x4 a favore dei Lightning sul ghiaccio, non portava a nulla. Montreal passava il turno per la gioia dei numerosi tifosi canadesi presenti e l'esultanza delle migliaia radunatesi al Bell Centre della città del Quebec.

Inter campione, lo scudetto dei morti viventi

Lo scudetto preferito dall'Inter è quello che si vince... facile
L'Inter vince il suo ennesimo scudetto (il numero rimane incerto, conta quello di 'cartone'?) ma, anche in questo caso sono tanti a diversi i sospetti che aleggiano sopra l'ennesima vittoria 'condita' da illazioni che circondano la squadra nerazzurra come un alone di fumo tossico.
Mentre i giornali di parte (in particolare uno di colore rosa) si accingono a decantare il trionfo delle truppe interiste, nel dibattito sul nuovo caso Arbitropoli, un elemento emerge con chiarezza: il modo in cui le inchieste calcistiche vengono raccontate cambia radicalmente a seconda dei soggetti coinvolti. Un principio basilare – l’indagato non è colpevole, e ancor meno lo è chi non è nemmeno indagato – sembra valere a corrente alternata nel racconto mediatico. Una cosa, di sicuro, si è capito: non solo l'Inter 'deve' essere innocente, ma è la vittima, ancora una volta, di un complotto ordito ai suoi danni.
Il confronto con il 2006 resta inevitabile, come sottolinea l'arguto Massimo Zampini in un articolo pubblicato dal quotidiano Tuttosport. All’epoca, il nome Moggiopoli comparve immediatamente, con un colpevole già individuato prima ancora che iniziasse un processo. Il “libro nero” pubblicato dall’Espresso, le anticipazioni di sentenze sui giornali, le ricostruzioni rivelatesi poi inesatte – come quella sui sorteggi arbitrali – contribuirono a creare un clima in cui la difesa era quasi impossibile. Chi provava a contestare il merito, ricordando ad esempio che l’arbitro De Santis penalizzava spesso la squadra ritenuta parte della “Cupola”, veniva ignorato: “conta l’intenzione”, si diceva.
Lo schema si è ripetuto in casi più recenti. Nel caso Suarez, la Juventus fu indicata come responsabile dai media ben prima che dagli atti giudiziari, tanto che il procuratore Cantone denunciò pubblicamente le continue violazioni del segreto istruttorio. Con le plusvalenze, tema a lungo ignorato quando riguardava altre società, l’attenzione si è improvvisamente intensificata: intercettazioni pubblicate quotidianamente, previsioni catastrofiche, pressioni esterne e nessuna domanda sul ruolo della Procura torinese o sulle dichiarazioni pubbliche di alcuni pm.
Nel dibattito rientra anche un altro elemento spesso citato da chi denuncia disparità di trattamento: l’Inter, secondo questa lettura, avrebbe storicamente beneficiato di un contesto favorevole. Viene ricordato che lo scudetto 2006 fu assegnato durante la gestione di Guido Rossi, ex dirigente nerazzurro; che Gianni Infantino ha più volte dichiarato la propria simpatia interista; che Aleksander Ceferin ha ammesso la sua amicizia con Beppe Marotta; che Alessandro Butti, ex Press Officer e Team Manager (oggi si usa così, in inglese e maiuscolo, fa più scena) è oggi il dirigente in Lega che ha 'steso' un calendario 2025-26 che più bello non si sarebbe potuto per la sua ex squadra (e l'anno scorso non era stato da meno); e che alcuni giudici coinvolti in vicende sportive sarebbero notoriamente tifosi interisti. Di più: dopo i clamorosi 'buchi' economici di questi ultimi anni, una squadra incapace di assolvere ai propri debiti come quella milanese, avrebbe dovuto essere retrocessa  o radiata, facendo la stessa fine del Chievo o, come accaduto in Scozia, per un'altra 'big' del calcio mondiale, i Rangers. Ma si sa, in Italia per i potenti vige l'impunità, specie se attorno ai potenti giri molto denaro, quello che serve. E così alla fine, il Chievo sparisce, l'Inter solleva lo Scudetto.
Tutti elementi che difficilmente possono rendere credibile un movimento che ha creato un ciclo, quello nerazzurro successivo alla cosiddetta Calciopoli, grazie alla sistematica distruzione di ogni possibile avversaria, per la felicità di un presidente fino ad allora spesso paragonata un menomato mentale dai suoi stessi tifosi (Massimo Moratti) e a una squadra che, sempre gli ultras nerazzurri, andarono a prendere a cinghiate in piazzale Lotto in quello stesso periodo perché stufi di patire continue umiliazioni sul campo. Già, il campo. Un terreno di gioco che l'Inter preferisce evitare, garantita e protetta da ciò che succede altrove.

domenica 3 maggio 2026

L'Udinese e il terremoto del 1976, una commemorazione ben riuscita

Foto tratta da Facebook
Nel 50° anniversario del terremoto del Friuli del 1976, la giornata organizzata dall’Udinese ha mostrato quanto il calcio, quando vuole, sappia diventare memoria. La società bianconera ha costruito un evento sobrio, partecipato e profondamente rispettoso, capace di unire generazioni diverse nel ricordo dell’Orcolat (l''orco cattivo' delle leggende locali con cui, nell'immaginario collettivo, è stato denominato il sisma che sconvolse la regione).
La maglietta commemorativa, andata esaurita in poche ore, è diventata il simbolo di questa partecipazione, pur con qualche polemica sul prezzo (94 euro) e la mancata beneficenza: chi però in questi anni ha scritto libri o realizzato documentari sul terremoto non ha certo lavorato gratuitamente, e il gesto degli sponsor – che hanno lasciato spazio alla sola scritta “Il Friuli ringrazia e non dimentica” – parla da sé.
Tra i momenti più intensi, l’esecuzione dello storico "Stelutis Alpinis" (ripreso anche, in lingua italiana, da Francesco De Gregori) della Julia e il battimani ritmato dello stadio, così come la presenza di centinaia di volontari della Protezione civile, memoria vivente di un modello nato proprio in Friuli. La sfilata dei 45 sindaci dei Comuni colpiti ha ricordato l’estensione e la ferita profonda di quel 1976.
Il minuto di silenzio è stato qualcosa di unico: 25 mila persone immobili, un silenzio assoluto rotto solo da un paio di notifiche sui telefonini. E l’urlo “Grazie alpini” al termine ha chiuso un momento da brividi. Significativo anche il lavoro fatto con la squadra, preparata all’evento attraverso filmati e testimonianze per far comprendere ai giocatori cosa rappresenti quel terremoto per il Friuli.
La vittoria finale per 2-0 sul Torino (una squadra che, dopo la tragedia di Superga) vanta numerosi sostenitori in regione) ha trasformato la commemorazione in una festa completa, ma il senso della giornata andava oltre il risultato. Ancora una volta l’Udinese ha dimostrato di essere un simbolo autentico di questa terra: cambiano proprietà, categorie e giocatori, ma il legame tra i friulani e il bianconero resta immutabile.

NHL playoff: il tris di Carolina inaugura il secondo turno

L'apertura del sito NHL dedicata a Carolina
I Carolina Hurricanes hanno inaugurato il secondo turno dei playoff NHL con una prova di forza netta, travolgendo i Philadelphia Flyers con il punteggio di 3‑0 in Gara‑1 e confermando perché sono la testa di serie numero uno a Est.
Fin dal primo ingaggio, la squadra di Rod Brind’Amour ha imposto ritmo, velocità e precisione, sfruttando al massimo la settimana di riposo seguita allo sweep contro Ottawa. Philadelphia, reduce invece dalla battaglia in sei partite contro Pittsburgh, è apparsa subito in affanno, incapace di reggere l’intensità dei padroni di casa.
Il protagonista assoluto è stato ancora una volta Logan Stankoven, che ha firmato una doppietta e ha esteso a cinque partite la sua striscia di gare consecutive con almeno un gol. Il giovane talento ha sbloccato il match dopo appena 1'31", deviando il tiro di Mike Reilly, poi ha colpito di nuovo nel secondo periodo con un preciso tiro dalla breve distanza.
Fra le due reti di Stankoven si è inserito il 2‑0 di Jackson Blake, autore di una serpentina tra due difensori prima di battere Daniel Vladař con un elegante 'backhand'. Blake ha chiuso la serata con un gol e un assist, mentre Reilly — chiamato a sostituire l’infortunato Aleksandr Nikishin — ha firmato due assist.
Sul fronte opposto, i Flyers non sono mai riusciti a entrare davvero in partita: solo 19 tiri totali, appena 9 nei primi due periodi, e un power‑play sterile (0/4). L’assenza del miglior marcatore stagionale, Owen Tippett, ha pesato, ma la squadra di Rich Tocchet ha sofferto soprattutto la pressione costante dei 'Canes', che hanno vinto quasi tutte le battaglie sul disco, perdendo però (e questa potrebbe essere l'unica reale speranza per i Flyers) sia sui numeri delle 'hits' che negli ingaggi.
A completare il quadro c’è stata la prestazione impeccabile di Frederik Andersen, autore di 19 parate e del suo secondo 'shutout' di questi playoff, il settimo in carriera. Il danese ha trasmesso sicurezza a un reparto difensivo che ha concesso pochissimo e ha respinto ogni tentativo di reazione dei Flyers. Sono lontani i tempi in cui appariva quasi un punto debole nella difesa dei Toronto Maple Leafs.
Il terzo periodo si è trasformato in una sequenza di scintille e nervosismo, con diverse penalità da entrambe le parti, segno della frustrazione crescente di Philadelphia. Ma il risultato non è mai stato in discussione: Carolina ha controllato senza affanni fino alla sirena finale.
La serie ora prosegue con Gara‑2 lunedì a Raleigh, dove i Flyers saranno chiamati a un cambio di passo radicale per evitare di trovarsi subito con le spalle al muro.