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| foto di Vitaly Gariev per Unsplash |
L’
epilessia è spesso percepita come una patologia infantile, ma i dati raccontano una realtà diversa: dopo i 75 anni l’incidenza raggiunge il suo picco massimo, superando quella dell’infanzia.
Con l’invecchiamento della popolazione, gli esperti prevedono
un aumento significativo dei casi nella terza età, rendendo fondamentale riconoscere e trattare correttamente la malattia.
Nell’anziano
l’epilessia rappresenta la terza patologia neurologica più comune, dopo ictus e demenze. Le forme tardive sono spesso legate a danni cerebrali dovuti a malattie cerebrovascolari, infezioni, tumori o patologie degenerative come l’Alzheimer. Tuttavia,
fino al 50% dei casi rimane senza causa identificabile, con crisi che colpiscono persone altrimenti in buona salute.
Le crisi più frequenti sono focali, caratterizzate da brevi alterazioni della consapevolezza, rallentamento, disturbi del linguaggio o episodi convulsivi notturni. Proprio la loro natura sfumata porta spesso a diagnosi errate, confuse con problemi cardiovascolari o declino cognitivo.
Una diagnosi tardiva può peggiorare la qualità di vita, fino a quadri di “pseudo-demenza”. Al contrario, gli anziani con epilessie focali idiopatiche rispondono spesso molto bene a basse dosi di farmaci anticrisi.
«Gli anziani hanno più probabilità di beneficiare dei farmaci anticrisi, ma sono anche più sensibili agli effetti collaterali», spiega
Carlo Andrea Galimberti, presidente della
LICE (Lega Italiana Contro l'Epilessia). I farmaci di nuova generazione, più tollerati e con minori interazioni, rappresentano oggi un’opzione fondamentale.
Anche
Laura Tassi, neurologa del Niguarda, ricorda che «un esordio di epilessia sopra i 60 anni è un’evenienza comune», sottolineando l’impatto socio‑economico crescente della malattia.
Alcuni comportamenti corretti possono evitare danni in caso di crisi convulsive:
- proteggere la testa con qualcosa di morbido
- slacciare indumenti stretti
- non aprire forzatamente la bocca
- non bloccare braccia o gambe
- non somministrare acqua o farmaci
- al termine della crisi, mettere la persona su un fianco
Interventi impropri possono essere pericolosi sia per chi ha la crisi sia per chi presta soccorso.
Con oltre 50 milioni di persone colpite nel mondo, l’epilessia è riconosciuta dall’OMS come malattia sociale. Il Piano d’Azione Globale 2022‑2031 punta a migliorare diagnosi, accesso alle cure, sensibilizzazione e tutela dei diritti.
Galimberti sottolinea la necessità di «una rete nazionale di centri specializzati» per garantire assistenza omogenea e integrata.
L’epilessia nell’anziano è dunque una condizione frequente, spesso sottovalutata, ma altamente trattabile. Riconoscerla in tempo significa migliorare la qualità di vita e ridurre il peso di una patologia destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione.