domenica 31 maggio 2026

Parigi, dietro alle violenze nordafricane il fallimento della società multiculturale

Immagine tratta da un video su X
La vittoria del Paris Saint Germain in Champions League ha scatenato scene di inaudita violenza a Parigi. La capitale francese si è risvegliata questa domenica, infatti, tra i fumi degli incendi e le sirene della polizia dopo quella che avrebbe dovuto essere una notte di pura celebrazione. Il successo del PSG, club da anni detenuto nelle mani dei potenti arabi del Qatar, aveva attirato in strada oltre 200mila persone, concentrate soprattutto tra gli Champs-Élysées, la Bastiglia e l’area del Parco dei Principi, la gran parte delle quali di origine nordafricana, come del resto di tale origine è il profilo degli ultras cosiddetti 'parigini'.
Le prime tensioni sono esplose a Porte de Saint-Cloud, dove migliaia di tifosi stavano seguendo la partita davanti al maxi‑schermo. Petardi, fuochi d’artificio e oggetti lanciati contro gli agenti hanno costretto le forze dell’ordine a rispondere con gas lacrimogeni. Da lì, la situazione è degenerata: auto, scooter e biciclette dati alle fiamme, vetrine infrante, saccheggi improvvisati. Una violenza definita “assolutamente inaccettabile” dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez, che ha confermato un bilancio pesante: 416 persone fermate e sette agenti feriti.
Nonostante l’imponente dispiegamento di 22mila agenti in tutta la Francia, di cui 8mila solo a Parigi, la notte è sfuggita di mano. Le immagini diffuse sui social mostrano gruppi organizzati colpire la polizia con batterie di fuochi d’artificio, proprio come succede anche in Italia con i 'maranza', solo all'ennesima potenza, dimostrazione pratica di do0ve l'accoglienza indiscriminata stia portando una decadente società europea.
Scene di guerriglia urbana hanno coinvolto anche altre città francesi come Bordeaux, Montpellier e Grenoble, segno di un malessere che va oltre la semplice “festa degenerata” e che ha visto i francesi di origine nordafricana trovare la scusa per colpire un mondo, quello occidentale che li sfama, che odiano e che chiedono a gran voce di poter distruggere nella più totale impunità.
Le scene viste ieri sera a Parigi e nel resto della Francia dimostrano, semmai ce ne fosse ancora bisogno, il totale fallimento del multiculturalismo.

sabato 30 maggio 2026

NHL playoff: Carolina è un rullo compressore, 6-1 ai Canadiens e finale di Stanley Cup

Il sito degli Hurricanes con il finale
I Carolina Hurricanes volano in finale di Stanley Cup dopo avere travolto in gara-5 i Montreal Canadiens con il punteggio di 6-1, al termine di una gara senza storia fin dall'inizio, che ha confermato la differenza sempre vista sul ghiaccio tra le due squadre n questa serie, a parte la sorprendente gara-1. Anche perdendo due partite all'overtime, i canadesi sono sempre stati sovrastati dagli avversari, sia nella fisicità che nelle conclusioni a rete.
Con questo successo la squadra allenata da Rod Brind'Amour vince il Prince of Wales Trophy, solitamente assegnato alla squadra vincente della Eastern Conference, e in una finale che fin d'ora si preannuncia spettacolare, affronterà i Vegas Golden Knights, alla ricerca di quel trofeo che manca dalla stagione 2005-06. Per la formazione canadese e per il Canada l'ennesima stagione senza l'agognata vittoria di un trofeo che ormai manca dal lontano 1992-93, quando furono proprio i Canadiens a vincerlo nella finalissima contro i Los Angeles Kings (4-1 nella serie).
Ingaggio, pronti, via e dopo sei secondi Jackson Blake scappa e saetta un tiro che sorvola di poco la traversa, e ancora, nel primo minuto, è il goalie ospite, Jakub Dobeš, a salvare due volte su Sebastian Aho e una su Nikolaj Ehlers. Montreal è avvisata. Dopo due minuti arriva però la prima penalità, la subisce Andrei Svechnikov, per un 'tripping' su Lane Hutson. Carolina fino a quel momento ha una percentuale nel penalty-killing del 93,8% nei playoff, e subisce un solo tiro da parte dei Canadiens, che vedono salire il proprio power-play a 1/9 nella serie. Dopo sei minuti e mezzo Jordan Martinook ha l'occasione d'oro: tiro centralissimo ma grande risposta da parte di Dobeš. Regna la confusione ma, dopo dieci minuti, arriva meritato il vantaggio degli Hurricanes: Logan Stankoven viaggia indisturbato verso la gabbia di Dobeš, serve Taylor Hall al centro che appoggia in rete. Il gol viene contestato da Martin St. Louis alla ricerca disperata di una 'interference' sul portiere, ma la 'coach's' challenge' viene respinta e Montreal si becca pure due minuti di penalità. I Canadiens passano indenni la penalità, ma continuano a subire la pressione dei padroni di casa, come finora sempre è capitato nella serie. Carolina colleziona però una seconda penalità, ancora con Svechnikov, ma anche stavolta la superiorità porta a un nulla di fatto, con zero tiri verso la porta avversaria. Arriva invece, letale, la seconda rete dei padroni di casa, su cui stavolta Dobeš ha qualche volta, non intercettando la conclusione di Logan Stankoven, nono gol dei playoff per lui, infilando il decimo assist della post-season di Hall. Passa un minuto e mezzo e Carolina cala il tris, con il disco che rotola nel terzo della difesa canadese, Eric Robinson, scattato in contropiede, lo raccoglie e fulmina ancora una volta l'estremo ceco di Montreal, la dimostrazione di una quarta linea (Carrier-Jankowski-Robinson) molto produttiva. Il primo periodo si chiude con numeri impietosi, tutti a favore degli Hurricanes: 3-0 il risultato, 15-4 nei tiri, 10-5 nelle 'hit'. Carolina finora ha giocato come il gatto con il topo.
Il secondo periodo comincia con una clamorosa occasione per i 'Canes, ma Seth Jarvis, a porta spalancata, manca il poker. Arrivano poi due minuti di penalità per Nick Suzuki ma, almeno in questo caso, i Canadiens riescono a scamparla. I due minuti li prende poi Carolina (Alexander Nikishin per bastone alto), ma ancora una volta la gestione della superiorità da parte di Montreal è desolante. Montreal fatica addirittura a uscire dal terzo e, quando ci riesce, viene punita duramente: arriva così il quarto gol di Carolina, un'esecuzione perfetta con Hall che recupera disco e s'invola a spallate verso Dobeš, che respinge prima del rimbalzo vincente di Jackson Blake. Un minuto dopo arriva la prima occasione della serata per i Canadiens, con un palo, peraltro esterno, colpito da Ivan Demidov. ma ormai è troppo tardi. La partita diventa un monologo, con il pubblico di casa che 'copia' il coro classico di vittoria dei tifosi dei Canadiens. Si prosegue con i Canadiens che subiscono due penalità, la prima contro Lane Hutson (bastone alto), la seconda per troppi uomini sul ghiaccio. Ed è in quest'ultimo caso che arriva la cinquina: tiro dalla distanza di Ehlers, tocco al centro di Jarvis e stoccata vincente di Shayne Gostisbehere. E' il 38'02", e ormai per Montreal la partita di raleigh è come la tortura della goccia sebbene, proprio allo scadere del periodo, Alexandre Carrier scocchi per Montreal uno dei pochissimi tiri pericolosi, deviato però da Frederik Andersen.
Il terzo periodo comincia con un bel tiro di Demidov fuori di poco, segno che Montreal, perlomeno, ci voglia provare. Le squadre sembrano poter giocare in surplace, ma Jordan Martinook trova comunque un buono spunto, su cui Dobeš si impegna con bravura. Nuova penalità pro Canadiens: due minuti a Ehlers per un fallo su Jayden Struble, e un power-play che produce un paio di tiri pericolosi e una mini rissa davanti ad Andersen. Passano pochi secondi e a sedersi sulla panca puniti è Gostisbehere, ancora per gli Hurricanes. E, finalmente, dopo quasi due partite intere, arriva la prima rete dei Canadiens, realizzata da Cole Caufield, sesto gol per lui nei playoff (13 punti in totale, di cui 10 in power-play), lasciato colpevolmente solo davanti ad Andersen. Carolina replica con un bel tiro di Ehlers ben bloccato da Dobeš. A sua volta Andersen para bene lo 'snap-shot' di Newhook. A circa quattro minuti dalla fine St. Louis tenta l'impossibile e toglie il portiere, ma Carolina ne approfitta quasi subito e, a porta vuota, infila la sesta rete con Seth Jarvis e, per completare l'opera, i Canadiens si beccano un'ulteriore penalità per 'too many men on the ice'. Ormai è accademia sul ghiaccio, mentre il pubblico grida "We want the cup!", i fazzoletti bianchi sventolano al Lenovo Center e non si gioca più, tutti si abbracciano e anche per Montreal finisce la tortura, per una serie che ha visto gli Hurricanes dominare il computo dei tiri 166-89.
Il Prince of Wales Trophy viene presentato sul ghiaccio dal commissioner Bill Daly ma, come nel caso dei Vegas Golden Knights e del Clarence Campbell Bowl, anche stavolta tutti si guardano bene dal toccare la coppa, seguendo la tradizione beneaugurante anche se, in questo caso, a una delle due contendenti andrà inevitabilmente male.


venerdì 29 maggio 2026

Milano e l'hockey, sta per scoccare l'ora X

Quando Milano vinceva con Silvio Berlusconi
Mancano ormai poche ore all'ora X, ovvero quella secondo la quale i cosiddetti 'bene informati', la lega Ice Hockey League dovrebbe decidere sull'opportunità di ammettere in prova Milano come nuova realtà dell'hockey europeo.
Un'idea parsa subito naturale dopo il successo di pubblico (peraltro prevedibile) arrivato con le Olimpiadi invernali, su cui erano immediatamente saliti a pavoneggiarsi politici locali e dirigenti sportivi altrimenti assenti. Con il paradosso di una Milano 'olimpica' che, appena ospitata la finale dell'evento hockeistico mondiale più importante dopo le finali di Stanley Cup, si sarebbe ritrovata senza uno straccio di palazzetto dove poter far giocare le proprie future eventuali squadre.
Il movimento di opinione scatenatosi sul web (anche sulle tribune, almeno per quanto riguarda le finali di Coppa Italia nel gennaio di quest'anno) ha mostrato che una base di appassionati a Milano esiste ancora, cui si sono aggiunti moltissimi novizi, coinvolti dai capolavori visti sul ghiaccio olimpico. Quello dei tifosi rimane però uno dei capitoli meno importanti in vista del possibili ritorno dell'hockey a Milano, e forse non è un caso che, da un po' di tempo a questa parte, il silenzio sia nuovamente calato sui 'social', nella trepida attesa della risposta della lega, prevista, vox populi, nella riunione del 1° giugno.

Se vista da Milano, con il consueto autocompiacimento che caratterizza noi italiani, l'ingresso in Ice Hockey League potrebbe apparire quasi scontato, nella realtà le cose stanno in maniera assai diversa. Cercando di analizzare i pro e i contro, si cominci con i primi.
1) Milano è una città molto attrattiva per gli sponsor, soprattutto dopo le Olimpiadi, è centrale nell'accogliere appassionati dalle città circostanti, può creare facilmente una nuova 'fan base'.
2) La lega ha bisogno di novità: sta seriamente rischiando di perdere i Pioneers Vorarlberg, il suo livello sportivo è appena più che mediocre, nulla a che vedere con quella svizzera, deve quindi puntare sul coinvolgimento di nuove realtà.
3) Dopo avere accolto Budapest una nuova città importante garantirebbe nuova linfa a tutto il movimento.
4) la presenza di una squadra giovanile sarebbe già cosa fatta, e arriverebbe dal possibile accordo con i Milano Devils, formazione che continuerebbe a giocare in Italian Hockey League Division 1.
5) L'annuncio della nascita della squadra avvenuto per bocca del presidente della FISG, Andrea Gios, deciso sostenitore del progetto (ovviamente un fiore all'occhiello per la sua imminente ricandidatura ai vertici federali).
6) La società di criptovalute House of Doge, che opera con Dogecoin, è la stessa che si muove alle spalle del Sierre, forte squadra svizzera di Swiss League. I tifosi di Milano sperano che il neonato club possa ottenere anche solo una piccola parte dei successi arrivati con il club elvetico.

Fin qui le note positive. Un po' di più quelle che fanno storcere il naso al mondo hockeistico d'oltralpe, peraltro mai tenero nei confronti del movimento italiano.
1) Della squadra si sa finora il nome di battesimo e la sede, ma nient'altro. Il palazzetto al momento non c'è e verrà costruito 'ex novo' nei pressi della Fiera di Rho. In un interessante articolo su "La Stampa" si legge: "L’impianto di Rho sarà operativo a partire da ottobre 2026, giusto in tempo per l’avvio della prossima stagione sportiva". Evidentemente però chi scrive non sa che l'Ice Hockey League comincia a settembre, le prime amichevoli si disputano a metà agosto e le squadre coinvolte nella Champions Hockey League a fine settembre avranno quasi esaurito il girone di qualificazione. Insomma, buona parte della stagione sarà già stata giocata. Ergo, dove Milano disputerà le sue prime partite casalinghe? Usufruirà di una deroga per poter giocare per oltre un mese solo fuori casa? Oppure convincerà Varese o Lugano a ospitare alcune gare del campionato?
2) Manca totalmente la struttura sportiva: gli unici nomi affiancati al club sono quelli di Chris McSorley e Patrick Curcio. Vero è che una squadra la si può raccogliere in poco tempo, ma in che modo, e con quali risultati?
3) Anche la logistica solleva più di un interrogativo: con la presenza di Milano le squadre dovranno affrontare viaggi più lunghi, soprattutto per le formazioni provenienti dalla parte orientale del campionato (Ungheria e Slovenia) e sarà molto difficile che la lega decida all'improvviso di dividere il torneo in due gironi per accontentare le pretese di una squadra in prova per due anni.
4) Squadre come l'ipotetico Milano o il Ferencvaros di Budapest devono assolvere un periodo di prova iniziale di due anni, con un'ulteriore estensione di due stagioni in caso di successo, e devono fornire non solo una quota di iscrizione, ma anche una garanzia di sponsorizzazione (in denaro o con contratti firmati).
5) Oggi, dietro al progetto Milano, vengono citati solo due investitori: la società di criptovalute House of Doge, che opera con Dogecoin, e l'azienda altoatesina intercom/Dr. Leitner GmbH. L'imprenditore Christof Leitner, con il suo marchio "Realice – Ice Rink Technologies", è già stato coinvolto nella costruzione delle piste di pattinaggio per le Olimpiadi invernali di Milano. Il progetto è supportato anche dalla Federazione Italiana Sport Ghiaccio (il che non significa praticamente nulla), presieduta, come già scritto, da Andrea Gios. Non si hanno notizie di altri imprenditori lombardi coinvolti.
6) Citando l'articolo de "La Stampa", a firma di Oscar Serra e Sara Tirrito: "Sul progetto milanese pesa poi il precedente della Triestina calcio. A febbraio, la Guardia di Finanza ha perquisito la sede della società e le case di 15 persone nell’ambito di un’indagine della procura di Trieste. Le ipotesi di reato sono riciclaggio, falso in bilancio e fatture per operazioni inesistenti nel periodo 2022-2025. In quegli anni, il club è passato per tre proprietà diverse, l’ultima delle quali è House of Doge, legata alla Dogecoin Foundation di Margiotta (Marco Margiotta, nato a Toronto, cittadino canadese, con domicilio a Milano, ndr), che si è detto estraneo alla vicenda e alla gestione presa in esame...". Non proprio un biglietto da visita eccitante...
7) Emerge poi il ruolo dello stato americano del Delaware, ove flussi di denaro sospetti vi sarebbero transitati proprio a partire dalla Triestina, sfruttando l'anonimato e lo schermo societario offerti dallo Stato americano. Resta il fatto che qui si parla di calcio e non di hockey, si badi bene.
8) Perfino il ruolo del pubblico milanese sarebbe stato messo in discussione: quanti sarebbero in realtà i tifosi che seguirebbero le partite casalinghe? Se è vero che un gruppo di speculatori i soldi li farebbe in altro modo, la lega chiederebbe una 'fan base' che fosse qualcosa di più di una curva che, come primo vagito, abbia posto una condizione irrinunciabile, ovvero l'obbligo di vestire i colori rossoblù.

Insomma, a poche ore dal 'giudizio finale' e quasi due mesi dopo la promessa, mai mantenuta, di una presentazione ufficiale dell'ipotetico progetto Hockey Milano al pubblico, i nodi stanno per arrivare al pettine. Servono otto voti a favore su 11 squadre (o 12 se si manterrà il voto dei Pioneers Vorarlberg). I bene informati danno, al momento, il 50% scarso di possibilità di successo, dando per scontato (ottimisticamente) l'appoggio di Bolzano e Val Pusteria, più del primo che del secondo. Ora o mai più, verrebbe da dire, in qualsiasi modo e con qualsiasi genere di cromatismi, pena l'eterno galleggiamento, fatto di passione ma poco altro, che caratterizza da troppo tempo la città più vincente dell'hockey nazionale.

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giovedì 28 maggio 2026

Il terrorismo islamico insanguina la Svizzera, tre accoltellati a Wintherthur

L'apertura 'online' del Corriere del Ticino
L'ennesimo attentato terroristico di matrice islamica insanguina l'Europa. Nulla di nuovo sotto al sole, notizie che ormai passano il silenzio connivente della stampa 'mainstream', secondo cui chi arriva dal Nord Africa deve essere sempre e comunque protetto e 'vittima'.
Il fattaccio stavolta è avvenuto alla stazione di Wintherthur, in Svizzera, pochi giorni dopo un attentato simile a Dietikon.
Un uomo, un cosiddetto 'cittadino svizzero' 31 anni, ha accoltellato tre uomini di 28, 43 e 52 anni, tutti trasportati in ospedale: uno in condizioni gravi, gli altri due con ferite di media entità. L'attentatore è poi stato arrestato dalla polizia cantonale di Zurigo.
Secondo le ricostruzioni diversi testimoni hanno riferito ai media di aver sentito l’aggressore gridare “Allahu Akbar” durante l’attacco, ma la polizia non ha confermato ufficialmente questo dettaglio.
L’operazione di sicurezza è stata immediata: tra le dieci e le quindici pattuglie sono arrivate sul posto in pochi minuti, transennando un’area di circa 100 metri attorno al luogo dell’aggressione. Sul posto sono intervenuti anche la polizia dei trasporti, i servizi di soccorso dell’ospedale cantonale e le unità di protezione e salvataggio di Zurigo. L’ascensore del sottopassaggio è stato chiuso e parte della stazione è rimasta bloccata fino a mezzogiorno per consentire i rilievi tecnici.
Un testimone ha raccontato di aver visto l’uomo “uscire furioso dalla rampa” e tentare di colpire un passante, mentre altri presenti sono fuggiti per mettersi in salvo. “Ho sentito gridare cinque o sei volte, poi silenzio”, ha riferito un altro testimone ai media svizzeri .
Il 31enne è ora in custodia: saranno effettuati accertamenti tecnici prima dell’interrogatorio. Le autorità invitano alla prudenza, sottolineando che al momento non ci sono elementi per collegare l’episodio ad altri attacchi recenti nella regione. L’indagine prosegue in tutte le direzioni.

Spiagge della Salute 2026: prevenzione e benessere tornano in Italia

Foto Ufficio Stampa
La seconda edizione di “Spiagge della Salute” è pronta a partire: dal 7 giugno al 30 agosto dieci località balneari italiane ospiteranno un grande percorso itinerante dedicato alla prevenzione, allo sport e al benessere. L’iniziativa, promossa da A.S.C. Attività Sportive Confederate con la collaborazione del Sindacato Italiano Balneari e il patrocinio del Ministero del Lavoro, porta direttamente sulle spiagge consulti medici gratuiti e attività sportive aperte a tutte le età.
Presentato a Roma nella sede di Confcommercio, il progetto coinvolge professionisti della dermatologia e della nutrizione, grazie alla partecipazione di ADOI e ADI.
Nei due sportelli del “truck della salute” sarà possibile effettuare controlli sulla pelle, ricevere indicazioni sull’esposizione solare e ottenere consigli nutrizionali per affrontare al meglio la stagione estiva. «Trasformare le spiagge in presidi di prevenzione significa rendere la sanità di prossimità una realtà concreta», ha spiegato la presidente di A.S.C., Maria Cecilia Morandini.
Il tour toccherà dieci regioni, da Pescara a Termoli, passando per Toscana, Marche, Basilicata e Puglia. Ogni tappa offrirà anche un ricco programma di attività motorie: beach volley, fitness, yoga, SUP, ballo e dimostrazioni con i cani da salvataggio. Un modo coinvolgente per sensibilizzare cittadini e turisti sull’importanza dell’attività fisica come strumento di prevenzione.
Per i promotori, l’obiettivo è portare la cultura della salute nei luoghi di maggiore affluenza estiva. «Il melanoma e i tumori cutanei sono una priorità crescente: iniziative come questa rafforzano il messaggio della diagnosi precoce», ha ricordato il dermatologo Luca Fania. Sul fronte nutrizionale, Maria Grazia Carbonelli ha sottolineato l’importanza di idratazione e alimentazione equilibrata durante i mesi più caldi.
Accanto agli aspetti clinici, “Spiagge della Salute” punta anche a valorizzare il ruolo sociale degli stabilimenti balneari, diventati veri luoghi di aggregazione. Un progetto che unisce prevenzione, sport e comunità, portando la salute direttamente sotto l’ombrellone.