lunedì 6 luglio 2026

Mondiali: Norvegia ai quarti, fiumi di gente per le strade di notte

I tifosi norvegesi riempiono Oslo (dalla tv CNBC)
La Norvegia supera 2-1 il Brasile negli ottavi di finale della Coppa del Mondo di calcio in corso di svolgimento in Centro e Nord America. Guardando la storia si tratta di una autentica impresa, sebbene le squadre in campo e i giocatori abbiano raccontato un'altra storia. Perché ciò che un tempo sarebbe sembrato fantascienza – la Norvegia che elimina il Brasile – oggi appare come la naturale conseguenza di un Mondiale capovolto, dove le gerarchie non sono più quelle di una volta e dove neppure Carlo Ancelotti, il tecnico più vincente della storia, è riuscito a invertire il destino della Seleção.
Il Brasile non vince la Coppa dal 2002 e, con questa eliminazione, vede allontanarsi a ventotto anni il ricordo dell’epoca di Ronaldo e Ronaldinho. Oggi resta solo Vinicius, simbolo di un Brasile minore, più operaio che spettacolare, capace di accendersi a tratti ma non di dominare.
La Norvegia, invece, stupisce solo chi non aveva osservato con attenzione la crescita di Haaland e compagni: una squadra solida, potente, capace finalmente di gestire i momenti decisivi. Controllano, rallentano, colpiscono. E quando arriva il finale, lo fanno con una lucidità che ricorda le grandi.
Haaland è il manifesto di questa trasformazione. Con un colpo di testa e un tiro da fuori, distrugge la Seleção e raggiunge quota sette gol, affiancando Messi e Mbappé nella corsa alla finale. Un segnale che tutto può succedere, che il Mondiale non ha più padroni. Ma la Norvegia non è solo il suo centravanti: il portiere Nyland è decisivo quanto lui, e Solbakken legge la partita con una precisione che punisce ogni errore brasiliano, compreso il rigore sbagliato e le due occasioni clamorose sprecate.
Il 2-1 finale, con il rigore di Neymar al 55’, certifica una realtà che forse riguarda anche l’Italia. Con tutte le nostre debolezze, ora è chiaro che la Norvegia era la peggior avversaria possibile. Una squadra che non perdona, che non si intimidisce, che non guarda la storia ma solo il campo. E che, paradossalmente, avremmo preferito evitare già nelle qualificazioni, magari incrociando una Germania più prevedibile.
La grande sorpresa arriva dalla Norvegia stessa dove, come da foto, a notte fonda, la gente si è riversata nelle strade, complice la chiara notte estiva scandinava, per festeggiare il trionfo sui sudamericani. 

domenica 5 luglio 2026

Ritrovo Devils, le parole di Romano: "Tornassi indietro, sceglierei sempre l'Italia"

Roberto Romano in mezzo ai suoi compagni al Celtic Soul
Fra i giocatori premiati al Ritrovo Devils 2026, l'evento che celebrato la squadra tricampione d'Italia di hockey ghiaccio dei Devils Milano, fra i premiati 'alla carriera' c'è stato anche Roberto Romano, storico portiere italo-canadese che ha vestito anche la maglia della Nazionale. "Ovviamente le cose che ricordo di più sono le amicizie che ho stretto e il successo che abbiamo ottenuto come squadra", le sue parole in un'intervista. "Nei tre anni in cui sono stato qui a Milano abbiamo vinto due scudetti, ma ancora più importante è stato il fatto di avere conosciuto degli amici incredibili, che vengo a visitare quasi ogni anno, ogni volta che torno qui, oltre alla maniera in cui Berlusconi e la Mediolanum ci hanno sempre trattato, con classe e rispetto".
Romano ha giocato e vinto anche con la maglia biancorossa del Bolzano: "Anche a Bolzano ho vissuto una grande stagione - aggiunge -, terminammo vincendo il campionato quell'anno. In particolare voglio ringraziare una persona speciale, un grande giocatore, Gino Pasqualotto, un personaggio che sarà per sempre ricordato nel mondo dell'hockey".
Romano ha giocato anche fra i 'pro' dell'NHL, vestendo la maglia dei Pittsburgh Penguins: "Nella mia vita ho giocato contro tutti i più grandi, anche contro Wayne Gretzky. Ho giocato a fianco di Mario Lomieux, ma è difficile da descrivere, come 'goalie' ci devi giocare contro per capire la sua magia. E' tutto quello che posso dire".
Emozionatissimo, Romano, ha ritirato anche una targa speciale conferitagli dai tifosi. Davanti al pubblico dei tifosi una dichiarazione toccante: “Se un giorno mi troverò di fronte a Dio e mi chiederà se, tornando indietro, dovessi preferire giocare nella lega NHL o nel campionato italiano, non avrei alcun dubbio. Sceglierei gli anni giocati in Italia”.

sabato 4 luglio 2026

Devils Milano, una giornata per ricordare il passato nel segno del futuro

Foto di gruppo... con trofeo (foto Bordignon)
Un centinaio di persone, un ristorante con tre sale riempito ai limiti, come si dice, della capienza, nove giocatori (ex) e uno storico fisioterapista, premi, proiezioni di video e l'annuncio di un progetto: si può veramente definire un successo la Reunion Devils 2026, andata in scena al Celtic Soul di Rozzano, locale di Massimiliano Durante, ex giocatore degli stessi Devils Milano, presente alla giornata assieme a un folto numero di compagni, alcuni dal nome di livello assoluto. C'era il 'goalie' italo-canadese Roberto Romano, oltre 100 partite in NHL nei Pittsburgh Penguins a fianco di Mario Lemieux, c'era Mario Brian Chitarroni, prolifico attaccante che in maglia rossonera ha giocato una sola stagione realizzando però 98 punti in 53 partite vincendo uno scudetto, e trionfando con Varese nella Federation Cup nella stagione 1995-96. Alla giornata hanno preso parte anche ex giocatori italiani di grandissima esperienza, come la storica coppia bolzanina composta dal difensore Paolo Casciaro e dall'attaccante Maurizio 'Niki' Scudier, entrambi vincitori di due scudetti e un'Alpenliga con la maglia dei Devils.
Sul palco, allestito e circondato dagli storici stendardi del tifo rossonero (ma anche da quelli biancorossi degli antesignani Diavoli Milano) a ritirare premi alla carriera sono saliti anche Ricky Tessari, Alex Cintori, Gianni Spoletti, Gianluca Ghedini e il 'padrone di casa' Massimiliano Durante. Premiato anche un emozionatissimo Roberto Morosi, punta di diamante della fisioterapia sportiva italiana, che proprio nei Devils ha cominciato la propria attività, per poi trasferire le proprie competenze fino alla nazionale di sci di fondo femminile e al Milan calcio.
Ospiti a sorpresa, anche se solo al telefono, lo storico capitano Gaetano 'Gaetes' Orlando e l'altrettanto mitico 'rivale' Tony Fiore, attaccante del Milano che tanti dispiaceri nei derby ha riservato alla tifoseria rossonera, cui è stato riservato un lungo applauso e un coro d'ovazione.
E' stata anche annunciata la fondazione dell'Associazione Rossonera Hockey Ghiaccio, una realtà che si propone di custodire la storia dell'hockey milanese nella sua evoluzione dai tempi in cui erano i Diavoli Rossoneri a incarnare questo prezioso binomio cromatico, per passare ai Devils berlusconiani e arrivare infine ai giorni nostri. unendo la comunità dei tifosi con un occhio rivolto al futuro, senza la pretesa, quasi surreale, di pretendere una squadra sul ghiaccio, ma ribadendo la dignità di un movimento che da sempre ha rappresentato una fetta importante della Milano sportiva.

venerdì 3 luglio 2026

Venezuela, stop totale all’alcol: una misura eccezionale durante il terremoto

L'articolo pubblicato dal quotidiano "El Nacional"
Il governo del Venezuela ha annunciato una decisione drastica: la proibizione della vendita e distribuzione di bevande alcoliche su tutto il territorio nazionale, una misura che entra in vigore immediatamente e che resterà attiva per diversi giorni. L’annuncio arriva in un contesto di forte tensione politica e sociale, con il Paese devastato dal terremoto e in attesa di eventi pubblici e mobilitazioni che potrebbero generare situazioni di rischio. Il divieto, spiegano le autorità, mira a garantire ordine pubblico, sicurezza e controllo in un momento considerato particolarmente sensibile.
La risoluzione, firmata dal Ministero degli Interni e della Giustizia, stabilisce che nessun esercizio commerciale, supermercato, locale notturno, ristorante o punto vendita potrà distribuire alcol, né sarà consentito il trasporto di bevande alcoliche su strade e autostrade. Le forze dell’ordine sono state incaricate di vigilare sul rispetto della norma, con possibilità di sequestri e sanzioni immediate per chi non si adegua. La misura riguarda anche eventi privati e feste, che dovranno svolgersi senza consumo di alcol.
Il provvedimento non è comunque nuovo nella storia recente del Paese: in occasione di elezioni, festività nazionali o momenti di particolare tensione, il governo ha spesso imposto restrizioni simili. Ma questa volta il divieto assume un peso diverso. Le autorità insistono sul fatto che la misura sia preventiva e necessaria per evitare incidenti, violenze o situazioni ingestibili.
La decisione ha generato reazioni contrastanti. Alcuni settori della popolazione la considerano una scelta prudente, utile a mantenere la calma in questi giorni delicati. Altri, invece, la interpretano come un segnale di nervosismo istituzionale, un tentativo di esercitare maggiore controllo sulla vita quotidiana dei cittadini, e gli imprenditori del settore alimentare e della ristorazione lamentano perdite economiche significative, soprattutto in un Paese già colpito da una crisi profonda.

Colombia calda più dell'Italia, superati i 44 gradi

Foto di Jeferson Gomes per Unsplash
Non solo l’Italia, e l’Europa, sono preda della morsa del caldo. Anche la Colombia sta vivendo settimane di temperature eccezionali, tali da riscrivere i record storici registrati dall’Ideam, l’istituto meteorologico nazionale. Il Paese, tradizionalmente caratterizzato da climi diversificati e da una relativa stabilità termica, si ritrova ora a fronteggiare picchi che sorprendono gli stessi esperti, segno evidente di un cambiamento climatico sempre più aggressivo e imprevedibile.
Secondo i dati ufficiali, tre municipi hanno superato livelli mai registrati prima. Il caso più emblematico è quello di Tamalameque, nel dipartimento di Cesar, dove la colonnina di mercurio ha raggiunto 44,2 gradi, un valore che non solo infrange il record locale, ma si avvicina ai limiti fisiologici di sopportazione umana. A seguire La Paz, sempre nel Cesar, con 42,6 gradi, e Barrancabermeja, città già nota per il suo clima torrido, che ha toccato 41,8 gradi, superando le medie storiche e confermando una tendenza preoccupante.
L’Ideam spiega che questi picchi non sono episodi isolati, ma parte di un quadro più ampio: l’intensificazione del fenomeno di El Niño, la riduzione delle precipitazioni, l’aumento della radiazione solare e la crescente vulnerabilità dei territori più esposti. A farne le spese sono soprattutto le comunità rurali, dove l’accesso all’acqua è già limitato e dove il caldo estremo mette a rischio coltivazioni, allevamenti e salute pubblica.
Il governo colombiano ha invitato la popolazione a seguire misure di autoprotezione, mentre gli esperti sottolineano la necessità di politiche strutturali: gestione delle risorse idriche, monitoraggio costante, piani di adattamento climatico e interventi urgenti nelle aree più colpite. Perché questi record, avverte l’Ideam, potrebbero non essere gli ultimi.
La Colombia scopre così, in modo drammatico, che il caldo estremo non è più un fenomeno lontano o sporadico. È una realtà che avanza, che modifica territori e abitudini, e che richiede risposte immediate. Una realtà che, come in Europa, sta ridisegnando il rapporto tra clima e vita quotidiana.