martedì 5 maggio 2026

NHL playoff: Carolina e Vegas, la legge dei padroni di casa

Il sito NHL celebra il gol in overtime di Taylor Hall
Le due partite disputate nella notte di playoff NHL appena trascorsa ha confermato i favori dei pronostici, tutti per le squadre di casa che, pure, si sono imposte non senza difficoltà.
A Raleigh, i Carolina Hurricanes hanno vinto 3-2 all’overtime contro i Philadelphia Flyers, portandosi sul 2-0 nella serie. L’avvio era stato traumatico, con gli ospiti che avevano colpito due volte nel giro di 39 secondi, prima con il 'power play' di Drysdale e poi con Couturier dalla brevissima distanza, sfruttando un avvio sorprendentemente passivo dei padroni di casa. I Flyers però si sono fermati lì. Carolina ha ritrovato presto il ritmo, accorciando quasi subito con Ehlers in superiorità. Dopo un secondo tempo senza reti ma ricco di occasioni, il pareggio è arrivato nel terzo grazie a Jarvis, bravo a inserirsi in transizione. L’overtime ha visto i Flyers più pericolosi (15 tiri a 7), ma la giocata decisiva è stata di Taylor Hall, che al 78'54" della partita ha trasformato un rimbalzo davanti a Vladar nel gol partita. Fondamentale anche la prova di Andersen, autore di 34 parate dopo aver incassato due reti nei primi tre tiri.
I Vegas Golden Knights, che pure giocavano in casa. ma nella prima partita della serie contro gli Anaheim Ducks, si sono imposti per 3-1 sugli Anaheim Ducks. La gara è rimasta bloccata fino all'inizio del secondo periodo, quando Brett Howden ha sbloccato il punteggio su assist di Mitch Marner. Anaheim ha avuto l’occasione per pareggiare con LaCombe, che però ha rinunciato a tirare a porta spalancata. Il gol del pari è comunque arrivato nel terzo periodo con Granlund, rapido a sfruttare un rimbalzo dopo una parata di Hart. La risposta di Vegas è stata però immediata: 65 secondi dopo Dorofeyev ha costruito un’azione personale sulla destra e ha servito Ivan Barbashev per il 2-1 a poco più di quattro minuti dalla fine (terza rete nella post-season per il giocatore moscovita). L’'empty-net' di Marner ha poi fissato il 3-1 finale. Da segnalare la solidità del 'goalie' di casa Carter Hart (33 parate) e il 'penalty killing' perfetto dei Golden Knights, che hanno annullato quattro 'power play' ai Ducks.

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lunedì 4 maggio 2026

AHL: Mark Morrison garantisce, Brayden Yager protagonista con i Manitoba Moose

Il sito di Winnipeg e la notizia dedicata a Yager
Fuori dai playoff NHL, i Winnipeg Jets si concentrano sui propri consociati in American Hockey League (AHL), ovvero i Manitoba Moose, che pure giocano nella città canadese e si sono qualificati per il secondo turno della corsa che porta alla Calder Cup.
Fra i protagonisti del 'farm-team' dei Jets spicca Brayden Yager, protagonista di una stagione che lo ha visto crescere rapidamente. Il prospetto dei Winnipeg Jets, ora ai Moose, ha già affrontato contesti ad alta pressione: WHL, Memorial Cup, Mondiali junior e, da professionista, due gare a eliminazione diretta. Esperienze che, racconta, gli hanno insegnato a gestire i momenti decisivi senza farsi travolgere.
Il tecnico Mark Morrison (già grande protagonista a Milano da giocatore con i Devils) sottolinea i suoi progressi più evidenti: gestione del disco, pattinata, capacità di rimanere concentrato come richiede il gioco fra i 'pro'. Yager, aggiunge, ha imparato a essere efficace sia in difesa come in attacco, e a sfruttare meglio la zona neutra.
Determinante anche il recente assaggio di NHL: tre partite con i Jets ad aprile, minuti preziosi e persino un po' di tempo in 'penalty killing'. Tornare in AHL dopo aver toccato la velocità e la fisicità del massimo livello gli ha dato una spinta ulteriore: «Ti senti più rapido, hai più spazio», racconta.
Fondamentale, infine, il supporto dei veterani di Winnipeg: Scheifele, Morrissey e Toews lo hanno guidato dentro e fuori dal ghiaccio, rendendo più naturale il salto. Ora Yager vuole trasformare quella fiducia in un ruolo centrale nella corsa dei Moose a quel titolo dell'AHL che hanno solo sfiorato nel 2009, quando persero la finale contro gli Hershey Bears.

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NHL playoff: Colorado spreca tre gol di vantaggio ma domina lo stesso, Minnesota ko 9-6

Il sito dei Colorado Avalanche festeggia la vittoria
Colorado Avalanche
e Minnesota Wild hanno aperto la propria serie di playoff NHL con una partita fuori da ogni logica: 15 gol complessivi, continui ribaltamenti e un ritmo oltre la media, già alta.
Gara‑1 della semifinale di Conference tra Avalanche e Wild si è così trasformata in uno dei match più prolifici della storia recente della NHL: i padroni di casa hanno vinto 9‑6, firmando il proprio record di gol in una partita di 'post-season' e inaugurando la semifinale di Conference con un’esibizione travolgente. 15 reti in un match di playoff è un numero che cade per la 10.a volta in NHL, e per la seconda volta dal lontano 1994. 14 giocatori hanno segnato almeno un gol in questa partita, in cui ciascun periodo ha regalato cinque reti.
Gli Avalanche sono partiti a razzo: Malinski, Drury e Lehkonen hanno costruito il 3‑0 fra l'11' e il 13'. Minnesota, però, non è crollata: Johansson e Hartman hanno riaperto il match immediatamente.
Nel secondo periodo Colorado ha allungato con Blankenburg, ma i Wild hanno risposto con tre reti consecutive, culminate nel clamoroso 'short‑handed' goal di Foligno per il 5‑4. È stato il momento di massima inerzia per Minnesota, subito spento dal 5‑5 firmato Devon Toews, protagonista di una serata da quattro punti.
Il terzo periodo è stato il regno di Cale Makar, rientrato dopo un colpo subito nel primo tempo: due gol, compreso quello dell’8‑6 che ha indirizzato definitivamente la gara, e un assist per una prestazione da trascinatore. MacKinnon ha chiuso poi i conti con l’'empty‑net' del 9‑6.
Colorado, ora avanti 1‑0 nella serie, ha mostrato perché è la miglior squadra della stagione: tanta qualità e la capacità di colpire in ogni momento, anche dopo aver dilapidato un vantaggio di tre gol. Se questo è solo l’inizio, la serie promette scintille.

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NHL playoff: Montreal vince gara-7 a Tampa Bay, per i Canadiens due gol su nove tiri

La gioia del 2-1 immortalata dal sito NHL
I Montreal Canadiens vincono gara-7 della sfida del primo turno dei playoff NHL, superando i Tampa Bay Lightning per 2-1 in trasferta e imponendosi così 4-3 nella serie.
E' stata una gara folle, anche questa finita con un solo gol di scarto come tutte le altre della serie, al termine della quale i Canadiens, ultima squadra canadese rimasta nella post-season, hanno staccato il biglietto per il secondo turno, che li vedrà opposti ai Buffalo Sabres.
Non ci sarà così una squadra della Florida nella finale della Stanley Cup, come invece era successo negli ultimi sei anni di fila (con quattro vittorie), con tre presenze consecutive prima per Tampa Bay e poi per Florida.
E' stata una partita paradossale, dominata in gran parte dai Lightning che, nel secondo periodo, hanno completamente azzerato gli avversari, non consentendo loro di realizzare alcun tiro verso la porta.
Montreal passava al 18'39" in maniera abbastanza fortunosa: una conclusione dalla distanza veniva prima deviata sotto porta da Nick Suzuki, ma decisivo nel rimettere in rete un disco destinato a uscire era il tocco involontario della gamba di J. J. Moser, in pratica un'autorete. I Canadiens si spegnevano lì. Da quel momento in cattedra salivano i Lightning. Per oltre 25 minuti i canadesi restavano senza tiri, in pratica dal gol a un innocuo disco scagliato nel terzo periodo, lasciando a zero il terzo centrale (alla fine gli 'shots' saranno 29-9 per Tampa).
La pressione dei padroni di casa nel secondo periodo era terrificanete, e così, grazie a un power-play, era Dominic James a bucare con uno slap-shot di inaudita potenza un Jakub Dobeš fin lì baluardo insormontabile.
Il terzo periodo si apriva sempre nel segno di Tampa, che continuava a dominare per i primi cinque minuti. Un'azione reiterata dei Canadiens cambiava però l'inerzia della partita. Montreal capiva che poteva offendere, ma aveva ancora bisogno della fortuna per segnare: era Alex Newhook a far filtrare il puck da un lato maligno della gabbia fra i gambali di Andrei Vasilevskiy, il 'goalie' eroe di gara-6 che, inerte, poteva solo raccogliere il disco da lui stesso infilato nella propria rete. Secondo autogol.
Tampa, a questo punto, sentiva salire la paura, il massimo sforzo era già stato profuso. Montreal controllava bene il ritorno dei padroni di casa, che a 2'10" dalla fine toglievano il portiere per un uomo di movimento in più, senza però sortire effetto. Erano anzi i canadesi a sprecare due clamorose occasioni a porta vuota, un cattivo presagio che pareva tramutarsi in realtà quando, a sei secondi dalla fine, Mike Matheson scagliava il disco oltre il plexiglass, procurandosi così due minuti di penalità per ritardo del gioco. Una inferiorità che però, pure nel 6x4 a favore dei Lightning sul ghiaccio, non portava a nulla. Montreal passava il turno per la gioia dei numerosi tifosi canadesi presenti e l'esultanza delle migliaia radunatesi al Bell Centre della città del Quebec.

Inter campione, lo scudetto dei morti viventi

Lo scudetto preferito dall'Inter è quello che si vince... facile
L'Inter vince il suo ennesimo scudetto (il numero rimane incerto, conta quello di 'cartone'?) ma, anche in questo caso sono tanti a diversi i sospetti che aleggiano sopra l'ennesima vittoria 'condita' da illazioni che circondano la squadra nerazzurra come un alone di fumo tossico.
Mentre i giornali di parte (in particolare uno di colore rosa) si accingono a decantare il trionfo delle truppe interiste, nel dibattito sul nuovo caso Arbitropoli, un elemento emerge con chiarezza: il modo in cui le inchieste calcistiche vengono raccontate cambia radicalmente a seconda dei soggetti coinvolti. Un principio basilare – l’indagato non è colpevole, e ancor meno lo è chi non è nemmeno indagato – sembra valere a corrente alternata nel racconto mediatico. Una cosa, di sicuro, si è capito: non solo l'Inter 'deve' essere innocente, ma è la vittima, ancora una volta, di un complotto ordito ai suoi danni.
Il confronto con il 2006 resta inevitabile, come sottolinea l'arguto Massimo Zampini in un articolo pubblicato dal quotidiano Tuttosport. All’epoca, il nome Moggiopoli comparve immediatamente, con un colpevole già individuato prima ancora che iniziasse un processo. Il “libro nero” pubblicato dall’Espresso, le anticipazioni di sentenze sui giornali, le ricostruzioni rivelatesi poi inesatte – come quella sui sorteggi arbitrali – contribuirono a creare un clima in cui la difesa era quasi impossibile. Chi provava a contestare il merito, ricordando ad esempio che l’arbitro De Santis penalizzava spesso la squadra ritenuta parte della “Cupola”, veniva ignorato: “conta l’intenzione”, si diceva.
Lo schema si è ripetuto in casi più recenti. Nel caso Suarez, la Juventus fu indicata come responsabile dai media ben prima che dagli atti giudiziari, tanto che il procuratore Cantone denunciò pubblicamente le continue violazioni del segreto istruttorio. Con le plusvalenze, tema a lungo ignorato quando riguardava altre società, l’attenzione si è improvvisamente intensificata: intercettazioni pubblicate quotidianamente, previsioni catastrofiche, pressioni esterne e nessuna domanda sul ruolo della Procura torinese o sulle dichiarazioni pubbliche di alcuni pm.
Nel dibattito rientra anche un altro elemento spesso citato da chi denuncia disparità di trattamento: l’Inter, secondo questa lettura, avrebbe storicamente beneficiato di un contesto favorevole. Viene ricordato che lo scudetto 2006 fu assegnato durante la gestione di Guido Rossi, ex dirigente nerazzurro; che Gianni Infantino ha più volte dichiarato la propria simpatia interista; che Aleksander Ceferin ha ammesso la sua amicizia con Beppe Marotta; che Alessandro Butti, ex Press Officer e Team Manager (oggi si usa così, in inglese e maiuscolo, fa più scena) è oggi il dirigente in Lega che ha 'steso' un calendario 2025-26 che più bello non si sarebbe potuto per la sua ex squadra (e l'anno scorso non era stato da meno); e che alcuni giudici coinvolti in vicende sportive sarebbero notoriamente tifosi interisti. Di più: dopo i clamorosi 'buchi' economici di questi ultimi anni, una squadra incapace di assolvere ai propri debiti come quella milanese, avrebbe dovuto essere retrocessa  o radiata, facendo la stessa fine del Chievo o, come accaduto in Scozia, per un'altra 'big' del calcio mondiale, i Rangers. Ma si sa, in Italia per i potenti vige l'impunità, specie se attorno ai potenti giri molto denaro, quello che serve. E così alla fine, il Chievo sparisce, l'Inter solleva lo Scudetto.
Tutti elementi che difficilmente possono rendere credibile un movimento che ha creato un ciclo, quello nerazzurro successivo alla cosiddetta Calciopoli, grazie alla sistematica distruzione di ogni possibile avversaria, per la felicità di un presidente fino ad allora spesso paragonata un menomato mentale dai suoi stessi tifosi (Massimo Moratti) e a una squadra che, sempre gli ultras nerazzurri, andarono a prendere a cinghiate in piazzale Lotto in quello stesso periodo perché stufi di patire continue umiliazioni sul campo. Già, il campo. Un terreno di gioco che l'Inter preferisce evitare, garantita e protetta da ciò che succede altrove.