![]() |
| La Stanley Cup a Carolina (foto sito NHL) |
A Las Vegas non c’è stata partita, è mancato quel pizzico di follia che aveva reso indimenticabile l’inizio della serie. C’è stata solo una squadra che sapeva esattamente cosa fare, come farlo e quando chiudere la porta in faccia all’avversario. Carolina ha dominato ogni centimetro del ghiaccio, soffocando ogni tentativo di reazione dei Golden Knights e trasformando la sesta partita in una lunga, inevitabile marcia verso la coppa.
Il gol di Taylor Hall, dopo appena 3'47", ha dato subito il tono della serata: un taglio alle spalle della difesa, un passaggio millimetrico di Jaccob Slavin, un polsino secco che passa sotto il braccio di Carter Hart. Un lampo, e già si è capito che Vegas non avrebbe avuto la forza di ribaltare l’inerzia della gara. La squadra di John Tortorella ha trovato solo un muro, con un nome preciso, il 'goalie undrafted', Brandon Bussi: 22 parate, alcune semplici, altre decisive, tutte con la stessa freddezza di chi non sente il peso del momento. E' lui il simbolo della svolta della serie: entrato quasi per disperazione in gara-3, ha cambiato il modo in cui Carolina difendeva, ha dato sicurezza, ritmo e convinzione. E in gara-6 ha messo il sigillo con uno 'shutout', il primo in questa finale, che non lascia spazio a discussioni.
Il raddoppio, firmato Jackson Blake a metà del secondo periodo, è stato il manifesto della nuova Carolina: pressione alta, recupero del disco, passaggio immediato, conclusione pulita. Blake, che in questa post-season è cresciuto come pochi, ha chiuso la serie con una maturità che non appartiene ai suoi anni. E' stato lui, più di chiunque altro, a incarnare la profondità degli Hurricanes: non solo stelle, ma una struttura che funziona e non lascia buchi.
Vegas, invece, si è persa. Ha tirato poco, ha tirato male, ha tirato tardi. Ha avuto un’unica vera occasione con Brett Howden nel primo periodo, neutralizzata da Bussi con un intervento che ha spento l’arena. Poi il nulla. Diciotto minuti senza un tiro tra secondo e terzo periodo. Tortorella ha provato a cambiare qualcosa inserendo Reilly Smith, al rientro dopo più di un mese, ma non è bastato. Senza William Karlsson e, soprattutto, senza idee, Vegas è sembrata una squadra arrivata al capolinea.
Il 3-0 finale, firmato da Nikolaj Ehlers a porta vuota, è stato solo la conferma di una serata già scritta. Ma il vero sigillo è arrivato poco dopo, quando Jordan Staal ha sollevato il Conn Smythe Trophy. Sei gol in questa serie, uno in ognuna delle prime cinque partite, record e storia scritta a 37 anni. Il leader silenzioso, l’uomo che ha tenuto insieme la squadra nei momenti più difficili.
E allora sì, la serie che sembrava infinita è finita. E' finita perché Carolina ha trovato la sua identità nel momento più complicato. E' finita perché Vegas, dopo aver sfidato la logica per settimane, non aveva più benzina. E' finita perché i Canes hanno imposto un ritmo che nessuno poteva reggere. Vent’anni dopo, la Stanley Cup torna a Raleigh.
Leggi anche:
Gara-1: Carolina - Vegas 4-5
Gara-2: Carolina - Vegas 4-3 OT
Gara-3: Vegas - Carolina 5-4 OT
Gara-4: Vegas - Carolina 3-5
Gara-5: Carolina - Vegas 4-2
A QUESTO LINK TROVI L'ANNUARIO DELL'HOCKEY GHIACCIO IN ITALIANO




