venerdì 29 maggio 2026

Milano e l'hockey, sta per scoccare l'ora X

Quando Milano vinceva con Silvio Berlusconi
Mancano ormai poche ore all'ora X, ovvero quella secondo la quale i cosiddetti 'bene informati', la lega Ice Hockey League dovrebbe decidere sull'opportunità di ammettere in prova Milano come nuova realtà dell'hockey europeo.
Un'idea parsa subito naturale dopo il successo di pubblico (peraltro prevedibile) arrivato con le Olimpiadi invernali, su cui erano immediatamente saliti a pavoneggiarsi politici locali e dirigenti sportivi altrimenti assenti. Con il paradosso di una Milano 'olimpica' che, appena ospitata la finale dell'evento hockeistico mondiale più importante dopo le finali di Stanley Cup, si sarebbe ritrovata senza uno straccio di palazzetto dove poter far giocare le proprie future eventuali squadre.
Il movimento di opinione scatenatosi sul web (anche sulle tribune, almeno per quanto riguarda le finali di Coppa Italia nel gennaio di quest'anno) ha mostrato che una base di appassionati a Milano esiste ancora, cui si sono aggiunti moltissimi novizi, coinvolti dai capolavori visti sul ghiaccio olimpico. Quello dei tifosi rimane però uno dei capitoli meno importanti in vista del possibili ritorno dell'hockey a Milano, e forse non è un caso che, da un po' di tempo a questa parte, il silenzio sia nuovamente calato sui 'social', nella trepida attesa della risposta della lega, prevista, vox populi, nella riunione del 1° giugno.

Se vista da Milano, con il consueto autocompiacimento che caratterizza noi italiani, l'ingresso in Ice Hockey League potrebbe apparire quasi scontato, nella realtà le cose stanno in maniera assai diversa. Cercando di analizzare i pro e i contro, si cominci con i primi.
1) Milano è una città molto attrattiva per gli sponsor, soprattutto dopo le Olimpiadi, è centrale nell'accogliere appassionati dalle città circostanti, può creare facilmente una nuova 'fan base'.
2) La lega ha bisogno di novità: sta seriamente rischiando di perdere i Pioneers Vorarlberg, il suo livello sportivo è appena più che mediocre, nulla a che vedere con quella svizzera, deve quindi puntare sul coinvolgimento di nuove realtà.
3) Dopo avere accolto Budapest una nuova città importante garantirebbe nuova linfa a tutto il movimento.
4) la presenza di una squadra giovanile sarebbe già cosa fatta, e arriverebbe dal possibile accordo con i Milano Devils, formazione che continuerebbe a giocare in Italian Hockey League Division 1.
5) L'annuncio della nascita della squadra avvenuto per bocca del presidente della FISG, Andrea Gios, deciso sostenitore del progetto (ovviamente un fiore all'occhiello per la sua imminente ricandidatura ai vertici federali).

Fin qui le note positive. Di più quelle che fanno storcere il naso al mondo hockeistico d'oltralpe, peraltro mai tenero nei confronti del movimento italiano.
1) Della squadra si sa finora il nome di battesimo e la sede, ma nient'altro. Il palazzetto al momento non c'è e verrà costruito 'ex novo' nei pressi della Fiera di Rho. In un interessante articolo su "La Stampa" si legge: "L’impianto di Rho sarà operativo a partire da ottobre 2026, giusto in tempo per l’avvio della prossima stagione sportiva". Evidentemente però chi scrive non sa che l'Ice Hockey League comincia a settembre, le prime amichevoli si disputano a metà agosto e le squadre coinvolte nella Champions Hockey League a fine settembre avranno quasi esaurito il girone di qualificazione. Insomma, buona parte della stagione sarà già stata giocata. Ergo, dove Milano disputerà le sue prime partite casalinghe? Usufruirà di una deroga, finora mai concessa, di poter giocare per oltre un mese solo fuori casa? Oppure convincerà Varese o Lugano a ospitare alcune gare del campionato?
2) Manca totalmente la struttura sportiva: gli unici nomi affiancati al club sono quelli di Chris McSorley e Patrick Curcio. Vero è che una squadra la si può raccogliere in poco tempo, ma in che modo, e con quali risultati?
3) Anche la logistica solleva più di un interrogativo: con la presenza di Milano le squadre dovranno affrontare viaggi più lunghi, soprattutto per le formazioni provenienti dalla parte orientale del campionato (Ungheria e Slovenia) e sarà molto difficile che la lega decida all'improvviso di dividere il torneo in due gironi per accontentare le pretese di una squadra in prova per due anni.
4) Squadre come l'ipotetico Milano o il Ferencvaros di Budapest devono assolvere un periodo di prova iniziale di due anni, con un'ulteriore estensione di due stagioni in caso di successo, e devono fornire non solo una quota di iscrizione, ma anche una garanzia di sponsorizzazione (in denaro o con contratti firmati).
5) Oggi, dietro al progetto Milano, vengono citati solo due investitori: la società di criptovalute House of Doge, che opera con Dogecoin, e l'azienda altoatesina intercom/Dr. Leitner GmbH. L'imprenditore Christof Leitner, con il suo marchio "Realice – Ice Rink Technologies", è già stato coinvolto nella costruzione delle piste di pattinaggio per le Olimpiadi invernali di Milano. Il progetto è supportato anche dalla Federazione Italiana Hockey su Ghiaccio (il che non significa praticamente nulla), presieduta, come già scritto, da Andrea Gios. Non si hanno notizie di altri imprenditori lombardi coinvolti.
6) Citando l'articolo de "La Stampa", a firma di Oscar Serra e Sara Tirrito: "Sul progetto milanese pesa poi il precedente della Triestina calcio. A febbraio, la Guardia di Finanza ha perquisito la sede della società e le case di 15 persone nell’ambito di un’indagine della procura di Trieste. Le ipotesi di reato sono riciclaggio, falso in bilancio e fatture per operazioni inesistenti nel periodo 2022-2025. In quegli anni, il club è passato per tre proprietà diverse, l’ultima delle quali è House of Doge, legata alla Dogecoin Foundation di Margiotta (Marco Margiotta, nato a Toronto, cittadino canadese, con domicilio a Milano, ndr), che si è detto estraneo alla vicenda e alla gestione presa in esame...". Non proprio un biglietto da visita eccitante...
7) Emerge poi il ruolo dello stato americano del Delaware, ove flussi di denaro sospetti vi sarebbero transitati proprio a partire dalla Triestina, sfruttando l'anonimato e lo schermo societario offerti dallo Stato americano. Resta il fatto che qui si parla di calcio e non di hockey, si badi bene.
8) Perfino il ruolo del pubblico milanese sarebbe stato messo in discussione: quanti sarebbero in realtà i tifosi che seguirebbero le partite casalinghe? Se è vero che un gruppo di speculatori i soldi li farebbe in altro modo, la lega chiederebbe una 'fan base' che fosse qualcosa di più di una curva che, come primo vagito, abbia posto una condizione irrinunciabile, ovvero l'obbligo di vestire i colori rossoblù.

Insomma, a poche ore dal 'giudizio finale' e quasi due mesi dopo la promessa, mai mantenuta, di una presentazione ufficiale dell'ipotetico progetto Hockey Milano al pubblico, i nodi stanno per arrivare al pettine. Servono otto voti a favore su 11 squadre (o 12 se si manterrà il voto dei Pioneers Vorarlberg). I bene informati danno, al momento, il 50% scarso di possibilità di successo, dando per scontato (ottimisticamente) l'appoggio di Bolzano e Val Pusteria, più del primo che del secondo. Ora o mai più, verrebbe da dire, in qualsiasi modo e con qualsiasi genere di cromatismi, pena l'eterno galleggiamento, fatto di passione ma poco altro, che caratterizza da troppo tempo la città più vincente dell'hockey nazionale.

giovedì 28 maggio 2026

Il terrorismo islamico insanguina la Svizzera, tre accoltellati a Wintherthur

L'apertura 'online' del Corriere del Ticino
L'ennesimo attentato terroristico di matrice islamica insanguina l'Europa. Nulla di nuovo sotto al sole, notizie che ormai passano il silenzio connivente della stampa 'mainstream', secondo cui chi arriva dal Nord Africa deve essere sempre e comunque protetto e 'vittima'.
Il fattaccio stavolta è avvenuto alla stazione di Wintherthur, in Svizzera, pochi giorni dopo un attentato simile a Dietikon.
Un uomo, un cosiddetto 'cittadino svizzero' 31 anni, ha accoltellato tre uomini di 28, 43 e 52 anni, tutti trasportati in ospedale: uno in condizioni gravi, gli altri due con ferite di media entità. L'attentatore è poi stato arrestato dalla polizia cantonale di Zurigo.
Secondo le ricostruzioni diversi testimoni hanno riferito ai media di aver sentito l’aggressore gridare “Allahu Akbar” durante l’attacco, ma la polizia non ha confermato ufficialmente questo dettaglio.
L’operazione di sicurezza è stata immediata: tra le dieci e le quindici pattuglie sono arrivate sul posto in pochi minuti, transennando un’area di circa 100 metri attorno al luogo dell’aggressione. Sul posto sono intervenuti anche la polizia dei trasporti, i servizi di soccorso dell’ospedale cantonale e le unità di protezione e salvataggio di Zurigo. L’ascensore del sottopassaggio è stato chiuso e parte della stazione è rimasta bloccata fino a mezzogiorno per consentire i rilievi tecnici.
Un testimone ha raccontato di aver visto l’uomo “uscire furioso dalla rampa” e tentare di colpire un passante, mentre altri presenti sono fuggiti per mettersi in salvo. “Ho sentito gridare cinque o sei volte, poi silenzio”, ha riferito un altro testimone ai media svizzeri .
Il 31enne è ora in custodia: saranno effettuati accertamenti tecnici prima dell’interrogatorio. Le autorità invitano alla prudenza, sottolineando che al momento non ci sono elementi per collegare l’episodio ad altri attacchi recenti nella regione. L’indagine prosegue in tutte le direzioni.

Spiagge della Salute 2026: prevenzione e benessere tornano in Italia

Foto Ufficio Stampa
La seconda edizione di “Spiagge della Salute” è pronta a partire: dal 7 giugno al 30 agosto dieci località balneari italiane ospiteranno un grande percorso itinerante dedicato alla prevenzione, allo sport e al benessere. L’iniziativa, promossa da A.S.C. Attività Sportive Confederate con la collaborazione del Sindacato Italiano Balneari e il patrocinio del Ministero del Lavoro, porta direttamente sulle spiagge consulti medici gratuiti e attività sportive aperte a tutte le età.
Presentato a Roma nella sede di Confcommercio, il progetto coinvolge professionisti della dermatologia e della nutrizione, grazie alla partecipazione di ADOI e ADI.
Nei due sportelli del “truck della salute” sarà possibile effettuare controlli sulla pelle, ricevere indicazioni sull’esposizione solare e ottenere consigli nutrizionali per affrontare al meglio la stagione estiva. «Trasformare le spiagge in presidi di prevenzione significa rendere la sanità di prossimità una realtà concreta», ha spiegato la presidente di A.S.C., Maria Cecilia Morandini.
Il tour toccherà dieci regioni, da Pescara a Termoli, passando per Toscana, Marche, Basilicata e Puglia. Ogni tappa offrirà anche un ricco programma di attività motorie: beach volley, fitness, yoga, SUP, ballo e dimostrazioni con i cani da salvataggio. Un modo coinvolgente per sensibilizzare cittadini e turisti sull’importanza dell’attività fisica come strumento di prevenzione.
Per i promotori, l’obiettivo è portare la cultura della salute nei luoghi di maggiore affluenza estiva. «Il melanoma e i tumori cutanei sono una priorità crescente: iniziative come questa rafforzano il messaggio della diagnosi precoce», ha ricordato il dermatologo Luca Fania. Sul fronte nutrizionale, Maria Grazia Carbonelli ha sottolineato l’importanza di idratazione e alimentazione equilibrata durante i mesi più caldi.
Accanto agli aspetti clinici, “Spiagge della Salute” punta anche a valorizzare il ruolo sociale degli stabilimenti balneari, diventati veri luoghi di aggregazione. Un progetto che unisce prevenzione, sport e comunità, portando la salute direttamente sotto l’ombrellone.

Congresso EAS, le nuove evidenze cliniche sull’acido bempedoico

Foto di Polina Tankilevitch per Pexels
Il 94° Congresso della European Atherosclerosis Society porta in primo piano una serie di dati che rafforzano il ruolo dell’acido bempedoico (farmaco utilizzato per ridurre i livelli di colesterolo LDL nel sangue) nella gestione delle dislipidemie e nella riduzione del rischio cardiovascolare.
Le 15 presentazioni dedicate a questo trattamento mostrano un quadro sempre più solido, che integra risultati di studi clinici e analisi di real‑world provenienti da diversi Paesi europei.
Tra i contributi più rilevanti spiccano le nuove analisi dello studio CLEAR Outcomes, che confermano l’impatto dell’acido bempedoico non solo sui livelli di LDL‑C, ma anche sulla riduzione di eventi cardiovascolari maggiori, inclusi ictus e tromboembolismo venoso. Un dato particolarmente significativo, perché ottenuto in popolazioni spesso difficili da trattare o non adeguatamente controllate con le terapie standard.
Accanto agli studi clinici, il registro MILOS offre una fotografia della pratica quotidiana: i dati raccolti in molteplici coorti europee mostrano un’efficacia costante e un profilo di sicurezza coerente, indipendentemente dalla terapia di base. Le sotto‑analisi indicano che l’acido bempedoico mantiene la sua capacità di ridurre il colesterolo LDL anche in associazione a regimi terapeutici eterogenei, un aspetto cruciale per i pazienti che non raggiungono i target raccomandati.
Nuovi elementi arrivano anche dall’analisi su pazienti pediatrici con ipercolesterolemia familiare, un gruppo tradizionalmente poco rappresentato negli studi. I dati suggeriscono un potenziale beneficio anche in questa popolazione, ampliando il campo di applicazione clinica e aprendo prospettive per una gestione più inclusiva delle dislipidemie.
«Troppi pazienti europei restano lontani dai propri obiettivi di LDL‑C», osserva il professor Maurizio Averna, sottolineando come le evidenze presentate possano aiutare a colmare questo gap terapeutico. L’insieme dei dati mostrati a EAS 2026 conferma dunque l’importanza di strumenti terapeutici accessibili e flessibili, capaci di adattarsi ai diversi profili clinici e di contribuire a una riduzione concreta del rischio cardiovascolare.

NHL playoff: Carolina domina, ora è a un passo dalle finali di Stanley Cup

L'apertura del sito NHL
I Carolina Hurricanes mettono una mano sulla finale di Stanley Cup dominando i Montreal Canadiens con un netto 4-0 al Bell Centre, portandosi così sul 3-1 nella serie. Una partita senza storia, indirizzata già nel primo periodo da tre gol realizzati in meno di tre minuti, frutto di un 'forecheck' feroce e di una superiorità tecnica e mentale evidente. Frederik Andersen firma il suo terzo shutout di questi playoff, mentre Montreal si scioglie sotto la pressione avversaria, incapace di reagire e sostenuta solo dalle parate di Jakub Dobeš.
Il match si accende al 14'59" del primo periodo: Sebastian Aho, servito da Nikolaj Ehlers, fulmina Dobeš con una conclusione secca dalla destra in power-play. Passano appena 68 secondi e Jordan Staal raddoppia, deviando davanti alla porta un passaggio di K’Andre Miller dopo un’azione insistita sulla destra. Il colpo del 3-0 arriva a 17'46", quando Logan Stankoven chiude un due-contro-uno orchestrato da Jackson Blake, gelando definitivamente il Bell Centre.
Il secondo periodo scorre senza reti, ma è l’unico frangente in cui Montreal prova almeno a respirare, trovando qualche conclusione in più senza però impensierire davvero Andersen. Carolina, pur abbassando il ritmo, mantiene il controllo totale del ghiaccio, vince i duelli e non concede transizioni pulite ai padroni di casa. La frustrazione dei Canadiens cresce, e con essa gli errori: la squadra di Martin St. Louis non trova linee di passaggio, non costruisce zone time e finisce per sbattere contro un muro.
Nel terzo periodo la superiorità degli Hurricanes diventa schiacciante: 19-3 il conto dei tiri, con Montreal incapace persino di uscire dal proprio terzo. I tifosi, ormai rassegnati, arrivano a urlare “Shoot the Puck!” ai loro giocatori, segno di una serata storta sotto ogni punto di vista. L’empty-net di Andrei Svechnikov allunga il punteggio sul 4-0 e chiude una gara dominata sotto ogni punto di vista.
Carolina vola così verso il possibile match point in Gara 5, forte di un record impressionante: 11-1 in questi playoff e 6-0 in trasferta. Una squadra che ha trovato ritmo, identità e profondità, capace di colpire con tutte le linee e di soffocare gli avversari con un sistema difensivo impeccabile. Montreal, invece, deve ritrovare energie e fiducia per evitare l’eliminazione, ma soprattutto deve ritrovare se stessa dopo tre sconfitte consecutive che hanno messo a nudo limiti e mancanza di lucidità nei momenti chiave.
Gli Hurricanes, ora, vedono davvero vicina la finale di Stanley Cup: un traguardo che manca dal 2006 e che, per quanto mostrato in Gara-4, sembra assolutamente alla loro portata.