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| Quando Milano vinceva con Silvio Berlusconi |
Un'idea parsa subito naturale dopo il successo di pubblico (peraltro prevedibile) arrivato con le Olimpiadi invernali, su cui erano immediatamente saliti a pavoneggiarsi politici locali e dirigenti sportivi altrimenti assenti. Con il paradosso di una Milano 'olimpica' che, appena ospitata la finale dell'evento hockeistico mondiale più importante dopo le finali di Stanley Cup, si sarebbe ritrovata senza uno straccio di palazzetto dove poter far giocare le proprie future eventuali squadre.
Il movimento di opinione scatenatosi sul web (anche sulle tribune, almeno per quanto riguarda le finali di Coppa Italia nel gennaio di quest'anno) ha mostrato che una base di appassionati a Milano esiste ancora, cui si sono aggiunti moltissimi novizi, coinvolti dai capolavori visti sul ghiaccio olimpico. Quello dei tifosi rimane però uno dei capitoli meno importanti in vista del possibili ritorno dell'hockey a Milano, e forse non è un caso che, da un po' di tempo a questa parte, il silenzio sia nuovamente calato sui 'social', nella trepida attesa della risposta della lega, prevista, vox populi, nella riunione del 1° giugno.
Se vista da Milano, con il consueto autocompiacimento che caratterizza noi italiani, l'ingresso in Ice Hockey League potrebbe apparire quasi scontato, nella realtà le cose stanno in maniera assai diversa. Cercando di analizzare i pro e i contro, si cominci con i primi.
1) Milano è una città molto attrattiva per gli sponsor, soprattutto dopo le Olimpiadi, è centrale nell'accogliere appassionati dalle città circostanti, può creare facilmente una nuova 'fan base'.
2) La lega ha bisogno di novità: sta seriamente rischiando di perdere i Pioneers Vorarlberg, il suo livello sportivo è appena più che mediocre, nulla a che vedere con quella svizzera, deve quindi puntare sul coinvolgimento di nuove realtà.
3) Dopo avere accolto Budapest una nuova città importante garantirebbe nuova linfa a tutto il movimento.
4) la presenza di una squadra giovanile sarebbe già cosa fatta, e arriverebbe dal possibile accordo con i Milano Devils, formazione che continuerebbe a giocare in Italian Hockey League Division 1.
5) L'annuncio della nascita della squadra avvenuto per bocca del presidente della FISG, Andrea Gios, deciso sostenitore del progetto (ovviamente un fiore all'occhiello per la sua imminente ricandidatura ai vertici federali).
6) La società di criptovalute House of Doge, che opera con Dogecoin, è la stessa che si muove alle spalle del Sierre, forte squadra svizzera di Swiss League. I tifosi di Milano sperano che il neonato club possa ottenere anche solo una piccola parte dei successi arrivati con il club elvetico.
Fin qui le note positive. Un po' di più quelle che fanno storcere il naso al mondo hockeistico d'oltralpe, peraltro mai tenero nei confronti del movimento italiano.
1) Della squadra si sa finora il nome di battesimo e la sede, ma nient'altro. Il palazzetto al momento non c'è e verrà costruito 'ex novo' nei pressi della Fiera di Rho. In un interessante articolo su "La Stampa" si legge: "L’impianto di Rho sarà operativo a partire da ottobre 2026, giusto in tempo per l’avvio della prossima stagione sportiva". Evidentemente però chi scrive non sa che l'Ice Hockey League comincia a settembre, le prime amichevoli si disputano a metà agosto e le squadre coinvolte nella Champions Hockey League a fine settembre avranno quasi esaurito il girone di qualificazione. Insomma, buona parte della stagione sarà già stata giocata. Ergo, dove Milano disputerà le sue prime partite casalinghe? Usufruirà di una deroga per poter giocare per oltre un mese solo fuori casa? Oppure convincerà Varese o Lugano a ospitare alcune gare del campionato?
2) Manca totalmente la struttura sportiva: gli unici nomi affiancati al club sono quelli di Chris McSorley e Patrick Curcio. Vero è che una squadra la si può raccogliere in poco tempo, ma in che modo, e con quali risultati?
3) Anche la logistica solleva più di un interrogativo: con la presenza di Milano le squadre dovranno affrontare viaggi più lunghi, soprattutto per le formazioni provenienti dalla parte orientale del campionato (Ungheria e Slovenia) e sarà molto difficile che la lega decida all'improvviso di dividere il torneo in due gironi per accontentare le pretese di una squadra in prova per due anni.
4) Squadre come l'ipotetico Milano o il Ferencvaros di Budapest devono assolvere un periodo di prova iniziale di due anni, con un'ulteriore estensione di due stagioni in caso di successo, e devono fornire non solo una quota di iscrizione, ma anche una garanzia di sponsorizzazione (in denaro o con contratti firmati).
5) Oggi, dietro al progetto Milano, vengono citati solo due investitori: la società di criptovalute House of Doge, che opera con Dogecoin, e l'azienda altoatesina intercom/Dr. Leitner GmbH. L'imprenditore Christof Leitner, con il suo marchio "Realice – Ice Rink Technologies", è già stato coinvolto nella costruzione delle piste di pattinaggio per le Olimpiadi invernali di Milano. Il progetto è supportato anche dalla Federazione Italiana Sport Ghiaccio (il che non significa praticamente nulla), presieduta, come già scritto, da Andrea Gios. Non si hanno notizie di altri imprenditori lombardi coinvolti.
6) Citando l'articolo de "La Stampa", a firma di Oscar Serra e Sara Tirrito: "Sul progetto milanese pesa poi il precedente della Triestina calcio. A febbraio, la Guardia di Finanza ha perquisito la sede della società e le case di 15 persone nell’ambito di un’indagine della procura di Trieste. Le ipotesi di reato sono riciclaggio, falso in bilancio e fatture per operazioni inesistenti nel periodo 2022-2025. In quegli anni, il club è passato per tre proprietà diverse, l’ultima delle quali è House of Doge, legata alla Dogecoin Foundation di Margiotta (Marco Margiotta, nato a Toronto, cittadino canadese, con domicilio a Milano, ndr), che si è detto estraneo alla vicenda e alla gestione presa in esame...". Non proprio un biglietto da visita eccitante...
7) Emerge poi il ruolo dello stato americano del Delaware, ove flussi di denaro sospetti vi sarebbero transitati proprio a partire dalla Triestina, sfruttando l'anonimato e lo schermo societario offerti dallo Stato americano. Resta il fatto che qui si parla di calcio e non di hockey, si badi bene.
8) Perfino il ruolo del pubblico milanese sarebbe stato messo in discussione: quanti sarebbero in realtà i tifosi che seguirebbero le partite casalinghe? Se è vero che un gruppo di speculatori i soldi li farebbe in altro modo, la lega chiederebbe una 'fan base' che fosse qualcosa di più di una curva che, come primo vagito, abbia posto una condizione irrinunciabile, ovvero l'obbligo di vestire i colori rossoblù.
Insomma, a poche ore dal 'giudizio finale' e quasi due mesi dopo la promessa, mai mantenuta, di una presentazione ufficiale dell'ipotetico progetto Hockey Milano al pubblico, i nodi stanno per arrivare al pettine. Servono otto voti a favore su 11 squadre (o 12 se si manterrà il voto dei Pioneers Vorarlberg). I bene informati danno, al momento, il 50% scarso di possibilità di successo, dando per scontato (ottimisticamente) l'appoggio di Bolzano e Val Pusteria, più del primo che del secondo. Ora o mai più, verrebbe da dire, in qualsiasi modo e con qualsiasi genere di cromatismi, pena l'eterno galleggiamento, fatto di passione ma poco altro, che caratterizza da troppo tempo la città più vincente dell'hockey nazionale.
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