sabato 13 giugno 2026

Sicurezza e sapori della montagna, a Cortina le idee che guardano al futuro

foto ufficio stampa
A Cortina d'Ampezzo si è svolta la settima edizione dei Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards, dedicata ai progetti più innovativi, sostenibili e inclusivi legati alla montagna. Anche quest’anno il premio ha raccolto candidature da parte di aziende, start-up, associazioni e realtà impegnate a sviluppare nuovi modelli per vivere e lavorare nelle terre alte, confermando il ruolo dell’esposizione come osservatorio sulle trasformazioni della montagna.
Nella categoria attrezzature e abbigliamento da montagna ha vinto Manifattura Diffusa di Elbec, progetto che unisce filiera corta, artigianalità e inclusione sociale. La giuria ha premiato la capacità di creare opportunità economiche e contrastare lo spopolamento, valorizzando competenze locali attraverso un modello produttivo sostenibile. Due menzioni speciali hanno riguardato la sicurezza: lo zaino Ortovox Avabag Litric Tour 30, dotato di airbag elettronico ricaricabile, e Ice-Key Tag, dispositivo che permette ai soccorritori di accedere rapidamente ai dati sanitari dell’utente.
Per la categoria progetti e servizi per la montagna il premio è andato a Foremyc – Radicati nel Futuro, start-up che ha sviluppato un sistema di monitoraggio forestale basato su un gemello digitale degli ecosistemi. Le menzioni speciali hanno riconosciuto il valore culturale di Arte Dolomiti, iniziativa del Cyprianerhof Dolomit Resort, e l’impatto sociale di Aut-Lab Scarpinocc Inclusivi e Solidali, laboratorio che offre opportunità lavorative a giovani con disabilità.
Nella categoria produzioni enogastronomiche e agricole ha vinto la Cooperativa Alpi dell’Adamello, che produce vini da vitigni PIWI, resistenti alle malattie fungine e adatti a un’agricoltura sostenibile. Le menzioni sono state assegnate al progetto di Federico Graziani sull’Etna e alla rete Delizie del Dahu, che riunisce tredici piccoli produttori delle Valli Chisone e Germanasca.
L’edizione 2026 ha introdotto anche il Premio Lagazuoi per il Giornalismo e la nuova sezione WIMA Angels, dedicata agli studenti universitari impegnati nello sviluppo di idee innovative per la montagna, valorizzando il contributo delle nuove generazioni ai temi della ricerca e della sostenibilità.

Epilessia, la mancanza di sonno può favorirne la comparsa

Foto Mart Production per Pexels
Il 49° Congresso Nazionale della LICE (Lega Italiana Contro l'Epilessia) andato in scena a Cagliari, ha riunito circa 800 specialisti in quello che è il principale appuntamento annuale per fare il punto sulla ricerca e sulle cure dell’epilessia in Italia.
«Il Congresso Nazionale – ha spiegato Carlo Andrea Galimberti, presidente della LICE – rappresenta un momento di riflessione e condivisione per capire lo stato della ricerca e dei trattamenti, in Italia e nel mondo». Fra i temi centrali ci sono il rapporto tra epilessia e sonno, i nuovi biomarcatori e i disturbi psichiatrici nelle persone affette da questa patologia, analizzati anche attraverso un’indagine condotta su 164 epilettologi. «LICE continua a essere in prima linea nella ricerca e rimane al fianco delle persone con epilessia nella lotta contro i pregiudizi», aggiunge Galimberti. Il presidente ricorda anche la missione storica della Lega: «Da oltre 50 anni LICE persegue gli obiettivi di migliorare diagnosi, terapia e assistenza, promuovendo ricerca, formazione e informazione scientifica». Un lavoro reso possibile dalle scuole epilettologiche italiane e dal confronto con società scientifiche internazionali.
Uno dei temi più discussi è il legame fra epilessia e sonno, affrontato in un workshop congiunto LICE–AIMS. In molte persone le crisi compaiono durante il riposo notturno, e la mancanza di sonno può favorirne la comparsa. Allo stesso tempo, le crisi e le anomalie epilettiformi possono frammentare il sonno, peggiorando memoria, apprendimento e qualità di vita. Si crea così un circolo vizioso: l’epilessia disturba il sonno e un sonno disturbato peggiora il controllo delle crisi.
Anche disturbi come apnee notturne o sindrome delle gambe senza riposo sono frequenti nelle persone con epilessia. Riconoscerli presto è fondamentale per migliorare il riposo e, indirettamente, la gestione delle crisi.
Le indagini polisonnografiche restano strumenti chiave per definire i diversi quadri clinici, insieme ai video e ai dati genetici. L’intelligenza artificiale sta aprendo nuove possibilità nell’identificazione di biomarcatori sempre più precisi, utili per personalizzare diagnosi e terapie.
«L’analisi della connettività cerebrale, durante la veglia e il sonno, sta emergendo come un biomarcatore promettente per la medicina personalizzata», ha sottolineato infine Monica Puligheddu, direttrice della Neurologia dell’AOU di Cagliari. Le moderne tecniche EEG permettono infatti di osservare come le aree cerebrali interagiscono e come questi schemi cambiano nelle diverse fasi del sonno. Informazioni preziose per prevedere l’andamento della malattia e la risposta ai trattamenti, aprendo la strada a terapie sempre più mirate.

venerdì 12 giugno 2026

Stanley Cup, gara-5: Staal mette ancora la firma, Carolina si prende due match-point

L'apertura del sito NHL dopo gara-6
I Carolina Hurricanes vincono gara-5 della finale di Stanley Cup per 4-2 sui Vegas Golden Knights, un risultato che li porta avanti nella serie per 3-2, regalando loro così ben due match-point, il primo dei quali, in trasferta, andrà in scena per gara-6 a Las Vegas, fissata per domenica notte. Si comincia dopo l'esecuzione di un famoso pezzo degli Scorpions, "Rock You Like A Hurricane" e, ovviamente, l'inno nazionale, alla presenza del bomber calcistico norvegese Erling Haaland (con maglietta d'ordinanza di Carolina). La partita si accende presto, perché sono gli ospiti a colpire per primi: Pavel Dorofeyev sfrutta il power-play dopo l’ingenuità di Nik Ehlers, che spedisce il puck oltre la balaustra. Dall'inizio della superiorità sono passati appena 30 secondi, sul giro‑disco Jack Eichel trova un corridoio perfetto dal lato destro, Dorofeyev si apre sul cerchio d'ingaggio e infila Brandon Bussi con una conclusione secca. La replica di Carolina non si fa attendere, la squadra di Rod Brind'Amour genera diverse buone occasioni ma fatica nelle conclusioni, tanto che il pubblico implora dalle tribune "shoot!", ovvero tira. La risposta dei Canes arriva dopo nemmeno cinque minuti, con Jordan Staal che continua la sua serie irreale. Carolina lavora bene il disco in zona offensiva, Ehlers si riscatta con un tiro teso dalla blu e lo stagionato capitano, piazzato davanti allo slot, devia con un tocco chirurgico che spiazza Carter Hart. E' il pareggio che fa esplodere il Lenovo Center e che permette a Staal di eguagliare il record di 5 gare consecutive a segno in una finale (con 6 gol realizzati finora).
Il sorpasso arriva nel secondo periodo, quando la pressione di Carolina diventa asfissiante. In superiorità numerica Andrei Svechnikov riceve sul lato sinistro, finta il passaggio centrale e sorprende Hart con un tiro rasoghiaccio che passa tra i gambali del portiere (31'58"). Un'esecuzione rapida, pulita, che premia un power-play finalmente incisivo e che porta i Canes avanti. Il colpo che indirizza la serata arriva però a due minuti dalla seconda sirena. Jordan Martinook ruba un disco sanguinoso a Shea Theodore dietro la porta, serve Sebastian Aho defilato sulla destra e il finlandese, quasi senza angolo, trova un varco impossibile sopra la spalla di Hart. Un gesto tecnico di pura classe che vale il 3‑1 e che chiude un periodo dominato in ogni zona del ghiaccio.
Il terzo periodo comincia nel segno della speranza per Vegas che, in questi playoff, è riuscita in ben 9 rimonte, di cui ben 4 nel terzo periodo. E dopo meno di due minuti Brett Howden ha il disco buono, su un rimbalzo sporco di Bussi, ma fallisce la conclusione. Ribaltamento di fronte ed è Hart a dover uscire alla disperata per sventare un attacco di Carolina. Jack Eichel prende una ingenua penalità per sgambetto: Hart è sotto pressione, ma riesce a frenare le due conclusioni dei padroni di casa. Sono però ancora gli Hurricanes a rendersi pericolosissimi con William Carrier, che coglie la traversa alle spalle di Hart. Il dominio dei padroni di casa è evidente, e si concretizza nella quarta rete, che cade ancora in power-play (Mark Stone in 'double minor' per bastone alto su Jalen Chatfield), con Andrei Svechnikov che firma la sua 6.a marcatura dei playoff, in questo caso 'servito' da Nikolaj Ehlers (10° assist in post-season) e Shayne Gostisbehere (9°). La partita sembra prendere una strada ben precisa e arriva così inatteso il secondo gol di Dorofeyev della serata (12 per lui nei playoff), una respinta corta di Bussi su una conclusione di Theodore. Gli ospiti prendono coraggio, una conclusione di Rasmus Andersson viene bloccata da Bussi. L'extra-attacker di Vegas entra con quasi tre minuti ancora da giocare e, 133 secondi dalla fine, Ehlers si prende una penalità per ritardo del gioco (disco lanciato fuori dalla balaustra): in 6-contro-4 i Golden Knights colgono un palo, rischiano di subire in contropiede il quinto gol, ma il risultato non cambia più.
Hart esce ancora con almeno 4 reti sul groppone subite in ognuna delle gare di finale di finale disputate, un record assoluto certo non invidiabile per una finale di Stanley Cup, ma soprattutto Vegas perde anche William Karlsson per infortunio. Per la prima volta gli Hurricanes si portano in vantaggio nella serie, mentre Vegas, due volte avanti nella sfida di finale, sarà ora obbligata a vincere le due partite rimanenti, infliggendo agli Hurricanes una doppia sconfitta che manca loro da metà gennaio in regular-season. Chi, dal 2000, ha vinto gara-5, si è imposto nel 75% dei casi, ovvero un 20 contro 7 che elegge Carolina come favorita per la vittoria finale.

Leggi anche:
Gara-1: Carolina - Vegas 4-5  
Gara-2: Carolina - Vegas 4-3 OT
Gara-3: Vegas - Carolina 5-4 OT
Gara-4: Vegas - Carolina 3-5

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mercoledì 10 giugno 2026

Stanley Cup, gara-4: Carolina si riprende la parità, Il vecchio Staal protagonista

Il sito NHL inneggia a Jordan Staal
Vegas Golden Knights
e Carolina Hurricanes continuano a costruire una finale di Stanley Cup leggendaria. Gara‑4, alla T‑Mobile Arena, è stata l’ennesima dimostrazione di una serie che non concede tregua: Carolina vince 5‑3, impatta la serie 2-2 e rimanda ogni certezza a Raleigh. Una partita che ha confermato la natura selvaggia di questa sfida, con momenti di dominio alternati e un ritmo che non permette di respirare.
L’avvio è stato un lampo: Logan Stankoven ha sbloccato dopo poco più di un minuto, raccogliendo un passaggio filtrante di Jalen Chatfield e superando Carter Hart con un tocco ravvicinato dopo essersi infilato tra due difensori. Poco dopo è arrivato il raddoppio di Jackson Blake, bravo a farsi trovare libero sul lato sinistro e a concludere di prima intenzione su un disco servito da Taylor Hall. Due affondi secchi, costruiti con velocità e precisione, che hanno gelato il pubblico di Las Vegas.
La reazione dei padroni di casa è arrivata con Mark Stone, che ha accorciato sfruttando un’azione insistita: Shea Theodore ha tenuto vivo il disco sulla linea blu, Brayden McNabb lo ha rimesso verso il centro e Stone, appostato davanti alla porta, ha deviato di prima intenzione. Carolina ha però ristabilito il doppio vantaggio con Jordan Staal che, in superiorità numerica, ha raccolto un passaggio di Shayne Gostisbehere e ha insaccato con un tocco rapido da distanza ravvicinata.
Il secondo periodo ha ribaltato l’inerzia: Vegas ha alzato il ritmo, costringendo Carolina a difendersi più bassa. William Karlsson ha riportato i suoi a contatto con un’azione costruita in velocità: Rasmus Andersson ha aperto il gioco sulla destra, Mitch Marner ha servito Karlsson nello spazio e il centro svedese ha infilato Brandon Bussi con un tiro preciso sul palo lontano. Il pareggio è arrivato con Brett Howden (14 gol per lui nei playoff), che ha approfittato di un disco recuperato da Colton Sissons per avanzare sul lato sinistro e sorprendere Bussi con una conclusione potente sotto la traversa.
Nel frattempo, Carolina ha rischiato grosso su un paio di ripartenze: Jack Eichel ha colpito la traversa dopo un’azione personale, mentre Stone ha sfiorato il vantaggio con un tocco ravvicinato respinto da Bussi con un intervento d’istinto. Da segnalare anche un duro contatto su Blake, finito contro le balaustre dopo una carica di McNabb: il giovane attaccante si è rialzato con fatica, ma ha continuato la partita.
Il terzo periodo ha riportato la partita sul binario degli Hurricanes. L’episodio decisivo è nato da un errore in uscita di Vegas: Theodore ha perso il disco sotto pressione, Seth Jarvis ha provato la conclusione, Hart ha respinto ma il rimbalzo è finito verso Jordan Staal. Il capitano, sbilanciato e in caduta, è riuscito comunque a deviare il disco sollevandolo quel tanto che bastava per superare il 'goalie' di casa. Un gesto istintivo, sporco, ma perfetto nella sua efficacia.
Vegas ha tentato l’assalto finale, togliendo Hart per l’uomo in più, ma Carolina ha chiuso i conti con Nikolaj Ehlers, che ha recuperato un disco vagante a centro pista e ha depositato nella porta sguarnita dopo aver resistito al tentativo di recupero di due difensori. La sirena ha sancito un 5‑3 che rimette tutto in equilibrio. Carolina ha mostrato carattere, sfruttando la serata di grazia di Staal e la solidità di Bussi nei momenti più delicati. Vegas ha pagato qualche leggerezza di troppo, soprattutto nelle transizioni difensive, pur confermando la capacità di rientrare in partita anche quando sembra alle corde. La serie ora torna a Raleigh, con la sensazione che ogni dettaglio possa spostare l’inerzia della coppa.

martedì 9 giugno 2026

Miguel Bosé si inginocchia per Henry Nowak: il gesto che riaccende le coscienze

Due estratti dal breve video di Miguel Bosé
Miguel Bosé
, uno dei più grandi cantanti di sempre in lingua spagnola, è in questi giorni al centro dell’attenzione non per questioni musicali, ma per la sua forte presa di posizione dopo l'uccisione del giovane Henry Nowak da parte della polizia inglese. Il ragazzo, 18 anni, era stato accoltellato da un sikh (un indiano britannico), il 23enne Vickrum Singh Digwa.
Malgrado la ferita, il ragazzo era stato stato incredibilmente ammanettato dalla polizia perché accusato dal sikh di averlo apostrofato con un termine razzista. Secondo le ricostruzioni, Nowak avrebbe pronunciato la frase “I can’t breathe” mentre era a terra a causa della pressione esercitata su di lui dal poliziotto, perdendo conoscenza e morendo poco dopo. Si tratta delle stesse parole che un criminale di colore (George Floyd nel 2020) aveva pronunciato (anche lui poi morì a causa della stessa mancanza di respiro provocata dalla pressione del poliziotto di turno) e che scosse gran parte del mondo occidentale, favorita dal fatto che la pelle del delinquente americano era nera, scatenando il pandemonio e le violenze del movimento Black Lives Matter.
Nella stessa Gran Bretagna, prima di tutte le partite della Premier League di calcio, i giocatori furono obbligati (molti lo fecero di propria volontà) a inginocchiarsi in segno di rispetto per la morte. Chi non si allineò a quella presa di posizione venne esposto al pubblico ludibrio, spesso licenziato, additato come fascista e razzista. Il paradosso della vicenda inglese (avvenuta a Southamtpon) è che il ragazzo, bianco, non era affatto un criminale, ma una persona comune.
E se in Gran Bretagna, dopo il 'Movimento delle Bandiere' la gente, in particolare i bianchi, sta finalmente cominciando a rialzare la testa e a protestare contro un'irrefrenabile invasione islamica che sta dilaniando il Paese, Bosé ha deciso di rendere omaggio, a modo suo, al giovane Henry: con un video che ha rapidamente fatto il giro dei social, l’artista si inginocchia, una mano sul petto, mentre sullo schermo compare la frase “I can’t breathe. De rodillas por Henry Nowak”. Un gesto simbolico, forte, che richiama alla protesta contro ogni tipo di abuso, ma che fa anche riflettere su un'invasione che ha reso gli europei (in gran parte bianchi) 'stranieri a casa loro', sovrastati dalla sempre maggiore protervia degli stranieri, soprattutto quelli che vino con il passaporto d'origine in una mano e il Corano nell'altra.

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