giovedì 26 febbraio 2026

Trump smaschera i Dem americani: il caso Zarutska travolge lo Stato dell’Unione

I Dem seduti, i Repubblicani applaudono...
Nel pieno di un discorso sullo Stato dell’Unione (relazione tenuta dal presidente degli Stati Uniti d'America di fronte al Congresso convocato a sezioni unite, in genere con frequenza annuale) già teso, è bastato un nome per far crollare tutta la strategia del Partito Democratico: Iryna Zarutska. Quando Donald Trump ha ricordato la giovane rifugiata ucraina uccisa a Charlotte nel 2025 da Decarlos Brown Jr., uno sbandato 'nero' già arrestato in precedenza e poi rilasciato, e ha presentato sua madre Anna alla Camera, l’aula si è trasformata in un palcoscenico dove ogni gesto pesava più di qualsiasi discorso. E proprio in quel momento, i Democratici hanno scelto di restare seduti, invece di alzarsi per rendere omaggio alla madre della giovane, massacrata a fendenti di coltello perché 'bianca'.
La scena è stata impietosa. Da un lato, i Repubblicani in piedi in un applauso compatto; dall’altro un fronte democratico immobile, incapace di reagire a un appello umano che avrebbe richiesto almeno un segno di rispetto. Le telecamere hanno fissato quell’istante, trasformandolo in un simbolo di incoerenza politica. "Ma come fate a non alzarvi?", ha sibilato il Presidente, rivolto con uno sguardo disgustato al gruppo avverso. La figura di Iryna, evocata come esempio di una tragedia evitabile, è diventata l’elemento che ha messo a nudo la fragilità comunicativa dei Dem.
Il tutto è avvenuto dopo le proteste urlate dai volti trasfigurati dall'odio di Ilhan Omar (politica somala naturalizzata statunitense) e Rashida Tlaib (prima donna di religione islamica ad essere eletta al Congresso statunitense per il distretto del Michigan), che avevano già attirato critiche per i loro attacchi verbali durante il discorso, nel momento in cui il Presidente attaccava i criminali illegali. Così, quando il gruppo democratico è rimasto seduto davanti alla madre della vittima, scoppiata in un pianto disperato, la percezione pubblica si è ribaltata: non più opposizione combattiva, ma un partito incapace di mostrare empatia nel momento più delicato della serata.
In poche ore, la narrativa si è cristallizzata: non sono state le parole di Trump a dominare il dibattito, ma l’immagine dei Dem fermi, rigidi, colti in un gesto che molti hanno letto come un autogol politico. Un episodio che ha lasciato il partito esposto e in evidente difficoltà, proprio mentre cercava di mostrarsi unito e credibile.

MICAM 2026: Bucolic Slumber in passerella, riconnettersi con la natura

Un momento della sfilata al MICAM (foto Bordignon)
La collezione Bucolic Slumber presentata al Micam 2026 incarna alla perfezione lo spirito del “Rinascimento Primordiale”, tema guida di questa edizione dedicata all’incontro tra innovazione e radici materiche. In un contesto fieristico rafforzato da un forte impulso tecnologico e dalla nuova Trend Guide sviluppata con Livetrend,
Bucolic Slumber emerge come la risposta a un desiderio crescente: rallentare, ritrovare stabilità e riconnettersi con una dimensione più autentica.
La collezione rilegge il mondo rurale con sensibilità contemporanea. Le forme sono morbide, accoglienti, pensate per evocare la familiarità degli oggetti vissuti. Mary Jane, stivali equestri e modelli ispirati al workwear vengono reinterpretati con suole corpose, linee arrotondate e materiali tattili come suede, pelli dalla grana marcata e lane tradizionali. Ogni dettaglio mira a restituire un senso di comfort emotivo, quasi ancestrale.
Secondo le analisi AI, che hanno incrociato milioni di dati da social, sfilate e ricerche online,
Bucolic Slumber è la macro‑tendenza che più risponde al bisogno di equilibrio in un 2026 segnato dalla tensione tra caos e rinnovamento. L’estetica 'fisherman', la lentezza rurale e i riferimenti al patrimonio artigianale guidano una linea che trasforma il vissuto in valore.
Una direzione chiara per buyer e brand, pronta a tradursi in futuri bestseller.

Altre immagini della sfilata (foto Bordignon)




mercoledì 25 febbraio 2026

Inter fuori dalla Champions grazie all'ex milanista Hauge

Hauge ha regalato un'altra gioia ai milanisti
In Italia vola, in Europa affonda. È un classico intramontabile degli ultimi anni, quasi una tradizione folkloristica: l’Inter che domina tra rigori generosi, espulsioni creative e calendari “fortunati”, e poi si scioglie appena varca i confini. Stavolta il naufragio arriva contro il Bodø/Glimt, e non c'è bisogno di aspettare maggio. Le cinque 'pere', stavolta sciolte in due gare, arrivano a febbraio, ai limiti del Carnevale Ambrosiano, feste in maschera e pagliacci in maglietta calcistica.
I norvegesi a San Siro passano 2-1 dopo il 3-1 dell’andata. Una squadra solida, organizzata, niente di trascendentale: insomma, l’esatto identikit di ciò che manda in tilt i nerazzurri quando non c’è una formazione sdraiata e partecipante alla Marotta League a rimettere le cose a posto.
La partita è un compendio di autolesionismo. Akanji regala il primo gol, Thuram sbaglia l’impossibile, Evjen chiude i conti con un destro che spegne anche le ultime illusioni. Bastoni segna il classico gol “per le statistiche”, quello che serve solo a rendere meno amara la grafica finale.
Il dopo gara è un piccolo capolavoro di autoassoluzione. Barella, sorridente come se avesse appena vinto un torneo aziendale, si aggrappa al rigore dato al Liverpool nel turno precedente: «Saremmo passati direttamente, ci hanno mandato ai playoff». Una linea difensiva impeccabile: quando si vince è merito, quando si perde è colpa degli arbitri… ma solo quelli europei, evidentemente meno sensibili al fascino nerazzurro.
Ora testa al Genoa, capitato giusto giusto dopo l’eliminazione, come prima era capitato il Lecce dopo l’andata. Coincidenze? Certo, come la mano “fortunata” di Andrea Butti, curiosamente per molti anni nello staff dirigenziale interista, nella compilazione dei calendari. Un modo perfetto per ricaricare le batterie e tornare a dominare il campionato, dove – si sa – l’aria è più leggera, i fischi più dolci e gli ostacoli molto più morbidi.
In Europa, invece, niente da fare: lì non basta. E infatti si esce. 'Regolarmente'.

lunedì 23 febbraio 2026

MICAM 2026: Marche, il distretto calzaturiero punta sull’export

Un momento del dibattito (foto Bordignon)
Al MICAM di Milano il sistema calzaturiero marchigiano si presenta compatto, deciso a rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali. Nel padiglione 1, l’incontro promosso da Confindustria Fermo ha riunito Regione Marche, imprese e Simest, creando un confronto operativo su credito e strategie di sviluppo.
«Il Micam resta la piattaforma internazionale più importante per il comparto», ha ricordato la presidente di Assocalzaturifici, Giovanna Ceolini, sottolineando «il ritorno alla crescita delle quantità e segnali positivi da mercati come la Germania». Per il presidente di Confindustria Fermo, Fabrizio Luciani, la priorità è chiara: «Le associazioni devono ascoltare gli imprenditori e trovare soluzioni insieme. Il distretto di Fermo, Macerata e Ascoli è il cuore della produzione italiana».
Determinante anche il ruolo della Camera di Commercio delle Marche e dell’azienda speciale Linea. «Parlare di export e credito significa parlare di futuro», ha spiegato la presidente Francesca Orlandi. «Gli ordini non sono fermi, ma ottenerli è più difficile: serve agire come sistema e consolidare i mercati».
L’assessore regionale alle Attività produttive, Giacomo Bugaro, ha ribadito l’impegno della Regione: «Dalla Zes all’intelligenza artificiale, abbiamo tanti strumenti a disposizione. Ma vanno calibrati con chi opera sui mercati». Bugaro ha poi richiamato il tema delle infrastrutture: «L’aeroporto deve diventare un perno logistico: stiamo lavorando su dodici nuove destinazioni».
Dal fronte delle imprese, i presidenti delle sezioni calzature di Macerata, Ascoli e Fermo – Achilli, Ubaldi e Fenni – hanno confermato l’importanza della fiera. «Il Micam ci permette di intercettare nuovi mercati», ha detto Achilli. Ubaldi ha aggiunto: «L’export non è solo vendere, ma costruire una presenza strutturata». Fenni ha chiuso con una richiesta chiara: «Per prospettive davvero rosee servono il supporto della Regione e di Simest sul credito».

Altre foto del dibattito (foto Bordignon)


sabato 14 febbraio 2026

Inter-Juventus 3-2: lo scudetto delle 'strane' coincidenze

L'incredibile scena del 'rosso' a Kalulu
L’Inter batte la Juventus per 3-2 e già si parla di scudetto in tasca. Ma più che un trionfo, questo sembra l’ennesimo capitolo di una storia che da anni si regge su episodi “fortunati”, coincidenze che tali non sembrano più. Dal titolo contro i ragazzini della Pro Vercelli allo 'scudetto di cartone', fino ai campionati vinti nell’era senza Juventus: la tradizione delle ombre nerazzurre non conosce pause.
Anche stavolta il copione è lo stesso: un VAR che interviene quando serve e scompare quando non conviene, una gestione dei cartellini che definire creativa è un eufemismo, e un Bastoni che, già ammonito, simula, resta in campo invece di essere espulso e poi esulta come se nulla fosse per l'espulsione incredibile di Kalulu. Una scena che racconta più di mille analisi sulla cultura sportiva di una squadra che da anni vive di “episodi”.
Intanto il Milan, unico vero ostacolo fra i nerazzurri e il titolo, si ritrova senza Rabiot per decisioni arbitrali che definire severe è poco. E così l’Inter, con questa vittoria sporca e nervosa, ottiene il suo primo successo contro una rivale diretta. Un successo che non cancella i dubbi, anzi li alimenta. Perché se questo è il “top” del nostro calcio, non stupisce poi prendere lezioni in Europa.