Secondo quanto riportato dal sito "L’Antidiplomatico", il nuovo governo ungherese di Péter Magyar ritiene che l’Unione Europea e l’Ucraina abbiano “cantato vittoria troppo presto” riguardo ai recenti sviluppi politici e diplomatici che coinvolgono Budapest.
La posizione emerge dopo settimane di tensioni tra il governo di Viktor Orbán e le istituzioni europee, in un contesto segnato da negoziati complessi, fondi congelati e pressioni incrociate legate al conflitto in Ucraina.
Il quotidiano ricostruisce come, nelle scorse settimane, diversi media europei avessero interpretato alcune aperture ungheresi come un cedimento alle richieste di Bruxelles e Kiev.
Secondo la ricostruzione, Budapest avrebbe invece rilanciato la propria linea, ribadendo che nessuna decisione verrà presa a scapito degli interessi nazionali. Il governo ungherese sostiene che le condizioni poste dall’UE per lo sblocco dei fondi restino “inaccettabili” e che l’Ucraina non possa aspettarsi un sostegno automatico da parte di Budapest nei dossier più delicati, inclusi quelli relativi all’adesione futura.
Il giornale sottolinea inoltre come l’Ungheria continui a rivendicare un ruolo autonomo nella politica estera europea, criticando quella che definisce una “narrativa trionfalistica” diffusa da Bruxelles e Kiev. Per Budapest, la partita è tutt’altro che chiusa: le trattative proseguiranno, ma senza concessioni unilaterali. L’articolo evidenzia anche il peso crescente delle dinamiche interne ungheresi, dove Orbán mantiene una linea fortemente critica verso le sanzioni contro la Russia e verso il sostegno militare europeo all’Ucraina.
Secondo "L’Antidiplomatico", la distanza tra Budapest e le istituzioni europee rimane ampia, e il governo ungherese appare intenzionato a sfruttare ogni margine negoziale. Una strategia che, nel quadro geopolitico attuale, continua a generare frizioni e a mettere in discussione l’unità dell’UE su alcuni dei dossier più sensibili.
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sabato 18 aprile 2026
La finta 'nuova' Ungheria: “Kiev e Bruxelles hanno festeggiato troppo presto”
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
NHL: Toronto ha paura, Auston Matthews non sa se resterà
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| Auston Matthews da "The Hockey News" |
L’attaccante statunitense, come riportato da NHL.com, ha confermato che sarà pronto fisicamente per l’inizio della prossima stagione, ma relativamente al proprio rapporto con la franchigia canadese (il suo contratto scadrà nel 2028) è stato molto, forse troppo, vago.
La situazione è resa più complessa dal vuoto dirigenziale che si è creato nel club: il general manager Brad Treliving è stato sollevato dall’incarico il 30 marzo e la società sta ancora cercando un nuovo responsabile delle operazioni sportive. Finché non sarà definita la nuova dirigenza, Matthews non potrà conoscere le ambizioni reali del club.
Matthews ha spiegato che le discussioni sul proprio futuro saranno “personali e private” e che avverranno solo quando il nuovo management sarà insediato. Per ora, preferisce concentrarsi sulla riabilitazione e sulla responsabilità per una stagione deludente: i Maple Leafs hanno chiuso con un record di 32-36-14, secondo peggior team nella Eastern Conference, mancando i playoff per la prima volta da quando il giocatore è arrivato in NHL, nel 2016.
Il capitano ha ammesso che la squadra non ha raggiunto gli obiettivi prefissati e che la mancanza di continuità è stata decisiva. Nonostante i numeri personali più bassi della carriera (27 gol e 53 punti in 60 partite), Matthews resta convinto che il nucleo del gruppo sia solido e possa reagire già dalla prossima stagione.
Tra infortuni, cambi dirigenziali e un’annata da dimenticare, il futuro dei Maple Leafs resta un cantiere aperto. Matthews, se da una parte ribadisce il suo attaccamento alla maglia, dall'altra attende risposte adeguate dalla dirigenza per capire quale direzione prenderà e l’intera franchigia.
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Stanley Cup 2026: Colorado favorita, ma la sorpresa è dietro l'angolo
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| La 'home page' di ESPN dedicata ai playoff NHL |
Eliminati a sorpresa, prima del via, i Florida Panthers, bicampioni in carica, in cima alla lista delle favorite ci sono i Colorado Avalanche, reduci da una stagione dominante chiusa con 121 punti e la conquista del Presidents’ Trophy, troppo spesso un titolo non troppo agognato, perché poi raramente porta con sé la vittoria della coppa più prestigiosa.
Come sempre capita, il primo turno sarà quello più delicato, dove vanno in scena le grandi sorprese, dove le cosiddette 'piccole', o sfavorite, o comunque 'underdog', si giocano tutto, e anche di più, pur di saltare l'ostacolo e continuare a vivere il sogno della Stanley Cup.
Colorado, però, sembra avere le carte in regola per invertire la tendenza. Nathan MacKinnon guida un gruppo esperto, con giocatori abituati alla pressione come Landeskog, Kadri e Lehkonen, mentre Cale Makar resta uno dei difensori più influenti della lega. In porta, la coppia Wedgewood–Blackwood ha garantito solidità per tutta la stagione, ricordando da vicino la gestione a due che accompagnò Detroit al titolo nel 2008.
Alle spalle degli Avalanche, ecco i Tampa Bay Lightning, squadra che ritrova la forma dopo un’annata segnata dagli infortuni. Il rientro di Victor Hedman resta un’incognita, ma se il capitano dovesse tornare in tempo utile, i 'Bolts' potrebbero rivelarsi una delle insidie maggiori dell’Est.
Tra le squadre più attese figura anche i Carolina Hurricanes che, secondo i pronostici potrebbe avere un percorso relativamente favorevole sino alla finale di Conference, a patto di superare gli insidiosi Ottawa Senators, autori di una favolosa seconda parte di stagione, in particolare appena dopo le Olimpiadi di Milano, al primo turno. Proprio i Senators, insieme ai Buffalo Sabres, reduci da una delle proprie migliori stagioni recenti, vengono indicati come possibili 'outsider'.
Nella Western Conference ribalta per i Dallas Stars, che sperano di recuperare subito Miro Heiskanen e Roope Hintz per affrontare una serie durissima contro i Minnesota Wild.
Capitolo Canada, nazione che più degli Stati Uniti brama una vittoria che gli manca dal 1993: Edmonton, Montreal e Ottawa arrivano ai playoff con ambizioni concrete. Gli Oilers sperano di chiudere rapidamente la serie contro Anaheim per recuperare un Leon Draisaitl non ancora al 100%, mentre i Canadiens puntano sulla solidità del giovane portiere Jakub Dobes. Ottawa, invece, è considerata una delle squadre più 'pericolose' del tabellone, a patto di trovare continuità tra i pali.
Chiudono la griglia, si fa per dire, squadre come Pittsburgh, Philadelphia, Los Angeles e Anaheim, tutte accomunate da un ruolo da 'underdog' ma con elementi in grado di sorprendere. I Penguins, in particolare, con l'eterno Sidney Crosby sul ghiaccio e l'inossidabile russo Evgeni Malkin.
Con tre serie al via sabato e il debutto degli Avalanche domenica, la Stanley Cup 2026 promette equilibrio, colpi di scena e la consueta dose di dramma sportivo che rende i playoff NHL un appuntamento unico nel panorama mondiale.
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venerdì 17 aprile 2026
Germania, AfD in testa nei sondaggi: pronto uno storico sorpasso
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| Il leader di AfD, Alice Weidel (foto da Facebook) |
Secondo "Der Spiegel", non si tratta di un caso isolato: anche YouGov, Insa e Forsa registrano l’AfD come prima forza politica, con un vantaggio particolarmente marcato nel sondaggio YouGov, che assegna al partito il 27% (+1) contro il 23% della CDU/CSU (–3).
Gli istituti demoscopici ricordano che i sondaggi fotografano un momento e non rappresentano previsioni elettorali, soprattutto in un contesto di crescente volatilità dell’elettorato e decisioni di voto sempre più tardive.
Parallelamente, la soddisfazione per il governo federale guidato da Friedrich Merz tocca un nuovo minimo. Nel Politbarometer solo il 27% degli intervistati si dice soddisfatto dell’esecutivo, mentre il 63% esprime un giudizio negativo. Anche la percezione della cooperazione interna alla coalizione è ai minimi: appena il 18% la considera buona, contro il 73% che la giudica negativa.
Il quadro che emerge, osserva "Der Spiegel", è quello di un governo in difficoltà e di un’opposizione radicale che continua a crescere nei consensi, alimentando un dibattito politico sempre più teso.
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Il Festival di Mosca alza il sipario: talenti mondiali e italiani alla 48ª edizione
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| Foto Ria Novosti |
La cerimonia ha dato ufficialmente il via a dieci giorni di proiezioni, incontri e anteprime, confermando il ruolo centrale del MIFF nel panorama cinematografico internazionale.
Ad aprire il festival è stato il film "Gli angeli di Ladoga" del regista russo Alexander Kott, scelto come titolo inaugurale di un’edizione che punta a valorizzare produzioni provenienti da diversi continenti.
La giuria internazionale, guidata dal regista cingalese Prasanna Vithanage – considerato tra i cineasti più influenti dell’Asia meridionale – riunisce figure di primo piano del cinema mondiale: l’attrice russa Darya Ekamasova, lo spagnolo Javier Rebollo, autore di opere premiate come La donna senza pianoforte, il regista russo Ivan I. Tverdovsky, più volte presente nei principali festival europei, la star cinese Jin Sha e il cineasta turco Mahmut Fazıl Joshkun.
Come da tradizione, la serata inaugurale ha visto sfilare sul 'red carpet' numerose attrici e personalità del cinema russo, elemento distintivo dell’immaginario 'glamour' del festival.
Fondato nel 1935, il MIFF è diventato annuale dal 1999 e assegna premi storici come il San Giorgio d’Argento al miglior regista e il Premio Stanislavskij alla carriera.
Quest’anno l’Italia è presente con tre titoli: "Anna" di Monica Guerritore e "RIP" di Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis, entrambi nel concorso principale, e "Per un po’" di Simone Valentini nella sezione Little People, Big History. Una partecipazione significativa, dopo i quattro film italiani selezionati nel 2025, che conferma l’interesse della rassegna per il nostro cinema.
Con una programmazione che unisce grandi autori, nuove voci e produzioni internazionali, il Festival di Mosca si prepara a dieci giorni di confronto culturale e visioni dal mondo, in attesa dei verdetti finali del 26 aprile.
Qui sotto, altre foto di Ria Novosti legati alla giornata inaugurale:
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