Visualizzazione post con etichetta Fuori dal Coro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fuori dal Coro. Mostra tutti i post

mercoledì 3 giugno 2020

Zaia: "Scatta la fase della convivenza con il virus"

Luca Zaia durante la trasmissione "Fuori dal Coro"
Luca Zaia, governatore del Veneto, ha parlato a 360 gradi, ospite del programma di Rete 4 "Fuori dal Coro". Tanti i tempi trattati, a cominciare dalla Festa della Repubblica e dalla discesa in piazza del CentroDestra. "Non sono andato in piazza - dice Zaia - perché avevo altri impegni, e poi volevo evitare che la manifestazione venisse strumentalizzata. Noi governatori siamo poi quelli che hanno fatto decine di ordinanze sugli assembramenti, e quindi trovarcisi in mezzo avrebbe dato adito a polemiche. Comunque in un paese civile e democratico la libertà di pensiero deve essere concessa a tutti".
E ancora: "Negare la piazza? Non mi riferivo ai gilet arancioni, mi riferivo ai complottisti che, davanti a tutti questi morti, qualche pensiero dovrebbero farlo. La verità è che il virus c'è, e vorrei sottoscrivere tutto quello che dice il professor Galli, che avrei voluto nella mia squadra. Io penso che quando le manifestazioni sono civili e sono nell'alveo del rispetto della libertà altrui debbano tutte avere spazio, dopo di che, se diventano violente o irrispettose, se si sputa ai poliziotti, si ribaltano cassonetti e si tirano sampietrini, quelle vanno vietate".
Quindi sulla riapertura: "Stiamo vivendo una guerra non convenzionale, senza truppe a terra, ma con un nemico invisibile, che non ha un mitragliatore ma è un ottimo cecchino. Noi oggi abbiamo il dato importante che ci dice che il contagio in Veneto vale lo 0,6 per mille. Il contagio è sceso moltissimo e i dati in Veneto calano dal 10 aprile. Dobbiamo essere responsabili, non ci siamo bevuti il cervello. Dobbiamo iniziare la fase della convivenza con il virus. Convivenza e regole".
Infine, dopo l'invito a venire in Veneto, una considerazione, una premessa e uno slogan. "Non possiamo accettare che non sia ancora stato organizzato uno Schengen europeo in chiave sanitaria. La premessa è che la prima cura contro il coronavirus siamo noi, e lo slogan è che solo i pessimisti non fanno fortuna".

Prof. Galli: "Il virus non è sparito, sono cambiati i malati"

Il prof. Massimo Galli a "Fuori dal Coro"
Il professor Massimo Galli, infettivologo e direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ospite della trasmissione "Fuori dal Coro" di Rete 4, dissente dall'eccessivo ottimismo di queste ultime ore sulla diffusione del Coronavirus. "Il virus non è sparito - dice Galli - e, per quanto ne sappiamo, non è diventato nemmeno particolarmente buono. E' cambiato il tipo di malati che ricoveriamo, che stanno molto meglio rispetto a uno o due mesi fa. Abbiamo anche imparato a curarli meglio e quindi evolvono meno peggio. Vale però il discorso che la prima grande ondata dell'epidemia è stata arrestata dall'isolamento sociale e dal decreto che ci ha lasciati a casa, ci è costato lacrime e sangue ma che ha fatto un buon lavoro. I nuovi casi che si registrano ora, sono in realtà casi vecchi, persone che hanno ottenuto il Santo Graal di poter fare un tampone, che in questo Paese pare una cosa impossibile".
Sulle dichiarazioni del professor Alberto Zangrillo, che ha recentemente affermato come il virus sia più presente, Galli replica: "Stimo Zangrillo, ma credo di dissentire sul fatto che il virus si sia rabbonito, e che i malati che vediamo siano il risultato di un virus rabbonito".
Ma allora, perché dare il 'placet' alla riapertura? "Io e tutti quelli che fanno il mio mestiere ci siamo resi conto che la chiusura totale era incompatibile alla sopportazione degli italiani e alla sopravvivenza materiale di questo Paese. E, purtroppo, per molti è già stato così. Quindi l'indicazione necessariamente condivisa anche dai tecnici, è stata di trovare la via per la coesistenza con questo virus, attraverso una serie di cautele razionali. Il distanziamento sociale ha bloccato la prima grande epidemia. Poi, comunque, incrocio le dita".
Infine un pensiero sul futuro ritorno invernale del virus: "Ritengo che sia teoricamente possibile, ma sappiamo talmente poco di questo virus, che non siamo in condizione di dire nulla con certezza. Stare attenti sarà assolutamente indispensabile".

mercoledì 29 aprile 2020

Feltri silurato da "Fuori dal coro" per la frase sui meridionali

La polemica è proseguita poi anche su "Libero"
"Meridionali inferiori", una frase o, piuttosto, un 'concetto' che è costato caro a Vittorio Feltri, direttore editoriale del quotidiano "Libero". Ospite fisso del programma "Fuori dal coro" di Rete4, condotto da Mario Giordano, dopo che nell'ultima puntata il giornalista bergamasco era scivolato piuttosto goffamente su una frase di dubbio gusto e, anche di senso compiuto, non è tornato più in scena nella trasmissione Mediaset.
All'inizio della puntata di questo martedì, il conduttore, Giordano, è tornato sulla vicenda per scusarsi con il pubblico. Quindi, i collegamenti esterni con il direttore di un giornale sono stati espletati da Maurizio Belpietro, direttore de "La Verità".
Una soluzione che, probabilmente, non toglierà il sonno a Feltri, che già in altre sedi aveva dato la sua personale spiegazione della vicenda. Non proprio una marcia indietro, come nel caso dell'intervista rilasciata all'inviato di "Non è l'Arena", il programma di Massimo Giletti su La7 che, invece di mettere una pezza sulla vicenda, ne ha approfondito la ferita. Va bene essere 'fuori dal coro', ma in questo caso il direttore di "Libero" ha decisamente esagerato.