Ma guarda un po', forse la storia del Coronavirus creato in laboratorio non era una 'fake new'. Come in tanti avevano ipotizzato fin dall'inizio, del resto, idea rafforzata dopo la comparsa del famoso video-servizio del Tg3 Leonardo, in cui si parlava di un virus creato in un laboratorio, guarda caso, di Wuhan.
Subito etichettati come complottisti, questa manica di italiani creduloni ha però trovato una serie di alleati ben più quotati e credibili. Fra questi il generale Mark Milley, Chairman of the Joint Chiefs of Staff USA, che ha sottolineato come i servizi segreti americani stiano dando "un'occhiata seria all'ipotesi laboratorio".
E, anche se la notizia si dovesse rilevare infondata, il solo prenderla in considerazione le ridà credibilità e veridicità, rifilando l'ennesimo colpo duro alla politica, ai media e agli scienziati italiani che, preda di un incomprensibile attacco di 'normalizzazione orwelliana', si erano dati molto da fare nel bollare come priva di senso qualsiasi teoria che colpevolizzasse il governo cinese, riducendo a 'fake news' l'ipotesi del 'virus scappato casualmente'. Anzi, fu proprio pochi giorni dopo la diffusione del famoso video del Tg3 che venne costituita la pericolosa "unità anti fake news" del governo italiano, voluta (anche qui, guarda caso) dalla Sinistra e gestita in via esclusiva da personaggi legati al mondo della Sinistra.
Non sono solo però solo esponenti del governo statunitense, quello del 'cattivissimo' Donald Trump, a riposizionare la Cina sul banco degli imputati. Sulla gestione del virus in Cina "sono successe cose che non sappiamo", ha sentenziato il presidente francese Emmanuel Macron. E da Londra gli ha fatto eco il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab, che ha ribadito che, quando tutto sarà passato, la Cina dovrà rispondere a "domande difficili" su "come tutto questo sia accaduto" e "come non si sia potuto fermarlo prima".
Tutto questo mentre l'Italia continua a incensare la Cina e i suoi tardivi ipocriti aiuti, mentre media ed esponenti politici italiani cercano di minimizzare e filtrare l'informazione libera, mentre quelli medici rischiano di subire l'ennesima smentita, dopo quelle sulla validità delle mascherine, sulla permanenza del virus in aria, sulla presenza dello stesso sotto le scarpe e tante altre. Ogni ipotesi torna valida, quelle 'sensazioni' legate al buon senso che avevano tormentato i normali cittadini non erano poi così sballate, malgrado le rassicurazioni subdole fornite da una classe dirigente centralizzata, legata a doppio filo con l'OMS, quella che non ha saputo evitare la strage di decine di migliaia di morti che ha colpito l'Italia.
venerdì 17 aprile 2020
Coronavirus: marcia indietro, la 'fake new' forse era vera
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
