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sabato 18 luglio 2026

E' uscito "Isola 4.20", il nuovo romanzo di Rino Ceci

Nel suo nuovo libro "Isola 4.20", Rino Ceci costruisce un thriller mediterraneo che intreccia la luce di Peschici con le ombre della criminalità organizzata. Al centro della storia c’è Francesca, giovane ricercatrice pugliese che ha lasciato la sua terra per inseguire un futuro lontano, portando con sé ambizioni, sacrifici e un legame familiare che non l’ha mai abbandonata.
Quando una tragedia improvvisa spezza quell’equilibrio fragile, Francesca è costretta a tornare a casa. Il dolore non ha spiegazioni, e proprio l’assenza di risposte diventa la scintilla che la spinge a indagare. La sua ricerca della verità la trascina in un mondo dove la bellezza del mare e delle isole convive con un degrado morale feroce, fatto di traffici, silenzi e vite sacrificate al profitto. Ogni passo rivela un nuovo inganno, ogni incontro apre una crepa nella realtà che credeva di conoscere.
Ceci, autore nato a Gravina in Puglia e da anni attivo nel mondo del teatro, dove ha collaborato con personaggi come Enrico Beruschi e Roberto Brivio, costruisce un romanzo che unisce suspense, sentimento e crescita personale. La sua esperienza di scrittura teatrale emerge nella capacità di dare ritmo alle scene e profondità ai personaggi, mentre l’ambientazione mediterranea diventa un vero protagonista: un luogo che cura e ferisce, che accoglie e tradisce.
"Isola 4.20" è un giallo che parla di perdita, ossessione e rinascita. Un viaggio emotivo e investigativo che mostra come, quando tutto ciò che ami viene distrutto, la verità possa diventare l’unico approdo possibile.
Un libro che merita attenzione e che promette compagnia e una lettura intelligente in queste afose giornate estive.

domenica 7 giugno 2026

Miriam Galanti, se la risata si trasforma in una lacrima d'ironia

Miriam Galanti (foto Bordignon)
"Vita da bionda"
di Miriam Galanti è bello. Miriam Galanti è bella. Non andrò oltre a questi concetti semplici per descrivere lo spettacolo andato in scena a Milano presso l'Accademia del comico nell'ambito del festival "Fringe". Non prenderò a prestito scritti precotti altrui trasformati con l'intelligenza artificiale di turno per tutelare la semplicità espressa da un flusso di parole e gesti coinvolgenti ed empatici, che da Miriam scivolano abbracciando il pubblico, tastandone il polso, estraendone qualche spunto, stendendo la propria vita su uno specchio riflettente l'ironia che ogni gesto quotidiano porta con sé, perché anche le tragedie possono essere vissute con il sorriso.
Miriam Galanti comincia come solo una bionda potrebbe fare, cinguettando e 'scemeggiando' giuliva su di un palcoscenico 'casalingo' davanti a pochi intimi (così vuole la gestione di questo genere di serate), che potrebbe calcare da 'influencer' e che invece preferisce influenzare con le proprie debolezze, ognuna riplasmata come pietra angolare della propria esibizione. Inutile fare 'spoiler' che toglierebbero il piacere della sorpresa a chi vi si accosti per la prima volta.
Lo spettacolo si chiude con una lacrima, anzi due: una di Miriam, l'altra dello spettatore che l'osserva, consapevole che il rigurgito di cinquanta minuti di frivolezze possono spgnersi in una pozzanghera di pensieri dedicati alla nostra vita raccontata da un palco.

lunedì 1 giugno 2026

Trieste inaugura il monumento per non dimenticare le foibe

La foto di "Monumentum" da ilReggino.it
A Largo Panfili, nel cuore di Trieste, è stato inaugurato il nuovo monumento dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano‑dalmata, un’opera che non vuole essere solo commemorazione, ma un invito esplicito a guardare in faccia la storia.
La struttura, intitolata "Monumentum", è un cilindro trasparente in plexiglass alto sei metri, ospita figure bianche sospese nell’atto della caduta: un’immagine potente e drammatica, pensata per rendere visibile ciò che per decenni è stato rimosso, ovvero le stragi compiute dai partigiani comunisti slavi, in combutta con i comunisti italiani.
«Quest’opera parla della storia e delle tragedie che hanno attraversato le nostre terre» ha dichiarato Francesco Di Paola Panteca, presidente del Consiglio comunale, sottolineando il valore civile dell’iniziativa.
Il progetto, realizzato dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, è stato selezionato tramite un concorso nazionale promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Jasmine Iannì, una delle giovani autrici, ha spiegato che l’idea nasce «dalla volontà di rendere visibile la tragedia che si è consumata nel periodo giuliano‑dalmata durante la guerra».
Il cilindro, che richiama simbolicamente la foiba, ribalta il concetto di occultamento: invece di nascondere, espone.
Alla cerimonia erano presenti autorità civili, militari e accademiche, oltre ai rappresentanti delle associazioni degli esuli. Il prefetto Giuseppe Petronzi e il vicepresidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli, Fabio Tognoni, hanno ricordato l’importanza di mantenere viva la memoria in un momento storico in cui il rischio dell’oblio è sempre più concreto. Un monito ribadito anche dall’assessore regionale Fabio Scoccimarro: «Per i giovani è importante conoscere i drammi del Novecento. Quello delle foibe e dell’esodo è un capitolo fondamentale per il nostro territorio e per l’Italia».
La cerimonia si è conclusa con il taglio del nastro, l’illuminazione dell’opera e l’Inno di Mameli. Trieste consegna così alla città un luogo che non è solo memoria, ma responsabilità collettiva.

domenica 24 maggio 2026

Open House Milano: Lucia Mannella "Osservare la città da una prospettiva diversa"

Lucia Mannella... dall'alto (foto Bordignon)
E' andata in scena questo weekend l'11.a edizione di Open House Milano, una lodevole iniziativa che consente a chiunque di poter visitare luoghi e ambienti altrimenti ai più sconosciuti, ma che rappresentano il 'cuore pulsante' di una città che nei suoi aspetti più semplici sa rivelarsi incredibilmente complessa e ricca di quelle 'nervature' che la rendono unica, almeno in Italia.
Chi scrive ha avuto l'occasione di visitare tre ambienti tutti diversi fra loro e ognuno particolare nella sua unicità, ma ha anche avuto l'occasione di 'sfiorare' la condirettrice della manifestazione, Lucia Mannella, cui per pigrizia, non ha voluto comunque chiedere maggiori informazioni, svelate invece da un breve ma completo servizio di RaiTre, che per l'occasione si trovava nei paraggi con l'inviata Laura Preite. "Il tema scelto per l'undicesima edizione è Milano dall'alto - racconta la Mannella -, che è un invito a osservare la città da una prospettiva completamente diversa. Quindi una visione d'insieme, una vertigine che non disorienta, in un'alternanza di scale progettuali che rendono la complessità della nostra città".
Una vera e propria supercazzola, ma non lontana, pur attraverso questo rigoglioso vocabolario, dalla realtà di un evento singolare e che vale la pena sfruttare nella sua interezza.

venerdì 8 maggio 2026

Buttafuoco apre la Biennale: "Non barattiamo 130 anni di storia per un quieto vivere politicante"

Pietrangelo Buttafuoco
Nel suo intervento da presidente della Biennale di Venezia alla conferenza stampa di presentazione, Pietrangelo Buttafuoco ha scelto una linea chiara: difendere la libertà dell’arte e respingere ogni tentazione di trasformare la cultura in un tribunale ideologico. Un messaggio netto, pronunciato davanti alle istituzioni e al mondo culturale internazionale, che ha segnato l’avvio ufficiale della 60ª edizione della Biennale artistica.
Il cuore del suo discorso è stato un richiamo alla natura stessa della Biennale, che non deve diventare luogo di scomuniche preventive o di esclusioni politiche. “La Biennale non è un tribunale”, ha affermato, sottolineando come l’arte debba restare uno spazio aperto, capace di accogliere complessità e contraddizioni. Da qui il rifiuto di ogni forma di censura preventiva: “No all’esclusione preventiva, non barattiamo 130 anni di storia”. Evidente il riferimento alla contestata presenza dei padiglioni di Russia e Israele, che hanno visto la bocciatura dello stesso ministro della Cultura, Alessandro Giuli e la protesta di tutto il mondo politico occidentale, Unione Europea in testa.
Buttafuoco ha insistito sulla necessità di preservare la missione originaria dell’istituzione: essere un ponte, non un muro. Ha ricordato che la Biennale è nata per mettere in dialogo culture diverse, non per giudicarle. E ha invitato a non piegare l’arte alle logiche del presente, spesso polarizzate, rivendicando il ruolo dell’immaginazione come spazio di libertà.
Il presidente ha poi richiamato il valore della responsabilità culturale: “La Biennale non può essere ridotta a un campo di battaglia”, ha detto, chiedendo di proteggere l’autonomia dell’istituzione e la dignità degli artisti. Un messaggio rivolto tanto alla politica quanto al pubblico, in un momento in cui il dibattito culturale tende spesso a irrigidirsi.
Il suo intervento ha mostrato la cifra di Buttafuoco: un intellettuale che proviene dalla Destra culturale, ma che non si chiude al mondo. La sua visione, radicata ma non ideologica, rivendica un’idea di cultura come spazio plurale, dove la tradizione convive con la ricerca e dove il confronto non diventa scontro.
In un tempo in cui la cultura rischia di essere usata come arma identitaria, il suo discorso ha riportato l’attenzione sull’essenziale: la Biennale come luogo di libertà, di ascolto e di incontro. Un messaggio che, al di là delle appartenenze, parla a chiunque creda nel valore dell’arte come bene comune.

mercoledì 22 aprile 2026

Milano e la ricerca del Senno sulla Luna: BookCity 2026 a caccia di nuovi equilibri

Un momento della conferenza stampa (foto Bordignon)
Milano torna a interrogarsi sul senso della lettura e sul suo ruolo nella vita pubblica con la presentazione della 15.a edizione di Milano BookCity, in programma dal 23 al 29 novembre 2026. "Il senno sulla Luna" è il tema e la chiave simbolica per raccontare un presente che, secondo gli organizzatori, chiede lucidità, lentezza e pensiero critico. Un tema che diventa filo conduttore di una settimana dedicata ai libri come strumenti di orientamento, dialogo e comunità.
Presentata a Palazzo Marino, la manifestazione conferma la sua vocazione diffusa, capace di portare la cultura fuori dai luoghi canonici. «BookCity Milano si conferma un appuntamento centrale per la città, capace ogni anno di portare i libri e le idee fuori dai luoghi tradizionali e dentro la vita quotidiana dei quartieri, delle biblioteche, delle scuole e degli spazi pubblici», ha ricordato l’assessore Tommaso Sacchi, sottolineando come il tema ariostesco richiami la necessità di recuperare uno sguardo più consapevole.
«Il tema di quest'anno ci interroga direttamente» aggiunge Luca Formenton, presidente di Fondazione BookCity Milano. «Viviamo in un tempo in cui la ragione sembra fragile, in cui il senso critico fatica a farsi strada nel rumore del presente. I libri sono da sempre un antidoto a questa fragilità: un atto di resistenza intellettuale, uno spazio in cui ritrovare la lucidità che la quotidianità tende a sottrarci».
L’edizione 2026 introduce format che puntano sul confronto diretto: dialoghi ravvicinati, conversazioni informali, incontri che riuniscono autori e case editrici diverse attorno a un tema comune. Una scelta che supera la tradizionale divisione per generi per privilegiare percorsi trasversali. Accanto alle novità, restano centrali le nuove uscite editoriali e la riscoperta dei classici, insieme a un’attenzione crescente per la poesia e per le contaminazioni con altri linguaggi artistici.
«Nell’Orlando furioso il senno del protagonista è custodito in un’ampolla» spiega Marco Balzano, curatore del programma di #BCM26. «La fragilità e le passioni, ma soprattutto l’irrazionalità del suo comportamento e l’insensatezza delle ambizioni, minacciano la sua ragione insieme alla capacità di distinguere il meglio e di scegliere il bene. Il senno sulla Luna indica lo smarrimento in cui, in tempi di guerra e di mire violente, viviamo la nostra quotidianità e immaginiamo il futuro. Riflettere sulla follia di Orlando significa meditare sul bisogno di razionalità, sulla necessità di pace e sulla cura del nostro senso critico e intellettuale che non può mai del tutto essere demandato alla tecnologia».
Presente anche il 'venerando' giurista Piergaetano Marchetti, che ha chiosato: «Noi vorremmo avere un ruolo di militanza (parola un po' troppo abusata e fin troppo politica, ndr) civica, la nostra formula e la nostra presenza nelle biblioteche di quartiere ha un obiettivo ben preciso: quello della rocca contro la povertà educativa, evitare il pensiero unico, avere spirito critico, di essere fieri di essere una città che rappresenta un mondo importante in Europa. Di questi tempi credo che questa funzione sia molto importante. Vorremmo seminare a piene mani questo spirito di curiosità culturale, di informazione, di reazione, di spirito critico contro sovranismi e verità assolute che in questi tempi ci affliggono anche nella vita quotidiana». Uno scivolone finale con una poco comprensibile critica al sovranismo, ormai da troppo tempo criminalizzato e la cui critica aprioristica tende a fare parte proprio di quel pensiero unico che Marchetti dice di voler combattere. 
BookCity rafforzerà inoltre la sua dimensione territoriale: gli eventi raggiungeranno la Città Metropolitana e otto province lombarde, mentre nei quartieri milanesi si punterà a riportare contenuti culturali di qualità dove l’offerta è più discontinua. Una parte del palinsesto continuerà a nascere spontaneamente grazie alle proposte di editori, fondazioni e associazioni, mentre prosegue il percorso dedicato alle scuole, con nuovi progetti disponibili da fine aprile.

Altre immagini della conferenza stampa (foto Bordignon):









giovedì 26 marzo 2026

Marco Ferreri a Venezia nel 1984: il futuro, secondo lui, era donna

La locandina del film
Nel settembre 1984, mentre il cinema italiano faticava a ritrovare identità e pubblico, Marco Ferreri rappresentava un’eccezione vivente. In un panorama segnato dalla crisi produttiva, dall’avanzata della televisione commerciale e dal declino dei grandi autori degli anni Sessanta e Settanta, lui gira un film all’anno, imperturbabile. A 56 anni resta un regista che divide: per alcuni un provocatore geniale, per altri un furbacchione che maschera l’insensatezza con lo scandalo. Ma ogni sua opera accende dibattiti, e questo basta a mantenerlo al centro della scena.
Alla Mostra di Venezia di quell'anno presentò "Il futuro è donna", scritto con Dacia Maraini e Piera Degli Esposti, interpretato da Hanna Schygulla, Ornella Muti e Niels Arestrup.
Il film si inserisce nel clima culturale degli anni '80, attraversato dal ripensamento dei ruoli di genere e dalla crisi del maschio occidentale, temi che Ferreri affrontava da tempo. “La donna è proiettata verso il futuro, l’uomo resta passivo”, affermava, sintetizzando una poetica che da "L’ultima donna" a "Ciao maschio" ha sempre provocato reazioni contrastanti.
La storia segue Malvina, giovane incinta che incontra una coppia incapace di mettere al mondo figli per paura di un’imminente catastrofe. Nasce un rapporto a quattro che diventa riflessione sulla maternità, distinta da Ferreri in biologica e concettuale: “Non tutte le donne incinte sono già madri, e alcune lo sono senza esserlo”.
Quanto alle sue interpreti ricorrenti, sorride: “La Muti e la Schygulla sono come oracoli. Dicono ciò che io non dico”. In un’Italia sospesa tra modernizzazione e inquietudine, Ferreri era uno dei pochi a usare il cinema come strumento di disturbo. E forse, proprio per questo, continua a essere necessario anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1997.

lunedì 19 gennaio 2026

A Fano riemerge la Basilica di Vitruvio, un monumento che riscrive la storia

Immagine Getty da Elle Decor
Per secoli è stata considerata il “Sacro Graal” dell’archeologia romana: la Basilica di Vitruvio, l’unico edificio che il grande teorico dell’architettura occidentale affermò di aver progettato e seguito personalmente. Un monumento descritto nel De Architectura con “somma dignità e bellezza”, ma mai identificato con certezza, nonostante ipotesi, scavi e ricostruzioni artistiche. Oggi, finalmente, quel mistero sembra essere stato sciolto.
A Fano, città natale di Vitruvio, gli scavi in corso in piazza Andrea Costa hanno riportato alla luce cinque colonne in pietra arenaria perfettamente allineate. Le proporzioni, le distanze e l’impianto architettonico coincidono in modo sorprendente con le indicazioni tecniche contenute nel trattato vitruviano. Un riscontro diretto e rarissimo tra fonte scritta e reperto archeologico, che permette di attribuire con sicurezza l’area alla celebre basilica augustea destinata alla giustizia e agli affari pubblici.
L’annuncio è stato dato dal sindaco Luca Serfilippi, visibilmente emozionato, insieme al governatore delle Marche Francesco Acquaroli. “Questa scoperta non è solo un patrimonio fanese, ma ci proietta in una dinamica mondiale”, ha dichiarato il primo cittadino, sottolineando il valore culturale e identitario del ritrovamento.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, collegato in videoconferenza, ha parlato di una “tessera fondamentale del mosaico dell’identità italiana”, definendo il ritrovamento “eccezionale” e destinato a entrare nei libri di scuola. Per rendere l’idea della portata, Giuli ha evocato paragoni illustri: dalla scoperta della tomba di Tutankhamon nel Novecento al Lapis Niger del Foro Romano, testimonianza dell’età regia.
La Basilica di Vitruvio era stata cercata a lungo: prima sotto il convento di Sant’Agostino, poi in un’abitazione privata dove nel 2023 erano emersi ambienti pavimentati di pregio. Ma mancava sempre l’elemento chiave: il colonnato “di ordine gigante” che avrebbe sostenuto i due piani dell’edificio. Oggi, quelle colonne sono finalmente riemerse dal sottosuolo fanese, restituendo forma a un capolavoro architettonico rimasto per duemila anni nell’ombra.
Per Fano e per l’archeologia mondiale si tratta di una svolta storica: un frammento di Roma antica che torna alla luce e che, come spesso accade, cambia il modo in cui guardiamo al nostro passato.

sabato 14 giugno 2025

Passando davanti a Hellisbook, Paolo Maggioni e il 'firmacopie' del suo ultimo libro

Paolo Maggioni mostra la sua opera al... sottoscritto
Quattro chiacchiere in via Losanna, Milano, passando davanti alla libreria Hellisbook, e quell'insopprimibile desiderio di entrare, magari anche solo per chiedere la classica informazione.
Ed è così che mi capita, un po' per fortuna e forse per sfiga, di imbattermi in Paolo Maggioni, decorato collega di RaiNews24 che, come me, ha mosso i propri primi passi a Radio Popolare.
La fortuna ha voluto che lo incontrassi in modo da apprezzarne la simpatia e scoprire la sua ultima fatica 'libraria', ovvero "Una domenica senza fine", un interessante 'noir' basato su di una storia vera che lui stesso mi ha raccontato, ovviamente senza svelarmi il colpevole e la fine (vi ho già detto che 'ha shtato il maggiordomo'?).
La sfiga ha voluto che, incontrandolo (era presente per il classico 'firmacopie', una delle tante belle iniziative di Hellisbook), apprezzandone l'eloquio e cominciando a sfogliare altri splendidi libri sapientemente esposti nei pressi, oltre al suo, abbia comperato ben tre tomi, assolutamente non previsti nell'economia del mio sabato a spesa contratta.
Et voilà, ecco così che un bel 'cinquantone' (che, comunque, considerata la qualità dei quattro libri acquistati, non è assolutamente molto, ma ditelo al mio conto 'scorrente') è svolazzato dal mio portafoglio, atterrando direttamente sullo scaffale della mia libreria che, giusto per la precisione, ha già una ventina di libri in attesa di essere non solo letti, ma almeno sfogliati dal sottoscritto, un po' come l'eterna sala d'aspetto del gotico "Beetlejuice".
Tant'è, ho incontrato un autore interessante, ho comperato il suo libro con tanto di dedica autografata, e ho scoperto quanto una libreria possa essere un pozzo di inconsapevoli curiosità personali che verranno, comunque e altrettanto inconsapevolmente, soddisfatte.
Anche se ero entrato soltanto per chiedere un'informazione.

Il 'firmacopie' di Paolo Maggioni presentato all'interno della libreria Hellisbook

venerdì 7 marzo 2025

Il Forum delle culture di San Pietroburgo di scena a settembre

Il logo del Froum di San Pietroburgo
Il St. Petersburg International United Cultures Forum si terrà all'inizio di settembre di quest'anno, ha detto alla TASS il vice primo ministro russo Tatiana Golikova.
"Abbiamo accumulato l'esperienza nella preparazione del 'forum delle culture unite' e la stiamo migliorando di anno in anno. La piattaforma funziona con successo e riunisce personaggi culturali di tutto il mondo, nonostante il periodo COVID e malgrado alcuni Paesi abbiano tentato di cancellare la cultura russa. Il forum si terrà nella prima metà di settembre di quest'anno", ha detto la Golikova.
Il titolo della manifestazione, giunta alla sua 11.a edizione, sarà "Ritorno alla cultura - nuove opportunità" e le sue sedi, come da tradizione, saranno l'Hermitage, gli spazi del Museo di Stato russo e della Cappella accademica di Stato di San Pietroburgo.
Nell'ambito del programma culturale del forum ci sarà un concerto di gala di opera e balletto che inizierà nel Teatro Mikhailovsky. (fonte TASS)

martedì 11 febbraio 2025

Da Capua a Mosca, il lungo viaggio di un affresco antico 2500 anni

Un affresco del IV secolo avanti Cristo scoperto in una tomba a Capua e giunto nell''800 in Russia, è stato esposto per la prima volta al pubblico presso il Museo Pushkin di Mosca, dove rimarrà fino al 30 marzo, dopo essere stato sottoposto a un'attenta opera di restauro.
Si chiama "Il ritorno del guerriero" ed è stato conservato negli scantinati del Museo della regione di Voronezh per circa un secolo.
La lastra di tufo intonacata raffigura un giovane guerriero equestre con barba e rigogliosi capelli ricci. La sua testa, tuttavia, non è coperta da un elmo e dall'arma è visibile solo una lancia, dalla quale pende una tunica bianca macchiata di sangue: probabilmente un trofeo catturato a un nemico ucciso.
A causa dello stato frammentato dell'affresco, non è noto se il guerriero fosse accompagnato da altre figure, ma il motivo del ritorno con un trofeo indica il raggiungimento dello status di eroe.
Scoperto nel novembre del 1871 sul territorio dell'antica Capua (la moderna Santa Maria Capua Vetere), il frammento fu acquistato per la collezione privata della famiglia Doria, che poi, attraverso la mediazione dell'archeologo e mercante d'arte Wolfgang Helbig, lo vendette al museo dell'Università di Tarfu in Estonia, allora parte dell'Impero zarista.
Dopo la rivoluzione del 1917, l'affresco finì nel museo dell'Università di Voronezh in Russia, dove da allora è rimasto.
Il cattivo stato di conservazione, con diversi strati di polvere e una crepa, lo avevano fatto considerare finora inadatto all'esposizione. Il suo aspetto è però cambiato con un restauro compiuto fra il 2023 e il 2024 presso il Centro scientifico panrusso di arte e riproduzione Grabar.
"Questo dipinto ha una freschezza sorprendente e ti permette di sentire letteralmente il movimento del pennello dell'antico maestro, di percepirne la sua presenza", ha detto il responsabile del restauro, Alexander Gormatyuk. "E' come se questo cavaliere sannita tornasse dalle profondità del tempo, quando fu creato, due millenni e mezzo fa, da un anonimo maestro, e ora compare davanti ai visitatori quasi nella sua originale vividezza di colori", affermano i responsabili del Museo Pushkin. (fonte: ANSA)

domenica 25 febbraio 2024

De Nittis a Milano, inaugurata la mostra a Palazzo Reale

Uno dei quadri esposti a Milano (immagine Bordignon)
Novanta dipinti, fra olii e pastelli, provenienti da collezioni pubbliche, private e straniere, da Parigi a Firenze, da Novara a Milano fino a Barletta. E' questo il cuore della mostra dedicata a Giuseppe De Nittis a Palazzo Reale di Milano e intitolata "De Nittis, pittore della vita moderna".
Aperta fino al 30 giugno, la mostra si articola in undici sezioni che coprono l'intera vita, personale e artistica, del grande pittore pugliese che trovò la sua compiuta espressione in terra francese, a Parigi, ma anche in altre grandi realtà europee, come Londra.
La mostra viene introdotta da un omaggio alla moglie, la parigina Léontine Lucile Gruvelle, che influenzerà notevolmente le scelte sociali e artistiche del marito.
Nato a Barletta nel 1846, De Nittis rappresenta uno dei principali alfieri della cultura pugliese in Italia e nel mondo. E proprio per esaltarne la figura e la rappresentatività era folta la presenza istituzionale locale e regionale a Palazzo Reale, a cominciare dal sindaco di Barletta, Cosimo Damiano Cannito, accompagnato dall'assessore alla Cultura della cittadina pugliese, Oronzo Cilli, da Anita Guarnieri, dirigente della soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province Barletta, Andria, Trani e Foggia, e da Aldo Patruno, direttore generale del dipartimento Cultura e Turismo di Regione Puglia.
Un pittore moderno, De Nittis, consapevole del proprio tempo, geniale e curioso, che in una vita breve, morì ad appena 38 anni in terra francese, nel 1884, seppe raggiungere vette di unicità interpretativa e artistica. Tanto che le sue spoglie riposano a Parigi, nel cimitero di Père-Lachaise e il suo epitaffio fu scritto dal drammaturgo e scrittore francese Alexandre Dumas figlio, che così lo ricordò: "Qui giace Giuseppe De Nittis, morto in piena giovinezza e in piena gloria, come gli eroi e i semidei".

martedì 19 settembre 2023

Intelligenza Artificiale: un convegno per tutelare la creatività

Lucia Borgonzoni al convegno (foto ufficio stampa)
Si è aperto a Roma il convegno “Intelligenza Artificiale: creatività, etica, diritto e mercato”, promosso dal Sottosegretario di Stato, Lucia Borgonzoni, alla presenza dei maggiori esperti del settore audiovisivo, artistico e musicale.
La stessa Borgonzoni ha presentato l'evento: “Con un primato di indiscutibile valore qual è quello di cui può fregiarsi nel campo della cultura e delle arti, l’Italia saprà occupare una posizione centrale nella discussione attorno alle opportunità e alle sfide lanciate dall’uso dell’intelligenza artificiale generativa nel campo delle industrie creative, che si sta consumando a livello globale ai più alti tavoli istituzionali - e ancora -. Proprio qui dove ogni giorno lavoriamo per tutelare il nostro immenso patrimonio, i più grandi esperti delle materie coinvolte nel dibattito sono stati chiamati a raccontare, ciascuno per le proprie competenze, in che modo le nuove intelligenze artificiali abbiano già permeato la quotidianità e quali orizzonti e quali prospettive potrebbero aprirsi ad un’applicazione senza disciplina né limiti prestabiliti. Spunti e riflessioni da cui partire per la definizione di strumenti e misure che riconoscano la centralità dell’uomo sulla macchina, a tutela della creatività umana e della proprietà intellettuale nonché delle opere stesse. Nei prossimi mesi l’impegno di Governo e Ministero si concentrerà proprio in questa direzione”.

martedì 25 aprile 2023

La Milano della Sinistra compie l'ennesimo scempio: abbattuta Villa Badoglio

Villa Badoglio, fra via Crema e piazza Trento. Ora non c'è più
Siccome non era in quel Centro ricettacolo dei voti della Sinistra radical-chic milanese e non abbelliva la vista panoramica di Fedez e di quelli che, come lui, vogliono comperare barconi per portare clandestini a casa nostra, ecco che il sindaco Beppe Sala, quello che costruisce piste ciclabili 'ad cazzum' per intenderci, ha provveduto a dare l'ok all'abbattimento dell'amatissima Villa Badoglio (chiamata così perché abitata per un certo periodo da un omonimo del figlio dello storico generale italiano), antico villino in stile liberty progettato dall'architetto Lorenzo Salvini nel 1926 (forse gli dava fastidio il cognome?), che aveva il torto di abbellire la periferia dei milanesi. 
Il palazzo era talmente bello che aveva anche un soprannome: 'casa graffito'. Non certo i graffiti 'presunte opere d'arte' dei graffitari odierni, ma una splendida decorazione facciale con graffiti liberty, testimonianza quasi unica del periodo.
Nonostante queste caratteristiche, sull'immobile non c'era alcun vincolo della Soprintendenza.
Ora i sentimenti prevalenti tra gli abitanti del quartiere sono la rabbia e la delusione di fronte a quello che, dalla giunta di Sinistra, viene venduto come un progetto di 'riqualificazione', stessa frase usata per altri scempi con cui Milano è stata stuprata, come quelli di Corso Sempione, Piazza Gramsci e Corso Buenos Aires.
Quello spazio ora sarà riempito da lussuosi uffici.

giovedì 26 gennaio 2023

Capitale Italiana della Cultura 2025, individuate le dieci finaliste

Un'immagine di Agrigento
La Giuria per la selezione della "Capitale Italiana della Cultura" 2025 ha individuato i 10 progetti finalisti presentati dalle seguenti città: Agrigento, Aosta, Assisi (Perugia), Asti, Bagnoregio (Viterbo), Monte Sant'Angelo (Foggia), Orvieto (Terni), Pescina (L'Aquila), Roccasecca (Frosinone) e Spoleto (Perugia). Lo rende noto il Ministero della Cultura.
Le singole proposte saranno illustrate alla Giuria nel corso di audizioni pubbliche, così come previsto dal bando, che si svolgeranno in presenza nei giorni 20 e 21 marzo 2023, a Roma, nella sede centrale del ministero. (fonte: AGI)

sabato 19 novembre 2022

Sgarbi rilancia la Magna Grecia e l'arte padana

Un'immagine tratta dal sito best5.it
Vittorio Sgarbi
, neo sottosegretario alla Cultura, presenta 'nuove soluzioni' verso quelle che saranno le prossime scelte dell'Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura), che ha escluso, negli ultimi anni, le città dal diventare "patrimonio dell'umanità", vista la grande quantità di presenze nello speciale elenco 'protettivo'.
Intervistato dall'emittente bolognese E-tv a proposito dell'ipotizzato riconoscimento Unesco di Bologna, Sgarbi, ha già pensato a una alternativa che riguardi due macro-aree italiane: la Magna Grecia e l'arte padana.
Il neo sottosegretario prende le mosse dai libri di Arcangeli e dalla Padania, ovvero da "una identità nuova dell'arte Italiana che non fosse come quella che già conosciamo - dice -, per esempio quella fiorentina, Giotto, Botticelli, Michelangelo; l'arte toscana o veneziana (Tiziano, Tintoretto). Ma, come Arcangeli ci insegnava, un'arte che riguarda Ferrara, Modena, Bologna e l'Emilia-Romagna. Quindi - prosegue Sgarbi -, Bologna può essere l'epicentro di una grande identità padana. E così ho pensato di andare avanti su questa linea, fare una proposta all'Unesco per due aree: la Magna Grecia e l'arte padana. I Bronzi di Riace sono il momento più alto di ciò che la Magna Grecia ha espresso, e Bologna è uno dei momenti più alti dell'arte padana. Andiamo in questa direzione". (fonte: ANSA)

venerdì 11 novembre 2022

L'università guarda avanti, presentato il master dedicato alla Cina

Il professor Camaggio davanti agli 'alumni' (foto Bordignon)
Nella splendida cornice di Villa Clerici, a Milano, si è svolta la prima 'reunion' degli 'alumni' del Master International Business in China, realtà sviluppatasi nell'ambito dei corsi di approfondimento organizzati dalla LUM, la Libera Università Mediterranea.
Quello dedicato agli 'alumni' del master è il primo di una serie di incontri per promuovere l'associazione che rappresenta l'insieme delle persone laureate in LUM o che in questa università abbiano conseguito dei diplomi in master universitario, oltre 9mila ex studenti, che già hanno saputo creare un networking e una rete internazionale che ha visto molti laureati e diplomati intraprendere la propria attività all'estero e, per coloro usciti dal Master International Business in China, nel grande Paese asiatico.
Alla presenza del rettore, il professor Antonello Garzoni, e del coordinatore scientifico del master, il professor Gianpaolo Camaggio, gli 'alumni' hanno raccontato le proprie esperienze, italiane ed estere, ma tutte ad alti livelli professionali.
Durante la giornata è stata anche presentata la settima edizione del master che, anche in questa edizione, si svolgerà in lingua inglese e a Villa Clerici, e durerà da gennaio a giugno, in quattro moduli di lezioni frontali e focus ben definiti come il 'luxury and fashion' e l'evoluzione tecnologica, tenendo conto delle specificità del mercato cinese, soprattutto in chiave digitale, con la formazione di giovani professionisti che si sono inseriti facilmente in ambienti direttivi e dirigenziali di varie realtà italiane e anche asiatiche.

Le altre immagini della giornata (foto Bordignon)