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martedì 25 aprile 2023

La Milano della Sinistra compie l'ennesimo scempio: abbattuta Villa Badoglio

Villa Badoglio, fra via Crema e piazza Trento. Ora non c'è più
Siccome non era in quel Centro ricettacolo dei voti della Sinistra radical-chic milanese e non abbelliva la vista panoramica di Fedez e di quelli che, come lui, vogliono comperare barconi per portare clandestini a casa nostra, ecco che il sindaco Beppe Sala, quello che costruisce piste ciclabili 'ad cazzum' per intenderci, ha provveduto a dare l'ok all'abbattimento dell'amatissima Villa Badoglio (chiamata così perché abitata per un certo periodo da un omonimo del figlio dello storico generale italiano), antico villino in stile liberty progettato dall'architetto Lorenzo Salvini nel 1926 (forse gli dava fastidio il cognome?), che aveva il torto di abbellire la periferia dei milanesi. 
Il palazzo era talmente bello che aveva anche un soprannome: 'casa graffito'. Non certo i graffiti 'presunte opere d'arte' dei graffitari odierni, ma una splendida decorazione facciale con graffiti liberty, testimonianza quasi unica del periodo.
Nonostante queste caratteristiche, sull'immobile non c'era alcun vincolo della Soprintendenza.
Ora i sentimenti prevalenti tra gli abitanti del quartiere sono la rabbia e la delusione di fronte a quello che, dalla giunta di Sinistra, viene venduto come un progetto di 'riqualificazione', stessa frase usata per altri scempi con cui Milano è stata stuprata, come quelli di Corso Sempione, Piazza Gramsci e Corso Buenos Aires.
Quello spazio ora sarà riempito da lussuosi uffici.

domenica 27 febbraio 2022

Le minacce del sindaco Sala a Gergiev, la replica di Sgarbi: "Sono assurde"

Valerij Gergiev non potrà lavorare per le sue idee (foto "Il Fatto")
La vergognosa serie di minacce proferite dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala (e non solo), al grande direttore d'orchestra russo, Valerij Gergiev, con l'obbligo di prendere posizione e 'abiurare' il proprio presidente Vladimir Putin, pena la perdita del lavoro al Piermarini (in pratica il Teatro alla Scala), ha sortito la protesta di numerosi intellettuali, anche se in pochi hanno avuto il coraggio di alzare la voce, in questi tempi di 'pensiero unico'.
Fra questi, Vittorio Sgarbi, da sempre abituato a essere una 'voce fuori dal coro': "L'intimidazione nei confronti del direttore d’orchestra Gergiev da parte della Carnegie Hall di New York e della Filarmonica di Monaco, e ora anche della Scala di Milano ha il sapore di una odiosa vendetta. E' una cosa sconcertante, inverosimile, grottesca, ed è esattamente lo stesso che rimproverano a Putin".
Sgarbi ha così parlato durante un'intervista rilasciata all'ADNKronos, proseguendo: "La cultura non può essere usata come un'arma di ricatto, perché di questo si tratta, di un ricatto. E' come far pagare a Pirandello le colpe di Mussolini. Colpire la cultura è odioso". Peraltro, sottolinea il critico d'arte, "Gergiev non ha fatto l'elogio di nulla, non ha fatto dichiarazioni, è amico di Putin, non è che per suonare deve pronunciarsi contro Putin, è letteralmente assurdo".
Sgarbi cita poi altri esempi nella storia: "Nessuno ha mai chiesto a Feltrinelli di non essere dalla parte di Fidel Castro", spiega. E ancora, "ben diverso era stato l'atteggiamento adottato con un altro grande direttore d’orchestra, Wilhelm Furtwängler, che aveva diretto vari concerti a vantaggio del regime nazista. Nel febbraio 1938 - ricorda il deputato - diresse la Filarmonica di Berlino per la Gioventù Hitleriana, e, nello stesso anno, l'opera "I maestri cantori di Norimberga" di Richard Wagner per il compleanno di Adolf Hitler. I suoi concerti erano anche trasmessi alla radio per sollevare il morale delle truppe". Dopo la guerra, "si giustificò dicendo che aveva cercato di proteggere la cultura tedesca - conclude Sgarbi -, eppure Furtwängler fu chiamato a dirigere nuovamente in pubblico, in Italia, appena terminata la seconda guerra mondiale: e proprio il Teatro alla Scala di Milano mise in scena L'Anello del Nibelungo sotto la sua direzione". (fonte ADNKronos)

sabato 26 febbraio 2022

La 'democrazia' del sindaco di Milano: o il maestro Gergiev ripudia la propria patria o perderà il lavoro

Un brutto titolo per "Il Giornale": "Il Maestro di Putin"
Da italiano, e milanese, mi vergogno profondamente per le frasi proferite dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e l'aut aut intimidatorio e illiberale che ha proferito verso Valerij Abisalovič Gergiev, direttore d'orchestra russo, uno dei più grandi al mondo, l'obbligo di condannare il proprio presidente, Vladimir Putin, divenuto, nel giro di un paio di giorni, 'criminale di guerra', 'mostro' e 'dittatore', altrimenti non potrà più esercitare la propria arte a Milano.
Se Sala, noto abitudinario di pose fotografiche accanto a 'trapper' afromaghrebini, spacciatori e feccia varia che ammorba le nostre periferie, voleva fare uno spot nei confronti della democrazia, evidentemente non ci è riuscito. Ribadendo quei legami con quel mondo della Sinistra che, pare chiaro, il senso del 'tappare la bocca' al dissenso lo culla dentro nell'anima.
Del resto la vicenda della guerra in Ucraina ci è stata raccontata secondo un unico punto di vista, quello artefatto di un mondo occidentale sempre più malato, quello stesso regime che ha deciso di etichettare Donald Trump come presunto 'guerrafondaio' e di elevare a 'santo' un personaggio come Joe Biden, che ha gettato nel panico la politica estera mondiale.
A questo punto sorgono legittimi dubbi su come ci siano state 'vendute' molte altre guerre e molti altri presunti 'criminali di guerra' (per non parlare del trattamento mediatico di questi due anni di pandemia), contemporaneamente coprendo di gloria altri macellai che hanno avuto il solo merito di finire dalla parte dei vincitori.
Il maestro russo Gergiev, in sostanza, deve abiurare la propria patria e prendere le distanze dall’invasione russa dell’Ucraina (peraltro motivata chiaramente da Putin, con spiegazioni anche accettabili) o dovrà rinunciare a dirigere "La dama di picche", che ha debuttato al Teatro Piermarini mercoledì sera.
Dopo la perdita del lavoro per coloro che hanno deciso di non vaccinarsi si arriverà così, ed era facile prevederlo, alla perdita del lavoro per chi decide di pensarla diversamente da quello che è il clima dominante, il pensiero unito del potere di turno.
Per chi altri varrà questa linea di condotta? Solo per i cittadini russi? Un cittadino italiano potrà liberamente sostenere che Putin altro non abbia fatto se non sostenere le decine di migliaia di cittadini di etnia russa minacciati prima e bombardati poi dalle milizie ucraine, molte delle quali di ispirazione nazista (vedi il Battaglione Azov), o rischierà di essere messo ai margini della società civile?
Se un artista deve subire la gogna, questo varrà a maggior ragione per un lavoratore pubblico, un libero professionista, un professore universitario o di scuola?
Quanto deve preoccuparci l'atteggiamento folle del 'democratico' primo ministro canadese, Justin Trudeau, che ha deciso di bloccare i conti correnti dei camionisti in rivolta contro l'obbligo di indossare le mascherine all'interno dei propri automezzi?
Si tratta di ampie chiari segnali di dove le 'presunte' democrazie occidentali stiano dirigendo la propria prua, ovvero verso una illiberalità e demagogia orwelliana che, di certo, nulla ha da invidiare al presunto regime dell'improvvisato 'criminale' Putin.

giovedì 19 agosto 2021

Profughi afghani: Beppe Sala spieghi il suo concetto di 'decine'

Parte del post pubblicato dal sindaco Sala su Facebook
E' inquietante e inquieto il futuro di Milano che, giustamente, dovrà caricarsi di un numero definito e adeguato di fuggitivi dall'Afghanistan.
Le prime dichiarazioni del sindaco, Beppe Sala, non fanno però ben sperare, anche alla luce di come è stato trattato finora, male, il fenomeno di tutti gli altri migranti che hanno invaso la metropoli lombarda, quasi sempre senza averne diritto, creando sacche di malessere non solo nella periferia cittadina, ma anche nella sua parte centrale, come nel caso della Stazione, ormai classico ritrovo delle più disparate etnie, spesso dedite ad attività criminose di ogni genere.
"Il Comune e la Prefettura di Milano, a cui il coordinamento nazionale per l'emergenza assegnerà una quota di nuclei familiari provenienti dall'Afghanistan (ai quali potrà essere riconosciuto lo status di rifugiati), hanno avviato la loro collaborazione. Nei prossimi giorni raggiungeranno la nostra città alcune decine di cittadini afghani (con le proprie famiglie) che hanno collaborato con le Forze Armate, con l'Ambasciata italiana e con l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo in Afghanistan". Parole scritte sul proprio profilo Facebook dal sindaco milanese.
Se Sala ribadisce addirittura l'orgoglioso di portare sotto al Duomo nuovi rifugiati, non spiega però cosa significhi il termine 'decine' riferendosi al numero degli afghani che Milano si farà carico di ospitare. Senza poi specificare come verranno controllati, come si potrà avere la certezza che questi 'profughi' siano tali e non, magari, come già successo, talebani mascherati. Chi entrerà nella nostra città sarà (poco) controllato così como lo sono stati gli altri extracomunitari che la infestano? Se così fosse, ci sarebbe poco da stare allegri.
Inoltre il delta che può abbracciare il termine 'decine' può essere ampio e variare da venti, un numero probabilmente facile da gestire, a duecento, o forse anche duemila, è in questo ci si troverebbe di fronte all'ennesimo ammasso di persone senza né arte né parte, ghettizzate, in chissà quali spazi, nell'impossibilità di trovare una propria dimensione in una realtà sociale che, inevitabilmente, finirebbe per respingerli.

mercoledì 30 dicembre 2020

Milano, 10 cm di neve mandano in crisi Beppe Sala

La neve ghiacciata fuori della stazione di Milano Rogoredo
Milano il giorno dopo l'ampiamente prevista, e nemmeno troppo intensa, nevicata. Se ne parlava da giorni, e la notte fioccò. Tutto faceva preludere a un facile contenimento dei danni anche perché, malgrado l'intensità della caduta fosse discreta, alla mattina non si contavano più 10 centimetri di neve. Invece la città si è svegliata imbiancata, il che non sarebbe un male, se la cosa si fosse limitata ai tetti delle case, meno bene in mezzo alle strade e lungo i marciapiedi, in particolare i camminatoi che portavano a metropolitane e altri mezzi pubblici. Solo lo sforzo pietoso dei portinai ha impedito che la città diventasse una Caporetto per le gambe e le braccia dei milanesi.
Detto del primo giorno, pur nello sfacelo più totale dell''organizzazione' (presunta) della macchina messa in campo dalla giunta di Beppe Sala, il giorno dopo ci si sarebbe dovuti aspettare il totale dissolvimento delle ultimi propaggini 'bianche', anche perché poi, di neve, non ne è caduta più.
E invece, nulla, i meneghini hanno dovuto ancora compiere miracoli di equilibrismo per reggersi in piedi, mentre il sindaco rispondeva piccato alle naturali critiche dell'opposizione, in particolare alle parole di Matteo Salvini. Le foto che allego sono quelle delle lastre di ghiaccio all'uscita della stazione di Rogoredo, non proprio un luogo 'secondario' per la città, ma un'area che unisce una stazione ferroviaria e del metro. Due poveri anziani cercano, uno vicino all'altro, di aiutarsi con un carrello della spesa per arrivare alla fermata dell'autobus. Gli altri passanti piantano bene i piedi in terra per non scivolare in un paesaggio da renne e cani da slitta. Invece è Milano, e l'unico pupazzo di neve, da prendere a grosse pallate in faccia, dovrebbe essere quello con stampato il faccione del sindaco.

Milano Rogoredo: una lastra ghiacciata, dalla nevicata sono passate due notti...

venerdì 22 maggio 2020

San Siro, Commissione scandalo concede l'abbattimento: "Non ha interesse culturale"

San Siro oggi, sotto nelle versioni 'antiche'
Fulminea e immediata come tutte come quelle cose che in Italia non riguardano l'interesse pubblico ma gli affari di alcuni singoli, importanti, privati. Ecco che, con un repentino colpo di mano, la diatriba legata alla possibilità di abbattere lo stadio di San Siro è stata saltata a piè pari da un gruppo di oscuri burocrati governativi, l'ennesima 'task force' di questo periodo maledetto.
La Commissione regionale per il patrimonio culturale della Lombardia, cui il sindaco Beppe Sala aveva posto richiesta in tal senso, evidentemente alla ricerca di qualcuno su cui scaricare una decisione che, fin dal suo inizio, è parsa ineluttabile a causa dell'intenso profumo di soldi che la demolizione di San Siro recava con sé, ha definito lo stadio 'privo di interesse culturale'.
Secondo la commissione, l'ok alla distruzione della Scala del Calcio era più che condivisibile in quanto "trattasi, allo stato attuale, di un manufatto architettonico in cui le persistenze dello stadio originario del 1925-26 e dell'ampliamento del 1937-39 risultano del tutto residuali rispetto ai successivi interventi di adeguamento e ampliamento, realizzati nella seconda metà del Novecento e pertanto non sottoposti alle disposizioni, perché non risalenti ad oltre settanta anni". Inoltre, si legge ancora nel documento, "le stratificazioni, gli adeguamenti e ampliamenti fanno dello stadio un'opera connotata dagli interventi del 1953-55, oltre a quelli del 1989-90, nonché dalle opere successive al Duemila, ovvero un'architettura soggetta a una continua trasformazione in base alle esigenze legate alla pubblica fruizione e sicurezza e ai diversi adeguamenti normativi propri della destinazione ad arena calcistica e di pubblico spettacolo".
Rimane l'amarezza e l'offesa perpetrata attraverso queste righe fredde, prive di quella passione che milioni di tifosi hanno riversato in quello che è uno degli stadi più gloriosi d'Italia e del mondo, in cui Milan e Inter sono arrivate a dominare il mondo.
Non è un caso che, la tremenda decisione di abbattere San Siro, senza peraltro consultare quelli che dovrebbero esserne i principali 'clienti', ovvero i tifosi, avvenga quando le proprietà delle due squadre milanesi siano in mano a capitale straniero. Cinesi e americani poco sanno della storia di Milano, tanto meno delle sue squadre di calcio.
I velleitari progetti di ricostruzione presentati, arrivano peraltro in un momento in cui sia l'Inter, ma soprattutto il Milan, giocano un ruolo residuale nel panorama del calcio nazionale, pur avendo sperperato centinaia e centinaia di milioni per mercati fallimentari, risparmiando i quali avrebbero potuto fare uno stadio migliore e più bello, senza bisogno di distruggere uno dei cuori pulsanti dello sport e della cultura italiana, opera dell'ingegnere Alberto Cugini e dell'architetto Ulisse Stacchini, lo stesso autore della Stazione Centrale di Milano, celebrata come monumento riconosciuto in tutto il mondo.
L'articolo pubblicato da MilanoReporter #SanSirononsitocca



venerdì 15 maggio 2020

Milano non si ferma, Sala si inventa le Cascate del Niguarda

Il lago di via Arbe, poco lontane le Cascate del Niguarda
Encomiabile Beppe Sala, il sindaco di Milano che 'piace alla gente che piace', alle persone perbene dedite all'aperitivo con olivetta nel giardino di casa, perché 'fa brutto' mischiarsi con i milanesi 'imbruttiti', non per propria ignoranza, ma per la quotidiana lotta che devono portare avanti nella metropoli governata da 'Pep', uomo di Destra consegnatosi alla Sinistra, perché in nome di una 'poltrona' si può abbracciare qualsiasi ideale.
Se lo slogan 'Milano non si ferma' è andato a farsi friggere per colpa del coronavirus, è curioso capire se avrà un futuro il 'Venite a fare le vacanze all'Idroscalo' recentemente coniato dal Beppe, fino a poco tempo fa solo una battuta scherzosa che girava fra gli amanti del 'camparino' delle 18, magari al terzo giro.
Perché Milano, in fin dei conti, ha tutto: il mare e il lago (l'Idroscalo), la montagna e la collina (la montagnetta di San Siro), c'è gioia per tutti. Da giovedì sera, però, grazie all'ennesimo diluvio biblico con grandine annessa e ai poco funzionanti pozzetti e tombini locali, esistono le note Cascate di Niguarda, come ha sottolineato un mio 'amico di Facebook' (ne cito solo il nome per motivi di privacy, Raffaele), imponente e maestoso scenario naturale che solo la 'Milano che non si ferma' può offrire.
Scrive Raffaele: "Volevo proporre al sindaco Sala, che parla di vacanze di mare all'Idroscalo, l’alternativa lacustre di via Arbe con visita alle vicine Cascate del Niguarda! Poi magari le scalate sul Montestella e, per gli sportivi, i Mondiali di Tiro e Spada nel boschetto di Rogoredo".
Prenda nota, signor sindaco. Grazie anche per questo.