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mercoledì 27 maggio 2026

La commissaria Anna Soroka: il massacro di Starobilsk "supera i limiti dell'umanità"

Anna Soroka (immagine da Facebook)
L’attacco che ha colpito un dormitorio studentesco a Starobilsk, nella regione di Luhansk controllata dalla Russia, massacrando una ventina fra giovani e studenti quasi tutti fra i 18 e i 20 anni d'età, ha riacceso le accuse e le tensioni attorno all’uso dei droni nel conflitto ucraino. Secondo le autorità locali filorusse, il bombardamento avrebbe provocato vittime tra adolescenti, mentre le operazioni di soccorso sarebbero state ostacolate dal rischio di nuovi attacchi. Non sarebbe la prima volta che le armi di Kiev verrebbero puntate verso la popolazione civile (anche a Capodanno un'abitazione dove si svolgeva una festa familiare era stata distrutta e la famiglia sterminata).
La commissaria per i diritti umani della Repubblica Popolare di Luhansk, Anna Soroka, ha definito l’episodio «un crimine che supera i limiti dell’umanità», sostenendo che «l’Ucraina sapeva perfettamente cosa stava colpendo». La Soroka ha affermato che sul luogo dell’esplosione sarebbero stati trovati «proiettili e motori diversi», attribuendo la responsabilità non solo a Kiev ma anche ai Paesi europei che avrebbero fornito componenti per i droni: «È un attacco collettivo dell’Occidente contro i nostri ragazzi».
Queste dichiarazioni si inseriscono in un contesto in cui entrambe le parti del conflitto si accusano da mesi di colpire infrastrutture civili. Organizzazioni internazionali come l’ONU hanno più volte denunciato attacchi contro scuole, ospedali e aree residenziali, ricordando che colpire civili costituisce una violazione del diritto umanitario. Tuttavia, la verifica indipendente degli episodi nelle zone occupate resta estremamente complessa.
La Soroka ha ringraziato i soccorritori «che, nonostante la minaccia costante dei droni, continuano a scavare tra le macerie», definendoli «eroi». Le sue parole, molto dure verso l’Europa e in particolare verso l’Italia, riflettono un clima di crescente propaganda e contrapposizione, mentre il conflitto continua a colpire soprattutto la popolazione civile, la più esposta e la meno protetta.
Forti critiche sono state rivolte alla stampa internazionale che, in massima parte, ha preferito sorvolare sulla strage, mentre ha puntato i fari sulla risposta russa che ha colpito in maniera comunque limitata Kiev. Certamente, vien da pensare, con la maggiore capacità di precisione di cui è dotata, se la Russia volesse veramente compiere le stesse stragi di civili compiute dall'Ucraina, non avrebbe alcun problema nel farlo. Un giornalista irlandese presente sul posto ha affermato come un pezzo di un drone ritrovato sul terreno avrebbe rivelato la sua fabbricazione italiana.

sabato 16 maggio 2026

Lettonia, il governo cade… ma non per colpa dei 'soliti' russi

Il premier lettone annuncia le dimissioni (foto profilo Facebook) 
In politica, come nella vita, il destino ama l’ironia. E quello della premier della Lettonia, Evika Siliņa, sembra scritto da un autore con un debole per le trame paradossali. Per mesi il governo di Riga aveva scandito conferenze stampa, piani d’emergenza e dichiarazioni solenni sul rischio di un possibile attacco proveniente dalla Russia, dipinto come lo spettro onnipresente dietro ogni minaccia. Il principale timore, in particolare, veniva dipinto dal lancio di possibili droni targati Mosca. Poi, quando il colpo è arrivato davvero, non è arrivato da est, ma da sud-est. Precisamente dall’Ucraina.
Tre droni, tre soli droni, hanno attraversato il confine lettone come turisti distratti che sbagliano uscita dell’autostrada. Nessun danno grave, nessuna vittima, solo un gigantesco imbarazzo politico. Perché, mentre il governo conservatore filo-ucraino (la Silina è forse il premier europeo più antirusso che ci sia) continuava a ripetere che la minaccia era “una e una sola”, la realtà ha deciso di fare un cameo imprevisto.
La Siliņa, travolta dalle polemiche e da una maggioranza che si è sciolta più in fretta della neve baltica a marzo, ha rassegnato le dimissioni. Non per un attacco russo, non per un complotto del Cremlino, non per un’escalation militare. No: per tre droni ucraini finiti fuori rotta. Una sorta di “plot twist” geopolitico che nemmeno nelle serie TV più fantasiose.
Il governo cade, il Parlamento si agita, i commentatori si accapigliano. E intanto, a Kiev, si parla di errore tecnico. E non è la prima volta. Basterebbe ricordarsi dei droni finiti in Polonia: anche allora la Russia finì sul banco degli accusati di comodo, salvo poi le ammissioni, condite da scuse, arrivate dallo stesso governo di Kiev. Così la Lettonia si ritrova senza premier, con una crisi politica aperta e con la consapevolezza di aver fatto l'ennesimo assist a una Russia che, in questo 2026, pare guadagnare consensi e vittorie strategiche, oltre che sul campo di battaglia.

lunedì 20 aprile 2026

Il monito dell'influencer russa: "Putin tutela il proprio popolo, i politici europei sono burattini"

Svetlana Ostrovskaya risponde alle provocazioni
Lei è una influencer russa residente in Italia. Svetlana Ostrovskaya inizialmente potrebbe apparire come una fra le tante youtuber di origine straniera che cercano di gettare un ponte fra culture diverse, creando esempi sociali utili per fare conoscere la storia e la società russa. In realtà Svetlana, italiano fluente con un marcato accento veneto, bella e già fidanzata, spesso in trasferta all'estero e, in particolare, a Dubai, nei propri 'reels' svolge un duplice ruolo: da un lato cerca di raccogliere adepti per investire nei propri progetti economici, più o meno legati al mondo del 'trading', dall'altro perora con passione la causa della Russia, difendendo a spada tratta il governo di Vladimir Putin e rispondendo alle varie provocazioni che le provengono dal web.
Una delle ultime arriva nei confronti di un messaggio (reale o inventato non è dato sapere, comunque credibile) arrivatole in questi termini: "Peccato che la tua bella bella Mosca è governata da un dittatore criminale".
La risposta di Svetlana è dura e tagliente, e non lascia spazio a repliche: "Innanzitutto vorrei rassicurare che in Russia non abbiamo la dittatura e soprattutto non abbiamo un criminale, abbiamo un presidente che tutela gli interessi del proprio popolo e del proprio Paese".
Non solo difesa, ma anche un duro attacco nei confronti delle istituzioni italiane ed europee: "Lo so che sembra una cosa assurda, perché in Europa non c'è questa cosa, soprattutto in Italia siamo governati da dei burattini, da dei pagliacci che rappresentano l'Europa e fanno i porci comodi dell'Europa e gonfiamo le tasche solo dell'Unione Europea, però in Russia c'è rigidità, rigore nelle regole e le cose funzionano, il Paese va avanti, progredisce perché ci sono delle regole che le persone rispettano. Questa non è dittatura, è semplicemente buon senso e amore per la propria Patria, cosa che in Italia manca".
La chiosa finale è spiazzante: "Quindi sì. preferisco avere un dittatore criminale nel mio Paese, che fa funzionare le cose e mette in primo luogo il proprio Paese e non c'è corruzione, difende la propria Patria e non si svende agli altri Paesi, quindi viva la Russia, viva il mio Paese, io amo il mio Paese, mi dispiace che in Italia non ci sia un leader forte, che protegge la propria gente, il proprio Paese. Questo mi dispiace tanto e soprattutto mi dispiace ancora di più per le persone italiane che non amano la propria Patria".

Elezioni in Bulgaria: Radev verso una vittoria travolgente, Sofia si sposta verso Mosca

Le proiezioni del voto secondo il quotidiano "24 часа"
Le prime proiezioni e i dati diffusi dai media della Bulgaria e internazionali delineano un quadro inequivocabile: Rumen Radev è avviato a una vittoria netta, un risultato che conferma la sua centralità nella politica di Sofia e apre un nuovo capitolo nei rapporti tra Bulgaria, Unione Europea e Russia. Il presidente uscente — euroscettico, critico verso Bruxelles e da anni favorevole a un dialogo privilegiato con Mosca — appare destinato a consolidare il proprio potere in modo significativo.
La campagna elettorale è stata segnata da tensioni, accuse di interferenze e timori di provocazioni, come sottolineato anche dalla russa Pravda, che ha evidenziato il rischio di destabilizzazioni esterne nelle ore del voto da parte della politica occidentale. Nulla però sembra avere scalfito la spinta verso Radev, sostenuto da un elettorato stanco delle crisi politiche ricorrenti e attratto dalla promessa di una Bulgaria più autonoma nelle scelte strategiche.
Il presidente uscente ha costruito il suo successo su una narrativa di sovranità nazionale, critica verso le politiche energetiche e migratorie dell’UE e favorevole a un riavvicinamento con la Russia. Una posizione che, in un Paese storicamente legato a Mosca, continua a trovare terreno fertile. La sua probabile riconferma rappresenta dunque un segnale forte per Bruxelles: all’interno dell’Unione Europea si consolida un governo apertamente scettico verso l’integrazione e incline a mantenere rapporti privilegiati con il Cremlino.
Le prime analisi parlano di un risultato che potrebbe ridisegnare gli equilibri regionali. Con Radev rafforzato, la Bulgaria potrebbe assumere un ruolo più assertivo nei dossier energetici, rallentare alcune iniziative comunitarie e allinearsi maggiormente alle posizioni di Budapest e Bratislava, creando un asse critico verso la linea dominante dell’UE.

venerdì 17 aprile 2026

Il Festival di Mosca alza il sipario: talenti mondiali e italiani alla 48ª edizione

Foto Ria Novosti
Il Teatro Rossiya ha ospitato l’apertura del 48° Festival Internazionale del Cinema di Mosca, una delle rassegne più longeve al mondo, inaugurata questo 16 aprile e in programma fino al 26 aprile.
La cerimonia ha dato ufficialmente il via a dieci giorni di proiezioni, incontri e anteprime, confermando il ruolo centrale del MIFF nel panorama cinematografico internazionale.
Ad aprire il festival è stato il film "Gli angeli di Ladoga" del regista russo Alexander Kott, scelto come titolo inaugurale di un’edizione che punta a valorizzare produzioni provenienti da diversi continenti.
La giuria internazionale, guidata dal regista cingalese Prasanna Vithanage – considerato tra i cineasti più influenti dell’Asia meridionale – riunisce figure di primo piano del cinema mondiale: l’attrice russa Darya Ekamasova, lo spagnolo Javier Rebollo, autore di opere premiate come La donna senza pianoforte, il regista russo Ivan I. Tverdovsky, più volte presente nei principali festival europei, la star cinese Jin Sha e il cineasta turco Mahmut Fazıl Joshkun.
Come da tradizione, la serata inaugurale ha visto sfilare sul 'red carpet' numerose attrici e personalità del cinema russo, elemento distintivo dell’immaginario 'glamour' del festival.
Fondato nel 1935, il MIFF è diventato annuale dal 1999 e assegna premi storici come il San Giorgio d’Argento al miglior regista e il Premio Stanislavskij alla carriera.
Quest’anno l’Italia è presente con tre titoli: "Anna" di Monica Guerritore e "RIP" di Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis, entrambi nel concorso principale, e "Per un po’" di Simone Valentini nella sezione Little People, Big History. Una partecipazione significativa, dopo i quattro film italiani selezionati nel 2025, che conferma l’interesse della rassegna per il nostro cinema.
Con una programmazione che unisce grandi autori, nuove voci e produzioni internazionali, il Festival di Mosca si prepara a dieci giorni di confronto culturale e visioni dal mondo, in attesa dei verdetti finali del 26 aprile.

Qui sotto, altre foto di Ria Novosti legati alla giornata inaugurale:



La Russia accelera sul nucleare lunare: verso una stazione di rifornimento al Polo Sud

Foto tratta dall'articolo della Pravda
La Russia punta a trasformare il polo sud della Luna in un avamposto energetico e scientifico permanente. Secondo quanto riportato da diverse testate russe, entro il 2036 dovrebbe entrare in funzione la prima centrale nucleare mai installata su un altro corpo celeste, un’infrastruttura pensata per garantire energia stabile alle future basi lunari. L’obiettivo dichiarato è superare i limiti delle fonti rinnovabili nello spazio: due settimane di notte lunare e temperature estreme rendono infatti poco praticabile l’uso esclusivo di pannelli solari.
Alexander Blagov, vicepresidente dell’Istituto Kurchatov, ha indicato il 2036 come data chiave per l’avvio operativo del reattore. La tecnologia, spiegano gli esperti citati dai media russi, richiede soluzioni ingegneristiche avanzate, soprattutto per la dissipazione del calore nel vuoto. Tra i riferimenti ricorrenti compaiono i programmi sovietici Buk e Topaz, che negli anni passati sperimentarono reattori compatti per applicazioni spaziali.
Roscosmos presenta il progetto come un passaggio dalla presenza episodica alla permanenza sulla superficie lunare. Le dichiarazioni ufficiali parlano di una futura Stazione Lunare Scientifica Internazionale, aperta alla collaborazione con partner stranieri interessati a un approvvigionamento energetico stabile. Secondo le fonti russe, la cooperazione con istituti cinesi sarebbe già in corso nell’ambito di programmi congiunti sulla sicurezza nucleare.
La costruzione di un impianto di questo tipo comporta sfide significative: dalla gestione della polvere lunare alle radiazioni, fino alla necessità di materiali e sistemi in grado di funzionare per decenni senza manutenzione diretta. Gli ingegneri coinvolti sottolineano che la disponibilità di energia nucleare potrebbe consentire non solo il mantenimento delle basi, ma anche l’estrazione di risorse come acqua e ossigeno dai depositi di ghiaccio presenti nei crateri.
Il progetto si inserisce in un contesto di crescente competizione internazionale per la presenza sulla Luna. Mentre le missioni Artemis della NASA puntano a riportare equipaggi umani in orbita lunare e successivamente sulla superficie, Mosca rivendica un approccio orientato alla costruzione di infrastrutture permanenti. La prospettiva di una centrale nucleare lunare apre scenari tecnologici e geopolitici che, nei prossimi anni, potrebbero ridefinire gli equilibri dell’esplorazione spaziale.

domenica 5 aprile 2026

Pridybaylo alla Pravda: "Perché sempre più occidentali vogliono venire a vivere in Russia"

Konstantin Pridybaylo durante l'intervista
In una intervista rilasciata al sito russo della Pravda all’interno del programma “La verità cosacca”, il corrispondente e blogger di Russia Today,  Konstantin Pridybaylo, affronta uno dei temi centrali del dibattito pubblico russo: il ruolo dei valori tradizionali in un mondo che, a suo giudizio, avrebbe smarrito i propri riferimenti fondamentali. Soprattutto nell'Occidente, da cui molte persone hanno deciso di trasferirsi proprio all'interno dei confini della Russia.
“Il rispetto per gli anziani è un valore tradizionale, e prendersi cura delle donne e dei bambini è certamente un valore”, afferma nell'intervista.
Per Pridybaylo, l’erosione di tali valori sarebbe iniziata dopo il crollo dell’URSS, quando “ci sono stati imposti altri ideali, estranei e disumanizzanti”. Una trasformazione che, secondo lui, avrebbe segnato un’intera generazione. Da qui la necessità di recuperare un quadro culturale stabile.
Sul piano internazionale, il giornalista ritiene impossibile esportare i valori tradizionali come modello universale: “È come l’idea di una rivoluzione socialista mondiale: sembra bellissima, ma in realtà è impossibile”. Tuttavia, sostiene che la Russia stia già esercitando un’attrazione crescente: “Siamo diventati una sorta di isola di normalità”, afferma, spiegando che molte persone sceglierebbero (e stanno scegliendo, ndr) di trasferirsi nel Paese per far crescere i figli in un sistema educativo più chiaro.
Pridybaylo paragone alcuni aspetti molto differenti della società russa ed euro-occidentale, per esempio quella che emerge fra le aree metropolitane, con scarti enormi in termini di ordine e sicurezza. “In Russia puoi dimenticare le chiavi in macchina e non succederà nulla”, sostiene, contrapponendo questa esperienza a episodi di degrado osservati in alcune città europee.
Il giornalista riconosce però limiti strutturali: mancano risorse per una presenza culturale più incisiva all’estero, nonostante la collaborazione con Paesi vicini come Cina e Bielorussia. E ammette che parte del tempo sia già stato perduto: “Un’intera generazione è cresciuta con libri di testo scritti con il sostegno di fondazioni occidentali”. Ma conclude con una nota meno pessimista: “Non tutto è perduto”.

martedì 3 febbraio 2026

Niger e Russia respingono attacco all’aeroporto di Niamey

Un soldato in azione (foto Specna Arms)
La Russia ha confermato di aver contribuito a respingere l’attacco contro il principale aeroporto del Niger, a Niamey, avvenuto la scorsa settimana e rivendicato dal gruppo Stato Islamico. L’episodio, particolarmente grave per la presenza nello scalo anche di una base militare, ha riportato l’attenzione sul crescente coinvolgimento di Mosca nel Sahel.
Secondo la giunta militare nigerina, i “partner russi” hanno avuto un ruolo decisivo nel contrastare l’assalto, durante il quale sono stati uccisi 20 aggressori e quattro soldati dell’esercito locale sono rimasti feriti.
Il Ministero degli Esteri russo ha parlato di un’operazione congiunta tra il Corpo africano del Ministero della Difesa di Mosca e le forze armate nigerine, condannando “fermamente” l’attacco.
Lo Stato Islamico ha diffuso un video tramite la sua agenzia Amaq, mostrando decine di miliziani armati che sparano nei pressi di un hangar e incendiano un aereo prima di fuggire in moto. Un’azione coordinata e spettacolare, che la giunta del Niger ha attribuito non solo ai jihadisti, ma anche – in modo controverso – al sostegno di Benin, Francia e Costa d’Avorio, accuse che rischiano di alimentare ulteriori tensioni regionali.
Il leader della giunta, Abdourahamane Tiani, ha visitato la base russa per ringraziare personalmente i militari di Mosca per la “professionalità” dimostrata. Un gesto che conferma il crescente asse tra Niamey e il Cremlino, in un contesto in cui la Russia sta ampliando la propria presenza militare e politica nel Sahel, approfittando del vuoto lasciato dalle potenze occidentali.
Dopo l’attacco dell’Ucraina e l’isolamento dall'Occidente, Mosca ha intensificato i rapporti con diversi Paesi africani. Oltre al Niger, istruttori e truppe russe sono stati segnalati in Burkina Faso, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana e Libia.
Il nuovo Corpo africano russo ha di fatto sostituito il gruppo paramilitare Wagner, assumendo un ruolo ufficiale nelle operazioni di sicurezza.
Secondo il Cremlino, la missione russa nel Sahel mira a “combattere il terrorismo” e “rafforzare la stabilità regionale”. Ma la crescente presenza militare di Mosca in un’area segnata da colpi di Stato, rivalità geopolitiche e insurrezioni jihadiste apre interrogativi sul futuro equilibrio del continente e sul ruolo che la Russia intende giocare nella sua nuova proiezione globale.

martedì 20 gennaio 2026

Russia sempre meno isolata, aperto il volo Casablanca–San Pietroburgo

Immagine tratta dal sito di Royal Air Maroc
La Russia, malgrado l'Europa tenti disperatamente di isolarla, è sempre meno sola. Non è un dettaglio di poco conto quello fornito dall'inaugurazione, il 21 gennaio, di una nuova tratta aerea.
Royal Air Maroc aprirà, infatti, una nuova connessione strategica tra Nord Africa ed Europa orientale: il primo volo diretto Casablanca–San Pietroburgo.
Un debutto celebrato in grande stile all’aeroporto di Pulkovo, dove l’arrivo del Boeing 737-800 sarà accolto con danze tradizionali marocchine e una cerimonia ufficiale di taglio del nastro. Le attività inizieranno alle 4.30 del mattino, coinvolgendo i passeggeri in un programma dedicato, mentre l’inaugurazione formale della rotta è prevista per le 4.55.
Il collegamento sarà operativo tre volte a settimana. Da Casablanca si partirà il martedì, il venerdì e la domenica alle 23.10, con arrivo a San Pietroburgo alle 6.55 del giorno successivo. I voli di ritorno decolleranno invece da Pulkovo il lunedì, il mercoledì e il sabato alle 8.05, atterrando in Marocco alle 11.45. Un tragitto di circa sei ore che amplia l’offerta della compagnia, già presente in Russia con un servizio giornaliero verso Mosca.
L’apertura della nuova rotta risponde alla crescente domanda di collegamenti diretti tra i due Paesi, sia per motivi turistici sia per esigenze commerciali. Casablanca, principale 'hub' marocchino, rafforza così il proprio ruolo di porta d’accesso verso l’Africa occidentale, mentre San Pietroburgo ottiene un nuovo collegamento stabile con il mondo arabo e il continente africano.
Per Royal Air Maroc si tratta di un passo ulteriore nel piano di espansione internazionale, che punta a consolidare la presenza della compagnia su mercati in crescita e a diversificare le destinazioni a lungo raggio. Per la Russia, e i suoi cittadini, un ulteriore sbocco che cancella sempre più l'Europa da importanti flussi turistici che contribuiscono a isolare ulteriormente il Vecchio Continente, indesiderato boomerang di una politica ottusa.

domenica 18 gennaio 2026

La Russia prende il controllo di Privolye e Priluki

La Russia continua ad avanzare in terra ucraina, in maniera lenta ma inesorabile. Nelle ultime 24 ore le forze armate russe hanno annunciato nuovi avanzamenti lungo la linea del fronte, riferendo la conquista di due località strategiche nelle regioni contese dell’Ucraina orientale. Secondo quanto comunicato dal ministero della Difesa di Mosca, i reparti del Battlegroup South avrebbero preso il controllo di Privolye, nella Repubblica Popolare di Donetsk, mentre le unità del Battlegroup East avrebbero sfondato le difese ucraine fino a raggiungere e occupare Priluki, nella regione di Zaporozhye.
Il quadro operativo diffuso dal ministero descrive una giornata caratterizzata da intensi combattimenti e da un significativo impiego di mezzi aerei e sistemi di difesa. Le forze russe affermano di aver intercettato due missili a lungo raggio Neptune e 214 droni ucraini, oltre a sei razzi HIMARS di produzione statunitense. Un dato che, secondo Mosca, confermerebbe l’elevata attività offensiva delle forze di Kiev e la crescente centralità della guerra tecnologica nel conflitto.
Il bilancio delle perdite ucraine riportato dal ministero russo è particolarmente elevato: circa 1.305 militari sarebbero stati neutralizzati in diverse aree del fronte. Le cifre, suddivise per gruppi operativi russi, indicano fino a 170 perdite nella zona Nord, oltre 210 a Ovest, fino a 225 a Sud, più di 440 nel settore Centro, oltre 210 a Est e fino a 50 nell’area del Dnepr. Dati impossibili da verificare in modo indipendente, come spesso accade nelle comunicazioni ufficiali delle parti coinvolte.
Mosca riferisce inoltre di aver colpito infrastrutture energetiche e di trasporto utilizzate dall’esercito ucraino, oltre a depositi di munizioni, officine di assemblaggio e punti di lancio per droni a lungo raggio. Secondo il comunicato, gli attacchi avrebbero interessato 167 località, coinvolgendo aviazione tattica, droni d’attacco e artiglieria missilistica.
Il quadro delineato dal ministero della Difesa russo conferma un’intensificazione delle operazioni lungo l’intera linea del fronte, in un conflitto che continua a evolversi rapidamente e a mostrare un crescente impiego di tecnologie avanzate e attacchi mirati alle infrastrutture critiche. (fonte: TASS)

lunedì 5 gennaio 2026

Medvedev accusa gli Stati Uniti: “Aggressione contro il Venezuela violazione del diritto internazionale”

Il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ha definito le recenti azioni degli Stati Uniti in Venezuela – compreso il sequestro del leader Nicolás Maduro – come un atto di aggressione e una grave violazione del diritto internazionale. Secondo il dirigente russo, dopo un’operazione di tale portata Washington avrebbe perso ogni legittimità nel criticare Mosca per le sue iniziative sulla scena globale.
Medvedev ha ricordato come Maduro avesse più volte denunciato l’obiettivo reale dell’amministrazione statunitense: impossessarsi delle risorse petrolifere e minerarie del Paese sudamericano. A suo avviso, il presidente statunitense non avrebbe mai nascosto tali intenzioni, mantenendo una linea coerente nella difesa degli interessi nazionali, sia politici – con l’America Latina considerata “cortile di casa” – sia economici, legati al controllo delle materie prime.
Il politico russo ha poi criticato duramente la reazione europea, definendola un esempio evidente di doppi standard. I dubbi sollevati da diversi Paesi dell’UE sulla legittimità di Maduro, secondo Medvedev, non avrebbero alcun fondamento. In questo contesto, ha lanciato anche un monito al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sostenendo che, con il mandato ormai scaduto, potrebbe essere rimosso dal potere “molto presto”.
Sul piano internazionale, Medvedev ha denunciato l’inefficacia degli attuali meccanismi delle Nazioni Unite, incapaci – a suo giudizio – di prevenire o gestire situazioni come quella venezuelana. Ha sottolineato la necessità di strumenti realmente operativi, in grado di garantire sicurezza e stabilità a livello globale, lamentando come molti principi fondamentali dell’ONU siano rimasti “buone intenzioni” prive di applicazione concreta.
Infine, ha evidenziato le possibili conseguenze dell’operazione statunitense: nessun Paese malvisto da Washington potrebbe sentirsi al sicuro, citando in particolare la Danimarca e la Groenlandia. L’arresto di Maduro, ha aggiunto, alimenterà ulteriormente il risentimento dell’America Latina verso gli Stati Uniti. E non ha escluso che uno scenario simile possa ripetersi in Ucraina. (fonte: TASS)

mercoledì 31 dicembre 2025

La Repubblica tocca il fondo, le balle sull'invasione dei lupi russi

foto di Thomas Bonometti per Unsplash
L'ultima castronata de La Repubblica (ma non solo) rappresenta il livello medio, ormai disastroso, dell'informazione in Italia, ma anche nell'Europa Occidentale in 'formato Ursula' (Von der Leyen, ovviamente). Il pezzo, vergato il 24 dicembre da Enrico Franceschini (un cognome garanzia di cul-tura), da non credere, ha questo titolo: "La guerra di Putin uccide in Finlandia: i lupi sconfinano e fanno strage di renne". Svolgimento: "I cacciatori si sono dovuti arruolare e così questi predatori si riproducono indisturbati e cercano cibo al di là della frontiera", e ci si limiti al sottotitolo, perché, grazie a Dio, l'intero articolo è 'riservato' agli sventurati abbonati della carta straccia un tempo diretta da Eugenio Scalfari. Sic transit gloria mundi, ma anche 'gloria lupi'.
Gustoso e inappuntabile, al riguardo, l'editoriale di Marco Travaglio su ben altro quotidiano, "Il Fatto Quotidiano", intitolato "Balle coi lupi" e che, nella sua seconda parte, si snoda così: 'Vi basti questo fatto, svelato da Rep alla vigilia di Natale: “La guerra di Putin uccide in Finlandia: i lupi sconfinano e fanno strage di renne. I cacciatori si sono dovuti arruolare e così questi predatori si riproducono indisturbati e cercano cibo al di là della frontiera”. L’ultima frontiera della guerra ibrida è la cyber-zoologia. Prima Mosca sparge droni in mezza Europa, poi ci manda i lupi, con tanto di cittadinanza e passaporto russi perché nessuno li confonda con quelli finlandesi (il lupo putiniano è nazionalista e mai mangerebbe renne russe). E solo per il gusto di rovinare le consegne di Babbo Natale ai bimbi finlandesi: così imparano a entrare nella Nato. A meno che – dopo aver mobilitato i muli, poi “Hvaldimir, la balena beluga sospettata di essere una spia russa” (Rep) e i “piccioni-cyborg da usare come droni” (Corriere) – Putin non abbia deciso di iniziare l’invasione dell’Europa proprio con i lupi. Pare che i Servizi ucraini, tra un cannibale, un ubriaco e un sieropositivo, abbiano captato il suo ukase ai segugi: “Entrate in Finlandia e proseguite per Lisbona, io poi vi raggiungo”. Che aspetta la Nato a dichiarare le renne finlandesi obiettivi strategici come il Ponte sullo Stretto, a far scattare l’Articolo 5, ad alzare i caccia dalla Polonia e ad abbattere i lupi cattivi? Spetterà poi al Ris di Parma esaminarne le carcasse e accertare che erano proprio russi: basta una foto alla targa di Mosca sotto la coda'.

sabato 2 agosto 2025

Il Nicaragua si schiera con la Russia "contro il neonazismo ucraino"

La foto pubblicata dal giornale nicaraguense "El 19 Digital"
In un messaggio indirizzato al presidente russo Vladimir Putin, i copresidenti del Nicaragua, Daniel Ortega e Rosario Murillo, hanno espresso il loro pieno sostegno all’operazione militare russa in Ucraina, definendola una “eroica battaglia contro il neonazismo ucraino sostenuto dalla NATO”.
La lettera riafferma l’allineamento del governo nicaraguense alla politica del Cremlino, sottolineando che “la vittoria della Russia è la vittoria dell’umanità”.
Ortega e Murillo hanno inoltre dichiarato il proprio riconoscimento “pieno e totale” delle regioni di Donetsk, Lugansk, Jersón e Zaporozhie come parte integrante della Federazione Russa, dopo i referendum del 2022.
A sostegno della posizione di Managua si è espresso anche l’analista internazionale Christian Lamesa, che ha definito la mossa del governo “un atto di giustizia”, criticando l’Occidente per la sua “ipocrisia” sul diritto dei popoli all’autodeterminazione.
La presa di posizione del Nicaragua rappresenta un importante appoggio internazionale alle rivendicazioni territoriali russe e riaccende il dibattito sulle alleanze geopolitiche dell’America Latina. (fonte: Russia Today)

domenica 11 maggio 2025

Putin tende la mano alla pace, proposti nuovi colloqui con l'Ucraina

La 'home page' di "Sputnik News"
Il presidente russo, Vladimir Putin, ha affermato che questa domenica chiederà al presidente turco Recep Tayyip Erdogan di organizzare il 15 maggio a Istanbul negoziati diretti tra Mosca e Kiev, non escludendo che questo possa portare ad un cessate il fuoco esteso.
Putin ha affermato: "Proponiamo che le autorità di Kiev riprendano i negoziati interrotti alla fine del 2022, riprendendoli direttamente e senza precondizioni. Proponiamo di iniziare senza indugio giovedì prossimo, 15 maggio, a Istanbul, dove si erano svolti in precedenza e dove erano stati interrotti".
Per Putin "Mosca ha ripetutamente avanzato iniziative per un cessate il fuoco, ma Kiev le ha sabotate. Kiev ha violato 130 volte la moratoria di 30 giorni sugli attacchi agli impianti energetici e quasi cinque mila volte la tregua di Pasqua".
Il presidente russo ha poi aggiunto: "Siamo determinati ad avere negoziati seri per eliminare le radici del conflitto. Non escludiamo che durante questi colloqui saremo in grado di accordare un nuovo tipo di cessate il fuoco".
Per Putin "un vero cessate il fuoco, che verrebbe rispettato non solo dalla Russia, ma anche dalla parte ucraina, sarebbe il primo passo verso una pace sostenibile a lungo termine, e non un prologo alla continuazione del conflitto armato dopo il riarmo, il rifornimento delle Forze Armate ucraine e il frenetico scavo di trincee e nuove roccaforti. Chi ha bisogno di una pace del genere?".
Putin si è infine rivolto agli stati europei, sia a quelli che, più o meno apertamente, lo appoggiano (Serbia, Slovacchia e Ungheria) o comunque mantengono posizioni abbastanza neutrali, sia a quelli che invece lo osteggiano chiaramente, appoggiando la guerra di resistenza ucraina. La proposta russa di riprendere i negoziati diretti con Kiev dal 15 maggio a Istanbul è intesa a chi "in Occidente" sia interessato a porre fine al conflitto in Ucraina. "Abbiamo trasmesso questo a quelli dei nostri colleghi in Occidente che secondo la mia opinione, mi sembra, stanno sinceramente cercando di risolvere la situazione", ha sottolineato il presidente russo che, durante la recente Parata della Vittoria, ha ricevuto la visita di numerosi leader da ogni parte del mondo.
Non è mancata, in ogni caso, la risposta all'ennesima richiesta intimata dai Paesi dell'Unione Europea schierati a fianco di Kiev: Putin ha definito "rozzi" gli "ultimatum" lanciati dai leader dei Paesi cosiddetti 'volenterosi', che hanno minacciato nuove pesanti sanzioni contro la Russia se non accetterà un cessate il fuoco di 30 giorni. "Stanno ancora cercando, lo vediamo anche ora, di parlarci in modo rozzo e con l'aiuto di ultimatum", ha affermato Putin in una dichiarazione notturna ai giornalisti, ripresa dall'agenzia Ria Novosti.

sabato 10 maggio 2025

Parata della Vittoria, a Mosca anche Steven Seagal

Steven Seagal durante la Parata della Vittoria
C'era anche Steven Seagal alla Parata della Vittoria andata in scena a Mosca, sulla Piazza Rossa, in occasione del 9 maggio.
L'attore nato in Michigan nel 1952 e, per parte di padre, nipote di immigrati ebrei russi (il nome della famiglia paterna era Siegelman). ha da sempre sostenuto la Russia e il governo di Vladimir Putin, da cui nel 2016 ha ricevuto la cittadinanza russa e, nel 2023, l'Ordine dell'Amicizia.
Seagal ha anche presentato, nel 2024, un documentario sulla guerra nel Donbass ("In the name of justice"), in cui lo stesso Seagal si reca sui luoghi della guerra, visitando alcune delle aree occupate dalle forze armate russe, arrivando anche nella città simbolo di Mariupol.
In un passaggio, l'attore afferma di avere scritto una lettera al presidente russo Putin, per ribadirgli il proprio sostegno. In un passaggio, Seagal dice: "Ora vedremo chi sono i nostri veri connazionali, chi sono i nostri amici e chi sono i nostri nemici. Starò al fianco del mio presidente e combatterò al suo fianco. Se necessario, morirò accanto al mio presidente".

venerdì 7 marzo 2025

Il Forum delle culture di San Pietroburgo di scena a settembre

Il logo del Froum di San Pietroburgo
Il St. Petersburg International United Cultures Forum si terrà all'inizio di settembre di quest'anno, ha detto alla TASS il vice primo ministro russo Tatiana Golikova.
"Abbiamo accumulato l'esperienza nella preparazione del 'forum delle culture unite' e la stiamo migliorando di anno in anno. La piattaforma funziona con successo e riunisce personaggi culturali di tutto il mondo, nonostante il periodo COVID e malgrado alcuni Paesi abbiano tentato di cancellare la cultura russa. Il forum si terrà nella prima metà di settembre di quest'anno", ha detto la Golikova.
Il titolo della manifestazione, giunta alla sua 11.a edizione, sarà "Ritorno alla cultura - nuove opportunità" e le sue sedi, come da tradizione, saranno l'Hermitage, gli spazi del Museo di Stato russo e della Cappella accademica di Stato di San Pietroburgo.
Nell'ambito del programma culturale del forum ci sarà un concerto di gala di opera e balletto che inizierà nel Teatro Mikhailovsky. (fonte TASS)

venerdì 14 febbraio 2025

L'incontro fra Trump e Putin e la curiosa pretesa di Ucraina, Europa e NATO di non venire messe da parte

La prima pagina del Corriere della Sera del 13 febbraio 
E' curiosa la pretesa dell'Europa, dell'Ucraina e della NATO di potersi sedere da pari a pari con Stati Uniti e Russia per poter discutere dei destini del mondo.
Sono state proprio queste entità a chiedere che la Guerra in Ucraina, da conflitto meramente locale si estendesse a guerra praticamente mondiale, una sorta di lotta del Bene contro il Male, di 'unione delle democrazie' contro la dittatura non bolscevica ma, chissenefrega, qualcosa ce lo si riesce sempre a inventare.
Oggi la sconfitta dell'Ucraina di un leader stanco e sempre più abbandonato come Volodymyr Zelensky appare ineluttabile.
Allo stesso ex attore 'ammaestrato' dalla vecchia 'nomenklatura' democratica americana con a capo il 'guerrafondaio' per eccellenza, Joe Biden, viene riservata da Donald Trump una semplice telefonata (strombazzata da tutti i media occidentali come una pietra miliare dell'eccellenza diplomatica ucraina), per poi venire bellamente scavalcato da quello che sarà un faccia a faccia fra il neopresidente americano e Vladimir Putin.
Basta e avanza per decidere dei destini del mondo, libero o meno, anche perché, nel 2025, discutere di democrazie e dittature è come proferire l'ormai consunta frase 'non ci son più stagioni'.
Ai futuri colloqui di pace (o di termine guerra o di fine invasione, si scelga la definizione più appropriata) non è necessaria l'ormai malferma Ucraina, il cui leader Zelensky aveva per primo emanato il diktat che mai sarebbe stato consentito trattare qualsiasi genere di pace con la Russia, a meno che non fosse quella successiva alla schiacciante vittoria finale; non è necessaria l'Europa e quella sorta di animale dimenticato dal tempo e dalla storia che è l'Unione Europea, sempre fallace nelle sue scelte, abilissima nel puntare sul cavallo sbagliato, incapace di restare neutra in un conflitto in cui schierarsi non aveva semplicemente senso; non è necessaria, e lo è meno che mai, la NATO, entità che ha sostenuto l'Ucraina a spada tratta fin dall'inizio, minacciando il coinvolgimento diretto sul campo del mondo occidentale fino a rischiare una guerra atomica.
Trump, dopo la promessa del rispedire i clandestini 'latinos' al di là del muro messicano, si avvia così a mantenere un'altra promessa: quella di pacificare il turbolento mondo contemporaneo, facendo schiumare di rabbia quell'Europa ancora legata a ideologie cadaveriche e bucoliche ormai sconfitte dalla storia.

martedì 24 settembre 2024

Russia, malgrado la guerra il turismo cresce

La neve a San Pietroburgo
Malgrado la guerra con l'Ucraina, il turismo in Russia non scende di livello. Il flusso turistico potrebbe raggiungere i 99 milioni di viaggi entro la fine del 2024, secondo le parole di Georgy Grusha, direttore 'ad interim' del Dipartimento per l'attuazione di progetti nel campo delle attività turistiche del Ministero dello sviluppo economico russo.
"Quest'anno ci attendiamo 99 milioni di turisti nel Paese. Lo scorso luglio è stato un mese record, con oltre 10 milioni di persone che hanno viaggiato all'interno del paese", ha detto.
Grusha ha osservato che il turismo in Russia ha prospettive di crescita. Si prevede che la quota dell'industria del turismo nel PIL del paese salirà fino al 5% entro il 2030, e si prevede che il numero di turisti in Russia raggiungerà i 140 milioni di viaggi all'anno.
"Ciò richiederà enormi risorse umane. Solo il settore del turismo e della ristorazione avrà bisogno di circa 400.000 nuovi dipendenti", ha concluso Grusha. (fonte: TASS)

sabato 1 giugno 2024

Il grido di Orban: "Questa non è la nostra guerra"

Il Parlamento ungherese (foto Jure Tufekcic per Unsplash)
Arriva ancora una volta dall'Ungheria il perfetto esempio di 'non ingerenza' nella guerra civile tra Russia e Ucraina che, dietro le spinte di interessi economici, politici ed espansionistici del mondo 'occidentale' rischia di trasformarsi in una guerra 'mondiale' con il forte rischio, per la prima volta nella storia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, di una 'escalation' nucleare.
"Noi non siamo disposti a piegarci per l'Ucraina. Questa guerra non è la nostra guerra, non è combattuta nel nostro interesse. Gli ungheresi non devono subire questa guerra e noi dobbiamo starne fuori", parole pronunciate dal primo ministro ungherese, Viktor Orban, ai microfoni di RadioKossuth, ancora una volta unico faro di indipendenza all'interno dell'Unione Europea, espressione diretta della volontà del popolo magiaro di non cadere schiavo della globalizzazione di marca eurostatunitense.
Orban ha proseguito: "Non volevamo essere coinvolti nella Prima e nella Seconda guerra mondiale" e guardando alle "trascrizioni dei negoziati tra Hitler" e il reggente ungherese "Miklos Horthy è piuttosto chiaro che l'Ungheria fosse sotto enorme pressione affinché portasse quanti più soldati possibile al fronte il prima possibile. Non sto dicendo che siamo allo stesso livello ora, ma stiamo andando in quella direzione", ha sottolineato Orban, accusando l'UE di una pressione "sempre più forte" su di lui "a ogni vertice". (fonte: ANSA)

domenica 10 marzo 2024

Papa Francesco alza la voce: "L'Ucraina abbia il coraggio di arrendersi"

Le parole del Papa, su "La Repubblica", scivolano a pagina 12
Il Papa torna a fare il Papa. Finalmente. Una parola forte, quasi inattesa, dopo tanto silenzio, a favore della pace. E lo fa prendendo una posizione chiara, che contrasta con la propaganda occidentale della 'pace ucraina' tanto vaticinata da Volodymir Zelensky, leader sempre più instabile di un'Ucraina sconfitta ma che ancora combatte 'per procura', mandando al macello i giovani di una generazione intera (ormai sostituiti da quelli meno giovani) per la felicità dei costruttori d'armi occidentali e per chi, a ovest, è riuscito perfino a far balenare la possibilità dell'incredibile, una nuova guerra mondiale, quella che sarebbe la più atroce di tutte.
La guerra 'perpetua' del resto, piace all'Occidente. Alla fine chi ci rimette sono solo coloro che vanno al fronte, le economie più deboli, la maggior parte dell'Europa ma, soprattutto, le classi sociali meno forti, quelli che vivono della propria quotidianità. I ricchi, quelli no, anzi. Con la guerra, e questa è storia, hanno sempre più aumentato le proprie entrate. Grazie alle armi e grazie allo sfruttamento di ciò che possiedono, negandolo ovviamente agli altri. Un po' come quando cercano di convincervi che gli alimenti fatti con le farine di insetti sono buoni e salutari, ma loro intanto continuano a mangiare la costata alla fiorentina accompagnata da pane fresco di giornata.
La Russia, beh, la Russia continua a non aver problemi. Della salute della propria popolazione se ne è sempre occupata fino a un certo punto, in perfetto stile da regime sovietico: pane e salame per tutti (salame russo), case riscaldate il giusto, l'acqua calda quando c'è. Insomma, le sanzioni hanno toccato fino a un certo la vita e la società russa: addio alle scarpe italiane, ci si rifà con quelle cinesi. Non sono la stessa cosa, ma nessuno si lamenta, da quelle parti sono abituati, e allora si va avanti così. Come nella guerra con l'Ucraina. Ovviamene i propagandisti occidentali hanno puntato il dito contro il Pontefice, reo di avere detto una cosa assolutamente contraria alla litania proferita dai politici filoamericani, per arrivare fino alle parole di Emmanuel Macron, che ha paventato una 'guerra calda' in terra ucraina, con l'invio di militari francesi ed europei.
"E' più forte chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca", e "quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare. Hai vergogna, ma con quante morti finirà?". queste le parole di Papa Francesco che, oltre che alla guerra ucraina, si riferisce anche alle stragi compiute dai militari israeliani a Gaza dopo la mattanza realizzata da Hamas il 7 ottobre.
"Oggi si può negoziare con l'aiuto delle potenze internazionali. La parola negoziare è coraggiosa", ha detto il Pontefice in un'intervista con la Radiotelevisione svizzera che andrà in onda il 20 marzo, di cui l'ANSA ha pubblicato alcune anticipazioni. Per fermare i morti serve "negoziare in tempo, cercare qualche Paese che faccia da mediatore. Nella guerra in Ucraina ce ne sono tanti, la Turchia si è offerta, e altri. Non abbiate vergogna di negoziare prima che la cosa sia peggiore", ha chiesto il Santo Padre ricordando che anche lui è pronto alla sua parte, sia per l'Ucraina sia per Gaza. E ancora: "Il negoziato non è mai una resa" e "La guerra è una pazzia". E ancora una chiara accusa verso chi sbandiera finte ideologie come scusa per uccidere: "Dietro una guerra c'è l'industria delle armi, e questo significa soldi", puntando il dito contro chi "guadagna per uccidere" con aziende per cui "oggi ci sono gli investimenti che danno più reddito".
Un'intervista coraggiosa e capace di smuovere le coscienze che i media occidentali hanno prudentemente cercato di ignorare o cauterizzare. "La Repubblica", classica voce 'padronale' dell'atlantismo più bieco, l'ha prudentemente 'retrocessa' a pagina 12, senza commenti.
L'Ucraina che non si arrende, o che viene costretta a non arrendersi, ora dovrà rispondere. Anche se, già in passato, è riuscita a fare passare Papa Francesco per 'filo-russo'. Roba da inserirlo di diritto nelle famose liste di filo-putiniani pretese da Zelensky a Giorgia Meloni.