Visualizzazione post con etichetta Andrzej Duda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Andrzej Duda. Mostra tutti i post

domenica 31 ottobre 2021

Polonia contro Unione Europea, il Parlamento dà l'ok alla costruzione del muro

L'home page 'tradotta' del sito del partito Diritto e Giustizia
La piccola coraggiosa Polonia riafferma la propria sovranità e dà il via al fondamentale muro per fermare la continua orda di migranti che da tempo tracima dal confine con la Bielorussia.
Il parlamento di Varsavia ha infatti dato il via alla costruzione della barriera, che si estenderà per oltre 100 chilometri lungo la frontiera orientale dell'Unione Europea per un costo di 353 milioni di euro.
Il presidente polacco Andrzej Duda aveva annunciato che avrebbe firmato la legge non appena fosse stata approvata dal Parlamento e ora, al filo spinato già posizionato si sostituirà un muro alto due metri e mezzo che, insieme alle centinaia di militari dispiegati lungo il confine, impedirà qualsiasi possibilità di accesso alle migliaia di sbandati senza alcuna qualifica in presunta fuga da Afghanistan, Siria e Iraq, una vera e propria invasione dell'Europa organizzata a tavolino da chi vuole sovvertire l'ordine etnico e sociale del Vecchio Continente.
Il muro sarà simile, ha specificato il ministro della Difesa polacco, Mariusz Blaszczak, a quello costruito dall'Ungheria al confine con la Serbia nel 2015.
In ogni caso la polizia locale sta già facendo il proprio dovere di 'pulizia', riportando alla frontiera bielorussa i clandestini entrati illegalmente nel Paese. (fonte ANSA)

mercoledì 15 luglio 2020

Elezioni in Polonia, vince Duda e la linea di Visegrád

La prima pagina de "Il Corriere della Sera" di lunedì 13 luglio
Andrzej Duda ha vinto di misura, ma ha vinto. Un successo fondamentale che l'ha confermato presidente della Polonia.
Duda, esponente tipico del 'sovranismo' in stile Visegrad è stato rieletto al ballottaggio contro il sindaco di Varsavia, Rafał Trzaskowski, con il 51,2% delle preferenze, con lo sfidante fermatosi al 48,8% delle preferenze, una vittoria risicata come lo era stata quella precedente, ma con un numero di votanti nettamente superiore a favore del vincitore, quasi due milioni in più rispetto al 2015.
Un distacco minimo, racconta l'ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), che ha tenuto la Polonia (e l’Europa) con il fiato sospeso, per quello che in molti hanno definito l’appuntamento politico più importante per il Paese dalla fine del comunismo. Un esito che riflette l’immagine di una nazione comunque divisa in due. Se l’ovest e le grandi città hanno votato in massa per l’europeista Trzaskowski, candidato della ‘Coalizione civica’ dei partiti liberali, le regioni rurali dell’est si sono confermate il bastione che ha consentito a Duda di ottenere la rielezione.
Per la commissione elettorale si è trattato delle elezioni più partecipate di sempre: al primo turno l’affluenza era stata del 63% degli aventi diritto, mentre ieri a recarsi ai seggi è stato il 68,8%. Un record storico, tra i più imponenti dal 1989.
Nonostante l’impatto economico del coronavirus, la ricetta conservatrice del presidente, formalmente indipendente ma sostenuto dai nazionalisti del Partito Diritto e Giustizia (PiS), fondato dai gemelli Kaczyński, che ha la maggioranza in Parlamento dal 2015, è riuscita a convincere ancora una volta gli elettori polacchi.
Forte di una campagna elettorale particolarmente aggressiva nei confronti della comunità LGBTQ, in nome della presunta difesa di “valori nazionali e cristiani” Duda ha fatto breccia nell’elettorato più conservatore delle regioni orientali e a maggioranza rurali. La mappa del voto ricalca quindi il profilo di un Paese diviso, con caratteristiche economiche, culturali e storiche diverse tra ovest ed est.
Dall'altra parte Trzaskowski incarnava la classicia figura filoeuropeista e progressista, tanto cara ai magnati di Bruxelles, che sino alla fine hanno incrociato le dita sperando nella vittoria del loro candidato prediletto, fautore di una linea durissima verso la Russia.
La rielezione di Duda costituisce un'importante vittoria per il partito di governo (PiS). L’ordinamento polacco, infatti, assegna al Capo dello Stato un veto forte e ora l’esecutivo non ha più motivo di temere ostacoli alle riforme che più volte lo hanno posto in rotta di collisione con le istituzioni di Bruxelles. Se l'opposizione controlla ancora il Senato, infatti, la Camera Bassa (Sejm) può ribaltare le obiezioni mosse dai senatori e a quel punto solo un veto presidenziale ha il potere costituzionale di bloccare l’iter legislativo.
Durante una campagna elettorale dai toni particolarmente accesi, il leader del PiS, Jaroslaw Kaczynski – considerato da molti il leader de facto del paese –, ha suggerito che il Governo potrebbe mettere sotto controllo i media stranieri, troppo critici nei confronti dell’esecutivo.
Per la prima volta dal 1989, i due candidati alla presidenza non hanno partecipato ad alcun dibattito televisivo in comune. Incapaci di convenire su un’unica emittente, boicottandosi e rinfacciandosi l’un l’altro di intervenire solo in trasmissioni di parte, Duda e Trzaskowski hanno evitato ogni confronto diretto davanti alle telecamere.
Da parte degli sconfitti ci sono state le classiche accuse di irregolarità del voto. In molti hanno lamentato di non aver ricevuto le schede elettorali per tempo e di non essere riusciti a votare. In totale si tratta di circa mezzo milione di elettori, il cui voto però difficilmente avrebbe potuto ribaltare la situazione.
Matteo Tacconi, giornalista, commenta: "Il voto conferma che la Polonia è spaccata. Quasi due paesi in uno. Duda è prevalso nelle aree rurali, con percentuali molto alte nella fascia est del territorio. Il suo bacino elettorale corrisponde alla Polonia più conservatrice, più influenzata dalla chiesa cattolica, più scettica verso l’Europa e più lenta, a livello di passo economico. Al contrario, Trzaskowski ha vinto nelle regioni dell’ovest e in tutte le grandi città: Varsavia, Cracovia, Danzica, Poznan, Breslavia. La Polonia che lo ha votato è quella parte di Paese più prospero, più aperto verso l'Europa e i suoi paradigmi liberali. Il voto regionale si conferma un ottimo filtro per capire il quadro politico polacco e la sfida tra le due 'tribù' – populisti e liberali – che si contendono il paese da 15 anni".
Prosegue Tacconi: "A proposito di città, il prossimo obiettivo dei populisti e di Duda, fautori di un potere centrale forte, potrebbero essere i poteri dei sindaci. Diritto e Giustizia (PiS) controlla parlamento, presidenza, magistratura, radio-tv di Stato. A livello locale, però, non riesce a sfondare nelle grandi città. Sono tutte a trazione liberale. Da cui questa ipotesi, per ora un 'rumor', sul taglio del potere dei sindaci. Cosa che viene portata avanti, proprio ora, nell’Ungheria Viktor di Orban, a cui le leadership polacca in parte si ispira".

L'articolo di "Libero"

L'articolo de "Il Manifesto"

L'articolo de "La Repubblica"

L'articolo de "La Verità"

mercoledì 1 luglio 2020

Polonia, Duda vince il primo turno elettorale ma non basta

Andrzej Duda, è lui il volto della Polonia antiglobalista
La Polonia alle urne vedrà, dopo la prima tornata elettorale, un ballottaggio a decidere il vincitore delle elezioni e nuovo presidente, che uscirà dalla sfida del 12 luglio fra il premier uscente, il sovranista Andrzej Duda, che ha ottenuto una importante maggioranza (43,6%), e il capo dell’opposizione, l'europeista sindaco di Varsavia, Rafał Trzaskowski, che non è andato oltre il 30% dei consensi.
E', come sempre, l'ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) a forgiare un'attenta analisi della situazione.
Dietro alla coppia di testa, staccatissimo, al terzo posto con il 13,3%, il candidato indipendente Szymon Hołownia, e il nazionalista Krzysztof Bosak con il 7,4%.
Rinviate a causa dell’epidemia di coronavirus, le elezioni presidenziali avrebbero dovuto svolgersi lo scorso maggio. Allora Duda volava alto nei sondaggi e il governo aveva provato a fare di tutto per mantenere immutato il calendario elettorale, compreso ipotizzare un voto postale dell’ultimo minuto. Il rinvio era stato infine deciso quando Porozumienie, un partito minore della coalizione di maggioranza, aveva denunciato, assieme all’opposizione, come il partito PiS stesse, a loro dire, mettendo la politica davanti alla salute pubblica.
Le elezioni di domenica hanno registrato il più alto livello di affluenza nella storia delle presidenziali polacche, con una partecipazione di oltre il 63% dei votanti. Un dato che supera di molto il 49% delle presidenziali del 2015, e un segno di come la polarizzazione degli ultimi cinque anni abbia mobilitato i sostenitori di entrambi gli schieramenti politici. Nel complesso si tratta però di un risultato deludente per Duda, che fino a due mesi e mezzo fa sarebbe probabilmente riuscito a farsi riconfermare al primo turno.
Rafal Trzaskowski, 48enne liberale, sta cercando di sfruttare l'onda lunga di chi sta cercando di contrastare le riforme volute dal PiS. I punti centrali della sua strategia sono la lotta al sovranismo e il mantenimento di una linea dura verso la Russia. Nel discorso successivo al voto del primo turno ha affermato: “I risultati di stanotte mostrano una cosa importante: il 58% della società polacca vuole un cambiamento. Lo dirò chiaramente a tutti voi: sarò io il vostro candidato. Sarò io il candidato del cambiamento”.
Duda, dal canto suo, sta cercando di compattare la base elettorale tradizionalista e cattolica, attaccando così la comunità LGBTQ, che ha definito un’ideologia “ancor più distruttiva del comunismo”.
La scorsa settimana, Duda è stato il primo leader europeo a recarsi in visita a Washington. Dalla Casa Bianca il presidente Donald Trump ha elogiato il suo operato e ipotizzato di redistribuire in Polonia le truppe americane di stanza in Germania, di cui il presidente ha annunciato il ritiro. Un endorsement in piena regola a pochi giorni dal voto.
Da lontano, l'Europa targata Bruxelles osserva con il fiato sospeso lo scontro tra forze populiste e liberali in seno al paese più importante dell'Europa centro-orientale, cosciente che se avvenisse qui, il cambio di passo avrebbe eco ben oltre i confini nazionali.
In Europa, infatti, il PiS ha cercato – spesso insieme all’Ungheria di Victor Orbàn – di frenare sia le riforme alle politiche migratorie che la “carbon tax”. Il governo di Varsavia descrive le istituzioni comunitarie come una 'nuova forza di occupazione', anche se la Polonia è il principale beneficiario netto di aiuti allo sviluppo europei. (fonte: ISPI)
Leggi anche:
India e Cina, sanguinosi scontri sul confine himalayano
Serbia, le elezioni incoronano 're' Vucic

L'articolo de "Il Giornale"

L'articolo de "Il Corriere della Sera"