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giovedì 19 maggio 2022

Opera San Francesco, uno spot per fare scappare le questue

Il fallito 22enne in mensa a 'magnà' con i vostri soldi (dallo spot)
Questa sera ho visto uno spot pubblicitario che mi ha lasciato allibito. Si tratta del 'commerciale' dell'Opera San Francesco, una delle tante associazioni di beneficenza che, anche giustamente dal loro punto di vista, elargiscono a tutti indistintamente le nostre generose elargizioni. Anzi, a dire la verità le 'vostre' perché, da buon Ebenezer Scrooge quale sono, da sempre mi sono ben guardato di fare questue a chicchessia, anche perché, se avessi 22 anni, di questue mai ne chiederei. A meno che non appartenessi a categorie particolarmente fragili e malate.
Il protagonista dello spot è infatti un ragazzo di 22 anni, ce lo dice lui stesso (chiaramente attore di una clip inventata), e questi sono alcuni estratti della sua (anche questa immaginaria) storia: "A 22 anni avevo già realizzato il mio sogno. Avevo un piccolo bar tutto mio... amavo quel sogno. Dopo i debiti, la crisi... C'era solo un gran silenzio... Non è questa la vita che voglio...".
Quindi, riassumendo, noi (voi) dovremmo (dovreste) regalare soldi all'Opera San Francesco per riempire le tasche di un fallito che a 22 anni preferisce andare a mangiare alla mensa dei poveri invece che andare a raccogliere pomodori nella Daunia a fianco di migranti e clandestini?
Raramente ho visto una pubblicità in grado di ottenere l'effetto contrario di quello auspicato perché, ve lo dico con tutta sincerità, questo è il classico spot che mi fa incazzare anzi, inkazzare con la 'k', alla maniera di Gioele Dix.
Se sono personaggi di questo calibro quelli assistiti dall'Opera San Francesco, meglio impiegare il proprio denaro secondo i dettami di George Best: "Ho speso gran parte dei miei soldi per alcool, donne e macchine veloci, il resto l'ho sperperato". Alla faccia del barista fallito 22enne.

sabato 15 gennaio 2022

Google, Meta e Facebook sul banco degli imputati negli Stati Uniti

Facebook
, Google e Meta sono finiti sul banco degli imputati negli Stati Uniti, accusati di aver stipulato nel 2018 un accordo illegale per aumentare il proprio dominio sul mercato della pubblicità online.
A rispondere dell'accusa sono stati chiamati in causa gli amministratori delegati di Meta, la società madre di Google e Facebook.
L'azione legale è stata avanzata da una coalizione di stati guidata dal Texas nel dicembre 2020, ma i dettagli sono stati resi noti solo ora. Secondo l'accusa, riportano i media statunitensi, il gigante della ricerca online avrebbe cercato di eliminare la concorrenza manipolando le aste di annunci, il sistema altamente sofisticato che determina quali pubblicità possano apparire sulle pagine web in base al profilo di un utente anonimo.
Nel 2021 le stesse potenze del web erano state condannate a pagare cifre 'monstre' in Russia per svariate decine di milioni di dollari, in quanto accusate di avere "ripetutamente trascurato di rimuovere contenuti vietati" dalla normativa locale. I problemi rilevati dalla Russia andavano però ben oltre l'aspetto meramente pubblicitario, ma andavano anche a colpire quello contenutistico: l'autorità garante russa delle comunicazioni, Roskomnadzor, aveva infatti affermato che Facebook e Instagram non erano riusciti a rimuovere oltre due mila pezzi che violavano le leggi russe, mentre Google manteneva 2.600 pezzi di contenuti vietati, in particolare quelli relativi ai post che promuovevano l'abuso di droga e passatempi pericolosi, come le informazioni su armi ed esplosivi fatti in casa, nonché quelli di gruppi estremisti o terroristici. (fonte: ANSA/AGI)

mercoledì 14 luglio 2021

Russia: pubblicità lesbica, dietrofront catena di supermercati

Vkusville, la foto incriminata
La Russia è un Paese 'vecchio stampo', non c'è che dire. La notizia legata al bizzarro articolo pubblicitario della catena di supermercati Vkusville, che tante polemiche ha scatenato, è il simbolo di una società lontana milioni di miglia dall'italica discussione sul ddl Zan, o dal mondo anglosassone sempre più legato alle cosiddette teorie del 'gender', della critica del maschio bianco occidentale e delle modelle transgeniche.
I fatti: l'articolo di cui sopra, un classico 'promozionale', era comparso non sui muri di una qualche città russa o in televisione (jamais!), ma sul legittimo sito web della catena, in cui viene raffigurata una coppia lesbica con figlie e amiche, in una versione 'happy family' tutta al femminile, proprio in occasione dell'ultimo giorno del Pride che, comunque, anche da quelle parti tentano, sia pur timidamente, di 'festeggiare'. Sul tavolo davanti al 'gruppo' i prodotti reclamizzati, fra cui hamburger senza carne e latte condensato di cocco, il massimo di un veganismo che, nell'ex Unione Sovietica, è visto come ancora qualcosa di troppo estremo per una terra governata da Vladimir Putin, il difensore dei valori della tradizione, come molti capi di governo dell'Europa orientale.
L'articolo è stato immediatamente cancellato, il link rimosso e sostituito con quello di una lettera di scuse, vergata dallo stesso fondatore di Vkusville, Andrey Krivenko. "C'è stato un articolo che ha ferito i sentimenti di un gran numero di nostri clienti, dipendenti, partner e fornitori. Ci dispiace che questo sia successo e consideriamo questo episodio come un nostro errore, frutto di una manifestazione di non professionalità di singoli dipendenti. L'obiettivo della nostra azienda è quello di permettere ai nostri clienti di ricevere quotidianamente prodotti freschi e gustosi e non di pubblicare articoli che riflettano qualsiasi opinione politica o sociale. In nessun modo volevamo diventare una fonte di conflitto e di odio. Ci scusiamo sinceramente con tutti i nostri clienti, dipendenti, partner e fornitori".
Questo però non è bastato. L'agenzia stampa ufficiale russa Ria Novosti ha accusato la catena di supermercati di "aver normalizzato e reso eroica una devianza biologica", mentre gruppi anti-LGBT hanno chiesto l'apertura di un'indagine e la famiglia della pubblicità è stata pesantemente minacciata sui social network, e questo sinceramente spiace. Eppure, anche i russi si considerano democratici... Riflettete, italiani che pensate si possa tranquillamente calpestare la 'famiglia tradizionale' sulla base di mode passeggere e immotivati desideri di uguaglianza, peraltro già garantita.

Vkusville, una più rassicurante immagine di una famiglia tradizionale

domenica 6 giugno 2021

Come ti sbatto il 'negro' nella pubblicità

Una 'nera' per la nazionale più 'africana' d'Europa, la Francia
Ormai lo sappiamo, ci è stato imposto dai maestri della comunicazione e del pensiero unico, non esiste più, o meglio 'non deve esistere' il concetto di etnie o, peggio ancora, di razze.
Quindi, identificare la propria italianità o il proprio europeismo con una melanina particolare è un peccato orwelliano, oltre ogni limite immaginabile.
Da qui la sempre più costante presenza di persone dalla pelle nera nelle pubblicità nostrane, dalla spaghettata in famiglia, all'uscita fra amici, dal rapporto intimo con preservativo annesso alla partita guardata in compagnia, tutti insieme a tifare Italia. E se è vero che l'Africa Orientale Italiana, e ancora prima l'Asmara (la città 'italiana' per antonomasia dell'Africa), sono stati territori realmente presenti nell'ambito della nostra non certo gloriosa politica coloniale, ancora mi sfugge questa impellente necessità di infilare come il prezzemolo le persone di colore a ogni pie sospinto in qualsiasi spazio pubblicitario.
Non possiamo, e non dobbiamo negare che, per ora, per l'italiano medio, il 'nero' sia ancora colui che sbarca senza averne diritto sulle coste del nostro Paese, che viene utilizzato come mano d'opera dalla criminalità organizzata e da quella comune, che a ogni angolo di strada ti sbatte il cappellino sotto al naso pretendendo l'obolo di rito per una non si sa bene quale necessità.
Da qui a farci una spaghettata assieme o a guardare in compagnia la prossima partita dell'Italia agli Europei, di acqua sotto ai ponti ne deve ancora passare. E non siamo certo noi italiani a dover cambiare prospettiva. Ma chi continua a vivere nell'illegalità.

domenica 31 dicembre 2017

Idealista, la pubblicità cristianofobica dell'app che offende anche chi non è religioso

Giuseppe e Maria nello spot di "Idealista"
Si chiude l'anno e i fari de "L'Urlo del Diavolo" scivolano sulla campagna pubblicitaria natalizia dell'app "idealista", dal titolo "Oh, my God!", in cui viene riproposta, in maniera ironica, la vicenda della nascita di Gesù a Betlemme nella capanna, presenti Giuseppe, Maria, l'asino e il bue.
Direttamente dalla pagina dell'app la campagna viene definita 'multisoggetto d’ispirazione natalizia in sinergia tra web e TV. Tre settimane di programmazione, fino all’Epifania (ahinoi)'. Sempre secondo "idealista" 'la campagna affronta il tema della Natività con grazia, calandolo nella realtà odierna in una sottile tensione surreale tra tecnologia e tradizione'. Questo secondo loro.
A chi scrive appare invece, lungi dal voler apparire il classico professorino moralista, che questi spot, tesi a esaltare l'app che permette di cercare annunci di compravendite edilizie (credo...), scadano in un già visto banale, una cristianofobia ormai scontata, tesa a ridicolizzare una religione su cui ormai sparano cani e porci, e sulla quale perfino una presunta maestra del Friuli si prende la briga di cambiare i nomi dei protagonisti, da Gesù a Perù.
Insomma, il duo di 'creativi' Gibbo&Lori non pare abbia fatto una grande... creazione. Per la ridicolizzazione del cattolicesimo e del mondo occidentale c'è ormai una fila lunga chilometri, a furia di prendere il numerino per fare a gara nell'apparire il più 'dissacrante' si è scaduti nella banalità della presa per i fondelli a senso unico, salvo poi scandalizzarsi se qualcuno disegni Maometto con o senza turbante o, giustamente, si 'permetta' di ironizzare sull'altra grande religione monoteista mondiale, quella di un mondo islamico teso alla 'colonizzazione' dell'Occidente.
La stessa azienda si era del resto segnalata per avere trasformato l'inno di Mameli ribattezzandolo 'inno integrazionale', melassosamente dedicato alla cosiddetta 'integrazione' di stranieri e clandestini vari per, si cita ancora, 'contribuire al dibattito sugli immigrati con una visione umana: persone che aspirano ad avere una vita migliore in un Paese, l’Italia, nel quale sperano di crescere come esseri umani, vivere in famiglia e contribuire alla crescita della nazione e al futuro della società italiana'.
Nell'attesa speranzosa, ma probabilmente vana, di vedere uno spot con un Maometto barbuto a caccia di un appartamento nei pressi della Mecca per andare in adorazione alla Pietra Nera, rimango sorpreso del fatto che nessuno abbia sollevato il problema sugli spot trasmessi da questa app, già colpevole per il solo fatto di avere trasformato un aggettivo così positivo nel vile appellativo di una marca da supermercato. Se questo è il concetto di 'idealismo' di cui si è impossessato il mondo dei media moderni, ecco un motivo in più per tornare al telefono a gettoni.

mercoledì 13 maggio 2009

Bobo Vieri veste i panni del... preservativo!

In attesa di una nuova sistemazione che renda noto il suo futuro da calciatore, Christian Vieri pensa al suo presente, sia sentimentale che 'economico'.

Chiuso il proprio rapporto sportivo con l'Atalanta (in questa stagione per lui 9 presenze e 2 reti) e quello passionale con Melissa Satta, il 'bomber' ha preso parte al lancio di una nuova campagna di preservativi, interpretandone la pubblicità. Eviterò ogni commento 'a doppio senso', lasciandovi soltanto una foto del 'nostro' a fianco dell'immancabile velina...