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sabato 31 maggio 2025

Contestazione Milan, la clamorosa censura della Gazzetta dello Sport

La notizia sulla contestazione apparsa su The Athletic
Il 24 maggio 2025, potrebbe forse essere considerata una data storica nella storia del Milan, segnando l'importante e massiccia contestazione che i tifosi rossoneri hanno inscenato sotto Casa Milan, sede della società, cui ha fatto seguito un lungo corteo di oltre 5mila persone, che è arrivato fino allo stadio di San Siro, in occasione dell'ultima partita di campionato, con i tifosi in fila dietro a un lungo striscione con la scritta "Liberate il Milan".
Allo stadio, con la curva sapientemente seduta in modo da comporre la frase "Go Home" (senza striscione e quindi impossibile da 'rompere'), dopo un quarto d'ora di cori contro la dirigenza del club, la parte blù del secondo anello (ma non solo) si è completamente svuotata, lasciando San Siro in silenzio e senza più tifo.
Ovviamente, i siti internet in tempo reale, e via di seguito televisioni e, il giorno dopo, i giornali, ne hanno dato ampia notizia. Non proprio tutti i giornali, però. A distinguersi per mancanza di informazione è stato proprio il giornale che dello sport dovrebbe fare bandiera per storia e tradizione, ovvero la Gazzetta dello Sport. Dove hanno potuto New York Times (con il suo inserto The Athletic), la Reuters, molte testate straniere e tutte quelle italiane, l'unico quotidiano (con sito annesso) a brillare per mancata informazione dei fatti è stata proprio la Gazzetta, che getta così un'ombra profonda sulla sua correttezza nel fornire un quadro di informazioni che sia credibile e fedele alla realtà dei fatti.

domenica 7 maggio 2023

Valentina Lisitsa, concerto a Milano grazie a Byoblu

La grafica del concerto realizzata da Byoblu
Valentina Lisitsa
è riuscita finalmente a suonare in Italia, per la precisione a Milano. Il merito di quella che è una vera e propria impresa culturale, va dato alla televisione privata Byoblu che, ancora una volta, è riuscita a sfidare con successo il 'pensiero dominante' che aveva portato il teatro La Fenice di Venezia ad annullare poco tempo fa il concerto della famosa pianista ucraina per motivi di carattere politico, ovvero l'atteggiamento della Lisitsa nei confronti della Russia, favorevole al governo di Vladimir Putin tanto da portarla a suonare un concerto a Mariupol per i soldati di Mosca.
Chiamata anche la “Regina di Rachmaninov”, Valentina ha eseguito i 24 Preludi di Rachmaninov senza pause, per poter rimanere meglio concentrata lungo tutto il concerto, un'autentica esibizione di virtuosismo musicale, registrato e ripreso integralmente da Byoblu, per concessione gratuita ed esclusiva dell'artista, e trasmesso una settimana dopo l'evento, tenuto segreto nel luogo per evitare il sorgere di problemi legati alla presenza dell'artista.
Non si può non applaudire Byoblu, una realtà che si staglia dalla triste e monotona assuefazione dei canali televisivi che trasmettono in continuazione il pensiero monocorde di un Occidente ormai legato e supino al volere del grande capitale americano globalista.
LEGGI QUI L'INTERVISTA CONCESSA DA VALENTINA LISITSA A BYOBLU


sabato 3 dicembre 2022

Musk smaschera Twitter: censurò chi si opponeva a Biden

Kaleigh McEnany (foto Patrick Semansky/AP)
Ci voleva Elon Musk per smascherare i tanti misfatti che i 'social' hanno commesso nel creare un 'mainstream' che favorisse i democratici e qualsiasi movimento si opponesse alla ricandidatura di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.
Fra le iniziative di Twitter, che si attivò per censurare storie che potevano avere una ricaduta sulle imminenti elezioni presidenziali del 2020 c'era la storia del computer abbandonato da Hunter Biden, il figlio del presidente degli Stati Uniti.
Annunciato da Musk, lo scoop porta la firma del giornalista 'freelance' Matt Taibbi. "Il 14 ottobre 2020 - scrive il giornalista - il New York Post pubblicò la storia delle e-mail segrete, emerse dal computer abbandonato di Hunter Biden. Twitter - continua - intraprese passi eccezionali per sopprimere la storia e rimuovere i link".
I tecnici della piattaforma avrebbero bloccato anche la trasmissione del link con articolo attraverso messaggio diretto, utilizzando una misura adottata solo in casi estremi, tipo i contenuti pedopornografici.
"La portavoce della Casa Bianca, Kaleigh McEnany (ai tempi di Trump, ndr) - continua il giornalista -, non poté accedere al suo 'account' per rilanciare la storia".
Questo provvedimento aveva spinto Mike Hahn, membro dello staff del presidente, a inviare una furiosa lettera a Twitter, in cui diceva: "Kayleigh McEnany è stata bloccata dall'accedere al suo 'account' per il semplice fatto di aver parlato della storia del New York Post. Tutto ciò che aveva fatto era citare la storia e notizie riportate da altre testate e non contestate dalla campagna di Biden. Ho bisogno immediatamente di una risposta su quando e come verrà sbloccata".
Hahn chiedeva come nessuno lo avesse informato di questa politica di Twitter di censurare notizie di giornali. "Pretendo almeno - concludeva l'email - che ve ne occupiate nei prossimi venti giorni". Cioè la finestra temporale che avrebbe portato all'Election Day delle presidenziali del 2020.
Secondo quanto sostengono il giornalista autore dello scoop, e lo stesso Musk, Twitter sarebbe intervenuta, censurando la notizia del New York Post, dopo aver ricevuto una richiesta dallo staff di Biden. (fonte: AGI)

sabato 15 ottobre 2022

Vogue Singapore, vendita sospesa, poi limitata, per la presenza di contenuti Lgbtq

La copertina del n° 1 di "Vogue" Singapore
La rivista di moda "Vogue" verrà limitata nella propria vendita a Singapore, a causa della pubblicazione di immagini di nudo e della promozione di modelli di famiglia che vengono definiti "non tradizionali".
Lo stato di Singapore ha infatti regole rigide che limitano la presenza di contenuti 'Lgbtq' sulla stampa.
Alle riviste è vietato promuovere "stili di vita alternativi", definiti come 'devianti' dal concetto di "famiglia tradizionale".
Il regolamento vieta anche la pubblicazione di immagini di nudo, comprese "raffigurazioni di modelle seminude i cui seni e/o genitali sono coperti da mani, materiali o oggetti".
Il Ministero delle Comunicazioni e dell'Informazione di Singapore ha dichiarato di aver emesso un avvertimento alla rivista e di aver "revocato" la sua licenza di pubblicazione per un anno. "Vogue" ha quindi chiesto un nuovo permesso, concesso per soli sei mesi.
Secondo il ministero, il mensile "ha violato le linee guida sui contenuti per le riviste di lifestyle locali quattro volte negli ultimi due anni per nudità e contenuti che promuovono famiglie non tradizionali", senza però chiarire quali fossero le violazioni contestate.
E' la prima volta che le autorita' di Singapore riducono la durata di un permesso di stampa a partire dal 2014, quando una rivista d'arte locale era stata sanzionata per "contenuti religiosamente insensibili o denigratori". (fonte: AGI)

sabato 7 maggio 2022

Censura made in Italy: la mia fortuna è che mi leggiate in quattro gatti

Il post su Nadana Fridrikshon sul mio blog
Diciamolo chiaramente: la mia fortuna è che mi leggiate in quattro gatti. Si fa per dire, ovviamente.
Oggi lo posso dire. Perché se il mio blog avesse non dico milioni di lettori, ma anche solo poche migliaia, probabilmente incorrerei in qualche spiacevole sorpresa. Che so, come minimo di vedermelo chiuso o, come in effetti capitò un paio d'anni fa, segnalato come 'poco affidabile. O, magari, mi ritroverei all'improvviso una carta di credito senza credito, come nel caso dei camionisti canadesi, o vedrei le mie tasse improvvisamente non pagate.
Se nella 'libera democrazia' italiana ci si può permettere di chiudere un programma televisivo come "Carta Bianca" od obbligare la scelta di questo o quel personaggio da ospitare, a seconda delle idee professate, ritengo a questo punto inevitabile l'idea di essere 'sotto osservazione' vista la mia proclamata posizione contraria a quelle del governo fantoccio italiano, dell'Europa serva della NATO e di un'Ucraina utilizzata come 'utile idiota' dal padrone americano.
Una volta tanto, un blog sfortunato è in realtà la mia ancora di salvataggio nei confronti di quella che è ormai diventata un'Italia dal 'pensiero unico', a livello politico e di 'mainstream', perché il popolo, quello, la pensa in maniera assai diversa.

sabato 16 aprile 2022

La brutta figura di Quarto Grado con Nadana Fridrikhson

Una bella foto di Nadana Fridrikhson dal suo profilo Instagram
I media italiani sprecano l'ennesima occasione per evitare una brutta figura. Non è la prima volta che un rappresentante della stampa russa compare sulle nostre televisioni, ma è forse la prima (sarò sincero, evito di guardare normalmente la pattumiera televisiva che ci viene quotidianamente fornita) che una stessa giornalista venga sottoposta a un fuoco di fila vergognoso e a una serie di attacchi isterici da osteria di quart'ordine.
Capita alla bella Nadana Fridrikhson, gentile giornalista di Zevada TV, molto stimata in patria che, sul web, ha così raccontato la sua terribile esperienza sui 'liberi' media del Belpaese, dapprima su La7 ("Otto e mezzo" di Lilli Gruber) quindi su Rete 4 ("Quarto grado" di Gianluigi Nuzzi).
Sottoposta al tiro incrociato del guittume giornalistico nazional popolare, la Fridrikhson si è dovuta sorbire anche l'incresciosa reazione di tale Carmelo Abbate, maschera carnascialesca del tipico italiano 'meridionaleggiante', voce a 140 decibel e gestualità incontrollata, quei tizi che fanno tanto ridere a una cena di mezzanotte in una tavolata estiva in riva al mare, ma che lasciano di stucco se uno si immagini di trovarsi di fronte a un bipede pensante.
La bella Nadana ha strabuzzato gli occhi, forse non credeva manco lei in quale cartone animato dell'orrore fosse terminata. Personalmente sono rimasto pochi secondi a osservare tale scempio televisivo quindi, inesorabile, il pulsante è tornato sulla partita del Milan.
Pochi giorni fa, sui propri canali 'social', la Fridrikhson ha postato la propria reazione al 'supplizio' patito, fortunatamente riportata tradotta da un'iscritta a Facebook di origine russa, regalando alla televisione italiana una figura drammatica, che poi è quella che si merita. 
Riporto integralmente: "(la) giornalista russa racconta stupita la sua esperienza nella 'libera' TV italiana. Qui nel video parla del 'preconfezionamento' delle informazioni e delle accuse: "la Russia è l'aggressore, se pronunci la parola guerra ti arrestano 15 anni, i loro cervelli sono cosi lavati... E quando gli parli di fatti concreti, reportage che hai fatto di persona, testimonianze dei civili, di quello che hai sentito e visto con i tuoi occhi, ti stoppano e cominciano con i loro dischi rotti, credono solo agli americani, noi russi non siamo giornalisti".
Le mie scuse alla collega, le posso solo dire che la gente, in Italia, quella che si incontra per strada, non ha il cervello incatramato come questi signori dell''informazione' vorrebbero.

mercoledì 13 aprile 2022

Guerra in Ucraina: la censura di Google AdSense colpisce il pensiero dissonante

Il messaggio 'censorio' inviato da Google AdSense
Qualche giorno di assenza a causa dell'incipiente lavoro, quello vero, che mi permette di vivere a volte alla giornata, a volte meglio. Nessuna censura ufficiale rispetto ai post che scrivo anche perché, forse per fortuna, non smuovono milioni di persone, non essendo io un 'opinion-leader' né blogger di fama mondiale.
Del resto, la censura nel mondo occidentale opera in maniera molto più sottile e programmata. Come nel caso di questo avviso che mi è arrivato in posta da Google Adsense che, in teoria, dovrebbe rappresentare l'unica opportunità di guadagno per un blogger, sempre che, almeno nel mio caso, possano considerarsi un 'guadagno' la decina di 'euri' racimolati negli ultimi mesi in cui mi sono divertito a sparare cazzate sul web.
Il messaggio del 'team di AdSense' (un termine quasi allegro, che pare identificare un gruppo di simpatici ragazzi) è perentorio e non consente repliche: "A causa della guerra in Ucraina, metteremo in pausa la monetizzazione dei contenuti finalizzati a sfruttare, ignorare o giustificare la guerra" (si ribadisce, i miserabili centesimi che vengono elargiti per poche migliaia di visualizzazioni). 
Che poi non si coglie nemmeno il significato di 'ignorare': un post in cui si parla di hockey ghiaccio dovrà obbligatoriamente parlare del conflitto pena l'accusa di volerlo ignorare? E quel 'giustificare la guerra' a cosa si riferisce? La guerra dichiarata dai russi agli ucraini o la Guerra in Ucraina? Chiederne la fine è un peccato di opinione tale da venir 'demonetizzato'? Chiedendo la pace non ci si oppone a quella guerra che si pretende di non voler giustificare?
Poi il 'chiarimento': "Questa sospensione della monetizzazione riguarda, a titolo esemplificativo, dichiarazioni secondo cui le vittime sono responsabili della propria tragedia o affermazioni simili di condanna delle vittime, ad esempio dichiarazioni secondo cui l'Ucraina sta commettendo un genocidio o sta attaccando deliberatamente i suoi stessi cittadini". Ergo? Dobbiamo tacere dei crimini ucraini nel Donbass? Non è possibile scrivere come il missile che ha distrutto la stazione di Kramagorsk e falciato una cinquantina di civili ucraini arrivi direttamente dagli arsenali di Kiev? E' obbligatorio negare come il battaglione Azov, i suoi adepti e simpatizzanti e le altre forze paramilitari che collaborano con Volodymyr Zelensky, che a molti, e anche a me, pare un autentico 'fantoccio' di Joe Biden, siano pervase da una antica, feroce follia omicida? Pare di sì.
Altrimenti Google AdSense non ci darà i soldini che, andrebbero a gonfiare i nostri porci portafogli di 'luridi negazionisti' (de che?).
Però, per fortuna, possiamo tirare un sospiro di sollievo. Qui, nel nostro mondo occidentale, la censura non esiste.

sabato 5 marzo 2022

Facebook, prove tecniche di regime: se un post di cronaca diventa 'adescamento'...

L'assurdo 'avviso' di Facebook sul mio post
Mentre il 'regime' di Vladimir Putin chiude i rubinetti del web a Facebook e Twitter, limitazioni decisamente minori, ma altrettanto irritanti per chi abbia uno sviluppato senso democratico avvengono in casa nostra. Prova ne è l'esempio del mio ultimo post bloccato da Facebook, di cui riporto lo 'screenshot' (peraltro si tratta del post immediatamente precedente a questo).
Non riesco a capire quale sia la violazione operata dal mio articolo postato sull'ormai sempre più illiberale 'social' di Mark Zuckerberg: qualcuno è in grado di spiegarmi cosa si intenda per 'adescamento per adulti'? Se non fosse una situazione drammatica, sia quella descritta nell'articolo che la vicenda in sé, il tutto avrebbe una 'vis comica' irresistibile.
Prove tecniche di regime...

giovedì 3 marzo 2022

Il 'caso Dostoevskij' e l'ennesima brutta figura di Milano

La copertina del libro di Paolo Nori su Dostoevskij
Dopo la vicenda che ha visto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, pretendere dal direttore d'orchestra Valerij Gergiev una netta presa di posizione nei confronti di Vladimir Putin e della guerra in Ucraina (richiesta non soddisfatta e che ha visto, come conseguenza, la perdita del lavoro per l'artista russo), con il successivo addio di Anna Netrebko alla Scala, un fatto ancora più grave ha scosso il mondo della cultura milanese, anche perché ha coinvolto non una persona in carne e ossa ma un grandissimo artista patrimonio dell'umanità, Fëdor Dostoevskij.
La cancellazione di un corso universitario sul grande scrittore moscovita, che doveva tenersi all'Università Milano Bicocca per opera di Paolo Nori, ha suscitato sconcerto e, almeno da parte mia, una certa nausea 'intellettuale', anche perché ho avuto il piacere di conoscere il rettore dell'ateneo, Giovanna Iannantuoni, e la giudico persona intelligente e non gretta. Immagino che l''ordine' in questione, poi fortunatamente rientrato, sia arrivato dal cosiddetto 'alto'.
La reazione è stata di sdegno immediato: "Se confermata sarebbe una decisione non solo sbagliata ma pericolosa: in un momento come questo occorre dare al contrario la massima visibilità a tutte le forme intellettuali che contestano le radici della guerra. E i grandi scrittori russi hanno scritto su questo pagine illuminanti", parole di Danilo De Biasio, già collega e maestro di giornalismo nei miei esitanti esordi a Radio Popolare, oggi direttore del Festival dei Diritti Umani.
Durissima anche la reazione dello scrittore italo-russo, Nicolai Lilin: "Siamo di fronte a un dilagare di russofobia veramente pericoloso", ha detto durante uno dei suoi collegamenti videotrasmessi sul proprio profilo Facebook.
Inevitabile, ma piuttosto tardivo e balbettante, il dietrofront dell'università, attraverso le parole dello stesso rettore Iannantuoni: "Nessuna censura, il corso si terrà come previsto. Ho invitato Nori per un caffè in rettorato e lui ha accettato. C'è stato un malinteso in un momento di grande tensione. Dall'idea di questa università non c'è niente di più lontano della censura". Poi la nota ufficiale: "Il nostro ateneo è aperto al dialogo e all'ascolto (ndr: una lezione, peraltro dovuta, su uno scrittore patrimonio dell'umanità significherebbe essere 'aperti al dialogo'?) anche in questo periodo molto difficile che ci vede sgomenti di fronte all'escalation del conflitto". Il corso si terrà negli orari stabiliti in precedenza e tratterà "i contenuti già concordati con lo scrittore. Inoltre, la rettrice incontrerà Paolo Nori la prossima settimana per un momento di riflessione".
Sembrerebbe finita qui, ma non è così. Scopro, leggendo "Il Primato Nazionale", che non se ne farà nulla. Riporto: "Infine si scopre che il corso, per una sorta di grottesca par condicio culturale, verrà integrato con lezioni su alcuni autori ucraini. Dopo le quote rosa, dunque, arrivano quelle di Kiev. Lasciando passare così il messaggio che Dostoevskij, in quanto russo, risulta in questo momento «culturalmente problematico», e la sua divulgazione può essere legittimata solo dalla presenza di un contraltare ucraino".
E' lo stesso Nori a raccontare sul proprio profilo Facebook le ultime evoluzioni: "Il prorettore di Bicocca Casiraghi racconta i motivi per cui hanno sospeso il mio corso. Per «ristrutturare il corso e ampliare il messaggio per aprire la mente degli studenti. Aggiungendo a Dostoevskij alcuni autori ucraini». Non condivido questa idea che se parli di un autore russo devi parlare anche di un autore ucraino, ma ognuno ha le proprie idee. Se la pensano così, fanno bene. Io purtroppo non conosco autori ucraini, per cui li libero dall'impegno che hanno preso e il corso che avrei dovuto fare in Bicocca lo farò altrove (ringrazio tutti quelli che si sono offerti, rispondo nel giro di pochi giorni)".
Fra coloro che hanno espresso la propria solidarietà a Nori anche Giulio Cavalli, artista politicamente schierato a Sinistra, le cui idee spesso ho trovato in contrasto con le mie ma che, in questo caso, non posso che condividere e riportare: "La pericolosa abitudine di confondere i popoli con i loro governi è utile per infiammare il tifo ma diseduca alla complessità. Lo scrittore Paolo Nori racconta del suo corso su Dostoevskij cancellato dall'Universita Bicocca per “evitare polemiche”. Eppure sarebbe proprio compito dell’Università affrontare le polemiche e scioglierle con lo studio e il sapere. Solidarietà a Paolo Nori (e a Dostoevskij)".

sabato 15 maggio 2021

L'Urlo NON è un sito ingannevole

Un messaggio strano, censura o problema tecnico?
Lo dico e lo scrivo chiaro e forte: "L'Urlo" non è un 'sito ingannevole'. E' stato questo, infatti, il messaggio rosso sgargiante comparso pochi minuti fa sul mio computer.
Ho guardato nella cosiddetta 'rete' per cercare una spiegazione. Sono stato io (il mio sito) vittima di un attacco hacker o si cerca di far credere che dal mio sito possano partire certi tipi di attacchi?
Difficile credere che le tematiche affrontate da "L'Urlo" siano da considerare così 'pericolose' (qui si parla di calcio, opinioni, talvolta di... figa, e comunque, certo, ammetto di avere le mie idee che spesso non sono quelle della massa). O forse l'odio verso chi riesce, come dice Diego Fusaro, a 'pensare altrimenti' è talmente alto da impedire la propagazione delle idee?
Nema problema, da qui si continuerà e scrivere e, soprattutto, a 'pensare', i 'malware' li lascio volentieri nelle menti altrui.

martedì 23 febbraio 2021

Youtube censura Silvana De Mari, lei trasloca su Rumble

Il profilo di Silvana De Mari su Rumble
Con l'ennesimo atto di 'dittatura del pensiero unico' il social Youtube ha chiuso il canale di Silvana De Mari, ottima giornalista, medico e collaboratore del quotidiano "La Verità".
E' la stessa De Mari a segnalarlo sul proprio profilo Twitter: "Youtube ha definitivamente chiuso il mio canale". Aggiungendo, sempre sullo stesso profilo, dove poter trovare i propri video: "Da oggi i miei video saranno caricati su RUMBLE".
La ricerca di piattaforme alternative, nel nome della libertà di espressione, continua. L'invito è quindi quello di seguire coloro che abbiano il coraggio di 'pensare altrimenti', per citare il titolo di un libro del filosofo Diego Fusaro.

giovedì 11 giugno 2020

Se anche "Il Manifesto" promuove "Via col vento"

Io non odio la Sinistra. Quella vera. Militante. Assolutamente. Forse perché ne conosco le virtù e, sebbene molto alla lontana, ho pure simpatizzato per lei.
E così sono lieto che arrivi proprio da un giornale di Sinistra come "Il Manifesto" la più ferma condanna nei confronti della follia che imperversa in questi giorni nelle piazze mondiali.
La demagogia di #BlackLivesMatter, con la sua violenza iconoclasta, anticulturale e antistorica, ha aperto gli occhi di chi della Sinistra vive gli ideali ma non la stupidità.
Applausi, quindi, per Giulia D'Agnolo Vallan e per il suo "Ripulirsi la coscienza cancellando l'arte", in cui esprime il disagio, in particolare, per la scelta della nuova piattaforma della Warner Bros, HBO Max, di rimuovere temporaneamente dal palinsesto il film "Via col vento" ("Gone with the Wind", 8 premi Oscar nel 1940), uno dei capolavori della cinematografia mondiale.
La D'Agnolo Vallan definisce il gesto della WB "un opportunistico, superficiale, gesto di corporate public relation, e al peggio una censura". Un'idea che viene definita "non solo profondamente stupida, ma profondamente pericolosa in una società democratica". "Impedire a uno spettatore del presente", prosegue la giornalista "di fruire di un'opera d'arte 'in prospettiva', tenendo conto del contesto storico in cui è stata creata, è - prima di tutto - negare l'intelligenza dello spettatore".
Chapeau nei confronti della giornalista de "Il Manifesto", augurandomi come la mia solidarietà espressa nei suoi confronti, non le faccia venire il dubbio di avere sbagliato il tono dell'articolo. Del resto, in fondo, domani è un altro giorno!

Rossella O'Hara e Mami, due personaggi storici di "Via col vento"

lunedì 17 febbraio 2020

Pubble censurato da Facebook, la Sinistra liberticida colpisce ancora

L'attuale profilo di Pubble su Facebook
Le mordaci vignette di Pubble, uno dei migliori disegnatori satirici espressi dalla cultura 'non di Sinistra' (e pertanto automaticamente definita di Destra, fascista, razzista, leghista, omofoba, neonazista e quant'altro), almeno per un po' non saranno visibili su Facebook.
Il sito ideato da Mark Zuckerberg, imprenditore multimilionario di origine ebraica, ancora una volta si è espresso in tutta la sua violenza liberticida. Dopo la censura operata nei confronti di alcuni movimenti di Destra, definiti neofascisti, e contrari quindi alle 'regole' del 'social' (azione poi ribaltata da una sentenza), ecco quella nei confronti del vignettista (o la vignettista?), rea di alcuni sferzanti disegni decisamente contrari al 'mainstream' del buonismo cattocomunista.
Non posso che schierarmi, ancora una volta, a fianco di quella libertà di espressione calpestata, per l'ennesima volta, a furia di segnalazioni, dai portatori di una ideologia consunta, defunta ma ancora artificialmente alimentata.

Una delle recenti vignette di Pubble

venerdì 3 gennaio 2020

Radetzky e la marcia nazista, censura ridicola

Josef Radetzky interpretato da George Gagnidze a Verona
In pochi sono esperti veramente di musica classica, ma tutti, o almeno quasi tutti, abbiano ascoltato il mitico Concerto di Capodanno, lo hanno fatto nella trepida attesa del magico momento: la Marcia di Radetzky, o Radetzky-Marsch, scritta da Johann Strauss Padre, che da sempre chiude in gloria la manifestazione viennese, immergendoci in un meraviglioso quanto leggendario clima di nostalgia da impero asburgico.
Da oggi, tutti noi, me compreso, dobbiamo essere consapevoli di avere commesso uno psicoreato: intimamente ci siamo avvicinati, senza saperlo, a una espressione di chiaro spirito nazista. E già, perché 'finalmente', da quest'anno torneremo 'liberi', perché il maestro lettone Andris Nelsons, ha deciso di fare eseguire quello che per molti è ancora un vero e proprio 'inno' legato al mai dimenticato Cecco Beppe, “nazista”.
Riporto da "Il Fatto Quotidiano": "Le composizioni di Strauss sono in molti casi non orchestrate: in questo caso era stata pensata per un’orchestra di piccole dimensioni, perciò l’arrangiamento musicale eseguito fino ad oggi, che tutti conosciamo, è quello realizzato da Leopold Weninger (sconosciuto, a me e ai più, ndr) musicista austriaco che nel 1932 aderì al partito nazista, che lo riprese modificandone alcune parti per renderle più incalzanti, per aiutare la propaganda del partito. Nelsons aveva suggerito di modificarne alcune parti per liberare il brano da scomodi retaggi “nazisti” sottotraccia, recuperando un’orchestrazione precedente, libera da tutte le modifiche sedimentate nei secoli".
Insomma, nessuno o quasi di noi, comuni mortali, che si accosta alla musica classica giusto immaginandola interpretata dai valzer di Strauss e dalla famosa marcetta, finora ha preso un grosso abbaglio, venendo inconsapevolmente condotto da una mano maligna verso note militaresche e assassine. A quanto pare, la nuova esecuzione non dovrebbe essere molto diversa dall'originale. A maggior ragione è quindi decisamente assai idiota modificarne lo splendido ritmo a cui si era, in maniera assolutamente innocente, legati.

giovedì 21 maggio 2009

E' Silvio Berlusconi il vero censurato della rete

Questa sera volevo mettere un filmato da YouTube che fosse 'pro-Berlusconi'. Così, senza particolare interesse, a prescindere dal fatto che io provi una grande ammirazione per l'uomo di Arcore, uno dei politici più intriganti che l'Italia abbia avuto nel suo dopoguerra (ma anche prima).

Purtroppo non ce l'ho fatta: in quest'Italia in cui 'la dittatu
ra dei media asserviti a Forza Italia non concede libertà di parola' (concetto più volte ribadito da tanti giornalisti 'liberi ma con tessera'), mi sono dovuto arrendere alla settima pagina di video, tutti, e dico TUTTI contrari, ma che dico contrari, carichi d'odio velenoso verso il Premier. Non ce n'era uno dove poter ascoltare un discorso che fosse uno del 'nostro', mentre invece era tutto un affastellarsi uno sull'altro di video, blob, blog (cazz... anche la rete è fenomenale, basti vedere gli 'aggregatori'... e poi sono fantastici i 'martiri' che piangono immaginifiche e immaginarie censure) e interviste dei vari Travaglio, Luttazzi, Guzzanti, Biagi e Ricca, tutti notoriamente sopra le parti, ma tutti invariabilmente uniti contro 'il male' Silvio.

Lasciatemelo dire, l'unico in Italia che davvero è censurato a me pare proprio sia Silvio Berlusconi. La sola cosa che posso dirti, caro Silvio, è 'svegliati!', 'prenditi la rete, che qui ti stanno massacrando'... alla prossima, sperando nel frattempo di trovare almeno un video che sia 'pro-Berlusconi'...