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martedì 11 febbraio 2025

Giorno del Ricordo: perché essere fascista non deve essere reato, ma massacratore di civili sì

Resti umani dalla foiba di Vines, presso Albona d'Istria (fonte Wikipedia)
Le foibe sono ormai una realtà incontestabile e drammatica della storia italiana, una tragedia che ha portato non solo a massacri e uccisioni, ma anche a deportazioni di massa, che il 10 febbraio viene commemorata con il Giorno del Ricordo.
Le vittime furono italiani, anzi istriani, gente soprattutto di lingua veneta, figlia di un'area geografica difficile, spesso costretta a sopravvivere più che a vivere, stretta nella morsa delle invasioni austriache dal Nord e slave dall'Est.
Un tempo direttamente collegate al grande Impero Asburgico, forse l'unica realtà politica in grado di amalgamare e coinvolgere entità etniche diverse, una volta finite sotto la dominazione italiana e sabauda, ecco come la sovranità di quelle terre sia stata sempre meno difesa e rivendicata, colpa di governi uno più pavido dell'altro, costretti nell'asservimento ai nuovi padroni americani, e schiavi della nuova entità europea costruita a uso e consumo degli stessi Stati Uniti.
Da una parte l'America, dall'altra la Russia, a farne le spese gli italiani. Anzi, gli istriani, accusati di essere 'fascisti' e giustificando con questo termine qualsiasi violenza, stupro, uccisione e massacro fosse concessa alle cosiddette 'vittime' slave. Vittime di guerra, sia ben chiaro, e non per questo giustificate al ruolo di presunti vendicatori, non contro l'esercito regolare o fascista, ma contro i civili innocenti.
Lo stesso termine 'fascista' dovrebbe cessare di essere considerato dispregiativo, e comunque non diverso da quello di 'comunista'. Fascisti sono coloro che, per vari motivi, imbracciarono una fede e un ideale che animò gli spiriti di tanti giovani della prima metà del secolo scorso, quanto invece di colore 'rosso' colorò la seconda metà.
L'essere stati 'collaborazionisti' del Partito Fascista Italiano non rappresenta assolutamente una colpa, o non lo è esattamente come lo è stato essere collaborazionisti dei partigiani, a propria volta assassini e autori di tante tragedie nascoste dalla storiografia italiana. Oppure, se venga considerato un crimine il primo, deve esserlo chiaramente anche il secondo.
Eppure, ancora oggi, soprattutto da quotidiani come "Il Manifesto", esistono personaggi come Eric Gobetti, che riescono ad alzare una mano per sentenziare, per esprimere un 'ma', un 'però'.
Senza dimenticare che, dentro alle foibe, spesso ancora vivi, non vennero gettati solo fascisti, ma intere famiglie di civili che con il fascismo non avevano nulla a che fare.
Ricordiamo le foibe, allora, ma ricordiamo anche i carnefici comunisti che le perpetrarono, slavi ma anche italiani. Comunisti.

sabato 10 febbraio 2024

Foibe: il Giorno del Ricordo dimenticato dai giornali italiani

Foibe assenti dalla prima pagina de "La Repubblica"
Il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo, giornata celebrativa per non dimenticare le migliaia di italiani trucidati dalla furia sanguinaria dei partigiani (slavi e italiani), vittime della 'pulizia etnica' perpetrata dai comunisti jugoslavi, dove è andata in scena una vera e propria cancellazione culturale di territori storicamente italiani e la cui appartenenza storica la connivente politica italica, asservita ai vincitori americani e slavi, si è ben guardata dal rivendicare nel Dopoguerra.
Invece di puntare il dito sulle drammatiche vicende storiche che hanno segnato il dramma delle foibe (contemporaneo alle tante stragi perpetrate nei comuni del Triveneto (e non solo) dai partigiani 'garibaldini', in pratica dai comunisti, la quasi totalità dei giornali italiani ha preferito annegare il tutto sommergendolo con una cronaca ai limiti del risibile che, in altri contesti, sarebbe tranquillamente scivolata in pagine d'accompagnamento.
Nel Giorno del Ricordo ha senso fare l'ennesima apertura sulla protesta dei trattori, già ampiamente seguita e di cui si parlerà ancora inseguito? Nel giorno del Ricordo non è forse offensivo aprire per l'ennesima volta, in settimana, sul Festival di Sanremo, peraltro nemmeno alla sua giornata finale?
Purtroppo il miserabile livello del giornalismo italiano è questo, una fogna intrisa di pennivendoli schiavi del potere e dimentichi che, il primo compito di chi fa questo mestiere, dovrebbe essere quello di raccontare la verità, i fatti e la storia che li contrassegna.
Tant'è, si analizzino le prime pagine dei principali giornali italiani.
Si cominci con "Il Corriere della Sera", il quotidiano degli italiani, il giornale 'super partes' (ahahah) che si accontenta di regalare alla notizia un 'occhiello' giusto perché sia stato Sergio Mattarella ad aprire la danze sull'argomento. All'interno dopo tutte le notizie di cronaca, estero, ovviamente Sanremo, e pure gli spettacoli, ecco a pagina 15 una laconica pagina dedicata sempre alle parole di Mattarella.
Si sa, la stampa 'mainstream' italica è tutta strabica verso Sinistra, a cominciare da "La Repubblica" che, ovviamente, si 'dimentica' nella notizia in prima pagina. Sarebbe simpatico immaginarsi la riunione di redazione di questi presunti giornalisti con il proprio presunto direttore. Chissà se qualcuno avrà abbozzato la frase: "Direttore, scusi, ma il Giorno del... del... Ric...?". E la risposta: "Ma sei serio?". Risolini alle spalle dell'incauto collega da parte dei veterani 'yes man' dall'inchiostro appecorato. Ecco fatto: e mentre in 'prima' si sponsorizza l'inserto di "Robinson" con 'tutta la verità sull'amore', l'articolo vero e proprio arriva, come una pugnalata, a pagina 8, con un titolo da brividi: "La destra ricorda le foibe a Basovizza" e sotto il riferimento a Mattarella (che se non avesse parlato, probabilmente nessuno avrebbe fatto il benché minimo riferimento alla vicenda).
Su "Il Fatto Quotidiano" totale silenzio in prima pagina, dove si parla di tutto, ma proprio di tutto, pure del film su Bob Marley, e bisogna arrivare a pagina (apertura sul 'papà di Renzi') per trovare un offensivo trafiletto in basso, anche in questo dedicato al discorso di Mattarella: "Le parole di Mattarella: 'Foibe, minimizzare è affronto alle vittime'".
I 'kompagni' de "Il Manifesto", privi del consueto pudore e ancora intrisi di odio vrso chi non la pensi come loro, almeno coerentemente con le proprie squallide posizioni riservano alla notizia un passaggio in prima pagina: "Foibe: il vittimismo che cancella le responsabilità", un titolo che dice tutto per un pezzo a firma di Davide Conti, con una interza pagina (chapeau), la numero 7, intrisa di antifascismo militante, la cui traduzione potrebbe essere: la storia è nostra, abbiamo vinto noi e voi siete i cattivi.
Passando ai giornali locali, che in Italia sono quasi tutti in mano a gruppi legati alla Sinistra, su tutti "Il Gazzettino", che ignora la notizia in prima pagina, in cui si apre con i trattori, si fanno i conti in tasca ai consiglieri di Regione Veneto, si parla di sfruttamento dei migranti e si arriva a far polemica per un film su Moana Pozzi. Del Giorno del Ricordo nulla. Siamo sicuri che sia veramente il 10 febbraio?
Bontà loro, a "Il Gazzettino" si ricordano di essere 'triveneti' a pagina 5, e comunque, anche qui, con tanto di apertura sulle parole di Mattarella, con un bell'esempio di 'cerchiobottismo'. Ad analizzare bene la pagina, in realtà, apertura a parte, dopo un breve sguardo ci si rende subito conto di come mezza pagina sia dedicata al centenario della morte di Giacomo Matteotti...
"Il Piccolo", quotidiano giuliano, pure tendente a Sinistra, non poteva esimersi dall'aprire sull'argomento, 'aiutato' però, anche in questo caso, dalle parole di Mattarella. L'argomento è trattato subito, pagine 2 e 3,con un titolo abbastanza curioso,che riprende sempre le parole, abbastanza sballate, del presidente: "Mai minimizzare". Perché? In Italia, a parte i discorsi deliranti della Sinistra, esiste qualcuno che si possa permettere di 'minimizzare' le foibe? Poi, a pagina 23, nuovo approfondimento, una via di mezzo tra l'analisi sociale e quella storica.
"Il Messaggero Veneto", che è della stessa 'parrocchia' de "Il Piccolo", riporta fedelmente l'apertura del 'compatriota', salvo poi, nella pagina cittadina dell'edizione di Gorizia, realizzare due meritorie pagine dedicate all'esodo istriano-almata e a Norma Cossetto. E ci mancherebbe altro, visto che, più di tutti, è proprio tanto popolo di queste parti ad avere vissuto la 'pulizia etnica' perpetrata dagli slavi e dai loro accoliti italiani.
Fra i cosiddetti giornali di Destra, seguendo anche l'importanza della notizia, non solo ideologica (o per nulla ideologica), "Il Giornale" apre in alto con un bell'articolo del sempre bravo Fausto Biloslavo, in cui si getta luce su una possibile nuova Dalmazia che sarebbe potuta nascere negli anni '90, alla caduta del regime di Tito. All'interno due pagine (4 e 5), non solo sul discorso di Mattarella, e più ancora altre due (24 e 25), che prendono spunto, appunto, dal pezzo di Biloslavo.
Delude invece "La Verità", che cade nel 'tranello' della versione miope della notizia vista dall''altra parte', ovvero aggiungendo alla tragedia umana e storica, quella politica. Che le foibe siano frutto della follia comunista dovrebbe essere fatto ormai assodato e, forse, sarebbe stato più opportuno puntare l'attenzione sui fatti più che sulle ideologie. In aggiunta, la notizia compare di 'spalla' e l'articolo, del pur bravo e sempre dotto Marcello Veneziani, scivola a pagina 13.
"Libero" sta a metà fra i due 'colleghi' di fronte: regala più spazio alla notizia, ma si adagia pure lui sulle parole di Mattarella. Alle pagine 6 e 7 due begli articoli sull'orrore che uccise crudelmente migliaia di italiani.
Bilancio: un'occasione sprecata, l'ennesima, per spiegare agli italiani cosa sia il Giorno del Ricordo, per gettare un po' di luce sulle migliaia di assassini ancora impuniti che la storia italiana, ma anche la cronaca italiana, preferisce dimenticare.

Le prime pagine dei giornali citati nell'articolo:




Giorno del Ricordo: Foibe, si attendono ancora le scuse della Sinistra

Il Giorno del Ricordo celebrato nel 2020 in Regione Lombardia
Forse delle semplici 'scuse' non basteranno mai per dimenticare le atrocità commesse dalla marmaglia dei partigiani comunisti, che hanno trucidato migliaia di italiani sul finire di quella che fu una vera e propria guerra civile, legata alla Seconda Guerra Mondiale.
Forse non basta un semplice Giorno del Ricordo per fare pari e patta con il mondo criminale di chi ancora sostiene di essere stato dalla parte 'giusta' della storia, giustificando così i propri crimini nei confronti di chi, un po' per caso e un po' arbitrariamente, è stato ritenuto essere dalla parte 'sbagliata' della stessa.
Al termine della quale la Sinistra ha sempre rifiutato ogni tentativo di riappacificazione e di superamento delle ostilità, mantenendo intatto l'odio per il 'diverso'.
In queste ore, le uniche parole di condanna sono arrivate dal presidente Sergio Mattarella e dagli esponenti della Maggioranza, mentre si resta in attesa di frasi esplicite di condanna da parte di quelli della Sinistra.
Oggi, perfino quando la legge ha sdoganato il 'braccio teso', dalla parte dei nipoti dei partigiani si prosegue con la litania di "Bella Ciao" e con il motto di "Uccidere un fascista non è reato".
Peccato che, nelle foibe, la maggior parte degli assassinati non fossero fascisti, ma persone normali che, magari avevano avuto il solo 'torto' di restare fedeli a un giuramento prestato e di non essere fuggiti sulle montagne, passando solo nel dopoguerra dal ruolo di traditori a quello di eroi.
Ricordare le foibe diventa quindi un modo per onorare la dignità di chi ha preferito difendere la propria Patria dall'invasione di eserciti stranieri che, qualcuno, secondo la storiografia della propaganda, ancora si ostina a chiamare 'liberatori'.

giovedì 6 aprile 2023

L'ennesima brutta figura della Sinistra, gli auguri al partigiano stragista

La foto della 'festa' tratta dal sito Internet de "Il Giornale"
Basta poco per regalare ai critici della Sinistra l'ennesima palla-gol
, il classico tocco a porta vuota, una rete per sputtanare una volta di più, se mai ce ne fosse bisogno, la cancerosa storia dei partigiani, in particolare quelli comunisti, praticamente asserviti a una potenza straniera, sia essa l'Unione Sovietica stalinista o la Jugoslavia titoista.
E così arriva dal Veneto la raccapricciante storia di Valentino Bortoloso, partigiano dal nome di battaglia "Teppa", fra gli autori del famigerato 'eccidio di Schio' del 1945 (vi guardate in Internet cosa sia) oggi tesserato col PD: nell'occasione dei suoi 100 anni feste e onorificenze da parte dei militanti del suo partita (fra cui anche una maestra di scuola, poveri noi) per uno stragista non diverso dai tanti nazisti che si sono macchiati di altrettante atrocità (vedi le tanto celebrate Fosse Ardeatine, in cui per lo meno esisteva la 'giustificazione' per un altro macabro attentato, ovviamente ordito dai partigiani gappisti).
La strage avvenne a guerra terminata, e la riprendo brevemente dall'articolo di Edoardo Mario Francese, pubblicato dal quotidiano "Il Giornale": "Nella notte tra 6 e 7 luglio del 1945, a guerra terminata, una dozzina di ex partigiani dell’Alto Vicentino della polizia ausiliaria fece irruzione nel carcere di Schio e uccise sul colpo decine di internati indifesi, causando altri feriti: tra questi c’erano sia politici e simpatizzanti della Repubblica sociale italiana, ma anche detenuti comuni e donne, colpevoli solamente di aver avuto una relazione con dei fascisti. Un fatto passato alla storia come “eccidio di Schio”: le cronache e i pochi testimoni ancora in vita raccontano di un bagno di sangue, tanto che gli operai della vicina fabbrica Lanerossi vennero chiamati a scrostare le pareti. Da sinistra si tenta di sminuire l’accaduto: un gesto di vendetta per un compagno ucciso dalle brigate nere, o per ribattere alla strage di Pedescala e dei concittadini internati a Mauthausen, più la scusa che in quel carcere ci fossero i veri cattivi mentre altri erano stati messi al sicuro. La miccia sarebbe stata la promessa del gruppo inglese alleato, che reggeva la città, di liberare i prigionieri del carcere di Schio. Evidentemente non erano così pericolosi".
Penso possa bastare. Buon compleanno per i tuoi cento anni, che le anime delle persone che hai ucciso non ti lascino mai.

venerdì 31 marzo 2023

La Russa distrugge con una frase il falso mito dei partigiani

I soldati del "Bozen" trucidati dai partigiani
E' un piacere vedere il retaggio della Sinistra comunista, cresciuta nel mito del 'partigianesimo', dibattersi come un verme ferito dalle parole di Ignazio La Russa, personaggio esteticamente non gradevolissimo e dalla voce gracchiante, che spesso diventa macchietta di se stesso, ma che questa volta meriterebbe i famosi '90 minuti di applausi' di fantozziana memoria al termine della infausta visione della "Corazzata Kotemkin".
La brutalizzazione dell'ormai stantia e marcia propaganda filopartigiana alla "Bella Ciao" è un autentico atto di coraggio, con cui La Russa ha sgretolato decenni di propaganda 'sinistrorsa'.
Lo abbiamo sempre saputo quanto le 'palle' raccontate dall'ANPI, associazione la cui esistenza è a tutt'oggi immotivata, fossero rigonfie di finta esaltazione patriottica, come e forse di più della stessa melassa che i fascisti servivano al 'popolo bue' durante il Ventennio.
Gli 'invitti' partigiani erano spesso criminali, fuggiaschi codardi che preferivano riparare sui monti lasciando a chi rimaneva il compito di vedersela con gli occupanti.
L' azione dei partigiani a Via Rasella (che portò alla strage delle Fosse Ardeatine, ndr) è stata "tra le meno gloriose della Resistenza", una pagina "tutt'altro che nobile". "Furono uccisi" i componenti "di una banda musicale di semi-pensionati e non nazisti delle SS, sapendo benissimo il rischio di rappresaglia su cittadini romani, antifascisti e non". Queste le parole di La Russa, intervenuto a "Terraverso", il podcast del quotidiano "Libero".
Parole vergate nell'oro di una verità inconfutabile, a parte una piccola imprecisione: i soldati del "Bozen" non erano 'semi-pensionati' ma, alcontrario, militari assai giovani e, va segnalato, tutti italiani. Italiani se, per lo meno, si voglia considerare tale, come in effetti è, chi sia nato in Alto Adige. Alla fine i morti furono 33, più due passanti, due civili italiani che la storiografia italico-comunista ha deciso opportunamente di dimenticare.
I ragazzi del "Bozen", marchiati come SS, erano in realtà un 'reparto militare della Ordnungspolizei (polizia d'ordine) creato in Alto Adige nell'autunno 1943, durante l'occupazione tedesca della regione nel contesto della Operationszone Alpenvorland. La truppa era formata da coscritti altoatesini mentre gli ufficiali e i sottufficiali provenivano dalla Germania' (fonte Wikipedia, notoriamente orientata verso simpatie di Centrosinistra).
E ancora da Wikipedia veniamo a conoscenza di una posizione fortemente critica datata 1979, niente meno che di Marco Pannella: 'Uno dei primi personaggi pubblici a criticare l'azione gappista e a esprimere vicinanza ai caduti fu Marco Pannella, leader del Partito Radicale, che sempre nel 1979 affermò: «Ricordare che erano sud-tirolesi i ragazzi di via Rasella è fare insulto alla Resistenza? [...] vorrei poter portare fiori sulle tombe di quei 40 ragazzi, il cui nome non è scritto da nessuna parte, se non nella nostra convinzione che non si trattava di cose (come qualcuno sembra credere) ma di persone, di uomini che avevano delle madri, delle mogli, dei figli, che erano capaci di pensare, di sentire, di baciare»'.
E scorrendo i nomi e i luoghi di nascita dei soldati tedeschi possiamo osservare la loro giovane età e i paesi di provenienza, con cognomi ben noti a chi si occupi di sport invernali. Per esempio, il soldato Johann Fischnaller, dalla Val Pusteria, ci riporta alla mente il cognome di un famosissimo slittinista italiano, il soldato Mathias Oberrauch da Bolzano porta lo stesso cognome di un famoso giocatore di hockey ghiaccio, più volte nazionale italiano. E così via.
Del resto, la cosiddetta 'resistenza' gappista, braccio armato di quella jugoslava comunista dei 'titini', si è spesso macchiata di orribili fatti di sangue, dalle foibe in cui torturarono e uccisero migliaia di cittadini italiani, all'eccidio di Porzus, fino a un altro attentato, quello di Viale Abruzzi a Milano, che portò a un altro famoso rastrellamento, quello di Piazzale Loreto.
Ancora da Wikipedia: 'L'8 agosto 1944 elementi ignoti compirono un attentato con due ordigni esplosivi contro un camion tedesco (targato WM 111092) parcheggiato in viale Abruzzi a Milano. In quell'attentato non rimase ucciso alcun soldato tedesco (l'autista Heinz Kuhn, che dormiva nella cabina di guida, riportò soltanto lievi ferite) ma provocò la morte di sei cittadini milanesi e il ferimento di altri undici'. Il soldato Kuhn altri non era che il famoso "Carlùn", che portava viveri e vettovaglie ai cittadini milanesi bisognosi, certamente lontano da qualsiasi ferocia nazifascista (anche se, per onor di verità, relativamente a questo attentato alcune fonti postulano uno dei primi casi di 'false flag', tutto da dimostrare in ogni caso).

giovedì 10 febbraio 2022

Giornata del Ricordo, il vergognoso commento di Fiano sulla circolare del MIUR

Emanuele Fiano, pollice verso verso le vittime delle foibe
Arriva nella Giornata del Ricordo l'esempio dell'odio della Sinistra in giacca e cravatta, non diverso da quello dell'infamia violenta di estremisti 'rossi' e degli 'antifa' sparsi in ogni angolo. Un esempio fornito da Emanuele Fiano, stimato, forse ora un po' meno, esponente del PD alla Camera, pollice verso nei confronti delle vittime delle foibe, per lui evidentemente un po' meno nobili di quelle ebree.
Fiano attacca la coraggiosa circolare del Ministero dell'Istruzione rivolta ai dirigenti scolastici di tutto il Paese che, finalmente, era tesa a parificare le vittime di ogni dramma e sterminio, recitando: “La 'categoria' umana che si voleva piegare e culturalmente nullificare era quella italiana. Poco tempo prima era accaduto, su scala europea, alla 'categoria' degli ebrei”.
E' questo il superamento delle ataviche divisioni della guerra tanto auspicato, almeno a parole, dal premier Mario Draghi e dal presidente Sergio Mattarella (salvo poi, furbescamente, aggiungendo la frase 'senza strumentalizzazioni' che peraltro, arrivano quasisempre da Sinistra).
A Fiano e ai suoi 'amichetti' dell'ANPI (l'associazione di Sinistra che raggruppa gli eredi, inspiegabilmente ancora in vita, degli assassini delle foibe) però l'accostamento non è piaciuto, tanto da fargli presentare addirittura una interrogazione urgente: "Presenteremo una interrogazione urgente al ministro dell'Istruzione sulla vicenda della circolare inviata alle scuole dal capo dipartimento del ministero sulle modalita' di celebrazione della giornata del Ricordo. Il paragone che il documento del Ministero dell'Istruzione fa tra progetto di sterminio totale del popolo ebraico e il massacro delle Foibe è totalmente sbagliato e ha sollevato indignazione tra la comunità ebraica, l'ANPI e tanti parlamentari. Chiederemo conto al ministro dell'origine della circolare e di come sia stata possibile che proprio il MIUR abbia concepito e inviato una tale assurdità". (fonte delle parole di Fiano: AGI)

martedì 16 febbraio 2021

Lonigo 'infoiba' Norma Cossetto per la seconda volta

L'articolo de "Il Giornale di Vicenza"
Lascia come minimo interdetti la decisione del Comune di Lonigo, provincia di Vicenza, che ha deciso di rigettare la richiesta, avanzata dalle 'opposizioni', di intitolare una via a Norma Cossetto, giovane studentessa italiana infoibata dai partigiani italo-jugoslavi dopo ripetuti stupri e violenze, rea di avere avuto il coraggio di non rinnegare la propria adesione al fascismo.
L'episodio della violenza perpetrata ai danni della giovane laureanda (che nel frattempo aveva spontaneamente aderito al GUP, Giovani Universitari Fascisti), cito l'onnipresente Wikipedia, venne riferito da una donna abitante davanti alla scuola: "Ancora adesso la notte ho gli incubi, al ricordo di come l'abbiamo trovata: mani legate dietro alla schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra all'addome [...] Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono convinta che l'abbiano gettata giù ancora viva. Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una signora si è avvicinata e mi ha detto: "Signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anch'io" (dal racconto di Licia Cossetto, sorella di Norma, cit.).
Questa la risibile, e pretestuosa, scusa, addotta dalla maggioranza del Comune vicentino per rigettare la richiesta di intitolare una via alla giovane (cui peraltro proprio un docente universitario e deputato comunista, Concetto Marchesi, propose, e contribuì a fare ottenere, una laurea ad honorem in Lettere e Filosofia all'Università di Padova), per bocca di Federica Florio: "Nella richiesta della minoranza esiste un vizio procedurale... Sarebbe stato corretto formulare in autonomia l’istanza ai destinatari senza coinvolgere il consiglio comunale... L’eventuale decisione a favore espressa dalla giunta dovrebbe comunque in seguito essere approvata dal prefetto mentre, per quanto riguarda l’intitolazione di un’aula scolastica, sarebbero stati necessari i pareri favorevoli degli organi d’istituto e del provveditore agli studi".
Un semplice vizio di forma quindi. No, peggio, un vero e proprio 'psicoreato' di chi pretende di pensarla con la propria testa, senza seguire il credo comune consolidato da una storia monocorde scritta dai vincitori. Basti leggere la frase di Chiara Ballan, altra esponente della maggioranza leonicena: "La manipolazione e la strumentalizzazione dei fatti storici è una prassi consolidata che la destra usa puntando alla pancia e non alla testa della gente riportando versioni parziali dei fatti storici per fomentare la divisione politica".
Un utilizzo ancora pretestuoso, strabico e negazionista della storia, teso al giustificazionismo esistenziale di forze politiche vigliacche, crudeli e spietate in tempo di guerra e oggi prive di senso, e all'ennesimo sfregio alla memoria di una ragazza che aveva nello studio e negli ideali il proprio credo e la propria vocazione.

Leggi anche:
Profughi istriani, ristabilire il senso della memoria
Giorno del Ricordo, per non dimenticare le foibe
Enciclopedia delle Donne: Norma Cossetto

sabato 25 aprile 2020

25 aprile, tomo 3: piazze vuote 'grazie' al Covid

Un 'pensiero' per il 25 aprile 2020
Ci sarà l'ANPI e qualche altro 'urlatore' di professione, sicuramente non mancheranno i 'centri sociali', gli onnipresenti dello schifo, i cialtroni habitué della violenza e della provocazione.
La giornata del 25 aprile, non illudiamoci, sarà come sempre arricchita di quegli inutili orpelli che ormai ne hanno svilito e stravolto il significato.
E' per questo che, senza paura di essere travisato, ho voluto lanciarmi in una 'didascalia' molto forte sulla 'non presenza' dei cosiddetti partigiani in Piazza Duomo a Milano e dovunque vorranno e potranno. "25 aprile: la dove non potè il Duce ci ha pensato il Covid" la scritta prescelta, che confermo, in tutta la sua terribile ironia. Dove poi uno possa leggerci quello che vuole. Di sicuro, lo preciso, non auguro la morte agli ultimi valorosi vecchietti che abbiano fatto parte della Resistenza. Piuttosto auspico che l'assembramento mancato (ma forse verrò smentito, è possibile, ai partigiani tutto è concesso, la legge una pura congettura, l'hanno già dimostrato) sia solo il primo di una lunga serie collegata a una festività il cui senso, inteso come viene pensata ora, è ormai divenuto anacronistico.

25 aprile, tomo 1: l'omeostasi dell'eterno presente

Una vignetta di Pubble sul tema
Finalmente è arrivato: come il Natale, la Pasqua e le vacanze estive con le code d'agosto, eccolo qui, il 25 aprile, la Festa della Liberazione!
E allora è tutto un dirodorlando di immagini, suoni, colori, filastrocche, canti e balli... no, quest'anno no. Ci voleva un dramma globale e catastrofico per 'liberarci' dalla Festa della Liberazione. Anche se qualcuno in piazza ci andrà lo stesso, come quei vecchi rincoglioniti dell'ANPI. Cioè, volevo dire, quiei giovani rincoglioniti dell'ANPI, perché quelli vecchi sono morti quasi tutti ormai, e ci si chiede cosa ci facciano quelli giovani, che la guerra manco sanno cosa sia, ma forse di un posto dirigenziale si ha sempre bisogno e cosa non si fa per campà...
Un mio 'vecchio' caro amico, il mitico Alberto, tanti anni fa scrisse un libello amanuense, dal curioso titolo "L'omeostasi dell'eterno presente". Un titolo che ben si adatta a questa festa, che ogni anno si ripete attraverso i medesimi stanchi slogan sempre più stanchi, uguale a film già visti, dove cambiano il regista e gli attori, ma l'assassino è lo stesso personaggio. Come le code sull'autostrada ad agosto: ogni anno il tiggì trasmette lo stesso servizio ormai da 50 anni, ogni lustro smacchia un po' la bobina, e sostituisce la macchina del decennio precedente con quella del decennio successivo.
E allora via, ormai da giorni, con la serie delle frasi fatte, e il fascismo che ha sconvolto l'Italia, i partigiani che ci hanno liberato, i servi torturatori della Repubblica di Salò, la follia di Mussolini, gli eroici difensori della libertà, quelli che preferirono combattere (o scappare?) sui monti per non piegarsi alla dittatura, le famiglie distrutte, le stragi dei repubblichini, o bella ciao, le donne della Resistenza, il quadro di Pelizza da Volpedo (non c'entra un kajser, ma ci va sempre bene), le medaglie al valore, Pertini partigiano, vecchi e giovani uno accanto all'altro, i nazifascisti come i fascioleghisti, il ritorno del sovranismo, odiare ti costa, ora e sempre Resistenza, fino alla fine dei tempi...