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lunedì 4 maggio 2026

Inter campione, lo scudetto dei morti viventi

Lo scudetto preferito dall'Inter è quello che si vince... facile
L'Inter vince il suo ennesimo scudetto (il numero rimane incerto, conta quello di 'cartone'?) ma, anche in questo caso sono tanti a diversi i sospetti che aleggiano sopra l'ennesima vittoria 'condita' da illazioni che circondano la squadra nerazzurra come un alone di fumo tossico.
Mentre i giornali di parte (in particolare uno di colore rosa) si accingono a decantare il trionfo delle truppe interiste, nel dibattito sul nuovo caso Arbitropoli, un elemento emerge con chiarezza: il modo in cui le inchieste calcistiche vengono raccontate cambia radicalmente a seconda dei soggetti coinvolti. Un principio basilare – l’indagato non è colpevole, e ancor meno lo è chi non è nemmeno indagato – sembra valere a corrente alternata nel racconto mediatico. Una cosa, di sicuro, si è capito: non solo l'Inter 'deve' essere innocente, ma è la vittima, ancora una volta, di un complotto ordito ai suoi danni.
Il confronto con il 2006 resta inevitabile, come sottolinea l'arguto Massimo Zampini in un articolo pubblicato dal quotidiano Tuttosport. All’epoca, il nome Moggiopoli comparve immediatamente, con un colpevole già individuato prima ancora che iniziasse un processo. Il “libro nero” pubblicato dall’Espresso, le anticipazioni di sentenze sui giornali, le ricostruzioni rivelatesi poi inesatte – come quella sui sorteggi arbitrali – contribuirono a creare un clima in cui la difesa era quasi impossibile. Chi provava a contestare il merito, ricordando ad esempio che l’arbitro De Santis penalizzava spesso la squadra ritenuta parte della “Cupola”, veniva ignorato: “conta l’intenzione”, si diceva.
Lo schema si è ripetuto in casi più recenti. Nel caso Suarez, la Juventus fu indicata come responsabile dai media ben prima che dagli atti giudiziari, tanto che il procuratore Cantone denunciò pubblicamente le continue violazioni del segreto istruttorio. Con le plusvalenze, tema a lungo ignorato quando riguardava altre società, l’attenzione si è improvvisamente intensificata: intercettazioni pubblicate quotidianamente, previsioni catastrofiche, pressioni esterne e nessuna domanda sul ruolo della Procura torinese o sulle dichiarazioni pubbliche di alcuni pm.
Nel dibattito rientra anche un altro elemento spesso citato da chi denuncia disparità di trattamento: l’Inter, secondo questa lettura, avrebbe storicamente beneficiato di un contesto favorevole. Viene ricordato che lo scudetto 2006 fu assegnato durante la gestione di Guido Rossi, ex dirigente nerazzurro; che Gianni Infantino ha più volte dichiarato la propria simpatia interista; che Aleksander Ceferin ha ammesso la sua amicizia con Beppe Marotta; che Alessandro Butti, ex Press Officer e Team Manager (oggi si usa così, in inglese e maiuscolo, fa più scena) è oggi il dirigente in Lega che ha 'steso' un calendario 2025-26 che più bello non si sarebbe potuto per la sua ex squadra (e l'anno scorso non era stato da meno); e che alcuni giudici coinvolti in vicende sportive sarebbero notoriamente tifosi interisti. Di più: dopo i clamorosi 'buchi' economici di questi ultimi anni, una squadra incapace di assolvere ai propri debiti come quella milanese, avrebbe dovuto essere retrocessa  o radiata, facendo la stessa fine del Chievo o, come accaduto in Scozia, per un'altra 'big' del calcio mondiale, i Rangers. Ma si sa, in Italia per i potenti vige l'impunità, specie se attorno ai potenti giri molto denaro, quello che serve. E così alla fine, il Chievo sparisce, l'Inter solleva lo Scudetto.
Tutti elementi che difficilmente possono rendere credibile un movimento che ha creato un ciclo, quello nerazzurro successivo alla cosiddetta Calciopoli, grazie alla sistematica distruzione di ogni possibile avversaria, per la felicità di un presidente fino ad allora spesso paragonata un menomato mentale dai suoi stessi tifosi (Massimo Moratti) e a una squadra che, sempre gli ultras nerazzurri, andarono a prendere a cinghiate in piazzale Lotto in quello stesso periodo perché stufi di patire continue umiliazioni sul campo. Già, il campo. Un terreno di gioco che l'Inter preferisce evitare, garantita e protetta da ciò che succede altrove.

domenica 5 aprile 2026

Dopo l'Italinter fuori dal Mondiale ritorna il campionato dei piagnoni nerazzurri

Uno dei tanti 'meme' circolanti su Alessandro Bastoni
Eliminata dalla Bosnia nello spareggio mondiale, l’Italia del calcio ha trovato almeno un primato: quello del vittimismo più creativo dell’anno. Altro che pressing alto, qui si gioca a chi piange più forte. E in testa alla classifica, manco a dirlo, c’è quell'Inter che, proprio grazie alla lacrima facile ha ottenuto nella propria storia quasi più trofei di quelli vinti sul campo.
Un vizio che, evidentemente, chi veste quella maglia fatica a perdere. Si prenda il caso di Alessandro Bastoni, vergognoso protagonista di una squallida sceneggiata che ha portato all'espulsione di Pierre Kalulu in una partita, Inter-Juventus che, quanto meno per i bianconeri, decisiva lo è stata, creando loro non poche difficoltà nel prosieguo del torneo. Invece di recapitare le classiche e scontate, dall'ambiente Inter arrivavano clamorose spallucce e, anzi, il colmo, venivano recapitate alla società torinese controaccuse paradossali.
Lo stesso Bastoni causa prima della propria espulsione (ah, il karma) che ha portato all'eliminazione dell'Italia ai Mondiali della pelota. Ma, guai a toccare il 'pupo' prediletto di Casa Marotta: i giornali hanno fatto a gara nel tracciarne profili di demoralizzazione psichica e c'è stato perfino un buontempone che ha èpensato bene di recapitargli in dono il Premio Rosa Camuna (tutti avevano immaginato a un titolo di "Lercio", ma così non era).l’asse nerazzurro, che negli ultimi giorni ha prodotto più lamenti che tiri in porta. Insomma, la linea 'da seguire' per i media è “non disturbare il talento”, che poi magari si offende. Peccato che proprio così talento non sia, a meno che non si giochi nel campionato italiano delle patate.
Degno compare di Bastoni è Federico Di Marco, uno di quelli 'interisti dentro', tipo da curva, uno di quelli che alle sconfitte dell'avversario ci gode, anzi, ci stragode, chiedere al portiere del Verona per maggiori informazioni. Una volta di più, nemmeno per una vittoria della sua squadra, ma per il passaggio del turno della Bosnia ai rigori contro il Galles. Un godimento che (anche lì il karma ci ha messo lo zampino) si è poi dovuto rimangiare con gli interessi dopo l'uscita, sempre ai rigori, contro la formazione della ex-Jugoslavia.
Non dimentichiamoci delle minacce poi rivolte da Francesco Acerbi a un tifoso che lo prendeva in giro dopo la sconfitta nella finale di Champions League.
Ora, dopo un campionato in cui la manina, il fischietto e la VAR arbitrale ha spesso molto più dato all'Inter che agli avversari (o meglio, questo la stagione passata, in questa ha tolto più agli avversari in maniera molto più accorta) l’ambiente interista parla di torti, di furti, di complotti. Una tradizione consolidata che affonda le proprie radici da Massimo Moratti in poi, passando da José Mourinho e le manette, per una squadra il cui 'ciclo' vero e unico è cominciato per la grazia di un dirigente federale che, fino a poco tempo prima, era un suo dirigente. Guido Rossi che, oggi, ahilui, non potrebbe nemmeno volendo testimoniare il contrario. Seguendo un copione consolidato anche il tecnico all'apparenza più morigerato, come Cristian Chivu, ha cominciato ad alzare cortine fumogene e sollevando la presenza di possibili fantasmi: "Vedo, sento, ascolto cose che non hanno a che fare con i valori dello sport che io ho, la gogna mediatica dopo la Juve io non l’ho vista per altri episodi simili. Quando ci sono episodi a sfavore dell’Inter non si dice nulla, spiegatevi voi perché. Chi è primo in Italia è sempre il più odiato…". Queste le sue parole prima di Inter-Roma.
Il paradosso è che proprio chi si sente sempre derubato finisce per essere il più coccolato dal sistema. E forse è questo il punto: quando vivi in una bolla dove ogni critica è lesa maestà, è normale che poi certi atteggiamenti diventino la norma. L’Inter, che da anni si racconta come vittima designata, sembra aver creato un habitat perfetto per generare giocatori, tecnici, dirigenti e tifosi convinti che il mondo ce l’abbia con loro.

mercoledì 25 febbraio 2026

Inter fuori dalla Champions grazie all'ex milanista Hauge

Hauge ha regalato un'altra gioia ai milanisti
In Italia vola, in Europa affonda. È un classico intramontabile degli ultimi anni, quasi una tradizione folkloristica: l’Inter che domina tra rigori generosi, espulsioni creative e calendari “fortunati”, e poi si scioglie appena varca i confini. Stavolta il naufragio arriva contro il Bodø/Glimt, e non c'è bisogno di aspettare maggio. Le cinque 'pere', stavolta sciolte in due gare, arrivano a febbraio, ai limiti del Carnevale Ambrosiano, feste in maschera e pagliacci in maglietta calcistica.
I norvegesi a San Siro passano 2-1 dopo il 3-1 dell’andata. Una squadra solida, organizzata, niente di trascendentale: insomma, l’esatto identikit di ciò che manda in tilt i nerazzurri quando non c’è una formazione sdraiata e partecipante alla Marotta League a rimettere le cose a posto.
La partita è un compendio di autolesionismo. Akanji regala il primo gol, Thuram sbaglia l’impossibile, Evjen chiude i conti con un destro che spegne anche le ultime illusioni. Bastoni segna il classico gol “per le statistiche”, quello che serve solo a rendere meno amara la grafica finale.
Il dopo gara è un piccolo capolavoro di autoassoluzione. Barella, sorridente come se avesse appena vinto un torneo aziendale, si aggrappa al rigore dato al Liverpool nel turno precedente: «Saremmo passati direttamente, ci hanno mandato ai playoff». Una linea difensiva impeccabile: quando si vince è merito, quando si perde è colpa degli arbitri… ma solo quelli europei, evidentemente meno sensibili al fascino nerazzurro.
Ora testa al Genoa, capitato giusto giusto dopo l’eliminazione, come prima era capitato il Lecce dopo l’andata. Coincidenze? Certo, come la mano “fortunata” di Andrea Butti, curiosamente per molti anni nello staff dirigenziale interista, nella compilazione dei calendari. Un modo perfetto per ricaricare le batterie e tornare a dominare il campionato, dove – si sa – l’aria è più leggera, i fischi più dolci e gli ostacoli molto più morbidi.
In Europa, invece, niente da fare: lì non basta. E infatti si esce. 'Regolarmente'.

sabato 14 febbraio 2026

Inter-Juventus 3-2: lo scudetto delle 'strane' coincidenze

L'incredibile scena del 'rosso' a Kalulu
L’Inter batte la Juventus per 3-2 e già si parla di scudetto in tasca. Ma più che un trionfo, questo sembra l’ennesimo capitolo di una storia che da anni si regge su episodi “fortunati”, coincidenze che tali non sembrano più. Dal titolo contro i ragazzini della Pro Vercelli allo 'scudetto di cartone', fino ai campionati vinti nell’era senza Juventus: la tradizione delle ombre nerazzurre non conosce pause.
Anche stavolta il copione è lo stesso: un VAR che interviene quando serve e scompare quando non conviene, una gestione dei cartellini che definire creativa è un eufemismo, e un Bastoni che, già ammonito, simula, resta in campo invece di essere espulso e poi esulta come se nulla fosse per l'espulsione incredibile di Kalulu. Una scena che racconta più di mille analisi sulla cultura sportiva di una squadra che da anni vive di “episodi”.
Intanto il Milan, unico vero ostacolo fra i nerazzurri e il titolo, si ritrova senza Rabiot per decisioni arbitrali che definire severe è poco. E così l’Inter, con questa vittoria sporca e nervosa, ottiene il suo primo successo contro una rivale diretta. Un successo che non cancella i dubbi, anzi li alimenta. Perché se questo è il “top” del nostro calcio, non stupisce poi prendere lezioni in Europa.

mercoledì 21 gennaio 2026

L'Arsenal svela il bluff dell'Inter, tre gol e tutti a casa

Il sito dell'Arsenal dedicato alla vittoria dei Gunners
Ancora una volta l'Inter esce a mani vuote dal campo dopo avere incontrato una squadra pari grado, più o meno. E' successo nel mediocre campionato italiano, succede anche in Europa, in Champions League, con la squadra di Cristian Chivu sconfitta a San Siro per 3-1 dall'Arsenal, al momento una delle squadre più forti d'Europa.
In Serie A gli interisti sono andati incontro a ko contro Juventus, Milan e Napoli (pareggio nel ritorno), solo una vittoria striminzita (e non molto meritata) contro la Roma, ovvero le quattro squadre che li seguono in graduatoria, lasciando da parte le altre, medie e medio-piccole, contro cui i nerazzurri maramaldeggiano senza troppi problemi. A questo si aggiunge l'eliminazione dalla Supercoppa italiana nell'unica gara disputata, quella con il Bologna.
In Europa, in Champions League, dopo quattro vittorie contro formazioni dal palmares europeo analfabeta sono arrivate tre sconfitte in fila contro Atletico Madrid, Liverpool e Arsenal.
Il totale stagionale parla di 7 partite perse sulle 28 disputate.
Fra le mura nazionali i ko in serie non hanno impedito ai nerazzurri di guidare la classifica, confermando l'impalpabilità della Serie A, in Europa, invece, le cose si fanno un po' diverse. Un dato inoppugnabile che l'Arsenal visto a San Siro ha messo drammaticamente a nudo.

domenica 1 giugno 2025

Inter travolta dal PSG, breve storia (triste) dello stupidario nerazzurro

Da "Mai stati in B" a "Siamo ingiocabili", sono tante le frasi, trasformate in assiomi, che riempiono la bocca del tifoso dell'Inter medio, quello da poltrona, il classico 'bauscia' che alligna nella Milano nerazzurra, quella del Naviglio più inquinato, in cui per anni si è sofferto di un eterno complesso di inferiorità nei confronti del Milan più vincente della storia, alimentato da quel tuttora senso di inspiegabile superiorità che persiste nei bizzarri cervelli di chi tifa per il Biscione, probabilmente dovuta all'estrazione borghese della base del pubblico dell'Inter.
Andiamo però con ordine, e pensiamo alle frasi classiche che potranno condire il crollo dell'Inter nella finale di Champions League, travolta per 5-0 dal Paris Saint Germain...
A cominciare, ovviamente, dal "non sono loro ad averla vinta, siamo noi che l'abbiamo regalata" che riassume in sé l'essenza dello 'stupidario' nerazzurro. E poi "entriamo nella storia" (sì, ma dalla parte sbagliata), "siamo ingiocabili" (in effetti, non hanno mai giocato), "l'anno del triplete" (giustissimo, sconfitti in campionato, Coppa Italia e Champions League, che poi sarebbe pure 'poker', visto il ko pure in Supercoppa nel derby) e, per finire,, il consueto "a testa alta" sibilato da Simone Inzaghi.
L'interista medio, ovviamente, non si dà pace. E allora salgono in cattedra i rivali, milanisti e juventini, ma anche napoletani e romanisti, l'altra Italia del calcio, quella che non accetta che una squadra di calcio possa inserire nel proprio palmarés uno scudetto di cartone, se ne vada in giro a petto in fuori, proclamando la propria onestà, quando è solo per le connivenze nei 'piani alti' e per la incredibile prescrizione che questo club non marcisca fra i Dilettanti, cui oltretutto, attraverso i soliti mezzucci all'italiana, sia stato costretto di iscriversi quando è ormai acclarato che non potrebbe nemmeno disputare un campionato Primavera. Il piatto della vendetta, comunque, se lo si gusta quando viene servito freddo, figurarsi se viene portato in tavola ancora fumante, bollente, come una ciliegina alla fine della stagione su un cumulo di panna montata. Perché, e questa è la frase che gira nel web, scritta e proferita soprattutto dai tifosi del Milan, "se è vero che noi siamo diventati come loro" (evidente il riferimento alla situazione disastrosa in cui versa il club rossonero, ridicolo come l'Inter che si dibatteva tra sconfitte e umiliazioni negli anni '90 e Duemila), è anche vero che "loro non saranno mai come noi". E qui, veramente, non servono altre spiegazioni.

Champions League: l'Inter entra nella storia, ma dalla porta sbagliata

La notte di Monaco di Baviera resterà impressa nella storia del Paris Saint-Germain… e nei brutti sogni dei tifosi interisti. La squadra di Luis Enrique ha regalato una lezione di calcio all’Inter, conquistando la prima Champions League della sua storia con un roboante 5-0. Una "manita" che, più che una vittoria, sembra un’opera d’arte del calcio moderno.
Per l’Inter, invece, è stato un ritorno poco felice in terra bavarese: se nei quarti i nerazzurri avevano domato il Bayern, stavolta hanno trovato un avversario che li ha trattati come birilli su un campo da bowling.
Dembele ha corso come se avesse il motore di un’auto da Formula 1, il giovanissimo Doué ha segnato una doppietta con la disinvoltura di chi gioca a FIFA con gli "aiuti" attivati, mentre Hakimi e Kvaratskhelia – ex conoscenze del calcio italiano – hanno aggiunto altro sale sulle ferite nerazzurre.
E Gigio Donnarumma? Per lui, una serata di tutto relax, probabilmente trascorsa a controllare la manicure mentre l’Inter cercava (senza trovarla) una via per rendersi pericolosa. Con cinque gol di scarto, il PSG entra di diritto nella storia della Champions League, superando anche i memorabili 4-0 del Milan contro la Steaua Bucarest nel 1989 e il Barcellona nel 1994.
Mentre a Parigi si festeggia il "Triplete", a Milano sponda nerazzurra ci si interroga su cosa sia andato storto. Ma forse la risposta è semplice: tutto.

sabato 24 maggio 2025

Inter a mani vuote, stavolta gli 'aiutini' non sono bastati

Così i 'social' del Napoli
L'Inter perde lo scudetto e il Napoli lo vince, l'Invincible Armada nerazzurra batte un altro colpo a vuoto e, dopo la Coppa Italia, vede sfumare anche il proprio secondo obiettivo stagionale.
Adesso l'ultimo trofeo da alzare diventa obbligato, sebbene sia il più importante, ovvero la Champions League nella finale di Monaco di Baviera contro il Paris Saint Germain di Gianluigi Donnarumma.
L'Inter perde lo scudetto sebbene anche in questo caso il proprio finale di campionato se lo fosse apparecchiato molto bene: dapprima una campagna di stampa allucinante, condotta con la connivenza della Gazzetta dello Sport, con la quale la società riusciva a dimostrare l'indimostrabile, l'incredibile, ovvero una presunta serie di torti subiti da parte della classe arbitrale, e questo dopo la partita pareggiata in casa contro la Lazio per 2-2, in cui la squadra romana aveva pareggiato all'ultimo minuto con un rigore solare per un fallo di mano nettissimo di Bisseck, mentre contemporaneamente al Napoli veniva tolto un rigore nettissimo, che avrebbe potuto valere lo scudetto in anteprima, per un presunto fallo su cui il VAR non avrebbe nemmeno dovuto (o potuto) intervenire.
Secondo alcune fonti 'neutrali' sarebbero invece stati ben 24 gli errori arbitrali chiaramente a favore del club di Giuseppe Marotta nel corso del campionato.
In maniera spudorata, l'Inter ha poi chiesto di poter giocare i due anticipi nel giorno di mercoledì, con un Napoli a pezzi. Una richiesta accolta a metà, perché anche la giornata di venerdì non giocava certamente a favore della squadra partenopea, giunta a questo finale di campionato con il fiatone.
Infine, contro il Como, la squadra nerazzurra ha avuto anche il vantaggio della espulsione di Pepe Reina, con un cartellino rosso nato per l'ennesima chiamata del VAR a favore del club 'marottiano'.
Eppure, malgrado tutti gli sforzi fatti, alla fine, la Marotta League l'ha vinta il Napoli, meritatamente, sul campo. Giustizia è fatta.

lunedì 3 febbraio 2025

Milan-Inter 1-1: il pianto di Inzaghi, gli scudetti di cartone e il fallo su Jimenez

Il fallo su Jimenez
Il risultato di 1-1 fra Milan e Inter, alla fine, è più che giusto. I rossoneri sono stati bravi a imbrigliare i nerazzurri, quasi nulli per tutto il primo tempo, e nella ripresa incapaci di superare la concentrata difesa  milanista, fino a quando la stanchezza dei rossoneri, sfibrati da una partita di Champions League allucinante a Zagabria, ha aperto varchi clamorosi che i nerazzurri dapprima non sono stati in grado di sfruttare, fermati dalla sfortuna (due pali e una traversa) e due volte da un ottimo Maignan, per poi trovare il pareggio in pieno recupero con un gol viziato da un fallo su Jimenez. Ma va bene così.
La cosa che ha veramente colpito in negativo è stata l'allucinata reazione del tecnico interista, Simone Inzaghi, a fine gara: "I ragazzi sono stati magnifici, sono andati oltre: ho parlato con loro, ho fatto i complimenti. Purtroppo non sono andati oltre gli episodi: tre gol annullati, tre pali, un rigore clamoroso non dato. L'ho già rivisto, meglio che non lo rivedo perché è peggio". Da non credere. Il tecnico dell'Inter, squadra che, nella propria storia, è spesso entrata nell'iconografia popolare per una certa predisposizione alla 'piangineria', riesce a fare un grande calderone di pali (effettivamente sfortuna), gol annullati (per altrettanti fuorigioco clamorosi e inappuntabili) e un calcio di rigore che ha visto solo lui (l'intervento 'incriminato' di Hernandez sul giocatore dell'Inter è nettamente sul pallone), mentre omette chiaramente il fallo su Jimenez da cui parte l'azione del pareggio nerazzurro.
In un campionato, peraltro, dove molto spesso, come spesso capita alle squadre più forti, l'Inter ha goduto di occhi molto attenti a proprio favore sia dalla VAR che nelle comuni decisioni arbitrali.
Il web rossonero, alla fine, non lo ha perdonato: "Per chi è abituato a contare anche gli scudetti di cartone, è giusto che contino anche i gol in fuorigioco", una raffica ad alzo zero che definisce perfettamente il 'pianto greco' dell'allenatore dell'Inter.

GUARDA LA GALLERIA FOTOGRAFICA DELLE TIFOSE DEL DERBY

domenica 19 maggio 2024

Inter nel caos, Marotta in ginocchio, la Gazzetta in silenzio

La parte 'bassa' del sito della Gazzetta. Inter nei guai... forse
Contrordine, compagni, l'Inter è nel caos. Malgrado gli strombazzamenti della "Gazzetta dello Sport", secondo molti una vera e propria 'fanzine' creata attraverso le 'veline' della società nerazzurra, il club si trova in grossi guai finanziari.
Secondo quanto scrive il sito "Calciomercato.com" (ma anche tutte le testate di settore), Beppe Marotta, amministratore delegato interista, è intervenuto a distanza in occasione del Moby Dick Festival di Noli - provincia di Savona - e, nel salutare i partecipanti al convegno "Sport, giovani e valori", ha parlato della situazione economica del club, a pochi giorni dalla scadenza del prestito concesso dal fondo Oaktree al presidente nerazzurro Steven Zhang, che in giornata ha pubblicato una nota piuttosto dura sul tema. "Oggi è una giornata tremenda (si ribadisce: tremenda..., ndr) tra la preparazione della gara di domani e per quello che stiamo vivendo sotto il carattere finanziario. Mi dispiace molto perché avrei avuto piacere ad essere lì".
La notizia, ovviamente, è passata in sordina sul sito ufficiale di Gazzetta.it, che ha preferito aprire con la 'non notizia' della sconfitta del Milan a Torino in una gara priva di significato, infilando ben sotto anche il Giro d'Italia il caos che vive la società Inter (vedi foto).
In conclusione, il tanto strombazzato (da parte della Gazzetta, e da chi, se no?) accordo fra Inter e il fondo Pimco per il maxi-prestito da 430 milioni di euro sembra lì lì per tramontare.

martedì 5 marzo 2024

Genoa andata e ritorno, è sempre InterVARzionale

Anche per la Gazzetta 'online' il rigore non c'era
L'InterVARzionale colpisce ancora, proditoriamente, senza paura e senza macchia. L'Inter vince ancora con l''aiutino' anzi, con l''aiutone', visto che il rigore che consente ai nerazzurri di segnare il secondo gol con Alexis Sanchez è inesistente. Un rigore che risulterà decisivo nel cogliere i tre punti contro il Genoa, sconfitto per 2-1.
In realtà, almeno stavolta, la VAR il suo 'dovere' l'avrebbe anche fatto, richiamando l'arbitro, Giovanni Ayroldi, a rivedere il presunto contatto del genoano Morten Frendrup sull'interista Nicolò Barella. Dall''alto' Daniele Paterna richiama Ayroldi al video per cambiare idea. Con la VAR normalmente questo capita e, anzi, il richiamo diventa regola se il fallo non c'è, come in questo caso. Inspiegabilmente, però, il direttore di gara mantiene la propria decisione.
Così l'Inter beffa il Genoa per colpa dell'arbitro al ritorno dopo che anche all'andata aveva 'rapito' un punto, sempre grazie a un'altra 'svista' arbitrale. L'errore dell'andata (era il 29 dicembre dell'anno scorso, la partita finì 1-1) era occorso in occasione della rete del vantaggio di Marko Arnautović, nella cui azione non era stato rilevato un clamoroso fallo di Yann Aurel Bisseck ai danni di Kevin Strootman, una spinta a due mani sulle spalle del tedesco sull'olandese. L'arbitro, Daniele Doveri, in campo non rileva il fallo e il VAR (presente Massimiliano Irrati) non lo richiama nemmeno.
Risultato finale: fra andata e ritorno, l'Inter recupera (e il Genoa perde) rispetto agli avversari ben quattro punti. E sono solo due delle molte gare segnate irrimediabilmente da favori arbitrali che hanno premiato con una incredibile regolarità la squadra di Giuseppe Marotta.

mercoledì 28 febbraio 2024

Ormai chiamatela InterVARzionale: nerazzurri ancora aiutati dal video

Foto di BOOM per Pexels
Ancora una volta, l'ennesima, il VAR condiziona una partita dell'Inter, ovviamente a favore della squadra nerazzurra milanese, opposta all'Atalanta. Mentre al Milan non gliene fa passare una, per uno strano gioco degli opposti.
La vittoria alla fine premia nettamente gli interisti, un 4-0 che, in teoria, non ammetterebbe repliche. Se non fosse che l'Atalanta era passata per prima in vantaggio con l'ex milanista Charles De Ketelaere. Il gol viene prima concesso, poi l'arbitro Colombo viene richiamato al VAR per un impercettibile tocco di mano di Miranchuk. Dopo avere rivisto le immagini, alla fine l'arbitro annulla. InterVARzionale 1 Atalanta 0.
Passano i minuti e l'Inter segna due reti, la prima in netto fuorigioco, la seconda è buona, con sentiti ringraziamenti a Carnesecchi, che contro il Milan aveva parato tutto.
L'Inter raddoppia poi, a inizio ripresa entra in scena ancora il VAR. Ancora un tocco impercettibile, braccio non braccio, largo non largo, questa volta il colpevole è Hateboer. Decide ancora la VAR e decide, ovviamente, a favore dell'Inter. Calcio di rigore. InterVARzionale 2 Atalanta 0.
Ma non basta. Il rigore viene calciato e realizzato (su respinta di Carnesecchi). ma ci sono delle proteste. Forse qualche interista è entrato in area prima del tiro di Martinez. Decide la VAR. Come? Naturalmente a favore dell'Inter. InterVARzionale 3 Atalanta 0.
E si continua a giocare.

domenica 30 luglio 2023

San Siro salvo: la storia non si tocca, il resto sono balle

Tre tifosi milanisti davanti a San Siro (foto Bordignon)
Lo stadio di San Siro (il "Meazza" lo chiamano solo gli interisti, ma venne costruito dal presidente del Milan, Piero Pirelli, per ospitare le gare interne dei rossoneri) è salvo e tutto il resto sono grandi balle.
La 'Scala del Calcio' non verrà abbattuta dopo il vincolo stabilito dalla soprintendenza, alla faccia di tutti coloro che, calpestando la storia e il cuore dei tifosi, tifavano per la distruzione del 'museo vivente' della 'pelota' nostrana per consentire l'edificazione di quella che era chiaramente una speculazione edilizia mistificata sotto la maschera di un 'beneficio' per i due club di Milano.
Con il cuore e la storia però non si scherza e giustizia, alla fine, una volta tanto, è stata fatta.
I fautori del modernismo piangono disperati, lamentando presunti rovesci per le proprie squadre del cuore, quando resti tutto da dimostrare che i nuovi orribili stadi moderni (basti vedere la bruttezza dei nuovi impianti inglesi che ospitano le gare di Arsenal, Tottenham Hotspur e West Ham United, con successive campagne sportive fallimentari) portino benefici ai club di proprietà.
San Siro continuerà a essere lo stadio di Milan e Inter, pronte, a parole, a trasferirsi a San Donato e Rozzano.
Ma le parole, come le cattive intenzioni, spesso le porta via il vento. San Siro invece rimane, piramide immota della storia, orgoglio milanese, leggenda dello sport e dell'architettura moderna.

venerdì 17 marzo 2023

Sorteggi Champions League: Inter-Benfica, derby Milan-Napoli

I foglietti con i nomi delle squadre e le 'palline' (foto sito Uefa)
Si è svolto a Nyon, in Svizzera (sede dell'Uefa) il sorteggio dei quarti di finale di Champions League, con tre squadre italiane presenti, Milan, Inter e Napoli, e il rischio di un nuovo italiano (ma anche milanese!) alle porte.
A presentare il sorteggio il giornalista Pedro Pinto, già presentatore per la CNN, metà portoghese e metà americano, mentre a effettuare l'estrazione delle 'palline' è stato l'ex milanista olandese Patrick Kluivert.
Il responso dell'urna è stato benevolo per l'Inter, mentre l'altra sfida ha visto opposte, nel derby italiano Milan e Napoli.
Il sorteggio del campo di Inter-Benfica è stato poi invertito per evitare la sovrapposizione con il match del Milan.
Sorteggiate anche le possibili semifinali: in questo caso il derby di Milano sarebbe invece possibile, nel caso le due formazioni meneghine passino i rispettivi.

Quarti di finale Champions League (andata 11/12-4 - ritorno 18/19-4) 
1. Real Madrid-Chelsea
2. Benfica-Inter
3. Manchester City-Bayern-Monaco
4. Milan-Napoli

Semifinali Champions League
vincente 4-vincente 2
vincente 1-vincente 3

domenica 4 settembre 2022

Milan-Inter 3-2: Curva Sud spettacolare, campioni contro piangina

La coreografia della Curva Sud prima del derby
Tradizione meneghina, io campione, tu piangina
. Eccolo il doppio striscione esposto dalla Curva Sud del Milan in occasione del derby vinto per 3-2 sull'Inter, corroborato dal solito splendido disegno a pastello grande da ricoprire tutta la curva milanista.
Una coreografia che riprende e conferma la grande qualità dei 'grafici' del tifo rossonero, dal sempre rimpianto Pedro a Pacio. Ed è proprio Marco 'Pacio' Pacini, sul proprio profilo Instagram, a raccontare qualche numero della 'coreo' di questo derby: "Il calendario è stato bastardo e ci ha regalato il derby in casa alla 5ª di campionato, una trentina di 'pazzi' si è messa al lavoro fin da subito, mentre la gente era al mare, tutti i weekend compreso Ferragosto, sotto un sole devastante a temperature improponibili. 5.500mt di stoffa pitturata, 2.300 bombolette, 7.000mt di scotch, 15.000 fogli di plastica colorati, questi sono solo alcuni dei numeri del lavoro mastodontico che abbiamo realizzato per questo derby".
Se lo striscione preparato da tempo ha colto nel segno di una reale tradizione del tifo milanese, con i milanisti storicamente più dediti all'attaccamento alla squadra e gli interisti spesso a caccia di scusanti in occasione delle sconfitte, splendido è stato l''instant' striscione esposto dalla Sud in cui campeggiava un esilarante "Pippo Inzaghi figlio unico", con un evidente riferimento a Simone Inzaghi, allenatore dell'Inter e fratello dello storico attaccante (e poi tecnico) milanista.
Di fronte a una 'coreo' nerazzurra non esaltante ("Io che amo solo te") ancora una volta il Milan ha vinto il derby, prima che sul campo, sugli spalti.

Lo striscione dedicato ai fratelli Inzaghi durante la partita

Milan-Inter 3-2: Maignan l'eroe, Leao una sentenza

La festa del Milan a fine partita (foto sito AC Milan)
Il Derby della Madonnina numero 233 premia il Milan, che vince con merito per 3-2, s'impone su un'Inter che, per dieci minuti nel secondo tempo, sembra poter recuperare lo svantaggio. Ora i rossoneri si collocano temporaneamente in testa alla classifica, assieme al Napoli, in attesa del completamento della giornata.
La squadra rossonera ha vinto la stracittadina in maniera più che meritata, rifilando ai 'cugini' la seconda sconfitta in cinque gare di campionato.
San Siro trasformato in una autentica bolgia e l'Inter che, dopo avere cominciato la gara sotto tono e avere consegnato gioco e campo al Milan, passa per prima al 21' con una fuga centrale di Brozovic, che taglia come il burro la difesa milanista, servito da Correa e scatenato da Martinez.
Poteva essere un colpo da ko, invece il Milan resta in piedi e fa come se nulla fosse, continuando a caricare il 'biscione' e arrivando al pareggio al 28', con Tonali che sfrutta poco oltre la metà campo un banale errore di Çalhanoğlu (al solito principale bersaglio dei fischi e dei cori dei tifosi rossoneri), lancia uno scatenato Leao sulla fascia sinistra, che a sua volta scarica subito un diagonale che piena le dita di Handanovic. Rete, pareggio, San Siro nuovamente scatenato e Milan che ci crede, tanto che raccoglie in pochi minuti altre tre occasioni da gol, con Tonali, Hernandez e Leao.
La ripresa si apre in equilibrio, ma l'occasione buona capita dopo pochi minuti a Çalhanoğlu, che però spreca malamente un calcio di punizione da ottima posizione. Esce allora il Milan, condotto dalla premiata ditta Leao-Giroud, che in campo si trova come la coppia Fracci-Nureyev alla Scala. Al 54' è il portoghese a servire il francese che, ancora una volta, si gira sporcando il pallone quanto basta per superare per la terza volta nella storia Handanovic; al 60' Giroud ricambia il favore a Leao, che si inventa un gol che rimarrà nella storia dei derby, zigzagando sul lato sinistro dell'area, portandosi in solitaria davanti ad Handanovic per superarlo di giustezza.
Inzaghi in panchina si sveglia dal torpore, comprende che Correa non è uomo per le grandi occasioni e lo cambia per Dzeko, mentre Pioli a sua volta toglie De Ketelaere per fare posto a Diaz. I cambi stavolta premiano l'Inter, che trova subito il gol con Dzeko e, nel giro di dieci minuti, inanella una serie incredibile di occasioni, ed è allora Maignan a salire in cattedra compiendo almeno tre interventi decisivi.
La furia nerazzurra si spegne poco prima dell'80', ma c'è spazio ancora per ulteriori occasioni da entrambe le parti, grazie anche agli ulteriori ingressi di Origi e Mkhitaryan, entrambi bravi a creare gioco e palle-gol.
La squadra di Inzaghi ci prova sino alla fine, quando il triplice fischio di Chiffi (buona la sua conduzione arbitrale) sancisce una vittoria rossonera tutto sommato meritata di fronte a un'Inter troppo distratta.

Il tabellino di Milan-Inter dal sito di Livescore

domenica 28 agosto 2022

Lukaku stop, ma gli interisti non si mettano a piangere

La notizia sul sito 'online' de "La Gazzetta dello Sport"
Romelu Lukaku
si ferma, potrebbe saltare il derby e l'esercito del tifo dell'Inter si prepara a versare amare lacrime.
Eppure, anche la stagione scorsa, senza il belga di origine africana, la squadra nerazzurra era considerata la più forte in assoluto, senza alcun problema favorita da tutti nei confronti del Milan.
Quindi è lecito chiedersi: di cosa hanno paura i tifosi del Biscione, se il duetto titolare Martinez-Dzeko, titolare solo fino a pochi mesi fa, veniva considerato il più forte in Italia? Se la riserva superlusso pagata fior di milioni di euro, Correa, era stato automaticamente considerato il 'castiga-Milan' per averlo infilzato ben quattro volte nella sua carriera laziale?
Insomma, lo stop di Lukaku (che poi resta tutto da dimostrare che debba saltare il derby) dovrebbe essere 'calmierato' dall'opinione diffusa secondo la quale la differenza quest'anno, a favore dell'Inter, arrivi proprio dalla forza della panchina. Nessuno osi dire il contrario, quindi, la grande favorita per la vittoria nel derby e nel campionato rimane la squadra dei 'Bauscia'.

martedì 1 marzo 2022

Milan-Inter 0-0, in Coppa Italia tutto rimandato al ritorno

Due protagonisti del derby: Perisic e Florenzi
Finisce 0-0 il derby fra Milan e Inter, andata della semifinale di Coppa Italia, per quello che viene definito 'il migliore dei peggiori risultati' con la regola del gol che vale doppio in trasferta. Tutto rimandato al 20 aprile quindi, con i nerazzurri che avranno il vantaggio del fattore campo, relativizzato, appunto, dal pericolo di subire una rete che avrebbe valore doppio.
Gara agonisticamente bella ma tecnicamente povera e infarcita di errori, che hanno impedito alle due squadre, in particolare al Milan, di andare in rete.
L'Inter è parsa spenta nell'anima e povera nelle idee, il che preoccupa visti i proclami di 'vendetta' della vigilia dopo l'inopinato ko nella sfida di campionato.
Alla fine il pari senza reti allunga l'astinenza dei nerazzurri con il gol, che dura ormai dal 16 febbraio e per ben quattro gare, in cui la squadra di Simone Inzaghi ha raccolto due pareggi (quello esterno con il Genoa in campionato e quello di questo derby) e due sconfitte con Sassuolo in campionato e Liverpool in Champions League.
Il Milan può recriminare per le azioni svolte e sprecate malamente per colpa di errori e imprecisioni in occasione dell'ultimo passaggio.
Non perfetto l'arbitraggio di Maurizio Mariani, che decide di scegliere un metro cosiddetto 'inglese', cosa che non giustifica alcuni evidenti errori come la cintura in area subita da Olivier Giroud da parte di Milan Škriniar in area che ha fatto gridare al rigore i milanisti, sebbene anche nel finale di primo tempo una trattenuta di Hakan Çalhanoğlu da parte di Alexis Saelemaekers abbia sollevato pure qualche dubbio.
I miei TOP 3 della serata:
1. Alessandro Florenzi; 2. Pierre Kalulu; 3. Rafael Leão.
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giovedì 17 febbraio 2022

Inter sconfitta dal Liverpool, Samuela Grillo si consola

Samuela Grillo a "Calcissimo TV"
Samuela Grillo
protagonista di "Calcissimo TV", la trasmissione successiva andata in onda dopo la partita di Champions League, sorride a denti stretti.
L'Inter ha appena perso per 2-0 in casa la gara di andata degli ottavi di finale di Champions League contro il Liverpool, due gol subiti nel finale a fronte di un possesso palla sterile.
Non è stata una brutta prestazione, ma al solito, per l'interista medio, la squadra di Simone Inzaghi ha giocato meglio, avrebbe meritato di più, è mancato solo il gol. Ovvero tutto. Amen, c'è sempre il ritorno.
Intanto la bella Samuela, già partecipante un tempo al concorso di Miss Padania e speaker di Radio Nerazzurra, non si risparmia e mostra generosamente le proprie 'curve', sebbene stavolta non sia seduta sul 'trespolo' d'ordinanza, che ci avrebbe consentito di esplorare voyeuristicamente anche le sue affusolate gambe.


domenica 6 febbraio 2022

Inter-Milan: Oliviero Orgasmo Vero, e io continuo a godere

Il tifo della Curva Sud al derby (foto sito AC Milan)
Il Milan ha vinto il derby contro la seconda squadra di Milano per 2-1 e io godo. Tanto. Eppure, in rapporto, gioisco meno quando il Milan vince il derby rispetto alla sofferenza che provo quando lo perde.
Sono riuscito a passare in tranquillità il 'sabato del villaggio sportivo' che mi avrebbe portato alle ore 18, orario d'inizio della sfida contro 'quelli là', quelli nati 'dopo' e, come si dice, nati 'male'.
In mattinata ho accompagnato mia madre per commissione varie quindi, insieme, siamo stati a fare un giro dei negozi del quartiere, dov'è riuscita a raccogliere le effusioni e gli applausi di chi non la vedeva da tempo per una zona, quella Poliziano/Piero della Francesca, che per una metropoli come Milano è quasi un grande paese', dove in tanti si conoscono e si salutano come un tempo.
Ci siamo regalati anche un pranzo al ristorante dove, per quanto mi riguarda, ho gustato una sogliola alla mugnaia con delle patatine fritte al fiammifero, con un calice di prosecco, una coppetta di maionese deliziosa e un caffè corretto con una grappa barricata che ho goduto con estrema libidine, quasi paragonabile alle due reti di 'Oliviero Orgasmo Vero'.
Tornato a casa ho guardato con simpatia, viste le mie origini, lo splendido programma di TVA Vicenza "Diretta Biancorossa", con la splendida Sara Pinna, sensuale unico sorriso per un Vicenza che sta filando diritto in Serie C.
Arriva il momento del derby, traffico con i fili di DAZN, mi siedo e osservo, irrigidendo la mia espressione sempre di più ogni minuto che passava fino alla marmorizzazione completa al gol di Perišić. Come al solito il 'derby del tifo' lo vinciamo noi, complice la scelta della curva interista di non piazzare gli striscioni (affari loro...): un 'refrain' che ricordo fin dalla fine degli anni '70 e che da allora porta sempre una sfiga immensa. "Eh, ma sugli spalti abbiamo vinto noi"... in campo c'era invece il Piccolo Diavolo di anni '80 memoria.
Comincia il secondo tempo, si mischiano sfiducia, pessimismo cosmico e fatalismo verso l'inevitabile sconfitta, ennesima prostrazione verso un'Inter non impressionante, ma che in confronto a un Milan inesistente sembra di un altro pianeta. Poi... poi arriva lui, anzi lü, implacabile all'improvviso, come un certo Maurizio Ganz.
Mister derby, ovvero Olivier Giroud piazza la prima zampata e poi anche la seconda. Non ci credo, svegliatemi. Non sta succedendo. Ciò che appariva inevitabile assume i contorni dell'incertezza. Anzi, ora più passano i secondi più il traguardo finale diventa sempre più chiaro. Battere l'Inter, vincere il derby, e poi vada come vada.
Stasera è puro 'walking on the moon', osservo in 'loop' le due reti di 'Oliviero Orgasmo Vero', ho ascoltato tutte le interviste, ho osservato con emozione lo sguardo e gli occhi dei miei alfieri rossoneri, ho ascoltato le loro parole ma anche quelle di chi, ahilui, ha perso (spiaze...), godendo ancora di più ascoltando le consuete recriminazioni sugli arbitri che da sempre costellano la storia di quelli 'nati dopo'. Come se la direzione di Guida non fosse stata chiaramente, fin dall'inizio, tesa a ignorare i contrasti, anche duri di gioco, nella consueta direzione definita "all'inglese".
Ma chissenefrega, abbiamo vinto e, per un attimo, sono stato anche sul punto di esporre la bandiera delle 'grandi occasioni'. Poi, giustamente, ci ho ripensato. Nella sua storia il Milan ha vissuto ben altri trionfi che vincere un derby contro quei 'cugini' mai amati. Probabilmente la 'seconda squadra di Milano' vincerà lo scudetto. Ma stanotte quanto godo... e buon derby a tutti!