lunedì 9 febbraio 2026

"Juventus, primo amore", presentata a Milano l'epopea bianconera degli anni '70 e '80

Boniek, Cozzolino e Tardelli (foto Bordignon)
“Juventus. primo amore”
riporta sul grande schermo un decennio che ha segnato la storia del calcio e del Paese. Presentato in anteprima al Torino Film Festival, il documentario di Angelo Bozzolini ricostruisce gli anni 1975-1985, è stato proiettato al cinema Anteo di Milano, alla presenza del regista, oltre che di Marco Tardelli e Zbigniew Boniek.
La decade trattata nel film è quella in cui la Juventus divenne una potenza assoluta, conquistando per la prima volta tutti i trofei nazionali e internazionali disponibili. Ma il film non è solo la celebrazione di una squadra imbattibile: è il ritratto di un’Italia attraversata da tensioni sociali, terrorismo, crisi industriali e profonde trasformazioni culturali.
Bozzolini intreccia immagini d’archivio e testimonianze esclusive di protagonisti e osservatori privilegiati: da Michel Platini a Dino Zoff fino alle voci di Marino Bartoletti, Aldo Cazzullo, Evelina Christillin, Linus, Carlo Nesti e Mariella Scirea. Un coro che restituisce la complessità di un’epoca in cui il calcio diventava specchio del Paese. L’apertura delle frontiere trasformò la Serie A nel campionato più affascinante del mondo, mentre la Juventus, guidata dalla “trimurti” Agnelli–Boniperti–Trapattoni, costruiva una squadra leggendaria capace di dominare in Italia e in Europa.
Il racconto attraversa momenti luminosi e pagine dolorose: la rivalità feroce con il Torino negli anni di piombo, la tragedia dell’Heysel nel 1985, la gloria della Coppa Intercontinentale vinta a Tokyo l’8 dicembre dello stesso anno. Sullo sfondo, il ricordo commosso di figure come Gaetano Scirea e Paolo Rossi, simboli di un calcio che sapeva unire talento, eleganza e umanità.
Bozzolini sottolinea come quel decennio abbia accompagnato il passaggio dall’Italia della crisi post-miracolo economico all’edonismo degli anni Ottanta, tra boom dei consumi e modernizzazione industriale. In questo scenario, la Juventus non fu solo una squadra vincente, ma un modello di organizzazione, visione e resilienza. "Racconto una grande storia di sport e di vita", ha detto il regista, "in cui un club seppe cambiare il volto del calcio italiano, valorizzando giovani straordinari che contribuirono anche alla vittoria della Coppa del Mondo più romantica di sempre, facendo del bene a Torino e al Paese intero".
Nella conferenza stampa milanese ha poi aggiunto: "Un momento che diventa apicale nella storia del nostro Paese. La cosa che mi interessava molto era la vita di questi uomini, perché dietro al gesto sportivo ci sono dei campioni che vivono una loro quotidianità".
Tardelli ha aggiunto: "Credo che questi siano dieci anni meravigliosi della mia vita, che non si dimenticheranno mai. Certo, ci sono state anche molte difficoltà nello stare nella Juventus, avevamo un presidente molto bravo ma anche molto severo. Ho dei ricordi bellissimi dei compagni".
Quindi Boniek: "Eravamo undici titolari, una squadra di amici in cui non c'era rivalità fra di noi. Oggi le squadre sono vaste, c'è più rivalità fra i calciatori. Ho passato tre anni bellissimi, in cui l'unico rimpianto è stata la finale di Atene. Se rigiocassimo contro l'Amburgo dieci partite, sette le avremmo vinte, due pareggiati e una sola persa. Se avessimo vinto quella finale, questo film sarebbe stato molto più lungo".
C'è stato spazio anche per un stilettata alla Juventus attuale: "Cosa manca alla Juventus di oggi? Manca uno che ami alla Juventus", ha detto Tardelli. "Non ho mai avuto un grandissimo rapporto con Andrea Agnelli, ma almeno lui era sul campo, poteva sbagliare, ma amava la Juventus ed era uno con cui poter parlare. A parte che, ormai, sono entrati i francesi e, nonostante abbiano fatto disastri, continuano a esserci". Inevitabile anche un po' di pepe da parte di Boniek, che se la cava con una battuta: "Come finirebbe tra la squadra di allora e quella di oggi? 1-0. Sì, 1-0 per noi, solo 1-0, perché molti non ci sono più e molti hanno 70 anni...".
"Juventus. Primo amore" è un viaggio nella memoria collettiva, un omaggio a un’epoca irripetibile e a una squadra che ha saputo diventare mito.