domenica 5 aprile 2026

Dopo l'Italinter fuori dal Mondiale ritorna il campionato dei piagnoni nerazzurri

Uno dei tanti 'meme' circolanti su Alessandro Bastoni
Eliminata dalla Bosnia nello spareggio mondiale, l’Italia del calcio ha trovato almeno un primato: quello del vittimismo più creativo dell’anno. Altro che pressing alto, qui si gioca a chi piange più forte. E in testa alla classifica, manco a dirlo, c’è quell'Inter che, proprio grazie alla lacrima facile ha ottenuto nella propria storia quasi più trofei di quelli vinti sul campo.
Un vizio che, evidentemente, chi veste quella maglia fatica a perdere. Si prenda il caso di Alessandro Bastoni, vergognoso protagonista di una squallida sceneggiata che ha portato all'espulsione di Pierre Kalulu in una partita, Inter-Juventus che, quanto meno per i bianconeri, decisiva lo è stata, creando loro non poche difficoltà nel prosieguo del torneo. Invece di recapitare le classiche e scontate, dall'ambiente Inter arrivavano clamorose spallucce e, anzi, il colmo, venivano recapitate alla società torinese controaccuse paradossali.
Lo stesso Bastoni causa prima della propria espulsione (ah, il karma) che ha portato all'eliminazione dell'Italia ai Mondiali della pelota. Ma, guai a toccare il 'pupo' prediletto di Casa Marotta: i giornali hanno fatto a gara nel tracciarne profili di demoralizzazione psichica e c'è stato perfino un buontempone che ha èpensato bene di recapitargli in dono il Premio Rosa Camuna (tutti avevano immaginato a un titolo di "Lercio", ma così non era).l’asse nerazzurro, che negli ultimi giorni ha prodotto più lamenti che tiri in porta. Insomma, la linea 'da seguire' per i media è “non disturbare il talento”, che poi magari si offende. Peccato che proprio così talento non sia, a meno che non si giochi nel campionato italiano delle patate.
Degno compare di Bastoni è Federico Di Marco, uno di quelli 'interisti dentro', tipo da curva, uno di quelli che alle sconfitte dell'avversario ci gode, anzi, ci stragode, chiedere al portiere del Verona per maggiori informazioni. Una volta di più, nemmeno per una vittoria della sua squadra, ma per il passaggio del turno della Bosnia ai rigori contro il Galles. Un godimento che (anche lì il karma ci ha messo lo zampino) si è poi dovuto rimangiare con gli interessi dopo l'uscita, sempre ai rigori, contro la formazione della ex-Jugoslavia.
Non dimentichiamoci delle minacce poi rivolte da Francesco Acerbi a un tifoso che lo prendeva in giro dopo la sconfitta nella finale di Champions League.
Ora, dopo un campionato in cui la manina, il fischietto e la VAR arbitrale ha spesso molto più dato all'Inter che agli avversari (o meglio, questo la stagione passata, in questa ha tolto più agli avversari in maniera molto più accorta) l’ambiente interista parla di torti, di furti, di complotti. Una tradizione consolidata che affonda le proprie radici da Massimo Moratti in poi, passando da José Mourinho e le manette, per una squadra il cui 'ciclo' vero e unico è cominciato per la grazia di un dirigente federale che, fino a poco tempo prima, era un suo dirigente. Guido Rossi che, oggi, ahilui, non potrebbe nemmeno volendo testimoniare il contrario. Seguendo un copione consolidato anche il tecnico all'apparenza più morigerato, come Cristian Chivu, ha cominciato ad alzare cortine fumogene e sollevando la presenza di possibili fantasmi: "Vedo, sento, ascolto cose che non hanno a che fare con i valori dello sport che io ho, la gogna mediatica dopo la Juve io non l’ho vista per altri episodi simili. Quando ci sono episodi a sfavore dell’Inter non si dice nulla, spiegatevi voi perché. Chi è primo in Italia è sempre il più odiato…". Queste le sue parole prima di Inter-Roma.
Il paradosso è che proprio chi si sente sempre derubato finisce per essere il più coccolato dal sistema. E forse è questo il punto: quando vivi in una bolla dove ogni critica è lesa maestà, è normale che poi certi atteggiamenti diventino la norma. L’Inter, che da anni si racconta come vittima designata, sembra aver creato un habitat perfetto per generare giocatori, tecnici, dirigenti e tifosi convinti che il mondo ce l’abbia con loro.