![]() |
| Foto tratta da Facebook |
La maglietta commemorativa, andata esaurita in poche ore, è diventata il simbolo di questa partecipazione, pur con qualche polemica sul prezzo (94 euro) e la mancata beneficenza: chi però in questi anni ha scritto libri o realizzato documentari sul terremoto non ha certo lavorato gratuitamente, e il gesto degli sponsor – che hanno lasciato spazio alla sola scritta “Il Friuli ringrazia e non dimentica” – parla da sé.
Tra i momenti più intensi, l’esecuzione dello storico "Stelutis Alpinis" (ripreso anche, in lingua italiana, da Francesco De Gregori) della Julia e il battimani ritmato dello stadio, così come la presenza di centinaia di volontari della Protezione civile, memoria vivente di un modello nato proprio in Friuli. La sfilata dei 45 sindaci dei Comuni colpiti ha ricordato l’estensione e la ferita profonda di quel 1976.
Il minuto di silenzio è stato qualcosa di unico: 25 mila persone immobili, un silenzio assoluto rotto solo da un paio di notifiche sui telefonini. E l’urlo “Grazie alpini” al termine ha chiuso un momento da brividi. Significativo anche il lavoro fatto con la squadra, preparata all’evento attraverso filmati e testimonianze per far comprendere ai giocatori cosa rappresenti quel terremoto per il Friuli.
La vittoria finale per 2-0 sul Torino (una squadra che, dopo la tragedia di Superga) vanta numerosi sostenitori in regione) ha trasformato la commemorazione in una festa completa, ma il senso della giornata andava oltre il risultato. Ancora una volta l’Udinese ha dimostrato di essere un simbolo autentico di questa terra: cambiano proprietà, categorie e giocatori, ma il legame tra i friulani e il bianconero resta immutabile.
