domenica 31 maggio 2026

Milano e l'hockey in dirittura d'arrivo, più sì che no e uno spiffero: il logo biancorossoblù

Un derby Devils-Saima nei primi anni '90
L'hockey e Milano, ormai alla decisione definitiva della lega Ice Hockey League mancano pochissime ore. Il senso di questo nuovo post, in realtà, è solo in un piccolo aggiornamento che arriva da 'fonti dirette', senza andare a scomodare lo splendido articolo di Bernd Freimüller, 'insider' del sito Laola1 ma, soprattutto, in passato scout dei Vienna Capitals e, nella prima decade di questo millennio, all'interno dell'organizzazione degli Atlanta Thrashers in NHL.
Nel pezzo si analizzano nel dettaglio i 'pro' e i 'contro' la vicenda Milano, basta utilizzare un traduttore per avere una visione completa e più chiara di cose in parte già note, ma tutte messe sapientemente in fila.
Riassumendo, come già si sapeva, la situazione è in bilico, ma è anche altalenante: l'idea è che, se Milano metterà i soldi sul tavolo, soldi veri e non presunti, le porte di una lega 'affamata' si apriranno al progetto mentre, se gli argomenti saranno quelli di un 'vedremo, faremo, garantiremo' saranno sopratutto la stragrande maggioranza dei club austriaci a stoppare il tutto.
La presenza del torontino Marco Margiotta non viene vista come un 'plus'.
Milano, intesa come club, vuole dettare le condizioni: o ci prendete adesso oppure mai più e, per una lega ansiosa di migliorare ed estendere la propria immagine come l'attuale Ice Hockey League, questa potrebbe essere una tentazione difficile cui poter resistere.
La replica del 'board' parrebbe essere quella di una controproposta: disputare una stagione in Alps Hockey League, che accoglierebbe il neo-club a braccia aperte. Una condizione che, proprio per mantenere il proprio progetto 'duro e puro', la nuova società meneghina non si sente di poter accettare.
Infine, nodo tifosi, da molti ritenuto fondamentale.
Per chi ritenga infine come discorso primario quello dei colori una notizia importante: il logo presentato sarebbe biancorossoblù. Per la lega però, e per le squadre, l'aspetto cromatico, ai fini della decisione finale, rimane l'ultimo dei problemi.

A QUESTO LINK TROVI L'ANNUARIO DELL'HOCKEY GHIACCIO IN ITALIANO

Parigi, dietro alle violenze nordafricane il fallimento della società multiculturale

Immagine tratta da un video su X
La vittoria del Paris Saint Germain in Champions League ha scatenato scene di inaudita violenza a Parigi. La capitale francese si è risvegliata questa domenica, infatti, tra i fumi degli incendi e le sirene della polizia dopo quella che avrebbe dovuto essere una notte di pura celebrazione. Il successo del PSG, club da anni detenuto nelle mani dei potenti arabi del Qatar, aveva attirato in strada oltre 200mila persone, concentrate soprattutto tra gli Champs-Élysées, la Bastiglia e l’area del Parco dei Principi, la gran parte delle quali di origine nordafricana, come del resto di tale origine è il profilo degli ultras cosiddetti 'parigini'.
Le prime tensioni sono esplose a Porte de Saint-Cloud, dove migliaia di tifosi stavano seguendo la partita davanti al maxi‑schermo. Petardi, fuochi d’artificio e oggetti lanciati contro gli agenti hanno costretto le forze dell’ordine a rispondere con gas lacrimogeni. Da lì, la situazione è degenerata: auto, scooter e biciclette dati alle fiamme, vetrine infrante, saccheggi improvvisati. Una violenza definita “assolutamente inaccettabile” dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez, che ha confermato un bilancio pesante: 416 persone fermate e sette agenti feriti.
Nonostante l’imponente dispiegamento di 22mila agenti in tutta la Francia, di cui 8mila solo a Parigi, la notte è sfuggita di mano. Le immagini diffuse sui social mostrano gruppi organizzati colpire la polizia con batterie di fuochi d’artificio, proprio come succede anche in Italia con i 'maranza', solo all'ennesima potenza, dimostrazione pratica di do0ve l'accoglienza indiscriminata stia portando una decadente società europea.
Scene di guerriglia urbana hanno coinvolto anche altre città francesi come Bordeaux, Montpellier e Grenoble, segno di un malessere che va oltre la semplice “festa degenerata” e che ha visto i francesi di origine nordafricana trovare la scusa per colpire un mondo, quello occidentale che li sfama, che odiano e che chiedono a gran voce di poter distruggere nella più totale impunità.
Le scene viste ieri sera a Parigi e nel resto della Francia dimostrano, semmai ce ne fosse ancora bisogno, il totale fallimento del multiculturalismo.

sabato 30 maggio 2026

NHL playoff: Carolina è un rullo compressore, 6-1 ai Canadiens e finale di Stanley Cup

Il sito degli Hurricanes con il finale
I Carolina Hurricanes volano in finale di Stanley Cup dopo avere travolto in gara-5 i Montreal Canadiens con il punteggio di 6-1, al termine di una gara senza storia fin dall'inizio, che ha confermato la differenza sempre vista sul ghiaccio tra le due squadre n questa serie, a parte la sorprendente gara-1. Anche perdendo due partite all'overtime, i canadesi sono sempre stati sovrastati dagli avversari, sia nella fisicità che nelle conclusioni a rete.
Con questo successo la squadra allenata da Rod Brind'Amour vince il Prince of Wales Trophy, solitamente assegnato alla squadra vincente della Eastern Conference, e in una finale che fin d'ora si preannuncia spettacolare, affronterà i Vegas Golden Knights, alla ricerca di quel trofeo che manca dalla stagione 2005-06. Per la formazione canadese e per il Canada l'ennesima stagione senza l'agognata vittoria di un trofeo che ormai manca dal lontano 1992-93, quando furono proprio i Canadiens a vincerlo nella finalissima contro i Los Angeles Kings (4-1 nella serie).
Ingaggio, pronti, via e dopo sei secondi Jackson Blake scappa e saetta un tiro che sorvola di poco la traversa, e ancora, nel primo minuto, è il goalie ospite, Jakub Dobeš, a salvare due volte su Sebastian Aho e una su Nikolaj Ehlers. Montreal è avvisata. Dopo due minuti arriva però la prima penalità, la subisce Andrei Svechnikov, per un 'tripping' su Lane Hutson. Carolina fino a quel momento ha una percentuale nel penalty-killing del 93,8% nei playoff, e subisce un solo tiro da parte dei Canadiens, che vedono salire il proprio power-play a 1/9 nella serie. Dopo sei minuti e mezzo Jordan Martinook ha l'occasione d'oro: tiro centralissimo ma grande risposta da parte di Dobeš. Regna la confusione ma, dopo dieci minuti, arriva meritato il vantaggio degli Hurricanes: Logan Stankoven viaggia indisturbato verso la gabbia di Dobeš, serve Taylor Hall al centro che appoggia in rete. Il gol viene contestato da Martin St. Louis alla ricerca disperata di una 'interference' sul portiere, ma la 'coach's' challenge' viene respinta e Montreal si becca pure due minuti di penalità. I Canadiens passano indenni la penalità, ma continuano a subire la pressione dei padroni di casa, come finora sempre è capitato nella serie. Carolina colleziona però una seconda penalità, ancora con Svechnikov, ma anche stavolta la superiorità porta a un nulla di fatto, con zero tiri verso la porta avversaria. Arriva invece, letale, la seconda rete dei padroni di casa, su cui stavolta Dobeš ha qualche volta, non intercettando la conclusione di Logan Stankoven, nono gol dei playoff per lui, infilando il decimo assist della post-season di Hall. Passa un minuto e mezzo e Carolina cala il tris, con il disco che rotola nel terzo della difesa canadese, Eric Robinson, scattato in contropiede, lo raccoglie e fulmina ancora una volta l'estremo ceco di Montreal, la dimostrazione di una quarta linea (Carrier-Jankowski-Robinson) molto produttiva. Il primo periodo si chiude con numeri impietosi, tutti a favore degli Hurricanes: 3-0 il risultato, 15-4 nei tiri, 10-5 nelle 'hit'. Carolina finora ha giocato come il gatto con il topo.
Il secondo periodo comincia con una clamorosa occasione per i 'Canes, ma Seth Jarvis, a porta spalancata, manca il poker. Arrivano poi due minuti di penalità per Nick Suzuki ma, almeno in questo caso, i Canadiens riescono a scamparla. I due minuti li prende poi Carolina (Alexander Nikishin per bastone alto), ma ancora una volta la gestione della superiorità da parte di Montreal è desolante. Montreal fatica addirittura a uscire dal terzo e, quando ci riesce, viene punita duramente: arriva così il quarto gol di Carolina, un'esecuzione perfetta con Hall che recupera disco e s'invola a spallate verso Dobeš, che respinge prima del rimbalzo vincente di Jackson Blake. Un minuto dopo arriva la prima occasione della serata per i Canadiens, con un palo, peraltro esterno, colpito da Ivan Demidov. ma ormai è troppo tardi. La partita diventa un monologo, con il pubblico di casa che 'copia' il coro classico di vittoria dei tifosi dei Canadiens. Si prosegue con i Canadiens che subiscono due penalità, la prima contro Lane Hutson (bastone alto), la seconda per troppi uomini sul ghiaccio. Ed è in quest'ultimo caso che arriva la cinquina: tiro dalla distanza di Ehlers, tocco al centro di Jarvis e stoccata vincente di Shayne Gostisbehere. E' il 38'02", e ormai per Montreal la partita di raleigh è come la tortura della goccia sebbene, proprio allo scadere del periodo, Alexandre Carrier scocchi per Montreal uno dei pochissimi tiri pericolosi, deviato però da Frederik Andersen.
Il terzo periodo comincia con un bel tiro di Demidov fuori di poco, segno che Montreal, perlomeno, ci voglia provare. Le squadre sembrano poter giocare in surplace, ma Jordan Martinook trova comunque un buono spunto, su cui Dobeš si impegna con bravura. Nuova penalità pro Canadiens: due minuti a Ehlers per un fallo su Jayden Struble, e un power-play che produce un paio di tiri pericolosi e una mini rissa davanti ad Andersen. Passano pochi secondi e a sedersi sulla panca puniti è Gostisbehere, ancora per gli Hurricanes. E, finalmente, dopo quasi due partite intere, arriva la prima rete dei Canadiens, realizzata da Cole Caufield, sesto gol per lui nei playoff (13 punti in totale, di cui 10 in power-play), lasciato colpevolmente solo davanti ad Andersen. Carolina replica con un bel tiro di Ehlers ben bloccato da Dobeš. A sua volta Andersen para bene lo 'snap-shot' di Newhook. A circa quattro minuti dalla fine St. Louis tenta l'impossibile e toglie il portiere, ma Carolina ne approfitta quasi subito e, a porta vuota, infila la sesta rete con Seth Jarvis e, per completare l'opera, i Canadiens si beccano un'ulteriore penalità per 'too many men on the ice'. Ormai è accademia sul ghiaccio, mentre il pubblico grida "We want the cup!", i fazzoletti bianchi sventolano al Lenovo Center e non si gioca più, tutti si abbracciano e anche per Montreal finisce la tortura, per una serie che ha visto gli Hurricanes dominare il computo dei tiri 166-89.
Il Prince of Wales Trophy viene presentato sul ghiaccio dal commissioner Bill Daly ma, come nel caso dei Vegas Golden Knights e del Clarence Campbell Bowl, anche stavolta tutti si guardano bene dal toccare la coppa, seguendo la tradizione beneaugurante anche se, in questo caso, a una delle due contendenti andrà inevitabilmente male.


venerdì 29 maggio 2026

Milano e l'hockey, sta per scoccare l'ora X

Quando Milano vinceva con Silvio Berlusconi
Mancano ormai poche ore all'ora X, ovvero quella secondo la quale i cosiddetti 'bene informati', la lega Ice Hockey League dovrebbe decidere sull'opportunità di ammettere in prova Milano come nuova realtà dell'hockey europeo.
Un'idea parsa subito naturale dopo il successo di pubblico (peraltro prevedibile) arrivato con le Olimpiadi invernali, su cui erano immediatamente saliti a pavoneggiarsi politici locali e dirigenti sportivi altrimenti assenti. Con il paradosso di una Milano 'olimpica' che, appena ospitata la finale dell'evento hockeistico mondiale più importante dopo le finali di Stanley Cup, si sarebbe ritrovata senza uno straccio di palazzetto dove poter far giocare le proprie future eventuali squadre.
Il movimento di opinione scatenatosi sul web (anche sulle tribune, almeno per quanto riguarda le finali di Coppa Italia nel gennaio di quest'anno) ha mostrato che una base di appassionati a Milano esiste ancora, cui si sono aggiunti moltissimi novizi, coinvolti dai capolavori visti sul ghiaccio olimpico. Quello dei tifosi rimane però uno dei capitoli meno importanti in vista del possibili ritorno dell'hockey a Milano, e forse non è un caso che, da un po' di tempo a questa parte, il silenzio sia nuovamente calato sui 'social', nella trepida attesa della risposta della lega, prevista, vox populi, nella riunione del 1° giugno.

Se vista da Milano, con il consueto autocompiacimento che caratterizza noi italiani, l'ingresso in Ice Hockey League potrebbe apparire quasi scontato, nella realtà le cose stanno in maniera assai diversa. Cercando di analizzare i pro e i contro, si cominci con i primi.
1) Milano è una città molto attrattiva per gli sponsor, soprattutto dopo le Olimpiadi, è centrale nell'accogliere appassionati dalle città circostanti, può creare facilmente una nuova 'fan base'.
2) La lega ha bisogno di novità: sta seriamente rischiando di perdere i Pioneers Vorarlberg, il suo livello sportivo è appena più che mediocre, nulla a che vedere con quella svizzera, deve quindi puntare sul coinvolgimento di nuove realtà.
3) Dopo avere accolto Budapest una nuova città importante garantirebbe nuova linfa a tutto il movimento.
4) la presenza di una squadra giovanile sarebbe già cosa fatta, e arriverebbe dal possibile accordo con i Milano Devils, formazione che continuerebbe a giocare in Italian Hockey League Division 1.
5) L'annuncio della nascita della squadra avvenuto per bocca del presidente della FISG, Andrea Gios, deciso sostenitore del progetto (ovviamente un fiore all'occhiello per la sua imminente ricandidatura ai vertici federali).
6) La società di criptovalute House of Doge, che opera con Dogecoin, è la stessa che si muove alle spalle del Sierre, forte squadra svizzera di Swiss League. I tifosi di Milano sperano che il neonato club possa ottenere anche solo una piccola parte dei successi arrivati con il club elvetico.

Fin qui le note positive. Un po' di più quelle che fanno storcere il naso al mondo hockeistico d'oltralpe, peraltro mai tenero nei confronti del movimento italiano.
1) Della squadra si sa finora il nome di battesimo e la sede, ma nient'altro. Il palazzetto al momento non c'è e verrà costruito 'ex novo' nei pressi della Fiera di Rho. In un interessante articolo su "La Stampa" si legge: "L’impianto di Rho sarà operativo a partire da ottobre 2026, giusto in tempo per l’avvio della prossima stagione sportiva". Evidentemente però chi scrive non sa che l'Ice Hockey League comincia a settembre, le prime amichevoli si disputano a metà agosto e le squadre coinvolte nella Champions Hockey League a fine settembre avranno quasi esaurito il girone di qualificazione. Insomma, buona parte della stagione sarà già stata giocata. Ergo, dove Milano disputerà le sue prime partite casalinghe? Usufruirà di una deroga per poter giocare per oltre un mese solo fuori casa? Oppure convincerà Varese o Lugano a ospitare alcune gare del campionato?
2) Manca totalmente la struttura sportiva: gli unici nomi affiancati al club sono quelli di Chris McSorley e Patrick Curcio. Vero è che una squadra la si può raccogliere in poco tempo, ma in che modo, e con quali risultati?
3) Anche la logistica solleva più di un interrogativo: con la presenza di Milano le squadre dovranno affrontare viaggi più lunghi, soprattutto per le formazioni provenienti dalla parte orientale del campionato (Ungheria e Slovenia) e sarà molto difficile che la lega decida all'improvviso di dividere il torneo in due gironi per accontentare le pretese di una squadra in prova per due anni.
4) Squadre come l'ipotetico Milano o il Ferencvaros di Budapest devono assolvere un periodo di prova iniziale di due anni, con un'ulteriore estensione di due stagioni in caso di successo, e devono fornire non solo una quota di iscrizione, ma anche una garanzia di sponsorizzazione (in denaro o con contratti firmati).
5) Oggi, dietro al progetto Milano, vengono citati solo due investitori: la società di criptovalute House of Doge, che opera con Dogecoin, e l'azienda altoatesina intercom/Dr. Leitner GmbH. L'imprenditore Christof Leitner, con il suo marchio "Realice – Ice Rink Technologies", è già stato coinvolto nella costruzione delle piste di pattinaggio per le Olimpiadi invernali di Milano. Il progetto è supportato anche dalla Federazione Italiana Sport Ghiaccio (il che non significa praticamente nulla), presieduta, come già scritto, da Andrea Gios. Non si hanno notizie di altri imprenditori lombardi coinvolti.
6) Citando l'articolo de "La Stampa", a firma di Oscar Serra e Sara Tirrito: "Sul progetto milanese pesa poi il precedente della Triestina calcio. A febbraio, la Guardia di Finanza ha perquisito la sede della società e le case di 15 persone nell’ambito di un’indagine della procura di Trieste. Le ipotesi di reato sono riciclaggio, falso in bilancio e fatture per operazioni inesistenti nel periodo 2022-2025. In quegli anni, il club è passato per tre proprietà diverse, l’ultima delle quali è House of Doge, legata alla Dogecoin Foundation di Margiotta (Marco Margiotta, nato a Toronto, cittadino canadese, con domicilio a Milano, ndr), che si è detto estraneo alla vicenda e alla gestione presa in esame...". Non proprio un biglietto da visita eccitante...
7) Emerge poi il ruolo dello stato americano del Delaware, ove flussi di denaro sospetti vi sarebbero transitati proprio a partire dalla Triestina, sfruttando l'anonimato e lo schermo societario offerti dallo Stato americano. Resta il fatto che qui si parla di calcio e non di hockey, si badi bene.
8) Perfino il ruolo del pubblico milanese sarebbe stato messo in discussione: quanti sarebbero in realtà i tifosi che seguirebbero le partite casalinghe? Se è vero che un gruppo di speculatori i soldi li farebbe in altro modo, la lega chiederebbe una 'fan base' che fosse qualcosa di più di una curva che, come primo vagito, abbia posto una condizione irrinunciabile, ovvero l'obbligo di vestire i colori rossoblù.

Insomma, a poche ore dal 'giudizio finale' e quasi due mesi dopo la promessa, mai mantenuta, di una presentazione ufficiale dell'ipotetico progetto Hockey Milano al pubblico, i nodi stanno per arrivare al pettine. Servono otto voti a favore su 11 squadre (o 12 se si manterrà il voto dei Pioneers Vorarlberg). I bene informati danno, al momento, il 50% scarso di possibilità di successo, dando per scontato (ottimisticamente) l'appoggio di Bolzano e Val Pusteria, più del primo che del secondo. Ora o mai più, verrebbe da dire, in qualsiasi modo e con qualsiasi genere di cromatismi, pena l'eterno galleggiamento, fatto di passione ma poco altro, che caratterizza da troppo tempo la città più vincente dell'hockey nazionale.

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giovedì 28 maggio 2026

Il terrorismo islamico insanguina la Svizzera, tre accoltellati a Wintherthur

L'apertura 'online' del Corriere del Ticino
L'ennesimo attentato terroristico di matrice islamica insanguina l'Europa. Nulla di nuovo sotto al sole, notizie che ormai passano il silenzio connivente della stampa 'mainstream', secondo cui chi arriva dal Nord Africa deve essere sempre e comunque protetto e 'vittima'.
Il fattaccio stavolta è avvenuto alla stazione di Wintherthur, in Svizzera, pochi giorni dopo un attentato simile a Dietikon.
Un uomo, un cosiddetto 'cittadino svizzero' 31 anni, ha accoltellato tre uomini di 28, 43 e 52 anni, tutti trasportati in ospedale: uno in condizioni gravi, gli altri due con ferite di media entità. L'attentatore è poi stato arrestato dalla polizia cantonale di Zurigo.
Secondo le ricostruzioni diversi testimoni hanno riferito ai media di aver sentito l’aggressore gridare “Allahu Akbar” durante l’attacco, ma la polizia non ha confermato ufficialmente questo dettaglio.
L’operazione di sicurezza è stata immediata: tra le dieci e le quindici pattuglie sono arrivate sul posto in pochi minuti, transennando un’area di circa 100 metri attorno al luogo dell’aggressione. Sul posto sono intervenuti anche la polizia dei trasporti, i servizi di soccorso dell’ospedale cantonale e le unità di protezione e salvataggio di Zurigo. L’ascensore del sottopassaggio è stato chiuso e parte della stazione è rimasta bloccata fino a mezzogiorno per consentire i rilievi tecnici.
Un testimone ha raccontato di aver visto l’uomo “uscire furioso dalla rampa” e tentare di colpire un passante, mentre altri presenti sono fuggiti per mettersi in salvo. “Ho sentito gridare cinque o sei volte, poi silenzio”, ha riferito un altro testimone ai media svizzeri .
Il 31enne è ora in custodia: saranno effettuati accertamenti tecnici prima dell’interrogatorio. Le autorità invitano alla prudenza, sottolineando che al momento non ci sono elementi per collegare l’episodio ad altri attacchi recenti nella regione. L’indagine prosegue in tutte le direzioni.

Spiagge della Salute 2026: prevenzione e benessere tornano in Italia

Foto Ufficio Stampa
La seconda edizione di “Spiagge della Salute” è pronta a partire: dal 7 giugno al 30 agosto dieci località balneari italiane ospiteranno un grande percorso itinerante dedicato alla prevenzione, allo sport e al benessere. L’iniziativa, promossa da A.S.C. Attività Sportive Confederate con la collaborazione del Sindacato Italiano Balneari e il patrocinio del Ministero del Lavoro, porta direttamente sulle spiagge consulti medici gratuiti e attività sportive aperte a tutte le età.
Presentato a Roma nella sede di Confcommercio, il progetto coinvolge professionisti della dermatologia e della nutrizione, grazie alla partecipazione di ADOI e ADI.
Nei due sportelli del “truck della salute” sarà possibile effettuare controlli sulla pelle, ricevere indicazioni sull’esposizione solare e ottenere consigli nutrizionali per affrontare al meglio la stagione estiva. «Trasformare le spiagge in presidi di prevenzione significa rendere la sanità di prossimità una realtà concreta», ha spiegato la presidente di A.S.C., Maria Cecilia Morandini.
Il tour toccherà dieci regioni, da Pescara a Termoli, passando per Toscana, Marche, Basilicata e Puglia. Ogni tappa offrirà anche un ricco programma di attività motorie: beach volley, fitness, yoga, SUP, ballo e dimostrazioni con i cani da salvataggio. Un modo coinvolgente per sensibilizzare cittadini e turisti sull’importanza dell’attività fisica come strumento di prevenzione.
Per i promotori, l’obiettivo è portare la cultura della salute nei luoghi di maggiore affluenza estiva. «Il melanoma e i tumori cutanei sono una priorità crescente: iniziative come questa rafforzano il messaggio della diagnosi precoce», ha ricordato il dermatologo Luca Fania. Sul fronte nutrizionale, Maria Grazia Carbonelli ha sottolineato l’importanza di idratazione e alimentazione equilibrata durante i mesi più caldi.
Accanto agli aspetti clinici, “Spiagge della Salute” punta anche a valorizzare il ruolo sociale degli stabilimenti balneari, diventati veri luoghi di aggregazione. Un progetto che unisce prevenzione, sport e comunità, portando la salute direttamente sotto l’ombrellone.

Congresso EAS, le nuove evidenze cliniche sull’acido bempedoico

Foto di Polina Tankilevitch per Pexels
Il 94° Congresso della European Atherosclerosis Society porta in primo piano una serie di dati che rafforzano il ruolo dell’acido bempedoico (farmaco utilizzato per ridurre i livelli di colesterolo LDL nel sangue) nella gestione delle dislipidemie e nella riduzione del rischio cardiovascolare.
Le 15 presentazioni dedicate a questo trattamento mostrano un quadro sempre più solido, che integra risultati di studi clinici e analisi di real‑world provenienti da diversi Paesi europei.
Tra i contributi più rilevanti spiccano le nuove analisi dello studio CLEAR Outcomes, che confermano l’impatto dell’acido bempedoico non solo sui livelli di LDL‑C, ma anche sulla riduzione di eventi cardiovascolari maggiori, inclusi ictus e tromboembolismo venoso. Un dato particolarmente significativo, perché ottenuto in popolazioni spesso difficili da trattare o non adeguatamente controllate con le terapie standard.
Accanto agli studi clinici, il registro MILOS offre una fotografia della pratica quotidiana: i dati raccolti in molteplici coorti europee mostrano un’efficacia costante e un profilo di sicurezza coerente, indipendentemente dalla terapia di base. Le sotto‑analisi indicano che l’acido bempedoico mantiene la sua capacità di ridurre il colesterolo LDL anche in associazione a regimi terapeutici eterogenei, un aspetto cruciale per i pazienti che non raggiungono i target raccomandati.
Nuovi elementi arrivano anche dall’analisi su pazienti pediatrici con ipercolesterolemia familiare, un gruppo tradizionalmente poco rappresentato negli studi. I dati suggeriscono un potenziale beneficio anche in questa popolazione, ampliando il campo di applicazione clinica e aprendo prospettive per una gestione più inclusiva delle dislipidemie.
«Troppi pazienti europei restano lontani dai propri obiettivi di LDL‑C», osserva il professor Maurizio Averna, sottolineando come le evidenze presentate possano aiutare a colmare questo gap terapeutico. L’insieme dei dati mostrati a EAS 2026 conferma dunque l’importanza di strumenti terapeutici accessibili e flessibili, capaci di adattarsi ai diversi profili clinici e di contribuire a una riduzione concreta del rischio cardiovascolare.

NHL playoff: Carolina domina, ora è a un passo dalle finali di Stanley Cup

L'apertura del sito NHL
I Carolina Hurricanes mettono una mano sulla finale di Stanley Cup dominando i Montreal Canadiens con un netto 4-0 al Bell Centre, portandosi così sul 3-1 nella serie. Una partita senza storia, indirizzata già nel primo periodo da tre gol realizzati in meno di tre minuti, frutto di un 'forecheck' feroce e di una superiorità tecnica e mentale evidente. Frederik Andersen firma il suo terzo shutout di questi playoff, mentre Montreal si scioglie sotto la pressione avversaria, incapace di reagire e sostenuta solo dalle parate di Jakub Dobeš.
Il match si accende al 14'59" del primo periodo: Sebastian Aho, servito da Nikolaj Ehlers, fulmina Dobeš con una conclusione secca dalla destra in power-play. Passano appena 68 secondi e Jordan Staal raddoppia, deviando davanti alla porta un passaggio di K’Andre Miller dopo un’azione insistita sulla destra. Il colpo del 3-0 arriva a 17'46", quando Logan Stankoven chiude un due-contro-uno orchestrato da Jackson Blake, gelando definitivamente il Bell Centre.
Il secondo periodo scorre senza reti, ma è l’unico frangente in cui Montreal prova almeno a respirare, trovando qualche conclusione in più senza però impensierire davvero Andersen. Carolina, pur abbassando il ritmo, mantiene il controllo totale del ghiaccio, vince i duelli e non concede transizioni pulite ai padroni di casa. La frustrazione dei Canadiens cresce, e con essa gli errori: la squadra di Martin St. Louis non trova linee di passaggio, non costruisce zone time e finisce per sbattere contro un muro.
Nel terzo periodo la superiorità degli Hurricanes diventa schiacciante: 19-3 il conto dei tiri, con Montreal incapace persino di uscire dal proprio terzo. I tifosi, ormai rassegnati, arrivano a urlare “Shoot the Puck!” ai loro giocatori, segno di una serata storta sotto ogni punto di vista. L’empty-net di Andrei Svechnikov allunga il punteggio sul 4-0 e chiude una gara dominata sotto ogni punto di vista.
Carolina vola così verso il possibile match point in Gara 5, forte di un record impressionante: 11-1 in questi playoff e 6-0 in trasferta. Una squadra che ha trovato ritmo, identità e profondità, capace di colpire con tutte le linee e di soffocare gli avversari con un sistema difensivo impeccabile. Montreal, invece, deve ritrovare energie e fiducia per evitare l’eliminazione, ma soprattutto deve ritrovare se stessa dopo tre sconfitte consecutive che hanno messo a nudo limiti e mancanza di lucidità nei momenti chiave.
Gli Hurricanes, ora, vedono davvero vicina la finale di Stanley Cup: un traguardo che manca dal 2006 e che, per quanto mostrato in Gara-4, sembra assolutamente alla loro portata.

mercoledì 27 maggio 2026

Sigarette elettroniche e ictus: un rischio ancora sottovalutato

Foto di Matheus Bertelli (da Pexels)
Le sigarette elettroniche vengono spesso considerate un’alternativa più “leggera” al fumo tradizionale, ma le nuove evidenze scientifiche indicano che il vaping potrebbe rappresentare un rischio emergente per il sistema vascolare e, in particolare, per l’ictus. A lanciare l’allarme è A.L.I.Ce. Italia OdV, che invita istituzioni e cittadini a non sottovalutare un fenomeno in rapida crescita, soprattutto tra i giovani.
Negli ultimi anni l’uso delle e‑cig è aumentato in modo significativo, spinto dall’idea che siano meno dannose. Ma gli aerosol rilasciati da questi dispositivi contengono nicotina, sostanze irritanti, composti organici volatili, metalli pesanti e particelle ultrafini: elementi che possono danneggiare l’endotelio, il rivestimento interno dei vasi sanguigni, e favorire processi alla base dell’ictus.
La letteratura scientifica più recente mostra che il vaping può aumentare stress ossidativo, infiammazione, pressione arteriosa e vasocostrizione, oltre a contribuire alla formazione di placche aterosclerotiche. Alcuni studi epidemiologici indicano inoltre un rischio più elevato di eventi cerebro‑cardiovascolari nei consumatori abituali, soprattutto nei dual users, cioè chi usa sia sigarette tradizionali sia elettroniche.
«Le sigarette elettroniche non possono essere considerate innocue», avverte il neurologo Massimo Del Sette, sottolineando la necessità di informare correttamente la popolazione. Preoccupa in particolare la diffusione tra adolescenti e giovani adulti: l’esposizione precoce alla nicotina può anticipare i processi di danno vascolare e aumentare la dipendenza.
Per questo A.L.I.Ce. Italia OdV chiede che le e‑cig vengano incluse tra i fattori di rischio modificabili per l’ictus, accanto a ipertensione, diabete, sedentarietà e fumo tradizionale. «È necessario informare, sensibilizzare e promuovere scelte consapevoli», afferma il presidente Andrea Vianello, ricordando che la prevenzione resta l’arma più efficace per ridurre l’impatto dell’ictus sulla società.
In un contesto in cui il vaping continua a crescere, la sfida è culturale oltre che sanitaria: conoscere i rischi significa proteggere la salute di domani.

La commissaria Anna Soroka: il massacro di Starobilsk "supera i limiti dell'umanità"

Anna Soroka (immagine da Facebook)
L’attacco che ha colpito un dormitorio studentesco a Starobilsk, nella regione di Luhansk controllata dalla Russia, massacrando una ventina fra giovani e studenti quasi tutti fra i 18 e i 20 anni d'età, ha riacceso le accuse e le tensioni attorno all’uso dei droni nel conflitto ucraino. Secondo le autorità locali filorusse, il bombardamento avrebbe provocato vittime tra adolescenti, mentre le operazioni di soccorso sarebbero state ostacolate dal rischio di nuovi attacchi. Non sarebbe la prima volta che le armi di Kiev verrebbero puntate verso la popolazione civile (anche a Capodanno un'abitazione dove si svolgeva una festa familiare era stata distrutta e la famiglia sterminata).
La commissaria per i diritti umani della Repubblica Popolare di Luhansk, Anna Soroka, ha definito l’episodio «un crimine che supera i limiti dell’umanità», sostenendo che «l’Ucraina sapeva perfettamente cosa stava colpendo». La Soroka ha affermato che sul luogo dell’esplosione sarebbero stati trovati «proiettili e motori diversi», attribuendo la responsabilità non solo a Kiev ma anche ai Paesi europei che avrebbero fornito componenti per i droni: «È un attacco collettivo dell’Occidente contro i nostri ragazzi».
Queste dichiarazioni si inseriscono in un contesto in cui entrambe le parti del conflitto si accusano da mesi di colpire infrastrutture civili. Organizzazioni internazionali come l’ONU hanno più volte denunciato attacchi contro scuole, ospedali e aree residenziali, ricordando che colpire civili costituisce una violazione del diritto umanitario. Tuttavia, la verifica indipendente degli episodi nelle zone occupate resta estremamente complessa.
La Soroka ha ringraziato i soccorritori «che, nonostante la minaccia costante dei droni, continuano a scavare tra le macerie», definendoli «eroi». Le sue parole, molto dure verso l’Europa e in particolare verso l’Italia, riflettono un clima di crescente propaganda e contrapposizione, mentre il conflitto continua a colpire soprattutto la popolazione civile, la più esposta e la meno protetta.
Forti critiche sono state rivolte alla stampa internazionale che, in massima parte, ha preferito sorvolare sulla strage, mentre ha puntato i fari sulla risposta russa che ha colpito in maniera comunque limitata Kiev. Certamente, vien da pensare, con la maggiore capacità di precisione di cui è dotata, se la Russia volesse veramente compiere le stesse stragi di civili compiute dall'Ucraina, non avrebbe alcun problema nel farlo. Un giornalista irlandese presente sul posto ha affermato come un pezzo di un drone ritrovato sul terreno avrebbe rivelato la sua fabbricazione italiana.

La salute della donna passa dal controllo del peso

Un momento della conferenza di Milano (immagine Bordignon)
La salute della donna passa anche dal controllo del peso, soprattutto durante la menopausa
, quando metabolismo e ormoni cambiano profondamente. Al Congresso europeo di obesità (ECO 2026), in corso a Istanbul, nuovi dati confermano quanto questa fase della vita renda più difficile mantenere un peso stabile e proteggere cuore, ossa e metabolismo. Secondo la survey W.I.N., per gli specialisti le priorità sono il rischio cardiometabolico (60,2%), l’eccesso di peso (56,8%) e la salute ossea (55,1%). Non sorprende: il 59% delle donne in menopausa aumenta di peso e oltre il 43% convive con obesità.
Come spiega la professoressa Simona Bertoli, «il controllo del peso è un pilastro fondamentale per la salute femminile», perché il calo degli estrogeni favorisce accumulo di grasso addominale e infiammazione. Per molte donne, però, «i soli cambiamenti nello stile di vita non sono sufficienti», motivo per cui servono percorsi integrati e, quando necessario, terapie mirate.
Tra le novità presentate a ECO, un’analisi dello studio STEP UP mostra che le donne trattate con semaglutide hanno ottenuto una perdita di peso significativa in tutte le fasi della vita: pre‑menopausa, transizione e post‑menopausa. Le riduzioni della circonferenza vita — fino al 17,5% — indicano un miglioramento del grasso viscerale, uno dei principali fattori di rischio cardiometabolico.
La ginecologa Raffaela Di Pace ricorda che l’eccesso di peso «accentua l’intensità e la frequenza di vampate e sudorazioni notturne», segnali che possono indicare un rischio cardiovascolare crescente dopo i 50 anni.
Un altro tema centrale è il cosiddetto 'food noise', il pensiero costante legato al cibo. Il professor Uberto Pagotto spiega che farmaci come semaglutide «contrastano efficacemente la fame emotiva e quella spinta incontrollata verso il cibo», migliorando benessere e qualità della vita. Lo studio OUTSTEP 1 mostra che circa l’80% dei partecipanti ha riferito una riduzione significativa dei pensieri persistenti sul cibo.
Infine, la qualità del dimagrimento è fondamentale. Il dottor Fabrizio Muratori sottolinea che «l’obiettivo clinico non è solo scendere sulla bilancia, ma migliorare la composizione corporea complessiva». Nei dati STEP UP, circa l’84% del peso perso è massa grassa, con una buona preservazione della massa muscolare, elemento chiave per la salute metabolica delle donne in menopausa.

Wolfgang Flür a Torino, una dj session a ritmo di "Musik Soldat"

Un momento della serata al Bunker (foto Bordignon)
Wolfgang Flür
arriva in Italia per una data unica, e sceglie l'oscura Torino per un concerto che, in realtà, è una dj session. Del resto, giunto alla veneranda età di 78 anni, è più che giustificato che quello che fu uno dei 'quattro lati' della storica band dei Kraftwerk fra il 1973 e il 1987, si sia limitato a una comparsata nel girare i suoi dischi 'technotronici' di fronte a un discreto pubblico, per quasi un'ora e mezzo di 'concerto'.
Flür costituiva la parte più ritmica e ipnotica dei Kraftwerk: si immagini un concerto del gruppo tedesco (normalmente uno vale per tutti, quasi sempre identici a se stessi) ma, finalmente, abbastanza stravolto rispetto a quelli cui si è soliti presenziare. Almeno quattro i brani riproposti del gruppo: "Pocket Calculator", "Neon Lights", "It's More Fun to Compute" e "Numbers", in versioni mai ascoltate prima e molto più ritmiche.
Flür ha ovviamente presentato il suo ultimo album, "Times", uscito nel marzo 2025, in cui figurano collaborazioni con Boris Blank (Yello), Peter Hook (Joy Division e New Order) e Juan Atkins. Disco che ha provveduto a regalare a fine concerto a colui che indovinasse quale fosse il primo strumento che, da bambino, avesse suonato. Vittoria arrisa a chi scrive, che si è lanciato in una risposta fornita completamente a caso: l'armonica.
Nota di cronaca non secondaria, la 'location' dell'evento: si tratta del Bunker, un affascinante luogo 'postatomico' situato in quella che appare come la periferia della città torinese, in cui si è radunato per l'occasione un uditorio a metà fra gli appassionati della musica suonata dallo stesso Flür e un pubblico 'militante', decisamente orientato verso una politica di estrema sinistra sposata dallo stesso musicista tedesco che, nei video proiettati alle sue spalle, ha più volte richiamato un forte impegno verso l'uguaglianza fra i popoli e l'antinazismo.
"Musik Soldat" era la scritta con tanto di elmetto prussiano proiettato sul telo alle spalle della consolle prima dell'inizio della 'live', e un elmetto prussiano vero e proprio è stato indossato dallo stesso Flür in occasione del finale della serata, con tanto di ironica marcetta e saluto militare. Non male davvero per un uomo che porta (benissimo) i suoi 78 anni... suonati!

NHL playoff: Vegas completa lo 'sweep', per Colorado clamorosa eliminazione

L'apertura del sito NHL
I Vegas Golden Knights accedono alla loro terza finale di Stanley Cup nelle loro prime nove stagioni di vita dopo la vittoria per 2-1 sui Colorado Avalanche, completando lo 'sweep' per 4-0 e confermando una superiorità netta lungo tutta la serie che avrebbe dovuto essere molto più combattuta e che, all'inizio, vedeva proprio la squadra di Denver come favorita naturale, dopo una regular-season fantastica che l'aveva portata a vincere il Presidents’ Trophy (che, ancora una volta, non si dimostra un trofeo 'beneaugurante'). Ai 'cavalieri dorati' va così anche il Clarence Campbell Bowl, la coppa che premia normalmente la formazione vincente della Western Conference.
Nel primo periodo, la partita si sblocca grazie a una giocata che sintetizza perfettamente l’identità di questa Vegas, allenata perfettamente da un vecchio leone della panchina come John Tortorella: Brayden McNabb alza un lob millimetrico per Mark Stone, che parte alle spalle della difesa avversaria e batte Mackenzie Blackwood con freddezza. Una rete che indirizza subito il match e che riflette la capacità dei Golden Knights di sfruttare ogni dettaglio, anche contro un’avversaria abituata a imporre ritmo e volume offensivo.
Il secondo periodo resta bloccato, ma è qui che emerge la chiave della serie: Vegas limita drasticamente le occasioni di Colorado, che pure aveva dominato i turni precedenti con un record di 8-1. La squadra di John Tortorella soffoca ogni tentativo di transizione, vince i duelli lungo le balaustre e mantiene il controllo degli ingaggi (54,7%), impedendo agli Avalanche di trovare continuità offensiva. Carter Hart, quasi perfetto, chiuderà con 20 parate e una sola rete concessa negli ultimi minuti.
Nel terzo periodo arriva il gol che vale la finale: Cole Smith devia il tiro dalla blu di Dylan Coghlan per il 2-0 a quasi sei minuti dalla sirena. È la conferma della profondità del roster di Vegas, capace di trovare protagonisti diversi in ogni partita. Colorado accorcia con Gabriel Landeskog, ma senza mai dare l’impressione di poter ribaltare l’inerzia della gara. Gli Avalanche, come ammesso da coach Jared Bednar, “si sono scontrati con una macchina perfettamente oliata”, incapaci di replicare la brillantezza mostrata fino a quel momento nei playoff.
Nota di cronaca, non secondaria: il gruppo vincente attorno al Campbell Bowl, guidato proprio dal capitano, Stone, si è categoricamente rifiutato di toccare la coppa, un gesto scaramantico ritenuto beneaugurante in vista dell'unica coppa che veramente conti per un giocatore di hockey, ovvero la Stanley.
Con questa vittoria, i Golden Knights attendono ora la vincente tra Carolina Hurricanes e Montreal Canadiens, serie in cui gli Hurricanes conducono 2-1 dopo due successi consecutivi in overtime. Carolina sta dominando sul piano fisico e statistico — 93 tiri a 47 nelle prime tre gare — e ha vinto gli ultimi sei overtime disputati nei playoff, un dato che suggerisce una squadra mentalmente solida e capace di gestire la pressione nei momenti decisivi. Per Vegas, dunque, si profila una finale contro una squadra in grande fiducia, qualunque essa sia. Ma lo 'sweep' contro Colorado — una delle più sorprendenti degli ultimi anni — conferma come i Golden Knights stiano giocando il loro miglior hockey della stagione proprio nel momento più importante.

martedì 26 maggio 2026

NHL playoff: Carolina sfrutta ancora l'overtime ed espugna 3-2 Montreal in gara-3

L'apertura del sito NHL
I Carolina Hurricanes vincono per 3-2 all'overtime anche gara-3 della loro sfida di finale della Eastern Conference contro i Montreal Canadiens, portandosi in vantaggio per 2-1 nella serie. Come gara-2, anche la terza partita, giocata al Bell Centre della metropoli francofona canadese, viene così decisa nei prolungamenti, frutto di una maggiore iniziativa e conduzione del gioco da parte della squadra di Rod Brind'Amour.
Pronti, via, e arriva all'8'24" il primo vantaggio degli ospiti: disco lavorato sulla destra della gabbia difesa da Jakub Dobeš, batti e ribatti, il disco arriva a Mark Jankowski che conclude, il 'goalie' di casa ribatte e allora riprende libero Shayne Gostisbehere, che con un gran tiro insacca la sua prima rete della 'post-season'. I Canadiens trovano il pareggio al 15'28" con Mike Matheson (secondo gol dei playoff per lui), un gran tiro centrale dopo un passaggio da dietro la gabbia di Ivan Demidov. L'equilibrio però dura meno di un minuto, quanto serve a Taylor Hall per riportare avanti i suoi con un tocco dalla breve distanza.
Il secondo periodo si apre con l’unica vera fiammata offensiva dei Canadiens dopo un primo tempo passato perlopiù a inseguire il ritmo di Carolina. La penalità fischiata a Jordan Martinook offre a Montreal un power-play prezioso, trasformato in rete da Lane Hutson: il giovane difensore riceve il passaggio di Cole Caufield e, con spazio sufficiente per avanzare, infila Frederik Andersen con un polsino preciso che vale il 2-2. Il gol ridà energia al Bell Centre, ma non cambia l’inerzia complessiva: i Canadiens faticano a costruire transizioni pulite, mentre gli Hurricanes continuano a mantenere il controllo territoriale e dei ritmi. Carolina, però, non riesce a capitalizzare il proprio volume di gioco, e il periodo scorre tra pochi varchi e molte battaglie lungo le balaustre.
La serata sembra prendere una piega favorevole ai padroni di casa quando Montreal trova quello che pare il gol del sorpasso. La conclusione di Noah Dobson sorprende Andersen e fa esplodere l’arena, ma la panchina di Carolina chiede immediatamente il 'challenge': questione di millimenti ma, dopo una rapida revisione, gli arbitri confermano l''offside', annullando la rete e riportando il punteggio sulla parità. Carolina continua così a dettare i ritmi nel terzo periodo, mentre i padroni di casa tentano di resistere. Nei primi dieci minuti gli Hurricanes concedono un solo tiro verso Andersen, costringendo i Canadiens a ripiegare continuamente. La squadra ospite costruisce due buone occasioni con Hall e Jarvis, entrambe respinte da un attento Jakub Dobeš, che tiene in vita i suoi. Intanto il distacco sui tiri aumenta (29-12 per gli ospiti al 54'. Ed è clamorosa l'occasione che capita sulla stecca di Sebastian Aho che, lanciato solo verso Dobeš, non scarica ma appoggia il disco, il 'goalie' di casa chiude i gambali e impedisce al puck di entrare per quella che sembrava una rete certa. Passano pochi secondi ed è Matheson a trovare il palo esterno respingere la sua conclusione. A due minuti dalla fine una tambureggiante azione degli ospiti trova Taylor Hall pronto alla conclusione, ma ancora una volta, prima Dobeš e poi Guhle bloccano dischi pericolosissimi. Si va all'overtime con gli Hurricanes avanti su tutto: tiri (32-13), hits (29-25) e ingaggi vinti (30-23).
Il supplementare comincia con due occasioni per gli Habs, ma Suzuki e Matheson sprecano il disco. L'inerzia però è tutta dalla parte degli ospiti, un tiro dalla distanza di Jaccob Slavin viene deviato con bravura da Dobeš, poi ci prova Hall e bisogna aspettare sette minuti per la prima conclusione dei padroni di casa (bel diagonale di Alex Newhook). Clamoroso il 3-contro-2 che porta Jalen Chatfield al 69'26" a concludere quasi a botta sicura, ma il tiro è troppo centrale per impensierire Dobeš. Il pubblico invoca una penalità per sgambetto verso Eric Robinson, ma poco dopo sono gli Hurricanes a chidere due minuti, che non saranno concessi, per 'troppi uomini sul ghiaccio' da parte dei Canadiens. Dopo minuti di pressione costante, Carolina trova finalmente il varco decisivo al 74'06": Andrei Svechnikov intercetta un tentativo di uscita di Hutson e mantiene il possesso lavorando il disco lungo le balaustre. Da lì costruisce la giocata che decide la partita: serve un passaggio trasversale verso Seth Jarvis a sinistra, il puck non resta sulla stecca del compagno, ma Jarvis riesce comunque a restituirglielo rapidamente. Svechnikov, in posizione più alta, carica un tiro secco e immediato che attraversa il traffico creato da Aho davanti alla porta e sorprende Dobeš, infilando il puck sotto la traversa per il 3-2 finale. La conclusione, resa letale dallo schermo di Aho, chiude una gara in cui gli Hurricanes avevano limitato Montreal a un solo tiro tra terzo periodo e overtime, confermando la loro impressionante solidità nei supplementari in questi playoff.

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lunedì 25 maggio 2026

NHL playoff: Vegas, leggendaria rimonta e finale in vista, 5-3 a Colorado

L'apertura del sito NHL
La notte della T-Mobile Arena racconta una rimonta storica, che potrebbe indirizzare l’intera finale della Western Conference, ora sul 3-0: i Vegas Golden Knights ribaltano uno 0-3 pesantissimo arrivato dopo i primi venti minuti di gioco, e superano 5-3 i Colorado Avalanche, portandosi sul triplo vantaggio nella serie. Una partita che sembrava già segnata dopo il primo periodo, ma che ha mostrato ancora una volta la resilienza del gruppo guidato da John Tortorella.
Gli Avalanche partono fortissimo. Al 3'21" Gabriel Landeskog apre le marcature raccogliendo il rimbalzo generato dalla discesa di Devon Toews, bravo a trasformare un recupero di Nathan MacKinnon in un’azione pericolosa. Poco dopo è Nazem Kadri a raddoppiare, finalizzando un’azione nata dal passaggio lungo di Josh Manson e rifinita dal tocco di Martin Necas. Il 3-0 arriva addirittura in inferiorità numerica: Jack Drury intercetta un disco vagante e batte Carter Hart in breakaway.
Vegas però non crolla. A 19 secondi dal via del secondo periodo Mark Stone riapre la gara deviando il passaggio di Mitch Marner sul power play. La spinta dei Golden Knights cresce e al 24'05" William Karlsson accorcia ancora, approfittando di un disco perso da Parker Kelly. Il pareggio arriva al 32'46" con Keegan Kolesar, rapido a ribadire in rete dopo la conclusione di Dylan Coghlan.
Il momento decisivo arriva nel terzo periodo: Tomas Hertl riceve un tocco intelligente di Stone, supera Sam Malinski e infila un elegante backhand sopra il guanto di Scott Wedgewood per il 4-3. Nel finale, con Colorado senza portiere, Brett Howden chiude i conti a porta vuota.
Per gli Avalanche, oltre ai gol, da segnalare il rientro di Cale Makar, in pista per oltre 27 minuti. La serata appartiene però a Vegas: Hertl, Stone, Karlsson e Marner hanno guidato una rimonta che vale un match-point pesantissimo. Gara-4 potrebbe ora già decidere tutto.

Il Milan subisce la migliore sconfitta della sua storia

Un'azione della partita (foto sito AC Milan)
Il Milan perde in maniera rocambolesca in casa 2-1 l'ultima partita della stagione contro il Cagliari. Una sconfitta che preclude ai rossoneri l'ingresso in una Champions League che sembrava cosa già fatta e che invece li fa rotolare nella polvere dell'Europa League.
Ma sarà vera catastrofe? Per i tifosi più improvvidi e creduloni certamente, per coloro invece che, da tempo, hanno cominciato a tifare 'contro', non la storia o il club Milan, ma questa sorta di fake' Milan costruito da una masnada di speculatori stranieri, il cui unico obiettivo è quello di raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo, semplicemente no.
Speculatori per i quali il massimo risultato, non è quello di uno scudetto come quello riservato ai tifosi rossoneri dalla coppia Maldini-Massara, ma un semplice sbiadito ingresso in Champions League che faccia tutti contenti (secondo loro): i tifosi della curva ansiosi di farsi riprendere in televisione, i turisti con maglietta, sciarpa incorporata e famigliola al seguito, ma soprattutto gli esponenti di una dirigenza cancerosa, che avrebbero avuto così l'occasione di giustificare le proprie immonde campagne acquisti, gli investimenti a perdere, le vendite surreali dei giocatori migliori (immaginiamo lo 'stappo' in casa di Theo Hernandez) e i vari 'truschi' con il procuratore amico di turno.
La maggior parte dei tifosi 'da selfie' crede adesso troppo frettolosamente che, senza la Champions, la società si impegnerebbe di meno nella costruzione di una squadra vincente. Ma di quale impegno si parla? Da tre anni Gerry Cardinale e i suoi servi si sono messi d'impegno per smontare la squadra dell'ultimo scudetto, letteralmente inventata da Paolo Maldini e fra le più giovani d'Europa. Anzi, è probabile che, obbligati a risalire la china immediatamente, i dirigenti, o pseudo tali, quelli che arriveranno o che rimarranno, saranno obbligati a investire con maggiore oculatezza per fare arrivare giocatori utili a ritrovare l'agognata competizione, ma anche, come conseguenza, fare degli 'upgrade' necessari per riportare il Milan a lottare realmente per lo scudetto.
Milan fuori dal calcio che conta quindi, come è giusto che sia per ricominciare da zero. Il grande Milan, quello indimenticabile costruito da Silvio Berlusconi, partì dalla Serie B. La gioia del vero milanista di oggi è simile a quella di chi visse Milan-Cavese ieri.

domenica 24 maggio 2026

Open House Milano: Lucia Mannella "Osservare la città da una prospettiva diversa"

Lucia Mannella... dall'alto (foto Bordignon)
E' andata in scena questo weekend l'11.a edizione di Open House Milano, una lodevole iniziativa che consente a chiunque di poter visitare luoghi e ambienti altrimenti ai più sconosciuti, ma che rappresentano il 'cuore pulsante' di una città che nei suoi aspetti più semplici sa rivelarsi incredibilmente complessa e ricca di quelle 'nervature' che la rendono unica, almeno in Italia.
Chi scrive ha avuto l'occasione di visitare tre ambienti tutti diversi fra loro e ognuno particolare nella sua unicità, ma ha anche avuto l'occasione di 'sfiorare' la condirettrice della manifestazione, Lucia Mannella, cui per pigrizia, non ha voluto comunque chiedere maggiori informazioni, svelate invece da un breve ma completo servizio di RaiTre, che per l'occasione si trovava nei paraggi con l'inviata Laura Preite. "Il tema scelto per l'undicesima edizione è Milano dall'alto - racconta la Mannella -, che è un invito a osservare la città da una prospettiva completamente diversa. Quindi una visione d'insieme, una vertigine che non disorienta, in un'alternanza di scale progettuali che rendono la complessità della nostra città".
Una vera e propria supercazzola, ma non lontana, pur attraverso questo rigoglioso vocabolario, dalla realtà di un evento singolare e che vale la pena sfruttare nella sua interezza.

Tennis: per la prima volta una cinese vince il Trofeo Bonfiglio

Xinram Sun (foto Bordignon)
Il Trofeo Bonfiglio 2026 in campo femminile va per la prima volta a una tennista cinese, Xinram Sun, classe 2010, numero 10 delle classifiche Junior ITF, che ha superato in due set, 6-2, 7-5, la russa Maria Makarova, pure del 2010 e numero 15 delle classifiche.
E' stato un incontro bello e intenso, vinto con merito dalla tennista cinese, più precisa e costante, mentre l'avversaria ha alternato conclusioni potenti ad altre dove la foga le ha giocato grutti scherzi.
Con la vittoria milanse, la giovane cinese, nativa di Shenzhen ma allenata a Belgrado da Goran Zivotic, ha centrato il suo terzo titolo su quattro tornei giocati nel 2026 nel circuito Under 18.
Il Trofeo Bonfiglio, noto anche come Internazionali d'Italia Juniores, è uno dei tornei di tennis giovanile Under 18 più prestigiosi al mondo. Equiparabile per importanza alle prove del Grande Slam, si svolge ogni anno sui campi in terra rossa del Tennis Club Milano Alberto Bonacossa.
I più grandi nomi del tennis mondiale hanno disputato e vinto il torneo in almeno una occasione: in campo femminile si segnalano le vittorie, fra le altre, di Gabriela Sabatini (1984), Silvia Farina (1990), Anna Kournikova (1995), Adriana Serra Zanetti (1998) ed Elena Rybakina (2017).

Altre due immagini della finale femminile (foto Bordignon)

NHL playoff: gara-2, Ehlers trascina Carolina alla vittoria in overtime a est

Il sito NHL con la foto di Ehlers dopo il gol decisivo
I Carolina Hurricanes lottano, dominano, soffrono, ma alla fine vincono 3-2 all'overtime gara-2 della finale di Eastern Conference contro i Montreal Canadiens, siglando il primo risultato secondo pronostico di queste finali di conference. Il protagonista della serata è senza dubbio Nikolaj Ehlers, autore di una doppietta e della rete decisiva nel prolungamento. Danese, classe 1996, Ehlers è figlio d'arte, con il padre giramondo (con tappe a Klagenfurt, Biel e Berlino versione Capitals) e il figlio cresciuto proprio nelle fila del Biel/Bienne dove, nella stagione del 'lockout' (2012-13), ebbe la discreta fortuna di giocare con Patrick Kane e Tyler Seguin come compagni di linea.
Carolina parte subito forte, un disco sfiorato davanti alla porta dopo pochi secondi e, al primo tiro in porta della gara, passa: merito di Eric Robinson, secondo gol dei playoff per lui, che tocca davanti alla gabbia dei Canadiens un tiro scagliato da William Carrier. Una rete che è il segno di come gli Hurricanes intendano fare pressione sui canadesi, costretti nel proprio terzo a difesa della gabbia a reggere l'urto dei Canes, e alla vana ricerca di quei contropiedi che avevano segnato la prima sfida. Il primo segnale di vita gli ospiti lo danno ottenendo una penalità a favore per un colpo di bastone di Logan Stankoven su Kaiden Guhle, ma il power-play si chiude senza esito. Nel mezzo del nulla Montreal trova il pareggio, anche in questo caso al suo primo tiro in porta (fino a quel momento 5-0 per i padroni di casa): a segnare è Josh Anderson, bravo a deviare sotto la gabbia un passaggio dalla sinistra di Phillip Danault. Poco dopo Carolina sfiora il bis con un palo colpito da Jordan Staal. Il primo periodo si chiude con un nuovo power-play per i Canadiens, che però, anche in questo caso, termina con un nulla di fatto. Sono anzi gli Hurricanes a liberare in maniera pericolosa e a sfiorare la marcatura con un contropiede 2-contro-1 dopo un clamoroso errore di Juraj Slafkovský, che consegna il disco a Sebastian Aho che, a sua volta, libera Seth Jarvis per la più facile delle conclusioni, che però termina a lato. Zero tiri in porta in due superiorità per Montreal ma, soprattutto, 7-2 nel computo dei tiri in porta per Carolina, a sottolineare una partita dominata dai padroni di casa.
L'inizio del secondo periodo chiude senza esito anche la seconda superiorità dei Canadiens, mentre un curioso infortunio occorre al 'goalie' ospite, Jakub Dobeš, con il bastone del Carrier di Carolina che gli si infila tra i pattini impedendone i movimenti per qualche secondo. La gara prosegue comunque senza eccessivi scossoni, con le due squadre guardinghe e attente a non compiere errori: morale, il primo tiro in porta arriva dopo quattro minuti e mezzo (per Montreal). La buona occasione per gli ospiti arriva a metà partita esatta, ma il tiro di Alexandre Texier viene deviato da Frederik Andersen. Al 31'08" arriva anche una penalità per il 'goalie' ospite: Dobeš si prende due minuti per 'interference' verso Mark Jankowski, e in panca ci va Zachary Bolduc. Arriva così il il momento di Ehlers: prima un suo ingresso centrale costringe la difesa di Montreal a ripiegare in affanno, poi si trasforma in uomo della provvidenza andando a siglare il gol del nuovo vantaggio dei padroni di casa, grazie a una rete assolutamente spettacolare: al 37'03" il danese parte dal centro, protegge il disco tra Cole Caufield e Lane Hutson e infila Dobeš con un movimento fulmineo, riportando avanti Carolina. Gli Hurricanes sembrano poter controllare il finale di periodo, ma l'inerzia resta fragile: Montreal, pur limitata a pochi tiri, dà la sensazione di poter colpire in qualsiasi momento.
Il terzo periodo si apre infatti con un cambio di ritmo dei Canadiens che, a furia di spingere, trovano il nuovo pareggio al 52'51", ancora grazie ad Anderson, doppietta per lui e quinto gol dei playoff, lesto a ribadire in rete un rimbalzo davanti ad Andersen dopo una mischia furibonda nel traffico dell'area piccola. Carolina accusa il colpo, arretra per qualche minuto, poi torna a spingere con decisione, sfiorando il nuovo vantaggio con un'incursione di Jarvis e un diagonale di Aho respinto da Dobeš. Il computo dei tiri in porta parla però chiaro: 24-12 al 60'.
Si arriva così all'overtime, dove la partita si decide su un dettaglio e in maniera abbastanza veloce: un disco lavorato da Jalen Chatfield in uscita, un tocco rapido di Jankowski e l’accelerazione di Ehlers, che entra nel terzo offensivo a tutta velocità e batte Dobeš con un tiro secco dal centro dello slot dopo appena 3'29" del supplementare, completando la sua serata da protagonista assoluto e fissando il 3-2 finale. Carolina pareggia così la serie e ritrova certezze in attesa di gara-3 (martedì notte), mentre Montreal torna a casa con la consapevolezza di aver sfiorato un colpo che poteva essere letale, ma anche con la necessità di dover ritrovare maggiore continuità offensiva.

sabato 23 maggio 2026

Raise the Colours, la Gran Bretagna rialza la testa contro l'Islam ma nessuno ne parla

Un momento della manifestazione di Londra
L’Europa vive una fase di tensione crescente, segnata da un’immigrazione percepita come fuori controllo e da governi incapaci di dare risposte credibili. Arriva proprio dalla Gran Bretagna, una delle nazioni più tragicamente colpite dall'immigrazione di massa, una delle risposte più chiare, ma anche più censurate, di quersti mesi: si tratta dell'operazione "Raise the Colours", segnata dalle imponenti manifestazioni di Londra e Manchester, durante le quali centinaia di migliaia di persone (secondo le stime aeree) hanno sfilato sventolando la Union Jack o la bandiera con la Saint George's Cross (la Croce di San Giorgio) inglese, mostrando un malessere profondo: cittadini esasperati da episodi di violenza, degrado urbano e trasformazioni sociali che sentono imposte dall’alto. Il messaggio rivolto a Starmer e al sindaco Khan (un nome un programma) è stato inequivocabile: basta minimizzare, basta ignorare le paure reali della popolazione, provocate in gran parte da uno strato sociale che di britannico non ha quasi più nulla.
In questo clima si inserisce la preoccupazione per una progressiva islamizzazione di parti del continente, alimentata anche da attacchi terroristici sempre più frequenti. Il caso di Modena, con l’auto lanciata sulla folla e la volontà dichiarata di colpire italiani cristiani, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza e sulla gestione di individui radicalizzati già presenti sul territorio europeo.
Molti osservatori denunciano una politica “progressista” che, nel tentativo di evitare tensioni sociali, finisce per non punire con sufficiente fermezza comportamenti criminali, generando la percezione di una sorta di impunità. L’Europa appare così intrappolata in una “anarchia controllata”, dove l’ordine pubblico si regge più sull’inerzia che su una reale strategia.
Il risultato è un contraccolpo politico evidente: dal 'movimento delle bandiere' in Gran Bretagna alla crescita dell’AfD in Germania, le prime risposte arrivano proprio dalle popolazioni autoctone, che chiedono di recuperare sovranità, identità e sicurezza. È il segnale di un continente che non vuole più essere spettatore passivo del proprio destino.

NHL playoff: Vegas concede il bis, Colorado ko a domicilio anche in gara-2

Il sito NHL festeggia i Golden Knights
I Vegas Golden Knights replicano la sorpresa di gara-1 e vanno a imporsi per 3-1 anche nella seconda sfida della finale della Western Conference in casa dei Colorado Avalanche. Un risultato che ribalta i favori del pronostico in attesa della terza sfida della serie, che andrà in scena lunedì notte a Las Vegas.
Gli ospiti non si fanno intimidire ed è Brandon Saad a concludere impensierendo Scott Wedgewood. Mitch Marner ancora protagonista dispensa assist ai compagni e la 'crease' dei padroni di casa viene spesso riempita dagli avanti dei Golden Knights. A metà del primo periodo si fa vedere anche Nathan MacKinnon, la cui conclusione dalla blù viene deviata da Carter Hart. Marner lanciato a rete trova sulla sua strada Wedgewood a negargli la gioia della rete, ma Vegas è viva ed è avanti nei tiri (al 15' sono 12-7). Al 16'59" passa Colorado: azione manovrata degli ospiti, gran tiro dalla linea di Brent Burns, Hart respinge e la replica immediata di Ross Colton si infila alle sue spalle (seconda rete della 'post-season' per lui). Pavel Dorofeyev ha la grande occasione per pareggiare i conti, ma Wedgewood devia con sicurezza il puck tirato dalla breve distanza ,a i secondi finali sono ancora di Colorado, alla ricerca del raddoppio.
Il periodo centrale non cambia l'inerzia della partita, Valeri Nichushkin ha sulla stecca il disco del raddoppio, ma a bloccarne l'esultanza ci pensa ancora Hart. La partita si fa dura e le penalità fioccano, fra cui un contestato 2+2 per Martin Necas che fa infuriare il pubblico di casa. Colorado regge però bene gli assalti avversari e, anzi, guadagna a sua volta una penalità a favore (Jack Eichel in panca puniti). Nazem Kadri ha l'occasione del secondo gol ma spara addosso ad Hart. Gli Avalanche entrano così nel terzo periodo in vantaggio, una situazione che finora gli era valso un 45-0-0, di cui 41-0-0 nella 'regular-season' e 4-0 nei playoff.
Succede poco fino alla rete del pareggio, firmata da Jack Eichel, un gran diagonale che sorprende Wedgewood, la sua prima rete in 11 partite e seconda dei playoff. Passano due minuti e arriva anche il raddoppio di Ivan Barbashev, tiro centrale dal basso verso l'alto. Gli Avalanche si trovano completamente spiazzati, non riescono a replicare e così, nel finale, sono obbligati alla classica scelta di togliere il 'goalie': cambio che serve a poco, perché è ancora Barbashev a infilare la rete sguarnita, firmare la propria doppietta e siglare il successo che porta i Golden Knights sul 2-0. Ora, con il doppio vantaggio nella serie, Vegas potrà godere anche del fattore campo per porre la propria candidatura alla finale di Stanley Cup.

venerdì 22 maggio 2026

NHL playoff: Montreal apre la serie a est travolgendo Carolina

L'apertura del sito NHL
I playoff NHL, cominciati con una sorpresa a ovest, concedono la replica con una sorpresa ancora più grande a est. I Carolina Hurricanes, arrivati alla finale della Eastern Conference con un percorso netto (8-0) devono cedere il passo per la prima volta ai Montreal Canadiens. Al Lenovo Center di Raleigh gli ospiti si impongono infatti con un 6-2 che non ammette repliche grazie a una devastante prima metà di primo periodo, in cui hanno prima recuperato e poi letteralmente ribaltato gli avversari.
Partenza a razzo per i padroni di casa, che insaccano la rete del vantaggio dopo appena 33 secondi con Seth Jarvis. Potrebbe essere la rete che spezza subito l'equilibrio, ma Montreal spegne subito gli entusiasmi grazie a una sbandata difensiva dei padroni di casa, che lasciano Frederik Andersen indifeso, lasciando libero Cole Caufield di infilare l'angolino alto sfruttando un grande assist di Juraj Slafkovský da dietro la gabbia. Si capisce subito che gli ospiti non sono venuti a passeggiare al Lenovo Center: gioco aggressivo, furore su ogni disco, Carolina non se l'aspettava. Sean Walker e Nick Suzuki finiscono in panca puniti e, in 4 -contro-4, Phillip Danault parte in contropiede e infila Andersen senza lasciargli scampo (splendido l'assist di Alexandre Carrier). I padroni di casa paiono lontani parenti del 'team' che non aveva lasciato scampo alle avversarie nei primi due turnio dei playoff: arriva così la terza rete dei Canadiens, quando scocca l'8'11", merito di Alexandre Texier, che sfrutta l'ennesima indecisione della difesa di casa: disco perso nel proprio terzo, Phillip Danault e Kaiden Guhle servono al bacio un cioccolatino che Texier scarta infilando Andersen dalla breve distanza. Pubblico allibito, ma non basta. Passano poco più di tre minuti e arriva anche il poker, con Ivan Demidov, lanciato in contropiede da Alex Newhook. Terza rete per il russo, decimo giocatore dei Canadiens ad avere segnato almeno 3 reti in questa 'post-season'. Carolina usufruisce subito di una penalità a favore (Carrier, bastone alto), per rientrare in partita, ma passano 27 secondi e Sebastian Aho rovina tutto prendendosi due minuti pure lui ('roughing' verso Jake Evans).
Così come il primo periodo, anche il secondo si apre con i migliori auspici per Carolina, che riapre la partita grazie alla splendida rete in 'snap shot' di Eric Robinson (che giunge otto secondi dopo un clamoroso palo di Caufield che avrebbe già potuto chiudere il match), lanciato in contropiede da William Carrier. Tutto torna in bilico? Malgrado l'iniziale pressione dei Canes, soprattutto nei primi minuti dopo il passaggio di metà gara, non proprio, perché i Canadiens si difendono con ordine e riescono a evitare inutili penalità. E, quando uno di loro va a sedersi sulla panchina dei 'cattivi' (Mike Matheson nel finale di periodo), decide di farlo in compagnia dell'avversario (Andrei Svechnikov, per reciproche scorrettezze).
Il terzo periodo comincia in 4-contro-4 e l'imperativo per i Canes di rientrare in partita, ma nei primi quattro minuti il reparto offensivo dei padroni di casa produce un solo tiro. A peggiorare le cose arriva poi la penalità per Jordan Martinook per uno sgambetto ai danni di Guhle. Il power-play che ne segue vede solo una bella conclusione di Slafkovský ma, per il resto, Carolina tiene libero con disinvoltura il proprio terzo. Il tempo però passa e a chiudere i conti ci pensa ancora Slafkovský, che supera la blù, salta come un birillo Svechnikov e infila per la quinta volta Andersen. I Canadiens si difendono con ordine, il tempo trascorre e Carolina appare impotente, con il pubblico silente in attesa di qualcosa che possa cambiare l'inerzia di un match che sembra segnato: al 52' arriva però la penalità di Guhle (una inutile 'interference' su Jackson Blake) che potrebbe riaprire le danze, ma la confusione regna sovrana sotto il cielo di Raleigh e il disco perso malamente in difesa da K'Andre Miller ne è la testimonianza. E mentre il pubblico comincia a sciamare con 5'17" ancora da giocare, Carolina tenta la carta dell'uomo di movimento in più sul ghiaccio. Montreal però non si danna più di tanto e, anzi, realizza il sesto gol in 'empty-net' grazie ancora a Slafkovský, che finalizza un bel lavoro in fase di alleggerimento di Nick Suzuki. La partita si chiude qui, con gli Hurricanes che subiscono in una partita più gol di quanti non ne avessero subiti in totale nella serie del primo turno (5 contro Ottawa) che nel secondo (ancora 5 contro Philadelphia). Per Carolina l'obbligo di pareggiare i conti domenica, quando andrà in scena gara-2.