domenica 3 maggio 2026

NHL playoff: il tris di Carolina inaugura il secondo turno

L'apertura del sito NHL dedicata a Carolina
I Carolina Hurricanes hanno inaugurato il secondo turno dei playoff NHL con una prova di forza netta, travolgendo i Philadelphia Flyers con il punteggio di 3‑0 in Gara‑1 e confermando perché sono la testa di serie numero uno a Est.
Fin dal primo ingaggio, la squadra di Rod Brind’Amour ha imposto ritmo, velocità e precisione, sfruttando al massimo la settimana di riposo seguita allo sweep contro Ottawa. Philadelphia, reduce invece dalla battaglia in sei partite contro Pittsburgh, è apparsa subito in affanno, incapace di reggere l’intensità dei padroni di casa.
Il protagonista assoluto è stato ancora una volta Logan Stankoven, che ha firmato una doppietta e ha esteso a cinque partite la sua striscia di gare consecutive con almeno un gol. Il giovane talento ha sbloccato il match dopo appena 1'31", deviando il tiro di Mike Reilly, poi ha colpito di nuovo nel secondo periodo con un preciso tiro dalla breve distanza.
Fra le due reti di Stankoven si è inserito il 2‑0 di Jackson Blake, autore di una serpentina tra due difensori prima di battere Daniel Vladař con un elegante 'backhand'. Blake ha chiuso la serata con un gol e un assist, mentre Reilly — chiamato a sostituire l’infortunato Aleksandr Nikishin — ha firmato due assist.
Sul fronte opposto, i Flyers non sono mai riusciti a entrare davvero in partita: solo 19 tiri totali, appena 9 nei primi due periodi, e un power‑play sterile (0/4). L’assenza del miglior marcatore stagionale, Owen Tippett, ha pesato, ma la squadra di Rich Tocchet ha sofferto soprattutto la pressione costante dei 'Canes', che hanno vinto quasi tutte le battaglie sul disco, perdendo però (e questa potrebbe essere l'unica reale speranza per i Flyers) sia sui numeri delle 'hits' che negli ingaggi.
A completare il quadro c’è stata la prestazione impeccabile di Frederik Andersen, autore di 19 parate e del suo secondo 'shutout' di questi playoff, il settimo in carriera. Il danese ha trasmesso sicurezza a un reparto difensivo che ha concesso pochissimo e ha respinto ogni tentativo di reazione dei Flyers. Sono lontani i tempi in cui appariva quasi un punto debole nella difesa dei Toronto Maple Leafs.
Il terzo periodo si è trasformato in una sequenza di scintille e nervosismo, con diverse penalità da entrambe le parti, segno della frustrazione crescente di Philadelphia. Ma il risultato non è mai stato in discussione: Carolina ha controllato senza affanni fino alla sirena finale.
La serie ora prosegue con Gara‑2 lunedì a Raleigh, dove i Flyers saranno chiamati a un cambio di passo radicale per evitare di trovarsi subito con le spalle al muro.

sabato 2 maggio 2026

NHL playoff: Buffalo fa la storia, Vegas avanti, Montreal e Tampa Bay a gara-7

L'apertura del sito NHL dedicata a Buffalo
I Buffalo Sabres tornano a vincere una serie playoff dopo 19 anni eliminando Boston. I Tampa Bay Lightning forzano gara‑7 con un successo in overtime a Montreal. A Ovest, i Vegas Golden Knights dominano Utah e avanzano al secondo turno. Questo il breve riassunto della notte dei playoff NHL appena trascorsa.
La notte del 1° maggio ha quindi offerto due verdetti e una gara-7, l'unica uscita da questo primo turno. Nella Eastern Conference, Buffalo ha completato la propria rinascita sportiva: i Sabres hanno battuto i Boston Bruins per 4‑1 in gara‑6 al TD Garden, conquistando la loro prima serie dal 2007. Una vittoria costruita con un avvio travolgente — reti di Tuch e Samuelsson nel primo periodo — e consolidata dal talento dei giovani Benson e Norris. Boston ha provato a reagire con il gol di Pastrnak, ma non è bastato. Per i Bruins, alla prima stagione con Marco Sturm in panchina, arriva un’eliminazione che lascia interrogativi sulla profondità offensiva. Per i Sabres il vero protagonista è stato il portiere Alex Lyon, autore di 25 parate e di una serie chiusa con numeri da élite: 1.14 di media gol subiti e .955 di percentuale parate. Una sicurezza che ha dato fiducia a un gruppo giovane e affamato, guidato dalla panca dal suo 'grande vecchio', Lindy Ruff, 66 anni e tanta energia e storia sulle spalle. Buffalo ora attende la vincente tra Montreal e Tampa Bay.
A Montreal, infatti, la serie tra Canadiens e Lightning ha vissuto un’altra notte di tensione pura: sessanta minuti senza reti e 1‑0 per gli ospiti in overtime, grazie al tocco sotto porta di Gage Goncalves al 9'03" del supplementare. Una partita dominata dai portieri: Andrei Vasilevskiy ha firmato 30 parate e l’ottavo shutout playoff della carriera, mentre il giovane Dobes ne ha registrate 32 dall’altra parte. Una sfida fisica, equilibrata, con quattro gare su sei finite all’overtime e tutte decise da un solo gol. La serie ora si sposta in Florida per una gara‑7 che promette scintille. Nella Western Conference i Vegas Golden Knights hanno chiuso i conti contro gli Utah Mammoth con un netto 5‑1. Mitch Marner, ex Toronto, è stato il trascinatore con due gol e un assist, mentre Brett Howden ha proseguito la sua serie d’oro segnando per la terza partita consecutiva. Il portiere Carter Hart ha risposto con 21 parate, confermando la solidità di una squadra che, da quando è arrivato il 'cattivo' John Tortorella in panca, ha ritrovato identità e ritmo. Vegas affronterà Anaheim nel secondo turno, mentre Colorado-Minnesota è l'altra sfida a Ovest.

venerdì 1 maggio 2026

Carolyn Espley, era lei la splendida cameriera dei Kajagoogoo in "Too Shy"

Carolyn Espley nel video "Too Shy"
Chi si ricorda di quella meravigliosa cameriera bionda che tentava di riposarsi dopo una dura serata di lavoro ascoltano il grande successo "Too Shy" firmato dai Kajagoogoo nel 1983? Sono passati ben 43 anni da quando quel video furoreggiò sulle televisioni di tutto il mondo, mandando in orbita la figura del cantante della band, Limahl, ma anche facendo emergere come figura esempio di stile e bellezza la bella Carolyn Espley, cui si ispirarono moltissime giovani dell'epoca: capelli vaporosi, sguardo delicato, nessun tatuaggio a rovinare quell'immagine cotonata, una camicia bianca e un papillon, simboli di classe ed eleganza.
La storia di Carolyn, comunque, è molto più ricca di quanto molti immaginino e non si limita certo alla mera apparizione in un video che pure è rimasto nella storia della musica.
Canadese originaria di Vancouver, classe 1965, Carolyn nel video, diretto da Simon Milne, interpreta una cameriera che pulisce un nightclub, mentre immagina ballerini di epoche diverse animare la pista da ballo, il tutto mentre i Kajagoogoo iniziano a suonare.ccesso globale.
Oltre al celebre videoclip, la Espley lavorò come modella fra Canada, Stati Uniti e Regno Unito, collaborando con agenzie e fotografi dell’epoca. La sua carriera la portò a comparire in servizi fotografici e campagne pubblicitarie soprattutto nei primi anni ’80, periodo in cui si trasferì stabilmente negli Stati Uniti.
La sua notorietà è legata anche alla vita privata: dal 1988 è sposata con Dennis Miller, noto attore e conduttore televisivo statunitense, con cui ha due figli. La coppia vive a Santa Barbara, California.
Negli anni successivi Espley si è allontanata dal mondo dello spettacolo, dedicandosi alla famiglia e a progetti personali. In rete è conosciuta anche con il nome Carolyn “Ali” Espley, talvolta associato a contenuti lifestyle e fotografia.
A distanza di oltre quarant’anni, la sua immagine nel video di "Too Shy" resta una delle più riconoscibili dell’era New-Wave: un frammento di cultura pop che continua a circolare tra fan, collezionisti e appassionati degli anni ’80.

In Serie B l'anno prossimo il trionfo dei derby veneti

Il Padova salvatosi in B (foto Padova Calcio - Facebook)
La stagione della Serie B 2026-27 si preannuncia quanto mai affascinante per la Regione Veneto, con tre squadre molto probabilmente al via, divise fra loro da rivalità estreme e che riporteranno in auge derby da troppo tempo dimenticati.
Una contro l'altra si ritroveranno via via il Vicenza, che ha ottenuto una storica e dominante promozione dalla Serie C, il Padova, che proprio questa domenica ha avuto la certezza della permanenza in cadetteria, e quasi certamente il Verona (ci perdoneranno gli scaligeri), la cui retrocessione dalla Serie A non è matematica ma, con quattro giornate ancora da giocare e solo 12 punti a disposizione, staccati di 10 punti dalla salvezza, sembra davvero cosa purtroppo già fatta. Il tutto mentre il Venezia stacca il biglietto per la 'massima serie', in cui, a rappresentare il Triveneto, troverà la sola Udinese, per un'altra sfida forse non sentitissima ma di antica data.
Difficile dire quale sarà la sfida più sentita, probabilmente il derby veneto per eccellenza tra Verona (vincitore di uno Scudetto) e Vicenza (una Coppa Italia in bacheca), ma anche il Padova vorrà dire la sua, sia contro i 'cugini' gialloblù che contro quelli 'biancorossi'.
Siano tutti pronti a segnarsi le date: i derby del Veneto che si giocheranno la prossima stagione saranno tutte sfide da non perdersi.

Martiri di Gorla: istituito il Giorno del Ricordo, sarà il 20 ottobre

Il monumento per i Martiri di Gorla (foto Bramfab - Wikipedia)
L’istituzione del Giorno del Ricordo dei Piccoli Martiri di Gorla segna un passaggio significativo nella costruzione della memoria civile italiana. Con l’approvazione del disegno di legge che fissa al 20 ottobre la giornata dedicata ai 184 bambini uccisi nel bombardamento anglo‑americano del 1944, Milano vede finalmente riconosciuta a livello nazionale una delle sue ferite più profonde.
Simone Orlandi, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, ha definito il provvedimento «un grande risultato per Milano e per l’Italia», sottolineando come la memoria di quei bambini debba diventare un monito contro ogni guerra e contro la violenza che ancora oggi colpisce scuole e civili in molte parti del mondo. Orlandi ha ricordato che anche Milano fu bombardata e che la consapevolezza storica è essenziale per costruire una memoria condivisa, ringraziando il sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti per l’impegno sul tema.
Sulla stessa linea si è espresso Samuele Piscina, consigliere comunale e segretario provinciale della Lega, che ha definito la nuova giornata «una scelta giusta e doverosa». Piscina ha però invitato il Comune di Milano a completare il percorso, ricordando l’ordine del giorno approvato lo scorso dicembre che chiede di dedicare la fermata della metropolitana di Gorla ai Piccoli Martiri, includendo nel ricordo anche il corpo docente e il personale scolastico che perse la vita nel bombardamento. «Non ci sono più alibi», ha dichiarato, sollecitando Palazzo Marino a dare seguito a quanto votato dal Consiglio comunale.
La legge, composta da un articolo e cinque commi, è stata presentata da Augusta Montaruli (Fratelli d’Italia) e punta a «conservare, rinnovare e diffondere» la memoria delle bambine e dei bambini martiri delle guerre. Il testo prevede che le scuole possano organizzare cerimonie, incontri e attività dedicate alla strage di Gorla e, più in generale, alle vittime scolastiche dei conflitti, con particolare attenzione alla promozione di una cultura della pace.
Il 20 ottobre diventerà così un appuntamento annuale per ricordare una tragedia che appartiene alla storia di Milano e dell’Italia, ma anche un’occasione per educare le nuove generazioni alla responsabilità, alla consapevolezza e al rifiuto della violenza.

NHL playoff: Anaheim e Minnesota avanti, fuori le 'big' Edmonton e Dallas

L'apertura del sito NHL dedicata ai Ducks
E' stata una notte di playoff NHL che, a ovest, ha chiuso due serie, trovando due protagoniste inattese e due eliminate eccellenti, con due risultati identici che hanno sancito l'eliminazione anche della seconda finalista dell'anno scorso, dopo che i Florida Panthers, campioni in carica, non avevano nemmeno raggiunto la post-season, e il ko per l'ennesima squadra canadese. A difendere lo 'Stato a Nord del Confine' rimangono così i soli Montreal Canadiens.
In California, gli Anaheim Ducks hanno completato l’impresa eliminando gli Edmonton Oilers, finalisti di Conference nelle ultime due stagioni. Il 5‑2 finale è stato il manifesto di una squadra giovane ma già capace di reggere la pressione. Leo Carlsson, Troy Terry e Chris Kreider hanno chiuso la partita con un gol e due assist ciascuno, mentre il portiere Lukas Dostal ha firmato 25 parate decisive, riscattando una serie altalenante. Anaheim ha costruito il successo già nel primo periodo, segnando tre reti e costringendo Connor McDavid, spesso abulico in questo primo turno di playoff, e compagni a inseguire per tutta la gara. Edmonton ha provato a rientrare con Connor Murphy e Vasily Podkolzin, ma senza mai trovare continuità. Per i Ducks è la prima serie vinta dal 2017 (il 4-3 ottenuto al 2° turno proprio contro Edmonton); per gli Oilers, invece, la prima eliminazione al primo turno dal 2021.
A St. Paul, i Minnesota Wild hanno chiuso la loro serie contro i Dallas Stars con un convincente 5‑2. Protagonista assoluto Quinn Hughes, autore di due gol e un assist, incluso il 'game‑winner' nel terzo periodo. Minnesota ha dominato a cinque contro cinque per tutta la serie, con un parziale complessivo di reti di 7‑5, e ha trovato in Matt Boldy la certezza offensiva: anche ieri sera doppietta due 'empty‑net' (in totale per lui sei gol nella serie) per blindare il risultato. Decisivo anche il giovane portiere Jesper Wallstedt, 21 parate e una maturità sorprendente. Per i Wild è la prima qualificazione al secondo turno dal 2015; Dallas, invece, vede interrompersi una striscia di tre apparizioni consecutive nelle finali di Conference.

Hockey: il Friborgo spezza la maledizione e si laurea campione svizzero

Il Friborgo campione (immagine da TeleTicino)
Il Friborgo Gottéron ha scritto la sua pagina più luminosa, conquistando il primo titolo svizzero al termine di una gara‑7 che resterà nella storia. A Davos, nella cattedrale dell’hockey elvetico, i burgundi hanno vinto 3-2 all’overtime, grazie alla rete di Lucas Wallmark al 65'56" in power‑play, spezzando una maledizione che durava da oltre trent’anni e cinque finali perse, anche nei meravigliosi del 'dinamico duo' Bykov-Chomutov.
Un trionfo che è stato il coronamento di una stagione straordinaria, ma anche il finale perfetto per Julien Sprunger, capitano simbolo, 40 anni, 24 stagioni con la stessa maglia. Lui c’era nel 2013, quando il titolo sfumò contro il Berna, e ha sfiorato per pochissimo il leggendario duo russo protagonista degli anni '90.
La partita è stata l’ennesima battaglia di una serie equilibratissima: sette gare, quattro overtime. Il Friborgo è partito fortissimo, avanti 2-0 con Borgström (2'55") e Reber (13'42"). Il Davos ha reagito con Dahlbeck e poi, nel terzo periodo, ha trovato il 2-2 con Zadina in power-play. A due minuti dalla sirena, una traversa ha salvato Reto Berra (goalie anche lui grande protagonista della post-season, che l'anno prossimo passerà al Kloten), preludio a un overtime teso e vibrante. Lì, la penalità di Andersson per ritardo del gioco (un tiraccio sopra al plexiglass che rimarrà a lungo negli incubi del giocatore svedese) ha aperto la porta al gol decisivo di Wallmark.
La festa è esplosa ovunque: 10.000 tifosi dentro la BCF Arena davanti al maxischermo, 15.000 all’esterno. Un’intera città in delirio per un trionfo atteso da generazioni.
Il Gottéron ha sovvertito ogni pronostico. Il Davos aveva dominato la regular season con 117 punti e poi eliminato Zugo e Zurigo Lions, i campioni in carica. Il Friburgo, invece, aveva rischiato l’eliminazione già nei quarti contro il Rapperswil, salvandosi dopo che era stato sotto 3-2 nella serie. In semifinale, il Servette Ginevra veniva travolto in cinque partite.
Il titolo porta molte firme: quella dell’allenatore Roger Rönnberg, vincente al primo anno in Svizzera dopo aver costruito una dinastia al Frölunda, ma spesso in contrasto con la propria squadra e i propri collaboratori a causa di un carettere duro e difficile; quella del portiere Berra, spesso decisivo; quella dei giovani cresciuti in casa e dei veterani che hanno dato identità alla squadra. E c’è anche la mano del direttore sportivo Gerd Zenhäusern, che ha assemblato un gruppo equilibrato, competitivo, capace di unire talento, esperienza e profondità.
Con la modernissima BCF Arena e un progetto tecnico finalmente maturo, il Friburgo Gottéron ha completato la sua trasformazione: da eterna incompiuta a campione di Svizzera.

giovedì 30 aprile 2026

Dua Lipa mangia un piatto di ravioli, si alza la tensione fra Polonia e Ucraina

Dua Lipa mangia i ravioli da Instagram: polacchi o ucraini?
Sui social media dell’Europa dell'Est è bastata una fotografia per accendere un nuovo fronte del già delicato rapporto fra ucraini e polacchi. Tutto nasce da uno scatto della nota cantante Dua Lipa, immortalata a Varsavia mentre mangia dei ravioli. Un utente ucraino ha rilanciato l’immagine sostenendo che la cantante stesse gustando varenyky ucraini. La replica polacca non si è fatta attendere: per Varsavia si trattava invece dei tradizionali pierogi, documentati fin dal XVI secolo, mentre i varenyky – ricordano – compaiono solo nel XIX secolo.
La discussione è rapidamente degenerata, fino a sfociare in rivendicazioni identitarie come il celebre “Leopoli è Polonia”, slogan che riemerge ciclicamente ogni volta che si toccano temi culturali condivisi o contesi. Un semplice piatto di cucina tradizionale si è così trasformato nell’ennesimo terreno di scontro simbolico fra due Paesi che condividono secoli di storia intrecciata e, di questi tempi, decine di migliaia di profughi ucraini in terra polacca, non sempre bene accetti anche perché, come spesso capita, molti immigrati non portano con sé 'buone maniere'.
Negli ultimi anni, anche altre tradizioni sono finite al centro di dispute simili. In Ucraina, ad esempio, si è diffusa la moda di preparare dolci pasquali a forma di agnello, una pratica che molti riconoscono come importata dall’Occidente, e in particolare dalla Polonia.
L’etnografo Yuriy Pukivskyi ricorda che il simbolo dell’agnello pasquale era profondamente radicato nei rituali polacchi e che solo nella prima metà del XX secolo questa usanza arrivò in Galizia, allora parte della Polonia.
Anche i media ucraini hanno confermato questa origine: nel 2021 la televisione pubblica Suspilne Novyny ha trasmesso un servizio intitolato “Come cucinare l’agnello di Pasqua: un dolce tradizionale polacco”, con protagonista il capo dell’Unione regionale dei polacchi di Zhytomyr. Il tema veniva presentato come un ritorno di una tradizione polacca in territorio ucraino, sollevando interrogativi sulla linea sottile tra recupero culturale e “polonizzazione”.
Dai ravioli all’agnello pasquale, ciò che emerge è un quadro in cui cucina, memoria e identità nazionale diventano strumenti di affermazione politica. In un contesto segnato da tensioni storiche e geopolitiche, anche la gastronomia può trasformarsi in un momento di lotta.

Milano Design Week: Santambrogio, il vetro che 'te dominet Milan'

Una notte sui tetti... e il vetro (foto Bordignon)
Il Salone del Mobile non è soltanto la più grande vetrina internazionale del design: è il luogo in cui i brand costruiscono identità, visione e riconoscibilità. Per un marchio come Santambrogio|Milano, che ha fatto della trasparenza e della purezza del vetro il proprio linguaggio, presentarsi in una cornice milanese significa riaffermare un’appartenenza profonda alla città che ne ha visto nascere la filosofia progettuale. Esporre a Milano, nel cuore della capitale mondiale del design, non è un semplice appuntamento fieristico: è un gesto culturale, un dialogo con un pubblico che riconosce la qualità, la ricerca e l’innovazione come valori imprescindibili.
In questo contesto, al settimo piano (con tanto di terrazzo) di una storica abitazione nella zona di Brera, ha preso forma la nuova collezione di sedute in vetro disegnata da Ennio Arosio per la linea Simplicity, un progetto che prosegue la riflessione di Santambrogio|Milano sul rapporto tra materia, forma e percezione. Aperitivo al tramonto, fra le trasparenze dei vetri, osservare il Sole scivolare oltre le montagne e i grattacieli che circondano la città, una fortuna per pochi eletti. 
La poltrona, pensata come elemento singolo, si estende anche alla versione divano in diverse misure, adattandosi a contesti residenziali e contract.
Il vetro come linguaggio progettuale, capace di unire rigore e leggerezza, precisione e immaginazione.
Santambrogio|Milano definisce questo approccio come “il profumo del vetro”, un’essenza più che una firma formale.
Dal debutto al Salone del Mobile del 2003 con la prima cucina interamente in vetro, fino alla collezione Simplicity del 2004 e al progetto architettonico The Glass House, il brand ha costruito una linea visiva fondata su trasparenza, essenzialità e controllo dello spessore come segno identitario. Ogni lastra, ogni bordo, ogni giunto partecipa alla costruzione di un sistema rigoroso.
Un esempio della collezione che ha trovato spazio sui terrazzi di Milano, che la metropoli lombarda sta sempre più riscoprendo, e che anche in questa settimana del design milanese ha accolto visitatori da ogni parte del mondo, regalando scorci di una città che ha saputo regalarsi all'occhio di ama le linee del design, ma anche quelle di una 'skyline' che il mondo invidia.

Altre immagini della terrazza in zona Brera con i vetri Santambrogio (foto Bordignon):


NHL playoff: Vegas vince la partita più assurda, Philadelphia chiude i giochi, Montreal corsara

La consueta 'copertina' del sito NHL
E' stata quasi una notte di follia quella appena andata in scena nei playoff NHL, con tre partite tutte terminate con una vittora con solo un gol di scarto, due in overtime (di cui una in doppio overtime) e un primo verdetto pesante nella corsa alla Stanley Cup, ovvero l'eliminazione della squadra che ha come capitano Sidney Crosby.
E' giusto però partire dalla gara più incredibile: i Vegas Golden Knights si sono portati sul 3-2 nella serie contro gli Utah Mammoth imponendosi per 5-4 nel secondo overtime, accorciando la serie sul 3-2. Che fosse una partita assurda lo si era capito fin dal primo periodo quando, dopo il vantaggio di Utah per opera di John Marino, i Golden Knights avevano pareggiato in power-play nell'ultimo secondo di gioco con Pavel Dorofeyev. Nel secondo periodo Lawson Crouse riportava ancora avanti Utah ma, prima ancora Dorofeyev e poi Shea Theodore ribaltavano il risultato. Nel terzo periodo il ribaltone lo facevano gli ospiti, realizzando due gol con Dylan Guenther e Michael Carcone. La squadra di Las Vegas però non si arrendeva e, a una manciata di secondi dalla fine e dopo avere tolto Carter Hart dalla gabbia per inserire un attaccante in più, coglieva il pareggio grazie ancora a Dorofeyev, autore così di una 'hat-trick' ma, soprattutto, del pari che rimandava la decisione all'overtime. Primi venti minuti senza esito, la partita si decideva nel secondo, grazie a un gol di Brett Howden in inferiorità numerica. Pandemonio e vittoria per i padroni di casa.
I Montreal Canadiens hanno espugnato il ghiaccio dei Tampa Bay Lightning con il punteggio di 3-2, portando così la serie sullo stesso punteggio a proprio favore. 3-2. Brendan Gallagher apre le danze nel primo periodo, Dominic James pareggia nel terzo centrale ma ancora canadesi avanti con Kirby Dach e nuovo pari dei padroni di casa con Jake Guentzel. Decide così la marcatura di Alexandre Texier, la seconda dei playoff, al primo minuto del perzo periodo.
Il primo verdetto della serata arriva invece dalla Pennsylvania, dove i Philadelphia Flyers hanno chiuso la serie contro i Pittsburgh Penguins grazie a un successo per 1-0 all’overtime, firmato dal difensore Cam York al 17'32" del prolungamento. Ma il vero protagonista è stato Dan Vladar, autore di un clamoroso shutout da 41 parate, culminato con una prestazione dominante nei supplementari. Pittsburgh ha avuto diverse occasioni per chiuderla, ma si è scontrata contro un portiere in stato di grazia.


Il ricordo per Sergio Ramelli e le surreali battute del sindaco Sala

Il corteo per Sergio Ramelli (foto Mia News)
Anche questo 29 aprile Milano ha dovuto confrontarsi con una delle ferite più profonde degli anni di piombo: l’omicidio di Sergio Ramelli, studente diciottenne del Fronte della Gioventù aggredito nel 1975 da militanti della Sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia.
Centinaia di militanti dell’area della Destra radicale si sono radunati in piazza Gorini, dando vita al corteo che, ogni anno, raggiunge il murale di via Paladini dedicato a Ramelli. Gli organizzatori hanno invitato i partecipanti a mantenere ordine e compostezza, ricordando non solo Ramelli, ma anche Enrico Pedenovi, consigliere provinciale dell'MSI assassinato nel 1976, e Carlo Borsani, figura della RSI, ucciso nel 1945. In apertura, bandiere tricolori e uno striscione con la scritta “Onore ai camerati caduti”, insieme alla corona destinata al murale.
Come accade da anni, davanti al ritratto di Ramelli si è ripetuta la scena del saluto romano e del grido “Presente”, un gesto che, come era facile prevedere, ha scatenato le polemiche della Sinistra che nulla perdona a chi non la pensi come lei, mentre ai cortei con 'falce e martello' plaude sempre e comunque, malgrado i vandalismi e le violenze che, quasi sempre, li contraddistinguono.
Non poteva mancare l'intervento del sindaco Giuseppe Sala, che per molti è ormai il Primo Cittadino del disordine e colui che ha reso la città mai così insicura come negli ultimi anni. Sul significato di questa ricorrenza Sala ha ribadito come «la società italiana sia pacificata», pur riconoscendo che «esistono comportamenti non in linea con il nostro modo di vivere». Per Sala, il tema oggi non è più la pacificazione — «sono passati così tanti anni che ciò che doveva essere fatto è stato fatto» — ma la necessità di «punire chi tiene atteggiamenti inaccettabili» e, allo stesso tempo, di «abbassare i toni» nella dialettica politica. Una responsabilità che, ha ammesso, riguarda anche la classe dirigente: «Una parte della colpa è di noi politici, che non riusciamo a trasmettere quella tranquillità di cui ci sarebbe bisogno».
Un commento che andrebbe a pennello per le violenze compiute dai manifestanti di Sinistra durante i cortei del 25 aprile e che invece, curiosamente, viene appiccicata a un gruppo sparuto di ragazzi che, ordinatamente, hanno reso omaggio a un camerata assassinato dai cosiddetti 'compagni'.

mercoledì 29 aprile 2026

NHL playoff: Boston ed Edmonton si rimettono in corsa, Minnesota mette la freccia

La 'home page' del sito NHL dedicata a Boston
La notte dei playoff NHL ha offerto tre scontri molto diverse fra loro, ma unite da un filo comune: alla fine, dopo cinque partite, tutte le serie sono ancora vive e tutte sul 3-2.
A cominciare dai Boston Bruins, che sul ghiaccio dei Buffalo Sabres si erano recati sull'1-3 nella serie ed erano pure passati per primi in svantaggio. La partita è invece finita 2-1 all'overtime, una gara durissima decisa dal talento di David Pastrnak, autore del gol partita al 9'14" del prolungamento dopo un errore in uscita di Krebs. Boston, che aveva pareggiato nel secondo periodo con Elias Lindholm, ha ritrovato solidità difensiva e un grande Jeremy Swayman, protagonista con 24 parate dopo la serata difficile di Gara‑4. Buffalo, avanti con il power‑play di Rasmus Dahlin, ha avuto occasioni per chiuderla, ma senza capitalizzare. I Sabres avranno ora il prossimo primo match-point al TD Garden, dove i Bruins cercheranno di impattare la serie.
Stesso discorso per gli Edmonton Oilers, che hanno evitato l’eliminazione con un netto 4-1 sugli Anaheim Ducks, trascinati da un dominante Leon Draisaitl, autore di due gol, e da un ispirato Evan Bouchard, che ha firmato tre assist. Edmonton ha costruito il successo già nel primo periodo (3-0) con le reti di Podkolzin, Hyman e lo stesso Draisaitl, costringendo Anaheim a togliere Dostal dopo tre gol subiti su nove tiri. I Ducks hanno accorciato con Alex Killorn, ma la seconda rete di Draisaitl in power‑play ha chiuso i conti. La serie, ora sul 3‑2 per Anaheim, torna in California per Gara‑6.
Infine, nell'unica serie presentatasi in parità, i Minnesota Wild hanno compiuto un passo enorme verso il passaggio del turno battendo i Dallas Stars con il punteggio di 4‑2 in trasferta e portandosi sul 3‑2 nella serie. Protagonista assoluto Kirill Kaprizov, con un gol a porta vuota e due assist, mentre Matt Boldy ha firmato il decisivo power‑play nel finale del secondo periodo. Importante anche il rientro di Mats Zuccarello, subito a segno. Minnesota ha mostrato compattezza e attenzione, come sottolineato da coach Hynes, mentre Dallas ha pagato l’incapacità di concretizzare le occasioni. Gara‑6 si giocherà in Minnesota, con i Wild a un passo da una vittoria in una serie che manca loro dal 2015.

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NFL: il caso Vrabel agita i Patriots, galeotte le foto con Dianna Russini

Dianna Russini
Quello che inizialmente sembrava un episodio destinato a spegnersi in fretta sta diventando uno dei casi più destabilizzanti dell’off‑season NFL. La posizione di Mike Vrabel, 'head coach' dei New England Patriots, non appare più così solida dopo la pubblicazione delle foto che lo ritraggono in atteggiamenti affettuosi con la reporter Dianna Russini. Se nelle prime ore la convinzione generale era che il suo ruolo non fosse in discussione, la situazione è rapidamente cambiata.
Nuove immagini continuano infatti a emergere a cadenza quasi settimanale, alcune risalenti a diversi anni fa, alimentando un flusso costante da parte dei media. La Russini, travolta dalle polemiche sulla sua condotta professionale, si è dimessa da The Athletic pochi giorni dopo lo scandalo. Oa è Vrabel a trovarsi al centro della tempesta.
Secondo Matt Cannata, CEO di Pro Football & Sports Network, lo scenario più realistico potrebbe essere quello delle sue dimissioni dal ruolo di capo allenatore dei Patriots. Un’ipotesi che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata impensabile per un coach reduce da una stagione chiusa con la partecipazione al Super Bowl. Eppure, i segnali di cedimento ci sono.
Albert Breer, giornalista di Sports Illustrated, ha raccontato che Vrabel «non è più lo stesso da due settimane», descrivendo un allenatore provato. Lo stesso coach ha saltato il terzo giorno del draft, parlando della necessità di stare vicino alla famiglia. Anche i giocatori, interrogati sulla vicenda, hanno preferito non esporsi: un silenzio che pesa.
Il rischio più grande riguarda la credibilità interna. In NFL, un head coach vive della sua capacità diessere un punto fermo. Ora, però, ci si chiede se Vrabel riuscirà a mantenere lo stesso livello di autorevolezza in un contesto in cui il suo nome è sulle prime pagine dei giornali quasi ogni giorno.
Con l’avvicinarsi del training camp, la domanda non è più se i Patriots lo sosterranno, ma se Vrabel sarà in grado di reggere l’urto. Il licenziamento appare improbabile, ma un congedo temporaneo o una uscita volontaria non sono più scenari remoti.

martedì 28 aprile 2026

Milano Design Week: "Il Diavolo veste Prada 2" trasforma la Rinascente in un set

La Rinascente 'veste' Prada (Foto Bordignon)
Milano non è mai stata così cinematografica. Durante la Design Week 2026, la Rinascente ha scelto di trasformare il suo storico 'store' di Piazza Duomo in un omaggio monumentale a Il Diavolo veste Prada 2, attesissimo 'sequel' in arrivo nelle sale italiane questo 29 aprile. Un progetto che unisce moda, design e cultura pop, trasformando l’intero edificio in una vera estensione dell’universo Runway.
Dal 14 aprile al 4 maggio, le vetrine si accendono così di rosso e si popolano di scenografie ispirate al film, mentre due gigantesche décolleté rosse — quasi quattro metri d’altezza, firmate Stefano Seletti — dominano la piazza diventando uno dei simboli più fotografati del FuoriSalone.
Al piano -1, nell’area Air Snake, prende vita la redazione di Runway: l’ufficio di Miranda Priestly, il guardaroba, la passerella, fino a un set fotografico che permette ai visitatori di diventare, per un istante, la nuova copertina del magazine.
Il 23 aprile, Disney Italia e Rinascente hanno celebrato l’uscita del film con un evento di lancio che ha portato nel cuore di Milano oltre duemila ospiti, distribuiti in quattro cinema per l’anteprima italiana. La serata in Rinascente ha richiamato volti noti dello spettacolo, dello sport e del web: da Michelle Hunziker a Roberto Bolle, da Federica Panicucci a Simona Ventura, da Luca Zingaretti a Mara Maionchi, fino a Nina Zilli, Carla Gozzi, Benedetta Parodi e Fabio Caressa.
Il settimo piano dello store ha ospitato cocktail e 'after party', mentre la città si è animata con una speciale edicola pop‑up che distribuisce gratuitamente copie del Runaway Magazine.
Il film, girato anche a Milano, riunisce il cast originale — Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci — e introduce nuovi volti come Kenneth Branagh, Simone Ashley e Lucy Liu. La trama, ancora in parte top secret, segue il ritorno di Andrea Sachs a Runway e il tentativo di Miranda Priestly di reinventarsi nell’era dei social e del fast fashion. Tra le location milanesi scelte per il film spiccano l’Accademia di Brera, la Galleria Vittorio Emanuele II e Villa Arconati, trasformata in una piccola Versailles cinematografica.

Altre due foto Bordignon della Rinascente in versione... Prada:

Ipoparatiroidismo, fra diagnosi complesse e nuove terapie: l'Italia costruisce il suo modello

Foto ufficio stampa
L’ipoparatiroidismo rimane una delle patologie endocrine più difficili da riconoscere e gestire, nonostante i progressi degli ultimi anni. In Italia riguarda tra le 10.000 e le 15.000 persone, spesso giovani adulti, con sintomi che vanno dal formicolio ai crampi, fino a complicanze severe come tetania, convulsioni, nefrocalcinosi e disturbi cardiaci. Una malattia rara, cronica e spesso sottovalutata, che richiede percorsi di cura strutturati e continui.
In occasione della Giornata Mondiale degli Ormoni, Motore Sanità ha dedicato un convegno alla costruzione di un modello nazionale per la gestione dell’ipoparatiroidismo, con l’obiettivo di superare diagnosi tardive e frammentazione assistenziale. «Per decenni è stata una malattia negletta», ha ricordato Maria Luisa Brandi, presidente della Fondazione FIRMO. «Pochi la conoscevano, pochi la curavano. Abbiamo dovuto creare una cultura specialistica praticamente da zero». Oggi, però, la situazione è diversa: «Abbiamo un farmaco registrato e tre nuove molecole in arrivo. L’Italia è stata un campione e i pazienti possono finalmente sentirsi più tutelati».
La Brandi ha però lanciato un monito chiaro: «Non possiamo fermarci davanti a decisioni politiche diverse da regione a regione. Non sarebbe giusto per i pazienti né per chi ha lavorato anni per cambiare la storia di questa malattia».
Anche Fabio Vescini, direttore dell’Endocrinologia dell’ASU Friuli Centrale, ha sottolineato le criticità ancora aperte: «Gli unmet needs restano rilevanti. Mancano PDTA condivisi, c’è una forte variabilità regionale nell’accesso ai centri esperti e l’assenza di registri nazionali limita la raccolta di dati real‑world». A ciò si aggiungono i bisogni dei pazienti: «Serve più educazione, più supporto all’aderenza, più attenzione all’impatto psicologico e sulla qualità di vita».
Sul fronte terapeutico, Domenico Salvatore, presidente dell’Associazione Italiana della Tiroide, ha definito l’arrivo della palopegteriparatide «un passo significativo» e «un cambiamento rilevante nel paradigma di cura». Secondo Salvatore, questa terapia sostitutiva «si avvicina molto di più alla fisiologia dell’ormone endogeno», garantendo «un’esposizione stabile e prolungata» e un controllo più regolare dei parametri metabolici. «La monosomministrazione giornaliera», ha aggiunto, «può migliorare l’aderenza e alleggerire il carico gestionale del paziente». I dati preliminari mostrano anche «una possibile riduzione del fabbisogno di calcio e vitamina D attiva», aprendo prospettive interessanti sulla prevenzione delle complicanze.
Il quadro che emerge è quello di una patologia rara ma sempre più riconosciuta, con un sistema sanitario chiamato — come ricordano gli esperti — a garantire «uniformità», «continuità» e «accesso equo alle nuove opportunità terapeutiche». Un percorso ancora in evoluzione, ma finalmente tracciato.

NHL playoff: Pittsburgh 'vede' Philadelphia, Vegas spegne la rimonta di Utah

La 'home page' di NHL.com
Signori, abbiamo una serie! E' quello che, quasi certamente, hanno detto i vari commentatori nordamericani al termine di gara-5 della Battle of Pennsylvania, vinta sul filo del rasoio dai Pittsburgh Penguins per 3-2 contro i rivali storici dei Philadelphia Flyers che, a loro volta, conducono la sfida per 3-2 e che dovranno tornare sul proprio ghiaccio a giocarsi la qualificazione in gara-6.
Pittsburgh può così ancora sperare nel miracolo, condotta per mano dal suo capitano, il numero 87 per antonomasia, Sidney Crosby (due assist per lui), che con stanotte ha raggiunto la vittoria numero 100 in post-season.
L'ha decisa il secondo 'game-winning-goal' dei playoff di Kris Letang, primo difensore dei Pens a riuscire nell'imnpresa, dopo che Elmer Soderblom all'inizio del primo periodo e Connor Dewar all'inizio del secondo avevano portato i nero-oro sul 2-0. La reazione di Phila non si faceva attendere, e arrivava con la rete di Alex Bump (appena 12 secondi dopo il secondo gol dei Penguins), cui faceva seguito il pari di Travis Sanheim, con il secondo assist della serata di Rasmus Ristolainen. Nel finale di periodo la rete di Letang.
Nel terzo periodo vani gli assalti dei Flyers, compreso quello con l'uomo in più: i Penguins coglievano due pali a porta vuota e, alla sirena finale, classica 'fasolada' con colpi proibiti per ricordare che gara-6 avrà giusto quel 'filo' di tensione...
Ha dell'incredibile la sfida andata in scena a Salt Lake City, dove i Vegas Golden Knights hanno impattato la serie 2-2 contro gli Utah Mammoth imponendosi 5-4 all'overtime.
Una gara folle, con gli ospiti avanti fino a tre reti di vantaggio, siglate da Pavel Dorofeyev e Brett Howden (in inferiorità) nel primo periodo e da Cole Smith all'inizio del secondo, ma con i padroni di casa bravissimi nel rimontare con Nick Schmaltz e Ian Cole nel drittel centrale, mentre Michael Carcone e Clayton Keller addirittura ribaltavano la situazione nell'ultimo periodo, prima del pareggio conclusivo di Brett Howden. All'overtime era poi Shea Theodore a regalare a Vegas la vittoria dopo 19'08" di gioco.


Il professor Danilov critica la Polonia e l'invenzione della 'minaccia russa'

Secondo Dmitry Danilov, docente del MGIMO (Istituto statale di Mosca per le relazioni internazionali) e responsabile del Dipartimento di Sicurezza Europea dell’Istituto d’Europa dell’Accademia Russa delle Scienze, il governo della Polonia starebbe alimentando deliberatamente la narrativa di un imminente “attacco” russo per ragioni politiche interne. In un’intervista a Ukraina.ru, l’analista russo sostiene che i leader polacchi avrebbero bisogno di mostrare all’opinione pubblica di essere arrivati “al limite”, rafforzando così la percezione di una minaccia esterna capace di compattare la società attorno alle élite al governo.
Le dichiarazioni del premier Donald Tusk — secondo cui la Russia potrebbe colpire un Paese NATO “entro pochi mesi” — si inseriscono in questo quadro. Parallelamente, Polonia e Francia stanno preparando esercitazioni congiunte sul Mar Baltico, con caccia Rafale e scenari che includono la simulazione di un attacco nucleare contro obiettivi russi. Un contesto che, per Danilov, contribuisce ad amplificare la tensione.
Interrogato sulla possibilità che tali affermazioni possano preludere a un attacco preventivo europeo, l’esperto non esclude scenari estremi, ma invita a guardare alle motivazioni politiche: la “minaccia russa”, afferma, è un argomento che in Polonia ha perso efficacia e necessita quindi di essere rilanciato. Da qui la costruzione di un quadro emergenziale che suggerisce un’aggressione imminente.
Il professor Danilov collega inoltre questa strategia alla situazione internazionale: la guerra in Medio Oriente avrebbe destabilizzato le relazioni transatlantiche, rendendo conveniente per Varsavia spostare l’attenzione dell’elettorato su un fronte maggiormente conosciuto. In questo senso, la retorica sulla cosiddetta “aggressione russa” diventerebbe uno strumento per ricompattare il consenso interno.

Stati Uniti: i democratici alzano i toni, dito puntato contro la portavoce di Trump

Karoline Leavitt in una foto tratta da Fox News
Hakeem Jeffries
ha scelto di non arretrare di un millimetro. Durante una conferenza stampa particolarmente tesa, il leader democratico alla Camera degli Stati Uniti ha ribadito la propria intenzione di portare avanti quella che ha definito “maximum warfare” contro le strategie di ridisegno dei collegi elettorali dei repubblicani. Alle critiche, Jeffries ha risposto senza esitazioni: “Non me ne importa nulla”, un messaggio diretto tanto ai suoi avversari quanto ai commentatori che lo accusano di alimentare un clima politico già incandescente.
Le sue parole arrivano all’indomani del terzo presunto tentativo di attentato contro il presidente Donald Trump, episodio che ha riacceso il dibattito sull'uso della retorica in politica e sui suoi effetti. Jeffries ha però respinto ogni collegamento, ricordando che l’espressione “maximum warfare everywhere, all the time” era stata utilizzata in passato da una fonte anonima della Casa Bianca, e accusando i repubblicani di ipocrisia.
Il leader democratico ha poi attaccato duramente la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, definendola una “disgrazia” e una “bugiarda”, dopo che quest’ultima aveva imputato ai democratici un linguaggio ostile che, a suo dire, avrebbe contribuito a legittimare l'attentato contro il presidente Trump. La Leavitt ha insistito sul fatto che anni di retorica aggressiva avrebbero alimentato comportamenti estremi da parte di individui mentalmente instabili.
Anche il National Republican Congressional Committee è intervenuto, accusando Jeffries di “scherzare col fuoco” e di non voler riconoscere i rischi di un’escalation verbale.

lunedì 27 aprile 2026

NHL playoff: Colorado completa lo 'sweep' mentre le canadesi piangono

Da una parte una vittoria netta, che sancisce lo 'sweep' con cui i Colorado Avalanche hanno spazzato i Los Angeles Kings ribadendo così il proprio ruolo di 'contender' per la Stanley Cup, dall'altra due vittorie in rimonta, ottenute sul filo del rasoio, ai danni di due formazioni canadesi. Si riassume così l'ultima notte dei playoff NHL.
I Colorado Avalanche hanno quindi completato lo 'sweep' sui Los Angeles Kings con un netto 5-1, confermando la propria superiorità lungo tutta la serie. Nathan MacKinnon, rimasto relativamente silente nelle prime tre gare, ha firmato due gol e un assist, guidando gli Avalanche a un successo mai in discussione. Le reti di Makar, Roy e Toews hanno costruito un margine solido, mentre Wedgewood ha risposto presente con 24 parate. Per Los Angeles, l’unica nota emotiva è stata l’ultima partita in carriera di Anze Kopitar, salutato da una standing ovation del pubblico della Crypto.com Arena.
La serie fra Montreal Canadiens e Tampa Bay Lightning ha vissuto invece un ribaltamento clamoroso: Tampa Bay ha rimontato da 0-2 e si è imposta 3-2, pareggiando il confronto sul 2-2. Protagonista assoluto Brandon Hagel, autore di una doppietta nel terzo periodo, compreso il gol decisivo a meno di cinque minuti dalla sirena. Guentzel ha riaperto la gara nel finale del secondo periodo, mentre Kucherov e Moser hanno firmato due assist a testa. Montréal, avanti grazie alle reti di Bolduc e Caufield, ha pagato caro un terzo periodo troppo falloso e l’incapacità di contenere la pressione offensiva dei Bolts.
Ribaltone anche in California, dove gli Anaheim Ducks hanno superato gli Edmonton Oilers, partiti fortissimo, all'overtime per 4-3, ipotecando così la serie, ora sul 3-1. I canadesi, pieni di 'stelle', avevano chiuso il primo periodo avanti di due reti, realizzate da Kasperi Kapanen e Ryan Nugent-Hopkins (in power-play), ma nel terzo centrale due superiorità di Cutter Gauthier e Mikael Granlund riequilibravano la situazione. Nell'ultimo periodo Evan Bouchard (ancora in power-play) per gli Oilers e Jeffrey Viel per i Ducks portavano il match all'overtime dove, dopo due minuti e mezzo, era Ryan Poehling, con il suo terzo gol della serie, a decidere il match.

domenica 26 aprile 2026

NHL playoff: Carolina completa lo 'sweep', Minnesota fa 2-2, Pittsburgh tenta l'impresa

L'apertura del sito dei Carolina Hurricanes
Mai come nell'ultima notte dei playoff NHL si è messo in luce tutto l'ambiente che di cui è ricca ogni partita della postseason: scontri duri, a volte oltre il limite della correttezza, infortuni senza sceneggiate, ma con giocatori realmente portati fuori a braccia, confronti a mani nude e entrate cattive, con la volontà di colpire l'avversario. E, alla fine, stretta di mano e pacca sulle spalle. Un qualcosa che parrebbe avere dell'incredibile, se non fosse che lo si è visto durante la quarta (e ultima) sfida tra Ottawa Senators e Carolina Hurricanes. Alla fine hanno vinto gli ospiti per 4-2, con relativa serie e 'sweep' (ovvero serie vinta per 4-0 e avversario... spazzato). Una partita a ritmi folli che ha visto Carolina superiore dal punto di vista del gioco ma che Ottawa ha cercato di riequilibrare mettendo sul ghiaccio tutta la propria fisicità. Due esempi? La terribile carica di Tyler Kleven ad Alexander Nikishin, con quest'ultim orimasto quasi esanime sul ghiaccio e costretto a lasciare la partita quasi privo di senso, o la 'caccia all'uomo' dei Canes verso il già infortunato Thomas Chabot. Taylor Hall apriva le danze per gli ospiti verso la fine del periodo centrale, raggiunto quasi subito dalla terza rete nei playoff realizzata da Drake Batherson, concretizzando una fra le tantissime superiorità ottenute dai Sens, ma mai sfruttate (compresi due 5-contro-3). Nel terzo periodo prima Stankoven e poi Aho chiudevano i conti, Cozens tenatava di riaprirli (Ottawa con un uomo in più sul ghiaccio) e ancora Aho (ancora in empty-net) fissava il risultato finale. A Ottawa il rimpianto di una post-season in cui le sue bocche da fuoco, in particolare Brady Tkachuk e Tim Stützle, hanno decisamente tradito le attese e in cui la difesa ha dovuto quasi subito fare a meno di due infortunati importanti come Sanderson e Zub.
Un'altra gara sul filo del rasoio è stata quella che ha visto i Minnesota Wild imporsi all'overtime sui Dallas Stars con il punteggio di 3-2. Serie impattata sul 2-2 grazie alla rete di Matt Boldy al 19'31" del prolungamento, dopo che i texani erano passati per primi nel primo periodo con la quarta rete nei playoff di Jason Robertson, temporaneo pari di Brock Faber, nuovo vantaggio ospite firmato da Miro Heiskanen e nuovo pareggio di marcus Foligno a cinque minuti dalla fine della gara.
I Pittsburgh Penguins hanno infine riaperto (forse) la Battle of Pennsylvania andando a espugnare per 4-2 il ghiaccio dei Philadelphia Flyers, finora dominanti nella serie. Stavolta a essere sempre avanti sono stati gli ospiti, con l'equilibrio spezzato dalla prima rete nella postseason di Sidney Crosby, con 'Sid the Kid' a realizzare in power-play. di Rakell, Letang e Dewar (in empty-net) le altre reti dei Pens, contro cui nulla hanno potuto le marcature di Barkey e Konecny. Serie comunque ancora sul 3-1 per i Flyers, ora si ritorna sul ghiaccio di Pittsburgh, con i Pens a cercare l'impresa disperata di ribaltare una serie che pareva segnata.

sabato 25 aprile 2026

Creative Age, anche in Lombardia i musei possono aiutare i malati di Alzheimer

Un momento della conferenza stampa (foto Bordignon)
In una Lombardia che conta fino a 200 mila persone con demenza – il numero più alto d’Italia – la sfida dell’Alzheimer non riguarda solo la salute, ma la qualità della vita delle famiglie coinvolte. In questo scenario nasce Creative Age, il progetto promosso da Airalzh con il contributo della Fondazione Banca del Monte di Lombardia e il patrocinio di Regione Lombardia, presentato a Palazzo Pirelli. L’obiettivo è ambizioso: trasformare i musei in luoghi di benessere, relazione e inclusione per chi convive con il declino cognitivo e per i 'caregiver' che li accompagnano ogni giorno.
Il programma coinvolge i musei delle province di Bergamo, Brescia e Pavia, con Fondazione Accademia Carrara come partner territoriale. Il modello è quello già sperimentato nei musei toscani per l’Alzheimer: piccoli gruppi guidati da operatori formati partecipano a percorsi che alternano osservazione delle opere, attività partecipative e momenti di esplorazione sensoriale. Nessuna richiesta di performance cognitive, nessuna competenza artistica: al centro ci sono emozioni, immaginazione, memoria affettiva e condivisione.
Accanto ai musei, il progetto attiva una rete sociosanitaria che comprende geriatri, psicologi, terapisti occupazionali, educatori e operatori della cura, con l’obiettivo di creare équipe multidisciplinari capaci di sviluppare attività continuative. Una collaborazione che rafforza il concetto di welfare culturale, già sperimentato da Accademia Carrara con il progetto “Custodire Memorie”.
La giornata, moderata dalla giornalista Renata Sortino, ha visto la presenza, fra gli altri, di Cecilia Grappone, coordinatrice delle attività museali Airalzh, che ha spiegato: "Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato che l’arte può migliorare la qualità della vita delle persone con Alzheimer, perché riattiva emozioni residue capaci di ridurre ansia e depressione legate alla malattia. Ma il punto forse più importante è un altro: il museo diventa un luogo dove si interrompe l’isolamento". E ancora: "Le persone con demenza e i loro caregiver tornano a uscire di casa, entrano in un ambiente accogliente, protetto, non giudicante, e proprio in questa serenità ritrovano il dialogo. È lì che accade qualcosa di prezioso: si riaprono relazioni, nascono legami, si ricostruisce una dimensione di condivisione che la malattia tende a spezzare".
Le testimonianze raccolte nel video presentato durante la conferenza stampa raccontano con immediatezza l’impatto di questi percorsi: i 'caregiver' descrivono il museo come uno spazio in cui i propri familiari tornano a parlare, a esprimersi, a ritrovare un dialogo spesso soffocato dalla malattia. È qui che, come sottolinea Airalzh, si spezza l’isolamento e si ricostruisce una dimensione di relazione.
Creative Age rappresenta così un passo ulteriore nell’impegno per un approccio all’Alzheimer che non si limiti alla diagnosi, ma restituisca dignità e presenza sociale alle persone con demenza. Un modo concreto per ricordare che cultura e cura possono camminare insieme, generando benessere reale per chi affronta ogni giorno la fragilità.

San Marco, la festa del patrono di Venezia è il 25 aprile che piace al Nordest

La bandiera di San Marco
C'è un 25 aprile in Italia ormai fasullo e prefabbricato, in cui i cosiddetti 'fascisti rossi' se la suonano e se la cantano, autoconvincendosi di avere 'liberato' l'Italia per consegnarla alle presunte 'democrazie' occidentali (quelle che, per la cronaca, hanno preorganizzato le invasioni di disperati che, dal Terzo Mondo stanno venendo a colonizzare e meticciare le nostre terre) e ce n'è un altro, ben più storico e, in questo caso, veramente sentito, strettamente legato a una delle più antiche repubbliche italiche, quella di San Marco, la Repubblica di Venezia, di fronte alla quale la repubblichetta italiana fa ben misera figura, fra mandolini e veri propri esempi di voltagabbana.
Il 25 aprile ricorre infatti l'anniversario della morte di San Marco (68 d.C.) e, in occasione di questa ricorrenza, il Doge di Venezia, insieme alle maggiori autorità dello stato sfilava in processione per le Calli della città.
San Marco evangelista è il patrono di Venezia. Il leone sarebbe il suo simbolo in quanto il suo Vangelo inizia con la voce di san Giovanni Battista che, nel deserto, si eleva simile a un ruggito, preannunciando agli uomini la venuta del Cristo. La Repubblica di Venezia assunse il leone alato, detto leone di san Marco come proprio simbolo.
Non è storicamente provata la tradizione che indica il libro simbolo di pace quando aperto con su scritta la frase «PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS», o di guerra, quando era rappresentato chiuso.
Il leone poteva essere rappresentato con il libro chiuso con la zampa sinistra e con una spada nella destra. Il leone di san Marco viene rappresentato infine con due posture: andante, cioè in piedi sulle quattro zampe, oppure in moleca, cioè seduto. Tuttora è il simbolo dei veneti, che hanno come bandiera il leone alato, ripreso dalla tradizione della Serenissima.
Detto questo, appare proprio come il 25 aprile veneto possa essere considerato, questo sì, un momento di unione reale per tutte le genti del Nordest, anche per quelle che contro Venezia lottarono (Padova su tutte), ma che in Venezia riconoscono una città e un simbolo guida per tutte le realtà che non gradiscano un dominio di Roma dato troppe volte per scontato.

NHL playoff: Utah vittoria storica, Anaheim a valanga, Montreal ancora in overtime

La 'home pahe' del sito NHL dedicata ai Mammoth
E' stata una notte tumultuosa nei playoff NHL. Si giocavano tre 'pivotal game', match che potrebbero indirizzare le rispettive. Hanno dominato le squadre di casa, con tre vittorie in altrettante gare, punteggi alti e un overtime.
A Salt Lake City, gli Utah Mammoth hanno vinto la propria prima gara casalinga della storia nei playoff. Un deciso 4-2 che vale il 2-1 nella serie contro i Vegas Golden Knights. Decisivo Lawson Crouse, autore di una doppietta in meno di sei minuti nel secondo periodo, dopo le reti iniziali di Weegar e Guenther. I Golden Knights provano a reagire con Eichel e Dowd, ma la rimonta non si completa. Utah capitalizza al massimo le poche occasioni create — appena 12 tiri in porta — grazie anche ai 29 salvataggi di Vejmelka.
In Canada, invece, continua la saga degli overtime: per la terza volta consecutiva, Montreal Canadiens e Tampa Bay Lightning si sono giocate la partita oltre il sessantesimo. A risolverla è Lane Hutson, che dopo 2'09" dell’overtime firma il 3-2 con una frustata dalla destra che sorprende Vasilevskiy. Montreal sale così 2-1 nella serie, trascinata anche dai due punti di Kirby Dach e dalla solidità di Dobes. Tampa, pur sostenuta dalle reti di Point e Hagel, paga una serata complicata in transizione e troppi breakaway concessi.
Gli Anaheim Ducks, infine, hanno travolto gli Edmonton Oilers con il punteggio di 7-4 in una gara dal ritmo forsennato. Dopo un alternarsi pirotecnico di vantaggi e sorpassi, il match si decide nel terzo periodo, quando i californiani realizzano ben quattro reti, con le firme di Sennecke, Carlsson, Viel e LaCombe, l'ultima a porta vuota. Edmonton, nonostante i lampi di McDavid (gol e assist), cede sotto i colpi di un attacco che ha già prodotto 16 reti in tre partite. I Ducks, sospinti da un pubblico tornato ai playoff dopo otto anni, si portano così avanti 2-1 nella serie.

La Finlandia e il nucleare, un'idea non proprio buonissima

Foto di Tapio Haaja da Unsplash
La discussione recentemente apertasi in Finlandia sulla possibilità di autorizzare l’importazione e lo stoccaggio di armi nucleari sul proprio territorio nasce dall’idea che la presenza di ordigni atomici possa aumentare il costo di un eventuale attacco e quindi rafforzare la sicurezza nazionale.
Rotislav Ishchenko, autore presso l'edizione ucraina di Ria Novosti, osserva che, in linea teorica, il ragionamento non è infondato: il possesso di armi nucleari non garantisce l’inviolabilità, ma rende qualsiasi aggressione molto più rischiosa. L’esempio che propone è quello della Corea del Nord, capace di dissuadere gli Stati Uniti quando, durante il mandato di Donald Trump, Washington valutò un’azione militare. La semplice dichiarazione di Pyongyang di essere pronta a usare armi nucleari contro le portaerei americane e persino contro il territorio statunitense bastò a far cambiare rotta alla Casa Bianca, che scelse il negoziato. Da allora, nota l’autore, nessuno negli Stati Uniti ha più minacciato apertamente la Corea del Nord.
Tuttavia, Ishchenko sostiene che il paragone con la Finlandia regge solo in parte. Pyongyang dispone di armi nucleari proprie e dei relativi sistemi di lancio, mentre Helsinki si limiterebbe a ospitare ordigni appartenenti ad altri. Inoltre, la Corea del Nord si confronta con un avversario geograficamente distante, e un conflitto potrebbe nascere solo su iniziativa statunitense, dato che Pyongyang non ha la capacità di proiettare forze militari sulle coste americane né di lanciare un attacco intercontinentale su larga scala.
Secondo questa lettura, la deterrenza finlandese sarebbe quindi molto diversa: non basata su un arsenale nazionale, ma sulla presenza di armi altrui, con tutte le implicazioni strategiche e politiche che ne derivano. L’autore lascia intendere che la sicurezza ottenuta in questo modo potrebbe rivelarsi meno solida di quanto Helsinki auspichi.

25 aprile: ANPI, una cascata di soldi ai professionisti (morti) dell'antifascismo

L'home page dell'ANPI
Arriva il 25 aprile, e da più parti si ascoltano i soliti consunti peana legati a un antifascismo ormai privo di senso ma, soprattutto, alla presenza di associazioni che ormai, da anni, non hanno più senso di esistere. Prima fra tutte l'ANPI, la cui presenza è non solo inutile, visto come sia assai improbabile che siano ancora in vita partigiani di una guerra terminata 81 anni fa, ma il cui lascito ideologico stenta ad avere una sua logica di esistenza, al di là della solita consunta demagogia dell'antifascismo da salotto di certa Sinistra.
La cosa più grave è che, oltre alla propria mancanza di attualità, l'ANPI e tutto il ciarpame dell'antifascismo italiota pesano in maniera notevole sulle casse dello Stato italiano. Lo si può rilevare da un articolo de Il Giornale del 2023, da cui emerge che, secondo i dati relativi all’esercizio finanziario 2022 del Ministero della Difesa, le risorse destinate a enti, istituti e associazioni impegnati nella conservazione della memoria storica ammontano a circa 1,7 milioni di euro. E che una quota significativa di questi fondi riguarda proprio l’ANPI, che nello stesso anno ha ricevuto 94mila euro per attività che spaziano dalle celebrazioni della Festa della Liberazione a molti altri progetti.
Ma se l'esistenza dell'ANPI può apparrire assurda pochi potrebbero credere realmente dell'esistenza dell’Associazione dei combattenti volontari antifascisti in Spagna, che nello stesso anno ottenne 32mila euro, mentre la Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane ne ha ricevuti 60mila. Più contenuto il sostegno all’Associazione nazionale partigiani cristiani che, nel 2022, si è fermata a 42mila euro.
Il quadro economico non si limita però ai finanziamenti statali. Regioni e Comuni svolgono un ruolo rilevante nel sostenere progetti e iniziative locali. L’Emilia-Romagna rappresenta uno dei casi più significativi: nel 2022 ha stanziato circa 600mila euro per attività dedicate alla memoria del Novecento. Tra i progetti finanziati figurano video educativi sullo squadrismo, iniziative di ricostruzione storica (dubbia) e attività promosse dalle sezioni territoriali dell’ANPI, con contributi che vanno dagli oltre 34mila euro per Bologna ai 22mila per Ravenna.
Anche gli enti locali intervengono con risorse proprie: Parma ha destinato 70mila euro alle celebrazioni del Centenario delle Barricate del 1922, mentre Milano e Torino hanno sostenuto negli anni scorsi le attività dell’ANPI con contributi più contenuti.
Insomma, oltre all'inattualità di un'associazione sempre più priva di senso, la cui stessa nenia storica ("Bella ciao") è a sua volta un falso storico (venne cantata per la prima volta dopo la guerra e quindi non c'entra nulla con i partigiani), emerge l'assurdità di un vero e proprio sistema che da troppo tempo ottenebra le menti degli italiani con la complicità di un'informazione malata e gestita da chi il partigiano continua a farlo, vittima l'intelligenza e la libertà della gente comune.

venerdì 24 aprile 2026

Vannacci, caccia grossa a Milano con il “Meet & Drink dei Futuristi”

Manuela Bresciani ed Elisa Mangano (foto Bordignon)
Una Milano in cui la sicurezza non è un privilegio ma un diritto, un invito per tornare a credere nella politica come missione, dimostrare di non essere solo parole, ma forza, presenza e futuro. Sono alcuni dei moniti lanciati dal palco di un locale del centro di Milano dove si sono ritrovati tesserati ed elettori di Futuro Nazionale, nel nome di una serata dal titolo “Meet & Drink dei Futuristi”, una sorta di 'aperitivo d’incontro' dei comitati costituenti milanesi legati al progetto politico di Roberto Vannacci.
Una maniera per conoscersi ma anche contarsi, con la consapevolezza che sia necessario fare di più, molto di più, per fare crescere il movimento anche nella metropoli lombarda.
La serata, moderata dalla giornalista Manuela Bresciani e aperta dall'inno nazionale cantato da Larissa Yudina, ha visto, dopo un messaggio a distanza dello stesso Vannacci, alternarsi sul palco i referenti dei comitati milanesi di Futuro Nazionale: Elisa Mangano, Gabriel Corasanniti, Renato Maturo, Max Bastioni ed Emanuele Ajello, oltre ad altri promotori e rappresentanti dell'area bergamasca.
E' stato un evento che, nella scia della 'design week', ha visto la presenza anche di qualche volto noto della 'nightlife' milanese, fra cui Sylvie Lubamba, attrice e showgirl che fin dall'inizio si è schierata a fianco del movimento di Vannacci.

Altre immagini della serata (foto Bordignon):