sabato 18 luglio 2026

E' uscito "Isola 4.20", il nuovo romanzo di Rino Ceci

Nel suo nuovo libro "Isola 4.20", Rino Ceci costruisce un thriller mediterraneo che intreccia la luce di Peschici con le ombre della criminalità organizzata. Al centro della storia c’è Francesca, giovane ricercatrice pugliese che ha lasciato la sua terra per inseguire un futuro lontano, portando con sé ambizioni, sacrifici e un legame familiare che non l’ha mai abbandonata.
Quando una tragedia improvvisa spezza quell’equilibrio fragile, Francesca è costretta a tornare a casa. Il dolore non ha spiegazioni, e proprio l’assenza di risposte diventa la scintilla che la spinge a indagare. La sua ricerca della verità la trascina in un mondo dove la bellezza del mare e delle isole convive con un degrado morale feroce, fatto di traffici, silenzi e vite sacrificate al profitto. Ogni passo rivela un nuovo inganno, ogni incontro apre una crepa nella realtà che credeva di conoscere.
Ceci, autore nato a Gravina in Puglia e da anni attivo nel mondo del teatro, dove ha collaborato con personaggi come Enrico Beruschi e Roberto Brivio, costruisce un romanzo che unisce suspense, sentimento e crescita personale. La sua esperienza di scrittura teatrale emerge nella capacità di dare ritmo alle scene e profondità ai personaggi, mentre l’ambientazione mediterranea diventa un vero protagonista: un luogo che cura e ferisce, che accoglie e tradisce.
"Isola 4.20" è un giallo che parla di perdita, ossessione e rinascita. Un viaggio emotivo e investigativo che mostra come, quando tutto ciò che ami viene distrutto, la verità possa diventare l’unico approdo possibile.
Un libro che merita attenzione e che promette compagnia e una lettura intelligente in queste afose giornate estive.

Mario Roggero, nascono ovunque le petizioni per concedergli la grazia

Mario Roggero nella foto tratta da "La Verità"
Sono oltre 200mila le firme raccolte su Change per chiedere la 'grazia' per Mario Roggero, l'uomo condannato a 14 anni e nove mesi di carcere per avere ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo. Una condanna di una durezza assurda, insensata, specie per una persona che ha 72 anni e che pertanto suona come un ergastolo sotto falso nome.
La solidarietà della stragrande maggioranza degli italiani è scattata immediata, a parte i soliti 'troll' che affollano i 'social', sguinzagliati dai movimenti della 'finta Sinistra' che si finge moralmente indignata, mentre ovviamente continua i propri sonni profondi sui continui omicidi, stupri e violenze commessi da maghrebini, africani e immigrati d'ogni razza e specie.
Una raccolta di firme è stata raccolta dal quotidiano "Il Giornale", ma almeno sei sono state lanciate sul sito "Change.org", la più numerosa delle quali sta toccando quota 200mila sottoscrizioni.
La prima parte della petizione più seguita spiega tutto l'accaduto: "Un giorno come tanti altri, la vita di Mario Roggero è stata sconvolta per sempre. Mario, un uomo di oltre 70 anni, si è trovato faccia a faccia con l'incubo che tutti temiamo: una rapina violenta nel suo negozio. Tre uomini, a volto coperto con calze, irrompono all'improvviso. Durante quei momenti terribili, sua figlia è stata legata con delle fascette e minacciata con una pistola. Sua moglie, in condizioni altrettanto drammatiche, ha subito la minaccia di un coltello alla gola. Un sentimento primordiale di terrore e rabbia si impossessa di Mario, e quando i banditi fuggono dal negozio, decide di agire. Impugnando un'arma, Mario insegue i rapinatori. È un uomo mosso non dalla violenza, ma dalla disperazione e dalla paura per la propria famiglia e per quanto accaduto nella SUA proprietà. Tuttavia, la corte d'appello lo ha condannato a 14 anni di reclusione per eccesso di legittima difesa. Una pena severa per qualcuno che ha agito in un momento di infinita pressione e pericolo. Chiediamo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di concedere la grazia a Mario Roggero. La grazia non giustifica la violenza, ma riconosce la situazione estrema e il contesto in cui le azioni sono state prese".
Il presidente di 'tutti gli italiani', che però, evidentemente, preferisce Nicole Minetti o uno scafista qualsiasi a un padre di famiglia, fa spallucce e stoppa la richiesta di grazia sollevata dal Governo.
I media sono quasi all'unanimità schierati, come nel caso del Covid e come in quello della guerra russo-ucraina, da una sola parte, pretendendo di comminare agli italiani storielle di una supposta attinenza a forme giuridiche. La realtà la condanna di Roggero è l'ennesima dimostrazione di una cultura della giustizia drogata e resa arrogante dall'incredibile referendum che, invece di colpire la magistratura, le ha dato ancora più potere.
E, a pagare, alla fine, siamo ancora e sempre noi, i Mario Roggero che ogni giorno devono subire i soprusi di un 'mondo al contrario' destinato inevitabilmente allo sfacelo.

lunedì 13 luglio 2026

Ritrovo Devils, Scudier: "Ci vorranno anni per tornare a vedere l'hockey dei miei tempi"

Maurizio 'Niki' Scudier
Fra i grandi protagonisti del Ritrovo Devils 2026 al Celtic Soul di Rozzano, la grande festa dei Devils Milano, la squadra che, nei primi degli anni '90 del secolo scorso, dominò il mondo dell'hockey ghiaccio italiano, anche Maurizio 'Niki' Scudier, bolzanino doc ma milanese e lombardo trapiantato. Proprio vestendo le maglie dei Devils, ma anche del Varese e dei Milano Vipers, Scudier è diventato milanese d'adozione, ricevendo anch'egli una targa ricordo dai tifosi rossoneri dei Diavoli.
Un evento che forse non ti aspettavi...
"Assolutamente no, è stata una cosa inaspettata, superbellissima, complimenti ai ragazzi che hanno organizzato tutto, verranno fuori ricordi incredibili".
Com'è stata quest'esperienza in rossonero?
"Indimenticabile. Poi, oltre alla bravura dei ragazzi, c'era dietro, lo sanno tutti, la Mediolanum Sport, quindi super super professionali. Probabilmente penso che sarà difficile o ci vorranno anni per vedere i livelli di quei tempi, e quindi sono emozionato, è stato un onore e un piacere lasciare qualche ricordino diciamo indelebile in questa storia.
La domanda classica che si fa in questi casi è quale sia il giocatore con cui ti sia trovato meglio in linea e quello dal quale hai 'rubato' qualcosa...
"L'elenco è lungo. Logicamente sono passato da Jari Kurri, Mark Napier, Morrison, Craig Leavie, Murray Eaves, ma anche a Bolzano ho giocato con Pavelich, Nilsson. Ho avuto la fortuna di nascere in un periodo dove l'hockey era veramente come il calcio in queste zone. Sicuramente mi dimentico altri trenta, quaranta ragazzi, però... e da tutti cerchi di prendere qualcosina per migliorarti ogni anno, ogni mese. Logicamente poi l'altezza è quella e quindi si fa quello che si può...".
Ci 'ascoltano' anche da Bolzano, che è la tua città natale. Cosa vuoi dire agli amici di Bolzano?
"Io sono nato e cresciuto lì. Ho tantissimi amici, una squadra per dieci anni incredibile. Anche a Bolzano ragazzi storici. Non cambierei nulla di tutto quello che ho fatto da quando ero bambino ad adesso. Pensavo di vedere qualcuno anche di loro, ci saranno altre occasioni. Sono stati degli anni e un passaggio fondamentale per arrivare ad oggi".
Nasce un nuovo Milano dell'hockey adesso che parteciperà all'Ice Hockey League. Pensi che siano maturi i tempi per un ritorno dell'hockey ad alti livelli a Milano?
"Io mi auguro di sì con tutto il cuore. Il problema è sempre il settore giovanile che, purtroppo, mancando quello, manca il futuro delle società. Speriamo che con un progetto a lungo lungo termine, che nel giro di 10, 15 anni si riescano a vedere i livelli di una volta".

domenica 12 luglio 2026

WhatsApp Business Summit: a Milano l’IA al centro della nuova relazione tra aziende e clienti

Foto di Andrea Piacquadio per Pexels
Il ruolo dell’intelligenza artificiale nella trasformazione del rapporto tra aziende e clienti è stato al centro del WhatsApp Business Summit di Milano, primo evento italiano dedicato alle evoluzioni di WhatsApp Business e alle opportunità del business messaging.
L’incontro, organizzato da Meta con la partecipazione di partner tecnologici, esperti e imprese, ha offerto una panoramica sulle nuove modalità con cui le aziende possono costruire interazioni più immediate, personalizzate e scalabili.
Luca Colombo, Country Director di Meta per l’Italia, ha sottolineato come la messaggistica stia vivendo una fase di profonda ridefinizione: "L'intelligenza artificiale sta ridefinendo il modo in cui le aziende costruiscono la relazione con i propri clienti, e la messaggistica è l'ambito in cui questo cambiamento si manifesta con maggiore evidenza: si sta trasformando da semplice canale di comunicazione a strumento per instaurare relazioni significative con i clienti su larga scala." Colombo ha ricordato che "ogni giorno, gli utenti intrattengono oltre un miliardo di conversazioni attive con le aziende sulle nostre piattaforme di messaggistica. Con il business messaging basato sull'intelligenza artificiale su WhatsApp, imprese di ogni dimensione possono offrire un servizio sempre attivo e personalizzato, gestendo volumi di interazione che fino a poco tempo fa richiedevano strutture e risorse proprie delle grandi organizzazioni."
Al Summit è stato approfondito il recente lancio di Meta Business Agent, l’agente IA progettato per supportare le imprese in ogni fase dell’interazione con i clienti, garantendo risposte rapide, pertinenti e coerenti con il tono del brand. Oltre un milione di aziende utilizza già questo strumento su WhatsApp e Messenger, confermandone il ruolo crescente nella gestione delle conversazioni e nella qualificazione dei contatti.
Meta Business Agent permette alle imprese di essere operative 24 ore su 24, offrendo assistenza nella gestione delle richieste, nella raccomandazione di prodotti, nella prenotazione di appuntamenti e nella creazione di esperienze personalizzate. Configurabile in pochi minuti, contribuisce a liberare tempo e risorse interne, rendendo la messaggistica un canale sempre più strategico. L’accesso iniziale è gratuito, mentre nei prossimi mesi saranno disponibili abbonamenti dedicati alle diverse tipologie di aziende.
Meta ha inoltre annunciato nuove funzionalità per facilitare la scoperta delle aziende direttamente su WhatsApp: gli utenti potranno trovarle digitando il nome nella barra di ricerca o condividendone il contatto nelle conversazioni. Un passo che punta a rendere la piattaforma un ambiente ancora più integrato tra persone e brand.
Per le organizzazioni più strutturate, Meta ha presentato la Meta Business Agent Platform, infrastruttura pensata per creare e implementare agenti IA su larga scala, collegandoli ai sistemi aziendali esistenti e garantendo controlli avanzati, misurazioni e personalizzazioni. La piattaforma è integrata con WhatsApp, Messenger e Instagram, offrendo alle aziende un ecosistema completo per gestire interazioni ad alto volume.
Il Summit ha confermato come l’intelligenza artificiale e la messaggistica stiano diventando elementi centrali nella strategia delle imprese: strumenti capaci di rendere la relazione con i clienti più fluida, immediata e rilevante, aprendo la strada a un nuovo paradigma di comunicazione digitale.

giovedì 9 luglio 2026

“Cringe”, “prime” e il nuovo dizionario dei giovani cileni

L'articolo di "La Tercera"
Il linguaggio giovanile cileno sta cambiando rapidamente, sospinto dalla forza dei social e da una globalizzazione culturale che non conosce confini. Termini storicamente radicati nel vocabolario locale – da “bacán” a “qué plancha” – stanno lasciando spazio a un nuovo repertorio di parole ibride, spesso importate dall’inglese e rese virali da TikTok, Instagram, YouTube, serie e videogiochi. È un fenomeno che, come sottolinea il quotidiano "La Tercera" in un articolo di Antonio Albuquerque, non riguarda solo la comunicazione: racconta un modo diverso di percepire il mondo e di relazionarsi.
Espressioni come “qué cringe”, “estoy en mi prime”, “slay”, “random” o “period” sono ormai parte del linguaggio quotidiano di adolescenti e giovani. La miscela tra spagnolo e inglese è naturale, fluida, e riflette – spiega la specialista Michelle Varela Soza – come “oggi l’inglese non si percepisca più come qualcosa di lontano o esclusivo, ma come parte dell’ambiente digitale e dell’identità culturale dei ragazzi”. Un cambiamento che attraversa classi sociali e contesti diversi, unificando riferimenti e codici.
Secondo la Varela, questa evoluzione non è una semplice moda linguistica, ma un segnale della trasformazione profonda portata dalle piattaforme digitali. Comprendere questi modismi, aggiunge, può diventare un ponte generazionale: “Molti genitori ascoltano queste parole senza capirle. Conoscerle può essere un’opportunità per avvicinarsi ai figli, per comprendere meglio le loro conversazioni”. Il linguaggio, insomma, come strumento di connessione.
Il giornale elenca anche alcune equivalenze che mostrano la portata del cambiamento: “qué plancha” diventa “qué cringe”, “estoy en mi mejor momento” si trasforma in “estoy en mi prime”, mentre “se pasó” o “la rompió” cedono il passo a “slay”. E ancora: “de la nada” → “random”, “punto final” → “period”, “ánimo” → “mood”, “un poquito” → “lowkey”, “buenas vibras” → “good vibes”. La Varela aggiunge come imparare l’inglese non sia più solo una competenza accademica o professionale: “Permette di partecipare attivamente alla cultura digitale che oggi influenza gran parte delle relazioni sociali”.

mercoledì 8 luglio 2026

Tennis: dal 20 luglio al via un torneo ITF alle porte di Milano

Un momento della conferenza (foto Bordignon)
Se è vero che è il tennis lo sport principe di questi anni di povertà calcistica italiana, ecco che, dal 20 al 26 luglio, un grande menù della racchetta si prepara allo Sporting Club Milano2 di Segrate, che riporterà in città il grande tennis internazionale con la seconda edizione della TempoCasa Sporting Club Milano2 Cup.
Si tratta di una tappa del circuito ITF Men's World Tennis Tour M15, un evento a ingresso gratuito che impegna gli organizzatori per la cifra di 100mila euro, completamente coperta dagli sponsor, in particolare Tempocasa e Audi.
Presentato dal giornalista Filippo Grassia, che ha sottolineato l'importanza del tennis nel panorama sportivo italiano, il torneo verrà disputato sui campi in terra rossa del Club, e vedrà al via molti giovani talenti (alcuni attualmente in campo a Wimbledon nel torneo giovanile) si contenderanno un montepremi di 15mila dollari e punti preziosi: 15 al vincitore, 8 al finalista, con assegnazione analoga nel doppio.
Nella Gallery of Glory del club campeggia la foto del campione uscente Alexander Weis, primo nome di una tradizione che il Club vuole consolidare anno dopo anno e altoatesino come Jannik Sinner.
«Organizzare un torneo ITF significa offrire al pubblico la possibilità di vedere oggi i campioni di domani», ha sottolineato Paolo Formaglio, presidente dello Sporting Club Milano2. «Per noi è motivo di orgoglio riportare a Segrate un appuntamento internazionale che valorizza i giovani talenti».
Presente anche l'ex tennista Stefano Pescosolido, attuale responsabile del settore agonistico del club milanese, che ha ribadito l'importanza di un torneo in grado di offrire numerose e apprezzate 'facilities' ai suoi partecipanti, migliorate se possibile dopo l'esperienza del primo anno. 
La settimana di gara avrà anche una forte dimensione tecnica e sociale. La nazionale italiana maschile Under 18 sarà in ritiro al Club per preparare la Summer Cup 2026, potendo accedere al tabellone principale e agli spazi di allenamento. L’organizzazione garantirà palestra, aree dedicate alla preparazione atletica e tecnologie di screening non invasivo.
Prima della finale del 26 luglio, spazio alla solidarietà con un’esibizione di 'blind tennis' che anticipa il corso annuale dedicato a bambini non vedenti e ipovedenti, realizzato insieme all’Unione Nazionale Veterani dello Sport. Mercoledì 22 luglio debutterà inoltre la One Point Cup, torneo-esibizione da un solo punto che mette in palio 5mila euro.

Altre foto della conferenza stampa (foto Bordignon):

lunedì 6 luglio 2026

Mondiali: Norvegia ai quarti, fiumi di gente per le strade di notte

I tifosi norvegesi riempiono Oslo (dalla tv CNBC)
La Norvegia supera 2-1 il Brasile negli ottavi di finale della Coppa del Mondo di calcio in corso di svolgimento in Centro e Nord America. Guardando la storia si tratta di una autentica impresa, sebbene le squadre in campo e i giocatori abbiano raccontato un'altra storia. Perché ciò che un tempo sarebbe sembrato fantascienza – la Norvegia che elimina il Brasile – oggi appare come la naturale conseguenza di un Mondiale capovolto, dove le gerarchie non sono più quelle di una volta e dove neppure Carlo Ancelotti, il tecnico più vincente della storia, è riuscito a invertire il destino della Seleção.
Il Brasile non vince la Coppa dal 2002 e, con questa eliminazione, vede allontanarsi a ventotto anni il ricordo dell’epoca di Ronaldo e Ronaldinho. Oggi resta solo Vinicius, simbolo di un Brasile minore, più operaio che spettacolare, capace di accendersi a tratti ma non di dominare.
La Norvegia, invece, stupisce solo chi non aveva osservato con attenzione la crescita di Haaland e compagni: una squadra solida, potente, capace finalmente di gestire i momenti decisivi. Controllano, rallentano, colpiscono. E quando arriva il finale, lo fanno con una lucidità che ricorda le grandi.
Haaland è il manifesto di questa trasformazione. Con un colpo di testa e un tiro da fuori, distrugge la Seleção e raggiunge quota sette gol, affiancando Messi e Mbappé nella corsa alla finale. Un segnale che tutto può succedere, che il Mondiale non ha più padroni. Ma la Norvegia non è solo il suo centravanti: il portiere Nyland è decisivo quanto lui, e Solbakken legge la partita con una precisione che punisce ogni errore brasiliano, compreso il rigore sbagliato e le due occasioni clamorose sprecate.
Il 2-1 finale, con il rigore di Neymar al 55’, certifica una realtà che forse riguarda anche l’Italia. Con tutte le nostre debolezze, ora è chiaro che la Norvegia era la peggior avversaria possibile. Una squadra che non perdona, che non si intimidisce, che non guarda la storia ma solo il campo. E che, paradossalmente, avremmo preferito evitare già nelle qualificazioni, magari incrociando una Germania più prevedibile.
La grande sorpresa arriva dalla Norvegia stessa dove, come da foto, a notte fonda, la gente si è riversata nelle strade, complice la chiara notte estiva scandinava, per festeggiare il trionfo sui sudamericani. 

domenica 5 luglio 2026

Ritrovo Devils, le parole di Romano: "Tornassi indietro, sceglierei sempre l'Italia"

Roberto Romano in mezzo ai suoi compagni al Celtic Soul
Fra i giocatori premiati al Ritrovo Devils 2026, l'evento che celebrato la squadra tricampione d'Italia di hockey ghiaccio dei Devils Milano, fra i premiati 'alla carriera' c'è stato anche Roberto Romano, storico portiere italo-canadese che ha vestito anche la maglia della Nazionale. "Ovviamente le cose che ricordo di più sono le amicizie che ho stretto e il successo che abbiamo ottenuto come squadra", le sue parole in un'intervista. "Nei tre anni in cui sono stato qui a Milano abbiamo vinto due scudetti, ma ancora più importante è stato il fatto di avere conosciuto degli amici incredibili, che vengo a visitare quasi ogni anno, ogni volta che torno qui, oltre alla maniera in cui Berlusconi e la Mediolanum ci hanno sempre trattato, con classe e rispetto".
Romano ha giocato e vinto anche con la maglia biancorossa del Bolzano: "Anche a Bolzano ho vissuto una grande stagione - aggiunge -, terminammo vincendo il campionato quell'anno. In particolare voglio ringraziare una persona speciale, un grande giocatore, Gino Pasqualotto, un personaggio che sarà per sempre ricordato nel mondo dell'hockey".
Romano ha giocato anche fra i 'pro' dell'NHL, vestendo la maglia dei Pittsburgh Penguins: "Nella mia vita ho giocato contro tutti i più grandi, anche contro Wayne Gretzky. Ho giocato a fianco di Mario Lomieux, ma è difficile da descrivere, come 'goalie' ci devi giocare contro per capire la sua magia. E' tutto quello che posso dire".
Emozionatissimo, Romano, ha ritirato anche una targa speciale conferitagli dai tifosi. Davanti al pubblico dei tifosi una dichiarazione toccante: “Se un giorno mi troverò di fronte a Dio e mi chiederà se, tornando indietro, dovessi preferire giocare nella lega NHL o nel campionato italiano, non avrei alcun dubbio. Sceglierei gli anni giocati in Italia”.

sabato 4 luglio 2026

Devils Milano, una giornata per ricordare il passato nel segno del futuro

Foto di gruppo... con trofeo (foto Bordignon)
Un centinaio di persone, un ristorante con tre sale riempito ai limiti, come si dice, della capienza, nove giocatori (ex) e uno storico fisioterapista, premi, proiezioni di video e l'annuncio di un progetto: si può veramente definire un successo la Reunion Devils 2026, andata in scena al Celtic Soul di Rozzano, locale di Massimiliano Durante, ex giocatore degli stessi Devils Milano, presente alla giornata assieme a un folto numero di compagni, alcuni dal nome di livello assoluto. C'era il 'goalie' italo-canadese Roberto Romano, oltre 100 partite in NHL nei Pittsburgh Penguins a fianco di Mario Lemieux, c'era Mario Brian Chitarroni, prolifico attaccante che in maglia rossonera ha giocato una sola stagione realizzando però 98 punti in 53 partite vincendo uno scudetto, e trionfando con Varese nella Federation Cup nella stagione 1995-96. Alla giornata hanno preso parte anche ex giocatori italiani di grandissima esperienza, come la storica coppia bolzanina composta dal difensore Paolo Casciaro e dall'attaccante Maurizio 'Niki' Scudier, entrambi vincitori di due scudetti e un'Alpenliga con la maglia dei Devils.
Sul palco, allestito e circondato dagli storici stendardi del tifo rossonero (ma anche da quelli biancorossi degli antesignani Diavoli Milano) a ritirare premi alla carriera sono saliti anche Ricky Tessari, Alex Cintori, Gianni Spoletti, Gianluca Ghedini e il 'padrone di casa' Massimiliano Durante. Premiato anche un emozionatissimo Roberto Morosi, punta di diamante della fisioterapia sportiva italiana, che proprio nei Devils ha cominciato la propria attività, per poi trasferire le proprie competenze fino alla nazionale di sci di fondo femminile e al Milan calcio.
Ospiti a sorpresa, anche se solo al telefono, lo storico capitano Gaetano 'Gaetes' Orlando e l'altrettanto mitico 'rivale' Tony Fiore, attaccante del Milano che tanti dispiaceri nei derby ha riservato alla tifoseria rossonera, cui è stato riservato un lungo applauso e un coro d'ovazione.
E' stata anche annunciata la fondazione dell'Associazione Rossonera Hockey Ghiaccio, una realtà che si propone di custodire la storia dell'hockey milanese nella sua evoluzione dai tempi in cui erano i Diavoli Rossoneri a incarnare questo prezioso binomio cromatico, per passare ai Devils berlusconiani e arrivare infine ai giorni nostri. unendo la comunità dei tifosi con un occhio rivolto al futuro, senza la pretesa, quasi surreale, di pretendere una squadra sul ghiaccio, ma ribadendo la dignità di un movimento che da sempre ha rappresentato una fetta importante della Milano sportiva.

venerdì 3 luglio 2026

Venezuela, stop totale all’alcol: una misura eccezionale durante il terremoto

L'articolo pubblicato dal quotidiano "El Nacional"
Il governo del Venezuela ha annunciato una decisione drastica: la proibizione della vendita e distribuzione di bevande alcoliche su tutto il territorio nazionale, una misura che entra in vigore immediatamente e che resterà attiva per diversi giorni. L’annuncio arriva in un contesto di forte tensione politica e sociale, con il Paese devastato dal terremoto e in attesa di eventi pubblici e mobilitazioni che potrebbero generare situazioni di rischio. Il divieto, spiegano le autorità, mira a garantire ordine pubblico, sicurezza e controllo in un momento considerato particolarmente sensibile.
La risoluzione, firmata dal Ministero degli Interni e della Giustizia, stabilisce che nessun esercizio commerciale, supermercato, locale notturno, ristorante o punto vendita potrà distribuire alcol, né sarà consentito il trasporto di bevande alcoliche su strade e autostrade. Le forze dell’ordine sono state incaricate di vigilare sul rispetto della norma, con possibilità di sequestri e sanzioni immediate per chi non si adegua. La misura riguarda anche eventi privati e feste, che dovranno svolgersi senza consumo di alcol.
Il provvedimento non è comunque nuovo nella storia recente del Paese: in occasione di elezioni, festività nazionali o momenti di particolare tensione, il governo ha spesso imposto restrizioni simili. Ma questa volta il divieto assume un peso diverso. Le autorità insistono sul fatto che la misura sia preventiva e necessaria per evitare incidenti, violenze o situazioni ingestibili.
La decisione ha generato reazioni contrastanti. Alcuni settori della popolazione la considerano una scelta prudente, utile a mantenere la calma in questi giorni delicati. Altri, invece, la interpretano come un segnale di nervosismo istituzionale, un tentativo di esercitare maggiore controllo sulla vita quotidiana dei cittadini, e gli imprenditori del settore alimentare e della ristorazione lamentano perdite economiche significative, soprattutto in un Paese già colpito da una crisi profonda.

Colombia calda più dell'Italia, superati i 44 gradi

Foto di Jeferson Gomes per Unsplash
Non solo l’Italia, e l’Europa, sono preda della morsa del caldo. Anche la Colombia sta vivendo settimane di temperature eccezionali, tali da riscrivere i record storici registrati dall’Ideam, l’istituto meteorologico nazionale. Il Paese, tradizionalmente caratterizzato da climi diversificati e da una relativa stabilità termica, si ritrova ora a fronteggiare picchi che sorprendono gli stessi esperti, segno evidente di un cambiamento climatico sempre più aggressivo e imprevedibile.
Secondo i dati ufficiali, tre municipi hanno superato livelli mai registrati prima. Il caso più emblematico è quello di Tamalameque, nel dipartimento di Cesar, dove la colonnina di mercurio ha raggiunto 44,2 gradi, un valore che non solo infrange il record locale, ma si avvicina ai limiti fisiologici di sopportazione umana. A seguire La Paz, sempre nel Cesar, con 42,6 gradi, e Barrancabermeja, città già nota per il suo clima torrido, che ha toccato 41,8 gradi, superando le medie storiche e confermando una tendenza preoccupante.
L’Ideam spiega che questi picchi non sono episodi isolati, ma parte di un quadro più ampio: l’intensificazione del fenomeno di El Niño, la riduzione delle precipitazioni, l’aumento della radiazione solare e la crescente vulnerabilità dei territori più esposti. A farne le spese sono soprattutto le comunità rurali, dove l’accesso all’acqua è già limitato e dove il caldo estremo mette a rischio coltivazioni, allevamenti e salute pubblica.
Il governo colombiano ha invitato la popolazione a seguire misure di autoprotezione, mentre gli esperti sottolineano la necessità di politiche strutturali: gestione delle risorse idriche, monitoraggio costante, piani di adattamento climatico e interventi urgenti nelle aree più colpite. Perché questi record, avverte l’Ideam, potrebbero non essere gli ultimi.
La Colombia scopre così, in modo drammatico, che il caldo estremo non è più un fenomeno lontano o sporadico. È una realtà che avanza, che modifica territori e abitudini, e che richiede risposte immediate. Una realtà che, come in Europa, sta ridisegnando il rapporto tra clima e vita quotidiana.

giovedì 2 luglio 2026

La Milano rossonera dell'hockey è pronta al grande ritrovo di sabato 4 luglio

La locandina dell'evento e, a fianco, una foto della curva rossonera
Ormai è tutto pronto. Al Ritrovo Devils 2026 mancano poche ore. Sono anni che l'anima rossonera di Milano non riscopriva le proprie antiche passioni hockeistiche. E, paradossalmente, lo stimolo è arrivato da quello spirito olimpico che ha risvegliato la passione per il disco su ghiaccio all'ombra della Madonnina, portando alla creazione del Milano HC, che parteciperà alla prossima Ice Hockey League, pur con colori diversi da quelli tanto amati dai tifosi dei 'Diavoli', che dominarono il movimento italiano all'inizio degli anni '90: tre scudetti, un'Alpenliga, il Torneo Crotti-Federici, il Trofeo Città di Milano, la Coppa Bossi per il 50° dell'Ambrì Piotta, due quarti posti in Coppa dei Campioni. Il palmarès dei Devils rossoneri è lunghissimo seppur maturato in pochi anni di vita, tra la fine degli anni '80 e la metà dei '90.
Fissato per le ore 12 di sabato 4 luglio presso il locale Celtic Soul (di Massimiliano Durante, ex giocatore degli stessi Devils, in via Isonso 16, Quinto de Stampi, Rozzano), l'evento sarà una totale esperienza immersiva nel mondo dell'hockey ghiaccio, cui prenderanno parte alcuni illustri nomi del mondo del 'puck' rossonero e nazionale: gli italo-canadesi Roberto Romano (storico 'goalie') e Mario Brian Chitarroni (attaccante con centinaia di punti, e minuti di penalità, sulle spalle), con trascorsi importanti in maglia azzurra, gli italiani Paolo Casciaro e Maurizio 'Niki' Scudier, per anni grandi protagonisti sul ghiaccio del PalaCandy (che poi diventò Agorà e ora in totale e colpevole stato di abbandono), altri protagonisti del disco su ghiaccio milanese come Riki Tessari, Gianni Spoletti e Gianluca Ghedini, oltre allo storico fisioterapista Roberto Morosi, diventato poi punta di diamante del reparto medico della sezione calcistica del Milan. Durante l'evento saranno consegnate targhe e premi per i giocatori, con possibilità di autografi e foto per tutti i presenti.
In sala un grande telone vedrà proiettate le immagini degli storici trionfi dei Devils, tra cui l'indimenticabile vittoria nella finale del derby-scudetto contro la Saima, mentre verrà allestito un 'mercatino' dell'hockey con libri, sciarpe, maglie, cards e altri gadget, non solamente legati al mondo Devils, ma a tutto il movimento italiano, europeo ed NHL.
Notizia nella notizia, verrà ufficialmente annunciata la creazione dell'Associazione Rossonera Hockey Ghiaccio, creata per mantenere vivi colori, storie e passioni che, prima ancora dei Devils, si espressero fra gli anni '30 e '50 nei leggendari Diavoli Rossoneri, anch'essi diretta emanazione e costola, come furono poi i 'berlusconiani' Devils, della società calcistica Milan. Una lunga fila di trionfi in Italia e all'estero, su cui si inserì poi in perfetta sintonia il mito dei nuovi 'diavoli' del PalaCandy.

venerdì 19 giugno 2026

Meghnagi, Confcommercio: “I pre-saldi sono una presa in giro”

E' quasi tempo di saldi (foto di Vladimir Srajber per Pexels)
A poche settimane dall’avvio dei saldi estivi, previsto in Lombardia per sabato 4 luglio, si riaccende il dibattito sul rispetto delle norme che vietano le vendite promozionali nei 30 giorni precedenti. A denunciarne le violazioni è Gabriel Meghnagi, vicepresidente di Confcommercio Milano e vicepresidente vicario di FederModaMilano, che definisce i pre-saldi “una presa in giro”.
Secondo Meghnagi, nonostante il divieto di esporre messaggi relativi a sconti e promozioni, “i cartelli e le iniziative con gli sconti, soprattutto da parte di grossi gruppi, non mancano di certo”. Il problema, aggiunge, è l’“impossibilità oggettiva” per la Polizia Locale di effettuare controlli capillari: il personale ridotto viene infatti impiegato in attività considerate più urgenti. A pagarne le conseguenze, sostiene, è il dettagliante che rispetta le regole, penalizzato da una concorrenza che aggira le norme. “Il rispetto delle regole deve valere per tutti a presidio di un sistema equo e trasparente”.
Il rischio, avverte Meghnagi, è che “si metta in discussione il valore stesso dei saldi”, la cui credibilità dipende dalla capacità di preservarne funzione e riconoscibilità. Le distorsioni di mercato generate dal periodo dei pre-sconti, stima, erodono “almeno il 20% della quota di mercato dei saldi estivi”.
Da qui la provocazione finale: “In un sistema dove le regole non vengono seguite forse è il caso di liberalizzare gli sconti prima dei saldi: così almeno tutti avrebbero le stesse condizioni”.

giovedì 18 giugno 2026

DAZN Italia cambia guida: Andrea Faelli nuovo CEO dal 1° luglio

Andrea Faelli (foto Business People)
La transizione ai vertici di DAZN Italia segna un passaggio rilevante per la piattaforma di sport in streaming, che dal primo luglio affiderà la leadership ad Andrea Faelli, manager con oltre trent’anni di esperienza nel digitale e nei servizi consumer. Subentra a Stefano Azzi, che lascia il gruppo dopo quattro stagioni caratterizzate da una forte espansione del brand nel mercato italiano.
Faelli arriva in una fase in cui DAZN punta a consolidare la propria posizione nel settore dei diritti sportivi e a rafforzare la sostenibilità economica del modello di business. La sua nomina risponde alla necessità di accelerare lo sviluppo commerciale, ottimizzare le strategie di monetizzazione e proseguire nel percorso di diversificazione dell’offerta, tra contenuti premium, advertising e nuove forme di engagement.
Il manager porta con sé un bagaglio maturato tra media, tech e piattaforme digitali, con competenze che spaziano dal marketing alla gestione di prodotti complessi. La sua missione sarà guidare la filiale italiana in un contesto competitivo sempre più affollato, segnato dall’ingresso di nuovi 'player' e dalla crescente pressione sui costi dei diritti sportivi.
L’uscita di Azzi, che ha accompagnato DAZN nel periodo di maggiore visibilità grazie alla centralità della Serie A, chiude un ciclo di trasformazione profonda. L’arrivo di Faelli apre invece una fase orientata alla redditività e alla stabilizzazione del servizio, con l’obiettivo di rafforzare la presenza della piattaforma nel panorama sportivo nazionale.

Marinella Soldi alla guida di BBC Commercial, un passaggio strategico per la TV britannica

Marinella Soldi (foto ADC Newsletter)
La BBC affida a Marinella Soldi la presidenza ad interim di BBC Commercial, segnando un nuovo passaggio nella carriera internazionale della manager italiana.
L’incarico arriva a meno di due anni dal suo ingresso nel Consiglio di Amministrazione della BBC, dove dal 2023 siede nel board principale e dal 2024 ricopre il ruolo di membro non esecutivo del Commercial Board.
La Soldi, già presidente Rai tra il 2021 e il 2024, sarà chiamata a supervisionare le attività commerciali della 'corporation', un settore cruciale per l’equilibrio economico del servizio pubblico britannico. La sua nomina arriva in una fase di trasformazione per BBC Studios e per l’intero comparto commerciale, impegnato a rafforzare la presenza globale dei contenuti e a diversificare le fonti di ricavo.
La manager porterà in dote l’esperienza maturata tra Italia e Regno Unito, con un profilo che unisce governance, strategia editoriale e sviluppo internazionale. Un passaggio che conferma il peso crescente delle competenze italiane nei vertici dei grandi broadcaster europei.

lunedì 15 giugno 2026

Stanley Cup: shutout e vittoria, il trionfo dei Carolina Hurricanes

La Stanley Cup a Carolina (foto sito NHL)
I Carolina Hurricanes hanno vinto la loro seconda Stanley Cup imponendosi per 3-0 in una gara-6 senza storia contro i Vegas Golden Knights. Così, la serie che non doveva finire mai è terminata. E anche abbastanza in fretta. Dopo tre partite che hanno fatto la storia di questo sport, hanno fatto seguito altre tre, tutte con una inerzia chiaramente inclinata verso la squadra di coach Rod Brind'Amour, che con i Canes questa coppa l'aveva alzata da giocatore, nel 2006.
A Las Vegas non c’è stata partita, è mancato quel pizzico di follia che aveva reso indimenticabile l’inizio della serie. C’è stata solo una squadra che sapeva esattamente cosa fare, come farlo e quando chiudere la porta in faccia all’avversario. Carolina ha dominato ogni centimetro del ghiaccio, soffocando ogni tentativo di reazione dei Golden Knights e trasformando la sesta partita in una lunga, inevitabile marcia verso la coppa.
Il gol di Taylor Hall, dopo appena 3'47", ha dato subito il tono della serata: un taglio alle spalle della difesa, un passaggio millimetrico di Jaccob Slavin, un polsino secco che passa sotto il braccio di Carter Hart. Un lampo, e già si è capito che Vegas non avrebbe avuto la forza di ribaltare l’inerzia della gara. La squadra di John Tortorella ha trovato solo un muro, con un nome preciso, il 'goalie undrafted', Brandon Bussi: 22 parate, alcune semplici, altre decisive, tutte con la stessa freddezza di chi non sente il peso del momento. E' lui il simbolo della svolta della serie: entrato quasi per disperazione in gara-3, ha cambiato il modo in cui Carolina difendeva, ha dato sicurezza, ritmo e convinzione. E in gara-6 ha messo il sigillo con uno 'shutout', il primo in questa finale, che non lascia spazio a discussioni.
Il raddoppio, firmato Jackson Blake a metà del secondo periodo, è stato il manifesto della nuova Carolina: pressione alta, recupero del disco, passaggio immediato, conclusione pulita. Blake, che in questa post-season è cresciuto come pochi, ha chiuso la serie con una maturità che non appartiene ai suoi anni. E' stato lui, più di chiunque altro, a incarnare la profondità degli Hurricanes: non solo stelle, ma una struttura che funziona e non lascia buchi.
Vegas, invece, si è persa. Ha tirato poco, ha tirato male, ha tirato tardi. Ha avuto un’unica vera occasione con Brett Howden nel primo periodo, neutralizzata da Bussi con un intervento che ha spento l’arena. Poi il nulla. Diciotto minuti senza un tiro tra secondo e terzo periodo. Tortorella ha provato a cambiare qualcosa inserendo Reilly Smith, al rientro dopo più di un mese, ma non è bastato. Senza William Karlsson e, soprattutto, senza idee, Vegas è sembrata una squadra arrivata al capolinea.
Il 3-0 finale, firmato da Nikolaj Ehlers a porta vuota, è stato solo la conferma di una serata già scritta. Ma il vero sigillo è arrivato poco dopo, quando Jordan Staal ha sollevato il Conn Smythe Trophy. Sei gol in questa serie, uno in ognuna delle prime cinque partite, record e storia scritta a 37 anni. Il leader silenzioso, l’uomo che ha tenuto insieme la squadra nei momenti più difficili.
E allora sì, la serie che sembrava infinita è finita. E' finita perché Carolina ha trovato la sua identità nel momento più complicato. E' finita perché Vegas, dopo aver sfidato la logica per settimane, non aveva più benzina. E' finita perché i Canes hanno imposto un ritmo che nessuno poteva reggere. Vent’anni dopo, la Stanley Cup torna a Raleigh.

Leggi anche:

Gara-1: Carolina - Vegas 4-5  
Gara-2: Carolina - Vegas 4-3 OT
Gara-3: Vegas - Carolina 5-4 OT
Gara-4: Vegas - Carolina 3-5
Gara-5: Carolina - Vegas 4-2

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sabato 13 giugno 2026

Milan senza vergogna: dimenticato l'anniversario della morte di Berlusconi

La 'home page' del sito rossonero
Il Milan prosegue nella sua caduta verso il basso e, potendo, riesce ancora di più a scavare nel peggio. Tre anni fa se ne andava Silvio Berlusconi che, in ambito calcistico (ma anche sportivo più in generale), ha segnato la storia della società rossonera e del calcio.
Purtroppo l'attuale società milanista (di cui, francamente, si ignora la reale composizione, sia dei vertici che, a scendere, del resto della nomenclatura, non ha ritenuto necessario doverne ricordare l'anniversario. Una testimonianza in più, se fosse necessario, di quanto sia urgente cacciare i 'mercanti dal tempio rossonero' al più presto, di quanto sia importante la protesta dei tifosi, ma soprattutto una diserzione completa dallo stadio, il rifiuto di abbonarsi, esattamente come hanno fatto i tifosi della Lazio a Roma.

Sicurezza e sapori della montagna, a Cortina le idee che guardano al futuro

foto ufficio stampa
A Cortina d'Ampezzo si è svolta la settima edizione dei Lagazuoi Winning Ideas Mountain Awards, dedicata ai progetti più innovativi, sostenibili e inclusivi legati alla montagna. Anche quest’anno il premio ha raccolto candidature da parte di aziende, start-up, associazioni e realtà impegnate a sviluppare nuovi modelli per vivere e lavorare nelle terre alte, confermando il ruolo dell’esposizione come osservatorio sulle trasformazioni della montagna.
Nella categoria attrezzature e abbigliamento da montagna ha vinto Manifattura Diffusa di Elbec, progetto che unisce filiera corta, artigianalità e inclusione sociale. La giuria ha premiato la capacità di creare opportunità economiche e contrastare lo spopolamento, valorizzando competenze locali attraverso un modello produttivo sostenibile. Due menzioni speciali hanno riguardato la sicurezza: lo zaino Ortovox Avabag Litric Tour 30, dotato di airbag elettronico ricaricabile, e Ice-Key Tag, dispositivo che permette ai soccorritori di accedere rapidamente ai dati sanitari dell’utente.
Per la categoria progetti e servizi per la montagna il premio è andato a Foremyc – Radicati nel Futuro, start-up che ha sviluppato un sistema di monitoraggio forestale basato su un gemello digitale degli ecosistemi. Le menzioni speciali hanno riconosciuto il valore culturale di Arte Dolomiti, iniziativa del Cyprianerhof Dolomit Resort, e l’impatto sociale di Aut-Lab Scarpinocc Inclusivi e Solidali, laboratorio che offre opportunità lavorative a giovani con disabilità.
Nella categoria produzioni enogastronomiche e agricole ha vinto la Cooperativa Alpi dell’Adamello, che produce vini da vitigni PIWI, resistenti alle malattie fungine e adatti a un’agricoltura sostenibile. Le menzioni sono state assegnate al progetto di Federico Graziani sull’Etna e alla rete Delizie del Dahu, che riunisce tredici piccoli produttori delle Valli Chisone e Germanasca.
L’edizione 2026 ha introdotto anche il Premio Lagazuoi per il Giornalismo e la nuova sezione WIMA Angels, dedicata agli studenti universitari impegnati nello sviluppo di idee innovative per la montagna, valorizzando il contributo delle nuove generazioni ai temi della ricerca e della sostenibilità.

Epilessia, la mancanza di sonno può favorirne la comparsa

Foto Mart Production per Pexels
Il 49° Congresso Nazionale della LICE (Lega Italiana Contro l'Epilessia) andato in scena a Cagliari, ha riunito circa 800 specialisti in quello che è il principale appuntamento annuale per fare il punto sulla ricerca e sulle cure dell’epilessia in Italia.
«Il Congresso Nazionale – ha spiegato Carlo Andrea Galimberti, presidente della LICE – rappresenta un momento di riflessione e condivisione per capire lo stato della ricerca e dei trattamenti, in Italia e nel mondo». Fra i temi centrali ci sono il rapporto tra epilessia e sonno, i nuovi biomarcatori e i disturbi psichiatrici nelle persone affette da questa patologia, analizzati anche attraverso un’indagine condotta su 164 epilettologi. «LICE continua a essere in prima linea nella ricerca e rimane al fianco delle persone con epilessia nella lotta contro i pregiudizi», aggiunge Galimberti. Il presidente ricorda anche la missione storica della Lega: «Da oltre 50 anni LICE persegue gli obiettivi di migliorare diagnosi, terapia e assistenza, promuovendo ricerca, formazione e informazione scientifica». Un lavoro reso possibile dalle scuole epilettologiche italiane e dal confronto con società scientifiche internazionali.
Uno dei temi più discussi è il legame fra epilessia e sonno, affrontato in un workshop congiunto LICE–AIMS. In molte persone le crisi compaiono durante il riposo notturno, e la mancanza di sonno può favorirne la comparsa. Allo stesso tempo, le crisi e le anomalie epilettiformi possono frammentare il sonno, peggiorando memoria, apprendimento e qualità di vita. Si crea così un circolo vizioso: l’epilessia disturba il sonno e un sonno disturbato peggiora il controllo delle crisi.
Anche disturbi come apnee notturne o sindrome delle gambe senza riposo sono frequenti nelle persone con epilessia. Riconoscerli presto è fondamentale per migliorare il riposo e, indirettamente, la gestione delle crisi.
Le indagini polisonnografiche restano strumenti chiave per definire i diversi quadri clinici, insieme ai video e ai dati genetici. L’intelligenza artificiale sta aprendo nuove possibilità nell’identificazione di biomarcatori sempre più precisi, utili per personalizzare diagnosi e terapie.
«L’analisi della connettività cerebrale, durante la veglia e il sonno, sta emergendo come un biomarcatore promettente per la medicina personalizzata», ha sottolineato infine Monica Puligheddu, direttrice della Neurologia dell’AOU di Cagliari. Le moderne tecniche EEG permettono infatti di osservare come le aree cerebrali interagiscono e come questi schemi cambiano nelle diverse fasi del sonno. Informazioni preziose per prevedere l’andamento della malattia e la risposta ai trattamenti, aprendo la strada a terapie sempre più mirate.

venerdì 12 giugno 2026

Stanley Cup, gara-5: Staal mette ancora la firma, Carolina si prende due match-point

L'apertura del sito NHL dopo gara-6
I Carolina Hurricanes vincono gara-5 della finale di Stanley Cup per 4-2 sui Vegas Golden Knights, un risultato che li porta avanti nella serie per 3-2, regalando loro così ben due match-point, il primo dei quali, in trasferta, andrà in scena per gara-6 a Las Vegas, fissata per domenica notte. Si comincia dopo l'esecuzione di un famoso pezzo degli Scorpions, "Rock You Like A Hurricane" e, ovviamente, l'inno nazionale, alla presenza del bomber calcistico norvegese Erling Haaland (con maglietta d'ordinanza di Carolina). La partita si accende presto, perché sono gli ospiti a colpire per primi: Pavel Dorofeyev sfrutta il power-play dopo l’ingenuità di Nik Ehlers, che spedisce il puck oltre la balaustra. Dall'inizio della superiorità sono passati appena 30 secondi, sul giro‑disco Jack Eichel trova un corridoio perfetto dal lato destro, Dorofeyev si apre sul cerchio d'ingaggio e infila Brandon Bussi con una conclusione secca. La replica di Carolina non si fa attendere, la squadra di Rod Brind'Amour genera diverse buone occasioni ma fatica nelle conclusioni, tanto che il pubblico implora dalle tribune "shoot!", ovvero tira. La risposta dei Canes arriva dopo nemmeno cinque minuti, con Jordan Staal che continua la sua serie irreale. Carolina lavora bene il disco in zona offensiva, Ehlers si riscatta con un tiro teso dalla blu e lo stagionato capitano, piazzato davanti allo slot, devia con un tocco chirurgico che spiazza Carter Hart. E' il pareggio che fa esplodere il Lenovo Center e che permette a Staal di eguagliare il record di 5 gare consecutive a segno in una finale (con 6 gol realizzati finora).
Il sorpasso arriva nel secondo periodo, quando la pressione di Carolina diventa asfissiante. In superiorità numerica Andrei Svechnikov riceve sul lato sinistro, finta il passaggio centrale e sorprende Hart con un tiro rasoghiaccio che passa tra i gambali del portiere (31'58"). Un'esecuzione rapida, pulita, che premia un power-play finalmente incisivo e che porta i Canes avanti. Il colpo che indirizza la serata arriva però a due minuti dalla seconda sirena. Jordan Martinook ruba un disco sanguinoso a Shea Theodore dietro la porta, serve Sebastian Aho defilato sulla destra e il finlandese, quasi senza angolo, trova un varco impossibile sopra la spalla di Hart. Un gesto tecnico di pura classe che vale il 3‑1 e che chiude un periodo dominato in ogni zona del ghiaccio.
Il terzo periodo comincia nel segno della speranza per Vegas che, in questi playoff, è riuscita in ben 9 rimonte, di cui ben 4 nel terzo periodo. E dopo meno di due minuti Brett Howden ha il disco buono, su un rimbalzo sporco di Bussi, ma fallisce la conclusione. Ribaltamento di fronte ed è Hart a dover uscire alla disperata per sventare un attacco di Carolina. Jack Eichel prende una ingenua penalità per sgambetto: Hart è sotto pressione, ma riesce a frenare le due conclusioni dei padroni di casa. Sono però ancora gli Hurricanes a rendersi pericolosissimi con William Carrier, che coglie la traversa alle spalle di Hart. Il dominio dei padroni di casa è evidente, e si concretizza nella quarta rete, che cade ancora in power-play (Mark Stone in 'double minor' per bastone alto su Jalen Chatfield), con Andrei Svechnikov che firma la sua 6.a marcatura dei playoff, in questo caso 'servito' da Nikolaj Ehlers (10° assist in post-season) e Shayne Gostisbehere (9°). La partita sembra prendere una strada ben precisa e arriva così inatteso il secondo gol di Dorofeyev della serata (12 per lui nei playoff), una respinta corta di Bussi su una conclusione di Theodore. Gli ospiti prendono coraggio, una conclusione di Rasmus Andersson viene bloccata da Bussi. L'extra-attacker di Vegas entra con quasi tre minuti ancora da giocare e, 133 secondi dalla fine, Ehlers si prende una penalità per ritardo del gioco (disco lanciato fuori dalla balaustra): in 6-contro-4 i Golden Knights colgono un palo, rischiano di subire in contropiede il quinto gol, ma il risultato non cambia più.
Hart esce ancora con almeno 4 reti sul groppone subite in ognuna delle gare di finale di finale disputate, un record assoluto certo non invidiabile per una finale di Stanley Cup, ma soprattutto Vegas perde anche William Karlsson per infortunio. Per la prima volta gli Hurricanes si portano in vantaggio nella serie, mentre Vegas, due volte avanti nella sfida di finale, sarà ora obbligata a vincere le due partite rimanenti, infliggendo agli Hurricanes una doppia sconfitta che manca loro da metà gennaio in regular-season. Chi, dal 2000, ha vinto gara-5, si è imposto nel 75% dei casi, ovvero un 20 contro 7 che elegge Carolina come favorita per la vittoria finale.

Leggi anche:
Gara-1: Carolina - Vegas 4-5  
Gara-2: Carolina - Vegas 4-3 OT
Gara-3: Vegas - Carolina 5-4 OT
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mercoledì 10 giugno 2026

Stanley Cup, gara-4: Carolina si riprende la parità, Il vecchio Staal protagonista

Il sito NHL inneggia a Jordan Staal
Vegas Golden Knights
e Carolina Hurricanes continuano a costruire una finale di Stanley Cup leggendaria. Gara‑4, alla T‑Mobile Arena, è stata l’ennesima dimostrazione di una serie che non concede tregua: Carolina vince 5‑3, impatta la serie 2-2 e rimanda ogni certezza a Raleigh. Una partita che ha confermato la natura selvaggia di questa sfida, con momenti di dominio alternati e un ritmo che non permette di respirare.
L’avvio è stato un lampo: Logan Stankoven ha sbloccato dopo poco più di un minuto, raccogliendo un passaggio filtrante di Jalen Chatfield e superando Carter Hart con un tocco ravvicinato dopo essersi infilato tra due difensori. Poco dopo è arrivato il raddoppio di Jackson Blake, bravo a farsi trovare libero sul lato sinistro e a concludere di prima intenzione su un disco servito da Taylor Hall. Due affondi secchi, costruiti con velocità e precisione, che hanno gelato il pubblico di Las Vegas.
La reazione dei padroni di casa è arrivata con Mark Stone, che ha accorciato sfruttando un’azione insistita: Shea Theodore ha tenuto vivo il disco sulla linea blu, Brayden McNabb lo ha rimesso verso il centro e Stone, appostato davanti alla porta, ha deviato di prima intenzione. Carolina ha però ristabilito il doppio vantaggio con Jordan Staal che, in superiorità numerica, ha raccolto un passaggio di Shayne Gostisbehere e ha insaccato con un tocco rapido da distanza ravvicinata.
Il secondo periodo ha ribaltato l’inerzia: Vegas ha alzato il ritmo, costringendo Carolina a difendersi più bassa. William Karlsson ha riportato i suoi a contatto con un’azione costruita in velocità: Rasmus Andersson ha aperto il gioco sulla destra, Mitch Marner ha servito Karlsson nello spazio e il centro svedese ha infilato Brandon Bussi con un tiro preciso sul palo lontano. Il pareggio è arrivato con Brett Howden (14 gol per lui nei playoff), che ha approfittato di un disco recuperato da Colton Sissons per avanzare sul lato sinistro e sorprendere Bussi con una conclusione potente sotto la traversa.
Nel frattempo, Carolina ha rischiato grosso su un paio di ripartenze: Jack Eichel ha colpito la traversa dopo un’azione personale, mentre Stone ha sfiorato il vantaggio con un tocco ravvicinato respinto da Bussi con un intervento d’istinto. Da segnalare anche un duro contatto su Blake, finito contro le balaustre dopo una carica di McNabb: il giovane attaccante si è rialzato con fatica, ma ha continuato la partita.
Il terzo periodo ha riportato la partita sul binario degli Hurricanes. L’episodio decisivo è nato da un errore in uscita di Vegas: Theodore ha perso il disco sotto pressione, Seth Jarvis ha provato la conclusione, Hart ha respinto ma il rimbalzo è finito verso Jordan Staal. Il capitano, sbilanciato e in caduta, è riuscito comunque a deviare il disco sollevandolo quel tanto che bastava per superare il 'goalie' di casa. Un gesto istintivo, sporco, ma perfetto nella sua efficacia.
Vegas ha tentato l’assalto finale, togliendo Hart per l’uomo in più, ma Carolina ha chiuso i conti con Nikolaj Ehlers, che ha recuperato un disco vagante a centro pista e ha depositato nella porta sguarnita dopo aver resistito al tentativo di recupero di due difensori. La sirena ha sancito un 5‑3 che rimette tutto in equilibrio. Carolina ha mostrato carattere, sfruttando la serata di grazia di Staal e la solidità di Bussi nei momenti più delicati. Vegas ha pagato qualche leggerezza di troppo, soprattutto nelle transizioni difensive, pur confermando la capacità di rientrare in partita anche quando sembra alle corde. La serie ora torna a Raleigh, con la sensazione che ogni dettaglio possa spostare l’inerzia della coppa.

martedì 9 giugno 2026

Miguel Bosé si inginocchia per Henry Nowak: il gesto che riaccende le coscienze

Due estratti dal breve video di Miguel Bosé
Miguel Bosé
, uno dei più grandi cantanti di sempre in lingua spagnola, è in questi giorni al centro dell’attenzione non per questioni musicali, ma per la sua forte presa di posizione dopo l'uccisione del giovane Henry Nowak da parte della polizia inglese. Il ragazzo, 18 anni, era stato accoltellato da un sikh (un indiano britannico), il 23enne Vickrum Singh Digwa.
Malgrado la ferita, il ragazzo era stato stato incredibilmente ammanettato dalla polizia perché accusato dal sikh di averlo apostrofato con un termine razzista. Secondo le ricostruzioni, Nowak avrebbe pronunciato la frase “I can’t breathe” mentre era a terra a causa della pressione esercitata su di lui dal poliziotto, perdendo conoscenza e morendo poco dopo. Si tratta delle stesse parole che un criminale di colore (George Floyd nel 2020) aveva pronunciato (anche lui poi morì a causa della stessa mancanza di respiro provocata dalla pressione del poliziotto di turno) e che scosse gran parte del mondo occidentale, favorita dal fatto che la pelle del delinquente americano era nera, scatenando il pandemonio e le violenze del movimento Black Lives Matter.
Nella stessa Gran Bretagna, prima di tutte le partite della Premier League di calcio, i giocatori furono obbligati (molti lo fecero di propria volontà) a inginocchiarsi in segno di rispetto per la morte. Chi non si allineò a quella presa di posizione venne esposto al pubblico ludibrio, spesso licenziato, additato come fascista e razzista. Il paradosso della vicenda inglese (avvenuta a Southamtpon) è che il ragazzo, bianco, non era affatto un criminale, ma una persona comune.
E se in Gran Bretagna, dopo il 'Movimento delle Bandiere' la gente, in particolare i bianchi, sta finalmente cominciando a rialzare la testa e a protestare contro un'irrefrenabile invasione islamica che sta dilaniando il Paese, Bosé ha deciso di rendere omaggio, a modo suo, al giovane Henry: con un video che ha rapidamente fatto il giro dei social, l’artista si inginocchia, una mano sul petto, mentre sullo schermo compare la frase “I can’t breathe. De rodillas por Henry Nowak”. Un gesto simbolico, forte, che richiama alla protesta contro ogni tipo di abuso, ma che fa anche riflettere su un'invasione che ha reso gli europei (in gran parte bianchi) 'stranieri a casa loro', sovrastati dalla sempre maggiore protervia degli stranieri, soprattutto quelli che vino con il passaporto d'origine in una mano e il Corano nell'altra.

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"White Lives Matter" sopra lo stadio di Manchester, e scoppia l'accusa di razzismo

Sognando Itaca, la vela che cura: da Venezia riparte il viaggio terapeutico per i pazienti leucemici

Il varo della barca a Venezia (foto Bordignon)
È salpata da Venezia la nuova edizione di Sognando Itaca, il progetto di vela terapia promosso da AIL (Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma) in occasione della Giornata Nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma.
Una barca che diventa spazio di cura, relazione e rinascita per i pazienti ematologici, accompagnati da medici, infermieri, psicologi e skipper professionisti. La presentazione si è svolta l’8 giugno alla Compagnia della Vela, sull’isola di San Giorgio Maggiore.
Nato nel 2006 sul Lago di Garda, il progetto si ispira al viaggio di Ulisse: come l’eroe omerico, anche i pazienti affrontano un mare incerto, ma possono scoprire nuove risorse interiori grazie alla forza del gruppo e alla condivisione.
Dal 2009 l’iniziativa naviga lungo le coste italiane, alternando Adriatico e Tirreno, con tappe nelle città sede di divisioni di Ematologia. In ogni porto prende vita l’Itaca Day, una giornata in cui adulti e bambini possono imbarcarsi e vivere l’esperienza unica della vela come strumento di riabilitazione psicologica.
Quest’anno la barca nazionale toccherà Venezia, Rimini, Pesaro, Ancona, Giulianova, Bari e Brindisi. A Venezia i pazienti hanno navigato sulla King Arawak, attraversando la Certosa, l’Arsenale e il bacino di San Marco, accompagnati da un team multidisciplinare. La vela, con il suo ritmo lento e la necessità di cooperazione, rafforza il legame tra pazienti e operatori sanitari, creando un clima di fiducia che prosegue anche a terra.
Durante l’incontro è stato ricordato il centenario della nascita del principe Fabrizio Alliata di Montereale, tra i fondatori di AIL nel 1969, figura centrale nella storia dell’associazione. Oggi AIL continua a promuovere un approccio che integra aspetti psicologici, sociali e ambientali, riconoscendo il ruolo decisivo degli stili di vita e del benessere globale nel percorso di cura.
Nel corso dell’estate oltre venti sezioni provinciali organizzeranno un proprio Itaca Day, confermando la vela terapia come uno dei progetti più simbolici dell’impegno di AIL accanto ai pazienti ematologici.

domenica 7 giugno 2026

Miriam Galanti, se la risata si trasforma in una lacrima d'ironia

Miriam Galanti (foto Bordignon)
"Vita da bionda"
di Miriam Galanti è bello. Miriam Galanti è bella. Non andrò oltre a questi concetti semplici per descrivere lo spettacolo andato in scena a Milano presso l'Accademia del comico nell'ambito del festival "Fringe". Non prenderò a prestito scritti precotti altrui trasformati con l'intelligenza artificiale di turno per tutelare la semplicità espressa da un flusso di parole e gesti coinvolgenti ed empatici, che da Miriam scivolano abbracciando il pubblico, tastandone il polso, estraendone qualche spunto, stendendo la propria vita su uno specchio riflettente l'ironia che ogni gesto quotidiano porta con sé, perché anche le tragedie possono essere vissute con il sorriso.
Miriam Galanti comincia come solo una bionda potrebbe fare, cinguettando e 'scemeggiando' giuliva su di un palcoscenico 'casalingo' davanti a pochi intimi (così vuole la gestione di questo genere di serate), che potrebbe calcare da 'influencer' e che invece preferisce influenzare con le proprie debolezze, ognuna riplasmata come pietra angolare della propria esibizione. Inutile fare 'spoiler' che toglierebbero il piacere della sorpresa a chi vi si accosti per la prima volta.
Lo spettacolo si chiude con una lacrima, anzi due: una di Miriam, l'altra dello spettatore che l'osserva, consapevole che il rigurgito di cinquanta minuti di frivolezze possono spgnersi in una pozzanghera di pensieri dedicati alla nostra vita raccontata da un palco.

Stanley Cup 2026, Gara‑3: Vegas domina, crolla e risorge, vittoria all'overtime su Carolina

La foto del dopo gara inserita sul sito NHL
I Vegas Golden Knights si portano sul 2-1 nella serie di finale di Stanley Cup contro i Carolina Hurricanes al termine di una partita folle e infinita, l'ennesima di una sfida che, si spera, possa arrivare alla settima partita. Finisce 5-4 all'overtime ed è stata la gara dei record, che verranno posti alla fine di questo articolo, "first time for everything", com'è il titolo del sito NHL. Carolina riesce in una rimonta d'altri tempi, che però si blocca nel secondo overtime, chiudendo allo stesso tempo il suo record di 6-0 in trasferta nella 'post-season' e la sua serie di vittorie in fila nelle gare-3 di questa stagione.
I padroni di casa ritrovano in difesa Brayden McNabb, uscito per una violenta discata al volto in gara-2 e protetto da una visiera in ferro. Dopo un primo periodo molto equilibrato e intenso, con squadre molto attente e poche occasioni da rete, i botti arrivano nel secondo, grazie anche alle numerose pecche difensive degli Hurricanes, in particolare da parte di K'Andre Miller e Sean Walker, tardivi nel liberare il proprio terzo, e Alexander Nikishin, che svirgola clamorosamente il puck, lasciando ghiaccio libero per l'ultimo dei gol realizzati da Mitch Marner. Il parziale del 'drittel' direbbe 4-0, in realtà però le reti realizzate dai Golden Knights sono state ben sei, visto che nei primi cinque minuti Vegas ha realizzato due gol, entrambi annullati dal 'coach's challenge' operato da Rod Brind'Amour. Ma dove la panca riesce la panca fallisce, con una penalità per troppi uomini sul ghiaccio che spiana la via per il vantaggio di Vegas, che arriva dopo appena 10 secondi di superiorità grazie a Tomáš Hertl al 30'26", quinto per lui nei playoff. Il secondo periodo è un assalto continuo, un’onda che travolge Carolina e la lascia senza respiro. A grande protagonista, manco a dirlo, si erge il 'dinamico' Marner. L'ex torontino si prende la scena con una prestazione che entra direttamente nella storia: quattro punti in 20 minuti, una 'hat-trick' costruita in sei minuti e 10 secondi e diventata la più veloce mai registrata in una finale. Il primo gol nasce da un tocco fortunoso, deviato da un difensore avversario, ma gli altri due sono pura esecuzione: breakaway, freddezza, precisione. Vegas vola sul quadruplo vantaggio.
Partita chiusa? Una serie da delirio come questa dice di no e il terzo periodo lo conferma. Carolina toglie il 'goalie' Frederik Andersen (tornato 'in versione' Toronto) e inserisce Brandon Bussi. Il 'drittel' però si apre ancora nel segno dei padroni di casa che, con quattro reti di vantaggio, giocano in scioltezza e sembrano addirittura in superiorità. La vera superiorità la trova invece Carolina, che però, in fase di vantaggio, regala disco all'implacabile Mitch che, lanciato da solo a rete, subisce il fallo che regala ai Golden Knights il rigore che potrebbe valere il quinto gol. Sul disco va lo stesso Marner che, stavolta, si dimostra meno implacabile del solito, vedendosi il tiro in 'backhand' parato da Bussi. Gli Hurricanes ritrovano ritrovano ossigeno e, all'improvviso, fanno saltare per aria la gara, riscrivendo la storia in 39 secondi: Jordan Martinook, Taylor Hall e Jordan Staal firmano la tripletta più rapida mai vista in una finale di Stanley Cup, fra il 7'03" e il 7'42" del periodo, roba da stropicciarsi gli occhi, sebbene con la collaborazione di una difesa di casa un po' troppo addormentata. Il gelo cala su Vegas, il pubblico non capisce cosa stia succedendo, la panchina dei Golden Knights si contrae, John Tortorella si guarda attorno incredulo. E quando mancano meno di due minuti, con il portiere fuori e un power-play disperato per il più classico 'delay of game', arriva il pareggio: Andrei Svechnikov si avventa su un rimbalzo e lo spinge dentro in un mischione senza domani. Tortorella dalla panca cerca la scusa per una 'challenge' ma è il giocatore di Vegas a spingere quello di Carolina dentro la gabbia, e non viceversa. Si passa così al supplementare.
Il primo overtime è una lunga apnea. Occasioni sporche, gambe pesanti, portieri che tengono in piedi tutto. Marner sfiora il poker, Bussi gli chiude la porta. Dall'altra parte, un 'backhand' di Dylan Coghlan rischia di chiudere la serata, ma il puck resta lì, incastrato tra panico e miracolo. Si va al secondo supplementare, con l’arena che alterna silenzi e boati, e i giocatori che sembrano andare ognuno oltre il proprio limite. La fine arriva su un episodio che sintetizza perfettamente la follia di gara‑3: Shea Theodore tira basso dalla distanza, il disco sbatte violentemente sulle balaustre dietro la porta, rimbalza verso il traffico e colpisce il pattino di Bussi, che sta leggendo la traiettoria in modo troppo aggressivo. La deviazione è fatale, il puck entra alle spalle del 'goalie', fine. Un gol che non è un gol, un autogol che non esiste nelle statistiche, un rimbalzo che decide una partita che nessuno meritava davvero di perdere.
Vegas scampa a un crollo epocale, Carolina sfiora un’impresa mai riuscita a nessuno: rimontare quattro gol nel terzo periodo di una finale. La serie ora dice 2‑1 per i Golden Knights, e la storia ricorda che chi passa avanti dopo gara‑3, una gara cosiddetta 'pivotal', vince la Stanley Cup nell'80% dei casi. Ma dopo tre partite così, le percentuali sembrano solo numeri vuoti.

A proposito di numeri, eccone alcuni di questa gara indimenticabile:
1. Mitch Marner ha tirato il 14º rigore nella storia delle finali di Stanley Cup. Solo un giocatore è riuscito a segnare: Chris Pronger contro Cam Ward dei Carolina Hurricanes nella finale del 2006.
2. Mitch Marner ha realizzato l’'hat-trick' più veloce nella storia delle finali di Stanley Cup (6'10"), portando Vegas sul 4‑0 dopo due periodi. Ha così superato il record di 'un certo' Maurice Richard: 6'21" nel 1957.
3. I 4 punti realizzati da Mitch Marner in un periodo eguagliano il poker di Frank Foyston nel 1919.
4. Gli Hurricanes hanno segnato tre gol in 39 secondi, la tripletta più rapida nella storia delle finali di Stanley Cup e solo la 5.a volta in assoluto che una squadra segna 3 reti così velocemente in una partita di playoff. Il precedente record per i 3 gol più rapidi in finale apparteneva ai Montreal Canadiens del 1954, che li avevano realizzati in 56 secondi più di 72 anni fa.
5. Jordan Staal raggiunge Brad Marchand (3 partite in fila nel 2025) come secondo giocatore di 37 anni o più a segnare nelle prime 3 gare di una finale di Stanley Cup.
6. Non c’è mai stata una rimonta vincente con 4 gol di svantaggio in una finale di Stanley Cup (e solo 4 volte in qualsiasi partita di playoff). Il margine più ampio mai recuperato per vincere una gara di finale è stato di tre gol: l’ultimo caso quello degli Edmonton Oilers in gara‑4 dello scorso anno; prima ancora, l’episodio precedente risaliva ai Carolina Hurricanes in gara‑1 della finale 2006.
7. Solo una volta una squadra era riuscita a recuperare uno svantaggio di 4 o più gol in una finale di Stanley Cup, indipendentemente dal risultato finale. Accadde più di 50 anni fa, in gara‑1 della finale 1972: i New York Rangers erano sotto 5‑1, riuscirono a pareggiare 5‑5, ma persero poi 6‑5 nei tempi regolamentari contro i Boston Bruins.


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