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sabato 23 maggio 2026

Raise the Colours, la Gran Bretagna rialza la testa contro l'Islam ma nessuno ne parla

Un momento della manifestazione di Londra
L’Europa vive una fase di tensione crescente, segnata da un’immigrazione percepita come fuori controllo e da governi incapaci di dare risposte credibili. Arriva proprio dalla Gran Bretagna, una delle nazioni più tragicamente colpite dall'immigrazione di massa, una delle risposte più chiare, ma anche più censurate, di quersti mesi: si tratta dell'operazione "Raise the Colours", segnata dalle imponenti manifestazioni di Londra e Manchester, durante le quali centinaia di migliaia di persone (secondo le stime aeree) hanno sfilato sventolando la Union Jack o la bandiera con la Saint George's Cross (la Croce di San Giorgio) inglese, mostrando un malessere profondo: cittadini esasperati da episodi di violenza, degrado urbano e trasformazioni sociali che sentono imposte dall’alto. Il messaggio rivolto a Starmer e al sindaco Khan (un nome un programma) è stato inequivocabile: basta minimizzare, basta ignorare le paure reali della popolazione, provocate in gran parte da uno strato sociale che di britannico non ha quasi più nulla.
In questo clima si inserisce la preoccupazione per una progressiva islamizzazione di parti del continente, alimentata anche da attacchi terroristici sempre più frequenti. Il caso di Modena, con l’auto lanciata sulla folla e la volontà dichiarata di colpire italiani cristiani, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza e sulla gestione di individui radicalizzati già presenti sul territorio europeo.
Molti osservatori denunciano una politica “progressista” che, nel tentativo di evitare tensioni sociali, finisce per non punire con sufficiente fermezza comportamenti criminali, generando la percezione di una sorta di impunità. L’Europa appare così intrappolata in una “anarchia controllata”, dove l’ordine pubblico si regge più sull’inerzia che su una reale strategia.
Il risultato è un contraccolpo politico evidente: dal 'movimento delle bandiere' in Gran Bretagna alla crescita dell’AfD in Germania, le prime risposte arrivano proprio dalle popolazioni autoctone, che chiedono di recuperare sovranità, identità e sicurezza. È il segnale di un continente che non vuole più essere spettatore passivo del proprio destino.

martedì 28 aprile 2026

Stati Uniti: i democratici alzano i toni, dito puntato contro la portavoce di Trump

Karoline Leavitt in una foto tratta da Fox News
Hakeem Jeffries
ha scelto di non arretrare di un millimetro. Durante una conferenza stampa particolarmente tesa, il leader democratico alla Camera degli Stati Uniti ha ribadito la propria intenzione di portare avanti quella che ha definito “maximum warfare” contro le strategie di ridisegno dei collegi elettorali dei repubblicani. Alle critiche, Jeffries ha risposto senza esitazioni: “Non me ne importa nulla”, un messaggio diretto tanto ai suoi avversari quanto ai commentatori che lo accusano di alimentare un clima politico già incandescente.
Le sue parole arrivano all’indomani del terzo presunto tentativo di attentato contro il presidente Donald Trump, episodio che ha riacceso il dibattito sull'uso della retorica in politica e sui suoi effetti. Jeffries ha però respinto ogni collegamento, ricordando che l’espressione “maximum warfare everywhere, all the time” era stata utilizzata in passato da una fonte anonima della Casa Bianca, e accusando i repubblicani di ipocrisia.
Il leader democratico ha poi attaccato duramente la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, definendola una “disgrazia” e una “bugiarda”, dopo che quest’ultima aveva imputato ai democratici un linguaggio ostile che, a suo dire, avrebbe contribuito a legittimare l'attentato contro il presidente Trump. La Leavitt ha insistito sul fatto che anni di retorica aggressiva avrebbero alimentato comportamenti estremi da parte di individui mentalmente instabili.
Anche il National Republican Congressional Committee è intervenuto, accusando Jeffries di “scherzare col fuoco” e di non voler riconoscere i rischi di un’escalation verbale.

sabato 25 aprile 2026

La Finlandia e il nucleare, un'idea non proprio buonissima

Foto di Tapio Haaja da Unsplash
La discussione recentemente apertasi in Finlandia sulla possibilità di autorizzare l’importazione e lo stoccaggio di armi nucleari sul proprio territorio nasce dall’idea che la presenza di ordigni atomici possa aumentare il costo di un eventuale attacco e quindi rafforzare la sicurezza nazionale.
Rotislav Ishchenko, autore presso l'edizione ucraina di Ria Novosti, osserva che, in linea teorica, il ragionamento non è infondato: il possesso di armi nucleari non garantisce l’inviolabilità, ma rende qualsiasi aggressione molto più rischiosa. L’esempio che propone è quello della Corea del Nord, capace di dissuadere gli Stati Uniti quando, durante il mandato di Donald Trump, Washington valutò un’azione militare. La semplice dichiarazione di Pyongyang di essere pronta a usare armi nucleari contro le portaerei americane e persino contro il territorio statunitense bastò a far cambiare rotta alla Casa Bianca, che scelse il negoziato. Da allora, nota l’autore, nessuno negli Stati Uniti ha più minacciato apertamente la Corea del Nord.
Tuttavia, Ishchenko sostiene che il paragone con la Finlandia regge solo in parte. Pyongyang dispone di armi nucleari proprie e dei relativi sistemi di lancio, mentre Helsinki si limiterebbe a ospitare ordigni appartenenti ad altri. Inoltre, la Corea del Nord si confronta con un avversario geograficamente distante, e un conflitto potrebbe nascere solo su iniziativa statunitense, dato che Pyongyang non ha la capacità di proiettare forze militari sulle coste americane né di lanciare un attacco intercontinentale su larga scala.
Secondo questa lettura, la deterrenza finlandese sarebbe quindi molto diversa: non basata su un arsenale nazionale, ma sulla presenza di armi altrui, con tutte le implicazioni strategiche e politiche che ne derivano. L’autore lascia intendere che la sicurezza ottenuta in questo modo potrebbe rivelarsi meno solida di quanto Helsinki auspichi.

25 aprile: ANPI, una cascata di soldi ai professionisti (morti) dell'antifascismo

L'home page dell'ANPI
Arriva il 25 aprile, e da più parti si ascoltano i soliti consunti peana legati a un antifascismo ormai privo di senso ma, soprattutto, alla presenza di associazioni che ormai, da anni, non hanno più senso di esistere. Prima fra tutte l'ANPI, la cui presenza è non solo inutile, visto come sia assai improbabile che siano ancora in vita partigiani di una guerra terminata 81 anni fa, ma il cui lascito ideologico stenta ad avere una sua logica di esistenza, al di là della solita consunta demagogia dell'antifascismo da salotto di certa Sinistra.
La cosa più grave è che, oltre alla propria mancanza di attualità, l'ANPI e tutto il ciarpame dell'antifascismo italiota pesano in maniera notevole sulle casse dello Stato italiano. Lo si può rilevare da un articolo de Il Giornale del 2023, da cui emerge che, secondo i dati relativi all’esercizio finanziario 2022 del Ministero della Difesa, le risorse destinate a enti, istituti e associazioni impegnati nella conservazione della memoria storica ammontano a circa 1,7 milioni di euro. E che una quota significativa di questi fondi riguarda proprio l’ANPI, che nello stesso anno ha ricevuto 94mila euro per attività che spaziano dalle celebrazioni della Festa della Liberazione a molti altri progetti.
Ma se l'esistenza dell'ANPI può apparrire assurda pochi potrebbero credere realmente dell'esistenza dell’Associazione dei combattenti volontari antifascisti in Spagna, che nello stesso anno ottenne 32mila euro, mentre la Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane ne ha ricevuti 60mila. Più contenuto il sostegno all’Associazione nazionale partigiani cristiani che, nel 2022, si è fermata a 42mila euro.
Il quadro economico non si limita però ai finanziamenti statali. Regioni e Comuni svolgono un ruolo rilevante nel sostenere progetti e iniziative locali. L’Emilia-Romagna rappresenta uno dei casi più significativi: nel 2022 ha stanziato circa 600mila euro per attività dedicate alla memoria del Novecento. Tra i progetti finanziati figurano video educativi sullo squadrismo, iniziative di ricostruzione storica (dubbia) e attività promosse dalle sezioni territoriali dell’ANPI, con contributi che vanno dagli oltre 34mila euro per Bologna ai 22mila per Ravenna.
Anche gli enti locali intervengono con risorse proprie: Parma ha destinato 70mila euro alle celebrazioni del Centenario delle Barricate del 1922, mentre Milano e Torino hanno sostenuto negli anni scorsi le attività dell’ANPI con contributi più contenuti.
Insomma, oltre all'inattualità di un'associazione sempre più priva di senso, la cui stessa nenia storica ("Bella ciao") è a sua volta un falso storico (venne cantata per la prima volta dopo la guerra e quindi non c'entra nulla con i partigiani), emerge l'assurdità di un vero e proprio sistema che da troppo tempo ottenebra le menti degli italiani con la complicità di un'informazione malata e gestita da chi il partigiano continua a farlo, vittima l'intelligenza e la libertà della gente comune.

venerdì 24 aprile 2026

Vannacci, caccia grossa a Milano con il “Meet & Drink dei Futuristi”

Manuela Bresciani ed Elisa Mangano (foto Bordignon)
Una Milano in cui la sicurezza non è un privilegio ma un diritto, un invito per tornare a credere nella politica come missione, dimostrare di non essere solo parole, ma forza, presenza e futuro. Sono alcuni dei moniti lanciati dal palco di un locale del centro di Milano dove si sono ritrovati tesserati ed elettori di Futuro Nazionale, nel nome di una serata dal titolo “Meet & Drink dei Futuristi”, una sorta di 'aperitivo d’incontro' dei comitati costituenti milanesi legati al progetto politico di Roberto Vannacci.
Una maniera per conoscersi ma anche contarsi, con la consapevolezza che sia necessario fare di più, molto di più, per fare crescere il movimento anche nella metropoli lombarda.
La serata, moderata dalla giornalista Manuela Bresciani e aperta dall'inno nazionale cantato da Larissa Yudina, ha visto, dopo un messaggio a distanza dello stesso Vannacci, alternarsi sul palco i referenti dei comitati milanesi di Futuro Nazionale: Elisa Mangano, Gabriel Corasanniti, Renato Maturo, Max Bastioni ed Emanuele Ajello, oltre ad altri promotori e rappresentanti dell'area bergamasca.
E' stato un evento che, nella scia della 'design week', ha visto la presenza anche di qualche volto noto della 'nightlife' milanese, fra cui Sylvie Lubamba, attrice e showgirl che fin dall'inizio si è schierata a fianco del movimento di Vannacci.

Altre immagini della serata (foto Bordignon):







lunedì 20 aprile 2026

Il monito dell'influencer russa: "Putin tutela il proprio popolo, i politici europei sono burattini"

Svetlana Ostrovskaya risponde alle provocazioni
Lei è una influencer russa residente in Italia. Svetlana Ostrovskaya inizialmente potrebbe apparire come una fra le tante youtuber di origine straniera che cercano di gettare un ponte fra culture diverse, creando esempi sociali utili per fare conoscere la storia e la società russa. In realtà Svetlana, italiano fluente con un marcato accento veneto, bella e già fidanzata, spesso in trasferta all'estero e, in particolare, a Dubai, nei propri 'reels' svolge un duplice ruolo: da un lato cerca di raccogliere adepti per investire nei propri progetti economici, più o meno legati al mondo del 'trading', dall'altro perora con passione la causa della Russia, difendendo a spada tratta il governo di Vladimir Putin e rispondendo alle varie provocazioni che le provengono dal web.
Una delle ultime arriva nei confronti di un messaggio (reale o inventato non è dato sapere, comunque credibile) arrivatole in questi termini: "Peccato che la tua bella bella Mosca è governata da un dittatore criminale".
La risposta di Svetlana è dura e tagliente, e non lascia spazio a repliche: "Innanzitutto vorrei rassicurare che in Russia non abbiamo la dittatura e soprattutto non abbiamo un criminale, abbiamo un presidente che tutela gli interessi del proprio popolo e del proprio Paese".
Non solo difesa, ma anche un duro attacco nei confronti delle istituzioni italiane ed europee: "Lo so che sembra una cosa assurda, perché in Europa non c'è questa cosa, soprattutto in Italia siamo governati da dei burattini, da dei pagliacci che rappresentano l'Europa e fanno i porci comodi dell'Europa e gonfiamo le tasche solo dell'Unione Europea, però in Russia c'è rigidità, rigore nelle regole e le cose funzionano, il Paese va avanti, progredisce perché ci sono delle regole che le persone rispettano. Questa non è dittatura, è semplicemente buon senso e amore per la propria Patria, cosa che in Italia manca".
La chiosa finale è spiazzante: "Quindi sì. preferisco avere un dittatore criminale nel mio Paese, che fa funzionare le cose e mette in primo luogo il proprio Paese e non c'è corruzione, difende la propria Patria e non si svende agli altri Paesi, quindi viva la Russia, viva il mio Paese, io amo il mio Paese, mi dispiace che in Italia non ci sia un leader forte, che protegge la propria gente, il proprio Paese. Questo mi dispiace tanto e soprattutto mi dispiace ancora di più per le persone italiane che non amano la propria Patria".

venerdì 17 aprile 2026

La Milano che crede nella giustizia si raduna: parola d'ordine "remigrazione"

L'articolo de "La Verità" tratto da Facebook
Milano si prepara a un sabato ad alta tensione politica. Il 18 aprile, a partire dalle ore 15, Piazza Duomo ospiterà l’evento “Senza paura: in Europa padroni a casa nostra”, organizzato dai cosiddetti 'Patrioti' e annunciato come una grande manifestazione pubblica alla presenza del vicepremier Matteo Salvini e di vari leader conservatori europei alleati della Lega, tra cui Jordan Bardella e Viktor Orbán. L’iniziativa, presentata come pacifica dagli organizzatori, punta a riportare al centro del confronto temi come sicurezza, immigrazione e identità.
Salvini ha spiegato che dal palco si parlerà di “sicurezza, pace e contrasto al fanatismo islamico” e di una linea più severa contro l’immigrazione irregolare, con la richiesta di rivedere criteri per cittadinanza e permessi di soggiorno. Il vicepremier ha inoltre respinto le critiche arrivate da alcune forze politiche, in particolare dal Partito Democratico, che aveva chiesto di vietare la manifestazione. Secondo Salvini, tali richieste sarebbero incompatibili con una democrazia e ha invitato anche il sindaco Sala a presenziare.
Parallelamente, gruppi antagonisti e della Sinistra varia (e avariata) hanno annunciato iniziative di protesta e “accerchiamenti”, mentre il dibattito pubblico si è acceso attorno al termine “remigrazione”, citato da alcuni promotori dell’evento e contestato da opposizioni e associazioni. Salvini ha precisato che la parola non compare nei materiali ufficiali, pur dichiarando di non considerarla un tabù nel confronto politico.
Il raduno arriva in un momento di forte polarizzazione sul tema migratorio e a pochi giorni dalle celebrazioni del 25 aprile, contribuendo a rendere il clima cittadino particolarmente sensibile. Gli organizzatori si aspettano una partecipazione ampia, mentre le autorità stanno predisponendo un imponente dispositivo di sicurezza per garantire lo svolgimento regolare delle diverse iniziative previste in centro città.

sabato 21 marzo 2026

Referendum: votare 'sì' è un dovere morale prima ancora che politico

Le 'toghe rosse', una casta da abbattere
Votare sì al prossimo referendum, per molti cittadini, significa chiedere un cambiamento reale.
Non perché la Costituzione debba essere intoccabile – altrimenti saremmo ancora fermi alle leggi bibliche – ma perché una riforma della giustizia è percepita come necessaria da chi si sente da anni schiacciato da decisioni considerate arbitrarie.
L’idea che esista una “casta” impermeabile dei giudici, capace di incidere sulla vita delle persone senza doverne rispondere, alimenta un malessere diffuso.
Sono numerosi i casi in cui cittadini comuni, colpevoli solo di essersi difesi, hanno visto la propria vita stravolta da provvedimenti ritenuti ideologici. Da qui nasce la convinzione che una parte della magistratura, spesso etichettata come politicizzata, ostacoli qualsiasi tentativo di riforma che possa limitarne il potere.
In questo clima si inserisce anche la critica verso figure pubbliche considerate simboliche di un certo approccio culturale e politico, accusato di difendere categorie ormai svuotate di significato e di bollare come “patriarcato tossico” o “reazione conservatrice” il disagio di chi chiede semplicemente regole chiare e responsabilità.
Per chi sostiene il referendum, votare sì significa opporsi a questa deriva, chiedere una giustizia più concreta e trasparente, in cui anche i magistrati rispondano dei propri errori. E significa rifiutare lezioni morali da una Sinistra vista come pronta a evocare i padri costituenti mentre, allo stesso tempo, giustifica comportamenti violenti che minano la sicurezza delle città.
Per questi cittadini, il sì non è solo un voto: è una presa di posizione netta.

domenica 4 gennaio 2026

L'islamocomunismo, simbolo della decadenza occidentale

Immagine tratta da "Il Primato Nazionale"
Per anni il comunismo europeo ha vissuto di rendita, convinto che bastasse evocare la “lotta di classe” per mantenere un’identità. Oggi quella retorica appare come un guscio vuoto: l’ideologia che pretendeva di guidare il popolo ha perso il popolo, e con esso la capacità di proporre un progetto coerente. Il suo elettorato storico si è dissolto, la classe operaia ha cambiato bandiera e la Sinistra radicale si ritrova senza radici e senza bussola.
Non è un caso che, quando ancora esisteva un terreno comune con il cattolicesimo sociale – giustizia, equità, tutela dei più fragili – il comunismo riuscisse a sopravvivere. Quell’alleanza, il vecchio 'cattocomunismo', era un compromesso ideologico che funzionava perché poggiava su temi condivisi. Una volta esauriti quei contenuti, la Sinistra post‑comunista ha iniziato a vagare alla ricerca di nuove cause da brandire.
È così che, smarrita la dimensione sociale, si è rifugiata nelle battaglie identitarie: diritti civili, rivendicazioni culturali, bandiere arcobaleno trasformate in sostituti della politica. Non per convinzione profonda, ma per necessità aritmetica: servivano nuovi segmenti elettorali da mobilitare. E quando anche questo non è bastato, si è aperto un nuovo fronte, quello dell’allargamento verso mondi culturalmente lontani, nella speranza di costruire un nuovo blocco sociale capace di riportare la Sinistra al potere.
Il risultato è una miscela ideologica fragile, un tentativo di sostituire il vecchio cattocomunismo con un nuovo asse costruito più sulla convenienza che sulla coerenza. Una strategia rischiosa: non solo perché rinuncia definitivamente alle sue radici popolari, ma perché delega la propria identità a gruppi e istanze che non condividono necessariamente i valori democratici che la Sinistra dice di voler difendere.
In questo quadro, l'Islam diventa la nuova frontiera del comunismo: allearsi con chiunque, basti per sopravvivere, senza rendersi conto di stare per consegnarsi al nemico storico dell'Occidente, quella religione di Allah il cui obiettivo numero uno è la conquista, delle menti e dei corpi degli infedeli, cattolici o comunisti non importa. Ma per chi il potere vale solo 'hic et nunc' questo non conta, il futuro è 'un buco nero in fondo al tram', per citare Enzo Jannacci, conta solo ammantare di falsi buoni propositi idee pseudo egualitarie di accoglienza, cariche di nuovi voti, ma anche di inconsapevole invasione e stravolgimento della vecchia Europa, una carica distruttiva già ampiamente sotto gli occhi di tutti.

mercoledì 31 dicembre 2025

Emmanuel Todd: "Sono americani ed europei gli aggressori della Russia"

Emmanuel Todd (foto tratta da "El Mundo")
Emmanuel Todd
, storico, sociologo e antropologo francese, classe 1951, pensatore controcorrente, esprime la propria idea sulla guerra fra Russia e Ucraina, pensiero riportato dal canale Telegram "Sa Defenza": "La guerra in Ucraina è percepita in Occidente come un'invasione russa dell'Ucraina e, naturalmente, ammetto che sia stato l'esercito russo a entrare in Ucraina. Ma la realtà storica è che la vera causa del conflitto è l'espansione della NATO in Russia, attraverso l'Ucraina, e la guerra condotta dagli stessi ucraini, spinti dall'Occidente, contro i russi nel Donbass".
Da sempre su posizioni euroscettiche, Todd prosegue: "È assolutamente vero che, per i russi, questa guerra è difensiva. Per me, è ovvio che americani ed europei siano gli aggressori, visto che si sono avvicinati a mille chilometri da Mosca. Questa è la situazione oggettiva. Ciò che è affascinante è che questi aggressori pensino di essere attaccati e di essere costretti a difendersi. C'è un elemento di follia nella nostra situazione in Europa".

sabato 7 giugno 2025

Referendum, non regalare agli stranieri violenti una comoda cittadinanza italiana

Cittadinanza facile: lo squallore che ci aspetta
Un'Europa sempre meno europea e sempre più preda della sostituzione etnica costruita con popolazioni provenienti da retaggi quanto meno discutibili, realtà arretrate e culture legate al mesozoico. E' già successo in Gran Bretagna e Francia, sta succedendo in Germania, succederà in Italia.
La Sinistra, sempre più 'strumento' dei poteri che hanno interesse nel distruggere l'intelligenza della forza lavoro qualificata 'bianca', cerca nuova linfa e nuovi voti attraverso il 'regalo' della cittadinanza a una vera e propria 'mandria' di immigrati senza né arte né parte, il cui tasso di criminalità è altissimo e che, negli ultimi ha contribuito in maniera importante alla propria ghettizzazione, dapprima nelle periferie delle città e poi, come un cancro, estendendosi sempre più ridosso a quel Centro che, finora, era sempre più riuscito a mantenersi 'pulito' della loro presenza.
Non andare a votare ai referendum (in particolare a quello sulla cittadinanza) significa dire un chiaro 'NO' alle violenze e ai soprusi continui perpetrati da quella che, da minoranza, sta sempre più maggioranza anche grazie all'inettitudine degli europei prima e degli italiani poi, che consentono a questa gente di mantenere intatti i propri usi e costumi inadatti a sopravvivere in una società civile.

sabato 17 maggio 2025

Non c'è bisogno di Giorgia al tavolo dei Morti Viventi

Il tavolo dei 'volonterosi': non pare l'ultima cena? (immagine Corriere)
Il can-can sollevato, è bene dirlo, soltanto a Sinistra, a causa dell'assenza ai colloqui di Tirana che hanno visto alcuni dei cosiddetti 'leader' europei partecipanti al gruppo degli altrettanto cosiddetti 'volenterosi' a fianco, fa il paio con l'atteggiamento guerrafondaio tenuto dal PD e dai suoi amichetti in questi anni di conflitto russo-ucraino.
Quando c'è da sposare una qualsiasi tesi, si può stare certi che, da quelle parti, 'cannino' malamente qualsiasi posizione.
Dopo essersi trasformati in 'partito della guerra' cercando di attaccarsi al treno europeo e al pupazzo animato di Rimbam-Biden, la Sinistra italica si è gettata a capofitto nel sostegno al 'fiden alleaten' Volodymyr Zelensky.
Da questo punto di vita, Giorgia Meloni, non è stata da meno ma, seppur un filino troppo tardi, ha avuto il buon gusto di battere in ritirata comprendendo, e non ci voleva molto, come il quadro internazionale, con l'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, fosse completamente cambiato.
Il gruppo dei Volonterosi ormai è ridotto da un'accozzaglia di Dead Men Walking, politici rigettati in patria, primo fra tutti un Emmanuel Macron che ormai non sa più a cosa attaccarsi per giustificare la propria permanenza a una leadership che, inevitabilmente, perderà con le prossime elezioni, e umiliato in mondovisione da Trump nella famosa scenetta del 'cadreghino' in Vaticano. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, unico nella storia della democrazia tedesca a non essere approvato dal Bundestag alla prima tornata di votazioni, fa il paio, cercando di mettersi nella scia della connazionale Ursula Von der Leyen, classica esponente dei poteri forti delle banche mondiali e zerbino conclamato dei 'neocon' americani. Che dire poi di Keir Starmer, primo ministro inglese anche lui alle prese con un'ondata di proteste interne e costretto a ribaltare la propria politica 'sinistrorsa' trasformandosi in un Nigel Farage qualunque nei confronti dei lavoratori provenienti dall'estero? Per non parlare del polacco Donald Tusk, altro personaggio pronto alla 'defenestrazione' alle prossime elezioni polacche.
Bene ha fatto la Meloni a non mischiarsi con simili personaggi, e primo fra tutti Zelensky, ormai disprezzato in patria sia da coloro che la guerra la vorrebbero continuare 'fino all'ultimo ucraino' e che lo vedono quasi come un traditore della Patria, sia da coloro che da tempo vorrebbero che la si finisse con il suono delle bombe, con Kiev da tempo condannata alla sconfitta, inutilmente protesa a un confronto alla pari con Mosca che non può avere e che non le compete.
Un'apertura saggia e importante, quella del primo ministro italiano, alla ricerca di future rinnovate partnership con Mosca, vero punto di riferimento fondamentale per un nuovo sviluppo dell'economia italiana e continentale. Un continente che, però, non può certo sentirsi rappresentato dall'accozzaglia di politicanti ritrovatisi a Tirana. Meglio restarne fuori e non sporcarsi le mani.

sabato 8 marzo 2025

La demagocrazia europea e il nuovo miracolo: trasformare la guerra in pace

Foto di Christian Lue per Unsplash
I miracoli pare li facesse un signore vissuto duemila anni fa più spiccioli: alla fine lo misero in croce perché trasformava l'acqua in vino e, evidentemente, la cosa non piacque agli azzimati moralisti dell'epoca, cui aggiunsero qualche altra ed eventuale scusa.
Due millenni più tardi sono giunti a frotte, e tutti nati in Europa, i nuovi Messia pronti a miracolare il mondo con nuove imposizioni delle mani. Se però del fanciulletto nato nella capanna palestinese le gesta verranno ricordate nei libri di storia e di epica, di queste avanguardie dell'avanspettacolo dell'avantreno europeo rimarranno pieni, forse, i libri di psichiatria.
Pretendere di trasformare la pace in guerra, e viceversa, è cosa ben più ardua di un semplice miracolo.
Fra l'altro, se a fare 'sim sala bim' non sono degli accorti politici di lungo corso ma degli improvvisati chiacchieroni che hanno imparato il corso della diplomazia su bigini sgualciti venduti di quarta mano al Libraccio di turno.
L'Europa, quella che si compiace della propria democrazia 'autodafè', in cui chi dissente è semplicemente bollato come eretico e putiniano, si è riunita, sebbene in maniera piuttosto curiosa. Citando Marco Travaglio, non certo un estremista di Destra, a Londra "c’erano Turchia e Canada, che non sono in Europa. C’era la Gran Bretagna padrona di casa, uscita dall’Ue con la Brexit. C’erano Norvegia e Ucraina, che non sono nella Ue. Di cui mancavano 16 membri su 27: Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Irlanda, Grecia, Croazia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Un mischione coronato dai presidenti della Commissione e del Consiglio Ue, Von der Leyen e Costa, e dal segretario della Nato Rutte (altro intruso)". Insomma, un incoerente esercito di 'parvenu', che però si è permesso di parlare 'a nome di tutti'.
Fare la guerra così è facile, proclamarla ai quattro venti pure, specie quando sai che basta un Orban qualunque per bloccare il tutto esercitando il proprio sacrosanto diritto di veto (che infatti qualcuno vorrebbe eliminare), però almeno di fronte al mondo schierato dei tuoi elettori 'filo ucragni' (che dominano il web, ma poi per strada fai fatica a incontrarne uno) ti sei salvato la faccia, che facilmente confondi con il culo.
Questa è la democrazia baby, almeno di questi tempi, in cui un francese delegittimato dalle proprie elezioni, tale Macron, pretende di 'garantire' testate atomiche, roba da fare impallidire Chernobyl, all'Europa tutta (che ovviamente ne farà richiesta non si sa bene partendo da quale autorizzazione popolare): sono niente meno che 290 bombe atomiche, le famose 'eurobomb' cui si aggiungono gli 800 miliardi di euro pensati dalla baronessa tedesca Von der Leyen (un cognome che sembra uscito dal "Secondo Tragico Fantozzi") che butta lì questa bella idea per riarmare l'Europa revocando in automatico qualsiasi legge gli Stati membri possano avocare per ritagliarsi un piccolo spazio a favore di sanità, scuole e bazzecole varie.
La Germania, a sua volta, che non vuole essere da meno in questa ansia 'filo europeista' (democratica ovviamente, mica siam nazisti) decide di adeguarsi a suon di Parlamento: peccato che quello uscito dalle ultime elezioni, con la presenza della 'antidemocratica' AfD, rischierebbe di scivolare verso un drammatico pacifismo. Ergo tanto vale richiamare il Parlamento vecchio, tanto fino a poco tempo fa quello decideva, cosa c'entrano le elezioni? Se prima c'eran quelli, qualcuno li avrà pur votati, no? Per 'la democrazia de noartri' tanto basta.
Detto come l'Ungheria si possa tranquillamente ignorare, tanto Orban vuole la pace e quindi è automaticamente putiniano, fascista e razzista, per quanto riguarda la Romania, le cui elezioni avevano proclamato tale Georgescu campione (non necessariamente sdraiato di fronte all'Europa e quindi anche lui putiniano, fascista e razzista), lì le elezioni basta rifarle, ovviamente in maniera democratica. 
Finché non vinca il candidato che piaccia alla baronessa Von der Leyen. 
Eppure per me questo film "è una cagata pazzesca".

domenica 2 marzo 2025

Zelensky, tutte le 'gaffe' pronunciate alla Casa Bianca

La copertina del New York Post
Il Re è nudo: Volodymyr Zelensky ha perso tutta la propria credibilità nel confronto-scontro con Donald Trump, in cui si è palesata sia la sua pochezza diplomatica che la sua scarsità di uso della logica.
Ospite del paese più potente del mondo, quello che più di ogni l'ha aiutato economicamente e militarmente nella sua lotta 'spintanea' contro la Russia.
Peccato che gli Stati Uniti, dichiaratamente e senza nascondersi, siano da tempo alla ricerca di una soluzione pacifica, che peraltro dovrebbe essere quella più auspicata da tutto il mondo democratico. Cessare le ostilità e chiudere con lo sterminio dei militari, e dei civili, coinvolti nella guerra, siano essi ucraini o russi. E' la posizione ufficiale di Trump, ribadita nel corso della conferenza stampa congiunta, quello poi sfociata nell'ormai famosa lite passata alla storia fra i due leader politici.
Asserire che Vladimir Putin sia un assassino e un criminale non è stato certamente un ottimo 'incipit', visto che il russo dovrebbe essere l'altra parte a sedersi a un eventuale tavolo della pace. Una posizione che ha suscitato le ironie di Trump: "Vedete? Lui lo odia, è evidente che non si piacciono" ha detto beffardamente Mr. President indicando con le mani l'omino vestito nella sua consueta mimetica (senza mai essere stato a combattere al fronte).
E ancora, continuare a mettere come condizione pregiudiziale per la pace l'ennesimo aiuto militare americano non ha fatto certamente un bell'effetto. Sono ormai tre anni che l'Ucraina vive nel polmone artificiale degli aiuti occidentali, e sono tre anni che gli ucraini continuano a perdere terreno, armi e uomini.
Il fondo Zelensky lo ha però toccato al 40' di 'gioco', quando ha cominciato a sproloquiare, guardando dall'alto in basso, come se fosse un suo suddito, il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance. Ergendosi a pari di Trump, dimentico della sua posizione, Zelensky ha redarguito Vance: non siete mai stati in Ucraina, non sapete come stiano le cose, voi seguite la propaganda russa, ripetete quello che dice Putin. Una serie di frasi che definire offensive sarebbe poco.
A quel punto è scattata la dura replica di Vance. Trump ha lasciato fare per qualche secondo, indeciso sul come agire. Poi è però arrivata l'ennesima illogica affermazione di Zelensky, che è giunto a proferire una velata minaccia. Il succo del discorso era che fosse solo grazie alla presenza ucraina che gli Stati uniti potessero dormire sonni tranquilli, altrimenti loro sarebbero stati i prossimi. Senza ulteriori specificazioni, se fossero i russo a minacciare gli USA o forse degli ucraini scontenti, o qualsiasi altra cosa.
A quel punto il leader della nazione che sta tenendo in vita la tua insignificante nazione, e senza il cui aiuto saresti morto e sepolto con la tua cricca da almeno due anni, è esploso, peraltro senza trascendere più di tanto, ma ricordando semplicemente a Zelensky di non potersi permettere di usare certe frasi a casa di Trump e degli americani.
Trump ha quindi rimesso il soldatino di stagno ucraino al proprio posto, assicurandosi anche il plauso degli americani più filo-ucraini e anti-trumpiani, toccati nel vivo dell'orgoglio dello Zio Sam.
Distrutto politicamente e umanamente, poche ore dopo Zelensky incassava l'appoggio (nemmeno totale) dei politicanti europei, anch'essi sempre più scollegati da una realtà nella quale l'Unione Europea non rappresenta più nulla.
Il tam-tam del 'mainstream' ha infatti già cominciato a battere la grancassa europea, i giornali del potere stanno tentando di aggrapparsi con le unghie al muro bellicista della 'demagocrazia' filoccidentale.
La tenda a ossigeno ucraina è però sempre più vuota, sebbene dopo la morte (politica, per ora) di Zelensky sia pronta ad accogliere anche quella dei rappresentanti europei.

domenica 16 giugno 2024

Il ritratto zoologico dell'elettore medio di Ilaria Salis

Ilaria Salis ora sbarca pure sui 'social': eccola su Instagram
Ilaria Salis torna in Italia
, la maestrina dai tratti criminali, con un casellario giudiziale che, per qualunque persona 'normale', sarebbe fonte di manette ai polsi invece che di catene ai piedi. Ma l''italiota sinistrato' è fatto così, gli piacciono pezzenti fino in fondo, un po' come quelli che "l'omo è omo e ha da puzzà". Così il marcio è tanto in chi viene votato, ma tanto anche in chi lo vota.
Fare un ritratto dell'elettore medio della Salis è piuttosto semplice: prendete il peggio di coloro che, nel corso di una giornata, incrociate per strada, un mix fra ubriachi, drogati e gente senza fissa dimora, sebbene spesso, ognuno di questi singoli personaggi abbia più dignità di quelli stessi elettori che, quasi certamente, la casa ce l'hanno e magari anche in qualche assolato loft del centro cittadino.
Si tratta normalmente di persone che poco fanno nella vita e che, ovviamente, quel poco lo fanno pure male.
Chi si alzi fra le 5 e le 8 del mattino per andare a lavorare certamente la Salis non la voterà mai.
Non potrà mai comprendere come possa esistere chi, invece di faticare sottopagato, abbia la voglia, il tempo e il denaro di 'invadere' un altro Paese, come l'Ungheria, dove ognuno di noi andrebbe per visitarne le meraviglie, per alzare mani (e qualcos'altro) per colpire volutamente colui che ritenga un 'avversario politico'.
Si tratta, insomma, di umanità della peggior specie (o etnia, fate voi...), quella dove il cervello è ridotto a poltiglia prima ancora di un possibile sviluppo, dove le parole lasciano il posto a muggiti, e le azioni, come conseguenza, lasciano il posto a gesti istintivi, immediati, spesso forieri di azioni violente. Incontrollabili.
Personaggi da 'rave party' terminato già da qualche ora e che continuano a ballare al suono di una musica che ormai rimane solamente nella loro testa, con l'ennesima bottiglia di alcol in una mano e le mutande nell'altra, inconsapevoli della propria nudità e della propria condizione.
L'elettore medio di Ilaria Salis va oltre il 'radical-chic': lo 'chic' non esiste più da tempo e, alla fine, non è più nemmeno 'radical': si tratta di persone con il cervello confuso, 'utili idioti' usati nel grande teatro della politica stracciaiola per fini che non potranno mai comprendere, prima di tornare nei propri letti sporchi di vomito, l'ultimo fiotto prima dell'estremo muggito notturno, già immersi in un sonno perenne.

martedì 11 giugno 2024

L'Europa rialza la testa, il mondo torna a girare dalla parte giusta

Il sole sorge su Dresda, l'Europa risorge (foto Alexander Henke)
Le ultime elezioni europee hanno sancito una poderosa vittoria delle Destre, un nostalgico ritorno all'Europa che fu e che venne distrutta e martirizzata dalla violenza distruttiva delle cosiddette truppe Alleate, tenuta sotto lo stivale appuntito del dominio americano e occidentale, stuprata nel suo più intimo essere Europa, composita nelle sue popolazioni ma eterogenea nella sua pluralità razziale: germanica, latina, celtica e slava, con macchie di commistioni arabe e, inevitabilmente (il mondo, nel bene e nel male, è interconnesso) asiatiche.
Dopo che un'intera generazione europea è stata macellata, quella che, per intenderci, proprio nell'ideale di un'Europa bianca si era immolata, indifesa di fronte allo stupro di una presunta uguaglianza globalista, le nuovi generazioni sono cresciute e sono, per una questione di eredità storica e genetica, tornate alle origini e a una consapevolezza etno-geografica: l'Europa agli Europei, quelli veri, non quelli 'tradottati' forzatamente da altri continenti, carne umana senza speranza buttata nel tritacarne industriale a basso costo dei padroni, dei ricchi e grassi magnati occidentali, quelli del 'piano di sopra' con attico e terrazzo, che ora, con un voto deciso e una spallata potente, i giovani europei vogliono spodestare, eliminare.
Il mondo torna a girare dalla parte giusta, per citare Roberto Vannacci, dove i valori della vita, dello sviluppo, dell'etnicità e dello Stato inteso come forza ed espressione di Popolo tornano a diventare perni valoriali di un mondo moderno che rinnega quelli sventolati come unici e indissolubili dall'Occidente filoamericano, propagandato dalla macchina propagandistica, ormai consunta pure quella, di Hollywood.

lunedì 29 gennaio 2024

Lollobrigida, la lezione del ministro alla Sinistra cresciuta "a champagne"

Il post su Facebook del ministro Lollobrigida
E' una accanita difesa del prodotto italiano, ma anche una dura accusa verso tutto un mondo pseudo intellettuale quella del ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, dopo gli attacchi contro la diretta del TG1 in collegamento con la missione sulla Stazione spaziale, durante la quale a bordo verrà consumata una 'eccellenza' del Made in Italy e cioè la pasta italiana.
"Le sinistre e alcuni giornalisti cresciuti a champagne ci deridono perché non perdiamo occasione per promuovere i nostri prodotti e ringraziare i nostri agricoltori, pescatori, artigiani e imprenditori - ha esordito Lollobrigida su Facebook -. Del resto, nei loro salotti e nelle loro redazioni l'odore di letame non arriva" ma "ripareremo noi i danni che hanno creato, con umiltà e pazienza, e ogni sorriso che incontreremo nelle piazze, nelle fabbriche e nei campi, ci ripagherà per aver sopportato tutte le parole e i fiumi d'inchiostro intrisi di livore di questi poveri, miopi 'benpensanti'". E ancora: "Pensano che la carne che mangiano, quando non la disprezzano per seguire le mode più avanzate - prosegue Lollobrigida - nasca nel frigorifero del supermercato. Probabilmente si sentono migliori se l'ambiente lo proteggono loro su fogli di carta, rispetto invece a chi lo fa per davvero, da millenni e con tanto sudore. Sono gli stessi che per decenni sono rimasti proni, piegati a logiche che imponevano ai contadini di non coltivare, ai pescatori di non pescare".
Il ministro prosegue: "Rivendicano ferie e si arrabbiano se di domenica debbono lavorare, ignari che per alcuni i giorni sono tutti uguali poiché piante e animali hanno sempre bisogno di loro. Hanno capovolto il mondo con i loro sproloqui intrisi di 'greenwashing' (come trasformare letame in cioccolata)". Sono loro, aggiunge il ministro, "con i loro governi in attesa di ricevere ordini da Bruxelles, che ci hanno portato a questo, con migliaia di aziende chiuse e molte che ancora rischiano la stessa drammatica fine". Sono loro, conclude, "plaudenti ad ogni fallimento italiano e timidi di fronte ai nostri successi. "Hanno sputato sulla produzione che crea ricchezza e lavoro pensando di sostituirla con le logiche del sussidio, fino ad arrivare al reddito di cittadinanza. Chi vive del proprio lavoro e della propria impresa è libero. E di questa parola di cui si riempiono la bocca, libertà, non riconoscono il valore e il significato". (fonte: ANSA)

martedì 19 settembre 2023

Mattarella è impazzito e definisce i clandestini un 'grande potenziale'

Foto di Barbara Zandoval su Unsplash
Che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, avesse più volte rinnegato il proprio ruolo 'super partes' ma spingesse verso le tendenze più spiccato del classico 'cattocomunismo buonista' era ben noto, come quando aveva impedito il legittimo costituirsi di governi di Centro-Destra a favore di un drammatico 'status quo', teso a legare mani e piedi l'Italia al decadente mondo dell'Unione Europea.
Un atteggiamento 'squilibrato' rinnovato in queste ore, nelle quali, in ogni modo, si sta cercando di arginare la drammatica invasione di clandestini afroasiatici all'interno dei confini nazionali ed europei. Mentre Giorgia Meloni e il Governo, con affanno, si trovano a fronteggiare una situazione favorita dalla politica dell'accoglienza finora distribuita a piene mani, il 'presidnte' se ne esce con una frase a metà fra lo 'squilibrio' politico e uno effettivamente cerebrale.
Riferendosi ai cosiddetti 'migranti' e figli di 'migranti', in pratica a coloro che costituiscono lo zoccolo duro della criminalità giovanile e delle 'baby-gang' che insanguinano il nostro Paese, Mr. President afferma come possano "costituire un grande potenziale per il Paese. Dal loro positivo inserimento può dipendere parte importante del futuro dell'Italia". In pratica un'ammissione di resa di fronte all'invasione che da anni tormenta le nostre coste. Quando è il primo rappresentante di una nazione, che dovrebbe rappresentare e difendere, ad alzare 'bandiera bianca', si capisce come ci sia un evidente errore di considerazione nei confronti di una struttura presidenziale e di una forma di governo impreparata ad affrontare i compiti che uno Stato dovrebbe assolvere nei confronti del proprio Popolo.

mercoledì 9 agosto 2023

"Nero è bello", il capolavoro giornalistico di Giampiero Mughini

Giampiero Mughini in "Nero è bello"
Oggi sono capitato casualmente, grazie a Youtube, sul documentario "Nero è bello", realizzato da un Giampiero Mughini in splendida forma, lontanissimo da quella tragica macchietta che ne ha fatto la televisione di regime.
Il documentario è un'analisi attenta e senza pregiudizi della Destra, più o meno extraparlamentare, degli anni '80. Un'ora filata e graffiante condotta da un uomo della Sinistra, anche estrema, capace di mischiarsi senza remore ai gruppi e alle personalità più marcate di un periodo turbolento.
Emerge, attraverso quest'ora di autentica 'lezione civile', la differenza di coscienza, di costume e di autoanalisi che albergava nella società e nei giovani del tempo, in quel caso dell'estrema Destra, proprietari di un lessico oggi sconosciuto e dimenticato, come le stesse sensazioni che esprimeva. Mentre oggi si ride imbarazzati di fronte alla totale ignoranza della storia esibita da parte delle nuove generazioni, oltre che dei fatti del presente, o sulla loro conoscenza trasfigurata dai messaggi 'pulp' dei media dominanti, in "Nero è bello" i protagonisti, giovani e giovanissimi, a volte minorenni, citano sulla punta delle dita non solo personaggi e date chiave della storia, ma ne comprendono pienamente, a volte mistificandone il senso, le vicende rappresentate.
Fino ad affermare, ai microfoni di un programma RAI, il Movimento Sociale Italiano come un "movimento borghese asservito al sistema", aggiungendo che la "democrazia è superata", o sdoganando affermazioni di libera adesione al nazismo da parte di giovani che ammettevano di avere in Adolf Hitler il proprio punto di riferimento. Si immaginino gli effetti delle stesse dichiarazioni oggi.
Guardare, ma anche solo ascoltare "Nero è bello" non è solo osservare una prova di grande giornalismo, è anche specchiarsi in un passato che pare lontano migliaia di anni, una delle ultime propaggini in cui l'uomo moderno ha vissuto e si è scontrato attraverso l'elaborazione di idee proprie, o quasi, certamente prima che la propaganda moderna stravolgesse le menti deboli e i cervelli sempre più sgonfi quelle masse che, come recita il titolo di un disco di Giorgio Gaber, sono ormai ridotte a 'polli di allevamento'.

martedì 25 aprile 2023

Barani, Nuovo PSI: "25 aprile, Sinistra accecata dalla propria presunta superiorità morale"

La dott.ssa Silvia Arrighi
Parole che suonano come una sentenza quelle pronunciate da Lucio Barani, segretario nazionale del Nuovo PSI, e che tirano in ballo Silvia Arrighi, una delle tante donne di cultura accusate violentemente di 'revisionismo' dal mondo della Sinistra per avere cercato, in vista della 'festa del 25 aprile' di creare un momento di confroto per uscire dal tunnel della 'finta storia' di cui sono stati succubi gli italiani negli ultimi 70 anni.
"Certa Sinistra, accecata dall'idea della propria presunta superiorità morale, continua a pretendere di riscrivere la storia ritenendo alcune celebrazioni e ricorrenze un proprio esclusivo appannaggio. Ciò che è peggio, è che questo atteggiamento, paradossalmente, si pone in netto contrasto con valori fondanti della nostra Repubblica, come la democrazia e lo spirito di unità nazionale. Ne è palese dimostrazione la campagna di fango che ha investito la dirigente scolastica del liceo classico 'Leopardi' di Aulla, Silvia Arrighi, che, in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile, aveva organizzato un momento di confronto tra gli studenti finalizzato proprio a tenere accesi i riflettori sull'importanza della Liberazione. Purtroppo, le reazioni scomposte di quanti hanno trovato oltraggiosa questa che altro non era se non una proposta formativa hanno costretto la preside, a cui esprimo la più totale solidarietà, ad annullare l'evento".
Barani prosegue: "E pensare che queste critiche sono state avanzate da chi rivendica la propria appartenenza a quella Sinistra che voleva fare dell'Italia liberata un satellite sovietico e che, arroccata com'era ai principi e agli ideali del comunismo, non è stata capace di reggere all'urto causato dalla caduta del Muro di Berlino. Ancora una volta, dinanzi a una così becera ideologia, viene da chiedersi da che pulpito viene la predica" conclude Barani. (fonte: ANSA)