Leggo di polemiche aspre relativamente al finale dell'ottava stagione de Il Trono di Spade, una delle più belle serie televisive di sempre, resa palpitante ed emozionante fino al termine dell'ottava stagione... o quasi.
Perché, in effetti, la sesta e ultima puntata dell'ultima stagione, a fronte di tanto pathos, è parsa quasi segnata fin dall'inizio. Jon Snow non poteva se non rivoltarsi contro Daenerys Targaryen, dopo l'orrore della distruzione di Approdo del Re con massacro annesso.
Sansa Stark e Arya Stark non litigheranno per dividersi Grande Inverno, ma ognuna andrà per i fatti suoi, senza pestare i piedi alla sorella, Brandon Stark, controvoglia, diverrà il 'grande pacificatore', dietro proposta di un Tyrion Lannister in catene, gli 'unsullied' e gli 'uomini di ferro' tornano alle rispettive origini, o meglio, i primi occuperanno senza fiatare, in nome della pace, le terre loro proposte da Davos Seaworth (o altre). Jon alla fine torna addirittura a nord della 'barriera' dove incontra gli ex Bruti per cominciare una nuova vita.
Dopo sette stagione e 90% di guerre e tradimenti, il finale de Il Trono di Spade si riduce a un mieloso consorzio di reciproci intenti. Forse sono state troppo poche sei puntate per chiudere la sceneggiatura, né so perché siano state solamente sei, Difficile però pensare che i protagonisti, nell'ambito del racconto, potessero volere qualcosa di diverso. Che so io, Tyrion uccidere Sansa riaprendo la faida Lannister-Stark, o le due sorelle uccidersi a vicenda, o Jon Snow dichiarare la verità delle proprie origini reclamando i Sette Regni e obbligando tutti a una nuova guerra, oppure il 'bastardo' Baratheon reclamare pure lui i propri nobili natali. Ciò che di cruento doveva essere è stato tutto condensato nella penultima puntata, e forse, con due puntate in più, l'unica alternativa sarebbe stata quella di fare sopravvivere Cersei Lannister, salvata dal corpo del fratello Jaime, per lasciare il dubbio di una nuova guerra futura condotta dal figlio poi partorito. E magari si sarebbe potuto chiudere così, con un piccolo brivido, a fronte dell'allegra tavolata dei nuovi consiglieri di re Brandon.
Ora possiamo solo sperare nei spin-off. Nel prequel già in opera di allestimento, che vedrà protagonista niente meno che Naomi Watts, e magari in qualche storia parallela, tipo il futuro di Arya Stark a... ovest di Westeros, o di qualche altro protagonista lasciato libero di costruire una nuova avventura in grado di tenere gli appassionati di questa incredibile saga ancorati alle poltrone.
martedì 21 maggio 2019
Il Trono di Spade, perché non poteva finire se non così
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
