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| Hauge ha regalato un'altra gioia ai milanisti |
I norvegesi a San Siro passano 2-1 dopo il 3-1 dell’andata. Una squadra solida, organizzata, niente di trascendentale: insomma, l’esatto identikit di ciò che manda in tilt i nerazzurri quando non c’è una formazione sdraiata e partecipante alla Marotta League a rimettere le cose a posto.
La partita è un compendio di autolesionismo. Akanji regala il primo gol, Thuram sbaglia l’impossibile, Evjen chiude i conti con un destro che spegne anche le ultime illusioni. Bastoni segna il classico gol “per le statistiche”, quello che serve solo a rendere meno amara la grafica finale.
Il dopo gara è un piccolo capolavoro di autoassoluzione. Barella, sorridente come se avesse appena vinto un torneo aziendale, si aggrappa al rigore dato al Liverpool nel turno precedente: «Saremmo passati direttamente, ci hanno mandato ai playoff». Una linea difensiva impeccabile: quando si vince è merito, quando si perde è colpa degli arbitri… ma solo quelli europei, evidentemente meno sensibili al fascino nerazzurro.
Ora testa al Genoa, capitato giusto giusto dopo l’eliminazione, come prima era capitato il Lecce dopo l’andata. Coincidenze? Certo, come la mano “fortunata” di Andrea Butti, curiosamente per molti anni nello staff dirigenziale interista, nella compilazione dei calendari. Un modo perfetto per ricaricare le batterie e tornare a dominare il campionato, dove – si sa – l’aria è più leggera, i fischi più dolci e gli ostacoli molto più morbidi.
In Europa, invece, niente da fare: lì non basta. E infatti si esce. 'Regolarmente'.
