Diciamocela tutta. L'italiano medio è un povero cialtrone, pronto a cambiare idea e orientamento politico come e più dei colori proposti dalla moda estiva. Dapprima fascista, poi antifascista, quindi democristiano, ma sempre fondamentalmente servo del barone latifondista di turno, pronto a muoversi con il cappello in mano per andare a elemosinare un lavoro dal 'dottò'' perché, si sa, gli italioti tengono tanta famiglia e poco onore. Quindi eccolo finalmente lanciarsi fra le braccia capienti del berlusconesimo, splendida antiideologia buona a riempire la pancia e a rifarsi gli occhi (e le pippe) con la soubrette di turno, da pochi goduta ma da tutti desiderata, anche da chi mangia pane e cipolle.
Chiusa l'epopea berlusconiana ecco arrivare il nuovo mantra della Penisola, la sinistra-nonsinistra, sbandierata solo dai più intelligenti, aggiornati e moderni. Un uomo nuovo. E forse anche un mondo nuovo. Liquidata l'esperienza di Arcore, arriva bello pronto l'italiota moderno, quello che la parola 'negro' non l'ha mai usata nella vita, quello che a puttane non c'è mai andato, che il turismo sessuale è roba per deviati e lo spazzino lo chiama operatore ecologico.
Ma ecco servita l'ultima novità: l'italiano medio è assolutamente a favore delle adozioni gay, e chissenefrega se la storia, la natura (quanto meno quella che si occupa di bipedi e mammiferi della nostra taglia, da definire il ruolo di opossum e trilobiti) e qualche milionata di anni stabiliscono che due uomini o due donne non possono crescere un erede senza creargli qualche piccolo problema di carattere psicologico. Come si veste la tua mamma? La mia mamma ha la barba! Che pantaloni indossa tuo papà? Il mio papà c'ha la minigonna lilla! Peccato che due tizi qualsiasi, tali Domenico Dolce e Stefano Gabbana, di cui finora sapevamo solo che fossero omosessuali dichiarati, davano lustro all'Italia e che si lamentavano di pagare troppe tasse, hanno osato esprimere un'idea. E l'Italia, noto Paese di pecore irregimentate, questo non lo può permettere. Ve la ricordate la campagna contro il buon Barilla? Buono si fa per dire. La sua pasta è cattiva quanto le sue idee, omofobiche e dittatoriali. E giù l'ignobile massacro.
La campagna lanciata da Elton John (l'uomo che vendette Luther Blissett al Milan) contro D&G, che a occhio e croce, non sembrano usciti da una nicchia sanfedista, è questa sì, una volgare propaggine di assolutismo illiberale, il più classico fondamentalismo di chi pretende di tappare la bocca all'altrui pensiero.
Viviamo tempi grami, pieni di ribaltoni politici e ribaltabili dell'appartenenza politico-ideologica, pronti a tradire il proprio credo, qualsiasi esso sia, per apparire più attraenti all'aperitivo tardo-pomeridiano in cui accompagnarsi al radical-chic di turno.
Un applauso a Dolce & Gabbana, dunque, capaci di alzare la testa, in tempi non facili, e raccontare la propria visione del mondo. Io il Crodino preferisco prenderlo con loro. #iostoconDolceeGabbana
lunedì 16 marzo 2015
Io sto con Dolce & Gabbana
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
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