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domenica 18 luglio 2021

L'idiozia del ddl Zan spiegata dai Monty Python

La scena di "Loretta" in "Brian di Nazareth"
Potremmo definirla "Loretta Oggi", e non si tratta una satira legata alla nota presentatrice televisiva. Parliamo semmai della scena del film "Brian di Nazareth" dei Monty Python, un film del 1979 realizzato dal famosissimo gruppo teatrale inglese, da sempre dissacrante e antireligioso, ma che nell'occasione, mette in ridicolo le follie del mondo parolaio e surreale che, fin da allora e anche da prima, la Sinistra ha costruito, cercando di raccattare pensieri posticci e unirli al loro opposto, nel vano tentativo di mendicare i voti ora di questo ora di quello spazio politico. Definendo 'fascisti', 'oppressori', 'infami' e 'reazionari' tutti coloro che non la pensino come loro.
Nel film dei Monthy Python la celeberrima scena di "Loretta" sembra anticipare di oltre 40 anni le incredibili prese di posizione legate al mondo LGBT e al disegno di legge Zan da questo partorito. Una scena ai tempi considerata semplicemente ridicola e surreale, come nello stile della comicità del gruppo inglese, e oggi invece assurta a dignità di discorso politico e di rivendicazione di presunti diritti assortiti.

venerdì 25 giugno 2021

Ungheria a testa alta: "La nostra legge difende i diritti dei bambini"

Judit Varga (foto profilo Twitter)
Continuano gli strepitii e le proteste del mondo cosiddetto 'occidentale' contro la legge approvata dall'Ungheria di Vikton Orban, che vieta la promozione della segregazione di genere fra i minori di 18 anni. Legge peraltro passata quasi all'unanimità, con 157 voti a favore e uno solo contrario, e legge che prevede una cosa che apparirebbe perfino logica, ovvero quella di impedire che dei bambini o comunque dei giovani vengano esposti a messaggi quali i contenuti che raffigurano la sessualità fine a se stessa o che promuovono la deviazione dall'identità di genere, il cambiamento di genere e l’omosessualità. Dovrebbe apparire infatti intuitivo che un bambino possa fare fatica a comprendere il senso di due uomini che si pongano vicendevolmente la lingua in bocca, o quello di un uomo che decida di vestirsi da donna. Immagini già abbastanza discutibili per degli adulti, figurasi per un minore, il cui cervello e la cui sensibilità dovrebbero essere tutelate da quelle che sono scelte assolutamente personali, ma che non per questo debbano essere considerate 'normali' e parte della quotidianità.
E così, Orban, ancora una volta, diventa l'incarnazione del male da parte dell'Occidente 'evoluto', una 'reductio ad hitlerum' che fa molto comodo agli stati servi della globalizzazione imperante.
Al Consiglio Europeo di Bruxelles, però, il premier magiaro si è presentato con schiena diritta. "Abbiamo una legge che difende i diritti dei bambini e dei genitori", ha cercato di spiegare ai giornalisti che lo incalzavano al suo arrivo al summit. E ancora, "Io sono un combattente per la libertà, ho combattuto durante il regime comunista per la libertà, difendo i diritti degli omosessuali ma questa legge non li riguarda, riguarda le famiglie, come i genitori vogliono educare i loro figli".
Infine Judit Varga, ministro della Giustizia ungherese, ha aggiunto: "L'Ungheria non vuole uscire dall'Unione Europea" e "al contrario, vogliamo salvarla dagli ipocriti".

sabato 30 marzo 2019

Congresso Mondiale delle Famiglie, dalla parte dei feti

Per quelli cui non piacciono i feti di gomma, eccone uno vero
Avevo deciso di ignorare totalmente il Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona. Nulla è più lontano da me dell'idea di famiglia. Single impenitente, anticristiano, contro ogni forma di presunzione di potere, sia essa statale, religiosa o familiare. Insomma, il motto "Dio, Patria e Famiglia" non fa per me. Eppure, di fronte al movimento tellurico mediatico scaturico dall'incontro veronese, ho pensato che forse era il caso di darci un occhio.
Oscurantismo medievale, fascismo, razzismo e quant'altro: ecco le accuse che arrivano 'dagli altri', per lo più Sinistra sparsa, Cinque Stelle, varie ed eventuali, movimenti gay ed LGBT. Mi chiedo però: come può un convegno 'a favore' di qualcosa andare 'contro' qualcos'altro? Per ora le varie 'minchiate' che costituiscono l'ossatura delle accuse proferite da Sinistra (del tipo "I gay verranno puniti da Dio") le ho sentite proferire da singole persone, e non sono certo nell'atto costitutivo del programma.
A dispetto degli haters da tastiera organizzati in soldataglia dalla Sinistra e dai movimenti del 'modernismo globalizzante', non si può non essere d'accordo con il rilancio di quella famiglia tanto odiata da chi il mondo lo vorrebbe sottomettere e rendere una massa uguale e informe di cittadini alle dipendenze di grandi potentati economici. La famiglia è l'ultimo grande frangiflutti contro la globalizzazione, è il deposito dei valori della tradizione, intesa come qualità pensata della vita e di tutto ciò che la rende speciale, unica, diversa, non comprimibile o asservito alle esigenze di Stati, banche e altri gruppi di potere. Ridurre l'Europa a un mondo di piccoli nuclei atomizzati fa il gioco di chi invoca l'arrivo dei clandestini in virtù di un presunto ripopolamento. Una famiglia forte e virtuosa garantisce radici consapevoli alla Nazione che ne potrà disporre. Per questo la famiglia 'naturale', l'unica da cui può scaturire una prole, va curata come una piantina da far crescere, rilanciata, favorita.
La solita demagogica pagina de "La Repubblica"
Se il confronto di Verona nasce per questo, ben venga. Sono favorevole a qualsiasi sgravio economico e legislativo nei confronti delle famiglie 'vere', quelle che possono portare a un'evoluzione della società. Gli amici gay potranno tranquillamente proseguire le proprie vite accoppiati nelle unioni che meglio riterranno utili per la propria vita in comune, sebbene parlare di 'matrimonio gay' sia un ossimoro, perché un matrimonio, in quanto teso alla creazione di una famiglia (quindi con prole al seguito) non può che essere l'unione di un uomo e una donna.
Le femministe e la Sinistra da strapazzo scese in piazza senza sapere nemmeno il perché, o manovrati da chi sta da tempo strutturando una campagna di odio e violenza nei confronti di chi  ha organizzato l'evento veronese, si attaccano all'unico aspetto che può creare disorientamento e discussione in ambito sociale, ovvero l'aborto. Al riguardo non ho mai avuto dubbi: per me è un omicidio senza mezzi termini, come dimostra l'idea brillante del cadeau del feto in gomma. Un'idea che ha gettato nell'orrore la ciurmaglia di Sinistra e radical chic, che invece aveva applaudito spellandosi le mani i bambini impiccati di Maurizio Cattelan, una creazione certamente più sinistra e inquietante. L'idea del feto in gomma è invece giusta e fa capire quanto sia più comodo per certa gente ipocrita gettare la polvere sotto il tappeto, coprendosi gli occhi pur di evitare l'argomento. Io avrei fatto di più. Sarei andato direttamente negli obitori, recuperato centinaia di bambini (veri) morti e li avrei consegnati, piuttosto che ai partecipanti al convegno veronese, nelle mani di chi quei bambini vuole continuare ad assassinare straparlando di diritti delle donne, inchinato alla disumanità di un mondo che vuole distruggere la famiglia naturale sostituendola con quella 'unione di genitori 1 e 2' così facilmente riducibile a un'operazione economica.

sabato 21 luglio 2018

Froci sullo scontrino fa brutto, ma non è peggio licenziare un cameriere?

Lo scontrino incriminato
Niente più parolacce, niente più offese gratuite. E ci può anche stare. L'educazione e il rispetto per il prossimo prima di tutto. Ancora una volta, però, da una parte sola. L'Italia si scandalizza per la parola 'froci' inserita a bella posta alla fine di uno scontrino che la Locanda Rigatoni, un nome che sembra uscito da un cinepanettone dei Fratelli Vanzina, ha fatto recapitare attraverso un impudente cameriere a una coppia di malcapitati gay. I quali, giustamente, si sono sentiti offesi. Da qui però a fare perdere il posto di lavoro al cameriere che parrebbe reo dell'azione definita 'omofoba', oltre a infliggere una forte penale al locale, ce ne passa. Superando ogni immaginazione, il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo, chiede al sindaco della città, Virginia Raggi, la revoca della licenza al locale. Ristorante in cui, oltre al 'cameriere omofobo', sicuramente lavoreranno, ora tutti a rischio, almeno un cuoco, il lavapiatti, e probabilmente altro personale.
L'Italia vive quotidianamente il frutto di un carattere, quello degli abitanti della Penisola, spesso (fortunatamente) irriverente e satireggiante. Ne sono una prova vignette e programmi blasfemi, pubblicità al limite dello choccante, giornali che dell'offesa mordace hanno fatto una bandiera, come il Vernacoliere di Livorno. In particolare proprio Roma, patria della Locanda Rigatoni, è famosa per un approccio alla materia spesso sguaiato, a volte perfino volgare.
L'esterno della caratteristica Locanda Rigatoni
Restano però le zone d'ombra, sempre più evidenti: si può offendere il Papa e il cattolicesimo, e nessuno fiata, ma se uno si permette di avanzare delle perplessità sull'Islam come religione di pace, dagli all'islamofobo. Se nel guardare verso la politica di Destra ci si può permettere ogni genere di insulto, il mondo della Sinistra e degli 'amatissimi' Partigiani rimane un candido e ovattato fiocco di cotone senza macchia, intoccabile e sacro.
La lobby del mondo gay non è da meno, potentissima, temutissima e, evidentemente, piuttosto isterica. Basta un'offesa, per quanto pesante (che poi tutto andrebbe sempre contestualizzato e, ammetto, personalmente non conosco la storia della Locanda Rigatoni) per mettere a rischio dei posti di lavoro, forse l'esistenza stessa di un locale. Come ho scritto sul mio profilo Facebook, data la mia più totale solidarietà alla coppia gay insultata in un ristorante di Roma, trovo che sia più stronzo fare perdere il posto di lavoro a un cameriere per una stupidaggine cui avrebbe potuto rimediare con delle semplici scuse piuttosto che scrivere 'froci' sullo scontrino.

lunedì 16 marzo 2015

Io sto con Dolce & Gabbana

Diciamocela tutta. L'italiano medio è un povero cialtrone, pronto a cambiare idea e orientamento politico come e più dei colori proposti dalla moda estiva. Dapprima fascista, poi antifascista, quindi democristiano, ma sempre fondamentalmente servo del barone latifondista di turno, pronto a muoversi con il cappello in mano per andare a elemosinare un lavoro dal 'dottò'' perché, si sa, gli italioti tengono tanta famiglia e poco onore. Quindi eccolo finalmente lanciarsi fra le braccia capienti del berlusconesimo, splendida antiideologia buona a riempire la pancia e a rifarsi gli occhi (e le pippe) con la soubrette di turno, da pochi goduta ma da tutti desiderata, anche da chi mangia pane e cipolle.
Chiusa l'epopea berlusconiana ecco arrivare il nuovo mantra della Penisola, la sinistra-nonsinistra, sbandierata solo dai più intelligenti, aggiornati e moderni. Un uomo nuovo. E forse anche un mondo nuovo. Liquidata l'esperienza di Arcore, arriva bello pronto l'italiota moderno, quello che la parola 'negro' non l'ha mai usata nella vita, quello che a puttane non c'è mai andato, che il turismo sessuale è roba per deviati e lo spazzino lo chiama operatore ecologico.
Ma ecco servita l'ultima novità: l'italiano medio è assolutamente a favore delle adozioni gay, e chissenefrega se la storia, la natura (quanto meno quella che si occupa di bipedi e mammiferi della nostra taglia, da definire il ruolo di opossum e trilobiti) e qualche milionata di anni stabiliscono che due uomini o due donne non possono crescere un erede senza creargli qualche piccolo problema di carattere psicologico. Come si veste la tua mamma? La mia mamma ha la barba! Che pantaloni indossa tuo papà? Il mio papà c'ha la minigonna lilla! Peccato che due tizi qualsiasi, tali Domenico Dolce e Stefano Gabbana, di cui finora sapevamo solo che fossero omosessuali dichiarati, davano lustro all'Italia e che si lamentavano di pagare troppe tasse, hanno osato esprimere un'idea. E l'Italia, noto Paese di pecore irregimentate, questo non lo può permettere. Ve la ricordate la campagna contro il buon Barilla? Buono si fa per dire. La sua pasta è cattiva quanto le sue idee, omofobiche e dittatoriali. E giù l'ignobile massacro.
La campagna lanciata da Elton John (l'uomo che vendette Luther Blissett al Milan) contro D&G, che a occhio e croce, non sembrano usciti da una nicchia sanfedista, è questa sì, una volgare propaggine di assolutismo illiberale, il più classico fondamentalismo di chi pretende di tappare la bocca all'altrui pensiero.
Viviamo tempi grami, pieni di ribaltoni politici e ribaltabili dell'appartenenza politico-ideologica, pronti a tradire il proprio credo, qualsiasi esso sia, per apparire più attraenti all'aperitivo tardo-pomeridiano in cui accompagnarsi al radical-chic di turno.
Un applauso a Dolce & Gabbana, dunque, capaci di alzare la testa, in tempi non facili, e raccontare la propria visione del mondo. Io il Crodino preferisco prenderlo con loro. #iostoconDolceeGabbana

giovedì 27 maggio 2010

Obama replica così a un attivista gay

E' stata ancora una volta Obama-show. Il presidente degli Stati Uniti, che oggi ha incontrato il suo omologo (più o meno...) Giorgio Napolitano, subito dopo è volato in California per tenere un comizio durante una serata di beneficenza.
Mentre pronunciava il suo discorso è stato interrotto da un'attivista gay.
Questa la tranquilla e pacata reazione di Mr. Barack: yes, he can!