La drammatica morte della giornalista televisiva Alison Parker (e del suo cameraman Adam Ward) verrà frettolosamente catalogata come un omicidio compiuto da uno squilibrato. Che infatti, a conferma di uno stato mentale quanto meno confuso, ha deciso di porre fine alla propria vita piantandosi un colpo in testa.
Rimarrà probabilmente solo un contorno da non prendere in considerazione la vera motivazione che ha indotto Vester Lee Flanagan, pure lui giornalista, afroamericano, a compiere l'efferato delitto: il razzismo. Quel razzismo che lui imputava verso la bella collega bianca, e per giunta bionda, che in una Virginia storicamente scossa da problematiche di convivenza civile, aveva (sempre secondo lui) osato fare dei commenti, razzisti appunto, nei confronti della gente di colore.
Da tempo il mondo occidentale, quello più millenarista e ideologicamente ottenebrato, ha segnato un rinnovato invisibile confine manicheo fra il bene e il male: ci sono i buoni e i cattivi, e questi secondi sono quelli che pensano cose che non ci piacciono, sono i 'diversi', quelli che ragionano in maniera differente, o che addirittura osano esprimere pensieri propri che non seguano quelli del gregge mondiale. Che, ovviamente, è fatto di eguaglianza, partecipazione, condivisione e tutte queste belle parole che generalmente vengono pronunciate da un'elite politico-sociale che di questi suffissi in 'zione' non sente minimamente il bisogno, ma che elargisce a piene mani verso la plebe sottoposta per poterne mantenere un ruolo di leadership ideologica.
Non passeranno che poche ore dalla morte della Parker che, si può esserne certi, il web (specchio fedele dell'idiozia umana) comincerà a popolarsi di 'riflessioni' sagge tipo "in fondo se l'è cercata", "d'altra parte a furia di parlare male del prossimo solo male si riceve", per poi magari chiudere il cerchio con un "di fronte al massacro della chiesa di Charleston, cosa vuoi che siano due morti?". Fra l'altro l'assassino ha proprio citato la stessa strage di Charleston fra i motivi che lo avrebbero portato alla presunta 'vendetta'.
Squilibrato o no, razzista o no, il problema nuovo del mondo occidentale, soprattutto ora che si trova di fronte all'invasione reale di una umanità straniera che sbarca pretendendo e non chiedendo, è quello dello 'psicoreato' di orwelliana memoria. Una volta erano stati bannati termini come 'spazzino', poi si è passati alla cancellazione (più sensata) di vocaboli come 'negro'. Sempre però di imposizioni e restrizioni alla libertà di pensiero si tratta. Oggi non va più di moda, o meglio, non è 'bello' sostenere la necessità di difendersi dallo straniero, oppure anche solo di difendersi e basta. Il concetto di 'legittima difesa' è sinonimo di 'singolarità', di autonomia, esattamente l'opposto di quel percorso che il mondo globalizzato ha imboccato e che porterà alla creazione di una umanità unica, meticciata, facilmente gestibile da pochi leader mondiali proprio perché tutelata nel suo insieme rispetto ai bisogni primari, ma completamente demolita in quelli comunque non secondari, quelli che tutelano il cervello, lo spirito e il desiderio di libertà.
Non è necessario scomodare il revisionismo storico, di cui molti pretendono addirittura la messa all'indice, ma certo il pensare che una democrazia si possa fondare su dogmi e assiomi indiscutibili è quanto meno paradossale.
Gli ultimi anni sono stati il trionfo del 'politically correct', del 'facciamo contenti tutti senza parlare male di nessuno'. Tutti quanti sono voti, tutti quanti sono clienti, tutti quanti 'tengono famiglia' e, in fin dei conti, alla fine tutti quanti potrebbero tornare utili. Un concetto paradossalmente economico che potrebbe essere stato espresso da un Ebenezer Scrooge qualsiasi. Il volto peggiore dell'Occidente, quello che impedisce agli stessi occidentali di difendersi da se stessi e, come proprietà transitiva, anche dall'invasione degli altri. Per questo i giornalisti di "Charlie Hebdo" alla fine se la sono andata a cercare, per questo la 'pulizia etnica' compiuta al termine della Seconda Guerra Mondiale dai partigiani comunisti era giustificata.
Su queste presunzioni di colpa si sono costruite leggende e miti, per questo motivo si sostengono a spada tratta i presunti diritti dei giovani neri uccisi dalla polizia (presunta) bianca in America, pur quando fossero palesi le illegalità compiute dalle vittime, per questo la giovane e bella Alison Parker alla fin fine un po' se la sarà cercata pure lei, ma se anche così non fosse, ad ammazzarla sarà stato in ogni caso uno psicopatico, e non certamente un 'negro'.
giovedì 27 agosto 2015
Alison Parker, morte di una giornalista libera
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
