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giovedì 31 luglio 2025

La Francia espelle studentessa palestinese che invitava a uccidere gli ebrei

Una studentessa palestinese che aveva vinto una borsa di studio in Francia potrebbe essere espulsa dal Paese transalpino dopo la pubblicazione di violenti post antisemiti sui propri profili 'social'.
La ragazza si era aggiudicata una borsa di studio del governo francese per studiare a Sciences Po Lille, all''Institut d'études politiques, uno degli atenei più prestigiosi del Paese.
Originaria di Gaza, ha però poi chiaramente pubblicato una serie di 'post' che incitano all'uccisione di tutti gli ebrei.
Interpellata dalla France Presse, Sciences Po Lille ha confermato che "le dichiarazioni sui social della ragazza sono confermate", senza tuttavia precisarne i contenuti.
Intanto, la procuratrice della Repubblica di Lille, Carole Etienne, ha annunciato l'apertura di un'inchiesta per "apologia del terrorismo" e "apologia di crimini contro l'umanità".
L'ammissione della studentessa a Sciences Po Lille rientrava nel quadro di un programma governativo francese creato lo scorso anno per gli studenti di Gaza.
Secondo una fonte la ragazza era giunta in Francia l'11 luglio. Presto, però, potrebbe già lasciare il Paese. (fonte: ANSA)

mercoledì 18 gennaio 2023

Prima cena con Glovo, i miei ringraziamenti ad Ali

Il sacchetto con la mia cena, arrivato grazie ad Ali
Prima esperienza con Glovo, sostanzialmente positiva.
Non sono molto favorevole a questo sottoprodotto della 'consegna enogastronomica', spesso collegato alle 'catene' di ristoranti e fast-food, primi prodotti della Globalizzazione, e tendenti allo sfruttamento di manodopera sottopagata e, nella quasi totalità, straniera.
Fuori però, nella Milano di gennaio, faceva freddo, avevo voglia di un pasto caldo e così, in questo caso, mi sono piegato. Tre hamburger da McDonald's, trasportati in meno di venti minuti da Ali, che ha sfidato la temperatura glaciale per portarmi in orario i panini, ancora caldi sebbene, ma questa non è colpa certo di Ali, scarsi di salse, che ho provveduto personalmente a rimpinguare.
Al mio personale 'cameriere su due ruote' ho lasciato due euro di mancia, ringraziandolo con un bel sorriso e dandogli del 'lei'. Chissà perché, troppo spesso, decidiamo di dare del 'tu' agli extracomunitari, con un falso sentimento di amicizia, quasi un ammiccamento di confidenza che non esiste e non potrà mai esistere, perché troppo diverse sono le nostre vite. Il rispetto però, quello, non deve mai mancare, e sono lieto che Alì, con il suo sorriso e la sua 'professionalità', mi abbia ricacciato in gola alcune espressioni 'forti' che sono solito usare quando mi esprimo, a volte in maniera troppo frettolosa, sul mondo degli extracomunitari, clandestini o meno, arabi in particolare.
Al prossimo ordine, quindi. Per questa volta è stato un piacere.

domenica 16 ottobre 2022

Paola Egonu piangina di comodo e la discesa in campo del falso moralismo italico

Paola Egonu e le sue frasi dopo il presunto 'insulto'
Il pianto di Paola Egonu, pallavolista azzurra tra le più note e fra le reginette del mondo social, ha ovviamente scatenato l'indignazione di appassionati, 'follower', e gente comune.
Alla richiesta da parte di un presunto tifoso, non si sa quanto provocatoria o di semplice ignoranza (ovvero di non conoscenza), sulla sua origine italiana, la fanciulla di colore è scoppiata in un pianto fra l'isterico e il doloroso, stanca di quella che, secondo lei, sarebbe una prova provata dell'ennesimo atto razzista nei suoi confronti. Tanto da portarla alla decisione di abbandonare la Nazionale, salvo poi ripensarci dopo poche ore, in una intervista nella quale corregge il tiro.
Scrutando il web si viene poi a scoprire che, il desiderio di lasciare la maglia azzurra covava da tempo nella Egonu e, avanza qualcuno l'ipotesi, il fatto sia stato abilmente sfruttato, a favore di telecamera, per costruire una bella scena da operetta in perfetto stile italico, tanto la bella Paoletta conosce benissimo il proprio 'brodo di coltura'.
Eppure tanti sono stati coloro che, figli di gente con passaporto non italiano, abbiano brillato con la maglia azzurra (per esempio nel mio amatissimo hockey su ghiaccio) e nessuno si è mai sognato di far loro domande bizzarre sulle loro origini e, se proprio vogliamo parlare di pelle scura, ricordiamoci degli àscari, soldati che per l'Italia hanno lottato più e meglio di tanti italiani di nascita, o dell'Eritrea in genere, area che al nostro Paese ha dato molto ricevendo troppo poco.
A prescindere dall'obiettivo, il punto è il solito: la litania mediatica della ragazza ghettizzata, vittima sacrificale dell'ignorante mondo razzista che riempie il web e il suolo di casa nostra. Nessuno si pone, al contrario, quali e quanti possano essere i motivi dell'idiosincrasia che tanti italiani provino nei confronti di un certo 'tipo' di stranieri quando, negli ultimi tempi, da nord a sud e non solo nelle grandi metropoli ma anzi, specie nelle piccole città di provincia, la violenza di arabi, africani, slavi e altri emigrati o figli di emigrati ha riempito e insanguinato le strade d'Italia.
Se, a fronte di questi continui scempi e crimini, qualcuno ogni tanto si permette, pisciando fuori dal viso, di fare una battuta giudicata 'razzista', ben venga e glielo si consenta senza alzare troppe cortine di scandalo,che serve solo a mascherare la propria inconsapevolezza di ciò che succeda nel mondo reale. Chi è conscio della propria correttezza e rispetto delle regole, potrà comunque camminare a testa alta a prescindere dall'origine del proprio sangue.
Citando una persona che conosco su Facebook, le cui origini di pensiero non sono certamente simili alle mie: "Mi spiace che Paola Enogu si sia risentita così tanto, ma avrebbe semplicemente potuto rispondere di essere nata a Cittadella, provincia di Padova e casomai mandare 'in mona' lo scemo che le ha fatto la battuta evitando di sollevare un polverone laddove in questo momento non ce n'è davvero bisogno! A margine: se la Enogu non se la sente di continuare a giocare, se è stanca, se è nervosa mi spiace e posso comprendere, ma a mio parere è un po' strumentale che addossi la responsabilità della sua decisione ad una frase infelice".

domenica 6 marzo 2022

Ambasciata russa in Italia: aperto un canale per le vittime di 'russofobia'

Il 'post' dell'ambasciata russa su VK
Che si stia vivendo, anche in Italia, un forte momento di 'russofobia', lo conferma quanto scritto dall'ambasciata russa in Italia sui propri canali 'social'.
Dopo l'ostracismo dato ad artisti russi 'vivi' (il 'caso' Gergiev) ma anche a quelli morti (la vicenda Dostojevskij), e la chiusura dei principali mezzi di informazione gestiti dalla Russia in Italia (RT Italia e Sputnik News Italia) l'ambasciata di Mosca nel nostro Paese ha deciso di aprire una linea telefonica alla quale possono rivolgersi "i cittadini russi vittime di discriminazione".
Questo il testo completo del messaggio: "Cari connazionali! In connessione con l'aggravarsi della situazione internazionale e la campagna di informazione antirussa lanciata sui media, il numero di casi di discriminazione nei confronti di cittadini russi all'estero è notevolmente aumentato. Per la risposta più efficiente ed efficace a tali incidenti, l'Ambasciata Russa in Italia sta lanciando una 'hotline'. Se ricevi minacce o insulti, sei vittima di molestie, aggressioni o violenze fisiche, segnala immediatamente l'accaduto alle forze dell'ordine italiane, oltre che a noi compilando il form o inviando un messaggio al telefono +393314582279 (WhatsApp, Telegram), indicando i propri contatti e descrivendo nel dettaglio la situazione".

domenica 8 agosto 2021

La follia dei 'buonisti' condanna Cecilia Salvai che fa la 'cinesina'

Il 'tweet' della Salvai incredibilmente accusato di razzismo
Condanna senza appello per Cecilia Salvai, fuoriclasse della squadra femminile della Juventus, da parte di tutto quel mondo 'buonista' che vede in ogni presunta manifestazione 'razzista' una minaccia da estirpare e un nemico da combattere senza tregua.
Ma qual è stata la colpa di Cecilia? Postare un 'tweet' in cui, con un gesto simpatico, mima gli occhi alla 'cinesina', strizzandoli e ponendo le dita ai lati delle orbite, facendo a questo modo gli occhi a mandorla (che, effettivamente, sono una caratteristica dei popoli asiatici).
Motivo della scenetta, aver posto sulla propria testa quella che in gergo si chiama, in effetti, un 'cinesino', ovvero una sorta di cono utilizzato durante gli allenamenti. Nomignolo che, ne siamo sicuri, a questo punto i fautori della 'cancel culture' proibiranno severamente di usare, bannando da Facebook chiunque ne faccia uso e bollandolo come 'parola di odio'.
Per questa 'super cavolata' la Salvai è stata attaccata e insultata (questo sì, va detto, è odio puro) dai fautori e portabandiera del mondo della cosiddetta eguaglianza. Ma non solo: la stessa Juventus è dovuta scendere in campo con un lungo comunicato di scuse, in cui si legge, fra l'altro, "Per tale errore, il Club si assume la piena responsabilità del verificarsi dell’incidente e del suo grave impatto" (follia pura). Anche l'Adidas, sponsor tecnico della Juventus, ha voluto (o è dovuta?) scendere in campo per, ha spiegato in un suo comunicato, "affrontare la questione".
Durante questo periodo di pandemia, in cui sempre più pesanti sono state le limitazioni subite nella libertà di circolazione, ormai sono divenute lampanti anche le restrizioni legate alla libertà di parola e di pensiero. Vittima questa volta è stata la Salvai, ma potrebbe essere chiunque, per il motivo più stupido e insulso, di fronte a un mondo occidentale muto e incapace di opporsi, schiavo delle proprie regole e di una libertà presunta che si ritorce contro se stessa e diventa cappio soffocante del libero pensiero.

Cecilia Salvai in azione

sabato 10 luglio 2021

Ungheria, le ritorsioni UEFA 'patetiche e codarde'

Non si è fatta attendere la reazione dell'Ungheria alla sanzione inflitta dall'Uefa, tre partite a porte chiuse e 100 mila euro di multa, per i presunti comportamenti omofobi (cori e striscioni) durante le partite di Euro 2020 giocate dalla nazionale magiara a Budapest e Monaco di Baviera.
"Un'istanza patetica e codarda. Si vergognino" ha scritto il ministro degli Esteri del governo di Viktor Orban, PeterSzijjarto, sulla sua pagina Facebook in un post in cui ha ironizzato sull'operato della Uefa stessa, accusata provocatoriamente "di impiegare degli informatori" come quelli che imperversavano "durante il comunismo".
Secondo Szijjarto l'organismo sembrerebbe "non aver altro da fare che scrivere rapporti su quello che e' stato detto o non detto dal pubblico" senza però "avere prove" e basandosi solo "su ciò che viene segnalato".
Le sanzioni dell'Uefa sono state prese per alcuni presunti cori razzisti che sarebbero stati emessi il 19 giugno, nel corso degli Europei di calcio, scorso contro i giocatori di colore della nazionale francese dalla tribuna dello stadio di Budapest dove si trovavano gli ultrà ungheresi. L'Uefa ha anche riferito che sarebbero stati mostrati alcuni striscioni considerati omofobi durante le altre partite del primo turno contro il Portogallo e la Germania. (fonte AGI)

giovedì 8 luglio 2021

Europei, con l'Inghilterra verso un altro teatrino dell'inginocchiamento

Tutti in ginocchio prima di Italia-Belgio (foto Sky)
La vittoria dell'Inghilterra
nella seconda semifinale degli Europei obbligherà a riproporre nella sfida decisiva con gli azzurri il teatrino già visto con il Belgio, quello della Nazionale che si inginocchia 'a comando', per un evento tanto inutile quanto quello ormai consunto e sfruttato demagogicamente dal movimento Black Lives Matter.
Inutile dire che, prima della partita, si rinnoveranno gli appelli a restare in piedi o inginocchiarsi a seconda della forza politica coinvolta, ma già sappiamo come andrà a finire, malgrado l'importanza della 'controcampagna' #iononmiinginocchio: Chiellini e soci si appoggeranno sulla propria rotula per rimanere in terra, pur senza crederci, come la stragrnade maggioranza degli italiani che 1) non si sentono razzisti; 2) non capiscono a chi giovi questo gesto, se non a certa becera propaganda secondo cui, in maniera altrettanto razzista, esiste un modo di pensare da 'maschio bianco' (e anche fosse?); ma soprattutto non capiscono (e non capiamo) perché questo gesto vada ripetuto.
Infatti, ci si chiede, fino a quando dovremo assistere a questa litania? Fino a quando le partite della Premier League inglese verranno funestate da questa patetica pantomima? Un mese, un anno, una decade? e poi, una volta che si ritenga terminata la campagna BLM (ma come? e perché?), verrà sostituita da una nuova campagna? O solo i ne*ri hanno e avranno per sempre l'esclusiva dell'avocare nei propri confronti per poi condannare comportamenti cosiddetti razzisti?
Insomma, anche solo nel presentare questo gesto idiota si capisce quanto siano enormi lo squallore e la demagogia imperanti, su cui come sciacalli si sono avventati, e non potrebbe essere altrimenti, i partiti di quella Sinistra raccogliticcia e consunta, carichi di personaggi fuori dal tempo, da sempre in ginocchio in preghiera per cercare un nuovo appiglio cui abbarbicare la propria fallimentare carriera da mestieranti.

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Alison Parker, morte di una giornalista libera
Daisy Osakue, ma quale razzismo, ma ormai la frittata... era fatta

mercoledì 10 marzo 2021

La Gazzetta nerazzurra dimentica le minacce di Lukaku a Ibra

Parte dell'articolo pubblicato dalla Gazzetta online
La Gazzetta dello Sport prosegue nella propria campagna di 'interistizzazione', che da sempre la contraddistingue ma che quest'anno, complici i diversi problemi societari nerazzurri, cui ha fatto da contraltare la grande stagione sportiva, l'ha portata a incorrere in diverse 'topiche' molto poco giornalistiche e prese di posizione al limite della 'tifosaggine' più bieca.
A cominciare dalla difesa a spada tratta dell'Inter nella 'querelle' legata alla vendita della squadra. Il Corriere dello Sport, da Roma, ne aveva da pochi giorni minata la credibilità e la solidità economica. Guai! Il direttore della 'rosea', Stefano Barigelli, il 5 gennaio intitola il proprio editoriale “Chi vuole il male dell’Inter”, parlando apertamente di “cattiva informazione” e “false notizie”. Si sa poi come è proseguita la storia, con il gruppo Suning ridotto 'alle pezze' e costretto addirittura a gettare nella polvere la propria squadra cinese, lo Jiangsu, che su Wikipedia è ormai definito con la drammatica frase "è stata una società calcistica cinese con sede nella città di Nanchino". In pratica, non esiste più.
Si passa poi alla famosa prima pagina del 10 gennaio, con il clamoroso titolo antimilanista "Il Milan VAR", che giocava su presunti favori arbitrali avuti dal Diavolo nei confronti del Torino (il cui presidente, Urbano Cairo, è a sua volta presidente e AD della casa editrice della 'Gazza', RCS MediaGroup). Un'apertura che fece scalpore, peraltro nemmeno giustificata dai fatti avvenuti in campo. Vero, la Gazzetta dà 4 all'arbitro Maresca, chissà perché, mentre il Corsport lo promuove con un 6, dando 6,5 all'arbitro del VAR, Guida. Nel dettaglio, le due 'chiamate' del VAR, entrambe 'pro' Milan, vengono sempre giudicate corrette dal giornalista del Corriere. Perfino Tuttosport, lo storico quotidiano di Torino che dovrebbe stare sempre e comunque dalla parte dei granata, pur bocciando Maresca (5), sui rigori del Milan (in cui viene contato anche quello ricevuto contro dal Toro) sottolinea: "In realtà, a parte quello contro la Roma, si è trattato sempre di decisioni indiscutibili".
Passano poi sotto silenzio, e si ritorna alla situazione economica dell'Inter, le possibili ripercussioni di cui la stessa società milanese potrebbe rimanere vittima, da quelle più plausibili (problemi di mercato, futuro incerto) a quelle più drammatiche (penalizzazione di punti, in questo torneo o nel prossimo, esclusione dalle coppe). Insomma, per la Gazzetta in casa Inter scoppiano tutti di salute, sembrano tutti Lukaku.
A proposito del buon Romelu, è di poche ore fa la notizia del deferimento del belga di origine africana e di Zlatan Ibrahimovic sui fatti del derby di Coppa Italia. Niente razzismo, insomma, le frasi di Ibra non furono così terribili come qualcuno (la Gazza stessa) le aveva volute far passare. Rimane clamorosa però, la ricostruzione del fatto che fa la 'rosa' online. Basti prendere i momenti principali: "Tutto accade a fine primo tempo. Ibra incrocia lo sguardo del belga, sorride in maniera provocatoria e poi fa al nerazzurro: "Chiama tua mamma, vai a fare i tuoi riti voodoo di merda, piccolo asino"... Romelu ha capito subito il riferimento di Ibra, ovviamente. E infatti ha replicato: "Vuoi parlare di mia madre? Perché?". E poi: "Fottiti, tu e tua madre. Parliamo della tua, di mamma: è una p...". Si accenna solamente, e in maniera molto vaga, sul fatto che in realtà Ibrahimovic si sia messo 'in mezzo' dopo una reazione scomposta e violenta dell'africano a un fallo abbastanza pesante di due giocatori milanisti. Sul web la Gazzetta ha anche pubblicato una foto di uno dei momenti del fatto, poi rimossa: vi si vede un Ibrahimovic quasi irridente, con la scritta, più o meno (non ricordo il dettaglio, ma il senso era certamente quello): "Ibrahimovic sorridente minaccia Lukaku: 'Ti aspetto dopo'". Peccato che l'unica minaccia vera, che nel testo dell'articolo è sottaciuta, l'abbia lanciata Lukaku, durante la sua risposta allo svedese di origine slava: "Vuoi parlare di mia madre? Ti sparo in testa. Fottiti, tu e tua madre". Una versione, quella riportata da Il Giornale, ben diversa e assai più violenta e minacciosa di quella che riporta la Gazzetta, che aveva sposato la versione 'soft' anche nell'articolo del giorno dopo il derby di coppa, che aveva titolato 'opportunamente' "Insulti razzisti e alle famiglie" (ma proprio oggi è stato dimostrato che di razzista nelle parole pronunciate da Ibra non ci fosse assolutamente nulla).
Probabilmente non un caso, visto che il tutto si inserisce in un quadretto e in un 'trend' che il giornale sportivo milanese (sempre meno... sportivo) ha assunto da quando ha deciso di sposare in toto l'abbinamento ai colori del Biscione.

Qui sotto, tre delle cadute di stile della Gazzetta: nei confronti delle squadre milanesi, due pesi e due misure

domenica 28 giugno 2020

Enoch Powell, il grande preconizzatore dell'invasione afroasiatica

Enoch Powell
In questi tempi dove il caos regna in una Europa sempre meno europea e sempre più arabizzata, secondo la tangibile teoria dell'Eurabia, coniata dalla scrittrice ebrea Gisèle Littman e poi ripresa e potenziata nel pensiero e nelle opere di Oriana Fallaci.
Prima di loro, la previsione di un futuro macabro in seguito all'invasione dei popoli afroasiatici, fu il grande uomo politico inglese Enoch Powell, già studioso di lettere antiche, a cinque anni in grado di leggere il greco antico e professore della medesima lingua a venticinque.
Fu lui l'autore del grande discorso poi chiamato dei "fiumi di sangue" ("Rivers of Blood Speech") pronunciato il 20 aprile 1968 al Midland Hotel di Birmingham, durante una riunione del Conservative Political Centre. In quell'occasione Powell preconizzò per la Gran Bretagna un futuro di problemi razziali e rivolte urbane simili a quelle che stavano avvenendo negli Stati Uniti dalla metà degli anni '60.
Powell affermò, fra le altre cose: "We must be mad, literally mad, as a nation to be permitting the annual inflow of some 50000 dependents, who are for the most part the material of the future growth of the immigrant descended population. It is like watching a nation busily engaged in heaping up its own funeral pyre. So insane are we that we actually permit unmarried persons to immigrate for the purpose of founding a family with spouses and fiancées whom they have never seen".
A causa di questo discorso controverso, Edward Heath, esponente del Partito Conservatore, lo rimosse dal partito. Ciononostante, un sondaggio effettuato in seguito alla sua orazione rivelò che il 74% della popolazione britannica concordava con le opinioni di Powell.
Nel 1976 Eric Clapton, durante un suo concerto a Birmingham, ebbe parole di approvazione per Powell, asserendo che la Gran Bretagna stava diventando "sovraffollata" e avrebbe corso il rischio di diventare una "colonia dei neri".





mercoledì 24 giugno 2020

"White Lives Matter" sopra lo stadio di Manchester, e scoppia l'accusa di razzismo

"White Lives Matter": goliardia, ma anche verità
Fa discutere in Inghilterra la singolare (e, a mio avviso, apprezzabile) iniziativa di un gruppo di tifosi del Burnley che, durante la partita di Premier League disputata a porte chiuse all'Al Etihad Stadium (in realtà il City of Manchester Stadium ridenominato causa sponsor arabo) contro il Manchester City, ha fatto sorvolare l'impianto da un aereo che recava con sé uno striscione con la seguente frase: "White Lives Matter Burnley".
Una risposta chiara al clamore e alle violenze perpetrate in questi giorni dal sedicente movimento Black Lives Matter, già esistente da anni, ma strumentalmente cavalcato dopo l'omicidio, da parte di un poliziotto americano, del 'colored' George Floyd.
La vicenda dello striscione 'incriminato' è stata vissuta secondo i più drammatici canoni del 'politically correct' anglosassone. Genuflessione in atto di contrizione, richiesta di perdono, intervista alla madre di uno degli organizzatori del 'misfatto', Mark Hamer, la quale dichiara la propria 'vergogna' per il gesto del figlio e addirittura dice di non poter "lasciare la mia casa per andare al lavoro, affrontando gli sguardi dei colleghi". Come in un regime perfetto, come in un mondo orwelliano, anche il padre rinnega ogni gesto del figlio, stigmatizzandolo e ribadendo di non averci "nulla a che fare". Aspettando il 'Gin della Vittoria'.
Il Burnley, dal canto suo, si è affrettato a rilasciare un piagnucolante comunicato stampa in cui ribadisce la solita solfa dell'uguaglianza universale, il proprio sostegno al movimento Black Lives Matter e la minaccia di 'squalifica a vita' dal proprio stadio, il Turf Moor, per tutti coloro che abbiano preso parte all'atto, una volta scoperti. Sulla pagina Facebook del club è stata una aggiunta una intervista a un giocatore (di pelle bianca) il quale appare contrito e sconsolato affermando, in sostanza, "Siamo tutti imbarazzati e sconvolti". Addirittura! Dei miliardari sconvolti nel proprio tenero animo da uno striscione!
Dietro l'iniziativa, indubbiamente coraggiosa e geniale, al di là di come la si pensi, c'è la firma di Jake Hepple, amico di Hamer, il quale si è assunto la piena paternità del gesto, scrivendo sulla propria pagina Facebook: "I'd like to take this time to apologise .. TO ABSOLUTELY F ** NOBODY!". Aggiungendo: "Evidentemente adesso viene considerato razzista dire 'White Lives Matter'". Come dargli torto?

lunedì 22 giugno 2020

Strage di Reading, a chi importa se muore un bianco?

Anche il calcio italiano è vittima della demagogia di BLM
Porta con sé un acuto stridore di logica e umanità vedere come, in particolare nel campionato di calcio inglese appena ripreso dopo la pausa a causa del Coronavirus, ci si inginocchi nel nome di George Floyd, pluricriminale ed ex-galeotto, e tutte le squadre portino sulle spalle la scriva "Black Lives Matter", mentre praticamente nessuno abbia mosso ciglio, alzato un dito o chiesto un minuto di silenzio nel nome delle tre vittime del parco di Reading (della cui identità finora se ne conosce solo una, un professore di scuola inglese di pelle bianca), uccise per mano di un rifugiato libico di 25 anni, Khairi Saad­allah.
Già, avete capito bene, l'assassino delle tre persone, avvenuto poco dopo, guarda caso, una manifestazione di BLM, è un richiedente asilo, uno di quelli la cui libertà e accoglienza viene declamata e reclamata a gran voce dalle decine di migliaia di persone che, nelle manifestazioni (cosiddette) antirazziste, hanno inserito un po' di tutto: la protesta per la morte di Floyd, l'odio nei confronti di Donald Trump, a seconda del Paese l'odio per il partito o per il movimento sovranista di turno (il famoso "è colpa di Salvini"), i diritti dei transessuali, delle donne gobbe e di quelle grasse, dei cani da pastore, dei cani per ciechi e di quelli sciolti, il mal di pancia e il mal di denti, e forse pure la nausea per il panettone mangiato lo scorso Natale.
Insomma, nelle manifestazioni in cui radical-chic, benpensanti, moralisti, musulmani, gay, lesbiche, clandestini, nordafricani, spacciatori e chi più ne ha più ne metta, si uniscono per formare un meraviglioso caleidoscopio di colori (spenti), mi chiedo se ora qualcuno si inginocchierà, a partire dalla prossima, per James Furlong, insegnante inglese bianco trucidato, assieme ad altre due persone, da un richiedente asilo libico e musulmano. Perché White Lives Matter Too.

sabato 20 giugno 2020

Black Lives Matter, la polizia francese dice basta alle accuse di razzismo

I poliziotti francesi non ci stanno
La polizia francese dice basta. Basta alle accuse di violenza lanciate dai manifestanti di Black Lives Matter, basta con la demagogia che li vede sul banco degli imputati in qualità di razzisti.
Già pochi giorni fa una rappresentanza dei poliziotti francesi si era radunata davanti all'Arco di Trionfo, lampeggianti accesi, per esprimere il proprio dissenso nei confronti di una società e di un governo francesi (ed europei), che hanno deciso di sposare il movimento BLM senza batter ciglio, senza nemmeno darsi la pena di muovere un'eccezione, a quello che pare sempre più come un movimento politico pilotato per rianimare il cadavere di una Sinistra esanime.
La manifestazione della polizia ha avuto luogo nella serata a Place d'Italie, a Parigi, nel 13° 'arrondissement'. Anche in questo caso sono state decine le auto e i furgoni ad avere occupato la carreggiata.
In Francia la morte di George Floyd è stata paragonata a quella di Adama Traoré, che nel 2016 venne ucciso durante un'operazione di polizia.

L'apertura del sito ufficiale della 'Police nationale' francese

giovedì 11 giugno 2020

Se anche "Il Manifesto" promuove "Via col vento"

Io non odio la Sinistra. Quella vera. Militante. Assolutamente. Forse perché ne conosco le virtù e, sebbene molto alla lontana, ho pure simpatizzato per lei.
E così sono lieto che arrivi proprio da un giornale di Sinistra come "Il Manifesto" la più ferma condanna nei confronti della follia che imperversa in questi giorni nelle piazze mondiali.
La demagogia di #BlackLivesMatter, con la sua violenza iconoclasta, anticulturale e antistorica, ha aperto gli occhi di chi della Sinistra vive gli ideali ma non la stupidità.
Applausi, quindi, per Giulia D'Agnolo Vallan e per il suo "Ripulirsi la coscienza cancellando l'arte", in cui esprime il disagio, in particolare, per la scelta della nuova piattaforma della Warner Bros, HBO Max, di rimuovere temporaneamente dal palinsesto il film "Via col vento" ("Gone with the Wind", 8 premi Oscar nel 1940), uno dei capolavori della cinematografia mondiale.
La D'Agnolo Vallan definisce il gesto della WB "un opportunistico, superficiale, gesto di corporate public relation, e al peggio una censura". Un'idea che viene definita "non solo profondamente stupida, ma profondamente pericolosa in una società democratica". "Impedire a uno spettatore del presente", prosegue la giornalista "di fruire di un'opera d'arte 'in prospettiva', tenendo conto del contesto storico in cui è stata creata, è - prima di tutto - negare l'intelligenza dello spettatore".
Chapeau nei confronti della giornalista de "Il Manifesto", augurandomi come la mia solidarietà espressa nei suoi confronti, non le faccia venire il dubbio di avere sbagliato il tono dell'articolo. Del resto, in fondo, domani è un altro giorno!

Rossella O'Hara e Mami, due personaggi storici di "Via col vento"

venerdì 15 maggio 2020

La nera antirazzista è razzista con i cinesi e i gay

L'articolo de "Il Corriere della Sera"
Arriva dal Corriere della Sera (e non da un giornale dell'estrema destra sovranista che, peraltro, non mi pare esista in Italia sei si esclude, peraltro una rivista, l'ottimo Il Primato Nazionale) una di quelle notizie che dovrebbe mettere pace e fine alle tante illazioni sul presunto 'odio online' di tanto becero cattocomunismo.
Laetitia Avia, una delle 'campionissime' della nuova legge 'anti-odio' approvata in Francia, ennesimo bavaglio per regolare il flusso delle espressioni del singolo online, è stata colta in fallo e accusata, per l'ennesima volta, dello stesso presunto reato.
Originaria del Togo, nata in una banlieu parigina, la Avia non lesina commenti a sua volta razzisti, in particolare verso i propri collaboratori cinesi e verso le lesbiche, infarcendo i propri discorsi di quei luoghi comuni tanto disprezzati e 'illegali' se invece rivolti verso la comunità cui sente di appartenere.
C'è poco da aggiungere, se non l'ennesimo allargamento di braccia nei confronti di un mondo occidentali destinato a rannicchiarsi avvolto nelle proprie contraddizioni e messinscena, a uso e consumo di coscienze sporche e comportamenti ipocriti di turno.

giovedì 2 gennaio 2020

Anno nuovo, extracomunitari vecchi: nigeriano sferra un pugno a ragazza senese

Una scena di violenza che arriva, guarda caso, dalla Nigeria
Comincia l'anno nuovo, ma quella piccola criminalità che spesso sfugge alle statistiche della 'sicurezza' che ci vengono elargite dal mainstream di giornali e televisione rimane sempre la stessa, e, anche nella prima notte dell'anno la classica aggressione. Roba normale nelle città nostrane, nel caso particolare, a Siena. Motivo del contendere, informa l'ANSA, un alterco scoppiato nell'attesa di un taxi per questioni sul diritto di precedenza (boh?...). Vittima dell'episodio una ragazza, età indefinita, mentre il protagonista autore del 'vil gesto', un 31enne nigeriano residente nella città del Panforte (qualche 'sardina' accogliente lo definirebbe un... senese), poi rintracciato dalla polizia, sottolinea sempre l'ANSA, e denunciato in stato di libertà per lesioni gravi. La donna ha ricevuto una prognosi di 30 giorni.
Chissà se l'africano finirà mai in galera a marcire per lungo tempo come meriterebbe. A parti invertite, l'episodio sarebbe stato denunciato in prima pagina dai 'compagni' de La Repubblica come grave atto di razzismo. Così, invece, finirà in cavalleria, e qualche ossequioso avvocato lacché dei 'migranti' riuscirà a impedire la gattabuia per il bisognoso galantuomo. Difficile che in Nigeria conoscano la "chanson de geste", e l'antico motto che 'una donna non si sfiora nemmeno con un dito'.

venerdì 1 novembre 2019

Commissione Segre, un altro passo verso lo Psicoreato

La solita pagina 'sdraiata' de La Repubblica
Francamente non so quasi chi sia la signora Liliana Segre e non mi interesserebbe saperlo se non fosse che, nel suo nome, l'Italia dei Benpensanti sta arrivando a chinarsi all'ennesima decisione illiberale di un governo inginocchiato di fronte al presunto ideale dell'integralismo globalizzante del politicamente corretto. Pare che molte persone abbiano insultato la suddetta signora Segre, di origine ebraica, e internata in giovane età in un campo di concentramento nazista. Ignoro i motivi degli insulti, peraltro aspetto comune legato a qualsiasi personaggio pubblico navighi con il proprio faccino o avatar in rete.
Adesso però, per merito o colpa sua, una commissione deciderà fino a che punto un insulto sarà passibile di essere considerato 'reato', se e come potremo esprimere la nostra opinione, in maniera forte, a volte perfino volgare, attraverso un sistema, quello della rete, da sempre patrimonio esclusivo di una libertà di espressione totale, quella libertà che riflette l'intrinseca vaporosità e lucida follia dell'animo umano.
Non ho mai augurato morti o stupri a chicchessia, sicuramente ho invece insultato in rete. Ho espresso tutto il mio disprezzo per Laura Boldrini, giusto per fare l'esempio di una delle tante presunte 'vittime' degli attacchi (più che giustificati) del web.
Rivendico il diritto di odiare, non tanto la signora Segre, di cui non mi frega assolutamente nulla, ma chi mi pare. Da oggi invece, potremo arrivare al punto in cui perfino il classico 'governo ladro' verrà visto come un pericoloso atto incendiario.
Mi chiedo: chi stabilirà il gradiente di odio da considerarsi accettabile? Ovviamente i prodi presenti in questa commissione, immagino legati al Centrosinistra, mandria di cattocomunisti, almeno a giudicare dal voto in aula. Rischieremo che il classico "Piove governo ladro" arrivi a diventare una frase inaccettabile? "Zingaro di merda" potrà essere pronunciato impunemente come oggi, magari dopo avere patito l'ennesimo furto o tentativo di violenza da parte di una etnia storicamente dedicata alla delinquenza?
Odi et amo, due facce della stessa medaglia, ma non c'è bisogno di scomodare Catullo per ribadire quanto l'odio sia una parte fondamentale e necessaria della nostra anima, barometro e indicatore del disagio provato nel condividere il nostro spazio vitale, o anche solo mentale, con persone, animali o cose che, se possibile, saremmo lieti di allontanare, disintegrare, rendere distanti da noi.
L'istituzione della Commissione Segre è l'ennesima scelta discutibile legata alla follia del 'politically correct', mentre dall'altra parte la parola 'fascista' viene utilizzata come una pistola fumante per tacere qualsiasi legittima opposizione.
Siano benvenuti gli 'haters' quindi, se questi ultimi ci mantengano liberi di fare, dire e pensare ciò che vogliamo. Del resto, prima ancora che qualcuno si accorgesse dell'esistenza della signora Segre, nessuno fiatò di fronte alle campagne di demonizzazione e vero e proprio odio messe in campo nei confronti di Silvio Berlusconi, sfociate nel lancio di una statuetta che lo ferì al capo (molti addirittura esultarono per l'accaduto), per non parlare dell'odio profuso a piene mani nei confronti di Matteo Salvini e della Lega (di cui Chef Rubio e il vignettista Vauro sono due campioni quotidiani, con la connivenza del mainstream mediatico), nei confronti del quale atti di violenza reale e non sono stati messi in atto più volte e mai condannati pubblicamente.
Per concludere, anche io sono scandalizzato dal voto sulla Commissione Segre. Sono scandalizzato che nessuno abbia votato contro...

mercoledì 19 giugno 2019

IntegrAction, quando le fake news sfruttano i bambini

E' triste e irritante osservare come la globalizzazione e le fake news scorrano nei cervelli rattrappiti degli italiani nella maniera più infida. Attraverso la pubblicità e il volto dei bambini, i più piccoli e innocenti. Si tratta della campagna #IntegrAction, con tanto di hashtag d'ordinanza, perché il tutto divenga più virale e si intrufoli meglio nel condotto neuronale italico.
Al centro i cosiddetti "luoghi comuni, frasi fatte e banalità sugli immigrati", come li definisce il sito "Open" o, come si potrebbe invece ribadire, la 'vox populi', quel sentito comune che nasce dall'esperienza collettiva.
Bambini di razze diverse in una stessa classe elementare che ridono in maniera sguaiata a quelli che vengono, appunto, definiti, luoghi comuni: "Nei supermercati pakistani vendono solo cose scadute", "Nei ristoranti etnici non sai mai cosa mangi" e via di questo passo, per arrivare agli ancora più classici "ci rubano il lavoro" e "ci portano le malattie".
Una bella pensata, si fa per dire, partorita dalla mente globalizzata, buonista e accogliente di Fondazione Pubblicità Progresso, insieme ad Acra (Associazione di Cooperazione Rurale in Africa e America Latina), con il supporto scientifico di Fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità).
Giusto per puntualizzare di cosa si stia parlando, non c'è bisogno di andare lontano. Basta aprire un giornale di ieri, rispetto al momento in cui si scrive. La Voce del Trentino titola: "Sequestrata mezza tonnellata di carne surgelata a Trento. Denunciato pakistano per violazione delle norme sanitarie".
Per quanto riguarda la frasetta simpatica e tanto ridanciana sui ristoranti etnici, si risalga poco più indietro, al 14 giugno. La notizia è dell'AGI, e non del movimento Casapound: "Lunga la serie delle irregolarità. A Pescara è stato denunciato il legale responsabile di un ristorante etnico per aver detenuto alimenti in cattivo stato di conservazione e spacciato come freschi prodotti ittici congelati: 200 kg di alimenti sequestrati e locale chiuso, per un valore di oltre un milione di euro. A Bari stato scoperto un deposito abusivo annesso ad un ristorante cinese, privo delle autorizzazioni di legge: sequestro amministrativo per 40 kg di riso, 40 kg di salsa giapponese e quasi mille litri tra birra, acqua e olii vari. A Treviso i Nas hanno sequestrato 85 quintali di prodotti alimentari etnici stipati da un commerciante kosovaro all'interno di un deposito all'ingrosso, tutti con una data di scadenza superata da mesi: salumi, dolci, bibite e preparati a base di carne erano inoltre stoccati in maniera promiscua ad altri. A Napoli, all'interno di un supermercato gestito da un cittadino cinese, sono stati sequestrati 500 kg di pollame e prodotti ittici in cattivo stato di conservazione oltre a 33 confezioni di uova di anatra salate (già cotte) che il ministero della Salute ha vietato in base al RASFF (sistema di allarme rapido per gli alimenti e i mangimi con cui gli Stati membri si scambiano informazioni sui rischi per la salute legati a determinati alimenti e mangimi). 
I Carabinieri di Alessandria hanno denunciato una cittadina cinese per preparati gastronomici congelati e conservati all'interno di contenitori non idonei, in un impianto di refrigerazione con gravi carenze igieniche: sono stati sequestrati 100 kg di alimenti e l'attività è stata chiusa Altri 200 kg di prodotti alimentari etnici congelati sono stati sequestrati a Padova: sono stati trovati ad una temperatura di +19 all'interno di un furgone aziendale con impianto di refrigerazione spento, pronti per essere venduti nonostante l'interruzione della "catena del freddo". A Firenze è stato segnalato all'autorità sanitaria il titolare di un ristorante etnico per aver detenuto prodotti carnei privi di informazioni sulla tracciabilità degli alimenti ed omesso di attuare, per il pesce crudo, le procedure di abbattimento finalizzate a contrastare la possibile insorgenza della "sindrome sgombroide". L'attività è stata sospesa a causa delle gravi carenze igieniche: sporcizia diffusa su piani di lavoro, pavimenti e attrezzature da lavoro e di blatte nelle trappole. A Parma è stato denunciato titolare di un ristorante etnico che conservava alimenti vari (spaghetti di soia, ripieno per ravioli, etc) in secchi di plastica analoghi a quelli impiegati per le pulizie e in contenitori generalmente utilizzati per riporre indumenti ed oggetti vari. A Torino denunciato per frode in commercio il legale rappresentante di un'azienda alimentare che commercializzava riso basmati indicandolo come di provenienza indiana mentre in realtà era importato dal Pakistan: per approfondire gli accertamenti necessari, sono state campionate e sequestrate 110 tonnellate di prodotto".
Insomma, c'è ben poco da ridere. Ai bambini non venga spacciato per demagogico ciò che è frutto di una realtà con cui gli italiani, purtroppo, si trovano a convivere da quando l'invasione di stranieri e clandestini vari è diventata sempre più incontrollata. I bambini tornino a studiare la storia quindi, meglio se del Paese in cui sono nati o che li ospita.

venerdì 3 agosto 2018

Razzismo? Non parlarne per non fare il gioco della Sinistra

Come "Avvenire" ha abboccato alla 'fake news' Daisy'
Di razzismo, fenomeno inesistente fomentato solo da una Sinistra priva di argomenti, semplicemente non si dovrebbe più parlare, dedicandoci invece a problemi molto più seri: il lavoro, l'economia, l'arte, anche la Serie A che comincia fra poco.
Di questa scempiaggine più se ne parla, più si fa il gioco di chi la vuole tenere viva come un cancro, che lentamente uccide la carne viva della nostra terra...

mercoledì 1 agosto 2018

Daisy Osakue, nessun razzismo, ma ormai la frittata... è fatta

Daisy Osakue
Prima si viene a sapere che non è stata la sola a prendersi le uova in faccia, poi che Daisy Osakue è pure iscritta al PD, infine che è la polizia stessa che ha escluso la pista del razzismo. Eppure la bella Daisy, già eretta (ed eletta) a nuovo simbolo della lotta al razzismo, continua a strillare di essere stata al centro di una vera e propria 'caccia' a sfondo razziale.
Ovviamente sulla vicenda si sono gettati tutti, presidenti, vicepresidenti, giornalisti di prima, seconda e terza categoria, con tanto di servizio di Sky (fortunatamente mi sono perso gli altri) che tira in ballo Matteo Salvini e le sue critiche a Mario Balotelli (condivisibilissime, in quanto critiche sportive) sui meriti effettivi del giocatore per poter indossare la fascia di capitano della Nazionale. Insomma, sdegno profondo e generale, preoccupazione fino ai livelli più alti dello Stato e del mondo dello Sport per la piega razzista, e dagli e dagli. Certo, si conclude dando tutto per scontato, che con Salvini ministro... certo allora che il razzismo e Salvini non c'entrano nulla!!! Così come i tanto paventati raid contro i neri, la 'cartina geografica' della 'caccia al negro' e tutte queste amenità che esaltano il mondo fatato (e anche un po' malato) della Sinistra. La polizia che sta indagando sul caso avrebbe infatti escluso la pista razzista, in quanto almeno altri due episodi analoghi a quello che ha visto protagonista la giovane atleta di colore, si sarebbero già verificati nella zona, e avrebbero visto come vittime due persone 'bianche' (visto che il colore della pelle parrebbe tanto importare a certe aree politiche).
Ancora una volta, guarda caso, le fake news, di cui continua a essere accusata promotrice la Destra, arrivano invece dalla parte opposta. Si tratta di un'ulteriore caso in cui viene cavalcato (se non addirittura creato) un evento a sfondo razzista, per farlo rientrare di diritto nell'ennesimo 'falso' di una aggressione razziale mai avvenuta.

giovedì 19 luglio 2018

Bargiggia e il presunto 'razzismo' inventato da Mediaset

Il 'tweet' incriminato di Paolo Bargiggia
La mia solidarietà a #PaoloBargiggia, cui viene contestato un reato d'opinione tramite un comunicato surreale di #Mediaset, azienda cui vorrei chiedere: 1) Quando vi firmate "Tgcom24.it e Sportmediaset.it" cosa significa? La direzione? La testata? 2) Avete chiesto a ogni vostro giornalista, ledendone peraltro la rispettiva privacy, cosa pensi al riguardo, e tutti uniformemente si sarebbero adeguati al Vostro mainstream? 3) Siete consapevoli che Bargiggia abbia espresso il proprio pensiero al di fuori dei vostri organi mediatici o pretendete di sapere anche ciò che afferma a tavola con gli amici o dialogando con la portinaia? 4) Rileggendo ciò che ha scritto riuscite a esprimere esattamente quali siano i concetti 'razzisti' espressi da Bargiggia? Perché io non ne trovo, se non l'utilizzo, contestabile ma non errato etimologicamente, della parola 'razza'. 5) E infine, da quando le vostre testate constano di una linea legata a idee più o meno politiche? Potete spiegarle? Qual è la vostra linea? In quale 'bigino' della vostra policy editoriale viene delineata e prescritta a tutti coloro che dalla vostra testata sono assunti?
Paolo Bargiggia, siamo entrati ufficialmente nel mondo di Orwell, ma 2+2, almeno per me, fa ancora 4.