martedì 1 aprile 2025

Il caso Le Pen: l'Europa come una dittatura, dopo la Romania ecco la Francia

Marine Le Pen (foto da Facebook)
L'accusa di corruzione mossa alla leader del partito francese in ascesa Rassemblement National, Marine Le Pen, è l'ennesimo segno di come la morsa della dittatura dell'Europa si stia materializzando per impedire alla Destra di assumere quel potere che le urne sembrano pronte a concederle, malgrado tutti i mezzi messi in campo dalla 'nomenklatura' del Vecchio Continente.
E' il metodo, del resto, usato per colpire Silvio Berlusconi e, più recentemente, l'ex candidato alla presidenza della Romania, Călin Georgescu, bollato come 'filorusso' e quindi 'inadatto' a ricoprire ruoli apicali.
Solo Ungheria e Slovacchia, con Viktor Orban e Robert Fico, resistono alla dittatura dell'unione Europea, ma anche la Germania di Alternative für Deutschland sta finalmente alzando la voce.
Dall'America di Donald Trump alla Russia di Vladimir Putin, in gran parte del mondo si è levata alta la voce contro la violenza europea, il macabro tentativo di soffocare chi la pensi in maniefra diversa.
Per questo schierasi a fianco di Marine Le Pen è, prima di tutto, un dovere civile e un grido di libertà. #JeSuisMarine

Il leader sebo-bosniaco Dodik pronto a incontrare Putin

Una veduta di Sarajevo (foto di Natalya Letunova per Unsplash)
Il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik, per il quale la giustizia bosniaca ha chiesto all'Interpol di emettere un ordine di arresto internazionale per attentato all'ordine costituzionale, si troverebbe attualmente in Ungheria, in attesa di potersi recare a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin.
E' quanto ha appreso l'ANSA da fonti ben informate, che hanno smentito notizie secondo cui Dodik, che è presidente della Republika Srpska (la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina), l'entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina, si troverebbe già in Russia.
Il suo incontro con Putin era previsto un paio di settimane fa, ma era stato rinviato a causa di impegni del leader del Cremlino.
Dodik, che nei giorni scorsi è tornato da una missione di tre giorni in Israele, dove ha partecipato a una conferenza sull'antisemitismo e ha incontrato il premier Benjamin Netanyahu, mantiene stretti rapporti con il premier ungherese Viktor Orban e sarebbe proprietario da alcuni anni di una lussuosa villa a Budapest del valore di diversi milioni di euro.
Cresce intanto l'attesa per la decisione che prenderà l'Interpol, dal momento che il via libera a un ordine internazionale di arresto potrebbe provocare forti reazioni di protesta della popolazione serba e serbo-bosniaca. (fonte: ANSA)

sabato 8 marzo 2025

La demagocrazia europea e il nuovo miracolo: trasformare la guerra in pace

Foto di Christian Lue per Unsplash
I miracoli pare li facesse un signore vissuto duemila anni fa più spiccioli: alla fine lo misero in croce perché trasformava l'acqua in vino e, evidentemente, la cosa non piacque agli azzimati moralisti dell'epoca, cui aggiunsero qualche altra ed eventuale scusa.
Due millenni più tardi sono giunti a frotte, e tutti nati in Europa, i nuovi Messia pronti a miracolare il mondo con nuove imposizioni delle mani. Se però del fanciulletto nato nella capanna palestinese le gesta verranno ricordate nei libri di storia e di epica, di queste avanguardie dell'avanspettacolo dell'avantreno europeo rimarranno pieni, forse, i libri di psichiatria.
Pretendere di trasformare la pace in guerra, e viceversa, è cosa ben più ardua di un semplice miracolo.
Fra l'altro, se a fare 'sim sala bim' non sono degli accorti politici di lungo corso ma degli improvvisati chiacchieroni che hanno imparato il corso della diplomazia su bigini sgualciti venduti di quarta mano al Libraccio di turno.
L'Europa, quella che si compiace della propria democrazia 'autodafè', in cui chi dissente è semplicemente bollato come eretico e putiniano, si è riunita, sebbene in maniera piuttosto curiosa. Citando Marco Travaglio, non certo un estremista di Destra, a Londra "c’erano Turchia e Canada, che non sono in Europa. C’era la Gran Bretagna padrona di casa, uscita dall’Ue con la Brexit. C’erano Norvegia e Ucraina, che non sono nella Ue. Di cui mancavano 16 membri su 27: Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Irlanda, Grecia, Croazia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Un mischione coronato dai presidenti della Commissione e del Consiglio Ue, Von der Leyen e Costa, e dal segretario della Nato Rutte (altro intruso)". Insomma, un incoerente esercito di 'parvenu', che però si è permesso di parlare 'a nome di tutti'.
Fare la guerra così è facile, proclamarla ai quattro venti pure, specie quando sai che basta un Orban qualunque per bloccare il tutto esercitando il proprio sacrosanto diritto di veto (che infatti qualcuno vorrebbe eliminare), però almeno di fronte al mondo schierato dei tuoi elettori 'filo ucragni' (che dominano il web, ma poi per strada fai fatica a incontrarne uno) ti sei salvato la faccia, che facilmente confondi con il culo.
Questa è la democrazia baby, almeno di questi tempi, in cui un francese delegittimato dalle proprie elezioni, tale Macron, pretende di 'garantire' testate atomiche, roba da fare impallidire Chernobyl, all'Europa tutta (che ovviamente ne farà richiesta non si sa bene partendo da quale autorizzazione popolare): sono niente meno che 290 bombe atomiche, le famose 'eurobomb' cui si aggiungono gli 800 miliardi di euro pensati dalla baronessa tedesca Von der Leyen (un cognome che sembra uscito dal "Secondo Tragico Fantozzi") che butta lì questa bella idea per riarmare l'Europa revocando in automatico qualsiasi legge gli Stati membri possano avocare per ritagliarsi un piccolo spazio a favore di sanità, scuole e bazzecole varie.
La Germania, a sua volta, che non vuole essere da meno in questa ansia 'filo europeista' (democratica ovviamente, mica siam nazisti) decide di adeguarsi a suon di Parlamento: peccato che quello uscito dalle ultime elezioni, con la presenza della 'antidemocratica' AfD, rischierebbe di scivolare verso un drammatico pacifismo. Ergo tanto vale richiamare il Parlamento vecchio, tanto fino a poco tempo fa quello decideva, cosa c'entrano le elezioni? Se prima c'eran quelli, qualcuno li avrà pur votati, no? Per 'la democrazia de noartri' tanto basta.
Detto come l'Ungheria si possa tranquillamente ignorare, tanto Orban vuole la pace e quindi è automaticamente putiniano, fascista e razzista, per quanto riguarda la Romania, le cui elezioni avevano proclamato tale Georgescu campione (non necessariamente sdraiato di fronte all'Europa e quindi anche lui putiniano, fascista e razzista), lì le elezioni basta rifarle, ovviamente in maniera democratica. 
Finché non vinca il candidato che piaccia alla baronessa Von der Leyen. 
Eppure per me questo film "è una cagata pazzesca".

venerdì 7 marzo 2025

Il Forum delle culture di San Pietroburgo di scena a settembre

Il logo del Froum di San Pietroburgo
Il St. Petersburg International United Cultures Forum si terrà all'inizio di settembre di quest'anno, ha detto alla TASS il vice primo ministro russo Tatiana Golikova.
"Abbiamo accumulato l'esperienza nella preparazione del 'forum delle culture unite' e la stiamo migliorando di anno in anno. La piattaforma funziona con successo e riunisce personaggi culturali di tutto il mondo, nonostante il periodo COVID e malgrado alcuni Paesi abbiano tentato di cancellare la cultura russa. Il forum si terrà nella prima metà di settembre di quest'anno", ha detto la Golikova.
Il titolo della manifestazione, giunta alla sua 11.a edizione, sarà "Ritorno alla cultura - nuove opportunità" e le sue sedi, come da tradizione, saranno l'Hermitage, gli spazi del Museo di Stato russo e della Cappella accademica di Stato di San Pietroburgo.
Nell'ambito del programma culturale del forum ci sarà un concerto di gala di opera e balletto che inizierà nel Teatro Mikhailovsky. (fonte TASS)

Bandi Gilead 2025, sostegno a ricerca scientifica e associazioni di pazienti

Un momento dell'edizione 2024 (foto Bordignon)
Ha preso il via la 14.a edizione dei Bandi Gilead, un impegno che Gilead Sciences ha preso fin dal 2011 e che si rinnova anche quest'anno con l'Edizione 2025 di Fellowship Program e Community Award Program, i due bandi dedicati ai migliori progetti di natura medico-scientifica e socio-assistenziale nell'area delle malattie infettive, epatiche, oncologiche ed ematologiche.
“Quest’anno tagliamo il 14° traguardo dei Bandi Gilead. Un risultato importante che conferma la volontà di essere al fianco di chi, come noi, lavora quotidianamente su fronti diversi con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita e di salute nell’ambito di patologie gravi e di grande impatto sociale. – sottolinea Frederico da Silva, Vice President e General Manager di Gilead Sciences Italia – Un obiettivo che siamo consapevoli di non poter raggiungere da soli attraverso l’innovazione terapeutica che continuiamo a generare. Occorre anche il contributo della ricerca indipendente, della comunità scientifica nazionale, oltre a quello del volontariato e dell’attivismo espresso dalle piccole e grandi Associazioni del Paese. Con i Bandi Fellowship e Community vogliamo fare la nostra parte perché questo contributo si possa esprimere pienamente in una vera e propria sinergia.” – ha concluso Da Silva.