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giovedì 4 giugno 2026

Marta Kostyuk ci riprova e accusa le tenniste russe: "Come fanno a dormire?"

Marta Kostyuk (foto tratta da Facebook)
Ci risiamo: la tennista ucraina Marta Kostyuk ci riprova, cercando di rivestire di un peso politico quello che dovrebbe essere un semplice evento sportivo, la semifinale degli Internazionali di Francia di tennis al Roland Garros, che la vedrà opposta alla russa Mirra Andreeva.
Nella palese ricerca di creare pressione sull'avversaria e di attirare verso di sé le simpatie del pubblico, la Kostyuk si butta in un 'refrain' già sentito, quello della guerra e dei russi cattivi che avrebbero attaccato il suo Paese, fino ad arrivare ad affermare: «Non so come si possa dormire tranquilli quando il tuo Paese uccide altra gente», ha dichiarato, spiegando che non stringerà la mano all’avversaria, come fa ormai dal 2022.
La giocatrice ha ricordato come molte atlete russe, tra cui Diana Shnaider e la stessa Andreeva, abbiano ripetuto di voler “solo giocare a tennis”, evitando qualsiasi riferimento al conflitto. Per la Kostyuk, però, questa neutralità sarebbe impossibile da accettare: «Sono tutti adulti, hanno telefoni, Instagram, sanno cosa succede».
La tennista ha raccontato di essersi svegliata con la notizia di nuovi bombardamenti su Kiev e di aver temuto per la propria famiglia. Una pressione che, secondo lei, rende ancora più incomprensibile il silenzio delle colleghe russe.
La Kostyuk ha ribadito che per lei rappresentare l’Ucraina è diventato più importante del risultato sportivo: «Sono qui per il mio Paese, non penso a vincere».
Insomma, una vera dichiarazione di guerra 'sportiva' contro l'avversaria, talento precoce e già cinque titoli WTA nel carnet, ma sconfitta in entrambe le occasioni in cui le due tenniste si sono incrociate.
Sarebbe però da chiedere alla Kostyuk se dormisse sonni altrettanto tranquilli quando nel maggio 2014 estremisti ucraini bruciarono vive 42 persone nell'incendio della Casa dei sindacati di Odessa, o quando, da allora, migliaia di cittadini russi caddero vittime della pulizia etnica del governo golpista di Kiev. O se dorma tranquillamente dopo il lancio di alcuni droni esplosi nelle ultime ore a San Pietroburgo.
La sensazione, come già scritto, è che la 'valorosa combattente di Zelensky' sia solo alla ricerca di un fattore di vantaggio più favorevole per mettere alle corde psicologicamente la giovane avversaria. Veramente una brutta cosa. Specie se detta da una 'sportiva'.

domenica 18 gennaio 2026

La Russia prende il controllo di Privolye e Priluki

La Russia continua ad avanzare in terra ucraina, in maniera lenta ma inesorabile. Nelle ultime 24 ore le forze armate russe hanno annunciato nuovi avanzamenti lungo la linea del fronte, riferendo la conquista di due località strategiche nelle regioni contese dell’Ucraina orientale. Secondo quanto comunicato dal ministero della Difesa di Mosca, i reparti del Battlegroup South avrebbero preso il controllo di Privolye, nella Repubblica Popolare di Donetsk, mentre le unità del Battlegroup East avrebbero sfondato le difese ucraine fino a raggiungere e occupare Priluki, nella regione di Zaporozhye.
Il quadro operativo diffuso dal ministero descrive una giornata caratterizzata da intensi combattimenti e da un significativo impiego di mezzi aerei e sistemi di difesa. Le forze russe affermano di aver intercettato due missili a lungo raggio Neptune e 214 droni ucraini, oltre a sei razzi HIMARS di produzione statunitense. Un dato che, secondo Mosca, confermerebbe l’elevata attività offensiva delle forze di Kiev e la crescente centralità della guerra tecnologica nel conflitto.
Il bilancio delle perdite ucraine riportato dal ministero russo è particolarmente elevato: circa 1.305 militari sarebbero stati neutralizzati in diverse aree del fronte. Le cifre, suddivise per gruppi operativi russi, indicano fino a 170 perdite nella zona Nord, oltre 210 a Ovest, fino a 225 a Sud, più di 440 nel settore Centro, oltre 210 a Est e fino a 50 nell’area del Dnepr. Dati impossibili da verificare in modo indipendente, come spesso accade nelle comunicazioni ufficiali delle parti coinvolte.
Mosca riferisce inoltre di aver colpito infrastrutture energetiche e di trasporto utilizzate dall’esercito ucraino, oltre a depositi di munizioni, officine di assemblaggio e punti di lancio per droni a lungo raggio. Secondo il comunicato, gli attacchi avrebbero interessato 167 località, coinvolgendo aviazione tattica, droni d’attacco e artiglieria missilistica.
Il quadro delineato dal ministero della Difesa russo conferma un’intensificazione delle operazioni lungo l’intera linea del fronte, in un conflitto che continua a evolversi rapidamente e a mostrare un crescente impiego di tecnologie avanzate e attacchi mirati alle infrastrutture critiche. (fonte: TASS)

sabato 3 gennaio 2026

Repubblica Ceca in salsa anti-ucraina: "Basta soldi a Kiev, la Russia non può essere sconfitta"

Andrej Babiš sulle pagine di Denik
In un’Europa spesso trascinata verso un’unica narrativa sulla guerra, si sta consolidando un fronte di leader che rivendica il diritto di sottrarsi alla logica dell’escalation. Non è disimpegno, ma una scelta politica precisa: riportare al centro la tutela dei cittadini e la ricerca di una via diplomatica. Una posizione che, pur contestata dai governi più europeisti e filoglobalisti, sta guadagnando terreno.
Tra i protagonisti di questa svolta si distingue il primo ministro ceco Andrej Babiš, figura atipica e pragmatica, capace di rompere gli schemi della politica tradizionale. In un’intervista alla testata "Deník", Babiš ha dichiarato senza esitazioni che «non possiamo più dare all’Ucraina soldi del bilancio ceco perché non abbiamo nemmeno abbastanza per i cuochi delle nostre scuole o i badanti». Una frase che sintetizza la sua linea: prima i bisogni interni, poi le avventure militari. E ancora: «Se qualcuno sostiene che la Russia possa essere sconfitta, gli esperti dicono che non è possibile», un richiamo diretto al realismo strategico che molti leader europei evitano di pronunciare apertamente. Persino sul contratto per l’acquisto dei caccia F‑35, Babiš ha mantenuto una posizione prudente: «Esaminerò il contratto, devo valutarlo, non l’ho ancora letto… informerò i nostri partner di coalizione se cercheremo di modificarlo o cambiarlo».
Una postura che trova eco in Ungheria, dove Viktor Orbán continua a opporsi all’invio di armi e a chiedere negoziati immediati, e in Slovacchia, dove Robert Fico ha ribadito che il Paese non fornirà più armamenti e che la priorità resta la sicurezza interna. Tre leader diversi, ma accomunati dalla convinzione che l’Europa debba evitare di trasformarsi in un attore bellico.
Il loro messaggio, spesso liquidato come “dissenso”, rappresenta invece una voce crescente: quella di chi rifiuta l’idea che la pace possa essere raggiunta solo attraverso l’escalation. In un continente che rischia di farsi trascinare dagli eventi, la scelta della neutralità attiva appare sempre più come un atto di responsabilità politica.

giovedì 1 gennaio 2026

Droni ucraini massacrano decine di civili, bambini fra le vittime

Non c'è solo l'evento di Crans Montana ad avere funestato la notte di Capodanno. Le decine di morti che hanno segnato il drammatico evento in Svizzera fanno il paio con un'altra tragedia, passata quasi sotto silenzio nei notiziari dei telegiornali occidentali: la strage, perpetrata dall'esercito ucrainoavvenuta nella regione di Kherson.
Le immagini diffuse dopo l’attacco con droni incendiari contro un caffè e un piccolo hotel nel villaggio di Khorly mostrano una scena orrenda e devastante: famiglie riunite per festeggiare il Capodanno sono state travolte da un incendio devastante che ha ucciso almeno 24 persone, tra cui un bambino, e ne ha ferite oltre 50. Molti dei sopravvissuti sono in condizioni gravissime.
Secondo le autorità russe, i droni impiegati sarebbero dispositivi incendiari assimilabili a napalm o fosforo bianco, armi che il diritto internazionale vieta categoricamente contro obiettivi civili per la loro natura incontrollabile. Le fiamme, infatti, hanno avvolto in pochi minuti un’area di 500 metri quadrati, lasciando dietro di sé solo macerie e corpi carbonizzati.
Il Comitato Investigativo russo ha aperto un fascicolo per “atto terroristico”, mentre il governatore Vladimir Saldo ha parlato di “attacco deliberato contro donne e bambini indifesi”.
Fra le persone ricoverate ci sono molti giovanissimi, nati nel 2008, 2012, 2018, e nel 2019.
Le reazioni da Mosca sono state durissime. La presidente del Consiglio della Federazione, Valentina Matvienko, ha affermato che la strage “rafforza la determinazione della Russia a raggiungere i propri obiettivi”, mentre la portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha puntato il dito contro “chi arma e sostiene il regime di Kiev”.
L’ambasciatore Rodion Miroshnik ha chiesto una risposta internazionale, definendo l’attacco “un atto disumano che non può restare impunito”.
Il governatore Saldo ha paragonato quanto accaduto alla tragedia della Casa dei Sindacati di Odessa del 2014, evocando uno dei simboli più dolorosi della violenza contro civili nel conflitto ucraino. Due giorni di lutto sono stati proclamati nella regione.
Che si tratti di un’escalation, di una rappresaglia o di un messaggio politico, una cosa appare evidente: colpire civili riuniti per festeggiare il Capodanno è un atto che supera ogni limite morale. In una guerra già segnata da anni di atrocità, la notte di Khorly rappresenta un ulteriore passo verso un abisso che rischia di inghiottire l’intera regione. E il 2026 si apre con la sensazione inquietante che qualcuno stia giocando con il fuoco, nel momento più pericoloso possibile.

mercoledì 31 dicembre 2025

Emmanuel Todd: "Sono americani ed europei gli aggressori della Russia"

Emmanuel Todd (foto tratta da "El Mundo")
Emmanuel Todd
, storico, sociologo e antropologo francese, classe 1951, pensatore controcorrente, esprime la propria idea sulla guerra fra Russia e Ucraina, pensiero riportato dal canale Telegram "Sa Defenza": "La guerra in Ucraina è percepita in Occidente come un'invasione russa dell'Ucraina e, naturalmente, ammetto che sia stato l'esercito russo a entrare in Ucraina. Ma la realtà storica è che la vera causa del conflitto è l'espansione della NATO in Russia, attraverso l'Ucraina, e la guerra condotta dagli stessi ucraini, spinti dall'Occidente, contro i russi nel Donbass".
Da sempre su posizioni euroscettiche, Todd prosegue: "È assolutamente vero che, per i russi, questa guerra è difensiva. Per me, è ovvio che americani ed europei siano gli aggressori, visto che si sono avvicinati a mille chilometri da Mosca. Questa è la situazione oggettiva. Ciò che è affascinante è che questi aggressori pensino di essere attaccati e di essere costretti a difendersi. C'è un elemento di follia nella nostra situazione in Europa".

La Repubblica tocca il fondo, le balle sull'invasione dei lupi russi

foto di Thomas Bonometti per Unsplash
L'ultima castronata de La Repubblica (ma non solo) rappresenta il livello medio, ormai disastroso, dell'informazione in Italia, ma anche nell'Europa Occidentale in 'formato Ursula' (Von der Leyen, ovviamente). Il pezzo, vergato il 24 dicembre da Enrico Franceschini (un cognome garanzia di cul-tura), da non credere, ha questo titolo: "La guerra di Putin uccide in Finlandia: i lupi sconfinano e fanno strage di renne". Svolgimento: "I cacciatori si sono dovuti arruolare e così questi predatori si riproducono indisturbati e cercano cibo al di là della frontiera", e ci si limiti al sottotitolo, perché, grazie a Dio, l'intero articolo è 'riservato' agli sventurati abbonati della carta straccia un tempo diretta da Eugenio Scalfari. Sic transit gloria mundi, ma anche 'gloria lupi'.
Gustoso e inappuntabile, al riguardo, l'editoriale di Marco Travaglio su ben altro quotidiano, "Il Fatto Quotidiano", intitolato "Balle coi lupi" e che, nella sua seconda parte, si snoda così: 'Vi basti questo fatto, svelato da Rep alla vigilia di Natale: “La guerra di Putin uccide in Finlandia: i lupi sconfinano e fanno strage di renne. I cacciatori si sono dovuti arruolare e così questi predatori si riproducono indisturbati e cercano cibo al di là della frontiera”. L’ultima frontiera della guerra ibrida è la cyber-zoologia. Prima Mosca sparge droni in mezza Europa, poi ci manda i lupi, con tanto di cittadinanza e passaporto russi perché nessuno li confonda con quelli finlandesi (il lupo putiniano è nazionalista e mai mangerebbe renne russe). E solo per il gusto di rovinare le consegne di Babbo Natale ai bimbi finlandesi: così imparano a entrare nella Nato. A meno che – dopo aver mobilitato i muli, poi “Hvaldimir, la balena beluga sospettata di essere una spia russa” (Rep) e i “piccioni-cyborg da usare come droni” (Corriere) – Putin non abbia deciso di iniziare l’invasione dell’Europa proprio con i lupi. Pare che i Servizi ucraini, tra un cannibale, un ubriaco e un sieropositivo, abbiano captato il suo ukase ai segugi: “Entrate in Finlandia e proseguite per Lisbona, io poi vi raggiungo”. Che aspetta la Nato a dichiarare le renne finlandesi obiettivi strategici come il Ponte sullo Stretto, a far scattare l’Articolo 5, ad alzare i caccia dalla Polonia e ad abbattere i lupi cattivi? Spetterà poi al Ris di Parma esaminarne le carcasse e accertare che erano proprio russi: basta una foto alla targa di Mosca sotto la coda'.

sabato 2 agosto 2025

Il Nicaragua si schiera con la Russia "contro il neonazismo ucraino"

La foto pubblicata dal giornale nicaraguense "El 19 Digital"
In un messaggio indirizzato al presidente russo Vladimir Putin, i copresidenti del Nicaragua, Daniel Ortega e Rosario Murillo, hanno espresso il loro pieno sostegno all’operazione militare russa in Ucraina, definendola una “eroica battaglia contro il neonazismo ucraino sostenuto dalla NATO”.
La lettera riafferma l’allineamento del governo nicaraguense alla politica del Cremlino, sottolineando che “la vittoria della Russia è la vittoria dell’umanità”.
Ortega e Murillo hanno inoltre dichiarato il proprio riconoscimento “pieno e totale” delle regioni di Donetsk, Lugansk, Jersón e Zaporozhie come parte integrante della Federazione Russa, dopo i referendum del 2022.
A sostegno della posizione di Managua si è espresso anche l’analista internazionale Christian Lamesa, che ha definito la mossa del governo “un atto di giustizia”, criticando l’Occidente per la sua “ipocrisia” sul diritto dei popoli all’autodeterminazione.
La presa di posizione del Nicaragua rappresenta un importante appoggio internazionale alle rivendicazioni territoriali russe e riaccende il dibattito sulle alleanze geopolitiche dell’America Latina. (fonte: Russia Today)

sabato 17 maggio 2025

Non c'è bisogno di Giorgia al tavolo dei Morti Viventi

Il tavolo dei 'volonterosi': non pare l'ultima cena? (immagine Corriere)
Il can-can sollevato, è bene dirlo, soltanto a Sinistra, a causa dell'assenza ai colloqui di Tirana che hanno visto alcuni dei cosiddetti 'leader' europei partecipanti al gruppo degli altrettanto cosiddetti 'volenterosi' a fianco, fa il paio con l'atteggiamento guerrafondaio tenuto dal PD e dai suoi amichetti in questi anni di conflitto russo-ucraino.
Quando c'è da sposare una qualsiasi tesi, si può stare certi che, da quelle parti, 'cannino' malamente qualsiasi posizione.
Dopo essersi trasformati in 'partito della guerra' cercando di attaccarsi al treno europeo e al pupazzo animato di Rimbam-Biden, la Sinistra italica si è gettata a capofitto nel sostegno al 'fiden alleaten' Volodymyr Zelensky.
Da questo punto di vita, Giorgia Meloni, non è stata da meno ma, seppur un filino troppo tardi, ha avuto il buon gusto di battere in ritirata comprendendo, e non ci voleva molto, come il quadro internazionale, con l'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, fosse completamente cambiato.
Il gruppo dei Volonterosi ormai è ridotto da un'accozzaglia di Dead Men Walking, politici rigettati in patria, primo fra tutti un Emmanuel Macron che ormai non sa più a cosa attaccarsi per giustificare la propria permanenza a una leadership che, inevitabilmente, perderà con le prossime elezioni, e umiliato in mondovisione da Trump nella famosa scenetta del 'cadreghino' in Vaticano. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, unico nella storia della democrazia tedesca a non essere approvato dal Bundestag alla prima tornata di votazioni, fa il paio, cercando di mettersi nella scia della connazionale Ursula Von der Leyen, classica esponente dei poteri forti delle banche mondiali e zerbino conclamato dei 'neocon' americani. Che dire poi di Keir Starmer, primo ministro inglese anche lui alle prese con un'ondata di proteste interne e costretto a ribaltare la propria politica 'sinistrorsa' trasformandosi in un Nigel Farage qualunque nei confronti dei lavoratori provenienti dall'estero? Per non parlare del polacco Donald Tusk, altro personaggio pronto alla 'defenestrazione' alle prossime elezioni polacche.
Bene ha fatto la Meloni a non mischiarsi con simili personaggi, e primo fra tutti Zelensky, ormai disprezzato in patria sia da coloro che la guerra la vorrebbero continuare 'fino all'ultimo ucraino' e che lo vedono quasi come un traditore della Patria, sia da coloro che da tempo vorrebbero che la si finisse con il suono delle bombe, con Kiev da tempo condannata alla sconfitta, inutilmente protesa a un confronto alla pari con Mosca che non può avere e che non le compete.
Un'apertura saggia e importante, quella del primo ministro italiano, alla ricerca di future rinnovate partnership con Mosca, vero punto di riferimento fondamentale per un nuovo sviluppo dell'economia italiana e continentale. Un continente che, però, non può certo sentirsi rappresentato dall'accozzaglia di politicanti ritrovatisi a Tirana. Meglio restarne fuori e non sporcarsi le mani.

sabato 1 giugno 2024

Il grido di Orban: "Questa non è la nostra guerra"

Il Parlamento ungherese (foto Jure Tufekcic per Unsplash)
Arriva ancora una volta dall'Ungheria il perfetto esempio di 'non ingerenza' nella guerra civile tra Russia e Ucraina che, dietro le spinte di interessi economici, politici ed espansionistici del mondo 'occidentale' rischia di trasformarsi in una guerra 'mondiale' con il forte rischio, per la prima volta nella storia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, di una 'escalation' nucleare.
"Noi non siamo disposti a piegarci per l'Ucraina. Questa guerra non è la nostra guerra, non è combattuta nel nostro interesse. Gli ungheresi non devono subire questa guerra e noi dobbiamo starne fuori", parole pronunciate dal primo ministro ungherese, Viktor Orban, ai microfoni di RadioKossuth, ancora una volta unico faro di indipendenza all'interno dell'Unione Europea, espressione diretta della volontà del popolo magiaro di non cadere schiavo della globalizzazione di marca eurostatunitense.
Orban ha proseguito: "Non volevamo essere coinvolti nella Prima e nella Seconda guerra mondiale" e guardando alle "trascrizioni dei negoziati tra Hitler" e il reggente ungherese "Miklos Horthy è piuttosto chiaro che l'Ungheria fosse sotto enorme pressione affinché portasse quanti più soldati possibile al fronte il prima possibile. Non sto dicendo che siamo allo stesso livello ora, ma stiamo andando in quella direzione", ha sottolineato Orban, accusando l'UE di una pressione "sempre più forte" su di lui "a ogni vertice". (fonte: ANSA)

domenica 7 maggio 2023

Valentina Lisitsa, concerto a Milano grazie a Byoblu

La grafica del concerto realizzata da Byoblu
Valentina Lisitsa
è riuscita finalmente a suonare in Italia, per la precisione a Milano. Il merito di quella che è una vera e propria impresa culturale, va dato alla televisione privata Byoblu che, ancora una volta, è riuscita a sfidare con successo il 'pensiero dominante' che aveva portato il teatro La Fenice di Venezia ad annullare poco tempo fa il concerto della famosa pianista ucraina per motivi di carattere politico, ovvero l'atteggiamento della Lisitsa nei confronti della Russia, favorevole al governo di Vladimir Putin tanto da portarla a suonare un concerto a Mariupol per i soldati di Mosca.
Chiamata anche la “Regina di Rachmaninov”, Valentina ha eseguito i 24 Preludi di Rachmaninov senza pause, per poter rimanere meglio concentrata lungo tutto il concerto, un'autentica esibizione di virtuosismo musicale, registrato e ripreso integralmente da Byoblu, per concessione gratuita ed esclusiva dell'artista, e trasmesso una settimana dopo l'evento, tenuto segreto nel luogo per evitare il sorgere di problemi legati alla presenza dell'artista.
Non si può non applaudire Byoblu, una realtà che si staglia dalla triste e monotona assuefazione dei canali televisivi che trasmettono in continuazione il pensiero monocorde di un Occidente ormai legato e supino al volere del grande capitale americano globalista.
LEGGI QUI L'INTERVISTA CONCESSA DA VALENTINA LISITSA A BYOBLU


sabato 19 novembre 2022

Guerra in Ucraina: ignorati dai media, i russi avanzano lungo l'intera linea del fronte

La notizia di "Russia Today" postata sul sito 'italianizzato'
Mentre gli organi di informazione occidentali danno per scontata una vera e propria rotta dell'esercito russo (forse perfino sovietico) di fronte alla marcia eroica dell'invitta armata ucraina, con tanto di 'paraponziponzipò', ecco che Russia Today, l'altra faccia della demagogia guerrafondaia, racconta come l'armata russa (non 'rossa') stia avanzando lungo l'intera linea del fronte.
Lo ha annunciato il capo ad interim della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR), Denis Pushilin.
"Le nostre unità stanno avanzando lungo tutta la linea del fronte", ha detto Pushilin in un videomessaggio postato su Telegram, uno dei pochi 'social' realmente indipendenti in circolazione.
In precedenza, il Ministero della Difesa di Mosca aveva affermato che l'esercito russo aveva liberato il villaggio di Optyne nella Repubblica Popolare di Donetsk.
Silenzio generale nel mondo dell'informazione occidentale, dove il racconto dell'avanzata ucraina prosegue felicemente senza intoppi.

martedì 15 novembre 2022

I missili russi sulla Polonia forse sono ucraini

Così "Russia Today" titola sulla vicenda
Missili russi sulla Polonia. La grancassa del 'mainstream' mediatico nazional-italiota non aspettava altro. Chissenefrega se russi non sono e che, se anche lo fossero, non sono stati lanciati con alcuna intenzione verso i confini di Varsavia. Anche perché, per l'ennesima volta, come nel caso dell'attentato al gasdotto Nordstream, a perderci sarebbe esclusivamente il Governo dell'Orso.
Tutta biada, al contrario, per gli asini al seguito del 'conducator' Zelensky. E che importa se perfino un giornale 'sputtanato' come "La Repubblica" titoli "Missili sulla Polonia, due morti. Mosca: "Non sono i nostri". Media polacchi: "Forse resti di un razzo russo abbattuto dagli ucraini".
E ancora, secondo l'ANSA, e non Russia Today, 'le immagini del cratere dell'esplosione... sembrano mostrare detriti compatibili con i resti di proiettili sparati con il sistema missilistico S-300: in uso da parte della Russia, ma anche delle forze ucraina come arma di difesa anti-aerea. Lo sostiene Mark Cancian, analista militare del think tank britannico, intervistato stasera dalla BBC.
"Chi abbia sparato il missile resta non chiaro al momento", gli ha fatto eco dagli schermi della stessa emittente, J. Andrés Gannon, esperto di questioni militari presso lo US Council on Foreign Relations, dicendosi a sua volta convinto che si tratti di frammenti di un ordigno sparato da una batteria di S-300 al pari di Justin Bronck, 'senior fellow' del think tank londinese Rusi.
La BBC cita peraltro fonti e analisti russi ripresi dai media di Mosca stando alla cui tesi i sistemi S-300 in dotazione del Cremlino non sarebbero in grado di minacciare il territorio della Polonia dalle posizioni in cui sono schierati; mentre alcuni di quelli ucraini, dislocati a loro dire anche vicino al confine, potrebbero facilmente raggiungerlo in caso di "funzionamento anomalo".
A fronte di tutto ciò, la politica europea dorme sonni profondi, consapevole della propria mediocrità.
Fra i principi dello squallore si innalzano i soliti esponenti del mondo UE. La presidente dell'Eurocamera Roberta Metsola 'twitta': "Profonda preoccupazione per gli sviluppi in Polonia questa sera dopo le notizie di esplosioni e vittime a seguito dell'attacco missilistico della Russia sull'Ucraina. Mentre seguiamo da vicino la situazione, tutti i miei pensieri e la mia solidarietà' sono rivolti al popolo polacco. L'Europa è Przewodow".
A lei hanno fato eco, e non poteva essere altrimenti, altri due supereroi dello strazio e dell'imbecillità servil-globalista, l'Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera, Josep Borrell ("Oggi decine di missili hanno preso di mira l'Ucraina. Piena solidarietà alla Polonia e all'Ucraina"). La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, tocca livelli di comicità assoluta, come suo solito: "Allarmata dalle notizie di un'esplosione in Polonia, a seguito di un massiccio attacco missilistico russo sulle città ucraine. Estendo le mie condoglianze e il mio più forte messaggio di sostegno e solidarietà alla Polonia e ai nostri amici ucraini", scrive su Twitter come se stesse inviando un messaggio telegrafico in Codice Morse. Nel frattempo i presidenti di Polonia e Ucraina parlano fra di loro (cercando di spiegarsi a vicenda del come addossare ai russi le colpe degli ucraini).
Si chiude in bellezza, con l'Ucraina che nega quella che definisce 'teoria del complotto', secondo cui sarebbe stato un suo missile a colpire la Polonia. Non preoccupatevi: domani l'Europa Occidentale vivrà un altro giorno di ordinaria demagogia, dove i russi son cattivi e gli ucraini tutti eroi.

Il 'tweet' della Von der Leyen privo di ogni fondamento: se questa è politica

sabato 17 settembre 2022

Mosca accusa: cittadini russi torturati e impalati a Karkiv

La notizia riportata dalla Tass e ripresa dall'ANSA
Mentre tutto il mondo accusa la Russia di atrocità arriva, quasi nascosta, una replica e un'accusa altrettanto terribile verso quell'esercito, da sempre dipinto come 'vittima', ma che invece è passato spesso alla storia per le sue crudeltà, ovvero l'esercito dell'Ucraina e i suoi accoliti vari, mercenari e squadre naziste più o meno incorporate in gruppi paramilitari difficilmente gestibili dalle linee del comando.
Del resto il governo di Kiev era stato chiaro: "Nessuna pietà per i collaborazionisti" aveva tuonato, dove con il termine 'collaborazionista' non si sa bene cosa si sia voluto indicare, ma sicuramente la forte presenza di cittadini russi o russofili che abitano le terre del Donbass.
Appare così drammatica la 'battuta' ANSA in cui vengono riportate le parole del capo dell'amministrazione militare-civile filo-russa della regione di Karkiv, Vitaly Ganchev, che ha accusato l'esercito ucraino e i suoi mercenari stranieri di torturare e giustiziare i civili nelle aree sotto il loro controllo.
"Ogni giorno sentiamo parlare di un numero sempre maggiore di atrocità", ha detto Ganchev alla Tass e in un video pubblicato sul sito dell'amministrazione militare-civile della regione. "Sentiamo come le persone vengano legate agli alberi solo per aver ottenuto i passaporti russi, che poi vengono inchiodati alle loro gambe; come le persone vengano uccise a colpi di arma da fuoco per strada", ha aggiunto.

lunedì 6 giugno 2022

La Zakharova sputtana l'Italia, Sallusti scappa senza argomenti

Massimo Giletti intervista Maria Zakharova
Basta aprire uno squarcio sulla verità taciuta sulla guerra russo-ucraina dal 'mainstream' della propaganda occidentale che il castello di carte di tutta la costruzione filo-ucraina del conflitto se ne va allegramente a puttane, assieme ai suoi cantori, che costituiscono la stragrande maggioranza del 'paragiornalismo' italiota.
E' così successo a "Non è l'Arena", trasmissione condotta da Massimo Giletti e andata in onda su La7 (che per l'occasione trasmetteva direttamente dalla Piazza Rossa di Mosca), uno dei pochi spazi 'liberi' (o apparentemente tali) del panorama televisivo nazionale, dove ha avuto l'incredibile concessione di parlare Maria Zakharova, portavoce del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov: "Se la domanda è se stiamo interrompendo il collegamento, la comunicazione con l'Europa, rispondo che in realtà siete voi a farlo - ha detto la Zakharova -, è l'intero Occidente a farlo, con gli USA a dominare. Il punto di vista europeo non esiste senza gli Stati Uniti. Questa interruzione di comunicazione è iniziata da tanto tempo con la Russia, per esempio con i mancati permessi per costruire i gasdotti".
Alla domanda se la guerra all'Ucraina sia stata fatta in forma preventiva temendo l'ingresso nella NATO, la Zakharova ha risposto che "la guerra in Donbass dura da otto anni. Chiedo ai giornalisti italiani: dove siete stati in questi anni, 13mila persone sono state assassinate in Donbass ma non hanno preoccupato nessuno, e ora parlate di guerra, dovete vergognarvi. Ho l'impressione che abbiate scoperto la Russia e l'Ucraina nel febbraio del 2022".
E ancora: "Noi non vogliamo la cortina di ferro, non ci sarà da parte nostra, è l'Unione Europea che si sta costruendo attorno una cortina di ferro. Pensate di essere gli unici a contare e di poter insegnare le cose agli altri. Questo è un vicolo cieco. Se l'UE vuole la pace, basta con le armi a Kiev e le sanzioni".
"Lei non è mai stato in Donbass, non sta capendo cosa succede lì, non sa a quali bombardamenti è stato sottoposto dal regime di Kiev, lei non capisce cosa significano le persone morte", ha attaccato la Zakharova rispondendo a Giletti, che le chiedeva a che condizioni Mosca fosse disposta a terminare le ostilità. "I bambini parlano in questo modo!", ha tuonato la portavoce di Lavrov in un passaggio della lunga intervista di una cinquantina di minuti, in cui era collegata via Skype da quello che sembrava un ambiente domestico. "Andiamo insieme in Siria, ad Aleppo", ha proposto in modo sarcastico la Zakharova quando Giletti le ha ricordato le azioni delle Forze russe in quel Paese, a sostegno del regime di Bashar al-Assad.
All'intervista è seguito il colpo di scena dell'abbandono in studio del direttore di "Libero", Alessandro Sallusti, tra i maggiori fautori della guerra alla Russia, evidentemente a corto di argomenti e idee, che ha preferito a un concetto compiuto lasciarsi andare a una volgarità in perfetto stile 'bar' (che poi è il livello medio degli articoli scritti dal suo giornale): "Pensavo fossi andato a Mosca per parlare al popolo russo - ha strillato Sallusti -. Mi trovo davanti a un asservimento totale di fronte alla peggiore propaganda che ci possa essere. Il Cremlino è un palazzo di merda, lì il comunismo ha fatto i più grossi crimini (ma cosa c'entra il comunismo?, ndr). Rinuncio al compenso pattuito ma non ci sto a fare la foglia di fico a quei due coglioni che hai lì di fianco, me ne vado", riferendosi agli ospiti russi accanto a Giletti, tra cui il conduttore Vladimir Soloviev.
Poco dopo un malore ha colpito Giletti, che è uscito dall'inquadratura in modo improvviso, lasciando la conduzione a Myrta Merlino dallo studio a Roma, salvo poi riapparire dopo la pubblicità raccontando di un mancamento forse dovuto al "freddo o a un calo di zuccheri". (fonti: ANSA/AGI)

venerdì 1 aprile 2022

Edy Ongaro, il sacrificio che fa crollare il castello di carte della propaganda occidentale

Edy Ongaro, combattente della Brigata Prizrak
E adesso chi glielo va a spiegare ai media del 'mainstream' nazionale, che dalla parte dei filorussi combattono 'eroiche' formazioni di Sinistra e antifasciste? La morte di Edy Ongaro, miliziano veneto che dal 2015 aveva sposato la causa dei separatisti del Donbass, scatena (unico aspetto positivo della sua tragica fine) un autentico corto circuito che va a frantumare il pensiero unico del 'russo cattivo e aggressore', tanto da fare passare in secondo piano l'aspetto più 'estremo' dei battaglioni paramilitari ucraini, ormai inquadrati all'interno dell'esercito di Kiev, traino portante del governo Zelensky, fantoccio dell'Occidente fatto passare per 'stato sovrano'.
Della morte di Ongaro, 'santificata' su Facebook dal Collettivo Stella Rossa Nord-Est come espressione eroica di un combattente per la libertà contro il 'governo fascista di Kiev', in televisione è stato riportato appena un cenno, senza specifiche 'pericolose' che possano distogliere il pubblico dall'unica verità riportata: i volontari, quando ci sono, sono solo quelli che dall'Europa vanno a combattere per l'Ucraina 'libera', tanto da portare ad esempio le Brigate Internazionali della Guerra Civile Spagnola del 1936. Gli altri sono solo dei mercenari, 'contractors' ceceni e siriani, feroci strangolatori e massacratori di bambini.
Peccato che, se proprio non sia capovolta, la situazione è comunque molto diversa. I volontari internazionali, spesso legati a brigate anarco-socialiste (come nel caso della Prizrak cui apparteneva Ongaro), sono schierati dal 2014 a fianco delle milizie filorusse, opposte a una schiera legata a una nazione ucraina da sempre sostenuta dall'estrema destra nazionale ed europea.
Cosa di cui, a me, sia ben chiaro, frega assolutamente zero, ma che va comunque a dissolvere l'ennesima balla propinata dai media nostrani, dalla cosiddetta 'propaganda' che, evidentemente, non opera solo in casa Russia.
Quasi mai mi sono trovato d'accordo (e basta leggere i 'post' di questo blog) con il mondo della Sinistra ma, di fronte alla 'verità' e ai 'valori' dell'uomo la politica si dissolve.
Chi si professa di Destra dovrebbe rabbrividire al solo pensiero di associarsi agli eserciti globalisti al soldo dell'ormai cadaverico presidente americano Joe Biden e della società americana e occidentale. Così come alla Sinistra dovrebbe ugualmente ripugnare lo schierarsi con l'Ucraina per lo stesso motivo. Mai come oggi le due 'estreme' hanno un'occasione per trovarsi affiancate nel combattere il vero e unico nemico, quello del 'mostro' orwelliano che entrambe cerca di sfruttare per distruggere il dissenso.
Anche per questo dobbiamo ringraziare il gesto di Edy Ongaro, una morte eroica (si sarebbe gettato su di una bomba che stava per esplodere per salvare i propri compagni, almeno questo ci racconta il web) che supera di molto il significato del suo gesto e ci svela verità altrimenti nascoste.
Leggi anche: Chi sono veramente i 'buoni' e chi sono i 'cattivi'?

sabato 26 marzo 2022

Tutto il mondo contro la Russia? Forse, anzi no

La recente risoluzione ONU: Russia in minoranza... forse
Tutto il mondo contro la Russia
: è questa la litania che, quotidianamente, gli organi di informazione ci propinano per giustificare l'ingiustificabile coinvolgimento dell'Europa in una guerra che, in teoria, dovrebbe riguardare solo gli autori della stessa, carnefici e vittime (peraltro spesso interscambiabili fra loro).
A dimostrare come la presunzione che Mosca sia isolata dal resto del mondo cosiddetto 'civile' (almeno secondo il nostro punto di vista) ci sono le recenti risoluzioni dell'ONU che, se da una parte hanno visto pochi Paesi schierati a fianco di quello di Vladimir Putin, dall'altra hanno segnato la presenza di un nutrito gruppo di Stati fra i cosiddetti 'astenuti', un modo che unisce il 'lavarsi le mani' della faccenda di cui si parla, ma anche il silente appoggio allo 'status quo', quello, appunto, che la Russia sta portando avanti in Ucraina.
E così, sebbene la risoluzione che condanni la Russia per la crisi umanitaria in Ucraina e inviti Mosca e Kiev a un immediato cessate il fuoco, sia stata approvata a larga maggioranza (senza però avere alcun carattere vincolante), in cinque hanno detto di 'no', Russia compresa, ovviamente. Oltre a lei Bielorussia, Siria, Corea del Nord ed Eritrea. E fin qui, ci si potrebbe anche accodare all'idea di una Russia isolata. Poi, però, basti dare uno scorcio agli astenuti: nomi di non poco conto, primo fra tutti quello della Cina che, nella realtà, ha finora espresso il proprio più totale sostegno a Mosca, definendo assurde le sanzioni comminate a Putin, al suo Stato e ai suoi amici oligarchi. Ma anche India e Pakistan, nazioni che raccolgono una buona fetta della popolazione mondiale e che, anche in campo economico, non sono assolutamente minoritari e, sicuramente, sono più importanti della miriadi di staterelli occidentali, dal Belgio alla Danimarca, dal Portogallo all'Austria, che hanno espresso il proprio 'sì' alla risoluzione. E ancora, molti Stati africani, come l'Algeria, che di petrolio e gas tiene gran riserve e che vanta antichi legami con la Russia, o come il Sud Africa, la nazione storicamente più 'occidentale' del continente africano.
Insomma, in totale, oltre ai cinque 'no', si aggiungono 34 'astensioni', per un totale di qualche miliardata di umani rappresentati.
Una conferma che, se il mondo non è proprio a 'vantaggio' di Putin, non è nemmeno contro, ennesima bugia figlia della propaganda filoamericana che, passi per l'ormai cadaverico Joe Biden in cerca di riscatto dopo la precipitosa e vigliacca fuga dall'Afghanistan, forse non avrebbe dovuto trovare il consenso di un 'governo in cerca d'autore' come quello italiano, nelle mani ancora in cerca di un elettorato consensuale del banchiere per eccellenza, Mario Draghi.

martedì 22 marzo 2022

Draghi è impazzito: "Diamo armi all'Ucraina"

Mario Draghi quest'oggi (immagine AskaNews)
Mario Draghi
è ufficialmente impazzito. Le gravissime dichiarazioni del premier italiano scelto dal mazzo dei soccorritori di una situazione economica allo sfascio si è tuffato 'di pancia' in una crisi storica senza precedenti, uno dei più gravi passi mai compiuti dall'Italia dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.
Il premier dice: "Con le armi all'Ucraina difendiamo i nostri valori". Ma di cosa parla Draghi? Dei prodromi di una nuova guerra contro la Russia, che non sarebbe però a base di bombe, ma a base di ordigni nucleari, palesando a questo modo la sua totale incapacità di recitare un ruolo attivo nella politica internazionale, cosa ben diversa dall'occuparsi di denari e banche, settori probabilmente nei quali è maggiormente consapevole.
Nulla a che vedere con la prova 'muscolare' che Bettino Craxi mostrò in faccia ai marines americani in quel di Sigonella l'11 ottobre 1985, che ci rese orgogliosi di essere italiani, fieri e per nulla schiavi della prepotenza 'made in USA'.
Oggi Draghi mostra invece il volto arcigno del 'servo' piegato, vantando un presunto 'petto in fuori' nei confronti della Russia e di una guerra 'locale' che solo i biechi interessi della NATO stanno trasformando in globale.
Armatevi e partite, ci intima Draghi, o meglio lo chiede agli ucraini: sparate e morite con le nostre armi in pugno, fino all'ultimo uomo o, per dirla con Toni Capuozzo, fino all'ultimo ucraino. Giusto per rendere ancora di più 'senza ritorno' una guerra che è giù andata oltre.
Un conflitto che una mente 'sana' cercherebbe di chiudere, prendendo al più presto una posizione 'neutrale', in modo da poter trattare in posizione di vantaggio a conflitto concluso, nella consueta e storica posizione 'razionale' che, da sempre, ha accompagnato la nostra politica estera.
Finora, quando un banchiere ottimo ragioniere ma sprovveduto politico che passa per 'salvatore della Patria' è assurto a guida indiscussa della nostra Repubblica in uno dei momenti più bassi della sua vita politica.

Il 'pupazzo' Zelensky e le scimmiette ammaestrate del Parlamento italiano

La foto di Zelensky nell'articolo de Il Fatto Quotidiano di oggi
Quella di oggi è la grande giornata, si fa per dire, di Volodymyr Zelensky, quella in cui un capo di stato straniero parlerà (in diretta virtuale) al nostro Parlamento chiedendo, anzi, pretendendo, un aiuto armato che ci porterebbe inevitabilmente sulle soglie di un conflitto mondiale di carattere atomico, ovvero ai bordi dell'estinzione, umana e sociale.
Difficile pensare a qualcosa di più assurdo, folle e odioso, soprattutto per parola di uno che si affanna a ogni piè sospinto a dare del pazzo all'avversario.
Il tutto con il consenso, anzi, con l'appoggio, della superpotenza d'occidente che aspira a essere globale, quegli Stati Uniti figura centrale di ogni guerra planetaria nell'ultimo secolo di storia.
Mentre le scimmiette ammaestrate del Parlamento nazionale si alzeranno in piedi all'unisono spellandosi le mani e facendo a gara fra chi applaude più forte, gli aedi del pensiero unico saranno già lì, pronti a registrare nuove ovazioni per esaltare questa nuova figura di 'bastardo senza gloria' moderno, pupazzo nelle mani del potere americano, vera figura centrale di un conflitto locale, divenuto di interesse globale per merito di pretese telecomandate da Washington.