Sabato 22 novembre, alle ore 19.30, verrà proiettata al Gogol Ostello di via Chieti 1, Milano, la 'prima' di "La Cina è lontana", cortometraggio realizzato sullo stile della docufiction che analizza la realtà dei giovani cinesi residenti a Milano, in un confronto fra l'Italia di oggi e la Cina di ieri.
Realizzato in collaborazione con Matteo Bergamini, responsabile del Laboratorio dell'Immagine del Politecnico di Milano, "La Cina è lontana" vede la regia di Ottavia Costanza e la presenza di alcuni giovani e talentuosi attori fra cui Laura Serena, Tommaso Pagliarini e Riccardo Pumpo.
venerdì 21 novembre 2014
La Cina di ieri e la Milano di oggi in scena al Gogol Ostello
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Ottavia Costanza
Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
mercoledì 12 novembre 2014
Fatti di Tor Sapienza: non chiamatela 'guerra tra poveri'
Parliamoci chiaro: i fatti di Tor Sapienza non sono il frutto di una 'guerra fra poveri'. Così la vicenda delle violenze romane è infatti stata subito bollata dai consueti sociologi da strapazzo, subito pronti a giustificare la pagnotta con sproloqui vari su come la nostra società dovrebbe essere. Ovvero, come piacerebbe a loro che fosse.
Definirla 'guerra fra poveri' è come porre ingiustamente sullo stesso piano le due fazioni, renderle un nucleo informe di personaggi senza sentimenti e senza autonomia, massa invece che popolo. E non è un caso che i sopraddetti sociologi invochino la presenza dello Stato nel regolare qualcosa che non può essere regolato, ma solamente estirpato.
In questa vicenda esiste una posizione 'giusta' e una 'sbagliata'. I fatti di Tor Sapienza vedono da una parte persone (italiani o meno, questo non è importante) che seguono le leggi, pagano le tasse, faticano e arrivano al termine della propria giornata con il lavoro, o anche senza, soggetti alle regole di una terra che hanno scelto e dalla quale sono stati accettati. Dall'altra parte abbiamo invece dei personaggi (anche in questo caso non conta la nazionalità) confluiti a forza e in spregio delle più naturali regole di convivenza in aree non regolamentate e nelle quali non dovrebbero avere, secondo logica, spazi di movimento. Clandestini non controllati, umanità che vive ai limiti e spesso oltre la legge, ai limiti e talvolta oltre le regole sanitarie. E' ovvio e naturale che i primi sentano la presenza dei secondi come un sopruso, un insulto alle quotidiane fatiche per la sopravvivenza.
Grazie alla follia dell'accoglienza e della presunta integrazione l'Italia sta diventando una gigantesca 'banlieu', dove 'squatter' prima stranieri e poi italiani si sentono autorizzati a compiere qualsiasi nefandezza, accolti come trionfatori dall'estrema sinistra, ipocritamente consapevole di come queste persone costituiscano voti e mano d'opera per i movimenti extraparlamentari, quelle braccia con cui ingrossare fila sempre più desolatamente vuote perché prive di un senso logico.
Per cui ribadiamolo: escludendo ovviamente quelli che sono comportamenti di carattere criminale, la protesta degli abitanti di Tor Sapienza è più che giustificata, e non può essere ridotta a semplice 'disagio'. E' qualcosa di più: l'affermazione di un diritto che altri non hanno.
Definirla 'guerra fra poveri' è come porre ingiustamente sullo stesso piano le due fazioni, renderle un nucleo informe di personaggi senza sentimenti e senza autonomia, massa invece che popolo. E non è un caso che i sopraddetti sociologi invochino la presenza dello Stato nel regolare qualcosa che non può essere regolato, ma solamente estirpato.
In questa vicenda esiste una posizione 'giusta' e una 'sbagliata'. I fatti di Tor Sapienza vedono da una parte persone (italiani o meno, questo non è importante) che seguono le leggi, pagano le tasse, faticano e arrivano al termine della propria giornata con il lavoro, o anche senza, soggetti alle regole di una terra che hanno scelto e dalla quale sono stati accettati. Dall'altra parte abbiamo invece dei personaggi (anche in questo caso non conta la nazionalità) confluiti a forza e in spregio delle più naturali regole di convivenza in aree non regolamentate e nelle quali non dovrebbero avere, secondo logica, spazi di movimento. Clandestini non controllati, umanità che vive ai limiti e spesso oltre la legge, ai limiti e talvolta oltre le regole sanitarie. E' ovvio e naturale che i primi sentano la presenza dei secondi come un sopruso, un insulto alle quotidiane fatiche per la sopravvivenza.
Grazie alla follia dell'accoglienza e della presunta integrazione l'Italia sta diventando una gigantesca 'banlieu', dove 'squatter' prima stranieri e poi italiani si sentono autorizzati a compiere qualsiasi nefandezza, accolti come trionfatori dall'estrema sinistra, ipocritamente consapevole di come queste persone costituiscano voti e mano d'opera per i movimenti extraparlamentari, quelle braccia con cui ingrossare fila sempre più desolatamente vuote perché prive di un senso logico.
Per cui ribadiamolo: escludendo ovviamente quelli che sono comportamenti di carattere criminale, la protesta degli abitanti di Tor Sapienza è più che giustificata, e non può essere ridotta a semplice 'disagio'. E' qualcosa di più: l'affermazione di un diritto che altri non hanno.
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Tor Sapienza
Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
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