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venerdì 8 maggio 2026

Blake Lively e Justin Baldoni, niente processo e un accordo a denti stretti

Blake Lively
La disputa legale tra Blake Lively e Justin Baldoni si chiude senza processo, evitando a Hollywood un nuovo caso mediatico. La Lively, star di film e serie di successo come "Gossip Girl", e Baldoni, attore e regista noto per "Jane the Virgin" e per aver diretto "It Ends With Us", hanno raggiunto un accordo extragiudiziale dopo mesi di accuse reciproche.
La causa era nata dalle denunce private della Lively, in cui l'attrice californiana sosteneva di essere stata molestata da Baldoni durante le riprese del film girato nel 2024, oltre a essere stata vittima di una campagna diffamatoria. Baldoni ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo che l’attrice avesse inventato tutto per ottenere un maggiore controllo creativo sul progetto.
Negli ultimi mesi, parte delle accuse era già stata archiviata. Il giudice Lewis J. Liman aveva respinto le denunce di molestie perché la Lively, come collaboratrice indipendente, non poteva procedere secondo la normativa federale. In precedenza era stata eliminata anche la causa per diffamazione intentata da Baldoni contro la Lively e suo marito Ryan Reynolds.
Il processo avrebbe dovuto concentrarsi sull’ultima accusa rimasta: la presunta ritorsione nei confronti dell’attrice attraverso la diffusione di contenuti screditanti sui social e presso alcuni media. La Lively sosteneva che l’obiettivo fosse “danneggiare la sua immagine e colpire la sua famiglia”, mentre Baldoni ribatteva che fosse lei a manipolare la propria reputazione pubblica.
Con l’accordo, entrambi evitano un dibattimento che avrebbe potuto creare a entrambi problemi di immagine. In una nota congiunta hanno espresso la volontà di chiudere la vicenda, lasciando però aperta una riflessione sulla tensione crescente che si respira sui set del mondo del cinema americano.

martedì 28 aprile 2026

Milano Design Week: "Il Diavolo veste Prada 2" trasforma la Rinascente in un set

La Rinascente 'veste' Prada (Foto Bordignon)
Milano non è mai stata così cinematografica. Durante la Design Week 2026, la Rinascente ha scelto di trasformare il suo storico 'store' di Piazza Duomo in un omaggio monumentale a Il Diavolo veste Prada 2, attesissimo 'sequel' in arrivo nelle sale italiane questo 29 aprile. Un progetto che unisce moda, design e cultura pop, trasformando l’intero edificio in una vera estensione dell’universo Runway.
Dal 14 aprile al 4 maggio, le vetrine si accendono così di rosso e si popolano di scenografie ispirate al film, mentre due gigantesche décolleté rosse — quasi quattro metri d’altezza, firmate Stefano Seletti — dominano la piazza diventando uno dei simboli più fotografati del FuoriSalone.
Al piano -1, nell’area Air Snake, prende vita la redazione di Runway: l’ufficio di Miranda Priestly, il guardaroba, la passerella, fino a un set fotografico che permette ai visitatori di diventare, per un istante, la nuova copertina del magazine.
Il 23 aprile, Disney Italia e Rinascente hanno celebrato l’uscita del film con un evento di lancio che ha portato nel cuore di Milano oltre duemila ospiti, distribuiti in quattro cinema per l’anteprima italiana. La serata in Rinascente ha richiamato volti noti dello spettacolo, dello sport e del web: da Michelle Hunziker a Roberto Bolle, da Federica Panicucci a Simona Ventura, da Luca Zingaretti a Mara Maionchi, fino a Nina Zilli, Carla Gozzi, Benedetta Parodi e Fabio Caressa.
Il settimo piano dello store ha ospitato cocktail e 'after party', mentre la città si è animata con una speciale edicola pop‑up che distribuisce gratuitamente copie del Runaway Magazine.
Il film, girato anche a Milano, riunisce il cast originale — Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci — e introduce nuovi volti come Kenneth Branagh, Simone Ashley e Lucy Liu. La trama, ancora in parte top secret, segue il ritorno di Andrea Sachs a Runway e il tentativo di Miranda Priestly di reinventarsi nell’era dei social e del fast fashion. Tra le location milanesi scelte per il film spiccano l’Accademia di Brera, la Galleria Vittorio Emanuele II e Villa Arconati, trasformata in una piccola Versailles cinematografica.

Altre due foto Bordignon della Rinascente in versione... Prada:

venerdì 17 aprile 2026

Il Festival di Mosca alza il sipario: talenti mondiali e italiani alla 48ª edizione

Foto Ria Novosti
Il Teatro Rossiya ha ospitato l’apertura del 48° Festival Internazionale del Cinema di Mosca, una delle rassegne più longeve al mondo, inaugurata questo 16 aprile e in programma fino al 26 aprile.
La cerimonia ha dato ufficialmente il via a dieci giorni di proiezioni, incontri e anteprime, confermando il ruolo centrale del MIFF nel panorama cinematografico internazionale.
Ad aprire il festival è stato il film "Gli angeli di Ladoga" del regista russo Alexander Kott, scelto come titolo inaugurale di un’edizione che punta a valorizzare produzioni provenienti da diversi continenti.
La giuria internazionale, guidata dal regista cingalese Prasanna Vithanage – considerato tra i cineasti più influenti dell’Asia meridionale – riunisce figure di primo piano del cinema mondiale: l’attrice russa Darya Ekamasova, lo spagnolo Javier Rebollo, autore di opere premiate come La donna senza pianoforte, il regista russo Ivan I. Tverdovsky, più volte presente nei principali festival europei, la star cinese Jin Sha e il cineasta turco Mahmut Fazıl Joshkun.
Come da tradizione, la serata inaugurale ha visto sfilare sul 'red carpet' numerose attrici e personalità del cinema russo, elemento distintivo dell’immaginario 'glamour' del festival.
Fondato nel 1935, il MIFF è diventato annuale dal 1999 e assegna premi storici come il San Giorgio d’Argento al miglior regista e il Premio Stanislavskij alla carriera.
Quest’anno l’Italia è presente con tre titoli: "Anna" di Monica Guerritore e "RIP" di Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis, entrambi nel concorso principale, e "Per un po’" di Simone Valentini nella sezione Little People, Big History. Una partecipazione significativa, dopo i quattro film italiani selezionati nel 2025, che conferma l’interesse della rassegna per il nostro cinema.
Con una programmazione che unisce grandi autori, nuove voci e produzioni internazionali, il Festival di Mosca si prepara a dieci giorni di confronto culturale e visioni dal mondo, in attesa dei verdetti finali del 26 aprile.

Qui sotto, altre foto di Ria Novosti legati alla giornata inaugurale:



giovedì 26 marzo 2026

Marco Ferreri a Venezia nel 1984: il futuro, secondo lui, era donna

La locandina del film
Nel settembre 1984, mentre il cinema italiano faticava a ritrovare identità e pubblico, Marco Ferreri rappresentava un’eccezione vivente. In un panorama segnato dalla crisi produttiva, dall’avanzata della televisione commerciale e dal declino dei grandi autori degli anni Sessanta e Settanta, lui gira un film all’anno, imperturbabile. A 56 anni resta un regista che divide: per alcuni un provocatore geniale, per altri un furbacchione che maschera l’insensatezza con lo scandalo. Ma ogni sua opera accende dibattiti, e questo basta a mantenerlo al centro della scena.
Alla Mostra di Venezia di quell'anno presentò "Il futuro è donna", scritto con Dacia Maraini e Piera Degli Esposti, interpretato da Hanna Schygulla, Ornella Muti e Niels Arestrup.
Il film si inserisce nel clima culturale degli anni '80, attraversato dal ripensamento dei ruoli di genere e dalla crisi del maschio occidentale, temi che Ferreri affrontava da tempo. “La donna è proiettata verso il futuro, l’uomo resta passivo”, affermava, sintetizzando una poetica che da "L’ultima donna" a "Ciao maschio" ha sempre provocato reazioni contrastanti.
La storia segue Malvina, giovane incinta che incontra una coppia incapace di mettere al mondo figli per paura di un’imminente catastrofe. Nasce un rapporto a quattro che diventa riflessione sulla maternità, distinta da Ferreri in biologica e concettuale: “Non tutte le donne incinte sono già madri, e alcune lo sono senza esserlo”.
Quanto alle sue interpreti ricorrenti, sorride: “La Muti e la Schygulla sono come oracoli. Dicono ciò che io non dico”. In un’Italia sospesa tra modernizzazione e inquietudine, Ferreri era uno dei pochi a usare il cinema come strumento di disturbo. E forse, proprio per questo, continua a essere necessario anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1997.

lunedì 9 febbraio 2026

"Juventus, primo amore", presentata a Milano l'epopea bianconera degli anni '70 e '80

Boniek, Cozzolino e Tardelli (foto Bordignon)
“Juventus. primo amore”
riporta sul grande schermo un decennio che ha segnato la storia del calcio e del Paese. Presentato in anteprima al Torino Film Festival, il documentario di Angelo Bozzolini ricostruisce gli anni 1975-1985, è stato proiettato al cinema Anteo di Milano, alla presenza del regista, oltre che di Marco Tardelli e Zbigniew Boniek.
La decade trattata nel film è quella in cui la Juventus divenne una potenza assoluta, conquistando per la prima volta tutti i trofei nazionali e internazionali disponibili. Ma il film non è solo la celebrazione di una squadra imbattibile: è il ritratto di un’Italia attraversata da tensioni sociali, terrorismo, crisi industriali e profonde trasformazioni culturali.
Bozzolini intreccia immagini d’archivio e testimonianze esclusive di protagonisti e osservatori privilegiati: da Michel Platini a Dino Zoff fino alle voci di Marino Bartoletti, Aldo Cazzullo, Evelina Christillin, Linus, Carlo Nesti e Mariella Scirea. Un coro che restituisce la complessità di un’epoca in cui il calcio diventava specchio del Paese. L’apertura delle frontiere trasformò la Serie A nel campionato più affascinante del mondo, mentre la Juventus, guidata dalla “trimurti” Agnelli–Boniperti–Trapattoni, costruiva una squadra leggendaria capace di dominare in Italia e in Europa.
Il racconto attraversa momenti luminosi e pagine dolorose: la rivalità feroce con il Torino negli anni di piombo, la tragedia dell’Heysel nel 1985, la gloria della Coppa Intercontinentale vinta a Tokyo l’8 dicembre dello stesso anno. Sullo sfondo, il ricordo commosso di figure come Gaetano Scirea e Paolo Rossi, simboli di un calcio che sapeva unire talento, eleganza e umanità.
Bozzolini sottolinea come quel decennio abbia accompagnato il passaggio dall’Italia della crisi post-miracolo economico all’edonismo degli anni Ottanta, tra boom dei consumi e modernizzazione industriale. In questo scenario, la Juventus non fu solo una squadra vincente, ma un modello di organizzazione, visione e resilienza. "Racconto una grande storia di sport e di vita", ha detto il regista, "in cui un club seppe cambiare il volto del calcio italiano, valorizzando giovani straordinari che contribuirono anche alla vittoria della Coppa del Mondo più romantica di sempre, facendo del bene a Torino e al Paese intero".
Nella conferenza stampa milanese ha poi aggiunto: "Un momento che diventa apicale nella storia del nostro Paese. La cosa che mi interessava molto era la vita di questi uomini, perché dietro al gesto sportivo ci sono dei campioni che vivono una loro quotidianità".
Tardelli ha aggiunto: "Credo che questi siano dieci anni meravigliosi della mia vita, che non si dimenticheranno mai. Certo, ci sono state anche molte difficoltà nello stare nella Juventus, avevamo un presidente molto bravo ma anche molto severo. Ho dei ricordi bellissimi dei compagni".
Quindi Boniek: "Eravamo undici titolari, una squadra di amici in cui non c'era rivalità fra di noi. Oggi le squadre sono vaste, c'è più rivalità fra i calciatori. Ho passato tre anni bellissimi, in cui l'unico rimpianto è stata la finale di Atene. Se rigiocassimo contro l'Amburgo dieci partite, sette le avremmo vinte, due pareggiati e una sola persa. Se avessimo vinto quella finale, questo film sarebbe stato molto più lungo".
C'è stato spazio anche per un stilettata alla Juventus attuale: "Cosa manca alla Juventus di oggi? Manca uno che ami alla Juventus", ha detto Tardelli. "Non ho mai avuto un grandissimo rapporto con Andrea Agnelli, ma almeno lui era sul campo, poteva sbagliare, ma amava la Juventus ed era uno con cui poter parlare. A parte che, ormai, sono entrati i francesi e, nonostante abbiano fatto disastri, continuano a esserci". Inevitabile anche un po' di pepe da parte di Boniek, che se la cava con una battuta: "Come finirebbe tra la squadra di allora e quella di oggi? 1-0. Sì, 1-0 per noi, solo 1-0, perché molti non ci sono più e molti hanno 70 anni...".
"Juventus. Primo amore" è un viaggio nella memoria collettiva, un omaggio a un’epoca irripetibile e a una squadra che ha saputo diventare mito.

martedì 30 dicembre 2025

Cinema, chiusura col botto grazie a Checco Zalone

foto di Geoffrey Moffett per Unsplash
Nel 2025 le sale cinematografiche italiane hanno raggiunto un incasso complessivo stimato in 496 milioni di euro, con circa 68 milioni di biglietti venduti.
Secondo Cinetel, che presenterà i dati completi l’8 gennaio, il risultato è in linea con quelli del 2023 e del 2024, nonostante una minore disponibilità di titoli internazionali rispetto al passato.
L’andamento conferma la solidità del mercato nazionale e il suo percorso di recupero dopo gli anni più difficili della pandemia.
Particolarmente significativo il contributo del cinema italiano, che nel 2025 ha superato i 160 milioni di euro di incasso e 22,5 milioni di presenze, arrivando a rappresentare circa il 33% del totale.
Una quota superiore sia al 2024 sia alla media pre‑pandemica del triennio 2017‑2019.
Nella classifica dei titoli italiani più visti spiccano Buen Camino, che ha superato i 36 milioni di euro, Follemente con 17,9 milioni e Diamanti con 9,8 milioni. Il nuovo film di Gennaro Nunziante con Checco Zalone ha avuto un ruolo decisivo nel rafforzare la performance del cinema nazionale, già solida fin dall’inizio dell’anno.
Anche il periodo estivo ha confermato la sua importanza, mentre la stagione natalizia ha registrato la migliore ultima settimana dell’anno e il miglior dicembre in termini di incassi dal 1995, anno di avvio delle rilevazioni Cinetel. Nel box office generale, i tre film più redditizi sono stati Buen Camino, Lilo & Stitch (22,3 milioni) e Follemente.

domenica 23 novembre 2025

Jacqueline Bisset spiazza le femministe: "Le donne provocano troppo"

Jacqueline Bisset sul carpet (da Youtube)
Jacqueline Bisset
, 81 anni, attrice ed ex modella britannica (è infatti nata nel 1944 nel Surrey), spiazza il mondo femminista con il suo stile e la sua bellezza, pur con qualche ruga di contorno.
Presente al Torino Film Festival per ricevere il premio Stella della Mole e presentare il suo capolavoro "La donna della domenica", l'ex 'Bond girl', già considerata fra le donne più belle e affascinanti del mondo, ha affondato il colpo su alcuni luoghi comuni del movimento "Me Too", dopo avere anche affermato di avere rifiutato il ruolo principale del film "Nove settimane e mezzo" a causa delle troppe scene di nudo. "A me piace che gli uomini provino entusiasmo per il sesso, e odio profondamente che le donne possano subire violenze, abusi, stupri", ha detto, aggiungendo poi: "Però oggi c'è molta ambiguità da parte loro (delle donne, ndr). Le donne provocano troppo. Non bisogna essere sempre provocanti a tutti i costi: così non funziona. E' insopportabile. Un 'no' è sempre un 'no', ma credo anche che ciascuno debba assumersi la propria parte di responsabilità, e penso che le donne debbano essere un po' più tranquille, un po' più discrete".
La Bisset si è poi soffermata sul rapporto tra sessualità ed esibizionismo sui 'social': "Oggi vedo un'esibizione continua: ragazze che ballano online, praticamente fanno sesso in video con abiti esotici. Capisco che piaccia guardarlo, alle donne e agli uomini, ma non può essere il centro della vita. E' un errore. Vedo giovani disperati, senza talento, che esplodono: un narcisismo patologico, come un frutto troppo maturo che scoppia".
Quindi un altro colpo duro alle femministe, un riferimento chiaro all'importanza della famiglia: "E' assolutamente essenziale essere allevati da qualcuno che ne sa più di te: una madre, una nonna, un adulto che ti insegni come si sta al mondo. Io non l'ho avuto. Mia madre non aveva avuto una madre capace e non poteva insegnarmi certe cose. Quel vuoto te lo porti dentro, è un buco".
Infine l'ennesima sberla: "Quando negli anni '70 nacque il femminismo, pensavo fosse un movimento finto. Oggi vedo ancora meno equilibrio: un cocktail di narcisismo, insicurezza e mancanza di educazione che rende rarissimo incontrare persone davvero stabili". (fonte: AGI)

sabato 26 aprile 2025

Florence Pugh tra applausi e trasparenze alla 'prima' di "Thunderbolts"

Florence Pugh sexy nell'articolo del "Daily Star"
Grande successo per la 'prima' di "Thunderbolts", il nuovo film della Marvel, avvenuta a Londra.
Al centro dell'attenzione è stata Florence Pugh che, nel film, interpreta il doppio personaggio di Yelena Belova e della Vedova Nera in quello che è il 36° film del Marvel Cinematic Universe (MCU) e l'ultimo della cosiddetta "Fase Cinque".
La Pugh, attrice britannica nativa di Oxford, classe 1996, è stata applaudita sia per quella che è stata considerata una grande interpretazione (nel 2020 ottenne la candidatura all'Oscar come miglior attrice non protagonista per il film "Piccole donne"), sia per l'abito bianco trasparente che ha mostrato generosamente le proprie forme al pubblico.
Nel complesso, la serata è stata un evento di grande richiamo, con il cast al completo che ha sfilato sul 'red carpet', suscitando l'entusiasmo dei fan e dei media presenti.

sabato 18 marzo 2023

Lance Reddick, addio all'agente Broyles di "Fringe"

Una rara 'card' di Lance Reddick in versione Broyles
Lance Reddick
si è spento a Los Angeles all'età di 60 anni.
Attore tra i più famosi dell'ultima generazione, è stato uno dei caratteristi più importanti delle serie televisive più famose degli ultimi anni.
Personaggio iconico e spesso prescelto per le proprie creazioni da J.J. Abrams, Reddick è stato coprotagonista, fra gli altri, di serie come "The Wire", "John Wick", "Lost" e "Fringe".
L'attore è morto improvvisamente per cause naturali, come viene riportato in un articolo di FoxNews.
Nativo di Baltimora, aveva ottenuto una 'nomination' ai SAG Award nel 2021 per il film di Regina King "One Night in Miami".
Reddick ha interpretato parti ricorrenti in "Intelligence", "American Horror Story", oltre a presenze in "CSI: Miami", "The Blacklist", "Quantum Break" e "Resident Evil".
Reddick ha infine preso parte al film di Roland Emmerich "White House Down", olte che in "Angel Has Fallen", "Godzilla vs. Kong", "Oldboy" e "Won't Back Down".

domenica 5 febbraio 2023

Law and Order girls: Lynn Collins e Liza Lapira

Lynn Collins
e Liza Lapira, due delle tante 'belle' che hanno preso parte alla lunga storia di "Law and Order", serie creata dalla penna di Dick Wolf e che, per l'occasione relativa alla presenza delle due attrici, era legata al quinto episodio della prima stagione dello spin-off "Special Victims Unit".
Per Lynn, nata nel 1977 a Houston (di origini inglesi, scozzesi e irlandesi, ma anche con uno spruzzodi sangue cherokee), si trattava della prima esperienza televisiva. E se al cinema ha raggiunto la popolarità grazie al ruolo di Kayla Silverfox (l'amata di Wolverine, nel film "X-Men le origini - Wolverine"), a livello televisivo ha preso parte a cinque episodi della prima stagione di "True Blood", interpretando Dawn Green, oltre a nove episodi di "The Walking Dead".
Liza, classe 1981, originaria del Queens, New York, di origini filippine, spagnole e cinesi, ha avuto una corposa carriera, soprattutto a livello televisivo, con una presenza importante nella serie "Dollhouse" di Joss Whedon (creatore di "Buffy" e sceneggiatore di "Alien - La clonazione"), ma anche con ripetute apparizioni in "Dexter" e in molte altre serie tra le più seguite.
"Wanderlust" il titolo della puntata, la quinta della prima serie, targata 1999. Primario il ruolo della Collins, che recita la parte di una giovane minorenne, Virginia Hayes, figlia dell'affittacamere nella cui casa viene trovato cadavere uno scrittore di viaggi, con cui la giovane fanciulla aveva intessuto una relazione.
Molto più fugace l'apparizione della Lapira, nel ruolo di una cameriera che strizza l'occhio e fa giusto un paio di battute (nel cast è infatti senza nome del personaggio, definito semplicemente come 'waitress') con Mariska Hargitay, il famoso detective Olivia Benson, protagonista assoluta della serie.

Immagini tratte dalla puntata "Wanderlust" di law and Order SVU con Lynn e Liza molto giovani e alle loro prime esperienze come attrici, e altre fotografie tratte dal web in età più matura.



giovedì 24 novembre 2022

Mad Max, il meraviglioso delirio della versione 2015

Una scena del film "Mad Max - Fury Road"
Delirante, onirico, lisergico. "Mad Max - Fury Road" è in assoluto uno dei più bei film che io abbia mai visto, ma posso anche capire che qualcuno lo possa anche odiare, nella sua totale mancanza di sceneggiatura, nel suo continuo urlo a 300 all'ora, nella sua tendenza apocalittica al nichilismo più totale, inarrivabile, incommensurabile, folle e isterico.
Proprio per questo, per questa sua demenza quasi comica degna di un Quentin Tarantino, il 'sequel' del film 'icona' degli anni '80, interpretato allora da Mel Gibson, vale la pena di essere bevuto dall'inizio alla fine senza sosta, come si berrebbe d'un fiato un bicchiere di superalcolico, Fernet compreso.
Sempre George Miller sulla tolda di comando, un Tom Hardy finto protagonista di un teatro della follia dove ognuno, nel caos cosmico, ha invece un ruolo preciso, e allora anche Charlize Theron, orrendamente lontana dai suoi normali canoni di bellezza, appare come uno dei tanti personaggi incredibili che costellano questo western fantascientifico.
Insomma, "Mad Max - Fury Road", in passaggio di questi tempi sul canale "20 Mediaset" va visto e, come ho già fatto io, rivisto più e più volte, ubriacandosi di immagini, urla e invocazioni, ovviamente, verso il tanto agognato "Valhalla" cinematografico promesso agli eroi del cinema.

giovedì 1 settembre 2022

Charlbi Dean, si spegne per sempre la luce di una giovane stella

Charlbi Dean (foto tratta dal web)
Bella e sbarazzina, si è spenta alla giovane età di 32 anni Charlbi Dean, attrice e modella sudafricana, reduce dall'interpretazione nel film Palma d'Oro a Cannes 2022 "Triangle of Sadness".
L'attrice di Città del Capo è morta in un ospedale di New York "per una improvvisa malattia".
Prima di aver recitato con Harris Dickinson e Woody Harrelson nella feroce satira del capitalismo firmata da Ruben Östlund, che dovrebbe uscire nelle sale americane il 7 ottobre, la Dean si era fatta notare per la parte di Syonide, un personaggio ricorrente nella serie basata sui fumetti DC Comics "Black Lightning" su The CW Network.
In "Triangle of Sadness" la giovane attrice aveva avuto la parte della modella Yaya, una degli invitati per una crociera a bordo di un superyacht al cui comando c'era un marxista irriducibile e che finisce catastroficamente con i sopravvissuti abbandonati su un'isola deserta.
La Dean aveva debuttato come baby-modella a sei anni e al cinema a 10 nella commedia "Spud" con John Cleese e Troye Sivan. Era apparsa poi nei film "Death Race 3: Inferno" (2013), "Blood in the Water" (2016), "Don't Sleep" (2017) e "Porthole" (2018).
Da modella aveva lavorato per campagne di Guess, Benetton e Ralph Lauren.
Nel 2008 era sopravvissuta a un grave incidente stradale che l'aveva lasciata con le ossa rotte e un pneumotorace. (fonte: ANSA)

domenica 21 agosto 2022

Oliver Stone a favore del nucleare, ambientalisti e 'gretini' spiazzati

Oliver Stone
La notizia era nota da tempo ma, una volta di più, Oliver Stone spiazza i benpensanti, ambientalisti e 'gretini' vari, e annuncia con orgoglio il proprio nuovo film-documentario, "Nuclear", che sarà presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia il prossimo 9 settembre.
Da un articolo ANSA di Francesco Gallo ecco le parole del famoso regista americano, spesso sbandierato dal mondo 'liberal', che ora probabilmente dovrà nuovamente interrogarsi sulle fragili basi dei propri 'credo' benpensanti.
"Ho lavorato a questo progetto per quasi due anni con un enorme aiuto da parte di Joshua Goldstein", dice Stone, "ora è importante che sappiate che questo documentario è in favore dell'energia nucleare, in quanto soluzione realistica alla crisi che stiamo fronteggiando nella produzione di energia pulita per poter continuare a esistere qui sul pianeta Terra".
Semplice la tesi dell'opera: nel 2050 con India, Cina e Africa a regime non ci saranno energie alternative tradizionali o Green che tengano per far sopravvivere la terra. Per il regista di "Platoon" il nucleare è infatti un'energia che non solo salverà il pianeta, ma che lo aiuterà anche a prosperare.
"Anche se nella cultura popolare viene vista come pericolosa - dice il regista americano -, in realtà è più sicura di carbone, petrolio e gas. Questo documentario, in un'ora e quarantacinque, scende nei dettagli, ma non scivola mai nelle argomentazioni futili rilanciate dalla folla dell'anti-nucleare. Le fonti rinnovabili come l'energia solare e quella eolica funzionano fino a un certo punto, ma per ora, va detto, sono molto lontane dal risolvere il problema da sole, ed è per questo che le compagnie di combustibile fossile supportano le rinnovabili, dato che inevitabilmente richiedono grandi quantità di gas metano per garantire la loro affidabilità".
Infine, Oliver Stone mette in luce come l'eccessivo pericolo del nucleare sollevato da molte ricerche negli anni Cinquanta e Sessanta, e montato ancor di più dagli ambientalisti, nasca solo dalla concorrenza e da conflitto di interesse. "Il fatto è - conclude il regista - che le grandi compagnie petrolifere non vogliono che l'energia nucleare ponga fine al dominio del petrolio. E questo fino all'ultimo. Così il mondo dovrà imparare la lezione attraverso mille avversità". (fonte: ANSA)

venerdì 19 agosto 2022

Angelina Jolie, presunte violenze subite da Brad Pitt: ma era una spinta...

Angelina Jolie
Storie da vip: la rete televisiva CNN ha rivelato le accuse formulate da Angelina Jolie nei confronti del marito, BradPitt, che l'avrebbe spinta contro il muro del bagno dell'aereo privato sul quale stavano viaggiando, urlandole: "Stai mandando a puttane questa famiglia!". Il tutto completamente ubriaco e dopo avere 'insultato' i figli della coppia. L'episodio risale al 2016 ed è stato rivelato dalla rete televisiva, che avrebbe ottenuto un rapporto dell'FBI sulla vicenda.
La Jolie ha aggiunto agli investigatori che due dei loro figli, i cui nomi sono stati censurati nel rapporto ma erano all'epoca minorenni, "erano fuori dalla porta a piangere e hanno chiesto 'Stai bene mamma?'". A quel punto Pitt avrebbe urlato: "No, la mamma non sta bene. Sta rovinando questa famiglia. E' pazza". Questo avrebbe suscitato la reazione di uno dei bambini che avrebbe detto: "Non è lei, sei tu, stronzo'". Insulto, si legge nel rapporto dell'FBI, che avrebbe mandato l'attore su tutte le furie. Pitt, secondo quanto raccontato dalla Jolie, gli è corso incontro "come per picchiarlo" ma lei lo avrebbe bloccato. L'attrice e regista ha anche dichiarato di aver subito lesioni alla schiena e al gomito di cui ha allegato una foto.
Ennesima inutile 'querelle' che smuoverà l'interesse del mondo rosa, animato da presunte avanzate battaglie in salsa 'femminista' contro le presunte violenze del 'maschio' (bianco e tossico, aggiungo io, per completezza di... disinformazione): sarebbe poi da capire quanto spingere una persona contro il muro sia da considerarsi 'violenza'.
In effetti Pitt non è stato né arrestato né incriminato per le violenze dopo l'inchiesta federale su queste 'presunte' violenze. (fonte: ANSA)

mercoledì 1 giugno 2022

Johnny Depp vince il processo contro Amber Heard

Amber Heard e Johnny Depp: altri tempi...
L'attore Johnny Depp ha vinto: l'ex moglie Amber Heard, secondo la Corte, lo ha diffamato e dovrà pagargli 15 milioni di dollari di danni, anche se lui, a sua volta, dovrà risarcirla con due milioni di dollari per l'affermazione di un avvocato che ha definito "un imbroglio" le sue accuse.
E' il verdetto unanime dei 7 giurati della Corte di New York, dopo un processo durato sei settimane in cui i protagonisti del breve matrimonio degli orrori si sono dilaniati a vicenda.
"E' un passo indietro per tutte le donne", ha commentato l'attrice. "La giuria mi ha ridato la vita", ha detto invece Depp. (fonte ANSA)

domenica 29 maggio 2022

Milla Jovovich, gli occhi vincenti di "Monster Hunter"

Milla Jovovich in una scena di "Monster Hunter"
Segni particolari: divertente. E' "Monster Hunter", film che ho appena ri-visto con l'identico entusiasmo della prima volta, trascinato dalla 'verve' e dallo sguardo assatanato di Milla Jovovich, occhioni grandi grandi da tipica bellezza dell'est (è infatti nata in Ucraina ma è di etnia russa, per poi naturalizzarsi statunitense), diretto da Paul W.S. Anderson, che della bella attrice è anche marito e che ha al suo attivo diversi 'action movie', fra cui una lunga serie di "Resident Evil" (pure con la Jovovich) e "Alien vs. Predator".
Se poi al film si aggiunge un altro attore famoso per la sua grinta come Ron Perlman, la certezza di un ottimo prodotto è quasi garantita. Non facce da Oscar, ma adrenalina pura, caccia e fuga, fuoco e fiamme, scontri all'ultimo sangue e inseguimenti a mille all'ora. Tutto perso nei profondi occhi della bella Milla.



sabato 21 maggio 2022

Cult-movie, "The Killing Jar" e la frase "Io non sono Smith"

Amber Benson in "The Killing Jar"
Ho visto pochi giorni fa "The Killing Jar" ed è ormai entrato nella mia personalissima galleria degli 'oggetti di culto', dei cosiddetti 'Film della Mezzanotte', da guardare sprofondato in poltrona, un bicchiere di whisky a sinistra, patatine e trash food vario a destra, mentre il silenzio della notte viene interrotto solo ed esclusivamente dalle battute di questo 'lungometraggio' diretto da Mark Young nel 2010.
Personaggi tagliati nel sangue, dialoghi scorbutici e spiazzanti, Amber Benson che passa disinvoltamente dalla 'streghetta' di "Buffy" a cameriera 'on the road', Michael Madsen sanguinario come da copione, è ciò che ti aspetti, una valanga incattivita di umanità avariata.
I comprimari che tali non sono, primo fra tutti Harold Perrineau, per l'occasione clamoroso Doctor Jekill/Mister Hyde, e Danny Trejo (autore di un quasi 'cameo') pronti a capovolgere una trama da bere tutta d'un fiato, e da guardare e riguardare senza mai stancarsi.
Come un film di Quentin Tarantino, ma meglio, splatter quanto basta ma non troppo, con quel finale spiazzante e un dialogo che rimarrà scolpito nella mia memoria: "Allora qui abbiamo un grosso problema" - "Quale problema?" - "Io non sono Smith".


mercoledì 18 maggio 2022

Duemila30, giovani registi crescono

Studenti a confronto a "Duemila30"
Prendi un gruppo di studenti provenienti da tutto il mondo e fagli girare un 'cortometraggio', parola tanto arcaica quanto impegnativa anche nel concetto che intende esprimere, ovvero quello di incoraggiare la forma artistica ed espressiva del 'cortometraggio', appunto, dando spazio e opportunità di ottenere visibilità a giovani aspiranti registi.
Nasce così Duemila30, andato in scena a Milano e, come si sarebbe scritto una volta, organizzato 'dai giovani per i giovani', giunto alla terza edizione e 'sottotitolato' "International Sustainability Film Festival & Experience".
Sono stati tre giorni di proiezioni, eventi, conferenze e workshop, nel pieno stile 'campusero' e con l'opportunità di incontrare una lunga serie di ospiti internazionali, autori e firme di grido da cui apprendere e imparare e con le quali confrontarsi.
Poche le regole per poter partecipare. Fra queste: 1) Tutti i cortometraggi devono essere film diretti da studenti. 2) Tutti i cortometraggi devono essere in inglese o sottotitolati in inglese. 3) Tutti i cortometraggi devono essere stati completati non prima di gennaio 2019.
Dreamers e Innovators le categorie in cui sono stati divisi i film: nel primo caso a trionfare è stato "System Error" del polacco Piotr Kaźmierczak, mentre nel secondo la vittoria è andata all'italiana Francesca Trovato, con "Mycophilia".

mercoledì 27 aprile 2022

Seven Sisters, sorpresa e azione da guardare tutta d'un fiato

Una scena del film
Raramente dedico un post di questo blog a film e serie varie, anche perché è raro trovare qualcosa di veramente convincente.
Consiglio a tutti una visione attenta di "Seven Sisters", film del 2017 diretto dal regista norvegese Tommy Wirkola e interpretato da un tris d'attori 'doc' come Noomi Rapace, Glenn Close e Willem Dafoe.
La storia è semplice: sette sorelle gemelle, tutte interpretate dalla Rapace, cercano di sopravvivere in un mondo distopico (ma non troppo lontano da quello odierno) in cui il controllo delle nascite causa depauperamento delle risorse mondiali ha reso necessaria la Legge del Figlio Unico.
Tutto gira attorno alla non facile vita quotidiana delle sette gemelle, costrette a vivere una unica vita per non essere scoperte, e quindi obbligate a uscire una per volta, quasi sempre un giorno per volta. La storia, però, assume quasi subito toni drammatici, pronta a trasformare il film in uno splendido 'fanta-action' dal finale (una volta tanto) imprevedibile.
Ben accolto dalla critica, il film ha anche ricevuto una candidatura al Locarno International Film Festival del 2017 ma, soprattutto, si lascia vedere con piacere e trasporta lo spettatore d'un fiato sino alla fine, inattesa.
Inoltre, meglio dirlo piano per non scatenare le polemiche di femministe isteriche, è un potente inno alla vita contro l'uccisione di bambini innocenti immolati sull'altare di una società consumista. Ricorda niente?