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| L'articolo di "La Tercera" |
Espressioni come “qué cringe”, “estoy en mi prime”, “slay”, “random” o “period” sono ormai parte del linguaggio quotidiano di adolescenti e giovani. La miscela tra spagnolo e inglese è naturale, fluida, e riflette – spiega la specialista Michelle Varela Soza – come “oggi l’inglese non si percepisca più come qualcosa di lontano o esclusivo, ma come parte dell’ambiente digitale e dell’identità culturale dei ragazzi”. Un cambiamento che attraversa classi sociali e contesti diversi, unificando riferimenti e codici.
Secondo la Varela, questa evoluzione non è una semplice moda linguistica, ma un segnale della trasformazione profonda portata dalle piattaforme digitali. Comprendere questi modismi, aggiunge, può diventare un ponte generazionale: “Molti genitori ascoltano queste parole senza capirle. Conoscerle può essere un’opportunità per avvicinarsi ai figli, per comprendere meglio le loro conversazioni”. Il linguaggio, insomma, come strumento di connessione.
Il giornale elenca anche alcune equivalenze che mostrano la portata del cambiamento: “qué plancha” diventa “qué cringe”, “estoy en mi mejor momento” si trasforma in “estoy en mi prime”, mentre “se pasó” o “la rompió” cedono il passo a “slay”. E ancora: “de la nada” → “random”, “punto final” → “period”, “ánimo” → “mood”, “un poquito” → “lowkey”, “buenas vibras” → “good vibes”. La Varela aggiunge come imparare l’inglese non sia più solo una competenza accademica o professionale: “Permette di partecipare attivamente alla cultura digitale che oggi influenza gran parte delle relazioni sociali”.
