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| Pietrangelo Buttafuoco |
Il cuore del suo discorso è stato un richiamo alla natura stessa della Biennale, che non deve diventare luogo di scomuniche preventive o di esclusioni politiche. “La Biennale non è un tribunale”, ha affermato, sottolineando come l’arte debba restare uno spazio aperto, capace di accogliere complessità e contraddizioni. Da qui il rifiuto di ogni forma di censura preventiva: “No all’esclusione preventiva, non barattiamo 130 anni di storia”. Evidente il riferimento alla contestata presenza dei padiglioni di Russia e Israele, che hanno visto la bocciatura dello stesso ministro della Cultura, Alessandro Giuli e la protesta di tutto il mondo politico occidentale, Unione Europea in testa.
Buttafuoco ha insistito sulla necessità di preservare la missione originaria dell’istituzione: essere un ponte, non un muro. Ha ricordato che la Biennale è nata per mettere in dialogo culture diverse, non per giudicarle. E ha invitato a non piegare l’arte alle logiche del presente, spesso polarizzate, rivendicando il ruolo dell’immaginazione come spazio di libertà.
Il presidente ha poi richiamato il valore della responsabilità culturale: “La Biennale non può essere ridotta a un campo di battaglia”, ha detto, chiedendo di proteggere l’autonomia dell’istituzione e la dignità degli artisti. Un messaggio rivolto tanto alla politica quanto al pubblico, in un momento in cui il dibattito culturale tende spesso a irrigidirsi.
Il suo intervento ha mostrato la cifra di Buttafuoco: un intellettuale che proviene dalla Destra culturale, ma che non si chiude al mondo. La sua visione, radicata ma non ideologica, rivendica un’idea di cultura come spazio plurale, dove la tradizione convive con la ricerca e dove il confronto non diventa scontro.
In un tempo in cui la cultura rischia di essere usata come arma identitaria, il suo discorso ha riportato l’attenzione sull’essenziale: la Biennale come luogo di libertà, di ascolto e di incontro. Un messaggio che, al di là delle appartenenze, parla a chiunque creda nel valore dell’arte come bene comune.
