lunedì 1 giugno 2026

Milano in Ice Hockey League, ritorna in città l'hockey di livello

Il nuovo logo della società milanese
Milano c'è l'ha fatta. Alla fine, nell'ICE Hockey League che andrà a cominciare nel prossimo mese di settembre, ai nastri di partenza ci sarà anche il Milano Hockey Club, questa la dizione esatta, con colori sociali blù (scurissimo), rosso, bianco e oro.
Il pubblico milanese, già coinvolto nel febbraio di quest'anno dalle grandi sfide olimpiche, potrà così continuare ad assaporare il piacere delle partite a stecche incrociate per un torneo comunque di buon livello e che rappresenta un'estensione dell'ex campionato austriaco, allargatosi a formazioni di leghe provenienti dalle nazioni vicine nei primi anni di questo secolo.
Rappresentata finora dal Bolzano e, più recentemente, dal Val Pusteria (e per breve tempo anche dall'Asiago), l'Italia trova così una sua terza importante rappresentante.
Se il Milano HC rappresenta una formazione appena nata, la storia del rapporto fra la città milanese e il mondo del puck è antichissima ed è fatta di trionfi nazionali e internazionali. Furono proprio i Devils Milano a imporsi nella prima edizione dell'allora Alpenliga, nel 1991, in quella che si può ritenere la 'nonna' dell'attuale ICE Hockey League.
I colori sociali della neonata società sono invece un omaggio a un'altra parte della storia hockeistica cittadina, quella che vide, ancora nel 1991, l'Hockey Club Milano vincere il suo primo e unico scudetto mentre, fra il 2002 e il 2006, furono i Milano Vipers a infilare una splendida cinquina tricolore.
Con l'Agorà di via Ciclamini lasciato colpevolmente in rovina e le strutture olimpiche frettolosamente smontate (almeno per quanto riguarda l'hockey), la nuova casa del club sarà il futuro impianto di Rho Fiera, attualmente in costruzione, ma che dovrà essere obbligatoriamente funzionante per il mese di ottobre, a torneo comunque già in corso.
"Siamo orgogliosi di contribuire alla nascita di un progetto dal respiro internazionale, ma profondamente legato alla storia sportiva di Milano", ha dichiarato Marco Margiotta, CEO di House of Doge, principale investitore del club, "vogliamo costruire qualcosa di duraturo per i tifosi, i partner e l’hockey in Italia".
Christof Leitner, presidente della società, ha aggiunto: "L’ammissione alla ICE Hockey League rappresenta un passaggio fondamentale per il nostro progetto e per il ritorno dell’hockey di alto livello a Milano. Stiamo lavorando con grande impegno allo sviluppo della nuova arena e alla costruzione di una società solida e ambiziosa". E ancora: "Questo è solo il primo passo: abbiamo messo radici per crescere insieme e ci tengo a ringraziare chi ci ha appoggiato dal primo momento: il presidente della Regione Attilio Fontana, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il presidente della FISG Andrea Gios, il presidente di Fondazione Fiera Giovanni Bozzetti e la società HC Milano Devils che curerà il settore giovanile".

Trieste inaugura il monumento per non dimenticare le foibe

La foto di "Monumentum" da ilReggino.it
A Largo Panfili, nel cuore di Trieste, è stato inaugurato il nuovo monumento dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano‑dalmata, un’opera che non vuole essere solo commemorazione, ma un invito esplicito a guardare in faccia la storia.
La struttura, intitolata "Monumentum", è un cilindro trasparente in plexiglass alto sei metri, ospita figure bianche sospese nell’atto della caduta: un’immagine potente e drammatica, pensata per rendere visibile ciò che per decenni è stato rimosso, ovvero le stragi compiute dai partigiani comunisti slavi, in combutta con i comunisti italiani.
«Quest’opera parla della storia e delle tragedie che hanno attraversato le nostre terre» ha dichiarato Francesco Di Paola Panteca, presidente del Consiglio comunale, sottolineando il valore civile dell’iniziativa.
Il progetto, realizzato dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, è stato selezionato tramite un concorso nazionale promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Jasmine Iannì, una delle giovani autrici, ha spiegato che l’idea nasce «dalla volontà di rendere visibile la tragedia che si è consumata nel periodo giuliano‑dalmata durante la guerra».
Il cilindro, che richiama simbolicamente la foiba, ribalta il concetto di occultamento: invece di nascondere, espone.
Alla cerimonia erano presenti autorità civili, militari e accademiche, oltre ai rappresentanti delle associazioni degli esuli. Il prefetto Giuseppe Petronzi e il vicepresidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli, Fabio Tognoni, hanno ricordato l’importanza di mantenere viva la memoria in un momento storico in cui il rischio dell’oblio è sempre più concreto. Un monito ribadito anche dall’assessore regionale Fabio Scoccimarro: «Per i giovani è importante conoscere i drammi del Novecento. Quello delle foibe e dell’esodo è un capitolo fondamentale per il nostro territorio e per l’Italia».
La cerimonia si è conclusa con il taglio del nastro, l’illuminazione dell’opera e l’Inno di Mameli. Trieste consegna così alla città un luogo che non è solo memoria, ma responsabilità collettiva.

Ella Bright, la giovane star risponde alle critiche: “Non mi hanno sfruttata”

Ella Bright (foto dal suo profilo Facebook)
La serie televisiva "Off Campus" ha acceso un dibattito che va ben oltre la trama. Al centro Ella Bright, 17 anni, protagonista di alcune scene considerate troppo intime per la sua età. Le polemiche sono esplose sui social, dove in molti hanno accusato la produzione di averla esposta a contenuti “inadatti” e “sessualizzati”. L’attrice, però, ha scelto di intervenire direttamente per chiarire la sua posizione.
La Bright ha spiegato di aver lavorato in un ambiente protetto e professionale, sottolineando come ogni scena sia stata girata con coordinatori dell’intimità e con il pieno coinvolgimento dei suoi genitori. “Mi sono sempre sentita al sicuro”, ha dichiarato, aggiungendo che la produzione ha rispettato limiti e sensibilità. Le sequenze più delicate, ha precisato, sono state costruite “in modo da non oltrepassare nulla di ciò che non era appropriato per me”.
L’attrice ha anche risposto a chi sostiene che una minorenne non dovrebbe interpretare ruoli così complessi: “Capisco le preoccupazioni, ma conosco i miei confini e so cosa posso fare”. Per lei, la serie racconta temi reali che riguardano molti adolescenti, e affrontarli con autenticità non significa necessariamente mostrarli in modo esplicito.
La Bright ha infine invitato il pubblico a non confondere la finzione con la realtà: “Non sono una vittima e non mi sono mai sentita sfruttata”. Una presa di posizione netta, che sposta l’attenzione dal clamore mediatico alla responsabilità con cui il set ha gestito il suo ruolo.