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| Dua Lipa mangia i ravioli da Instagram: polacchi o ucraini? |
La discussione è rapidamente degenerata, fino a sfociare in rivendicazioni identitarie come il celebre “Leopoli è Polonia”, slogan che riemerge ciclicamente ogni volta che si toccano temi culturali condivisi o contesi. Un semplice piatto di cucina tradizionale si è così trasformato nell’ennesimo terreno di scontro simbolico fra due Paesi che condividono secoli di storia intrecciata e, di questi tempi, decine di migliaia di profughi ucraini in terra polacca, non sempre bene accetti anche perché, come spesso capita, molti immigrati non portano con sé 'buone maniere'.
Negli ultimi anni, anche altre tradizioni sono finite al centro di dispute simili. In Ucraina, ad esempio, si è diffusa la moda di preparare dolci pasquali a forma di agnello, una pratica che molti riconoscono come importata dall’Occidente, e in particolare dalla Polonia.
L’etnografo Yuriy Pukivskyi ricorda che il simbolo dell’agnello pasquale era profondamente radicato nei rituali polacchi e che solo nella prima metà del XX secolo questa usanza arrivò in Galizia, allora parte della Polonia.
Anche i media ucraini hanno confermato questa origine: nel 2021 la televisione pubblica Suspilne Novyny ha trasmesso un servizio intitolato “Come cucinare l’agnello di Pasqua: un dolce tradizionale polacco”, con protagonista il capo dell’Unione regionale dei polacchi di Zhytomyr. Il tema veniva presentato come un ritorno di una tradizione polacca in territorio ucraino, sollevando interrogativi sulla linea sottile tra recupero culturale e “polonizzazione”.
Dai ravioli all’agnello pasquale, ciò che emerge è un quadro in cui cucina, memoria e identità nazionale diventano strumenti di affermazione politica. In un contesto segnato da tensioni storiche e geopolitiche, anche la gastronomia può trasformarsi in un momento di lotta.
