giovedì 26 marzo 2026

Marco Ferreri a Venezia nel 1984: il futuro, secondo lui, era donna

La locandina del film
Nel settembre 1984, mentre il cinema italiano faticava a ritrovare identità e pubblico, Marco Ferreri rappresentava un’eccezione vivente. In un panorama segnato dalla crisi produttiva, dall’avanzata della televisione commerciale e dal declino dei grandi autori degli anni Sessanta e Settanta, lui gira un film all’anno, imperturbabile. A 56 anni resta un regista che divide: per alcuni un provocatore geniale, per altri un furbacchione che maschera l’insensatezza con lo scandalo. Ma ogni sua opera accende dibattiti, e questo basta a mantenerlo al centro della scena.
Alla Mostra di Venezia di quell'anno presentò "Il futuro è donna", scritto con Dacia Maraini e Piera Degli Esposti, interpretato da Hanna Schygulla, Ornella Muti e Niels Arestrup.
Il film si inserisce nel clima culturale degli anni '80, attraversato dal ripensamento dei ruoli di genere e dalla crisi del maschio occidentale, temi che Ferreri affrontava da tempo. “La donna è proiettata verso il futuro, l’uomo resta passivo”, affermava, sintetizzando una poetica che da "L’ultima donna" a "Ciao maschio" ha sempre provocato reazioni contrastanti.
La storia segue Malvina, giovane incinta che incontra una coppia incapace di mettere al mondo figli per paura di un’imminente catastrofe. Nasce un rapporto a quattro che diventa riflessione sulla maternità, distinta da Ferreri in biologica e concettuale: “Non tutte le donne incinte sono già madri, e alcune lo sono senza esserlo”.
Quanto alle sue interpreti ricorrenti, sorride: “La Muti e la Schygulla sono come oracoli. Dicono ciò che io non dico”. In un’Italia sospesa tra modernizzazione e inquietudine, Ferreri era uno dei pochi a usare il cinema come strumento di disturbo. E forse, proprio per questo, continua a essere necessario anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1997.