![]() |
| La locandina del film |
Alla Mostra di Venezia di quell'anno presentò "Il futuro è donna", scritto con Dacia Maraini e Piera Degli Esposti, interpretato da Hanna Schygulla, Ornella Muti e Niels Arestrup.
Il film si inserisce nel clima culturale degli anni '80, attraversato dal ripensamento dei ruoli di genere e dalla crisi del maschio occidentale, temi che Ferreri affrontava da tempo. “La donna è proiettata verso il futuro, l’uomo resta passivo”, affermava, sintetizzando una poetica che da "L’ultima donna" a "Ciao maschio" ha sempre provocato reazioni contrastanti.
La storia segue Malvina, giovane incinta che incontra una coppia incapace di mettere al mondo figli per paura di un’imminente catastrofe. Nasce un rapporto a quattro che diventa riflessione sulla maternità, distinta da Ferreri in biologica e concettuale: “Non tutte le donne incinte sono già madri, e alcune lo sono senza esserlo”.
Quanto alle sue interpreti ricorrenti, sorride: “La Muti e la Schygulla sono come oracoli. Dicono ciò che io non dico”. In un’Italia sospesa tra modernizzazione e inquietudine, Ferreri era uno dei pochi a usare il cinema come strumento di disturbo. E forse, proprio per questo, continua a essere necessario anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1997.
