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domenica 7 giugno 2026

Miriam Galanti, se la risata si trasforma in una lacrima d'ironia

Miriam Galanti (foto Bordignon)
"Vita da bionda"
di Miriam Galanti è bello. Miriam Galanti è bella. Non andrò oltre a questi concetti semplici per descrivere lo spettacolo andato in scena a Milano presso l'Accademia del comico nell'ambito del festival "Fringe". Non prenderò a prestito scritti precotti altrui trasformati con l'intelligenza artificiale di turno per tutelare la semplicità espressa da un flusso di parole e gesti coinvolgenti ed empatici, che da Miriam scivolano abbracciando il pubblico, tastandone il polso, estraendone qualche spunto, stendendo la propria vita su uno specchio riflettente l'ironia che ogni gesto quotidiano porta con sé, perché anche le tragedie possono essere vissute con il sorriso.
Miriam Galanti comincia come solo una bionda potrebbe fare, cinguettando e 'scemeggiando' giuliva su di un palcoscenico 'casalingo' davanti a pochi intimi (così vuole la gestione di questo genere di serate), che potrebbe calcare da 'influencer' e che invece preferisce influenzare con le proprie debolezze, ognuna riplasmata come pietra angolare della propria esibizione. Inutile fare 'spoiler' che toglierebbero il piacere della sorpresa a chi vi si accosti per la prima volta.
Lo spettacolo si chiude con una lacrima, anzi due: una di Miriam, l'altra dello spettatore che l'osserva, consapevole che il rigurgito di cinquanta minuti di frivolezze possono spgnersi in una pozzanghera di pensieri dedicati alla nostra vita raccontata da un palco.

lunedì 1 giugno 2026

Trieste inaugura il monumento per non dimenticare le foibe

La foto di "Monumentum" da ilReggino.it
A Largo Panfili, nel cuore di Trieste, è stato inaugurato il nuovo monumento dedicato alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano‑dalmata, un’opera che non vuole essere solo commemorazione, ma un invito esplicito a guardare in faccia la storia.
La struttura, intitolata "Monumentum", è un cilindro trasparente in plexiglass alto sei metri, ospita figure bianche sospese nell’atto della caduta: un’immagine potente e drammatica, pensata per rendere visibile ciò che per decenni è stato rimosso, ovvero le stragi compiute dai partigiani comunisti slavi, in combutta con i comunisti italiani.
«Quest’opera parla della storia e delle tragedie che hanno attraversato le nostre terre» ha dichiarato Francesco Di Paola Panteca, presidente del Consiglio comunale, sottolineando il valore civile dell’iniziativa.
Il progetto, realizzato dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, è stato selezionato tramite un concorso nazionale promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Jasmine Iannì, una delle giovani autrici, ha spiegato che l’idea nasce «dalla volontà di rendere visibile la tragedia che si è consumata nel periodo giuliano‑dalmata durante la guerra».
Il cilindro, che richiama simbolicamente la foiba, ribalta il concetto di occultamento: invece di nascondere, espone.
Alla cerimonia erano presenti autorità civili, militari e accademiche, oltre ai rappresentanti delle associazioni degli esuli. Il prefetto Giuseppe Petronzi e il vicepresidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli, Fabio Tognoni, hanno ricordato l’importanza di mantenere viva la memoria in un momento storico in cui il rischio dell’oblio è sempre più concreto. Un monito ribadito anche dall’assessore regionale Fabio Scoccimarro: «Per i giovani è importante conoscere i drammi del Novecento. Quello delle foibe e dell’esodo è un capitolo fondamentale per il nostro territorio e per l’Italia».
La cerimonia si è conclusa con il taglio del nastro, l’illuminazione dell’opera e l’Inno di Mameli. Trieste consegna così alla città un luogo che non è solo memoria, ma responsabilità collettiva.

venerdì 8 maggio 2026

Buttafuoco apre la Biennale: "Non barattiamo 130 anni di storia per un quieto vivere politicante"

Pietrangelo Buttafuoco
Nel suo intervento da presidente della Biennale di Venezia alla conferenza stampa di presentazione, Pietrangelo Buttafuoco ha scelto una linea chiara: difendere la libertà dell’arte e respingere ogni tentazione di trasformare la cultura in un tribunale ideologico. Un messaggio netto, pronunciato davanti alle istituzioni e al mondo culturale internazionale, che ha segnato l’avvio ufficiale della 60ª edizione della Biennale artistica.
Il cuore del suo discorso è stato un richiamo alla natura stessa della Biennale, che non deve diventare luogo di scomuniche preventive o di esclusioni politiche. “La Biennale non è un tribunale”, ha affermato, sottolineando come l’arte debba restare uno spazio aperto, capace di accogliere complessità e contraddizioni. Da qui il rifiuto di ogni forma di censura preventiva: “No all’esclusione preventiva, non barattiamo 130 anni di storia”. Evidente il riferimento alla contestata presenza dei padiglioni di Russia e Israele, che hanno visto la bocciatura dello stesso ministro della Cultura, Alessandro Giuli e la protesta di tutto il mondo politico occidentale, Unione Europea in testa.
Buttafuoco ha insistito sulla necessità di preservare la missione originaria dell’istituzione: essere un ponte, non un muro. Ha ricordato che la Biennale è nata per mettere in dialogo culture diverse, non per giudicarle. E ha invitato a non piegare l’arte alle logiche del presente, spesso polarizzate, rivendicando il ruolo dell’immaginazione come spazio di libertà.
Il presidente ha poi richiamato il valore della responsabilità culturale: “La Biennale non può essere ridotta a un campo di battaglia”, ha detto, chiedendo di proteggere l’autonomia dell’istituzione e la dignità degli artisti. Un messaggio rivolto tanto alla politica quanto al pubblico, in un momento in cui il dibattito culturale tende spesso a irrigidirsi.
Il suo intervento ha mostrato la cifra di Buttafuoco: un intellettuale che proviene dalla Destra culturale, ma che non si chiude al mondo. La sua visione, radicata ma non ideologica, rivendica un’idea di cultura come spazio plurale, dove la tradizione convive con la ricerca e dove il confronto non diventa scontro.
In un tempo in cui la cultura rischia di essere usata come arma identitaria, il suo discorso ha riportato l’attenzione sull’essenziale: la Biennale come luogo di libertà, di ascolto e di incontro. Un messaggio che, al di là delle appartenenze, parla a chiunque creda nel valore dell’arte come bene comune.

venerdì 17 aprile 2026

Il Festival di Mosca alza il sipario: talenti mondiali e italiani alla 48ª edizione

Foto Ria Novosti
Il Teatro Rossiya ha ospitato l’apertura del 48° Festival Internazionale del Cinema di Mosca, una delle rassegne più longeve al mondo, inaugurata questo 16 aprile e in programma fino al 26 aprile.
La cerimonia ha dato ufficialmente il via a dieci giorni di proiezioni, incontri e anteprime, confermando il ruolo centrale del MIFF nel panorama cinematografico internazionale.
Ad aprire il festival è stato il film "Gli angeli di Ladoga" del regista russo Alexander Kott, scelto come titolo inaugurale di un’edizione che punta a valorizzare produzioni provenienti da diversi continenti.
La giuria internazionale, guidata dal regista cingalese Prasanna Vithanage – considerato tra i cineasti più influenti dell’Asia meridionale – riunisce figure di primo piano del cinema mondiale: l’attrice russa Darya Ekamasova, lo spagnolo Javier Rebollo, autore di opere premiate come La donna senza pianoforte, il regista russo Ivan I. Tverdovsky, più volte presente nei principali festival europei, la star cinese Jin Sha e il cineasta turco Mahmut Fazıl Joshkun.
Come da tradizione, la serata inaugurale ha visto sfilare sul 'red carpet' numerose attrici e personalità del cinema russo, elemento distintivo dell’immaginario 'glamour' del festival.
Fondato nel 1935, il MIFF è diventato annuale dal 1999 e assegna premi storici come il San Giorgio d’Argento al miglior regista e il Premio Stanislavskij alla carriera.
Quest’anno l’Italia è presente con tre titoli: "Anna" di Monica Guerritore e "RIP" di Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis, entrambi nel concorso principale, e "Per un po’" di Simone Valentini nella sezione Little People, Big History. Una partecipazione significativa, dopo i quattro film italiani selezionati nel 2025, che conferma l’interesse della rassegna per il nostro cinema.
Con una programmazione che unisce grandi autori, nuove voci e produzioni internazionali, il Festival di Mosca si prepara a dieci giorni di confronto culturale e visioni dal mondo, in attesa dei verdetti finali del 26 aprile.

Qui sotto, altre foto di Ria Novosti legati alla giornata inaugurale:



giovedì 26 marzo 2026

Marco Ferreri a Venezia nel 1984: il futuro, secondo lui, era donna

La locandina del film
Nel settembre 1984, mentre il cinema italiano faticava a ritrovare identità e pubblico, Marco Ferreri rappresentava un’eccezione vivente. In un panorama segnato dalla crisi produttiva, dall’avanzata della televisione commerciale e dal declino dei grandi autori degli anni Sessanta e Settanta, lui gira un film all’anno, imperturbabile. A 56 anni resta un regista che divide: per alcuni un provocatore geniale, per altri un furbacchione che maschera l’insensatezza con lo scandalo. Ma ogni sua opera accende dibattiti, e questo basta a mantenerlo al centro della scena.
Alla Mostra di Venezia di quell'anno presentò "Il futuro è donna", scritto con Dacia Maraini e Piera Degli Esposti, interpretato da Hanna Schygulla, Ornella Muti e Niels Arestrup.
Il film si inserisce nel clima culturale degli anni '80, attraversato dal ripensamento dei ruoli di genere e dalla crisi del maschio occidentale, temi che Ferreri affrontava da tempo. “La donna è proiettata verso il futuro, l’uomo resta passivo”, affermava, sintetizzando una poetica che da "L’ultima donna" a "Ciao maschio" ha sempre provocato reazioni contrastanti.
La storia segue Malvina, giovane incinta che incontra una coppia incapace di mettere al mondo figli per paura di un’imminente catastrofe. Nasce un rapporto a quattro che diventa riflessione sulla maternità, distinta da Ferreri in biologica e concettuale: “Non tutte le donne incinte sono già madri, e alcune lo sono senza esserlo”.
Quanto alle sue interpreti ricorrenti, sorride: “La Muti e la Schygulla sono come oracoli. Dicono ciò che io non dico”. In un’Italia sospesa tra modernizzazione e inquietudine, Ferreri era uno dei pochi a usare il cinema come strumento di disturbo. E forse, proprio per questo, continua a essere necessario anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1997.

martedì 11 febbraio 2025

Da Capua a Mosca, il lungo viaggio di un affresco antico 2500 anni

Un affresco del IV secolo avanti Cristo scoperto in una tomba a Capua e giunto nell''800 in Russia, è stato esposto per la prima volta al pubblico presso il Museo Pushkin di Mosca, dove rimarrà fino al 30 marzo, dopo essere stato sottoposto a un'attenta opera di restauro.
Si chiama "Il ritorno del guerriero" ed è stato conservato negli scantinati del Museo della regione di Voronezh per circa un secolo.
La lastra di tufo intonacata raffigura un giovane guerriero equestre con barba e rigogliosi capelli ricci. La sua testa, tuttavia, non è coperta da un elmo e dall'arma è visibile solo una lancia, dalla quale pende una tunica bianca macchiata di sangue: probabilmente un trofeo catturato a un nemico ucciso.
A causa dello stato frammentato dell'affresco, non è noto se il guerriero fosse accompagnato da altre figure, ma il motivo del ritorno con un trofeo indica il raggiungimento dello status di eroe.
Scoperto nel novembre del 1871 sul territorio dell'antica Capua (la moderna Santa Maria Capua Vetere), il frammento fu acquistato per la collezione privata della famiglia Doria, che poi, attraverso la mediazione dell'archeologo e mercante d'arte Wolfgang Helbig, lo vendette al museo dell'Università di Tarfu in Estonia, allora parte dell'Impero zarista.
Dopo la rivoluzione del 1917, l'affresco finì nel museo dell'Università di Voronezh in Russia, dove da allora è rimasto.
Il cattivo stato di conservazione, con diversi strati di polvere e una crepa, lo avevano fatto considerare finora inadatto all'esposizione. Il suo aspetto è però cambiato con un restauro compiuto fra il 2023 e il 2024 presso il Centro scientifico panrusso di arte e riproduzione Grabar.
"Questo dipinto ha una freschezza sorprendente e ti permette di sentire letteralmente il movimento del pennello dell'antico maestro, di percepirne la sua presenza", ha detto il responsabile del restauro, Alexander Gormatyuk. "E' come se questo cavaliere sannita tornasse dalle profondità del tempo, quando fu creato, due millenni e mezzo fa, da un anonimo maestro, e ora compare davanti ai visitatori quasi nella sua originale vividezza di colori", affermano i responsabili del Museo Pushkin. (fonte: ANSA)

domenica 26 maggio 2024

La moda francese all'epoca di De Nittis, narrazioni di vita mondana

La prof.ssa Maria Teresa Zanola (immagine Bordignon)
"La moda francese all'epoca di De Nittis"
, questo il titolo dell'incontro andato in scena nella Sala Conferenze di Palazzo Reale a Milano e che, attraverso i dipinti di Giuseppe De Nittis, molti dei quali esposti nella mostra inaugurata, sempre a Palazzo Reale, nel mese di febbraio, hanno fatto da volano nell'esplorazione di quei costumi che lo stesso pittore barlettano ritraeva con sapienza e occhio da testimone, fonte importante per osservare l'evoluzione della moda a Parigi, faro del mondo occidentale nella seconda metà del XIX secolo.
Un convegno nato dalla volontà della professoressa Maria Teresa Zanola, ordinario di linguistica francese presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Accademia della Crusca.
De Nittis è il pittore dell'eleganza e della moda, della vita moderna e delle Parisiennes, le donne parigine, con i loro vestiti e il loro gusto, dall'abito da casa a quello delle amazzoni, inserendosi nella ricostruzione del ruolo femminile nella società. Il tutto portato per mano dalla moglie, lei stessa parigina, Léontine Lucille Gruvelle, costumista, musa e romanziera.
Narrazioni divita mondana profilano ritratti evocativi di donne avvolte in trasparenze ed effetti di luce, come passerelle per la moda francese.
A supportare la giornata anche l'Institut Français di Milano, presente attraverso il suo segretario generale, Sandra Rouvière.

lunedì 20 maggio 2024

Giuseppe De Nittis e la buona tavola raccontati da Nino Vinella

Lèontine De Nittis mostra orgogliosa il libro di Nino Vinella
Giuseppe De Nittis, genio della pittura italiana e pugliese, grande protagonista dell'arte del XIX° secolo, ma anche vero e proprio 'gourmet' e amante della buona tavola. Nasce da qui il libro di Nino Vinella, giornalista e scrittore barlettano, che con De Nittis condivide i natali barlettani, e intitolato "A tavola con De Nittis, italien, peintre, gourmet".
Il libro è una sorta di 'pamphlet' in cui l'autore racconta la figura di De Nittis e della moglie Lèontine attraverso un vero e proprio 'collage' di notizie già note sui sabati parigini dove grandi personalità dell'epoca si incontravano per dialogare con il pittore barlettano, ma anche per apprezzarne le doti culinarie.
Scenario dell'evento l'elegante sala di Palazzo Reale, nei cui saloni adiacenti, proprio in questo periodo, è in corso la fortunata mostra dedicata proprio a De Nittis, 90 opere che ripercorrono l'intero percorso della breve vita del grande pittore, che ha diviso la propria esistenza fra l'Italia e Parigi, con un passaggio importante a Londra.
Durante la conferenza stampa, cui hanno preso parte, fra gli altri, Domenico Piraina, direttore della cultura del Comune di Milano e di Palazzo Reale, Ruggiero Fiorella, presidente della Commissione Consiliare Cultura del Comune di Barletta, e Camillo De Milato, presidente dell'Associazione Regionale Pugliesi di Milano, sono stati recitati alcuni passaggi del libro dagli attori Alessandro Tacconi e Maria Carolina Nardino, che hanno vestito con estrema aderenza alla realtà (anche nei costumi) i panni di De Nittis e della moglie Lèontine.

domenica 25 febbraio 2024

De Nittis a Milano, inaugurata la mostra a Palazzo Reale

Uno dei quadri esposti a Milano (immagine Bordignon)
Novanta dipinti, fra olii e pastelli, provenienti da collezioni pubbliche, private e straniere, da Parigi a Firenze, da Novara a Milano fino a Barletta. E' questo il cuore della mostra dedicata a Giuseppe De Nittis a Palazzo Reale di Milano e intitolata "De Nittis, pittore della vita moderna".
Aperta fino al 30 giugno, la mostra si articola in undici sezioni che coprono l'intera vita, personale e artistica, del grande pittore pugliese che trovò la sua compiuta espressione in terra francese, a Parigi, ma anche in altre grandi realtà europee, come Londra.
La mostra viene introdotta da un omaggio alla moglie, la parigina Léontine Lucile Gruvelle, che influenzerà notevolmente le scelte sociali e artistiche del marito.
Nato a Barletta nel 1846, De Nittis rappresenta uno dei principali alfieri della cultura pugliese in Italia e nel mondo. E proprio per esaltarne la figura e la rappresentatività era folta la presenza istituzionale locale e regionale a Palazzo Reale, a cominciare dal sindaco di Barletta, Cosimo Damiano Cannito, accompagnato dall'assessore alla Cultura della cittadina pugliese, Oronzo Cilli, da Anita Guarnieri, dirigente della soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province Barletta, Andria, Trani e Foggia, e da Aldo Patruno, direttore generale del dipartimento Cultura e Turismo di Regione Puglia.
Un pittore moderno, De Nittis, consapevole del proprio tempo, geniale e curioso, che in una vita breve, morì ad appena 38 anni in terra francese, nel 1884, seppe raggiungere vette di unicità interpretativa e artistica. Tanto che le sue spoglie riposano a Parigi, nel cimitero di Père-Lachaise e il suo epitaffio fu scritto dal drammaturgo e scrittore francese Alexandre Dumas figlio, che così lo ricordò: "Qui giace Giuseppe De Nittis, morto in piena giovinezza e in piena gloria, come gli eroi e i semidei".

sabato 19 novembre 2022

Sgarbi rilancia la Magna Grecia e l'arte padana

Un'immagine tratta dal sito best5.it
Vittorio Sgarbi
, neo sottosegretario alla Cultura, presenta 'nuove soluzioni' verso quelle che saranno le prossime scelte dell'Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura), che ha escluso, negli ultimi anni, le città dal diventare "patrimonio dell'umanità", vista la grande quantità di presenze nello speciale elenco 'protettivo'.
Intervistato dall'emittente bolognese E-tv a proposito dell'ipotizzato riconoscimento Unesco di Bologna, Sgarbi, ha già pensato a una alternativa che riguardi due macro-aree italiane: la Magna Grecia e l'arte padana.
Il neo sottosegretario prende le mosse dai libri di Arcangeli e dalla Padania, ovvero da "una identità nuova dell'arte Italiana che non fosse come quella che già conosciamo - dice -, per esempio quella fiorentina, Giotto, Botticelli, Michelangelo; l'arte toscana o veneziana (Tiziano, Tintoretto). Ma, come Arcangeli ci insegnava, un'arte che riguarda Ferrara, Modena, Bologna e l'Emilia-Romagna. Quindi - prosegue Sgarbi -, Bologna può essere l'epicentro di una grande identità padana. E così ho pensato di andare avanti su questa linea, fare una proposta all'Unesco per due aree: la Magna Grecia e l'arte padana. I Bronzi di Riace sono il momento più alto di ciò che la Magna Grecia ha espresso, e Bologna è uno dei momenti più alti dell'arte padana. Andiamo in questa direzione". (fonte: ANSA)

sabato 18 dicembre 2021

Natale davanti alla tv, fra arte e cultura

Mariah Carey, fra i protagonisti di "Tape"
Un Natale davanti alla televisione cercando di migliorare il proprio QI, trasformandosi da recettori passivi a collettori attivi di informazioni.
E' quello che propone Arte.tv, con sette titoli da guardare — gratuitamente con sottotitoli in italiano sul sito arte.tv/it o sulle app ARTE per smart TV, Fire TV, Apple TV e dispositivi mobili. Una selezione fra documentari, spettacoli e docu-serie per accontentare tutti: dagli appassionati di viaggi o di cucina fino ai più piccoli, passando per gli amanti della musica, dell’arte e della montagna.
Per gli appassionati di viaggi: "Misteri d’Arabia - Tra tradizione e modernità". Dal regno del Bahrain a Dubai, passando per il sultanato dell'Oman, nella penisola arabica culture e tradizioni ancestrali. Un racconto in quattro episodi attraverso un vero e proprio viaggio da Mille e Una Notte, ma nel XXI secolo.
Per gli appassionati di montagna e alpinismo: "Alpinismo sulle Dolomiti - Tra le aquile di San Martino". In questo reportage a raccontare questa realtà è Rocco, il più esperto di una squadra partita per una spedizione, assieme a Livio, aspirante giovane 'aquila'.
Per gli amanti dell’arte e dei musei: "C’era una volta il Louvre". Il museo del Louvre, a Parigi, racchiude la più grande esposizione aperta al pubblico di opere d'arte (35mila pezzi), alcune delle quali dei veri e propri simboli del Genio dell'Umanità. Frédéric Wilner racconta un museo leggendario attraverso i suoi personaggi-chiave e le sue iconiche collezioni.
Per gli appassionati di musica: "TAPE - Riavvolgi il nastro della storia musicale". Una serie che racconta la storia della musica in appena tre minuti. Da Mariah Carey e la sua iconica "All I want for Christmas is you" fino a Freddy Mercury, passando per gli ABBA, i Deep Purple ed Eminem, la docu-serie racconta ai neofiti gli aneddoti degli specialisti condividendo informazioni che permettono di brillare nello small talk musicale senza dover leggere per intero il dizionario del rock.
Per gli appassionati di lirica: "Il barbiere di Siviglia" di Gioachino Rossini, dalla Staatsoper di Vienna. Una delle opere più popolari del repertorio lirico. Per la sua produzione, il regista-attore e media-artist Herbert Fritsch ha riunito un cast stellare, e il risultato è uno spettacolo vibrante e variopinto, con elementi di pantomima e riferimenti alla Commedia dell'arte.
Per gli appassionati di cucina: "L’Europa a tavola". La serie è un viaggio nel gusto alla scoperta delle abitudini culinarie delle regioni d'Europa (e non solo): dalla cucina natalizia della Svezia alla tavola tipica della regione polacca della Casciubia, passando per il dipartimento francese dell’Essonne e il Länder tedesco di Saarland.
Per i più piccoli: "Parchi nazionali… animati". Dalle condizioni climatiche estreme nelle quali si trovano a vivere la fauna e la flora del parco Dovrefjell-Sunndalsfjella, in Norvegia, fino alle acque del parco di Arrábida, a sud di Lisbona, la serie racconta alcuni dei più bei parchi europei con la complicità degli insetti protagonisti del film d’animazione “Minuscule”.

venerdì 29 ottobre 2021

Tatay, alla Triennale di Milano la videoinstallazione di Marina Ballo Charmet

"Tatay", papà in filippino
Va in scena, a partire da questo venerdì 29 ottobre e fino al 28 novembre presso la Triennale di Milano, "Tatay", videoinstallazione di Marina Ballo Charmet, realizzata con la collaborazione di Ludovico Einaudi.
La Ballo Charmet lavora con la fotografia e il video ormai dalla metà degli anni '80 e, parallelamente, opera anche come psicoterapeuta nei servizi territoriali pubblici di Milano.
Tatay – parola che significa 'papà' in filippino – è un ambiente sonoro in cui, nel buio, 12 voci si intrecciano e si susseguono a formarne una, che diventa ancestrale e primordiale. Sono le voci di padri di Paesi e lingue diversi che cantano una ninna nanna al loro bambino.
Completa l’installazione un video con l’immagine di un gesto che si ripete e si intravede: quello di un padre che culla il suo piccolo da sinistra a destra e viceversa. Secondo Stefano Boeri, presidente di Triennale Milano, "la videoinstallazione di Marina Ballo Charmet è una poetica e raffinata riflessione sul tema della paternità, in cui suono e immagine si intrecciano e si rafforzano a vicenda per riportare a voci e gesti privati, personali, afferenti alla sfera del quotidiano, ma al contempo universali e ancestrali".

venerdì 30 ottobre 2020

Premio Michele Cea, la 5.a edizione va a Giuseppe Micciché

Giuseppe Micciché con il premio (foto Bordignon)
E’ andata a Giuseppe Micciché la quinta edizione del Premio Michele Cea, manifestazione dedicata al giovane artista prematuramente scomparso e sorta con l'intenzione di promuovere il lavoro e la passione di giovani talentuosi italiani ma non solo, evento organizzato dai genitori Lina Bavaro e Nicola Cea, con il sottotitolo “Con la luce negli occhi”.
Infatti, oltre a un simbolico premio in denaro e all’opera in vetro realizzata dallo scultore Germano Caiano, Micciché, proveniente da Agrigento, avrà la possibilità, Covid-19 permettendo, di allestire una mostra in data e luogo da definire, di pubblicare il proprio lavoro sulla rivista “Arte” di Cairo Editore e di vederlo segnalato sul “Catalogo di Arte Moderna” 2020.
La manifestazione, che si è svolta presso lo spazio culturale ex Fornace Gola di Milano, ha ottenuto il sostegno, fra gli altri, di Fondazione Cariplo, dell’Associazione Regionale Pugliesi e del Liceo Artistico di Brera e a consegnare i premi finali è stato il Prefetto di Milano, Renato Saccone. Micciché, che si è imposto grazie alla sua opera “#PrigioneSilenzioSA3… Silenzio”, scultura in argilla cotta e dipinta con vernici ad acqua. ha preceduto Stefano Garbuglia, autore del “Trittico della Diaspora o sulla Dispersione” (tecnica mista su tavola) ed Enrica Viola, autrice di “Pace e Guerra”, opera in gesso e carta semitrasparente su legno.

Qui sotto, il videoservizio della giornata e le foto, tutte di Massimiliano Bordignon










lunedì 2 marzo 2020

#Condividilarte, il nuovo hashtag per diffondere l'arte su Facebook

Un'opera 'mostruosa' di Hans Ruedi Giger
L'arte come mezzo per ingentilire il mondo del web, e di Facebook. Il vero antidoto all'odio e all'ignoranza diventa la forma più alta d'intelletto espressa dall'uomo. E' una delle ultime idee lanciate in rete attraverso l'hashtag #Condividilarte.
Il 'gioco' è semplice: chi comincia la 'catena' replica un testo predefinito associandolo a un quadro dell'artista preferito, quindi attende i primi 'like', cui assegnerà il compito di riprodurre il testo inserendoci però l'artista indicato dal primo giocatore. Il secondo giocatore prosegue e, a chiunque porrà un 'like' sul suo post, a propria volta indicherà il pittore di cui riprodurre un'opera a scelta. Un modo per conoscere e diffondere l'arte.
Ecco il testo da inserire nel proprio post: "Aderisco con piacere a questa bella iniziativa. L'idea è quella di occupare Facebook con l'arte. A chi metterà 'mi piace' al post verrà assegnato un artista e, a sua volta, dovrà inserire un'opera di quell'artista, insieme a questo testo".
L'artista che ho scelto è Hans Ruedi Giger, di cui trovate un'opera riprodotta nella foto a lato.

domenica 12 agosto 2018

Barcolana 2018, lunga vita a Marina Abramovic

Il manifesto 'incriminato'
Condivido e appoggio molte battaglie della Lega, capace di 'svecchiare' alcune incancrenite idee dell'Italia odierna mortalmente abbracciate al cattocomunismo e al modernismo occidentali. Si eviti però di scivolare sulla 'buccia di banana' dei giudizi artistico-politici.
Primo, l'arte trattasi di libera espressione dell'animo, e quindi mai soggetta a critiche assolute (certo, alcuni brani musicali si fatica a definirli 'espressioni artistiche'). Secondo, criticandola le si conferisce un'aurea di vittima sacrificale che ne aumenta la visibilità. Terzo, l'opera in questione, il manifesto della Barcolana 2018 di Marina Abramovic, è a mio avviso un gustoso e delicato esempio di ironia, godibile perfino per quelli che l'accoglienza barcaiola ostacolano, miscela mirabile di antichi manifesti futuristi e maoisti.
Quindi, se è lecito 'chiudere i porti', oserei dire che sia obbligatorio 'aprire le menti'. Fedriga, pensaci tu... e complimenti all'Abramovic!

lunedì 26 aprile 2010

Ludmilla Radchenko, ora sei davvero un'artista!

Musica rap nella mia testa, ma di quel ritmo dolce che unisce il suono del clarino allo scratchare del disco, mentre il sottofondo vocale si perde nella voluttuosità dei miei sensi. Sono in preda alle voglie mentre, nel centro di Milano, mi reco da Ludmilla Radchenko per la sua ultima esposizione. Penso, cosparso di pregiudizi, che mi troverò di fronte a un'autentica 'vaccata', e non solo perché la modella russa di Omsk classe 1978 ha realizzato una mucca che parteciperà all'edizione 2010 della Cow-Parade. In preda alla classica ignoranza 'grassa', ho già catalogato la bella Ludmilla come una simpatica perditempo nel mondo dell'arte, giusto un hobby per fare parlare di sé riviste compiacenti.
E invece... la sua serata in via Solferino si è trasformata in un vero successo e in una rivelazione per il sottoscritto.
Sotto l'attenta gestione di Simona Cochi, splendida organizzatrice della serata, ho potuto apprezzare come Ludmilla si sia messa di buona volontà a esplorare mille mondi lontani dal suo, provando e trovando nuova materia e ispirazione che non credo sia così banale esprimere. Poi ognuno sia libero di ironizzare, ma a me la pop art di Ludmilla Radchenko piace, e sono contento che abbia potuto esprimerla a Milano, dove Ludmilla ha il proprio Pop.Art.Studio in via Varanini.
"New York Underground", "Madonna Live Style" e "Amsterdam Temptation" sono alcuni dei nomi delle collezioni proposte da Ludmilla. Piace, fortissimamente piace. E, fra le ospiti presenti, anche qualche volto noto, come quello di Alessia Fabiani. Ma, personalmente, preferisco i dipinti di Ludmilla...

(foto di Massimiliano Bordignon)

venerdì 1 maggio 2009

Un Caravaggio da mozzare il fiato...

Non voglio che si pensi che io sia una persona arida... ;-))) Anch’io so apprezzare l’arte... a volte. Stasera, alla verdissima età di 43 anni, ho scoperto il signor Michelangelo Merisi detto ‘il Caravaggio’. Il pittore milanese classe 1571 (però...) mi ha lasciato di... stucco. Un’amica mi ha mostrato un libro monografico su di lui (io ho provato a proporle la collezione di farfalle, ma forse non era il caso...) e sono rimasto incantato dalla modernità delle figure del ‘nostro’.

Tant’è, vi propongo il ‘San Gerolamo’, dipinto a olio su tela realizzato fra il 1605 e il 1606. Questo dipinto, la nitidezza dei tratti, la presenza del teschio semisommerso dall’oscurità, la veste rossa del santo, mischiano insieme inquietudini e terrore che penso solo una certa musica dark siano riuscite a replicare ai nostri giorni. Buon ‘San Gerolamo’ allora...