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| La foto di "Monumentum" da ilReggino.it |
La struttura, intitolata "Monumentum", è un cilindro trasparente in plexiglass alto sei metri, ospita figure bianche sospese nell’atto della caduta: un’immagine potente e drammatica, pensata per rendere visibile ciò che per decenni è stato rimosso, ovvero le stragi compiute dai partigiani comunisti slavi, in combutta con i comunisti italiani.
«Quest’opera parla della storia e delle tragedie che hanno attraversato le nostre terre» ha dichiarato Francesco Di Paola Panteca, presidente del Consiglio comunale, sottolineando il valore civile dell’iniziativa.
Il progetto, realizzato dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, è stato selezionato tramite un concorso nazionale promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Jasmine Iannì, una delle giovani autrici, ha spiegato che l’idea nasce «dalla volontà di rendere visibile la tragedia che si è consumata nel periodo giuliano‑dalmata durante la guerra».
Il cilindro, che richiama simbolicamente la foiba, ribalta il concetto di occultamento: invece di nascondere, espone.
Alla cerimonia erano presenti autorità civili, militari e accademiche, oltre ai rappresentanti delle associazioni degli esuli. Il prefetto Giuseppe Petronzi e il vicepresidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli, Fabio Tognoni, hanno ricordato l’importanza di mantenere viva la memoria in un momento storico in cui il rischio dell’oblio è sempre più concreto. Un monito ribadito anche dall’assessore regionale Fabio Scoccimarro: «Per i giovani è importante conoscere i drammi del Novecento. Quello delle foibe e dell’esodo è un capitolo fondamentale per il nostro territorio e per l’Italia».
La cerimonia si è conclusa con il taglio del nastro, l’illuminazione dell’opera e l’Inno di Mameli. Trieste consegna così alla città un luogo che non è solo memoria, ma responsabilità collettiva.
