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lunedì 23 luglio 2018

Il Manifesto, basta la parola: comunisti

I macabri corpi degli italiani ritrovati nelle foibe
Sono gli stessi che hanno riempito le foibe di italiani, donne e bambini compresi, sono quelli che hanno appeso a testa in giù gente già morta su cui hanno pisciato e sputato, sono gli stessi che a guerra finita aspettavano chi non la pensava come loro agli angoli delle strade e lo ammazzavano come un cane, sono quelli che per mezzo secolo hanno sostenuto che l'Unione Sovietica fosse un Paese democratico (e molti ci credono ancora), sono quelli che, pur di andare contro i loro 'nemici' di oggi sono disposti ad allearsi con i loro nemici di ieri, sono quelli che preferiscono i clandestini e gli zingari alla gente onesta che lavora, tutto purché possano ancora sopravvivere al proprio ammorbante fetore di morte che avvolge l'intera loro storia. Sono #comunisti. #Marchionne #IlManifesto

Il Manifesto su Marchionne, il coma profondo è del giornalismo

La prima pagina de Il Manifesto
Ho sempre sostenuto il cinismo dei giornali e dei giornalisti, ci sono state prime pagine di Libero che ho difeso a spada tratta, sebbene fossero di 'lana grossa'. Ma forse nemmeno quelle arrivavano a coprire di merda un uomo morente in un letto d'ospedale. Che gran parte della Sinistra sia costretta a grattare 'sotto terra' (non quella dei cimiteri, ma figurata) per riuscire a trovare dei segnali di vita (o morte apparente) ormai è un dato acquisito. Ne sono un chiaro monito le minacce a Salvini e ai 'fascioleghisti', l'isterismo che ha colto i suoi militanti di spicco dopo la creazione dell'ultimo governo (il primo votato dagli italiani dopo molti anni) e 'copertine' come quella de Il Manifesto, dedicata (o 'ispirata'?) all'imminente e da tutti preannunciata morte di Sergio Marchionne (comunque ancora vivo al momento in cui questo post, e suddetta copertina, vengono pubblicati), che probabilmente verrà dipinta come sagace e frutto di un diritto di cronaca 'alternativo'. Adesso aspetto con fiducia la vignetta di Vauro.
PS: gli stessi autori di questa prima pagina e di coloro che la sosterranno sono gli stessi che tuonavano contro alcuni titoli discutibili di alcuni giornali della cosiddetta Destra, i quali avevano quanto meno il pregio di non esprimere giudizi ma raccontare la cruda verità (uno per tutti il famoso "Bastardi islamici").