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sabato 10 febbraio 2024

Giorno del Ricordo: Foibe, si attendono ancora le scuse della Sinistra

Il Giorno del Ricordo celebrato nel 2020 in Regione Lombardia
Forse delle semplici 'scuse' non basteranno mai per dimenticare le atrocità commesse dalla marmaglia dei partigiani comunisti, che hanno trucidato migliaia di italiani sul finire di quella che fu una vera e propria guerra civile, legata alla Seconda Guerra Mondiale.
Forse non basta un semplice Giorno del Ricordo per fare pari e patta con il mondo criminale di chi ancora sostiene di essere stato dalla parte 'giusta' della storia, giustificando così i propri crimini nei confronti di chi, un po' per caso e un po' arbitrariamente, è stato ritenuto essere dalla parte 'sbagliata' della stessa.
Al termine della quale la Sinistra ha sempre rifiutato ogni tentativo di riappacificazione e di superamento delle ostilità, mantenendo intatto l'odio per il 'diverso'.
In queste ore, le uniche parole di condanna sono arrivate dal presidente Sergio Mattarella e dagli esponenti della Maggioranza, mentre si resta in attesa di frasi esplicite di condanna da parte di quelli della Sinistra.
Oggi, perfino quando la legge ha sdoganato il 'braccio teso', dalla parte dei nipoti dei partigiani si prosegue con la litania di "Bella Ciao" e con il motto di "Uccidere un fascista non è reato".
Peccato che, nelle foibe, la maggior parte degli assassinati non fossero fascisti, ma persone normali che, magari avevano avuto il solo 'torto' di restare fedeli a un giuramento prestato e di non essere fuggiti sulle montagne, passando solo nel dopoguerra dal ruolo di traditori a quello di eroi.
Ricordare le foibe diventa quindi un modo per onorare la dignità di chi ha preferito difendere la propria Patria dall'invasione di eserciti stranieri che, qualcuno, secondo la storiografia della propaganda, ancora si ostina a chiamare 'liberatori'.

martedì 16 febbraio 2021

Lonigo 'infoiba' Norma Cossetto per la seconda volta

L'articolo de "Il Giornale di Vicenza"
Lascia come minimo interdetti la decisione del Comune di Lonigo, provincia di Vicenza, che ha deciso di rigettare la richiesta, avanzata dalle 'opposizioni', di intitolare una via a Norma Cossetto, giovane studentessa italiana infoibata dai partigiani italo-jugoslavi dopo ripetuti stupri e violenze, rea di avere avuto il coraggio di non rinnegare la propria adesione al fascismo.
L'episodio della violenza perpetrata ai danni della giovane laureanda (che nel frattempo aveva spontaneamente aderito al GUP, Giovani Universitari Fascisti), cito l'onnipresente Wikipedia, venne riferito da una donna abitante davanti alla scuola: "Ancora adesso la notte ho gli incubi, al ricordo di come l'abbiamo trovata: mani legate dietro alla schiena, tutto aperto sul seno il golfino di lana tirolese comperatoci da papà la volta che ci aveva portate sulle Dolomiti, tutti i vestiti tirati sopra all'addome [...] Solo il viso mi sembrava abbastanza sereno. Ho cercato di guardare se aveva dei colpi di arma da fuoco, ma non aveva niente; sono convinta che l'abbiano gettata giù ancora viva. Mentre stavo lì, cercando di ricomporla, una signora si è avvicinata e mi ha detto: "Signorina non le dico il mio nome, ma io quel pomeriggio, dalla mia casa che era vicina alla scuola, dalle imposte socchiuse, ho visto sua sorella legata ad un tavolo e delle belve abusare di lei; alla sera poi ho sentito anche i suoi lamenti: invocava la mamma e chiedeva acqua, ma non ho potuto fare niente, perché avevo paura anch'io" (dal racconto di Licia Cossetto, sorella di Norma, cit.).
Questa la risibile, e pretestuosa, scusa, addotta dalla maggioranza del Comune vicentino per rigettare la richiesta di intitolare una via alla giovane (cui peraltro proprio un docente universitario e deputato comunista, Concetto Marchesi, propose, e contribuì a fare ottenere, una laurea ad honorem in Lettere e Filosofia all'Università di Padova), per bocca di Federica Florio: "Nella richiesta della minoranza esiste un vizio procedurale... Sarebbe stato corretto formulare in autonomia l’istanza ai destinatari senza coinvolgere il consiglio comunale... L’eventuale decisione a favore espressa dalla giunta dovrebbe comunque in seguito essere approvata dal prefetto mentre, per quanto riguarda l’intitolazione di un’aula scolastica, sarebbero stati necessari i pareri favorevoli degli organi d’istituto e del provveditore agli studi".
Un semplice vizio di forma quindi. No, peggio, un vero e proprio 'psicoreato' di chi pretende di pensarla con la propria testa, senza seguire il credo comune consolidato da una storia monocorde scritta dai vincitori. Basti leggere la frase di Chiara Ballan, altra esponente della maggioranza leonicena: "La manipolazione e la strumentalizzazione dei fatti storici è una prassi consolidata che la destra usa puntando alla pancia e non alla testa della gente riportando versioni parziali dei fatti storici per fomentare la divisione politica".
Un utilizzo ancora pretestuoso, strabico e negazionista della storia, teso al giustificazionismo esistenziale di forze politiche vigliacche, crudeli e spietate in tempo di guerra e oggi prive di senso, e all'ennesimo sfregio alla memoria di una ragazza che aveva nello studio e negli ideali il proprio credo e la propria vocazione.

Leggi anche:
Profughi istriani, ristabilire il senso della memoria
Giorno del Ricordo, per non dimenticare le foibe
Enciclopedia delle Donne: Norma Cossetto

domenica 31 maggio 2020

La follia comunista condanna Fontana, assolto il giorno dopo

La violenza dei contestatori 'rossi' in una foto del Corriere
Li osservi ragliare con il loro sguardo ubriaco di odio, le facce rosse da avvinazzati di comunismo, contagiati dal virus di una vita persa in ideologie fallite e consunte.
Sono i rappresentanti del CARC, acronimo che sta per Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, portatori malati di quell'epidemia che ha portato alcuni bipedi a lordare un muro di Milano con la scritta "Fontana assassino", nell'affannosa ricerca di un nemico che dia un senso alla propria esistenza.
Il 'fascioleghista', sia esso il governatore lombardo, Attilio Fontana, o anche semplicemente un cittadino dissenziente, è il nuovo inventato simbolo del 'male', il pupazzo da appendere in Piazzale Loreto, perché senza quella partigianeria malata di presunti guardiani di una libertà altrettanto immaginaria, le menti di certi personaggi non troverebbero giustificazioni per continuare nel proprio retropensiero vecchio di oltre mezzo secolo.
Ormai sono uguali a se stessi da anni, alcuni incappucciati protoventenni, altri 'descamisados' ultrasessantenni, mano nella mano, l'uno appoggiato sull'ignoranza dell'altro. E, per citare un vecchio coro da stadio, 'sempre di meno'. Per fortuna.
Merita di essere riportato il delirio di questi fanatici: "La giunta Fontana deve essere cacciata - dicono seri e convinti - e la soluzione è quella di costruire un commissariamento popolare fatto delle tante organizzazioni come le brigate di solidarietà e i sindacati di base". Un inno.
Salvo poi scoprire, il giorno dopo, come lo stesso Fontana sia stato assolto dai magistrati e il Governo Conte ritenuto responsabile (come del resto si sapeva) della mancata apertura delle Zone Rosse della Bergamasca (che nulla c'entrano con i 'rossi' nel cervello di cui sopra).
Sono queste le piccole cronache quotidiane della meschina disinformazione nazionale, che porta poi all'esplosione di questi tumori di democrazia allo stato terminale.
Anche perché, ovviamente, sui giornali del 'pensiero unico' cattocomunista nazionale, "Il Corriere della Sera" e "La Repubblica" in testa, del giudizio 'assolutivo' su Fontana, ormai comunque costretto a vivere sotto scorta, non vi era notizia alcuna.

L'articolo de "La Verità" sulle 'zone rosse' che scarica Fontana dalle colpe

lunedì 23 luglio 2018

Il Manifesto, basta la parola: comunisti

I macabri corpi degli italiani ritrovati nelle foibe
Sono gli stessi che hanno riempito le foibe di italiani, donne e bambini compresi, sono quelli che hanno appeso a testa in giù gente già morta su cui hanno pisciato e sputato, sono gli stessi che a guerra finita aspettavano chi non la pensava come loro agli angoli delle strade e lo ammazzavano come un cane, sono quelli che per mezzo secolo hanno sostenuto che l'Unione Sovietica fosse un Paese democratico (e molti ci credono ancora), sono quelli che, pur di andare contro i loro 'nemici' di oggi sono disposti ad allearsi con i loro nemici di ieri, sono quelli che preferiscono i clandestini e gli zingari alla gente onesta che lavora, tutto purché possano ancora sopravvivere al proprio ammorbante fetore di morte che avvolge l'intera loro storia. Sono #comunisti. #Marchionne #IlManifesto