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giovedì 11 giugno 2020

Se anche "Il Manifesto" promuove "Via col vento"

Io non odio la Sinistra. Quella vera. Militante. Assolutamente. Forse perché ne conosco le virtù e, sebbene molto alla lontana, ho pure simpatizzato per lei.
E così sono lieto che arrivi proprio da un giornale di Sinistra come "Il Manifesto" la più ferma condanna nei confronti della follia che imperversa in questi giorni nelle piazze mondiali.
La demagogia di #BlackLivesMatter, con la sua violenza iconoclasta, anticulturale e antistorica, ha aperto gli occhi di chi della Sinistra vive gli ideali ma non la stupidità.
Applausi, quindi, per Giulia D'Agnolo Vallan e per il suo "Ripulirsi la coscienza cancellando l'arte", in cui esprime il disagio, in particolare, per la scelta della nuova piattaforma della Warner Bros, HBO Max, di rimuovere temporaneamente dal palinsesto il film "Via col vento" ("Gone with the Wind", 8 premi Oscar nel 1940), uno dei capolavori della cinematografia mondiale.
La D'Agnolo Vallan definisce il gesto della WB "un opportunistico, superficiale, gesto di corporate public relation, e al peggio una censura". Un'idea che viene definita "non solo profondamente stupida, ma profondamente pericolosa in una società democratica". "Impedire a uno spettatore del presente", prosegue la giornalista "di fruire di un'opera d'arte 'in prospettiva', tenendo conto del contesto storico in cui è stata creata, è - prima di tutto - negare l'intelligenza dello spettatore".
Chapeau nei confronti della giornalista de "Il Manifesto", augurandomi come la mia solidarietà espressa nei suoi confronti, non le faccia venire il dubbio di avere sbagliato il tono dell'articolo. Del resto, in fondo, domani è un altro giorno!

Rossella O'Hara e Mami, due personaggi storici di "Via col vento"

lunedì 23 luglio 2018

Il Manifesto, basta la parola: comunisti

I macabri corpi degli italiani ritrovati nelle foibe
Sono gli stessi che hanno riempito le foibe di italiani, donne e bambini compresi, sono quelli che hanno appeso a testa in giù gente già morta su cui hanno pisciato e sputato, sono gli stessi che a guerra finita aspettavano chi non la pensava come loro agli angoli delle strade e lo ammazzavano come un cane, sono quelli che per mezzo secolo hanno sostenuto che l'Unione Sovietica fosse un Paese democratico (e molti ci credono ancora), sono quelli che, pur di andare contro i loro 'nemici' di oggi sono disposti ad allearsi con i loro nemici di ieri, sono quelli che preferiscono i clandestini e gli zingari alla gente onesta che lavora, tutto purché possano ancora sopravvivere al proprio ammorbante fetore di morte che avvolge l'intera loro storia. Sono #comunisti. #Marchionne #IlManifesto

Il Manifesto su Marchionne, il coma profondo è del giornalismo

La prima pagina de Il Manifesto
Ho sempre sostenuto il cinismo dei giornali e dei giornalisti, ci sono state prime pagine di Libero che ho difeso a spada tratta, sebbene fossero di 'lana grossa'. Ma forse nemmeno quelle arrivavano a coprire di merda un uomo morente in un letto d'ospedale. Che gran parte della Sinistra sia costretta a grattare 'sotto terra' (non quella dei cimiteri, ma figurata) per riuscire a trovare dei segnali di vita (o morte apparente) ormai è un dato acquisito. Ne sono un chiaro monito le minacce a Salvini e ai 'fascioleghisti', l'isterismo che ha colto i suoi militanti di spicco dopo la creazione dell'ultimo governo (il primo votato dagli italiani dopo molti anni) e 'copertine' come quella de Il Manifesto, dedicata (o 'ispirata'?) all'imminente e da tutti preannunciata morte di Sergio Marchionne (comunque ancora vivo al momento in cui questo post, e suddetta copertina, vengono pubblicati), che probabilmente verrà dipinta come sagace e frutto di un diritto di cronaca 'alternativo'. Adesso aspetto con fiducia la vignetta di Vauro.
PS: gli stessi autori di questa prima pagina e di coloro che la sosterranno sono gli stessi che tuonavano contro alcuni titoli discutibili di alcuni giornali della cosiddetta Destra, i quali avevano quanto meno il pregio di non esprimere giudizi ma raccontare la cruda verità (uno per tutti il famoso "Bastardi islamici").

martedì 15 giugno 2010

"Il Manifesto", l'unità d'Italia e il confronto

Non provate a darmi del comunista, sapete bene che sono cose che mi irritano. E' però vero che, alle volte, non sono pochi i punti di contatto fra me e 'quelli'. Quanto meno, nella lunga serie di ...ate che odo proferire, ce ne sono diverse con cui non posso non trovarmi d'accordo, e, ma solo per alcuni, aggiungo il piacere di una certa onestà intellettuale, che aumenta geometricamente quanto più verso l'estrema sinistra ci s dirige. L'articolo di Alessandro Robecchi dedicato ai festeggiamenti dell'unità dell'Italia (anzi, la 'U' va maiuscola, perdonatemi) è abbastanza esemplificativo in proposito e, pur partendo da presupposti completamente diversi, arriva (più o meno) alle mie medesime conclusioni. Con tutto il rispetto e l'interesse che nutro per i corsivisti de "Il Giornale" e di "Libero", invito tutti voi, quando pensate di essere convinti di una vostra idea, a confrontarvi con chi quell'idea ce l'ha completamente opposta, e "Il Manifesto" mi sembra un bel banco di prova e un giornale davero intrigante. Non pensiate sia stato improvvisamente pervaso da quello spirito buonista tanto idealizzato da certa sinistra. Ritengo solo che lo sviluppo del nostro cervello migliori atraverso il confronto. Ancora una volta quindi, ha vinto l'interesse dell''utile'...
Leggi l'articolo de "Il Manifesto"