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mercoledì 31 dicembre 2025

La Repubblica tocca il fondo, le balle sull'invasione dei lupi russi

foto di Thomas Bonometti per Unsplash
L'ultima castronata de La Repubblica (ma non solo) rappresenta il livello medio, ormai disastroso, dell'informazione in Italia, ma anche nell'Europa Occidentale in 'formato Ursula' (Von der Leyen, ovviamente). Il pezzo, vergato il 24 dicembre da Enrico Franceschini (un cognome garanzia di cul-tura), da non credere, ha questo titolo: "La guerra di Putin uccide in Finlandia: i lupi sconfinano e fanno strage di renne". Svolgimento: "I cacciatori si sono dovuti arruolare e così questi predatori si riproducono indisturbati e cercano cibo al di là della frontiera", e ci si limiti al sottotitolo, perché, grazie a Dio, l'intero articolo è 'riservato' agli sventurati abbonati della carta straccia un tempo diretta da Eugenio Scalfari. Sic transit gloria mundi, ma anche 'gloria lupi'.
Gustoso e inappuntabile, al riguardo, l'editoriale di Marco Travaglio su ben altro quotidiano, "Il Fatto Quotidiano", intitolato "Balle coi lupi" e che, nella sua seconda parte, si snoda così: 'Vi basti questo fatto, svelato da Rep alla vigilia di Natale: “La guerra di Putin uccide in Finlandia: i lupi sconfinano e fanno strage di renne. I cacciatori si sono dovuti arruolare e così questi predatori si riproducono indisturbati e cercano cibo al di là della frontiera”. L’ultima frontiera della guerra ibrida è la cyber-zoologia. Prima Mosca sparge droni in mezza Europa, poi ci manda i lupi, con tanto di cittadinanza e passaporto russi perché nessuno li confonda con quelli finlandesi (il lupo putiniano è nazionalista e mai mangerebbe renne russe). E solo per il gusto di rovinare le consegne di Babbo Natale ai bimbi finlandesi: così imparano a entrare nella Nato. A meno che – dopo aver mobilitato i muli, poi “Hvaldimir, la balena beluga sospettata di essere una spia russa” (Rep) e i “piccioni-cyborg da usare come droni” (Corriere) – Putin non abbia deciso di iniziare l’invasione dell’Europa proprio con i lupi. Pare che i Servizi ucraini, tra un cannibale, un ubriaco e un sieropositivo, abbiano captato il suo ukase ai segugi: “Entrate in Finlandia e proseguite per Lisbona, io poi vi raggiungo”. Che aspetta la Nato a dichiarare le renne finlandesi obiettivi strategici come il Ponte sullo Stretto, a far scattare l’Articolo 5, ad alzare i caccia dalla Polonia e ad abbattere i lupi cattivi? Spetterà poi al Ris di Parma esaminarne le carcasse e accertare che erano proprio russi: basta una foto alla targa di Mosca sotto la coda'.

sabato 10 febbraio 2024

Foibe: il Giorno del Ricordo dimenticato dai giornali italiani

Foibe assenti dalla prima pagina de "La Repubblica"
Il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo, giornata celebrativa per non dimenticare le migliaia di italiani trucidati dalla furia sanguinaria dei partigiani (slavi e italiani), vittime della 'pulizia etnica' perpetrata dai comunisti jugoslavi, dove è andata in scena una vera e propria cancellazione culturale di territori storicamente italiani e la cui appartenenza storica la connivente politica italica, asservita ai vincitori americani e slavi, si è ben guardata dal rivendicare nel Dopoguerra.
Invece di puntare il dito sulle drammatiche vicende storiche che hanno segnato il dramma delle foibe (contemporaneo alle tante stragi perpetrate nei comuni del Triveneto (e non solo) dai partigiani 'garibaldini', in pratica dai comunisti, la quasi totalità dei giornali italiani ha preferito annegare il tutto sommergendolo con una cronaca ai limiti del risibile che, in altri contesti, sarebbe tranquillamente scivolata in pagine d'accompagnamento.
Nel Giorno del Ricordo ha senso fare l'ennesima apertura sulla protesta dei trattori, già ampiamente seguita e di cui si parlerà ancora inseguito? Nel giorno del Ricordo non è forse offensivo aprire per l'ennesima volta, in settimana, sul Festival di Sanremo, peraltro nemmeno alla sua giornata finale?
Purtroppo il miserabile livello del giornalismo italiano è questo, una fogna intrisa di pennivendoli schiavi del potere e dimentichi che, il primo compito di chi fa questo mestiere, dovrebbe essere quello di raccontare la verità, i fatti e la storia che li contrassegna.
Tant'è, si analizzino le prime pagine dei principali giornali italiani.
Si cominci con "Il Corriere della Sera", il quotidiano degli italiani, il giornale 'super partes' (ahahah) che si accontenta di regalare alla notizia un 'occhiello' giusto perché sia stato Sergio Mattarella ad aprire la danze sull'argomento. All'interno dopo tutte le notizie di cronaca, estero, ovviamente Sanremo, e pure gli spettacoli, ecco a pagina 15 una laconica pagina dedicata sempre alle parole di Mattarella.
Si sa, la stampa 'mainstream' italica è tutta strabica verso Sinistra, a cominciare da "La Repubblica" che, ovviamente, si 'dimentica' nella notizia in prima pagina. Sarebbe simpatico immaginarsi la riunione di redazione di questi presunti giornalisti con il proprio presunto direttore. Chissà se qualcuno avrà abbozzato la frase: "Direttore, scusi, ma il Giorno del... del... Ric...?". E la risposta: "Ma sei serio?". Risolini alle spalle dell'incauto collega da parte dei veterani 'yes man' dall'inchiostro appecorato. Ecco fatto: e mentre in 'prima' si sponsorizza l'inserto di "Robinson" con 'tutta la verità sull'amore', l'articolo vero e proprio arriva, come una pugnalata, a pagina 8, con un titolo da brividi: "La destra ricorda le foibe a Basovizza" e sotto il riferimento a Mattarella (che se non avesse parlato, probabilmente nessuno avrebbe fatto il benché minimo riferimento alla vicenda).
Su "Il Fatto Quotidiano" totale silenzio in prima pagina, dove si parla di tutto, ma proprio di tutto, pure del film su Bob Marley, e bisogna arrivare a pagina (apertura sul 'papà di Renzi') per trovare un offensivo trafiletto in basso, anche in questo dedicato al discorso di Mattarella: "Le parole di Mattarella: 'Foibe, minimizzare è affronto alle vittime'".
I 'kompagni' de "Il Manifesto", privi del consueto pudore e ancora intrisi di odio vrso chi non la pensi come loro, almeno coerentemente con le proprie squallide posizioni riservano alla notizia un passaggio in prima pagina: "Foibe: il vittimismo che cancella le responsabilità", un titolo che dice tutto per un pezzo a firma di Davide Conti, con una interza pagina (chapeau), la numero 7, intrisa di antifascismo militante, la cui traduzione potrebbe essere: la storia è nostra, abbiamo vinto noi e voi siete i cattivi.
Passando ai giornali locali, che in Italia sono quasi tutti in mano a gruppi legati alla Sinistra, su tutti "Il Gazzettino", che ignora la notizia in prima pagina, in cui si apre con i trattori, si fanno i conti in tasca ai consiglieri di Regione Veneto, si parla di sfruttamento dei migranti e si arriva a far polemica per un film su Moana Pozzi. Del Giorno del Ricordo nulla. Siamo sicuri che sia veramente il 10 febbraio?
Bontà loro, a "Il Gazzettino" si ricordano di essere 'triveneti' a pagina 5, e comunque, anche qui, con tanto di apertura sulle parole di Mattarella, con un bell'esempio di 'cerchiobottismo'. Ad analizzare bene la pagina, in realtà, apertura a parte, dopo un breve sguardo ci si rende subito conto di come mezza pagina sia dedicata al centenario della morte di Giacomo Matteotti...
"Il Piccolo", quotidiano giuliano, pure tendente a Sinistra, non poteva esimersi dall'aprire sull'argomento, 'aiutato' però, anche in questo caso, dalle parole di Mattarella. L'argomento è trattato subito, pagine 2 e 3,con un titolo abbastanza curioso,che riprende sempre le parole, abbastanza sballate, del presidente: "Mai minimizzare". Perché? In Italia, a parte i discorsi deliranti della Sinistra, esiste qualcuno che si possa permettere di 'minimizzare' le foibe? Poi, a pagina 23, nuovo approfondimento, una via di mezzo tra l'analisi sociale e quella storica.
"Il Messaggero Veneto", che è della stessa 'parrocchia' de "Il Piccolo", riporta fedelmente l'apertura del 'compatriota', salvo poi, nella pagina cittadina dell'edizione di Gorizia, realizzare due meritorie pagine dedicate all'esodo istriano-almata e a Norma Cossetto. E ci mancherebbe altro, visto che, più di tutti, è proprio tanto popolo di queste parti ad avere vissuto la 'pulizia etnica' perpetrata dagli slavi e dai loro accoliti italiani.
Fra i cosiddetti giornali di Destra, seguendo anche l'importanza della notizia, non solo ideologica (o per nulla ideologica), "Il Giornale" apre in alto con un bell'articolo del sempre bravo Fausto Biloslavo, in cui si getta luce su una possibile nuova Dalmazia che sarebbe potuta nascere negli anni '90, alla caduta del regime di Tito. All'interno due pagine (4 e 5), non solo sul discorso di Mattarella, e più ancora altre due (24 e 25), che prendono spunto, appunto, dal pezzo di Biloslavo.
Delude invece "La Verità", che cade nel 'tranello' della versione miope della notizia vista dall''altra parte', ovvero aggiungendo alla tragedia umana e storica, quella politica. Che le foibe siano frutto della follia comunista dovrebbe essere fatto ormai assodato e, forse, sarebbe stato più opportuno puntare l'attenzione sui fatti più che sulle ideologie. In aggiunta, la notizia compare di 'spalla' e l'articolo, del pur bravo e sempre dotto Marcello Veneziani, scivola a pagina 13.
"Libero" sta a metà fra i due 'colleghi' di fronte: regala più spazio alla notizia, ma si adagia pure lui sulle parole di Mattarella. Alle pagine 6 e 7 due begli articoli sull'orrore che uccise crudelmente migliaia di italiani.
Bilancio: un'occasione sprecata, l'ennesima, per spiegare agli italiani cosa sia il Giorno del Ricordo, per gettare un po' di luce sulle migliaia di assassini ancora impuniti che la storia italiana, ma anche la cronaca italiana, preferisce dimenticare.

Le prime pagine dei giornali citati nell'articolo:




giovedì 19 ottobre 2023

Cercasi edicole, in dieci anni sparite oltre seimila attività

Foto di David Salamanca per Unsplash
Addio alle edicole. Un'impresa sempre più difficile per piccoli commercianti ormai sempre più consapevoli che aprire un punto vendita di giornali sia una scelta 'a perdere'.
Fra il 2013 ed il 2023 - come riporta l'agenzia LaPresse - le imprese attive nel comparto sono passate da 17.625 a 11.428, con una riduzione di oltre un terzo (-35,2%) della rete. Complessivamente, in dieci anni sono state circa 6.197 le attività a sparire, oltre cinquanta ogni mese.
Una 'resa di massa' che ha lasciato un vuoto nelle strade italiane, non sempre riempito in modo regolare. Ad esempio, in alcune città ad alto flusso turistico, dove i caratteristici chioschi di giornali dei centri storici sono sempre più spesso riconvertiti in attività di piccolo commercio e servizi al limite dell’abusivismo. A lanciare l’allarme è Fenagi, l’associazione dei giornalai Confesercenti, sulla base di un’indagine condotta sui dati camerali.
"Proprio per il loro valore come presidio sul territorio - sottolinea l'associazione - le edicole abbandonate sono state oggetto di interventi di riconversione e riqualificazione, dedicandosi ad esempio alla somministrazione. Ma, accanto a esempi virtuosi, si registra anche un aumento delle attività irregolari. Un fenomeno visibile nei centri storici delle città turistiche, dove molti chioschi tradizionali vendono souvenir e altro, senza rispettare l’obbligo di dedicare almeno metà della superficie di vendita ai quotidiani".
"Nonostante la crisi del settore - spiega Ermanno Anselmi, coordinatore di Fenagi - in atto ormai da più di dieci anni, sono mancati interventi organici e strutturali per sostenere le edicole, che rischiano, come dicevamo anni fa, di fare la fine delle cabine telefoniche. La rete ha un futuro e un’utilità. Le edicole sono punti vendita di prossimità per definizione: se vogliamo che questi punti di accesso a prodotti e servizi continuino ad esistere, però, serve un intervento ad hoc, una legge dedicata che affronti la questione in tutti i suoi aspetti. Innanzitutto, abbassando la quota di superficie di vendita da dedicare obbligatoriamente ai giornali, che non deve essere minima, ma realistica. Servono anche interventi fiscali - conclude Anselmi -, dalla gratuità del suolo pubblico a misure a favore del ricambio generazionale della rete, con sconti contributivi per i giovani che aprono nuove attività e agevolazioni per chi investe in nuovi servizi".

giovedì 2 giugno 2022

Playboy Germania 50 anni, alle stampe un numero speciale con 50 'stelle'

Una delle foto dell'edizione speciale di "Playboy"
L'edizione tedesca di Playboy, il mensile più 'cool' della storia dell'editoria legato alla bellezza femminile, compie mezzo secolo di vita.
Per celebrare l'importante genetliaco è stata così data alle stampe un'edizione speciale dal titolo "Die 50 schönsten Stars aus dem deutschen Playboy" (trad. "Le 50 stelle più belle del Playboy tedesco").
Da Carmen Electra a Heather Renée Sweet, poi trasformatasi nella 'finta' tedesca Dita Von Teese, compresi alcuni dei più importanti nomi della storia dello spettacolo: Kim Basinger, Bo Derek, Cindy Crawford, Ursula Andress, La Toya Jackson, Pamela Anderson, Brigitte Nielsen e Kim Kardashian.
Tutte 'donne alfa' a loro modo, grandi protagoniste di un numero da collezione, disponibile anche sui collegamenti 'pirata' di Telegram, dove non c'è spazio per la pornografia, ma per un raffinato erotismo, quello sempre più inafferrabile e introvabile nella società 'nuda' del mondo contemporaneo.


venerdì 12 marzo 2021

I figli dello 'ius soli', tra furti e violenza

L'articolo di Borgonovo pubblicato da "La Verità"
Come quasi tutta la sua produzione, anche questo articolo di Francesco Borgonovo, giornalista de "La Verità", traccia un quadro impeccabile dei tanti disastri prodotti dall'immigrazione incontrollata, in particolare quella nordafricana, frutto di una cultura e di una umanità di difficile integrazione e portata 'naturalmente' a essere 'contro' un mondo occidentale che ritiene essere terra di conquista. L'articolo è stato pubblicato questo giovedì 11 marzo, e su questo blog ne pubblico solo alcuni importanti stralci.

I 'figli dello ius soli' all’assalto della città sconfessano ancora l’ideologia migratoria
Le bande della periferia subalpina sono il frutto di una società che fatica a imporre il rispetto della comunità e della nazione
di Francesco Borgonovo (tratto da "La Verità" dell'11 marzo 2021)

Si sono infiltrati fra i commercianti e i ristoratori che protestavano sfibrati dalle chiusure. Sono calati sul centro di Torino dai quartieri di periferia, con un obiettivo preciso: saccheggiare e distruggere. Il 26 ottobre scorso hanno assaltato una quarantina di negozi, concentrandosi in particolare su quelli di Gucci e di Louis Vuitton, marchi amati da rapper e trapper. Hanno rubato vestiti, borse, zainetti per circa 200.000 euro. Poi se ne sono vantati sui social, mostrando alla tribù i trofei recuperati sul campo. "Si sono appropriati di ogni capo di abbigliamento in maniera animalesca. È stata una pagina nera nella storia di Torino", dice il questore Giuseppe De Matteis...
Non si sono fermati lì, in ogni caso. Mentre i lavoratori in strada gridavano per la disperazione, loro - decine di ragazzetti tra i 15 e i 24 anni - si abbandonavano all’estasi della devastazione, "con assoluto disprezzo dell’ordine costituito e con la chiara volontà di creare disordine". Secondo la Procura, hanno manifestato "un comportamento di violenza, di aggressione e di palese sfida nei confronti delle forze dell’ordine". Il tutto aggravato dalla sensazione di invincibilità "derivante dall’appartenenza al branco".
Hanno spaccato vetrine, hanno rubato e si sono scontrati con la polizia, lanciando bombe carta. Poi si sono dati alla fuga: com’erano arrivati sono spariti, di nuovo inghiottiti dalla periferia. Li hanno riconosciuti, a mesi di distanza, soprattutto grazie alle vanterie sui 'social'...
La polizia ha arrestato 37 persone: tutti ragazzi, 13 addirittura minorenni. Per la maggior parte si tratta di immigrati di seconda generazione, figli di marocchini e di egiziani. Pochi studiano, nessuno lavora, tanti hanno già reati alle spalle. Alcuni dei fermati più avanti con gli anni erano presenti in piazza San Carlo quattro anni fa. Ricordate? C’era la finale di Champions League fra Juve e Real Madrid. Una banda di maghrebini si mise a rubare collanine e altro usando lo spray urticante, si scatenò la follia, ci scapparono due morti e troppi feriti...
"Il saccheggio delle vetrine in centro a Torino solleva il velo politicamente corretto dalla realtà delle periferie cittadine, ormai terra di nessuno ostaggio degli immigrati clandestini", dice Maurizio Marrone, assessore regionale piemontese di Fratelli d’Italia. "Molti dei giovani arrestati provengono dal quartiere Barriera, dove le mafie africane hanno colonizzato le strade con lo spaccio di droga e oscurano di notte con la vernice le telecamere della sezione di Fratelli d’Italia per non essere identificati; dove l’esercito deve schierare presidi fissi per limitare le continue aggressioni ai poliziotti; dove i ras delle soffitte speculano indisturbati trasformando le borgate in ghetto"...
C’è stato, in queste ore, chi ha parlato di 'disagio sociale' da affrontare; chi ha tirato fuori la solita solfa delle periferie che non vanno abbandonate, come se qualche politico che va in gita nei 'quartieri difficili' quasi fosse allo zoo bastasse a risolvere il problema. La retorica, qui, serve davvero a poco. "Il fatto che le famiglie dei saccheggiatori percepiscano in larga parte il reddito di cittadinanza comprova l’assoluta inconsistenza delle tesi assistenzialiste e buoniste che giustificano i saccheggi con il disagio sociale", dice Marrone. "In verità i razziatori osano perché la certezza della pena per i reati di strada in Italia è una chimera, soprattutto a Torino dove le correnti di Sinistra della magistratura criticano la Questura per i troppi arresti".
C’è, poi, un’altra questione da considerare. Gli autori dei saccheggi, dicevamo, sono ragazzi tra i 15 e i 24 anni. Tanti sono nati in Italia da genitori stranieri. Sono la 'generazione ius soli', quella parte di popolazione a cui la Sinistra vorrebbe concedere la cittadinanza facile, presentandola come un diritto che non si può più negare. Ancora oggi il tema viene tirato fuori in continuazione. Allora, forse, bisogna domandarsi se il nodo su cui lavorare non sia proprio questo, cioè l’ideologia migratoria. Le bande torinesi sono il frutto dell’immigrazione incontrollata e di una società, quella italiana, che fatica a imporre il rispetto della comunità e della nazione.
Da anni ci sentiamo dipingere le seconde e terze generazioni di stranieri soltanto come una ricchezza di cui abbiamo assoluta necessità e che dobbiamo coltivare garantendo rapidamente la cittadinanza. Sui problemi di questi ragazzi, però, si è sempre sorvolato. Sul dramma dell’integrazione impossibile non si ragiona praticamente mai, nonostante gli esempi che ci arrivano dall’estero (dalla Francia in particolare, radicalismo islamico compreso)...
Per evitare il disagio, occorre limitare l’immigrazione di massa. Il guaio è che, probabilmente, è già troppo tardi.

mercoledì 3 marzo 2021

Il Primato Nazionale, a marzo Orwell rilegge il "Mein Kampf" di Hitler

La copertina del numero di marzo
Puntuale, è uscito il numero di marzo de "Il Primato Nazionale", il mensile autodichiarato 'sovranista' cui, anche in questo numero, contribuiscono 'firme' di qualità come Vittorio Sgarbi e Alessandro Meluzzi, oltre ai consueti articoli dei 'semper fidelis', fra gli altri, Francesca Totolo, Carlomanno Adinolfi e Simone De Stefano.
L''incipit' della rivista, ovvero l'editoriale di Adriano Scianca è dedicato all'altra faccia del sublimato Governo Draghi, quindi spazio alle cure alternative al Covid, dal plasma iperimmune all'adinosina, contro le quali ha operato lo scetticismo e l'ostruzionismo delle autorità e dei media del 'mainstream'.
Un approfondimento sul filosofo russo Aleksandr Dugin a firma di Luca Siniscalco ne svela alcune caratteristiche interessanti, ignoti alla grande massa dei lettori.
La consapevolezza di essere a una drammatica svolta di 'anno zero' è la base su cui si fonda l'articolo di Matteo Brandi, teso a nuove idee per la ricostruzione. Non manca un approfondimento sul filosofo Joseph De Maistre, di cui vengono svelati alcuni aspetti inediti.
Infine tre importanti tributi a una cultura forse passata, ma non certo dimenticata: una rivisitazione degli scritti di Berto Ricci su "Critica Fascista", una presentazione della traduzione italiana de "I due stendardi" dello scrittore francese 'collaborazionista' Lucien Rebatet ma, soprattutto, la riscoperta di una raccolta di saggi di George Orwell, fra cui un'originale lettura del "Mein Kampf" di Adolf Hitler.

Qui sotto una parte dedicato alla figura di George Orwell

giovedì 23 luglio 2020

Sassuolo-Milan 1-2, tutte le pagine dei giornali

L'apertura de "La Gazzetta dello Sport"
La conferma di Stefano Pioli sommerge perfino l'ennesimo risultato positivo di un Milan che allunga la propria striscia, questa volta imponendosi 2-1 a spese di un Sassuolo che regge un quarto d'ora e poi si arrende alla classe di Zlatan Ibrahimovic, due reti da attaccante di razza, la prima in tuffo di testa, la prima scattando di gran carriera con i suoi 38 anni suonati, lasciandosi alle spalle i difensori ammirati, aggirando il portiere in uscita e depositando nella rete sguarnita il pallone del raddoppio finale. Braccia larghe in segno di giubilo e sguardo tra il fiero e il 'cipiglioso', una gara conclusa senza sostituzioni, pressando in attacco con cieco furore sino al triplice fischio di chiusura.
Agli ordini di Pioli tutti fanno il proprio dovere, Kessie diventa un motore preciso come non mai, Calhanoglu chiama a sostituirlo un gemello mai visto che sforna i due assist vincenti. In mezzo, il rigore del temporaneo pari del Sassuolo per un mani in area dello stesso turo.
Tutto nel Milan funziona a meraviglia, ineluttabile la rinuncia al 'maremoto' che avrebbe fatto seguito all'arrivo di Rangnick. Venerdì contro l'Atalanta mancheranno però Romagnoli (infortunatosi in maniera abbastanza grave), probabilmente Conti, pure ko, Hernandez e Bennacer squalificati. La certezza è però che, in questa squadra, ed è certamente merito del tecnico, tutti danno il massimo e fanno appieno il proprio dovere, dalla 'speranza' Gabbia all'obnubilato Biglia, dal redivivo Laxalt al rianimato Leao. Vedere giocare il Milan è tornato ad essere un piacere.

L'articolo di "Libero"

Il commento de "La Repubblica"

I voti del Milan su "Il Corriere dello Sport"

Le pagelle di "Tuttosport"


domenica 19 luglio 2020

Milan-Bologna 5-1, tutte le pagine dei giornali

Il titolo de "La Gazzetta Sportiva"
Come nel film "I Blues Brothers" appare una luce, ma stavolta illumina San Siro e ispira soltanto i giocatori che vestono la maglia del Milan. Il 5-1 finale al Bologna è il frutto di una gara ben giocata come alla squadra rossonera non succedeva da anni, spietata e ai limiti della perfezione, e nella quale perfino le riserve riescono a dare il massimo, entrando con voglia e grinta come raramente si vede nel campionato di Serie A.
Per Saelemaekers, Bennacer e Calabria primo gol della stagione, Rebic si ripete per l'11.a volta da gennaio (azione corale stupenda), Calhanoglu insacca una rete adatta alla sua presenza in campo, ovvero inspiegabile, Donnarumma si conferma pasticcione sull'unico gol subito e falloso su un'uscita nella quale rischia un penalty dopo una grave incomprensione con Kjaer, ma i soliti pennivendoli adoranti gli danno la piena sufficienza. C'è spazio pure per il quasi esordiente Colombo. Foto ricordo senza Ibrahimovic, uscito a inizio ripresa smoccolando e con sguardo torvo verso l'ottimo Pioli.

L'articolo di "La Repubblica"

Il commento de "Il Corriere della Sera"

Le pagelle de "Il Corriere dello Sport"

Le pagelle di "Tuttosport"

sabato 18 aprile 2020

Noi non siamo come Michele Serra

L'articolo di Michele Serra
Tutti noi scriviamo e diciamo (talvolta) stupidaggini. Alcuni però sono prezzolati per farlo, e non ne hanno vergogna. L'ultimo 'articolo' vergato da Michele Serra per "La Repubblica" (riprodotto nella foto) ne è un mirabile esempio. Non perderò tempo a snocciolarvi quello che non è solo l'ultima espressione del Serrapensiero, ma è la linea di un giornale impareggiabile espressione del Minculpop globalista, è la maniera di pensare di un certo miserabile credo politico, è il rimasuglio infetto di quella Italietta retrograda, di uno Stivale imbattutosi in una cacca pestata per strada.
Come replicare a uno come Michele Serra? Cercare di scovare a forza qualcosa all'interno di una zucca vuota rischierebbe di essere confuso con un atto di violenza. Che fermamente condanniamo, contro qualsiasi essere vivente, sia esso un bipede, un maiale o anche un'ameba. Si potrebbe noleggiare un aereo, tipo quelli che una volta si libravano sopra lo stadio di San Siro con una lunga striscia pubblicitaria (credo fosse "Termozeta"), ma con una scritta che potrebbe essere un lunghissimo "Vaffanculooooooo" con 72 'o' a rendere più chiaro il concetto. Ma non si vuole qui creare vittimismi né procedere a provocazioni gratuite, che potrebbero solo inorgoglire personaggi che si masturbano quotidianamente nel colpire e deridere l'uomo comune, forse perché essi stessi vittime complessate di abusi subiti nel passato, felici e dormienti fra le coltri di un rassicurante Potere che hanno deciso di rappresentare, magari persino inconsapevolmente.
Ci basti solo una certezza, poca roba, ma sufficente a inorgoglire noi, che certe cazzate non le pensiamo e non lo scriveremo mai. Perché "noi non siamo come Michele Serra". Una certezza che vale una garanzia.

lunedì 23 luglio 2018

Il Manifesto su Marchionne, il coma profondo è del giornalismo

La prima pagina de Il Manifesto
Ho sempre sostenuto il cinismo dei giornali e dei giornalisti, ci sono state prime pagine di Libero che ho difeso a spada tratta, sebbene fossero di 'lana grossa'. Ma forse nemmeno quelle arrivavano a coprire di merda un uomo morente in un letto d'ospedale. Che gran parte della Sinistra sia costretta a grattare 'sotto terra' (non quella dei cimiteri, ma figurata) per riuscire a trovare dei segnali di vita (o morte apparente) ormai è un dato acquisito. Ne sono un chiaro monito le minacce a Salvini e ai 'fascioleghisti', l'isterismo che ha colto i suoi militanti di spicco dopo la creazione dell'ultimo governo (il primo votato dagli italiani dopo molti anni) e 'copertine' come quella de Il Manifesto, dedicata (o 'ispirata'?) all'imminente e da tutti preannunciata morte di Sergio Marchionne (comunque ancora vivo al momento in cui questo post, e suddetta copertina, vengono pubblicati), che probabilmente verrà dipinta come sagace e frutto di un diritto di cronaca 'alternativo'. Adesso aspetto con fiducia la vignetta di Vauro.
PS: gli stessi autori di questa prima pagina e di coloro che la sosterranno sono gli stessi che tuonavano contro alcuni titoli discutibili di alcuni giornali della cosiddetta Destra, i quali avevano quanto meno il pregio di non esprimere giudizi ma raccontare la cruda verità (uno per tutti il famoso "Bastardi islamici").

martedì 12 maggio 2009

Berlusconi boom! Siluro alla panchina di Ancelotti

Non c’è pace nel calcio milanese e, tutto sommato, c’è pure una certa carenza di classe. Dopo avere ‘fustigato’ alcune scelte fatte in ‘casa Inter’ sulla difesa a oltranza di quei giocatori che, oltre che giocare (bene) al pallone si dilettano nell’alzare dita e braccia verso i tifosi (propri e altrui) non posso esimermi dal varcare il Naviglio per terminare in quell’autentico ‘cimitero delle buone intenzioni’ che è l’attuale Milan.

La notizia è di stamani e come fonte ha il giornale “La Repubblica” (quindi mi chiedo: sarà attendibile?), però non è poi così improbabile: il Premier Silvio Berlusconi, in visita in Egitto, avrebbe attaccato senza mezze misure l’allenatore rossonero Carlo Ancelotti, mettendo così fine al suo lungo regno di guida milanista: “E’ colpa di Ancelotti se abbiamo perso lo scudetto" avrebbe detto il ‘numero uno’ milanista a un gruppo di turisti che lo avrebbe interpellato al riguardo. E ancora: “Potevamo tenere testa benissimo all'Inter. Molte volte abbiamo davvero sbagliato la tattica. Noi abbiamo tanti calciatori bravissimi nel palleggio e avremmo dovuto puntare su quello, invece abbiamo fatto il contrario".

Mi chiedo: ma ci sarà stato casualmente un giornalista fra i turisti presenti, pronto a sfoderare il bloc-notes? Ma non è finita. Il Berlusconi-pensiero prosegue: "Troppe volte abbiamo preso gol nella parte finale della partita"... Continua a leggere su Milano 2.0