![]() |
| Mirra Andreeva (foto Eurosport) |
La polacca, arrivata dalle qualificazioni e protagonista di un percorso sorprendente, ha provato a restare in scia nei primi game, ma la differenza di potenza, ritmo e lucidità è emersa presto.
Il match si è deciso soprattutto nella gestione dei momenti chiave: quattro break nei primi quattro giochi hanno mostrato la tensione di entrambe, ma una volta 'sciolto il braccio' Andreeva ha preso il controllo, infilando nove game consecutivi tra primo e secondo set.
La Chwalinska ha ammesso con sincerità: «Ci sono stati dei momenti in cui mi sono dovuta dare dei pizzichi per capire che tutto questo è reale… ma è stata colpa di Mirra, è stata troppo forte».
Per la Andreeva, invece, il trionfo è la realizzazione di un percorso immaginato a lungo: «Osservavo il Roland Garros sin da bambina: non riesco a credere di avere la coppa in mano». In conferenza stampa ha raccontato quanto la preparazione mentale sia stata decisiva: «Ho parlato con la mia psicologa prima della semifinale e della finale. Mi ha aiutata a vivere questi momenti nel modo giusto». E ha aggiunto una frase che sintetizza la sua fame agonistica: «È una sensazione un po’… 'addictive'. Voglio provare tutto questo una seconda volta».
Accanto a lei, come sempre, Conchita Martínez, sua allenatrice: «Grazie per avermi spinto al limite e per farmi lavorare anche quando non ne ho voglia», ha detto la russa, che considera la coach quasi una figura di famiglia. Nel racconto della sua crescita non mancano le ispirazioni: Federer, Sharapova, Kuznetsova. «Ho sognato questo momento, ho pensato a come sarebbe successo… ma la sensazione nella vita reale è molto più bella di qualsiasi sogno».
