martedì 9 giugno 2026

Miguel Bosé si inginocchia per Henry Nowak: il gesto che riaccende le coscienze

Due estratti dal breve video di Miguel Bosé
Miguel Bosé
, uno dei più grandi cantanti di sempre in lingua spagnola, è in questi giorni al centro dell’attenzione non per questioni musicali, ma per la sua forte presa di posizione dopo l'uccisione del giovane Henry Nowak da parte della polizia inglese. Il ragazzo, 18 anni, era stato accoltellato da un sikh (un indiano britannico), il 23enne Vickrum Singh Digwa.
Malgrado la ferita, il ragazzo era stato stato incredibilmente ammanettato dalla polizia perché accusato dal sikh di averlo apostrofato con un termine razzista. Secondo le ricostruzioni, Nowak avrebbe pronunciato la frase “I can’t breathe” mentre era a terra a causa della pressione esercitata su di lui dal poliziotto, perdendo conoscenza e morendo poco dopo. Si tratta delle stesse parole che un criminale di colore (George Floyd nel 2020) aveva pronunciato (anche lui poi morì a causa della stessa mancanza di respiro provocata dalla pressione del poliziotto di turno) e che scosse gran parte del mondo occidentale, favorita dal fatto che la pelle del delinquente americano era nera, scatenando il pandemonio e le violenze del movimento Black Lives Matter.
Nella stessa Gran Bretagna, prima di tutte le partite della Premier League di calcio, i giocatori furono obbligati (molti lo fecero di propria volontà) a inginocchiarsi in segno di rispetto per la morte. Chi non si allineò a quella presa di posizione venne esposto al pubblico ludibrio, spesso licenziato, additato come fascista e razzista. Il paradosso della vicenda inglese (avvenuta a Southamtpon) è che il ragazzo, bianco, non era affatto un criminale, ma una persona comune.
E se in Gran Bretagna, dopo il 'Movimento delle Bandiere' la gente, in particolare i bianchi, sta finalmente cominciando a rialzare la testa e a protestare contro un'irrefrenabile invasione islamica che sta dilaniando il Paese, Bosé ha deciso di rendere omaggio, a modo suo, al giovane Henry: con un video che ha rapidamente fatto il giro dei social, l’artista si inginocchia, una mano sul petto, mentre sullo schermo compare la frase “I can’t breathe. De rodillas por Henry Nowak”. Un gesto simbolico, forte, che richiama alla protesta contro ogni tipo di abuso, ma che fa anche riflettere su un'invasione che ha reso gli europei (in gran parte bianchi) 'stranieri a casa loro', sovrastati dalla sempre maggiore protervia degli stranieri, soprattutto quelli che vino con il passaporto d'origine in una mano e il Corano nell'altra.

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