La notte NHL consegna verdetti che pesano sulla classifica e sul morale delle squadre in corsa per i playoff.
I Pittsburgh Penguins travolgono i Florida Panthers 9-4, con un Evgeni Malkin mostruoso (hat-trick e un assist), mentre i Washington Capitals superano agevolmente i Buffalo Sabres per 6-2, che però staccano comunque il biglietto per la post-season dopo 15 anni, un traguardo storico che ridisegna gli equilibri della Eastern Conference e li lancia tra le favorite per la vittoria nella Stanley Cup.
A Ovest, Colorado conferma la propria solidità con un 2-0 sui Dallas Stars, mentre i Minnesota Wild battono Ottawa 4-1. Una Toronto sempre più demoralizzata e allo sbando cede ai Kings ai prolungamenti, e Montreal supera New Jersey dopo una lunga battaglia chiusa 4-3 agli 'shootout'.
I Detroit Red Wings, invece, vedono complicarsi la corsa ai playoff: il ko 4-1 contro i Rangers pesa e alimenta dubbi sulla tenuta del gruppo.
A San Jose, il giovane Macklin Celebrini continua a riscrivere i record dei Sharks a soli 19 anni, confermandosi uno dei talenti più luminosi della nuova generazione: per lui 41 gol segnati dopo una grande prova alle Olimpiadi milanesi.
Sul fronte dei grandi nomi, la domanda che aleggia è sempre la stessa: Connor McDavid riuscirà mai a vincere una Stanley Cup? Il dibattito si riaccende mentre Edmonton alterna prestazioni convincenti a cali improvvisi. Intanto, a Pittsburgh, Sidney Crosby firmano nuovi traguardi personali, con il capitano che supera Steve Yzerman nella classifica punti all-time.
domenica 5 aprile 2026
NHL: Buffalo torna ai playoff e Celebrini segna ancora nella notte americana
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
Città Santuario, fa ancora male il tallone d'Achille dei democratici americani
Lo scontro tra il Dipartimento per la Sicurezza Interna (Department of Homeland Security, DHS) e il senatore democratico Chris Van Hollen, dopo un incidente avvenuto a Baltimora, riporta al centro della politica americana un tema che da anni divide il Paese: l’impatto delle cosiddette 'sanctuary cities' sulla gestione dell’immigrazione irregolare e sulla sicurezza pubblica.
Secondo la ricostruzione del DHS, Ever Omar Alvarenga-Rios, cittadino honduregno con un ordine di espulsione definitivo dal 2018, avrebbe tentato di sottrarsi all’arresto durante un’operazione dell’ICE. L’uomo, alla guida di un veicolo, avrebbe ignorato gli ordini degli agenti, guidando in modo pericoloso e infine causando un tamponamento a catena prima di tentare la fuga a piedi. Due agenti sono rimasti feriti e sono stati ricoverati in ospedale.
Per il DHS, il caso è emblematico: “Questo individuo ha infranto la legge, resistito all’arresto e messo in pericolo la comunità”, ha dichiarato Lauren Bis.
La versione di Van Hollen è opposta. Il senatore ha diffuso foto dell’uomo in ospedale, definendolo un “richiedente asilo” e sostenendo che fosse stato tamponato da un veicolo dell’ICE mentre si recava al lavoro. Ha inoltre accusato l’agenzia di impedirgli l’accesso agli avvocati e di ostacolare la trasparenza sul suo stato di salute.
Al di là della disputa politica, il caso mette in luce una frattura più ampia: in molte giurisdizioni considerate 'santuario', le autorità locali limitano la cooperazione con l’ICE, sostenendo di proteggere le comunità di immigrati e favorire la fiducia nelle istituzioni. Per il DHS, invece, queste politiche creano un clima che incoraggia i clandestini a sottrarsi ai controlli, alimentando comportamenti criminali e rendendo più complessa l’esecuzione degli ordini di espulsione.
Il caso Alvarenga-Rios diventa così un simbolo delle tensioni tra poteri locali e federali: da un lato la volontà politica di tutelare gli immigrati, dall’altro la necessità di applicare in modo uniforme le leggi sull’immigrazione.
Secondo la ricostruzione del DHS, Ever Omar Alvarenga-Rios, cittadino honduregno con un ordine di espulsione definitivo dal 2018, avrebbe tentato di sottrarsi all’arresto durante un’operazione dell’ICE. L’uomo, alla guida di un veicolo, avrebbe ignorato gli ordini degli agenti, guidando in modo pericoloso e infine causando un tamponamento a catena prima di tentare la fuga a piedi. Due agenti sono rimasti feriti e sono stati ricoverati in ospedale.
Per il DHS, il caso è emblematico: “Questo individuo ha infranto la legge, resistito all’arresto e messo in pericolo la comunità”, ha dichiarato Lauren Bis.
La versione di Van Hollen è opposta. Il senatore ha diffuso foto dell’uomo in ospedale, definendolo un “richiedente asilo” e sostenendo che fosse stato tamponato da un veicolo dell’ICE mentre si recava al lavoro. Ha inoltre accusato l’agenzia di impedirgli l’accesso agli avvocati e di ostacolare la trasparenza sul suo stato di salute.
Al di là della disputa politica, il caso mette in luce una frattura più ampia: in molte giurisdizioni considerate 'santuario', le autorità locali limitano la cooperazione con l’ICE, sostenendo di proteggere le comunità di immigrati e favorire la fiducia nelle istituzioni. Per il DHS, invece, queste politiche creano un clima che incoraggia i clandestini a sottrarsi ai controlli, alimentando comportamenti criminali e rendendo più complessa l’esecuzione degli ordini di espulsione.
Il caso Alvarenga-Rios diventa così un simbolo delle tensioni tra poteri locali e federali: da un lato la volontà politica di tutelare gli immigrati, dall’altro la necessità di applicare in modo uniforme le leggi sull’immigrazione.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
Dopo l'Italinter fuori dal Mondiale ritorna il campionato dei piagnoni nerazzurri
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| Uno dei tanti 'meme' circolanti su Alessandro Bastoni |
Un vizio che, evidentemente, chi veste quella maglia fatica a perdere. Si prenda il caso di Alessandro Bastoni, vergognoso protagonista di una squallida sceneggiata che ha portato all'espulsione di Pierre Kalulu in una partita, Inter-Juventus che, quanto meno per i bianconeri, decisiva lo è stata, creando loro non poche difficoltà nel prosieguo del torneo. Invece di recapitare le classiche e scontate, dall'ambiente Inter arrivavano clamorose spallucce e, anzi, il colmo, venivano recapitate alla società torinese controaccuse paradossali.
Lo stesso Bastoni causa prima della propria espulsione (ah, il karma) che ha portato all'eliminazione dell'Italia ai Mondiali della pelota. Ma, guai a toccare il 'pupo' prediletto di Casa Marotta: i giornali hanno fatto a gara nel tracciarne profili di demoralizzazione psichica e c'è stato perfino un buontempone che ha èpensato bene di recapitargli in dono il Premio Rosa Camuna (tutti avevano immaginato a un titolo di "Lercio", ma così non era).l’asse nerazzurro, che negli ultimi giorni ha prodotto più lamenti che tiri in porta. Insomma, la linea 'da seguire' per i media è “non disturbare il talento”, che poi magari si offende. Peccato che proprio così talento non sia, a meno che non si giochi nel campionato italiano delle patate.
Degno compare di Bastoni è Federico Di Marco, uno di quelli 'interisti dentro', tipo da curva, uno di quelli che alle sconfitte dell'avversario ci gode, anzi, ci stragode, chiedere al portiere del Verona per maggiori informazioni. Una volta di più, nemmeno per una vittoria della sua squadra, ma per il passaggio del turno della Bosnia ai rigori contro il Galles. Un godimento che (anche lì il karma ci ha messo lo zampino) si è poi dovuto rimangiare con gli interessi dopo l'uscita, sempre ai rigori, contro la formazione della ex-Jugoslavia.
Non dimentichiamoci delle minacce poi rivolte da Francesco Acerbi a un tifoso che lo prendeva in giro dopo la sconfitta nella finale di Champions League.
Ora, dopo un campionato in cui la manina, il fischietto e la VAR arbitrale ha spesso molto più dato all'Inter che agli avversari (o meglio, questo la stagione passata, in questa ha tolto più agli avversari in maniera molto più accorta) l’ambiente interista parla di torti, di furti, di complotti. Una tradizione consolidata che affonda le proprie radici da Massimo Moratti in poi, passando da José Mourinho e le manette, per una squadra il cui 'ciclo' vero e unico è cominciato per la grazia di un dirigente federale che, fino a poco tempo prima, era un suo dirigente. Guido Rossi che, oggi, ahilui, non potrebbe nemmeno volendo testimoniare il contrario. Seguendo un copione consolidato anche il tecnico all'apparenza più morigerato, come Cristian Chivu, ha cominciato ad alzare cortine fumogene e sollevando la presenza di possibili fantasmi: "Vedo, sento, ascolto cose che non hanno a che fare con i valori dello sport che io ho, la gogna mediatica dopo la Juve io non l’ho vista per altri episodi simili. Quando ci sono episodi a sfavore dell’Inter non si dice nulla, spiegatevi voi perché. Chi è primo in Italia è sempre il più odiato…". Queste le sue parole prima di Inter-Roma.
Il paradosso è che proprio chi si sente sempre derubato finisce per essere il più coccolato dal sistema. E forse è questo il punto: quando vivi in una bolla dove ogni critica è lesa maestà, è normale che poi certi atteggiamenti diventino la norma. L’Inter, che da anni si racconta come vittima designata, sembra aver creato un habitat perfetto per generare giocatori, tecnici, dirigenti e tifosi convinti che il mondo ce l’abbia con loro.
Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
sabato 4 aprile 2026
Iptacopan rimborsabile: svolta per i pazienti con glomerulopatia da C3
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| Un momento della conferenza di Milano (immagine Bordignon) |
Una decisione che, insieme al riconoscimento dello status di innovatività, segna un cambio di passo per una patologia ultra-rara, progressiva e spesso diagnosticata in giovane età.
La C3G colpisce 1-1,5 persone ogni milione in Italia e può evolvere rapidamente verso l’insufficienza renale, rendendo necessaria dialisi o trapianto. «La diagnosi richiede un inquadramento specialistico approfondito e si basa sulla biopsia renale, attualmente il gold standard diagnostico», spiega il professor Giuseppe Grandaliano, sottolineando l’importanza di un percorso clinico accurato per orientare le scelte terapeutiche.
Iptacopan agisce selettivamente sul Fattore B, “interruttore” della via alternativa del complemento, riducendo l’attivazione incontrollata che porta all’accumulo di C3 nei glomeruli. Nello studio di Fase III APPEAR‑C3G la molecola ha mostrato una riduzione della proteinuria del 35,1% rispetto al placebo e una stabilizzazione dell’eGFR, con un profilo di sicurezza favorevole.
«Fino a oggi la glomerulopatia da C3 era una patologia grave senza trattamenti mirati», ricorda il professor Luigi Biancone. «Questa approvazione colma un vuoto terapeutico significativo: intervenire sulla causa della malattia rappresenta un cambiamento rilevante nel panorama di cura».
Accanto agli aspetti clinici, resta centrale la prospettiva dei pazienti, spesso costretti a lunghi percorsi diagnostici e a spostamenti fuori regione. «Molti faticano a individuare un riferimento stabile, con un impatto sulla vita quotidiana e familiare», osserva Fabrizio Spoleti, presidente dell’associazione Progetto DDD ETS. «Servono informazioni più accessibili, centri identificabili e percorsi coordinati».
Per Novartis, che da oltre quarant’anni investe nella nefrologia, la rimborsabilità rappresenta un ulteriore passo nel rafforzamento della propria pipeline dedicata alle malattie renali ad alto bisogno clinico. «È un traguardo importante per i pazienti italiani con C3G», conclude Paola Coco, Chief Scientific Officer di Novartis Italia. «Il riconoscimento di innovatività valorizza il contributo dell’innovazione terapeutica in un’area dove le opzioni erano estremamente limitate».
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