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domenica 5 aprile 2026

Città Santuario, fa ancora male il tallone d'Achille dei democratici americani

Lo scontro tra il Dipartimento per la Sicurezza Interna (Department of Homeland Security, DHS) e il senatore democratico Chris Van Hollen, dopo un incidente avvenuto a Baltimora, riporta al centro della politica americana un tema che da anni divide il Paese: l’impatto delle cosiddette 'sanctuary cities' sulla gestione dell’immigrazione irregolare e sulla sicurezza pubblica.
Secondo la ricostruzione del DHS, Ever Omar Alvarenga-Rios, cittadino honduregno con un ordine di espulsione definitivo dal 2018, avrebbe tentato di sottrarsi all’arresto durante un’operazione dell’ICE. L’uomo, alla guida di un veicolo, avrebbe ignorato gli ordini degli agenti, guidando in modo pericoloso e infine causando un tamponamento a catena prima di tentare la fuga a piedi. Due agenti sono rimasti feriti e sono stati ricoverati in ospedale.
Per il DHS, il caso è emblematico: “Questo individuo ha infranto la legge, resistito all’arresto e messo in pericolo la comunità”, ha dichiarato Lauren Bis.
La versione di Van Hollen è opposta. Il senatore ha diffuso foto dell’uomo in ospedale, definendolo un “richiedente asilo” e sostenendo che fosse stato tamponato da un veicolo dell’ICE mentre si recava al lavoro. Ha inoltre accusato l’agenzia di impedirgli l’accesso agli avvocati e di ostacolare la trasparenza sul suo stato di salute.
Al di là della disputa politica, il caso mette in luce una frattura più ampia: in molte giurisdizioni considerate 'santuario', le autorità locali limitano la cooperazione con l’ICE, sostenendo di proteggere le comunità di immigrati e favorire la fiducia nelle istituzioni. Per il DHS, invece, queste politiche creano un clima che incoraggia i clandestini a sottrarsi ai controlli, alimentando comportamenti criminali e rendendo più complessa l’esecuzione degli ordini di espulsione.
Il caso Alvarenga-Rios diventa così un simbolo delle tensioni tra poteri locali e federali: da un lato la volontà politica di tutelare gli immigrati, dall’altro la necessità di applicare in modo uniforme le leggi sull’immigrazione.

martedì 27 febbraio 2024

Anche New York si arrende: migranti violenti, stop alle città santuario

Un fin troppo chiaro titolo del "New York Post"
Sta probabilmente svanendo il mito delle 'città santuario' americane, ovvero quelle metropoli che, in aperta opposizione alla politica di fermezza nei confronti dei clandestini operata 'in primis' dall'ex presidente americano, Donald Trump, avevano garantito libero accesso e rifugio a tutti coloro che avessero eletto queste città a proprio 'asilo'. "Sanctuary", appunto, come in una poco fortunata serie televisiva canadese di un paio di decadi orsono.
Anche per il bel mondo 'woke' della East Coast, però, il troppo, a un certo punto, stroppia. E così, dopo l'ennesimo omicidio compiuto sulle strade newyorchesi, i cosiddetti 'migranti' hanno cominciato a puzzare anche per il simpatico pezzo di quell'area di Paese che ha abbracciato il movimento Black Lives Matter a pieni polmoni.
Il sindaco Eric Adams ha così aperto la porta a una modifica della normativa per prevedere l'espulsione per i migranti che commettano reati gravi e per consentire alle autorità della città di contattare ed effettuare segnalazioni agli agenti federali per l'immigrazione.
"Non possiamo consentire a chi ripetutamente commette crimini di restare qui e non possiamo permetterci di non collaborare nel processo con le autorità per l'immigrazione, l'Immigration and Customs Enforcement", ha detto Adams. "Se commetti un reato, dobbiamo essere in grado di consegnarti alle autorità e farti espellere", ha aggiunto.
Le leggi in vigore vietano incredibilmente alla città di cooperare con gli agenti federali dell'immigrazione se uno straniero è stato accusato di un crimine ma non condannato. (fonte: ANSA)