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martedì 14 luglio 2020

Ester Cammarata, quando l'anima si trasforma in parole

Ester Cammarata e il suo libro (foto Bordignon)
Pigia il tasto, batti il conto, grazie e buonasera. Se incontri Esther Cammarata non pensi subito alla letteratura, piuttosto puoi tirare a indovinare quanti saranno i 'punti fragola' rimasti sulla tessera del supermercato. Già, Esther, che sui documenti si legge Ester, ma a lei l''acca', rigorosamente muta, piace moltissimo.
"Le quasi persone" è il suo primo libro, scritto chissà come, fra un cliente e l'altro, e pare ancora più impossibile, visto che l'Esselunga dove lavora, quella di via Losanna, è forse la più frequentata di Milano. E posso garantire, avendola vista in azione, che Ester non si nasconde dietro all'attesa di un compratore distratto.
Sono arrivato in ritardo alla presentazione del suo lavoro, tanta gente e molti suoi colleghi presenti, lei emozionata e occhi brillanti, quegli stessi che le dovevano luccicare quando si lasciava scivolare sulle pagine scritte a mano sul tavolo della cassa, quasi come se i secoli addietro avessero assorbito quell'angolo di spazio-tempo, catapultandola nell'aula spoglia di qualche abbazia con libri compilati da monaci amanuensi.
"Le quasi persone" è un libro thriller che non ho letto, ma su cui nutro fiducia, viste le poesie che ho con sorpresa scoperto sul sito di Ester. Non ce n'è una che non mi piaccia. Non sono banali. Sono lampi 'dark', stilettate struggenti, si adattano perfettamente alla forma del mio cuore ferito. Potreste ascoltarle con il sottofondo di "Siamese Twins" dei Cure, un ritmo ossessivo e decadente, continuo, lacerante.
"Un poeta morto non può scrivere. Da ciò si evince l'importanza di restare vivi" (Iggy Pop legge Michel Houellebecq).



venerdì 28 febbraio 2020

Coronavirus, i voti: Sala furbo, Fontana troppo onesto, alla faccia dell'ischitana

Una recente pagina del Corriere Milano
Con il Coronavirus ancora protagonista della nostra (e mia) vita quotidiana, e costretto a una 'quarantena' autoimpostami per motivi di sicurezza, oberato da servizi e monologhi televisivi, ecco una mia personalissima pagella dedicata ai protagonisti di questo angoscioso momento virale.

Fontana, 5/6. Troppo onesto. Gestisce la situazione con la diligenza del buon padre di famiglia (si potrà ancora dire senza offendere qualche suffragetta femminista?), ma contribuisce anche, con la sua estrema onestà, a gettare la zappa sui piedi della già traballante situazione economica lombarda. La scenetta della mascherina poteva sinceramente risparmiarsela. Pochi lo copieranno, perché più furbi e ipocriti. Lombardia sicuramente prima nel non avere paura di sporcarsi le mani.

Sala, sv. Invisibile. Vago al momento dello scoppio dell'epidemia. Silente durante. La scelta migliore dell'italiano medio: astenersi dalla lotta, le decisioni, anche quelle più difficili, le ha lasciate volentieri agli altri. E forse gli è pure convenuto.

Conte, 4. Distante. Per la serie "Non c'è, ma quando c'è fa danni". Avoca a sé presunti diritti che il Governo non avrebbe, nel momento in cui le Regioni avrebbero più bisogno di essere autonome. L'Avvocato del Popolo rimane rigorosamente a Roma, guardandosi bene dal fare una visita alle popolazioni colpite, forse perché non esiste un ministero per il Nord, visto che di solito il Nord è abituato a fare da solo. Il massimo che combina è creare pericolose fratture con i governatori delle aree colpite. Mascherine comprese.

Mattarella, sv. Chi? Il Presidente della Repubblica è come il Molise, non esiste.

I lavoratori dell'Esselunga (e degli altri supermercati), 10. Esempio. Protagonisti di giornate come mai gli erano capitate in vita, costretti a un superlavoro, sono stati fra i pochi a mantenere la calma, privi di mascherine e, inizialmente, pure di guanti, in una giornata di crisi globale. Da ringraziare. Dategli un aumento.

Gli scienziati, 6,5. Opinabili. Da una parte eccezionali per l'impegno, la qualità e l'abnegazione mostrate nella ricerca, dall'altra corresponsabili nel creare una situazione di confusione e contrasti che la gente comune non ha capito.

Le popolazioni in quarantena, 8. Eroiche. Diligenti nel patire restrizioni di stampo antico, gettate improvvisamente in una realtà lontana mille anni da quella dell'attuale mondo 'fluido' e globalizzato, hanno saputo organizzarsi, con qualche inevitabile sbandamento iniziale, in maniera ordinata e orgogliosamente lombarda.

Gli scappati dalla quarantena, 1. Scappati di casa. Le chiamavano così, una volta, le persone di poco conto. Forse perché abituati a sbattersene delle regole, tre insegnanti di Avellino e un cameriere di Taurano (stessa provincia) fanno tranquillamente ritorno a casa, perché stare nell'inospitale 'quarantenato' Nord forse gli sta stretto. Riempiti di minacce al loro arrivo. Nemo propheta in patria.

Milano, 8. Indomabile. Come in un incontro di boxe, comincia subendo qualche colpo alla cintura e traballa sulle gambe poi, come Rocky, si rialza e s'impone ancora una volta come Capitale Morale d'Italia. I milanesi, pur consapevoli di quanto le restrizioni imposte stiano danneggiando la loro economia, osservano strettamente le regole adeguandosi alla situazione nel miglior modo possibile, ma già pensando a come reagire quando questo scenario apocalittico sarà finito.

La 'signora' di Ischia, 0. Miserabile. Una impagabile scenetta di squallidume dal sapore e dalle strilla in stile napoletano. Fosse successo a un pullman di meridionali a Bergamo sarebbe scoppiato il finimondo. La signora ischitana che ha estratto bile, vomito e rimasugli di saliva nei confronti dei settentrionali da lei ritenuti 'infetti' giunti sulla sua isola, ha tirato un colpo basso al turismo della propria splendida terra, che peraltro ha dato i natali, fra gli altri, a quella Camorra che, senza bisogno di bus o treni, ha invaso il Nord. Vista l'accoglienza, in pochi decideranno di inserire l'isola nei propri carnet turistici. Milano sta già ripartendo, Ischia penso comincerà invece a perdere qualche colpo. "Alla faccia dell'ischitana" diventerà presto un nuovo modo di dire per evidenziare un successo ottenuto alla faccia dell'invidioso di turno.

domenica 23 febbraio 2020

Coronavirus a Milano, banconi vuoti ai supermercati

Il bancone della pasta in una Esselunga alle ore 20 del 23/2
Il Coronavirus ha mandato in tilt l'Italia del Nord e, ancora una volta, sia chi comanda ma anche chi dovrebbe osservare gli ordini (il popolo) è parso spaesato e impreparato.
Il mio doppio viaggio odierno in una Esselunga milanese è stato un percorso al limite della follia, e forse oltre.
Primo passaggio poco dopo le ore 13, momento in cui normalmente i supermercati sono semideserti. Invece, caos totale, supermercato pieno, praticamente nessuno dei clienti dotato di mascherina e, cosa ancora più grave nemmeno una cassiera o un addetto ai banchi, coloro che rischiano più di tutti, in quanto a contatto diretto con centinaia, forse migliaia di persone. Incomprensibile presenza di bambini che forse, da parte di genitori più attenti, meglio avrebbero fatto a rimanere in casa per non rischiare.
Secondo passaggio dopo le 19, a ridosso dell'orario di chiusura domenicale. Banconi clamorosamente vuoti, in particolare quelli di frutta e verdura, latte, salse pronte di pomodoro, carne, pasta, carta igienica e fazzoletti di carta.
Uno scenario surreale, che ha visto coinvolti i sorrisi increduli e straniti degli ultimi clienti, me compreso,attardatisi alle casse di un personale stravolto, mai come oggi messo a dura prova. (foto smartphone di Massimiliano Bordignon)