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lunedì 18 ottobre 2021

Cile, tanti vaccinati ma il governo lancia appello ai ritardatari

La prima pagina de "El Mercurio" di Santiago del Cile
Appello da parte del governo del Cile nei confronti di oltre un milione di cosiddetti 'ritardatari' del vaccino contro il Covid-19, sottolineando però che ben 13,9 milioni di persone sopra i 18 anni (la popolazione totale del Cile ammonta a poco meno di 18 milioni di abitanti) hanno ricevuto l'immunizzazione completa contro la malattia.
Le autorità sanitarie hanno segnalato nelle ultime 24 ore 1.357 nuovi casi di Coronavirus e 7.789 casi attivi. Undici persone sono morte nelle ultime 24 ore, portando il numero totale di decessi per Covid a 37.620 dall'inizio della pandemia, mentre sono 1,67 milioni i contagi finora registrati.
Dai dati riportati emerge che per il quinto giorno consecutivo i contagi giornalieri hanno superato il migliaio, fatto che non accadeva da luglio. Il ministro della Sanità, Enrique Paris, ha sottolineato il calo del 91% dei ricoveri di contagiati nelle unità di terapia intensiva (UTI) di ospedali e cliniche e ha evidenziato il minore tasso di mortalità.
"Tutto questo grazie alle importanti campagne di prevenzione e vaccinazione", ha sottolineato Paris. Finora, la percentuale di popolazione di età superiore ai 18 anni completamente vaccinata ha raggiunto l'89,2%.
Le autorità sottolineano che uno dei problemi persistenti riguarda l'elevato tasso di positività che ha raggiunto il 2,46% a livello nazionale, il 3% nella capitale Santiago, il 4% nel porto di Valparaiso, il dato più alto nel Paese. (fonte: ANSA)

venerdì 23 aprile 2021

Covid, il Giappone ritorna in stato di emergenza

Yasutoshi Nishimura
Paura del Covid, forse di una nuova variante ancora più infettiva. La notizia arriva dall'agenzia AGI/AFP, ma in particolare dal Giappone. Il governo giapponese - cita la notizia - si prepara a dichiarare lo stato di emergenza ancora una volta a Tokio e in altri tre dipartimenti venerdì, tre mesi prima dell'inizio dei Giochi Olimpici in programma nella capitale giapponese, di fronte a un forte aumento locale del coronavirus. Le misure saranno più rigorose del precedente stato di emergenza imposto in alcune parti del Paese a gennaio, pur restando molto più leggere rispetto ai blocchi decretati in altre parti del mondo per più di un anno. "Abbiamo un forte senso di crisi - ha detto venerdì il ministro giapponese incaricato della lotta contro il virus, Yasutoshi Nishimura - non saremo in grado di contenere le varianti che hanno potenti capacità infettive, a meno che non adottiamo misure più forti di quelle adottate finora", ha aggiunto.

mercoledì 24 marzo 2021

Confcommercio delusa, ristori inadeguati

Confcommercio non ci sta. I ristori sono pochi e inadeguati. Intanto ha preso il via la campagna nazionale “Il Futuro non (si) chiude” e Confcommercio Lombardia lancia l’allarme: "In Lombardia il 2020 si è chiuso con un calo dei consumi di 22 miliardi di euro. Un vero shock economico per le imprese, che non possono sopportare ancora a lungo chiusure non accompagnate da adeguati indennizzi. Abbiamo di fronte tre emergenze: vaccini, sostegni e riaperture”. “La crisi è profonda e trasversale: dal comparto turistico alla ristorazione e all’accoglienza; dalla filiera degli eventi e dei catering al commercio al dettaglio e all’ingrosso” spiega Confcommercio Lombardia. “Le chiusure, il coprifuoco, le restrizioni di movimento, pur motivate dall’emergenza sanitaria, hanno messo in crisi l’intero sistema. Per questo servono azioni concrete e servono subito”.
“Sui sostegni c’è molta delusione” rileva Confcommercio Lombardia “perché si tratta di risorse assolutamente non adeguate alle esigenze e alle aspettative delle imprese. Conti alla mano, ogni attività si ritroverà con cifre che copriranno a malapena qualche spesa fissa, non di più. E ricordiamo sempre la zona rossa in cui finì per errore la Lombardia a metà gennaio, per la quale le imprese aspettano ancora risarcimenti specifici. Sul fronte vaccini la parola d’ordine è una soltanto: accelerare”.
Per questo Confcommercio Lombardia aderisce e rilancia la campagna nazionale di Confcommercio “Il Futuro non (si) chiude” che, con un video e scatti fotografici d'autore dal forte impatto emotivo mostra, nel modo più realistico possibile, gli effetti della pandemia soprattutto nel commercio, nel turismo e nella cultura.

venerdì 1 gennaio 2021

Buon Anno Nuovo, buon 2021 a tutti!

Dimenticare l'anno del Covid e di tante tragedie, quello di cui tanti non hanno potuto festeggiare la fine, o l'hanno festeggiata da soli, o per colpa del lockdown o per via delle perdite subite in questo maledetto 2020 appena terminato.
Dal 2021 che va a cominciare ci si aspetta tanto, forse non tutto, ma di certo un passo importante che ci riporti verso la normalità, quell'agognato 'status' negatoci d quei governi che hanno preferito chinare il capo di fronte al virus, di fronte a chi l'ha diffuso, la Cina, trovando in esso anzi, un insperato quanto inatteso laboratorio per creare, ancora più velocemente, una quiescenza da parte della nuova plebe, nei confronti di un ordine mondiale gestito da un nucleo sempre più ristretto di persone a scapito di una grande immaginaria.
George Orwell e "1984", Ridley Scott e "Blade Runner", il Medioevo del Futuro, come lo chiamavo nei miei temi da 13enne, è arrivato, come le campane a morto. Sta a rompere il cerchio, contrattaccare il mondo di coloro che ci vogliono tutti tristemente eguali, in fila, condannati dietro ai nuovi computer. Che il 2021 risvegli le nostre coscienze, ci riporti nelle strade, sporchi e peccatori, ma certi di essere uomini. Anarchici e nel caos. Ma liberi. 

Il saluto al nuovo anno da parte del Milan

giovedì 31 dicembre 2020

Un italiano su due pronto a denunciare il vicino: ecco l''altro' virus cinese

Un italiano su due è pronto a denunciare il vicino di casa se solo penserà o, comunque, sospetterà, che non si stia attenendo alle regole imposte dal Governo in tema di lotta al Coronavirus.
Non è un caso che tutto ciò, ovvero la realizzazione dell'agognato sogno prospettato dal socialismo, ovvero dividere e distruggere l'umanità attraverso la paura, parta proprio da un virus diffuso dalla Cina, tuttora regina di un mondo comunista mai sepolto, e ancora in grado di farsi strada in maniera vincente attraverso le maglie della globalizzazione, riuscendo perfino a umiliare le proprie vittime: dopo averle 'infette', ecco infatti che la Cina stipula con l'Europa (o meglio, con i suoi rappresentanti) un importantissimo accordo commerciale, autentico schiaffo in faccia alla 'nuova' America di Joe Biden.
Fatevi avanti dunque, spie e delatori, l'orrore dipinto da George Orwell è ormai calato fra noi.

venerdì 13 novembre 2020

Africo, il paese della Calabria che ha frodato sul bonus Covid

Il piccolo borgo di Africo
Africo
, provincia di Reggio Calabria, zona della Locride, l'area tristemente nota per tanti omicidi di 'ndrangheta: 91 bonus Covid-19 percepiti irregolarmente su 98. Tutti nello stesso Comune. La scoperta è stata fatta dalla Guardia di Finanza, che ha effettuato controlli a tappeto fra gli abitanti del paese, composto da una popolazione di 2800 abitanti.
Insomma, la quasi totalità dei nuclei familiari che usufruiva dell’integrazione dovuta alla pandemia lo aveva fatto sulla base di certificati medici contraffatti o compiacenti. In alcuni casi era stato anche falsificato lo stato di famiglia, facendo figurare soggetti in realtà inesistenti per aumentare la cifra da percepire. Il bonus spesa era stato istituito in seguito alla seconda ondata dal comune calabrese per dare un sostegno economico alle famiglie che, a causa del virus, non avrebbero più potuto contare su un reddito.
In realtà la stragrande maggioranza di coloro che l’avevano ottenuto aveva un impiego sicuro (e dunque continuava a percepire lo stipendio) o beneficiava anche del reddito di cittadinanza.
La Guardia di Finanza ha calcolato che le 91 famiglie avevano percepito una somma totale pari a 21.500 euro, pari a poco più di 200 euro a testa.
Un sommario calcolo delle persone coinvolte porta a pensare come circa il 10% di questa piccola cittadina fosse coinvolto nel losco affare. Facendo un paragone con Milano, è come se 150mila milanesi avessero tramato fra di loro per ricevere 'benefit' irregolari.
Ai trasgressori sono state inflitte multe per complessivi 65mila euro. Il fatto è stato segnalato anche alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

Garosci, AICE: scambi internazionali, guardare oltre il Covid

Un'immagine della home page di AICE
Il Covid-19 non ha solo fortemente frenato il commercio internazionale - WTO (World Trade Organisation) stima un calo fino al 13% per il 2020 – ma ha anche accresciuto la tendenza al protezionismo. Bisogna, però, saper guardare avanti. Riccardo Garosci, presidente di AICE, Associazione Italiana Commercio Estero, e vicepresidente di Confcommercio - intervenuto all’audizione della III Commissione Affari Esteri e comunitari della Camera – ha sottolineato l’importanza di “attivare progettualità legate all’import strategico, con l’obiettivo di rendere più fluido il flusso di merci e rendere più competitivo in export il comparto manifatturiero”. “Azioni di sostegno e razionalizzazione dei processi di import – ha detto Garosci – non possono che produrre risultati positivi per l’intero sistema Paese”: sia come minori prezzi d’acquisto di materie prime e beni intermedi, sia per il vantaggio competitivo che può derivare alle imprese italiane.
“L’export – ha ricordato Garosci – è stato e continua ad essere l’unica componente positiva della domanda aggregata, rivelandosi uno strumento essenziale di crescita e sviluppo per le imprese”: nel 2019 sono stati 135.760 gli operatori italiani impegnati nelle esportazioni (fatturati superiori ai 5 milioni di euro per l’8% delle imprese).
Lo scorso anno e in questo 2020, ha proseguito Garosci “sono divenuti operativi gli accordi con Giappone e Vietnam con benefici per l’export italiano. Aice si impegna affinché l’Unione Europea continui sulla via delle riduzioni delle barriere tariffarie e non tariffarie, nella semplificazione e facilitazione degli scambi” in una “cornice fatta di regole certe e condivise”. “Gli accordi di libero scambio – ha sottolineato Garosci – sono, in questo momento, una grande opportunità per le imprese” ed occorre saperne cogliere le potenzialità.
L’effetto Covid sta creando gravi scompensi per l’Italia anche nell’andamento del commercio con l’estero: nei primi cinque mesi del 2020 si è registrato un - 16% nelle esportazioni e un – 17,6% nell’import, con i settori automotive e tessile-moda in maggiore sofferenza. Lieve incremento, invece, nei settori farmaceutico ed alimentare. Export italiano in calo del 33,9% con l’India, del 21,9% con la Cina, del 12,3% con la Germania. “E’ opinione condivisa – ha concluso Garosci – che ci vorrà tutto il 2021 per superare i 500 miliardi di euro di export previsti per il 2020 (erano 476 miliardi di euro nel 2019)”.

martedì 27 ottobre 2020

Feccia rossa, parafascisti e clandestini, ecco chi si cela dietro la violenza di questi giorni

L'articolo de "Il Corriere della Sera"
Non sono certo i proprietari di bar e ristoranti, stanchi dopo una lunga, l'ennesima, giornata di lavoro, a celarsi dietro la violenza avvenuta nei giorni scorsi nelle principali città italiane, dapprima Napoli, e poi a ruota Roma, Milano e Torino, contro l'ultimo, anche in questo caso l'ennesimo, Dpcm pieno di restrizioni goffe e demagogiche, orchestrato dal Governo Conte.
Se in Meridione, come storia insegna, è la criminalità organizzata e criminali parafascisti a orchestrare e dirigere le cosiddette 'proteste', al Nord il colore della violenza criminale ha assunto i toni opposti, quelli della 'feccia rossa', il cosiddetto 'comunismo straccione', quello dei Centri Sociali, degli anarchici presunti tali, dei contestatori nullafacenti, associati ai loro 'amici di pelle', clandestini, stranieri vari, ladri, spacciatori, gruppuscoli dell'estrema destra e gentaglia racimolata un po' ovunque pur di causare danni a coloro che, in prima persona, avrebbero dovuto pensare a tutelare, sempre ammesso che la protesta di piazza andata in scena avesse una sua veridicità.
Non c'è disprezzo che tenga, e pure c'è, nei confronti di questo governo giallorosso, che possa giustificare gli atti di violenza perpetrati in questi giorni. Ma possiamo essere altrettanto sicuri che, chi abbia costruito la propria esistenza, umana e lavorativa, attraverso le fatiche quotidiane, non abbia preso parte alle pagliacciate di queste ultime ore.
Una battuta ANSA, agenzia che non si può certo accusare essere di Destra, cita: "Sono state 28 le persone denunciate per danneggiamento e violenza a pubblico ufficiale a seguito degli incidenti verificatesi ieri a Milano in una manifestazione non autorizzata contro il nuovo Dpcm per contenere il Coronavirus. Tredici dei denunciati sono minorenni, tra questi alcuni hanno piccoli precedenti. Diciotto sono italiani e dieci stranieri. Denunciata anche una ragazza anarchica mentre i restanti non sono riconducibili a gruppi conosciuti".
Rincara la dose l'articolo de "Il Giornale", riferito ai fatti di Torino: "Gli scontri di ieri, a sentire chi in piazza c’era in tenuta antisommossa, sono stati animati da tifosi, antagonisti e anche 'giovani extracomunitari'. Due egiziani, un maggiorenne e un minorenne, a Torino sono stati arrestati con la refurtiva rubata dal negozio di Gucci".
E' importante saperlo, per identificare chi si celi dietro ai violenti che cercano spazi per giustificare se stessi e le proprie vite da falliti.

L'articolo de "Il Giornale"

lunedì 26 ottobre 2020

Via Castelvetro a Milano, la lunga fila delle auto a caccia del tampone

La colonna di auto gira da via Fauché in via Castelvetro
Una lunga fila di auto che parte da via Castelvetro, si snoda lungo via Fauché, gira verso piazza Gerusalemme e più oltre, attraversa via Induno.
E' la fila dei tamponi rivelatori del contagio da Coronavirus, che si dirige verso l'Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano. Impressionante.
Una colonna ininterrotta durata ore, sotto la pioggia, coordinata da due auto dei vigili urbani. Ciascuna con il suo bagaglio di giovane vita all'interno.
Ciascuna con dubbi e speranze, alla ricerca di un tampone il cui risultato ancora non è chiaro né garantito.

La colonna di auto all'inizio di via Fauché

Ore 18, comincia il primo giorno di chiusura dei ristoranti italiani

Un ristorante milanese mezzo spento, le 18 sono appena passate
Sono passate da pochi secondi le ore 18, i ristoranti italiani, e di Milano in particolare come nella foto, chiudono i battenti, seguendo la cervellotica norma dell'ultimo Dpcm di un Governo che, evidentemente, non ha saputo gestire al meglio la pandemia da Coronavirus, né tanto meno prevenirne i danni della più che prevedibile seconda ondata, lasciando capitolare verso la più cupa disperazione i propri cittadini, in particolare i liberi professionisti e le partite IVA, quelli che, pi degli altri, rischiano del proprio e portano ricchezza allo Stato.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha parlato in maniera involontariamente ironica di 'ristoro' che verrà garantito alle fasce più colpite. Ma a quanto ammonterà il 'ristoro', sempre ammesso che arrivi? Le famose 600 euro dei mesi precedenti sono state una vera presa in giro, se si pensa che la cifra, mensile, è probabilmente meno della metà di quanto un ristoratore di medio piccolo calibro incassi in una giornata, o in una mezza giornata. Tant'è, la nuova condanna è stata emessa, questo mentre i vitalizi e gli stipendi dei politici non accennano a diminuire, e mentre frotte di clandestini vengono accolte con spirito 'umanitario' sulle nostre coste. Ma è davvero questa l'Italia che vogliamo? E' questa la fine verso cui è diretto il nostro Paese?

Il ristoratore chiude il ristorante, la follia del Dpcm si abbatte sulle sue fatiche

venerdì 16 ottobre 2020

Mieli "Governo, soldi buttati in monopattini e banchi a rotelle"

Paolo Mieli (foto tratta dal sito ViaggiNews)
Ospite della trasmissione "Tagadà", in onda su La7, Paolo Mieli, giornalista e scrittore, autore del suo ultimo libro "La terapia dell'oblio - contro gli eccessi della memoria", ha commentato in maniera molto critica l'operato del governo in questi ultimi periodi di pandemia da coronavirus: "La pandemia ha un costo sociale enorme - ha detto l'ex direttore de "La Stampa" e de "Il Corriere della Sera" -, nel senso che dà questa continua illusione che se ne sta per uscire, e poi ci si ricasca dentro. Questo crea depressione, ma non è questo il punto. Il punto è che le attività economiche si essiccano in modo non perequativo, un po' per tutti, ma ci sono minoranze che diventano sempre più ricche e maggioranze che diventano sempre più povere. La pandemia produce anche un indurimento di questi squilibri sociali, e alla fine può dare luogo anche a delle rivolte ed esplosioni di collera".
Mieli rivolge in particolare le sue critiche ad alcuni dei provvedimenti economici messi in atto dal Governo per 'rilanciare' l'economia dopo il Coronavirus: "Aggiungo che i sussidi a pioggia, i monopattini e i banchi a rotelle non servono a nulla, non è questo il modo per affrontare le sperequazioni sociali, bisogna fare interventi coraggiosi, rendendo possibile che la gente torni a lavorare sul posto di lavoro e poi aumentando i compensi per il rischio che corrono. Questo è un modo coraggioso, non buttare soldi in monopattini, bonus vacanze e altre stupidaggini del genere che non servono a nulla, ma che servono solamente a sprecare dei soldi e ad aumentare il nostro debito pubblico".
"Ci serve una memoria buona - ha proseguito Mieli - per fare questo genere di ragionamenti, ma non li fa nessuno. Io sono ottimista sulla fine del morbo, ma pessimista su come le classi dirigenti lo affrontano".
Quindi, sul blocco dei licenziamenti. "Lascerei correre i licenziamenti in modo fisiologico, in modo che la aziende non debbano sopportare questo peso di esuberi, e cercherei un modo per sostentare questo (possibile, ndr) milione di disoccupati. Le risorse, invece di buttarle dalla finestra, metterei da parte dei soldi per pagare queste persone perché facciano qualcosa, per esempio le professioni di emergenza. A gennaio finisce il blocco dei licenziamenti. Invece di tirarlo avanti per altri sei mesi, mi preoccuperei da adesso di stanziare dei fondi per creare una occupazione retribuita per tutti coloro che saranno licenziati. Soldi che arriveranno subito a fine mese, in modo che siano una continuazione dei loro stipendi".
Infine una serie di amare considerazioni: "Gli altri Paesi stanno messi peggio di noi per quanto riguarda il virus, ma sono molto più avanti di noi nell'affrontare i problemi sociali ed economici".

L'imprenditore anticamorra: "Lo Stato crea troppa burocrazia"

Roberto Battaglia
Roberto Battaglia
, imprenditore casertano del settore lattiero caseario, da anni impegnato nella denuncia nei confronti della camorra, ha parlato del momento di crisi dovuto al Coronavirus, collegato in diretta con la trasmissione "L'aria che tira", condotta da Myrta Merlino su La7: "Sono giorni e giorni che si parla di come, in questo grande momento di crisi, l'imprenditorialità sia in grave difficoltà", ha sottolineato, "e quindi le mafie, che hanno denaro contante da spendere, stiano comprando tante aziende per riciclare denaro".
La situazione, insomma, è grave: "Ora le aziende non hanno più la forza di denunciare, bisogna credere nello Stato, anche se lo Stato troppe volte ti crea troppa burocrazia", conclude Battaglia.

sabato 3 ottobre 2020

Barcolana 2020, l'alzabandiera dà il via alla 52.a edizione

Un'immagine della Barcolana n° 51 (foto Bordignon)
Si è aperta ufficialmente, a Trieste, la 52.a edizione della Barcolana, la più grande competizione velica del mondo, da molti partecipanti intesa a livello amatoriale ma che, al suo atto finale, diventa una vera e propria gara in cui si sfidano alcune fra le barche più famose a livello internazionale, con skipper ed equipaggi di livello assoluto.
“Quest’anno - ha commentato il presidente della Società Velica di Barcola e Grignano, Mitja Gialuz - il nostro alzabandiera è dedicato a Sandro Chersi, al nostro capitano che ci ha lasciati a luglio e che è più che mai vivo nel nostro cuore in questa Barcolana così complessa e impegnativa”.
La manifestazione vivrà, nel primo fine settimana, un allerta meteo che riguarda buona parte dell’Italia, e che ha obbligato l’annullamento della Barcolana Young, dedicata alla classe Optimist.
Al momento gli iscritti alla gara finale sono quasi 1400, con 1204 equipaggi che hanno completato tutte le procedure. Un numero chiaramente inferiore rispetto agli oltre duemila delle precedenti edizioni, dovuto alle conseguenze della pandemia da Covid-19, ma nemmeno poi così tanto quanto ci si sarebbe potuti aspettare.
Via alla grande regata giuliana, dunque, nella speranza che il vento porti tanta velocità in mare e spazzi lontano le nebbie del virus.

Alcuni tra gli 'scatti' più belli della Barcolana 2019 (foto Bordignon)




martedì 29 settembre 2020

Genoa, in 14 con il Covid ma Bassetti minimizza: "Sono asintomatici"

Il comunicato del Genoa
Il dottor Matteo Bassetti, direttore del Reparto Malattie Infettive dell'Ospedale San Martino di Genova, è intervenuto a Telelombardia per commentare la notizia dei 14, fra giocatori e membri dello staff del Genoa risultati positivi al coronavirus. "Sconvolto? Mica tanto - la sua prima reazione -, se ci ricordiamo, la prima squadra di calcio italiana con molti giocatori positivi era stata la Sampdoria nel momento dello scoppio dell'epidemia, e anche lì buona parte della squadra era stata positiva e quasi tutti asintomtacici.Più che vederla negativamente - ha proseguito Bassetti - la vedo positivamente, con una squadra di calcio tutta asintomatica di fronte a una infezione molto contagiosa, che è la sua caratteristica prioritaria, con i giocatori che sono gente sana. Certo, dovranno stare in isolamento e non potranno disputare le partite, ma dal punto di vista medico sono tutti asintomatici".
Relativamente alla possibilità di comportamenti sbagliati tenuti dai giocatori: "Non credo che ci siano atteggiamenti sbagliati, è semplicemente una casualità. E' evidente che si è creato un piccolo cluster all'interno dela squadra, come è capitato in Emilia Romagna quando se ne creò uno in una azienda, così come è successo anche in altre parti. Può succedere, era perfettamente atteso che potesse succedere d'altronde".
E' stato il Napoli ad affrontare il Genoa nell'ultima giornata di campionato. Deve preoccuparsi? Per Bassetti sì: "Il Napoli dovrebbe essere mediamente preoccupato. Ci sono i protoccoli, eseguiranno i tamponi a distanza stabilita e vedranno chi eventualmente sia rimasto infettato. E' probabile che già qualcuno avesse il virus durante la partita e quindi è chiaro che ci possa essere qualche caso anche nel Napoli".
La conclusione di Bassetti è realistica, e rispecchia le noti opinioni del medico, da tempo allineato contro le posizioni 'terroriste' dell'OMS e di gran parte della sanità italiana: "E' una notizia, ma quello che deve fare notizia è che le persone siano asintomatiche. Il risultato più importante è sempre quello clinico, che da medico mi interessa di più. Per uscirne la media è di un paio di settimane, ma è molto variabile".

lunedì 28 settembre 2020

Hauge al Milan, affare fatto

Hauge dopo il gol al Milan (foto images/Gribaudi/ImagePhoto)
Jens Petter Hauge
è un giocatore del Milan. L'attaccante norvegese del Bodø/Glimt, squadra che ha recentemente incontrato proprio i rossoneri in Europa League, realizzando un gol con lo stesso Hauge, sarà già a Milano per firmare il contratto nella giornata di martedì o mercoledì.
Il Milan copre così il clamoroso buco offensivo che si era venuto a creare a causa dell'indisponibilità dei due titolari, Zlatan Ibrahimovic, colpito da Covid-19, e Ante Rebić, infortunatosi al braccio nell'ultima gara giocata a Crotone.
Hauge è nato a Bodø, ha 20 anni ed è alto 1,80. Quest'anno, nella Eliteserien norvegese, ha realizzato, in 18 partite, 14 reti con 9 assist.

mercoledì 26 agosto 2020

Briatore sta bene e ha ragione, lo sappiano i topi che gli ballano intorno

Flavio Briatore in apertura del "Kronen Zeitung" austriaco
E' divertente vedere come siano tanti i topi usciti dalle fogne per danzare attorno al corpo malato di Flavio Briatore ricoverato in ospedale. Uno dei molti, l'imprenditore veneto, ma uno dei pochi a poter godere di visibilità, a reagire con forza alle deliranti politiche governative di clausura e di 'distruzione mirata' dell'economia nazionale.
"Se lo merita, dopo tutte le cazzate che ha detto" è la frase media che si legge in giro, con qualche anima pia che, estraniandosi ipocritamente dal gruppo, sottolinea che, però no, gli augura di rimettersi presto, mentre un sorriso bieco contorna il suo labbro da carogna. Frasi normalmente pronunciate da gente che, nella vita, ha fatto, se ha fatto, un centesimo di quanto realizzato da Briatore, uomo certamente invidiato per le sue capacità lavorative e (cosa ancora più grave per gli uomini mediocri) amatoriali, viste le splendide donne con cui si è sempre accompagnato nel corso della sua vita.
La realtà è che, Covid o non Covid, Briatore ha espresso quello che pensa la maggioranza della gente che fa del lavoro il proprio mezzo di sostentamento quotidiano. L'uomo non è fatto per vivere di welfare e prebende quotidiane, quelle che tanto piacciono ad alcune aree geografiche il cui voto è stato palesemente 'comprato' con la promessa del miserabile stipendietto mensile. L'uomo vero investe, investe e rischia, così come fa chi va in guerra, dove non puoi pretendere di essere risparmiato, sai di rischiare, ma per il bene tuo, della tua famiglia e dello Stato che rappresenti, vai all'attacco del nemico, e sia quel che sia.
Per questo non esiste alcun paradosso fra le parole di condanna della politica del Governo espresse da Briatore e la sua caduta in malattia da infezione. Dire che il Covid sia una boiata ingrandita 'a piacere' da Giuseppe Conte e dai suoi sodali, che ne sfruttano l'esistenza per continuare a tenere sotto scacco la democrazia italiana, non significa negarne, appunto, l'esistenza.
Personalmente, in ogni caso, non baratterei la possibilità di lavorare come facevo prima della 'clausura' con il rischio, comunque accettabile, di contrarre un coronavirus ormai sempre più debole o di attaccarlo a chicchessia. Non si può distruggere l'economia del mondo per una pestilenza e per il terrore sanitario che ne derivi, usato sapientemente come arma terroristica di massa.

Qui sotto, tre stralci da "Il Giornale" di oggi, dedicati all'argomento.



lunedì 17 agosto 2020

L'ultima follia del Governo dell'Accoglienza: chiudere le discoteche

La prima pagina de "Il Quotidiano di Lecce"
E cosi il Governo delle Barzellette, quello le cui decisioni sembrano arrivare direttamente da Lercio.it, in uno dei momenti più drammatici della storia italiana, ha estratto dal cilindro l'ultima favola a brutto fine. Il 'brainstorming' andato in scena fra i cervelli più scarsi del Paese, una sorta di 'melange' che nemmeno Mel Brooks avrebbe osato assemblare nel suo "Frankenstein Junior", ha partorito l'ennesima idea senza senso a fronte della conclamata 'bufala' del contagio, servita con la complicità di giornalisti cui andrebbe ritirato il patentino, servi della notizia precotta al soldo del padrone di turno, un turno che, peraltro, almeno in Italia, non sembra volere cambiare.
Mentre africani, mediorientali, asiatici di ogni tipo e specie invadono l'Italia portando il Covid 'a piene mani' (per non parlare della criminalità e della violenza cui sono dediti già normalmente) e vengono accolti a braccia aperte da chi grazie a loro si arricchisce, la grande idea di Giuseppe Conte e del suo fantomatico comitato scientifico è di uno spessore rabbrividente: vuoi fermare il Coronavirus? Basta arrestare le discoteche. In questi locali varrà l'obbligo di indossare la mascherina fra le 18 e le 6. Avete capito bene. Se volete scalmanarvi alle 17.59 o alle 6.01 potrete farlo. I 'rave', quei meravigliosi 'partouze' di follia ammucchiata, che di solito durano come minimo tutta la notte, avranno così la possibilità di esprimersi al meglio nel momento dell'alba quando, finalmente, tutti i convenuti potranno togliersi la mascherina, lasciarsi andare in baci languidi e sudaticci.
Insomma, il presunto propagarsi del contagio è colpa dei giovani, mentre il numero di stranieri infetti accolti a piene mani sulle coste italiche non solo non viene preso in considerazione ma, anzi, viene aggiunto al computo totale dei contagiati di turno, come se il virus continuasse a essere un problema della popolazione italiana, senza sottolineare come il Belpaese sia ormai un Paese sulla via della guarigione, e che delle pochissime nuove vittime non ci vengono dette né la causa della morte né da quanto tempo fossero ricoverate. Tutto rimane avvolto nel mistero della più totale disinformazione, tesa solo alla giustificazione del 'continuum' dello stato di calamità. Uno stato, quello di emergenza, curiosamente (ri)prolungato fino al 15 ottobre, un mese dopo le elezioni regionali del 20 settembre, sul cui risultato questa situazione peserà certamente, e non poco, perché ogni mese che passa è tempo guadagnato alla sopravvivenza di questo Governo abbastanza cialtrone, che questa catastrofe ha accolto come una manna da spalmare sul pane quotidiano di un paziente altrimenti destinato alla morte.

Una parte dell'articolo uscito su "La Verità"

Coronavirus, quando Walter Ricciardi, l'espressione dell'OMS in Italia, ci raccontava come le mascherine non servissero a nulla...

martedì 11 agosto 2020

Il virus non è il problema. E' la soluzione

La pagina de "La Verità" con l'estratto dal libro di Bonazzi 
Vale la pena proporre idee fresche e alternative alla visione servita dalla stampa di massa, utile a corroborare la 'dittatura sanitaria' che ormai paralizza il Paese da febbraio. Di seguito alcune frasi estratte da uno dei capitoli del nuovo libro di Francesco Bonazzi, 'firma' del quotidiano "La Verità", intitolato "La rivoluzione senza nome. Credere, disobbedire, combattere" (Aliberti editore), già disponibile su Amazon, nelle librerie da settembre. E' stato lo stesso giornale di Maurizio Belpietro a pubblicarne un estratto più ampio.
"Andrà tutto bene. Andrà tutto bene un cazzo... Dall'oggi al domani, milioni di cittadini sono stati rinchiusi a casa in quarantena, nonostante fosse ampiamente provato che il virus, all'aperto, è quasi innocuo... Covid-19 è il Consulente globale per l’Efficienza e la Modernizzazione, venuto a offrire un nuovo modo di produrre a buon mercato, di tagliare i costi, di consumare senza fare casino, di gestire la Cosa pubblica come una fabbrichetta prima che arrivi la Guardia di Finanza. Come non averci pensato prima?... Scomparsa del conflitto sociale e sul luogo di lavoro, diventato un non luogo e opportunamente chiamato smart working... E ancora, aumento dei pagamenti elettronici e della tracciabilità del contante, ma solo per i ceti medio-bassi, tanto per le grandi aziende ci sono sempre ottimizzazione fiscale e centri offshore... Come non capirlo subito? Il virus non era il problema. Era la soluzione".

domenica 9 agosto 2020

Conte, una menzogna tira l'altra mentre l'Italia affonda

La prima pagina de "Il Giornale" di ieri
Un uomo per tutte le stagioni. E' Giuseppe Conte, ovvero tutto e il contrario di tutto, basta parlare (e straparlare) raccontando la versione che più piace a un uditorio privo di coscienza e memoria. Un po' come i pesci rossi, il cui cervello mantiene le informazioni raccolte per non più di 30 secondi, così gli elettori della presunta maggioranza di Governo si costruiscono e accettano la verità 'secondo loro'.
Dimenticate le 'assenze' di ministri e commissari straordinari, mentre la Lombardia si dibatteva nella più atroce e imprevista (anche questo grida vendetta) pandemia a memoria manzoniana, mentre gli esponenti di PD e Cinquestelle predicavano solidarietà e accoglienza agli untori cinesi, mentre il virus uccideva i cittadini del Nord lasciati a se stessi, con le prime visite del Governo a firma del ministro Boccia dopo due mesi, a morti già sepolti, con Conte e Mattarella a pronunciare squallide frasi di circostanza ancora più in avanti, a favore di telecamere chiamate per la consueta propaganda.
L'incredibile messa in stato di accusa della Regione, ovviamente con la compiacenza criminale dei sindaci 'rossi', mentre il territorio mendicava mascherine mai arrivate attraverso la fallimentare gestione del commissario straordinario Arcuri, che di 'straordinario' ha mostrato solo l'evidente incapacità di gestire fin dall'inizio una situazione i cui morti sono stati 'usati' politicamente per mantenere in piedi un Governo fallito, con stati e norme di emergenza fasulle in ossequio alle direttive di Bruxelles di cui Conte, e la sua cricca, si confermano per l'ennesima volta schiavi.
In modo da assistere impunemente, dopo la morte di migliaia italiani del Nord, alla distruzione della loro economia.

Sopra, l'articolo di Stefano Zurlo su "Il Giornale". Sotto "Libero" e "La Verità"

domenica 2 agosto 2020

Italia in piena recessione, peggio solo nella Seconda Guerra Mondiale

Gli effetti disastrosi della pandemia si fanno sentire, inevitabilmente, sull'economia nazionale. Il PIL italiano è andato, e sta andando così incontro a un vero e proprio crollo, che lo porterà ai livelli del 1996-97. Si tratta del caso di recessione più grave nella storia dell'unità d'Italia dopo quelle del 1943 e del 1944.
Con il pesantissimo calo del primo trimestre 2020, (-5,3%) che aveva fatto seguito alla contrazione dello 0,2% registrata nel quarto trimestre 2019, il PIL italiano era entrato in recessione tecnica. Con l’ancor più pesante calo che emerge dai dati diffusi oggi dall’Istat (-12,4% nel secondo trimestre 2020 sul trimestre precedente) l’Italia entra clamorosamente in recessione conclamata.
E’ facile prevedere che l’andamento del secondo semestre dell’anno sarà ancora negativo, ma non è certo impresa facile ipotizzare l’entità del calo dell’intero 2020. Secondo l’ultima stima della Commissione Europea la contrazione di quest’anno dovrebbe essere dell’11,2% e sarebbe il calo più pesante registrato dal PIL nella storia dell’Italia unita dopo quelli del 1943 e del 1944. Il PIL italiano (a prezzi costanti 2010) tornerebbe indietro di 23 anni, scendendo a quota 1.440 miliardi, cioè allo stesso livello degli anni 1996-1997.
Come mostra il grafico, negli ultimi 30 anni il Pil italiano in euro 2010 è passato da quota 1.327 miliardi del 1990 a quota 1.687 miliardi nel 2007 per sprofondare poi nel 2013 a 1.541 miliardi (livello uguale a quello del 2000), per recuperare quindi fino a 1.621 nel 2019 e sprofondare di nuovo nel 2020 fino al livello di 23 anni fa.
E’ del tutto evidente - sottolinea Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor - che per superare questa difficilissima situazione il nostro Paese ha bisogno di interventi, non solo immediati ma anche radicali ed incisivi. Anche ammettendo che il crollo dovuto alla pandemia da Coronavirus potesse essere colmato in tempi ragionevolmente brevi, rimarrebbe sempre da recuperare il ritardo che già nel 2019 vi era rispetto al 2007, ritardo che segna una pesante interruzione nel percorso secolare di crescita del PIL italiano ed anche una drammatica anomalia rispetto alle altre economie avanzate che hanno superato in pochi anni la crisi del 2008 per continuare poi a crescere fino alla battuta d’arresto del 2020. (fonte: Centro Studi Promotor)